Tutte le novità per lo split payment - Diario quotidiano dell'8 novembre 2017

1) Split payment: il fornitore non deve più chiedere l’attestazione alla P.A.

2) Split payment: la mancata indicazione nella fattura comporta la sanzione

3) Le operazioni in cd. plafond Iva fuoriescono dallo split payment

4) Niente split payment sulle fatture in c.d. reverse charge

5) Split payment: altri chiarimenti delle Entrate

6) In G.U. la Legge di delegazione europea 2016-2017

7) Proroga postuma dei termini spesometro in G.U.

8) TFR ai fondi pensione, le regole della COVIP

9) Legge di delegazione europea: protezione dei dati personali

10) Legge di delegazione europea: criteri per adeguamento della disciplina nazionale al regolamento sugli abusi di mercato

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1) Split payment: il fornitore non deve più chiedere l’attestazione alla P.A.
A seguito della pubblicazione definitiva degli elenchi contenenti l’indicazione puntuale dei soggetti riconducibili nell’ambito di applicazione della scissione dei pagamenti non è più utile per il fornitore, richiedere la prevista attestazione.
Lo precisa l’Agenzia delle entrate nella circolare n. 27/E del 7 novembre 2017, che fornisce una serie di chiarimenti sulla disciplina della scissione dei pagamenti Iva.
Viene, infatti, chiarito che dopo la pubblicazione degli elenchi definitivi, infatti, l’eventuale attestazione resa dalla PA o Società dovrà trovare corrispondenza con quanto indicato negli stessi elenchi. L’eventuale rilascio dell’attestazione da parte del cessionario/committente in contrasto con il contenuto degli elenchi definitivi viene considerata priva di effetti giuridici.
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2) Split payment: la mancata indicazione nella fattura comporta la sanzione
Per le forniture di beni e servizi effettuate nei confronti delle PA e Società, i fornitori devono emettere fattura con l’indicazione “scissione dei pagamenti” o “split payment”.
L’Agenzia delle entrate, nella circolare n. 27/E del 7 novembre 2017, ricorda che, nel caso in cui la fattura non contenga tale indicazione, è comunque applicabile una sanzione amministrativa (art. 9, comma 1, del D.Lgs. n. 471 del 18 dicembre 1997).
Altresì, non é applicabile la sanzione nei confronti dei fornitori che si sono attenuti alle comunicazioni fornite dalle PA, relative agli acquisti promiscui di prestazioni soggette a reverse charge.
Difatti, nel caso in cui il fornitore deve emettere una fattura nei confronti di pubbliche amministrazioni per un’operazione soggetta al regime del reverse charge, deve prima acquisire l’informazione se tale prestazione sia ricevuta dalla PA nell’ambito dell’attività istituzionale o commerciale, oppure è promiscua.
In relazione all’imposta addebitata dai fornitori, le PA e Società sono responsabili del versamento all’Erario dell’imposta.
L’omesso o ritardato adempimento del versamento all’Erario (per conto del fornitore) da parte delle PA e Società viene sanzionato ai sensi dell’art. 13 del D. Lgs. n. 471 del 1997.
Tuttavia, in virtù dei principi dello Statuto del contribuente, che in considerazione dell’incertezza in materia in sede di prima applicazione, vengono fatti salvi i comportamenti finora adottati dai contribuenti anteriormente all’emanazione del presente documento di prassi, sempre che l’imposta sia stata assolta, ancorché in modo irregolare.
Pertanto, qualora, dopo il 1° luglio 2017, siano state emesse fatture nei confronti di soggetti inclusi in detti elenchi con IVA erroneamente addebitata con il regime ordinario, non occorrerà effettuare alcuna variazione. In tali casi, infatti, l’imposta potrà essere assolta secondo le modalità ordinarie.
Parimenti, non è viene sanzionata l’ipotesi in cui siano state emesse fatture, entro la data di pubblicazione degli elenchi definitivi, erroneamente in regime di scissione dei pagamenti nei confronti di soggetti non inclusi in detti elenchi; in questi casi la PA o Società acquirente può ottemperare agli adempimenti previsti …

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