Accertamento: termini raddoppiati anche in caso di archiviazione o assoluzione in sede penale


Una delle novità più significative nel campo tributario del c.d. Decreto Bersani (D.L. 4 luglio 2006 n. 223) è stato l’aver ampliato i termini a disposizione dell’ufficio per l’accertamento.


            In particolare con i commi 24 e 25 dell’art. 37 del Decreto n. 223/06, il legislatore ha modificato gli articoli 43 del D.P.R. n. 600/73 e 57 del D.P.R. n. 633/72 (riguardanti i termini per l’accertamento rispettivamente per le imposte dirette e l’Iva) prevedendo che, in caso di violazione che comporti obbligo di denuncia ai sensi dell’art. 331 c.p.p. per uno dei reati previsti  dal D.Lgs. 10 marzo 2000 n. 74 (per esempio, emissione di fatture false, distruzione di documenti contabili e sopra determinati importi, dichiarazione infedele, fraudolenta od omessa), i  termini  per la notifica degli avvisi di accertamento sono raddoppiati relativamente al periodo d’imposta in cui è stata commessa la violazione.


            In altri termini, in presenza di violazioni a rilevanza penale i termini passano da 4 a 8 anni oppure da 5 a 10 anni, a seconda della presentazione o meno della dichiarazione.


            Una regola che, tra l’altro, secondo quanto prevede il comma 26, trova applicazione a decorrere dal periodo d’imposta per il quale al 4 luglio 2006, data di entrata in vigore del decreto, sono ancora pendenti i termini per l’accertamento.


            Tale disposizione ha suscitato critiche soprattutto in considerazione del fatto che, nel sistema delineato dal D.Lgs. n. 74/2000, possono assumere rilievo penale anche condotte basate su particolari interpretazioni della norma fiscale da parte del contribuente, salvo poi il compito del Giudice di verificare l’eventuale ricorrenza nel caso di specie delle cause di non punibilità contemplate dallo stesso decreto legislativo.


            In altri termini nel penale tributario è particolarmente forte il rischio che il procedimento che prende avvio con la denuncia penale si concluda con un decreto di archiviazione o, comunque, con l’assoluzione del contribuente. In tal senso ci si è posti il problema se l’ampliamento dei termini operi sempre o sia sottoposto a condizioni. 


            Nonostante le indicazioni fornite in materia dall’Amministrazione finanziaria con Circolare n. 28/E del 4 agosto 2006 punto 55 “Termini di decadenza dell’accertamento (art. 37, commi da 24 a 26)”, le perplessità ed incertezze che si sono originate circa la concreta applicazione delle citate disposizioni sono state chiarite con la recente Circolare n. 54/E del 23 dicembre 2009.


            L’Amministrazione ha stabilito, in proposito, che il raddoppio dei termini di decadenza per l’attività di accertamento ai fini Iva e imposte sui redditi, opera a prescindere dall’esito del procedimento instaurato per effetto della denuncia di reato, quindi, anche qualora le indagini si concludano con un decreto di archiviazione oppure, nel caso di rinvio a giudizio, intervenga una sentenza di proscioglimento.


            L’Agenzia giunge a tale conclusione seguendo un’interpretazione letterale della disposizione, secondo la quale è di tutta evidenza come la norma colleghi l’ampliamento dei termini per l’accertamento, alla mera sussistenza dell’obbligo astratto di denuncia della violazione ex articolo 331 c.p.p.. Nessuna rilevanza possono avere le vicende successive in sede penale, quand’anche le stesse abbiano condotto ad esiti quali l’archiviazione o l’assoluzione.


            L’Amministrazione Finanziaria chiarisce, altresì, come tale conclusione, al fine di evitare ingiustificate disparità di trattamento, trovi applicazione anche con riferimento alle fattispecie in cui, per l’accertamento tributario nei confronti del soggetto verso il quale opera l’ampliamento dei termini, sia necessario procedere all’accertamento anche nei confronti di altro soggetto d’imposta legato al primo.


            Basti pensare, al rapporto tra consolidante e consolidata di cui all’art. 127 Tuir ed al nesso di consequenzialità, per cui alla rettifica operata in capo alla consolidata consegue sempre la rettifica del reddito complessivo globale. In tale eventualità, conclude la circolare, la proroga dei termini in capo alla consolidata comporta l’estensione della medesima anche nei confronti della consolidante.


            Lo stesso dicasi per quanto riguarda l’ipotesi di società legate da rapporti di controllo che abbiano aderito alla procedura di liquidazione Iva di gruppo ex art. 73, comma 3, D.P.R. 633/1972  nonché società che abbiano optato per il sistema di tassazione per trasparenza ai sensi dell’art. 115 Tuir.


 


8 gennaio 2010


Ugo Mangiavacchi


 


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