Tutte le novità per lo split payment – Diario quotidiano dell’8 novembre 2017

Pubblicato il 8 novembre 2017



1) Split payment: il fornitore non deve più chiedere l’attestazione alla P.A.
2) Split payment: la mancata indicazione nella fattura comporta la sanzione
3) Le operazioni in cd. plafond Iva fuoriescono dallo split payment
4) Niente split payment sulle fatture in c.d. reverse charge
5) Split payment: altri chiarimenti delle Entrate
6) In G.U. la Legge di delegazione europea 2016-2017
7) Proroga postuma dei termini spesometro in G.U.
8) TFR ai fondi pensione, le regole della COVIP
9) Legge di delegazione europea: protezione dei dati personali
10) Legge di delegazione europea: criteri per adeguamento della disciplina nazionale al regolamento sugli abusi di mercato
Commercialista Telematico | Software fiscali, ebook di approfondimento, formulari e videoconferenze accreditate1) Split payment: il fornitore non deve più chiedere l’attestazione alla P.A. 2) Split payment: la mancata indicazione nella fattura comporta la sanzione 3) Le operazioni in cd. plafond Iva fuoriescono dallo split payment 4) Niente split payment sulle fatture in c.d. reverse charge 5) Split payment: altri chiarimenti delle Entrate 6) In G.U. la Legge di delegazione europea 2016-2017 7) Proroga postuma dei termini spesometro in G.U. 8) TFR ai fondi pensione, le regole della COVIP 9) Legge di delegazione europea: protezione dei dati personali 10) Legge di delegazione europea: criteri per adeguamento della disciplina nazionale al regolamento sugli abusi di mercato ***

1) Split payment: il fornitore non deve più chiedere l’attestazione alla P.A.

A seguito della pubblicazione definitiva degli elenchi contenenti l’indicazione puntuale dei soggetti riconducibili nell’ambito di applicazione della scissione dei pagamenti non è più utile per il fornitore, richiedere la prevista attestazione.

Lo precisa l’Agenzia delle entrate nella circolare n. 27/E del 7 novembre 2017, che fornisce una serie di chiarimenti sulla disciplina della scissione dei pagamenti Iva.

Viene, infatti, chiarito che dopo la pubblicazione degli elenchi definitivi, infatti, l’eventuale attestazione resa dalla PA o Società dovrà trovare corrispondenza con quanto indicato negli stessi elenchi. L’eventuale rilascio dell’attestazione da parte del cessionario/committente in contrasto con il contenuto degli elenchi definitivi viene considerata priva di effetti giuridici.

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2) Split payment: la mancata indicazione nella fattura comporta la sanzione

Per le forniture di beni e servizi effettuate nei confronti delle PA e Società, i fornitori devono emettere fattura con l’indicazione “scissione dei pagamenti” o “split payment”.

L’Agenzia delle entrate, nella circolare n. 27/E del 7 novembre 2017, ricorda che, nel caso in cui la fattura non contenga tale indicazione, è comunque applicabile una sanzione amministrativa (art. 9, comma 1, del D.Lgs. n. 471 del 18 dicembre 1997).

Altresì, non é applicabile la sanzione nei confronti dei fornitori che si sono attenuti alle comunicazioni fornite dalle PA, relative agli acquisti promiscui di prestazioni soggette a reverse charge.

Difatti, nel caso in cui il fornitore deve emettere una fattura nei confronti di pubbliche amministrazioni per un’operazione soggetta al regime del reverse charge, deve prima acquisire l’informazione se tale prestazione sia ricevuta dalla PA nell’ambito dell’attività istituzionale o commerciale, oppure è promiscua.

In relazione all’imposta addebitata dai fornitori, le PA e Società sono responsabili del versamento all’Erario dell’imposta.

L’omesso o ritardato adempimento del versamento all’Erario (per conto del fornitore) da parte delle PA e Società viene sanzionato ai sensi dell’art. 13 del D. Lgs. n. 471 del 1997.

Tuttavia, in virtù dei principi dello Statuto del contribuente, che in considerazione dell’incertezza in materia in sede di prima applicazione, vengono fatti salvi i comportamenti finora adottati dai contribuenti anteriormente all’emanazione del presente documento di prassi, sempre che l’imposta sia stata assolta, ancorché in modo irregolare.

Pertanto, qualora, dopo il 1° luglio 2017, siano state emesse fatture nei confronti di soggetti inclusi in detti elenchi con IVA erroneamente addebitata con il regime ordinario, non occorrerà effettuare alcuna variazione. In tali casi, infatti, l’imposta potrà essere assolta secondo le modalità ordinarie.

Parimenti, non è viene sanzionata l’ipotesi in cui siano state emesse fatture, entro la data di pubblicazione degli elenchi definitivi, erroneamente in regime di scissione dei pagamenti nei confronti di soggetti non inclusi in detti elenchi; in questi casi la PA o Società acquirente può ottemperare agli adempimenti previsti dal DM per la liquidazione del tributo, dandone evidenza al fornitore, anche cumulativamente.

Laddove, invece, dopo la pubblicazione del presente documento di prassi siano state emesse fatture con erronea applicazione dell’IVA ordinaria o erronea indicazione della scissione dei pagamenti, il fornitore dovrà procedere a “regolarizzare” tale comportamento con l’emissione di apposita nota di variazione ex art. 26, terzo comma, del DPR n. 633 del 1972 e l’emissione corretta di un nuovo documento contabile. In alternativa, si ritiene possibile l’emissione di un’unica nota di variazione che, facendo riferimento puntuale a tutte le fatture erroneamente emesse, le integri al fine di segnalare alla PA o Società acquirente il corretto trattamento da riservare all’imposta ivi indicata.

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3) Le operazioni in cd. plafond Iva fuoriescono dallo split payment

A seguito dell’ampliamento dell’ambito soggettivo di applicazione della nuova disciplina della scissione dei pagamenti, l’Agenzia delle entrate, nella circolare n. 27 del 7 novembre 2017, ha, infatti, precisato che il meccanismo della scissione dei pagamenti non sia applicabile nelle ipotesi in cui il soggetto passivo acquirente intende avvalersi, sussistendone i requisiti, della disciplina relativa agli acquisti senza pagamento dell’imposta, di cui all’articolo 8, comma 1, lettera c), del DPR n. 633 del 1972.

In tali casi, per effetto della lettera di intento inviata dall’esportatore abituale, gli acquisti beneficiano del trattamento di non imponibilità e, pertanto, con riguardo ai medesimi acquisti non è applicabile la disciplina della scissione dei pagamenti.

In tal modo, i soggetti c.d. esportatori abituali che già, in considerazione dell’attività posta in essere, si trovano in una posizione creditoria IVA, potranno utilizzare il cd. plafond disponibile e conseguentemente il fornitore dovrà emettere la fattura in regime di non imponibilità ai sensi dell’art. 8, comma 1, lett. c) del DPR n. 633 del 1972, conformemente alla lettera d’intento del cliente esportatore abituale, senza l’annotazione “scissione dei pagamenti”.

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4) Niente split payment sulle fatture in c.d. reverse charge

Sono esclusi dall’ambito applicativo della scissione dei pagamenti, per espressa previsione normativa, gli acquisti per i quali i cessionari o committenti sono debitori d’imposta ai sensi delle disposizioni in materia d’Iva.

Lo ricorda l’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 27/E del 7 novembre 2017.

In particolare, si tratta delle fattispecie di c.d. reverse charge in cui la veste di debitore d’imposta non è attribuita, come di regola, a colui che cede il bene o presta il servizio, bensì al cessionario o al committente, ai quali, dunque, non viene addebitata (in rivalsa) alcuna imposta, da parte di colui che ha compiuto l’operazione imponibile. In tali casi, sorge un debito IVA direttamente in capo alla PA, soggetto passivo acquirente, per i beni o servizi destinati alla sfera commerciale.

Si tratta, ad esempio:

- degli acquisti, effettuati nell’esercizio d’impresa, soggetti al meccanismo dell’inversione contabile di cui all’art. 17 del DPR n. 633 del 1972 (beni o servizi acquisiti da fornitori non stabiliti nel territorio dello Stato, prestazioni di subappalto nel settore edile, servizi di pulizia, ecc.);

- degli acquisti, effettuati nell’esercizio di impresa, di rottami di ferro, ai quali si applica il meccanismo dell’inversione contabile ai sensi dell’art. 74, settimo comma, del DPR n. 633 del 1972;

- degli acquisti intra-Ue di beni effettuati, oltre la soglia di euro 10.000 annui, dall’amministrazione che non sia soggetto passivo dell’IVA ma che sia identificato agli effetti della stessa imposta, ai sensi degli artt. 47, comma 3, e 49 del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito con modificazioni dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427.

Come chiarito dalla pregressa circolare n. 15/E del 2015, la scissione dei pagamenti non si applica per le operazioni effettuate da fornitori nell’ambito di regimi IVA c.d. speciali, che non prevedono l’evidenza dell’imposta in fattura e che ne dispongono l’assolvimento secondo regole proprie. Si tratta, ad esempio:

- dei c.d. regimi monofase disciplinati dall’art. 74 del DPR n. 633 del 1972 (editoria, generi di Monopolio e fiammiferi, tabacchi lavorati, telefoni pubblici e utilizzo mezzi tecnici, documenti viaggio, documenti di sosta nei parcheggi);

- del regime del margine di cui all’art. 36 e ss. del D.L. 23 febbraio 1995, n. 41.

- del regime speciale applicato dalle agenzie di viaggio di cui all’art. 74-ter del DPR n. 633 del 1972.

Viene confermata, poi, l’esclusione dalla scissione dei pagamenti per le operazioni rese da fornitori che applicano regimi speciali che, pur prevedendo l’addebito dell’imposta in fattura, sono caratterizzati da un particolare meccanismo forfetario di determinazione della detrazione spettante. Si tratta ad esempio:

- del regime speciale di cui agli articoli 34 e 34-bis del DPR n. 633 del 1972;

- del regime di cui alla legge n. 398 del 1991;

- del regime relativo all’attività di intrattenimento di cui alla tariffa allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640 cui si applicano, agli effetti dell’IVA, le disposizioni di cui all’articolo 74, sesto comma, del DPR n. 633 del 1972;

- del regime applicabile agli spettacoli viaggianti, nonché alle altre attività di cui alla tabella C allegata al DPR n. 633 del 1972.

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5) Split payment: altri chiarimenti delle Entrate

Nuova disciplina Iva della scissione dei pagamenti (split payment) applicabile dal 1° luglio 2017.

Ecco di seguito gli ulteriori chiarimenti sullo split payment, illustrati dall’Agenzia delle entrate nella circolare n. 27/E del 7 novembre 2017: Possibilità di versamento diretto dell’Iva con F24 entro il 16 del mese successivo a quello in cui l’imposta diviene esigibile, senza compensazione e con apposito codice tributo

Si tratta del meccanismo in base al quale l’Iva relativa agli acquisti di beni e servizi è versata direttamente all’Erario dagli acquirenti, scindendo appunto il pagamento dell’imponibile (effettuato in favore del fornitore) da quello dell’imposta (effettuato direttamente in favore dell’Erario).

La nuova disciplina, è stata introdotta dall’articolo 1, Dl 50/2017 (convertito, con modificazioni, dalla legge 96/2017), alla luce delle nuove modalità di attuazione definite dai decreti del 27 giugno 2017 e del 13 luglio 2017.

Essa si caratterizza anche per l’estensione dell’ambito di applicazione del meccanismo della scissione dei pagamenti alle operazioni effettuate nei confronti di tutte le pubbliche amministrazioni destinatarie delle norme in materia di fatturazione elettronica obbligatoria, nonché delle società controllate da pubbliche amministrazioni centrali e locali, nonché delle società quotate incluse nell’indice Ftse Mib (“Pa e società”); l’applicazione della scissione dei pagamenti ai compensi per prestazioni di servizi assoggettati a ritenute ai fini delle imposte sul reddito (professionisti)

Sotto il profilo temporale, la nuova disciplina si applica alle operazioni per le quali è emessa fattura a partire dal 1° luglio 2017 e la cui imposta sia divenuta esigibile dalla stessa data, fino al termine di scadenza della misura speciale di deroga rilasciata dal Consiglio dell’Unione europea, ai sensi dell’articolo 395 della direttiva 2006/112/Ce, ossia fino al 30 giugno 2020.

Ambito soggettivo di applicazione

La nuova disciplina della scissione dei pagamenti, applicabile dal 1° luglio 2017, riguarda gli acquisti di beni e servizi effettuati da soggetti rientranti nella nozione di pubblica amministrazione nonché da società controllate dalle Pa e dalle principali società quotate.

Individuazione delle Pubbliche Amministrazioni

Il meccanismo dello split payment si applica agli acquisti di beni e servizi effettuati dalle pubbliche amministrazioni destinatarie delle norme in materia di fatturazione elettronica obbligatoria (articolo 1, commi da 209 a 214, legge 244/2007), anche se questo elemento non è più determinante.

Si tratta:

- delle Pa inserite nel conto economico consolidato, individuate dall’Istat, e delle Autorità indipendenti

- dei soggetti di cui all’articolo 1, comma 2, Dlgs 165/2001, ossia: amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole e le istituzioni educative; aziende e amministrazioni dello Stato a ordinamento autonomo; regioni, province, comuni, comunità montane, e loro consorzi e associazioni; istituzioni universitarie, istituti autonomi case popolari, Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni; tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, amministrazioni, aziende ed enti del Servizio sanitario nazionale; Aran e Agenzie fiscali di cui al Dlgs 300/1999; Coni

- delle amministrazioni autonome.

Ai fini dell’esatta individuazione delle Pa tenute ad applicare la scissione dei pagamenti occorre fare riferimento all’elenco pubblicato sul sito dell’Indice delle pubbliche amministrazioni (Ipa), www.indicepa.gov.it, senza considerare, tuttavia, i soggetti classificati nella categoria dei “Gestori di pubblici servizi”, che, pur essendo inclusi nell’anzidetto elenco, non sono destinatari dell’obbligo di fatturazione elettronica.

La disciplina della scissione dei pagamenti non si applica, inoltre, agli enti pubblici gestori di demanio collettivo, limitatamente alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi afferenti alla gestione dei diritti collettivi di uso civico. Individuazione delle società

La scissione dei pagamenti si applica agli acquisti effettuate dalle:

- società controllate, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, nn. 1) e 2), del codice civile, direttamente dalla presidenza del Consiglio dei ministri e dai ministeri

- società controllate, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, n. 1), del codice civile, direttamente dalle regioni, province, città metropolitane, comuni, unioni di comuni

- società controllate direttamente o indirettamente, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, n. 1), del codice civile, dalle società di cui alle lettere a) e b), ancorché queste ultime rientrino fra le società di cui alla lettera d) ovvero fra i soggetti di cui all’articolo 1, comma 2, della legge 196/2009. In tale ambito sono incluse le società il cui controllo è esercitato congiuntamente dalle pubbliche amministrazioni centrali di cui alla citata lettera a) e/o da società controllate da queste ultime e/o dalle pubbliche amministrazioni locali di cui alla lettera b) e/o da società controllate da queste ultime

- società quotate inserite nell'indice Ftse Mib della borsa italiana.

In ordine alla specifica individuazione delle società per le quali trova applicazione la scissione dei pagamenti, occorre avere riguardo agli elenchi pubblicati sul sito istituzionale del dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia e delle Finanze. Tali elenchi, chiarisce l’Agenzia, hanno valore costitutivo e, a seguito della loro pubblicazione definitiva, non è più utile per il fornitore, richiedere alle Pa e società cessionari/committenti il rilascio di un documento attestante la loro riconducibilità a soggetti per i quali si applicano le disposizioni del presente articolo. L’eventuale rilascio dell’attestazione da parte del cessionario/committente in contrasto con il contenuto degli elenchi definitivi è, pertanto, evidenzia l’Agenzia, da ritenersi priva di effetti giuridici.

Ambito oggettivo di applicazione

Novità della disciplina applicabile dal 1° luglio 2017 è rappresentata dal fatto che vengono ricondotte nell’ambito di applicazione dello split payment, oltre alle cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate, nel territorio dello Stato, alle pubbliche amministrazioni e alle società di cui sopra, anche le prestazioni di lavoro autonomo rese a favore delle stesse che, fino al 30 giugno 2017, erano escluse.

La scissione dei pagamenti riguarda le operazioni documentate mediante fattura emessa dai fornitori, ai sensi dell’articolo 21, Dpr 633/1972, che indichi, tra l’altro, l’imposta addebitata.

Il documento di prassi si sofferma sulle fattispecie escluse sulla scissione dei pagamenti, implementandole ulteriormente rispetto a quelle già vigenti. Si tratta delle seguenti fattispecie:

- acquisti per i quali i cessionari o committenti sono debitori d’imposta ai sensi delle disposizioni in materia d’imposta sul valore aggiunto (reverse charge)

- operazioni effettuate da fornitori che applicano regimi Iva “speciali”

- operazioni esonerate dall’obbligo di certificazione fiscale, in relazione alle quali i corrispettivi sono annotati nel registro dei corrispettivi di cui all’articolo 24, Dpr 633/1972

- operazioni in cui il soggetto passivo acquirente intende avvalersi, sussistendone i requisiti, del plafond di cui all’articolo 8, comma 1, lettera c, Dpr 633/1972

- operazioni nelle quali la Pa non effettua alcun materiale pagamento del corrispettivo nei confronti del fornitore in quanto il fornitore ha già nella propria disponibilità il corrispettivo spettantegli e – in forza di una disciplina speciale contenuta in una norma primaria o secondaria – trattiene lo stesso riversando un importo netto alla Pa committente

- operazioni in cui il fornitore ha già nella propria disponibilità il corrispettivo spettantegli, in forza di un provvedimento giudiziale (ad esempio, le prestazioni rese dal professionista delegato dall’autorità giudiziaria alla procedura di esecuzione immobiliare, in relazione alla fatturazione del compenso)

- operazioni effettuate tra Pa e società – entrambe destinatarie del meccanismo della scissione dei pagamenti – ogni qual volta l’assenza di pagamento del corrispettivo nei confronti del fornitore trovi la sua giustificazione nella compensazione tra contrapposti rapporti di credito

- operazioni permutative di cui all’articolo 11, Dpr 633/1972

- operazioni rese in favore dei dipendenti (ad esempio, vitto e alloggio per trasferta dipendenti) nell’interesse del datore di lavoro (Pa e società) quando la fattura sia stata emessa e intestata nei confronti del dipendente della Pa o società.

Adempimenti dei fornitori

In relazione all’operazione effettuata nei confronti della Pa e società il fornitore dovrà consultare gli elenchi predisposti dal dipartimento delle Finanze del Mef per verificare che l’acquirente sia incluso tra i soggetti obbligati alla scissione dei pagamenti e, in tal caso:

- emettere la fattura con l’annotazione “scissione dei pagamenti” ovvero “split payment”

- operare la registrazione delle fatture emesse senza computare (a debito) l’imposta ivi indicata nella liquidazione periodica.

Esigibilità dell’imposta

La nuova disciplina della scissione dei pagamenti presenta, rispetto alla precedente, alcune novità sotto il profilo dell’esigibilità dell’imposta. Analogamente, è previsto che l’imposta, relativa alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi, diviene esigibile al momento del pagamento dei corrispettivi. La novità è, tuttavia, rappresentata dalla circostanza che le Pa e le società cessionarie/committenti possono comunque optare per l’esigibilità dell’imposta anticipata al momento della registrazione della fattura di acquisto. Adempimenti delle Pa e società acquirenti

Una novità che caratterizza la nuova disciplina della scissione dei pagamenti riguarda la modalità di versamento dell’Iva all’Erario da parte di Pa e società che effettuano acquisti di beni e servizi nell’esercizio di attività commerciali. In tali ipotesi, pa e società cessionarie/committenti potranno effettuare il versamento diretto all’Erario dell’imposta dovuta con modello F24 entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui l’imposta diviene esigibile, senza possibilità di compensazione e utilizzando un apposito codice tributo.

In alternativa, le Pa e società potranno continuare ad avvalersi della possibilità, già prevista nella precedente disciplina, di annotare le fatture di acquisto nel registro di cui agli articoli 23 o 24, Dpr 633/1972, entro il giorno 15 del mese successivo a quello in cui l’imposta è divenuta esigibile, con riferimento al mese precedente nonché nel registro degli acquisti di cui all’articolo 25, Dpr 633/1972, ai fini dell’esercizio del diritto alla detrazione della relativa imposta.

In sede di prima applicazione, con lo scopo di agevolare l’adeguamento dei processi e dei sistemi informativi relativi alla gestione amministrativo-contabile e, comunque, non oltre il 31 ottobre 2017, le pubbliche amministrazioni accantonano le somme occorrenti per il successivo versamento dell’imposta, da effettuarsi in ogni caso entro il 16 novembre 2017.

Il differimento del versamento dell’Iva da scissione dei pagamenti, tuttavia, non è applicabile alle pubbliche amministrazioni che già applicavano tale meccanismo a partire dal 1° gennaio 2015.

Le società tenute all’applicazione della scissione dei pagamenti possono annotare le fatture, per le quali l’esigibilità si verifica dal 1° luglio 2017 al 30 novembre 2017, ed effettuare il relativo versamento dell’imposta, entro il 18 dicembre 2017.

Regolarizzazione e note di variazione

Chiarisce il documento di prassi che, a decorrere dal 1° luglio 2017, nell’ipotesi in cui il fornitore emetta nei confronti delle nuove pubbliche amministrazioni e società interessate dalla rinnovata disciplina una nota di variazione in aumento, torna sempre applicabile il meccanismo della scissione dei pagamenti. Diversamente, quando il fornitore emette una nota di variazione in diminuzione, che si riferisce a fatture originarie emesse prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina della scissione dei pagamenti, alla stessa si applicheranno le regole ordinarie. Si conferma la semplificazione, già prevista in passato, per cui ai fornitori che hanno già implementato i propri sistemi di fatturazione e contabilità alla disciplina della scissione dei pagamenti è consentito applicare la predetta disciplina anche per le note di variazione in diminuzione emesse dopo il 1° luglio 2017 che si riferiscono ad una fattura originaria emessa antecedentemente a tale data, ossia prima dell’introduzione della nuova disciplina dello split payment.

Acconto Iva

Con riferimento all’acconto Iva, la circolare precisa che le Pa e società cessionarie/committenti, laddove soggetti passivi Iva, nel determinare il versamento dell’acconto Iva da effettuare nel mese di dicembre devono tenere conto anche dell’imposta divenuta esigibile ai sensi della disciplina della scissione dei pagamenti.

Per l’anno 2017, tuttavia, pa e società che determinano l’acconto Iva con il “metodo storico”, ossia secondo le risultanze dell’anno 2016, dovranno operare un ulteriore versamento di acconto, determinato sulla base dell’ammontare dell’imposta da scissione dei pagamenti divenuta esigibile nel mese di novembre 2017, ovvero, in caso di liquidazione trimestrale, nel terzo trimestre del 2017.

Rimborsi Al fine di limitare gli effetti finanziari negativi per i fornitori che, a seguito della disciplina della scissione dei pagamenti, non incasseranno l’Iva dovuta sulle operazioni rese a pubbliche amministrazioni e società, la circolare rammenta la possibilità per i contribuenti di chiedere in tutto o in parte, nella dichiarazione annuale o nell’istanza trimestrale, il rimborso dell’eccedenza detraibile (se di importo superiore a 2.582,28 euro), computando le operazioni effettuate in regime di split payment tra le operazioni cosiddette ad aliquota zero. Tali operazioni danno diritto, inoltre, all’erogazione prioritaria del rimborso nel limite dell’ammontare dell’imposta applicata a tali operazioni nel periodo di riferimento.

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6) In G.U. la Legge di delegazione europea 2016-2017

E’ stata pubblicata nella G.U. n. 259 del 6 novembre 2017 la Legge, di delegazione europea 2016-2017, n. 163 del 25 ottobre 2017, recante delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea. Il provvedimento in questione entrerà in vigore il 21 novembre 2017.

La legge n. 163/2017 è costituita da 15 articoli e un allegato (allegato A). Ecco la sintesi illustrata dall’Agenzia delle Entrate, all’interno del proprio notiziario fiscale del 7 novembre 2017.

Direttiva (Ue) 2016/881 - Scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale

La direttiva (Ue) 2016/881, con l’obiettivo di rispondere all’esigenza di fare fronte a pratiche di pianificazione fiscale aggressiva poste in essere soprattutto dalle società multinazionali, le quali possono “strutturare le proprie dichiarazioni fiscali in diversi Stati in modo tale da minimizzare l’impatto del fisco sulle proprie attività”, ha esteso l’ambito di applicazione dello scambio automatico di informazioni. In particolare, ha introdotto nel testo della Direttiva 2011/16/Ue (in materia di cooperazione amministrativa nel settore fiscale) l’art. 8-bis bis, rubricato “Ambito di applicazione e condizioni dello scambio automatico obbligatorio di informazioni in materia di rendicontazione paese per paese”.

La norma introduce l’obbligo, per le imprese controllanti capogruppo di un gruppo di imprese multinazionali fiscalmente residenti in uno stato membro, di presentare una rendicontazione paese per paese relativamente al periodo d’imposta di rendicontazione.

La rendicontazione paese per paese (“country by country reporting” o “CbCR”), oggetto di scambio obbligatorio delle informazioni, consente alle amministrazioni finanziarie degli stati membri l’acquisizione delle informazioni necessarie per effettuare una valutazione del rischio sui prezzi di trasferimento dei gruppi di imprese multinazionali di maggiori dimensioni. Come precisato nel sesto considerando della direttiva, la suddetta rendicontazione richiede che “i gruppi di imprese multinazionali dovrebbero fornire ogni anno, e per ogni giurisdizione fiscale in cui operano, l’importo dei ricavi, gli utili al lordo delle imposte sul reddito e le imposte sul reddito pagate e maturate nonché il numero di addetti, il capitale dichiarato, gli utili non distribuiti e le immobilizzazioni materiali per ciascuna giurisdizione fiscale”.

Direttiva (Ue) 2016/1065 - Trattamento Iva dei buoni La direttiva 2016/1065 del Consiglio modifica la direttiva sul sistema comune dell’Iva (direttiva 2006/112/Ce del Consiglio), introducendo una specifica disciplina per le operazioni che comportano l’utilizzo di “buoni” allo scopo di “garantire un trattamento fiscale coerente di tali operazioni”.

Il buon funzionamento del mercato interno, evitare distorsioni della concorrenza, prevenire situazioni in cui possa verificarsi una doppia imposizione o la non imposizione, ridurre il rischio di elusione fiscale sono i fini che il legislatore ha inteso perseguire adottando tale direttiva. I buoni oggetto della nuova disciplina sono quelli che possono essere utilizzati per il riscatto contro beni o servizi, mentre non sono compresi gli strumenti che conferiscono al titolare il diritto a uno sconto all’atto dell’acquisto di beni o servizi. La direttiva definisce “buono”, sia che questo abbia “forma fisica o elettronica”, lo strumento che contiene l’obbligo di essere accettato come corrispettivo o parziale corrispettivo a fronte di una cessione di beni o una prestazione di servizi. Il trattamento Iva delle operazioni associate ai buoni dipende dalla tipologia del buono a seconda che lo stesso sia monouso oppure multiuso. I buoni monouso sono quelli per i quali, al momento dell’emissione, è noto sia il luogo della cessione dei beni o della prestazione di servizi, cui il buono si riferisce, sia l’Iva dovuta su tali beni o servizi. Per tali beni l’imposta è esigibile già al momento dell’emissione e per ogni trasferimento. Nel caso di presentazione del buono monouso la consegna dei beni o la prestazione di servizi non sono considerate operazioni indipendenti.

Per i buoni multiuso, cui appartengono quelli che non hanno le caratteristiche dei buoni monouso, l’Iva diventa esigibile solo nel momento in cui i beni o i servizi sono ceduti o prestati. Pertanto, i trasferimenti precedenti non sono assoggettabili all’imposta.

In tal caso, il cedente dei beni o il prestatore dei servizi dovrebbe calcolare l’Iva sulla base del corrispettivo versato per il buono multiuso e, in assenza di tali informazioni, come base imponibile viene assunto il valore monetario indicato sul buono stesso o nella documentazione relativa, da cui deve essere sottratta l’Iva afferente i beni ceduti o servizi prestati.

Direttiva (Ue) 2016/1164 - Contrasto delle pratiche di elusione fiscale La necessità di assicurare che l’imposta sia versata nel luogo in cui gli utili e il valore sono generati è alla base dell’iniziativa dell’Ocse contro l’erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili (progetto Beps), diretta a trovare soluzioni comuni a livello Ue per scoraggiare le pratiche di elusione fiscale. Le raccomandazioni formulate dall’Ocse sono alla base della direttiva 2016/1164/Ue che ha come destinatari i soggetti cui si applica l’imposta sulle società. La direttiva interviene su più fronti:

limitare la deducibilità degli interessi passivi, fissando una percentuale (non superiore al 30%) che sia riferita agli utili imponibili del contribuente al lordo di interessi, imposte, deprezzamento e ammortamento (Ebitda)

ricorrere all’imposizione in uscita (exit tax) in base alla quale “quando un contribuente trasferisce o attiva la propria residenza fiscale al di fuori della giurisdizione fiscale di uno Stato, detto Stato assoggetta a imposta il valore economico di qualsiasi plusvalenza creata nel suo territorio, anche se tale plusvalenza non è stata realizzata al momento dell’uscita” (cfr considerando n. 10 della direttiva). In particolare, l’articolo 5 della direttiva precisa che l’importo che dovrà scontare la tassazione sarà pari al “valore di mercato degli attivi trasferiti, al momento dell’uscita degli attivi, meno il loro valore a fini fiscali”. Detta norma individua altresì le fattispecie imponibili riconducibili a quelle situazioni in cui i gruppi spostano i propri assets verso Stati con tassazione più favorevole quale, a titolo esemplificativo, il trasferimento di beni che un contribuente pone in essere dalla sua sede centrale, situata in uno Stato membro, alla sua stabile organizzazione situata in un altro Stato membro o in un paese terzo

introdurre una clausola generale antiabuso (general anti-abuse rule) in base alla quale nell’ambito della tassazione delle società, gli Stati membri sono tenuti a disconoscere le costruzioni (giuridiche o fiscali) “non genuine” (cfr considerando n. 11). Tali devono essere considerate quelle poste in essere allo scopo principale di ottenere un vantaggio fiscale, dopo avere preso in esame tutte le valide ragioni economiche addotte

Prevedere norme sulle società controllate estere (Cfc) dirette a riattribuire i redditi di una società controllata soggetta a bassa imposizione alla società madre, che diventa tassabile per i redditi che le sono stati attribuiti nello Stato in cui detiene la residenza fiscale. La direttiva individua i presupposti che consentono di definire una società “controllata”, indica le modalità di determinazione della base imponibile e attribuisce agli Stati membri la facoltà di escludere da tale disciplina fattispecie in presenza di determinati presupposti

neutralizzare i disallineamenti da ibridi derivanti dalle “differenze nella qualificazione giuridica dei pagamenti (strumenti finanziari) o delle entità e tali differenze emergono quando i sistemi giuridici di due giurisdizioni interagiscono” (cfr considerando n. 13). Da tali disallineamenti, da cui può derivare un doppia deduzione (il pagamento viene dedotto sia nello Stato in cui è avvenuto il pagamento sia nello Stato del beneficiario) o una deduzione senza inclusione (il pagamento viene dedotto nello Stato in cui è avvenuto senza una corrispondente inclusione nel reddito imponibile nell’altro Stato) traggono beneficio, in termini di riduzione del carico fiscale, i gruppi transnazionali. L’articolo 9 della direttiva risolve il problema della “doppia deduzione”, stabilendo che la deduzione si applica nello Stato membro in cui il pagamento ha origine. Al contrario, nella misura in cui un disallineamento da ibridi determina una deduzione senza inclusione, la deduzione viene negata.

Direttiva Ue 2016/2258 - Accesso alle informazioni in materia di riciclaggio La direttiva modifica l’articolo 22 della direttiva 2011/16/Ue (in materia di cooperazione amministrativa nel settore fiscale).

Il novellato articolo prevede che le autorità fiscali possano accedere alle informazioni in materia di riciclaggio ottenute a norma della direttiva 2015/849/Ue.

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7) Proroga postuma dei termini spesometro in G.U.

Pubblicato sulla G.U. il Decreto 5 ottobre 2017 di proroga (postuma) dei termini per la trasmissione telematica, all'Agenzia delle entrate, dei dati delle fatture emesse e di quelle ricevute e registrate, relative al primo semestre 2017

Art. 1

Proroga di termini per la comunicazione di dati delle fatture

E' disposta la proroga al 16 ottobre 2017 del termine per la effettuazione delle comunicazioni dei dati di cui all'art. 21 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, relative al primo semestre 2017.

(Provvedimento pubblicato nella G.U. n. 259 del 6 novembre 2017)

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8) TFR ai fondi pensione, le regole della COVIP

Possibile destinazione non integrale del TFR alle forme pensionistiche complementari. La Covip interviene con la circolare n. 5027/17.

Novità recate dalla Legge 4 agosto 2017, n. 124 – Chiarimenti applicativi e altri interventi

Con Circolare n. 5027 del 26 ottobre la Commissione ha fornito chiarimenti in ordine all’applicazione delle modifiche apportate dalla Legge n.124/2017 al Decreto lgs. n.252/2005.

Con Deliberazione del 25 ottobre la Commissione ha apportato le seguenti modifiche, alla luce delle novità recate dalla Legge n.124/2017 all’art. 8, comma 2, del Decreto lgs. n. 252/2005, alla Deliberazione COVIP del 24 aprile 2008 avente ad oggetto le “Direttive recanti chiarimenti sulle scelte di destinazione del TFR da parte dei lavoratori che attivano un nuovo rapporto di lavoro”:

Nel paragrafo “LAVORATORE RIASSUNTO CHE AVEVA CONFERITO IL TFR AD UNA FORMA PENSIONISTICA COMPLEMENTARE E CHE, A SEGUITO DELLA PERDITA DEI REQUISITI DI PARTECIPAZIONE A TALE FORMA, NON HA RISCATTATO INTEGRALMENTE LA POSIZIONE” il terzo e il quarto capoverso sono sostituiti dai seguenti: “In ordine ai tempi di effettuazione di tale specifica scelta, si reputa che anche tali lavoratori possano disporre di un arco temporale di sei mesi dalla data di assunzione per esprimere la propria volontà, fermo restando che la scelta, in questo caso, non sarà tra la destinazione del TFR a previdenza complementare o il mantenimento di tale trattamento secondo le norme dell’articolo 2120 c.c., ma si limiterà alla individuazione della forma pensionistica complementare cui conferire il TFR maturando ed, eventualmente, alla percentuale di TFR da destinare a previdenza complementare secondo quanto previsto dagli accordi ai sensi dell’articolo 8, comma 2, del decreto legislativo n. 252/2005. Qualora gli accordi che trovano applicazione in base al nuovo rapporto di lavoro nulla dispongano circa la percentuale minima di TFR da destinare a previdenza complementare, sarà devoluto l’intero TFR maturando, salvo che per i lavoratori di prima iscrizione alla previdenza obbligatoria in data antecedente al 29 aprile 1993, per i quali sarà versata una quota di TFR non inferiore al 50 per cento, in coerenza con le previsioni dell’articolo 8, comma 7, lett. c), punto 2 del decreto legislativo n. 252/2005.”;

b) Nel Modulo recante “COMUNICAZIONE IN ORDINE ALLA FORMA PENSIONISTICA COMPLEMENTARE ALLA QUALE CONFERIRE IL TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO”, la nota 1 è sostituita dalla seguente nota: “1 Scelta consentita solo qualora gli accordi prevedano la devoluzione del TFR ai fondi di carattere collettivo in misura parziale. Qualora gli accordi che trovano applicazione in base al nuovo rapporto di lavoro nulla dispongano circa la percentuale minima di TFR da destinare a previdenza complementare, sarà devoluto l’intero TFR maturando, salvo che per i lavoratori di prima iscrizione alla previdenza obbligatoria in data antecedente al 29 aprile 1993, per i quali sarà versata una quota di TFR non inferiore al 50 per cento.”.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 07 Novembre 2017)

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9) Legge di delegazione europea: protezione dei dati personali

Gli articoli da 11 a 13 della legge di delegazione europea contengono alcune disposizioni in materia di protezione dei dati personali.

Esse riguardano sia l'applicazione del nuovo regolamento generale (UE) 2016/679 sulla protezione dei dati personali e la loro libera circolazione sia la direttiva (UE) 2016/680 relativa al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, sia la direttiva (UE) 2016/681 sull'uso dei dati del codice di prenotazione a fini di prevenzione, accertamento, indagine e azione penale nei confronti dei reati di terrorismo e altri reati gravi.

In particolare, l'articolo 13 delega il Governo ad adottare entro sei mesi, uno o più decreti legislativi per adeguare il quadro normativo nazionale vigente alle disposizioni del nuovo regolamento generale 2016/679. A tal fine le disposizioni del decreto legislativo n. 196/2013 (Codice privacy) dovranno essere modificate per dare attuazione alle disposizioni del regolamento europeo non direttamente applicabili, nonché essere espressamente abrogate se incompatibili. Inoltre dovrà essere adeguato il sistema sanzionatorio penale e amministrativo vigente prevedendo sanzioni penali e amministrative efficaci, dissuasive e proporzionali alla gravità delle violazioni. Infine la delega legislativa prevede la possibilità di ricorrere a specifici provvedimenti del Garante per la protezione dei dati personali per integrare e dare attuazione alle disposizioni del regolamento.

Nell'esercizio della delega per l'attuazione della direttiva 2016/680 relativa alla protezione dei dati personali con riguardo al trattamento da parte delle autorità di pubblica sicurezza, l'articolo 11 prevede che per le violazioni delle disposizioni derivanti dalla direttiva, l'applicazione della pena detentiva non deve essere inferiore nel minimo a sei mesi e superiore nel massimo a cinque anni.

Infine, nell'ambito dell'attuazione della direttiva 2016/681 sull'uso dei dati del codice di prenotazione, l'articolo 12 prevede che l'unità di informazione sui passeggeri richiesta dalla direttiva sia collocata presso il Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno e che il trasferimento dei dati del PNR da parte dei vettori aerei riguardi sia i voli extra-UE sia i voli intra-UE.

(Assonime, nota del 7 novembre 2017)

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10) Legge di delegazione europea: criteri per adeguamento della disciplina nazionale al regolamento sugli abusi di mercato

L'articolo 8 della la legge di delegazione europea prevede i criteri per l'adeguamento del TUF al MAR (Regolamento UE n. 596/2014, di seguito "MAR"). Originariamente la delega era contenuta nella legge di delegazione europea 2014 (n. 114/2015), scaduta infruttuosamente il 3 maggio 2016.

Il quadro normativo per l'adeguamento al MAR non era ancora quindi completo stante la mancata modifica del TUF; una volta quindi che il TUF sarà emendato, il processo di adeguamento alla disciplina comunitaria sarà completato.

Tra le novità più rilevanti contenute nella legge di delegazione si segnalano:

la delega per la revisione della disciplina relativa alle comunicazioni delle operazioni effettuate su azioni dell'emittente quotato da parte degli azionisti rilevanti e di controllo (art. 114, comma 7, TUF);

la delega per la revisione della disciplina del ritardo della comunicazione delle informazioni privilegiate, optando per la trasmissione delle spiegazioni del ritardo solo su richiesta della CONSOB, così come auspicato da Assonime (cfr. Interventi e Consultazioni n. 3/2017). A regime, quindi, gli emittenti, diversamente da quanto oggi previsto, non dovranno sempre inviare all'Autorità le spiegazioni del ritardo della comunicazione delle informazioni privilegiate, ma solo su richiesta della Consob;

l'attribuzione alla Consob del potere di imporre le sanzioni e le altre misure amministrative per le violazioni elencate all'art. 30 del MAR.

L'allegato A della legge prevede inoltre il recepimento, senza criteri di delega, della direttiva (UE) 2017/828 del 17 maggio 2017, che modifica la direttiva 2007/36/CE sui diritti degli azionisti, da recepirsi entro il 10 giugno 2019.

Legge di delegazione europea 2016/2017: disposizioni generali

E' stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 259 del 6 novembre 2017 la legge di delegazione europea 2016-2017 (legge 25 ottobre 2017, n. 163). Essa prevede disposizioni di delega per ventinove direttive, nonché l'adeguamento della normativa nazionale a otto regolamenti europei e all'Accordo sul tribunale unificato dei brevetti.

L'articolo 1 della legge contiene la delega al Governo ad attuare le direttive elencate nell'allegato A, secondo i termini, le procedure, i principi e i criteri direttivi di cui agli articoli 31 e 32 della legge n. 234/2012, che prevede le norme generali sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione del diritto europeo (cfr. Note e studi Assonime n. 15/2013).

L'articolo 2 delega il Governo ad adottare disposizioni che stabiliscano sanzioni penali o amministrative per la violazione degli obblighi contenuti in direttive europee o regolamenti dell'UE, per i quali non siano già previste sanzioni penali o amministrative. Si tratta in particolare di direttive attuate in via regolamentare o amministrativa, trasposte quindi con fonti secondarie che non sono idonee a stabilire sanzioni penali, oppure di regolamenti che come tali non richiedono norme di recepimento nell'ordinamento nazionale. La disposizione sulla delega per la disciplina sanzionatoria è analoga a quelle contenute nelle leggi di delegazione europea degli anni precedenti.

Nelle news successive sono illustrati brevemente i criteri specifici di delega in alcuni ambiti di particolare interesse per le imprese (marchi e brevetti, distribuzione assicurativa; criteri per adeguamento della disciplina nazionale al regolamento sugli abusi di mercato; protezione dei dati personali; trade secrets e accessibilità dei siti web e delle applicazioni mobili delle PA).

(Assonime, nota del 7 novembre 2017)

Vincenzo D’Andò