Giudizio valido se proposto a giudice incompetente


Il giudizio instaurato dinanzi al giudice incompetente (giudice ordinario) non pregiudica il successivo processo tributario.


Quanto precede è contenuto nella sentenza n. 49/01/10 depositata il 3 febbraio 2020 della Commissione tributaria provinciale di Benevento da cui emerge che la domina proposta a giudice privo di giurisdizione conserva gli effetti sostanziali e processuali nel giudizio proseguito dinanzi al giudice competente.


In fatto il contribuente impugnava l’iscrizione ipotecaria notificatagli dall’agente di riscossione dinanzi al giudice ordinario, eccependo la mancata notifica delle cartelle di pagamento e chiedendo la nullità della contestata iscrizione e successivamente proponeva riassunzione con ricorso al giudice tributario. L’agente della riscossione, costituitosi in giudizio, ha chiesto l’inammissibilità del ricorso per scadenza del termine di sessanta giorni di cui all’art. 21 D lgs n. 546 del 1992.


L’iter logico-giuridico seguito dai giudici di merito è stato il seguente, con espresso richiamo alle norme del codice di procedura civile. Infatti i giudici della Commissione tributaria provinciale hanno ritenuto preliminarmente corretta la riassunzione del giudizio dinanzi alla giurisdizione tributaria, facendo rinvio alle disposizioni contenute nell’art. 50 Cpc, il quale prevede che se la riassunzione della causa davanti al giudice dichiarato competente avviene nel termine prefissato nella sentenza del giudice, il processo continua davanti al nuovo giudice.


A sostegno di tale tesi sovviene la giurisprudenza di legittimità e della Consulta. Infatti la Corte di Cassazione ha affermato che gli effetti sostanziali e processuali della domanda presentata ad un giudice privo di giurisdizione si conservano, a seguito di declinatoria di giurisdizione, nel giudizio proseguito davanti al giudice munito di specifica competenza (Cfr. Cass. 6 marzo 2009, n. 5451). La trasmigrazione della causa (c.d. translatio iudicii) tra giudice ordinario e giudice speciale è possibile anche nel caso di sentenza del giudice di merito che abbia declinato la giurisdizione ove il giudizio sia riassunto tempestivamente dinanzi al giudice indicato. I giudici di merito hanno sottolineato, quindi, l’orientamento dei giudici delle leggi (Cfr. da ultimo Ordinanza Corte Cost. 30 luglio 2009, n. 257), che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 30 legge n. 1034 del 1971, nella parte in cui non prevede che gli effetti sostanziali e processuali, prodotti dalla domanda proposta a giudice privo di giurisdizione, si conservino, a seguito di declinatoria di giurisdizione, nel processo proseguito davanti al giudice competente. Il principio della c.d. translatio iudicii ovvero della prosecuzione del processo dinanzi al giudice munito di giurisdizione, anche alla luce dell’orientamento espresso dai giudici della Cassazione (sentenza n. 2871 del 2009), deve ritenersi ormai presente nel sistema del diritto processuale civile, al fine di conferire al sistema giurisdizionale la funzione di assicurare la tutela, attraverso il giudizio, dei diritti soggettivi e degli interessi legittimi (Cass., SS.UU, 22 febbraio 2007, n. 4109; Corte Cost. 12 marzo 2007, n. 77).


I principi sopra esposti, sono stati del resto recepiti anche dall’art. 59 della recente legge 18 giungo 2009, n. 69, recante disposizioni anche in materia di processo civile, il quale al primo comma stabilisce che il giudice che dichiara il proprio difetto di giurisdizione indica, se esistente, il giudice competente. La sentenza resa sulla giurisdizione dalla Cssazzione, a sezioni unite, è vincolante per ogni giudice e per le aprti anche in altro processo.


Il successivo secondo comma prevede che se, entro il termine perentorio di tre mesi dal passaggio in giudicato della pronuncia sulla giurisdizione resa dalla Corte di Cassazione, la domanda è riproposta al giudice competente, le parti restano vincolate a tale indicazione e sono fatti salvi gli effetti sostanziali e processuali che la domanda avrebbe prodotto se il giudice di cui è stat dichiarata la giurisdizione fosse stato adito nel primo giudizio.


Nel quadro normativo sopra evidenziato, per la fattispecie in esame, deve includersi quanto previsto dalla legge n. 248 del 2006 che ha inserito tra gli atti indicati nell’art. 19 del D.lgs., tra l’altro, l’iscrizione di ipoteca sugli immobili di cui all’art. 77 del Dpr n. 602/1973 e il fermo di beni mobili registrati di cui all’art. 86 del medesimo decreto.


I giudici tributari hanno rilevato che il contenzioso non atteneva alla fondatezza della pretesa che ha comportato il provvedimento di fermo, ma solo questioni attinenti la regolarità formale e sostanziale della misura adottata (Cass, SS.UU., 11 febbraio 2008, n. 3171).


Pertanto i giudici tributari hanno ritenuto corretto l’iter procedurale posto in essere dall’agente di riscossione, mediante la notifica delle cartelle di pagamento e, coneguentemnete, ha iscritto ipoteca sugli immobili del debitori e dei soggetti coobbligati, ai sensi dell’art. 50 e 77 del Dpr n. 602 del 1973, come modificato dall’art. 1 del D.lgs n. 193 del 2001.



31 marzo 2010


Enzo Di Giacomo

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