Nuovo regime di cassa delle contabilità semplificate e tanto altro nel Diario quotidiano del 14 aprile 2017

Pubblicato il 14 aprile 2017



1) Successioni e volture: ok ci pensa l’avvocato per l’invio telematico
2) Bonus prima casa spetta con due immobili: uno casa l’altro per lavoro
3) Il Commercialista assume dipendenti senza sgravi
4) Manovra d’aprile: commercialisti perplessi
5) Studi di settore: aumentano i redditi dichiarati dai contribuenti che accedono al regime premiale
6) Nuovo regime di cassa: arrivata l’attesa circolare delle Entrate che rinvia alla precedenti regole previste per gli autonomi
7) Con la rottamazione delle cartelle si blocca il DURC
8) Commercialisti/revisori: prima sessione d’esami orfana dell’equipollenza
9) Dichiarazione MUD entro il prossimo 2 maggio
10) Split payment Iva professionisti ed agenti di commercio: adeguamento fatture dal 1° luglio 2017
diario-quotidiano-articoli-91) Successioni e volture: ok ci pensa l’avvocato per l’invio telematico 2) Bonus prima casa spetta con due immobili: uno casa l’altro per lavoro 3) Il Commercialista assume dipendenti senza sgravi 4) Manovra d’aprile: commercialisti perplessi 5) Studi di settore: aumentano i redditi dichiarati dai contribuenti che accedono al regime premiale 6) Nuovo regime di cassa: arrivata l’attesa circolare delle Entrate che rinvia alla precedenti regole previste per gli autonomi, sempre valida la precedente opzione per l’ordinaria 7) Con la rottamazione delle cartelle si blocca il DURC 8) Commercialisti/revisori: prima sessione d’esami orfana dell’equipollenza 9) Dichiarazione MUD entro il prossimo 2 maggio 10) Split payment Iva professionisti ed agenti di commercio: adeguamento fatture dal 1° luglio 2017 *** 1) Successioni e volture: ok ci pensa l’avvocato per l’invio telematico Successioni e volture, invii online dall'avvocato. Trasmissione telematica della denuncia di successione e volture catastali possibile anche per gli avvocati. Questa l'indicazione fornita dal sottosegretario all'economia Pier Paolo Baretta fornita nel corso del question time in commissione finanze alla camera il 12 aprile 2017. Questo poiché i soggetti abilitati alla trasmissione telematica, di cui al dpr 322/1998, sono anche abilitati alla trasmissione della dichiarazione di successione e alla domanda di volture catastali. Recentemente (provvedimento delle Entrate dell'1/03/2017), sebbene limitatamente alla trasmissione della dichiarazione di successione e della domanda di volture catastali, sono stati inseriti anche i geometri e i periti industriali, anche in forma associata, e quindi non era chiara la concessione della possibilità anche per i legali. Tenendo conto, però, che la lettera e) del comma 3, dell'art. 3, dpr 322/98 inserisce tra gli abilitati, in via residuale, gli «altri incaricati individuati con decreto del ministero dell'economia e delle finanze», che il dm 12/07/2000 ne ha previsto l'estensione anche agli iscritti negli albi degli avvocati e che il provvedimento di approvazione della dichiarazione di successione richiama gli intermediari di cui al comma 3, del citato art. 3, è evidente che anche i legali possono essere incaricati alla trasmissione telematica di detta denuncia, posta la presentazione di apposita richiesta alle Entrate. ****** 2) Bonus prima casa spetta con due immobili: uno casa l’altro per lavoro Regime agevolato «prima casa» soltanto con dichiarazione in atto di svolgere la propria attività nel comune di ubicazione dell'immobile acquistato. E, nel caso di mancato trasferimento della residenza nel comune in cui è ubicata l'unità immobiliare, l'acquirente può rettificare la dichiarazione resa indicando di svolgere in quel comune la propria attività. Così la risposta di Baretta al question time n. 5-11109 del 12 aprile 2107. In particolare, nel quesito si faceva riferimento a una recente affermazione della Cassazione (sentenza 3457/2016) che confermava la necessità della dichiarazione del possesso della residenza nel comune di acquisto dell'unità immobiliare all'atto di acquisto dell'immobile e alla mancata esplicita richiesta normativa della medesima dichiarazione per i soggetti che acquistano il fabbricato nel comune in cui svolgono la propria attività lavorativa. L'Agenzia ha evidenziato che, a parte il dato letterale, la dichiarazione in atto è necessaria in entrambi i casi (residenza e attività lavorativa) ma ha anche affermato che si decade dall'agevolazione in assenza del trasferimento della residenza nel comune in cui è ubicato l'immobile entro 18 mesi dall'acquisto ma che, in pendenza del termine appena indicato (18 mesi), l'acquirente può rettificare la dichiarazione rilasciata indicando, in apposito atto, di svolgere la propria attività lavorativa nel comune in cui è situato l'immobile, evitando così il recupero del differenziale dell'imposta, qualora risulti verificata la detta seconda condizione. ****** 3) Il Commercialista assume dipendenti senza sgravi Niente sgravi per i commercialisti sulle nuove assunzioni nel Mezzogiorno. Per la Corte di Cassazione (sentenza n. 9382 del 12 aprile 2017) l’agevolazione contributiva ex art. 3, comma 5 della L. 448/98 non spetta ai professionisti, ma solo agli imprenditori. L’art. 44, comma 1 della L. 448/2001, che ha prorogato anche per l’anno 2002 Il regime di sgravi contributivi per le nuove assunzioni effettuate dalle imprese del Mezzogiorno introdotto dall’art. 3, comma 5 della L. 448/98, deve essere applicato, secondo un’interpretazione letterale della norma, esclusivamente agli imprenditori, escludendo pertanto che l’agevolazione sia riconoscibile anche ai liberi professionisti, atteso il richiamo, nel testo della norma, all’art. 3, comma 6 della L. 448/98, espressamente riferito alle sole imprese. I giudici supremi hanno così rovesciato la decisione della Corte d’Appello ed accolto il ricorso dell’INPS volto a ottenere il recupero dei contributi non versati nel periodo maggio 1999-aprile 2002 dal titolare di uno studio di commercialista. Il professionista aveva infatti fruito dello sgravio contributivo introdotto dall’art. 3, comma 5 della L. 448/98, nonostante il suo studio non rivestisse i requisiti di impresa industriale richiesti per poter godere del trattamento agevolato. ****** 4) Manovra d’aprile: commercialisti perplessi Manovra, le perplessità dei commercialisti: Massimo Miani, presidente del Consiglio nazionale di categoria, interviene su split payment, chiusura delle liti pendenti e modifiche all’ACE. Senza dimenticare la necessità di un intervento sul trattamento delle rimanenze delle imprese minori Pur consapevole delle necessità di bilancio che hanno indotto il Governo alla correzione dei conti per il 2017, il Consiglio nazionale dei commercialisti, ad una prima lettura delle anticipazioni sui contenuti della manovra, esprime qualche preoccupazione per alcune misure che rischiano di essere troppo penalizzanti e non in linea con le stesse esigenze di recupero delle coperture che ispirano il decreto. Innanzitutto, l’estensione dello split payment ai professionisti. “All’epoca dell’introduzione di tale meccanismo”, afferma il presidente Massimo Miani, “i professionisti furono esclusi dalla sua applicazione, essendo già soggetti a ritenuta all’atto dell’incasso delle fatture. Non vi sono quindi motivi per non confermare detta esclusione anche ora che lo split viene esteso alle operazioni nei confronti delle società pubbliche e delle quotate. Anche il professionista che opera nei confronti di questi ultimi soggetti, infatti, subisce la ritenuta, per cui il mancato incasso dell’IVA finisce per duplicare il prelievo sulla medesima fattura”. Altro tema caldo riguarda la chiusura delle liti pendenti che, sempre secondo il presidente Miani, “se da un lato riconosce il diritto alla definizione anche ai contribuenti che, pur avendo fatto ricorso, non avevano a fine 2016 carichi affidati all’agente della riscossione (o l’affidamento era soltanto parziale), dall’altro rischia di introdurre ingiustificate disparità. Se, come sembra, il costo della definizione è indipendente dall’esito del giudizio eventualmente intervenuto, restando comunque dovuti per intero imposte e interessi di dilazione (con lo sgravio di sanzioni ed interessi moratori), è evidente che risulterebbero penalizzati i contribuenti che hanno ottenuto un giudizio favorevole. In tal modo, si agevolerebbe colui che non ha possibilità di successo in contenzioso e si penalizzerebbe invece il contribuente a cui il giudice ha già riconosciuto le proprie ragioni. Si potrebbe, quindi, riproporre lo stesso meccanismo previsto dalle precedenti versioni dell’istituto, differenziando la misura delle imposte da pagare a seconda dell’esito dell’eventuale giudizio intervenuto”. A preoccupare i commercialisti sono anche le modifiche all’ACE. “Ciò che ci preoccupa maggiormente”, continua Miani, “è che il meccanismo agevolativo non diventi troppo complesso, scoraggiandone l’utilizzo. Oltre alle novità in arrivo con la manovra correttiva, occorre al più presto definire l’impatto sulla disciplina ACE delle nuove norme di redazione del bilancio. Sarebbe utile avere quanto prima un quadro più chiaro della situazione che faciliterebbe molto il compito sia alle imprese utilizzatrici che a noi professionisti”. Infine, dai commercialisti arriva un monito. “Rimane purtroppo aperto”, conclude il presidente del CNDCEC, “l’importante tema che riguarda le criticità relative al trattamento delle rimanenze per le imprese in contabilità semplificata. Pur essendo a conoscenza delle intenzioni del Governo di intervenire in tempi brevi, ribadiamo l’estrema urgenza di una soluzione del problema per restituire un quadro di maggiore certezza alle imprese interessate”. Per non parlare poi che a seguito delle modifiche della manovra d’aprile il diritto alla detrazione dell’Iva viene più che dimezzato. Il diritto alla detrazione potrà essere esercitato anche in un momento successivo a quello in cui l’imposta diviene esigibile, ma, al più tardi, con la dichiarazione relativa all’anno in cui il diritto alla detrazione è sorto. La novità accorcia notevolmente il termine con un effetto negativo immediato: Per tutte le operazioni per le quali l’imposta era divenuta esigibile nel corso del 2015 e del 2016, ma per le quali, alla data di entrata in vigore della nuova norma, non sarà ancora stato esercitato il diritto alla detrazione, la detrazione stessa verrebbe persa essendo già spirato il nuovo termine per il suo esercizio “postumo”. (CNDCEC, comunicato del 12 aprile 2017) ****** 5) Studi di settore: aumentano i redditi dichiarati dai contribuenti che accedono al regime premiale Online l’analisi relativa al periodo d’imposta 2015. Salgono a quota 53mila euro i redditi medi dichiarati nel 2015 dai contribuenti che accedono al regime premiale, in aumento rispetto al 2014 in cui si attestavano a 51mila euro. In crescita anche gli studi di settore ammessi al regime, che passano dai 157 del 2014 ai 159 del 2015, coinvolgendo una ulteriore platea di circa 70mila tra imprese e lavoratori autonomi. Sono solo alcuni dei dati emersi dall’analisi dei risultati dell’applicazione del regime premiale (articolo 10 del Dl n. 201/2011) per il periodo d’imposta 2015, presentati ieri durante l’incontro tra l’Agenzia delle Entrate e le organizzazioni di categoria. Il regime premiale fa crescere la compliance L’analisi, disponibile online sul sito dell’Agenzia – www.agenziaentrate.it – ha evidenziato un aumento del numero degli studi di settore ammessi al regime premiale, che dal 2011 al 2015 è passato da 55 a 159. Inoltre, si è ampliata significativamente la platea dei contribuenti potenzialmente interessati al regime, 2,2 milioni nel 2015 a fronte dei 605mila nel 2011. Crescono anche i redditi medi dichiarati da imprese e lavoratori autonomi che accedono al regime premiale i quali, dal 2011 al 2015, passano da 49mila a 53mila euro, mentre quelli dichiarati da tutti i soggetti potenzialmente interessati si attestano a 26mila euro. Regime premiale, i requisiti per aderire Al regime premiale possono accedere i contribuenti che dichiarano ricavi o compensi pari o superiori a quelli risultanti dall’applicazione degli studi di settore, che hanno regolarmente assolto gli obblighi di comunicazione dei dati e che risultano coerenti e normali con gli specifici indicatori previsti dai decreti di approvazione. Questi contribuenti possono beneficiare dell’esclusione dagli accertamenti analitico-presuntivi, della riduzione di un anno dei termini di decadenza per l’attività di accertamento e della possibilità di determinazione sintetica del reddito complessivo, solo nel caso in cui lo stesso ecceda di almeno un terzo quello dichiarato (invece che di un quinto come ordinariamente previsto). Dove trovare l’analisi È possibile consultare l’analisi dei risultati dell’applicazione del regime premiale sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, seguendo questo percorso: Cosa devi fare > Dichiarare > Studi di settore e parametri > Statistiche e analisi. All’interno della sezione è disponibile anche l’ulteriore documentazione predisposta dalla Sose illustrata nell’incontro con le organizzazioni di categoria, relativa all’analisi dei risultati dell’applicazione del regime premiale al 2015 con metodo controfattuale. (Agenzia delle entrate, comunicato n. 86 del 13 aprile 2017) ****** 6) Nuovo regime di cassa: arrivata l’attesa circolare delle Entrate che rinvia alla regole previste per i redditi di lavoro autonomo Per l’individuazione del momento in cui i ricavi e i proventi si considerano percepiti e le spese sostenute, si rinvia alla regole previste per i redditi di lavoro autonomo. Il nuovo non è un regime di cassa puro, ma misto. Infatti, essendo lo stesso “improntato alla cassa”, per alcuni componenti di reddito continua ad applicarsi il criterio di competenza. L’Agenzia delle entrate ha pubblicato la circolare n. 11/E del 13 aprile 2017 che fornisce le proprie linee guida sulla nuova disciplina di determinazione del reddito ai fini Irpef e Irap. La circolare fornisce anche un importante chiarimento nei riguardi dei soggetti che prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina avevano optato per il regime di contabilità ordinaria. Costoro, infatti, dal 1° gennaio 2017, possono revocare la scelta effettuata e accedere al regime di cassa. Coloro che, invece, intendono continuare ad applicare il regime di contabilità ordinaria non devono effettuare alcuna opzione, intendendosi tacitamente rinnovata per un anno. Peraltro, tenuto conto che i chiarimenti relativi al regime semplificato sono resi in corso d’anno, coloro che per il 2017 hanno tacitamente rinnovato l’opzione per la contabilità ordinaria, possono revocare nel 2018 la scelta operata per applicare il regime semplificato. Legge di bilancio A partire dal periodo d’imposta 2017, sono operative le nuove regole di determinazione della base imponibile Irpef e Irap per le imprese minori in contabilità semplificata. La nuova disciplina è stata introdotta dalla legge di bilancio 2017 (articolo 1, commi da 17 a 23, legge 232/2016) che, in particolare, ha previsto l’adozione del “criterio di cassa”. Le norme che sono state modificate sono le seguenti: - articolo 66 Tuir (parzialmente riformulato); - articolo 5-bis del Dlgs 446/1997 (introduzione del nuovo comma 1-bis); - articolo 18 del Dpr 600/1973 (riscritto). Ambito soggettivo I soggetti interessati dalle nuove regole sono le imprese in regime di contabilità semplificata (“imprese minori” – articolo 18, Dpr 600/1973) ovvero: - persone fisiche che esercitano imprese commerciali; - imprese familiari e aziende coniugali; - società di persone commerciali (Snc e Sas); - società di armamento e società di fatto; - enti non commerciali (con riferimento all’attività commerciale eventualmente esercitata) qualora i ricavi percepiti (imputati per cassa) in un anno ovvero conseguiti (rilevanti per competenza) nell’esercizio precedente a quello di ingresso nel regime semplificato non abbiano superato l’ammontare di 400mila euro, per le imprese aventi a oggetto prestazioni di servizi, ovvero di 700mila euro, per le imprese aventi a oggetto altre attività. Modalità di determinazione del reddito Nell’ottica della semplificazione, quindi, a favore delle imprese minori viene operata una revisione delle regole di tassazione dei redditi improntata al criterio di cassa. Sul punto, peraltro, l’Agenzia espressamente precisa che il nuovo regime di determinazione del reddito non è un regime di cassa puro, ma un regime misto cassa/competenza. In altri termini, per i ricavi percepiti e le spese sostenute si deroga al criterio della competenza, ferme restando “le regole di determinazione e imputazione temporale dei componenti positivi e negativi quali le plusvalenze, minusvalenze, sopravvenienze, ammortamenti e accantonamenti” previste dal Tuir ed espressamente richiamate dall’articolo 66. Inoltre, per la determinazione del reddito delle imprese minori, non assumono più rilevanza le rimanenze finali e le esistenze iniziali di merci, lavori in corso su ordinazione di durata sia infrannuale sia ultrannuale e titoli (eccezion fatta per la gestione delle rimanenze nel primo periodo di imposta di applicazione del nuovo regime). Componenti che rilevano secondo il criterio di cassa In base alle nuove disposizioni, quindi, il reddito delle imprese minori è determinato quale differenza tra ammontare dei ricavi/proventi percepiti nel periodo d’imposta e spese sostenute nello stesso periodo. Pertanto, ricavi/proventi e spese sostenute concorrono alla formazione del reddito d’impresa secondo il criterio di cassa, vale a dire all’atto dell’effettiva percezione. Con riguardo alle seconde, l’Agenzia precisa che si fa riferimento, alle spese diverse da quelle per le quali l’articolo 66 richiama la disciplina ordinaria (ad esempio, spese per acquisiti di merci destinate alla rivendita e di beni impiegati nel processo produttivo). Inoltre, nell’ambito del nuovo regime, i costi concernenti contratti da cui derivano corrispettivi periodici sono deducibili nel momento di sostenimento della spesa. Per l’individuazione del momento in cui i ricavi e i proventi si considerano percepiti e le spese sostenute, la circolare rinvia alla regole previste per i redditi di lavoro autonomo. Componenti che rilevano secondo il criterio di competenza Come detto, il nuovo non è un regime di cassa puro, ma misto. Infatti, essendo lo stesso “improntato alla cassa”, per alcuni componenti di reddito continua ad applicarsi il criterio di competenza. Come precisato dalla neo circolare, concorrono alla formazione del reddito delle imprese minori secondo il criterio di competenza i seguenti componenti positivi: - ricavi da assegnazione dei beni ai soci o destinazione degli stessi a finalità estranee all’esercizio dell’impresa; - proventi derivanti da immobili che non costituiscono beni strumentali per l’esercizio dell’impresa né beni alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività dell’impresa (“immobili patrimoniali”); - plusvalenze e sopravvenienze attive; - redditi determinati forfettariamente per le attività di allevamento di animali (oltre il limite previsto dall’articolo 32, comma 2, lettera b, Tuir). Anche per la deducibilità dei seguenti componenti negativi continuano a trovare applicazione gli ordinari criteri previsti dal Tuir: - minusvalenze e sopravvenienze passive; - quote di ammortamento di beni materiali, anche a uso promiscuo, e immateriali e canoni di leasing; - perdite di beni strumentali e perdite su crediti; - accantonamenti di quiescenza e previdenza; - spese per prestazioni di lavoro; - oneri di utilità sociale; - spese relative a più esercizi; - oneri fiscali e contributivi; - interessi di mora. Viene precisato che non sono deducibili dal reddito delle imprese minori, i seguenti componenti negativi: - spese e altri componenti negativi relativi a immobili patrimoniali; - accantonamenti, diversi da quelli di quiescenza e previdenza; - remunerazione dovuta relativamente ai contratti di associazione in partecipazione, al contratto di cointeressenza agli utili di un’impresa senza partecipazione alle perdite e al contratto con il quale un contraente attribuisce la partecipazione agli utili e alle perdite della sua impresa, senza il corrispettivo di un determinato apporto. Con riguardo ai componenti positivi e negativi indicati sopra, peraltro, l’Agenzia indica le ipotesi particolari in cui, per gli stessi, si applica il criterio di cassa, in tal modo confermando la natura “mista” del nuovo regime. Regole per il cambio di regime contabile Il legislatore ha dettato due regole specifiche per consentire alle imprese minori di gestire il passaggio dal regime di competenza a quello ispirato alla cassa: una tesa a evitare salti o duplicazioni d’imposta e un’altra per la gestione delle rimanenze. Disposizione per evitare salti o duplicazioni d’imposta Per scongiurare anomalie in termini di doppia imposizione/deduzione ovvero nessuna tassazione/deduzione di alcuni componenti di reddito, si prevede che “i ricavi, i compensi e le spese che hanno già concorso alla formazione del reddito, in base alle regole del regime di determinazione del reddito d’impresa adottato, non assumono rilevanza nella determinazione del reddito degli anni successivi”. Con riguardo a tale regola, l’Agenzia innanzitutto chiarisce che essa è operativa sia in occasione del passaggio dal regime di competenza a quello di cassa, sia tutte le volte in cui le imprese transitano dal regime di contabilità semplificata al regime di contabilità ordinaria e viceversa. Pertanto, ove un componente reddituale, per il quale sia mutato il criterio di imputazione temporale in occasione del cambio di regime, abbia già concorso alla determinazione del reddito in applicazione delle regole previste dal regime di “provenienza”, lo stesso non concorrerà alla formazione del reddito dei periodi di imposta successivi, ancorché si siano verificati i presupposti di imponibilità/deducibilità previsti dal regime di “destinazione”. Allo stesso modo, i componenti reddituali che non abbiano concorso alla determinazione del reddito in applicazione delle regole previste dal regime di “provenienza”, concorreranno alla formazione del reddito dei periodi di imposta successivi ancorché non si siano verificati i presupposti di imponibilità/deducibilità previsti dal regime di “destinazione”. Per individuare la corretta imputazione temporale di tali componenti reddituali, è necessario far riferimento alle regole vigenti nel regime di “provenienza”. Inoltre, nell’ipotesi in cui siano stati corrisposti acconti (fiscalmente irrilevanti nel regime di provenienza), gli stessi concorrono a formare il reddito nel periodo di imposta in cui si realizzano i presupposti di imputazione temporale previsti dal regime di provenienza. Infine, in sede di passaggio dal regime di competenza a quello di cassa, è opportuno che l’impresa mantenga evidenza extra-contabile dei componenti reddituali che, in forza del mutamento di criterio, non concorrono alla formazione del reddito dei periodi d’imposta in regime di cassa (ancorché si siano verificati i presupposti di imponibilità/deducibilità previsti da tale regime), giacché hanno già concorso alla determinazione del reddito in applicazione delle regole previste dal regime di “provenienza” (di competenza), e viceversa. Gestione delle rimanenze In base a quanto viene espressamente previsto dalla novella normativa, per il primo periodo di imposta di applicazione del nuovo regime delle imprese minori, le rimanenze finali che hanno concorso a formare il reddito dell’esercizio precedente secondo il principio della competenza sono portate interamente in deduzione del reddito del primo periodo di applicazione del regime. L’Agenzia precisa che tale disposizione opera non solo in sede di prima applicazione del regime, ma anche nel caso di passaggio dal regime di contabilità ordinaria a quella semplificata. Inoltre, nel novero delle rimanenze finali rientrano sia le rimanenze di merci e di lavori in corso su ordinazione di durata infrannuale sia quelle di lavori in corso su ordinazione di durata ultrannuale nonché le rimanenze dei titoli. Un importante chiarimento viene, inoltre, fornito con riguardo alla correlazione tra il nuovo regime e la disciplina delle società non operative. La circolare, infatti, sottolinea che, in ogni caso, il componente negativo derivante dalla deduzione integrale nel primo periodo di applicazione del regime di cassa delle rimanenze finali che hanno concorso a formare il reddito dell’esercizio precedente secondo il principio della competenza non rileva ai fini dell’applicazione della disciplina delle società di comodo. La stessa regola si applica con riguardo alle società in perdita sistematica. Ai fini di tali discipline, il reddito minimo ivi previsto deve essere decrementato di un importo pari al valore delle rimanenze finali che hanno concorso a formare il reddito dell’esercizio precedente secondo il principio della competenza dedotto integralmente nel primo periodo di applicazione del regime di cassa. Inoltre, riguardo all’individuazione dei presupposti della disciplina sulle società in perdita sistematica, laddove il primo periodo d’imposta di applicazione del regime di cassa costituisce uno di quelli compresi nel “periodo di osservazione”, il relativo risultato fiscale deve essere considerato senza tener conto del componente negativo derivante dalla deduzione integrale del valore delle rimanenze finali del periodo precedente. Nel caso di passaggio dal nuovo regime di contabilità semplificata al regime di contabilità ordinaria, in linea generale, le rimanenze di merci il cui costo è stato sostenuto e, quindi, dedotto nel corso dell’applicazione delle regole del regime di cassa non assumono rilevanza come esistenze iniziali al momento della fuoriuscita dal regime semplificato in deroga alle ordinarie regole di competenza previste dal Tuir. Diversamente, qualora con riferimento alle merci in rimanenza non sia stato effettuato il relativo pagamento, le stesse rilevano come esistenze iniziali e si applicano le ordinarie regole di competenza previste dal Testo unico. A tal fine, è necessario redigere un prospetto iniziale delle attività e passività esistenti alla data del 1° gennaio dell’anno in cui si applica il regime di contabilità ordinaria, in cui, con specifico riferimento alla valorizzazione del magazzino, è necessario evidenziare l’eventuale disallineamento tra il valore delle esistenze iniziali e il costo fiscalmente riconosciuto delle stesse. Modalità di determinazione della base imponibile Irap Le nuove regole di determinazione del reddito delle imprese minori si applicano anche con riferimento alla base imponibile Irap. Pertanto, a partire dal periodo d’imposta 2017, per le società di persone e le imprese individuali in regime di contabilità semplificata, il valore della produzione netta è determinato applicando i medesimi criteri di imputazione temporale “improntati alla cassa” previsti ai fini dell’imposta sul reddito. Anche con riguardo all’Irap, il legislatore si è preoccupato di dettare disposizioni per regolare il passaggio dal regime di competenza a quello improntato alla cassa e viceversa. Infatti, per il primo anno di adozione del nuovo regime, la base imponibile Irap deve essere ridotta dell’importo delle rimanenze finali che hanno concorso al calcolo del valore della produzione netta nell’esercizio precedente secondo il principio della competenza. Per evitare fenomeni di doppia imposizione o di salto d’imposta, viene disciplinato il trattamento dei componenti reddituali nella fase di transizione tra i due regimi, ordinario e semplificato. In particolare, i ricavi, i compensi e le spese che hanno concorso alla determinazione del reddito, in base alle regole del regime adottato prima del passaggio al nuovo regime, non assumono rilevanza nella determinazione della base imponibile Irap degli esercizi successivi. Infine, la circolare ricorda che le nuove disposizione non interessano gli enti non commerciali per i quali la base imponibile Irap è determinata per presa diretta dal bilancio e, quindi, i relativi componenti positivi e negativi rilevanti ai fini del tributo regionale concorrono alla formazione del valore della produzione netta in base ai criteri di competenza civilistici. Nuovi adempimenti contabili Per le imprese interessate dall’applicazione del nuovo regime sono previste novità anche per ciò che concerne gli adempimenti contabili (nuovo articolo 18, Dpr 600/1973). Registro degli incassi e dei pagamenti Le imprese minori, fermo restando l’istituzione dei registri Iva obbligatori, istituiscono appositi registri degli incassi e dei pagamenti, in cui annotare, in ordine cronologico, rispettivamente, i ricavi incassati e i costi effettivamente sostenuti. Per i ricavi, è previsto che debbano essere annotati, cronologicamente: - l’importo; - le generalità, l’indirizzo e il comune di residenza anagrafica di chi effettua il pagamento (la circolare, peraltro, chiarisce che tale obbligo di annotazione può essere assolto anche mediante l’indicazione del codice fiscale del cliente); - gli estremi della fattura o di altro documento emesso (ad esempio, il documento che comprovi l’effettuazione della prestazione per le operazioni non considerate ai fini Iva cessioni di beni ovvero prestazioni di servizi). Con riferimento alla registrazione dei costi, devono essere annotati cronologicamente quelli effettivamente sostenuti nell’esercizio (indicando le informazioni di cui al secondo e terzo punto dell’elenco precedente). Quanto ai termini di registrazione, infine, trattandosi di scritture cronologiche, si ritiene applicabile la regola secondo cui “le registrazioni nelle scritture cronologiche e nelle scritture ausiliarie di magazzino devono essere eseguite non oltre 60 giorni” dal momento in cui l’operazione assume rilevanza, ossia dall’incasso del ricavo o dal pagamento della spesa. Invece, i componenti positivi e negativi diversi da quelli che concorrono alla determinazione del reddito con il criterio di cassa devono essere annotati negli stessi registri entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi. Registri Iva integrati Come per il passato, le imprese minori possono utilizzare i registri Iva anche ai fini delle imposte sul reddito, annotando separatamente le operazioni non soggette a registrazione ai fini Iva ed effettuando, nel contempo, le annotazioni necessarie a dare rilevanza ai mancati incassi e pagamenti nell’anno di registrazione del documento contabile ai fini dell’Iva. Alle imprese minori, inoltre, è consentito, esprimendo una specifica opzione, non annotare su tali registri gli incassi e i pagamenti. In tal caso, tuttavia, opera una presunzione assoluta secondo cui il ricavo si intende incassato e il costo pagato alla data di registrazione del documento contabile ai fini Iva. Soggetti esonerati dall’emissione della fattura In linea generale, il nuovo regime si applica anche nei confronti di coloro che applicano specifiche disposizioni e/o semplificazioni Iva. Sul punto, la circolare si occupa, in particolare, dei soggetti esonerati dall’emissione della fattura (commercianti al minuto e soggetti equiparati, che certificano i corrispettivi mediante scontrino o ricevuta fiscale), chiarendo che essi, non potendo utilizzare i registri degli incassi e dei pagamenti, possono adottare il regime di cassa, applicando la disposizione secondo cui i registri Iva sostituiscono i registri degli incassi e dei pagamenti qualora vi siano iscritte separate annotazioni delle operazioni non soggette a Iva, sia indicato l’importo complessivo dei mancati incassi o pagamenti nonché i documenti contabili – fatture, ove emesse - cui gli stessi si riferiscono. Soggetti che applicano regimi Iva speciali Il legislatore non ha esplicitamente escluso coloro che applicano i regimi speciali Iva dal regime di determinazione del reddito in esame (agenzia di viaggio, regime del margine, ventilazione dei corrispettivi). Per tali soggetti, l’applicazione del regime di cassa (in particolare, la determinazione dell’importo al netto dell’Iva che costituisce ricavo d’esercizio) può presentare complessità, soprattutto quando il corrispettivo è incassato solo parzialmente. In tale ipotesi, infatti, il calcolo dell’Iva eventualmente dovuta avviene sulla base delle regole che presidiano tale ultima imposta (operazioni registrate), mentre il ricavo che concorre alla determinazione del reddito segue il criterio di cassa (ammontare effettivamente incassato). La circolare precisa che detti soggetti, laddove non siano in grado di determinare l’ammontare dei mancati incassi e pagamenti al netto dell’Iva, per poter applicare i criteri di determinazione del reddito secondo il principio di cassa, debbano esercitare l’opzione in base alla quale l’incasso o il pagamento si presume avvenuto all’atto della registrazione del documento contabile nei registri Iva. Soggetti non obbligati alla tenuta dei registri Iva I soggetti che esercitano un’attività per la quale l’Iva è assolta a monte da chi intraprende l’iniziativa economica (“Iva monofase”) come, ad esempio, tabaccai o distributori e rivenditori di prodotti editoriali e che, conseguentemente, sono esonerati dagli adempimenti formali relativi alla fatturazione, registrazione, liquidazione, certificazione dei corrispettivi, non essendo obbligati alla tenuta dei registri Iva, devono registrare gli incassi e i pagamenti negli appositi registri degli incassi e dei pagamenti (articolo 18, comma 2, Dpr 600/1973). Tali soggetti, che in base a quanto previsto dal vecchio articolo 18 erano tenuti ad annotare in un apposito registro l’ammontare globale delle entrate e delle uscite relative a tutte le operazioni effettuate nella prima e nella seconda metà di ogni mese, possono, in un’ottica di semplificazione, continuare ad annotare gli incassi e i pagamenti con le medesime modalità, senza, quindi, indicazione degli elementi contemplati dall’attuale formulazione della medesima disposizione (comma 2). Tuttavia, laddove svolgano altre attività soggette all’Iva, possono annotare distintamente nei registri Iva anche le operazioni non soggette all’imposta. Opzione per la tenuta dei registri Iva senza separata indicazione degli incassi e dei pagamenti La disciplina del regime di cassa consente al contribuente, che ha scelto di utilizzare i soli registri Iva, di non effettuare a fine anno le annotazioni dei mancati incassi e pagamenti, esercitando una specifica opzione, vincolante per almeno un triennio, in base alla quale il ricavo si intende incassato e il pagamento effettuato alla data di registrazione del documento contabile. In tal caso, peraltro, rimane fermo l’obbligo di separata annotazione delle operazioni non soggette a registrazione ai fini Iva. La circolare chiarisce che l’opzione: - può essere esercitata da tutti i soggetti Iva, a prescindere dal regime applicato (ad esempio, autotrasportatori); - è tuttavia esclusa per coloro che effettuano operazioni fuori campo Iva e che non sono tenuti agli adempimenti contabili ai fini dell’imposta (ad esempio, soggetti residenti nei comuni di Livigno e Campione d’Italia). L’opzione che, come detto, è vincolante per almeno un triennio, si desume dal comportamento concludente del contribuente o dalle modalità di tenuta delle scritture contabili. Il contribuente è, tuttavia, tenuto a comunicarla nella prima dichiarazione annuale Iva da presentare successivamente alla scelta operata. Entrata e uscita dal regime di cassa Il regime di cassa è quello naturale per le “imprese minori”, pertanto la sua applicazione non è subordinata a una manifestazione di volontà del contribuente. Coloro che intraprendono l’esercizio di un’impresa commerciale, quindi, qualora ritengano di percepire ricavi per un ammontare, ragguagliato ad anno, non superiore ai limiti stabiliti dalle disposizioni in commento, possono, per il primo anno, tenere la contabilità semplificata. Tale possibilità non è subordinata ad alcuna comunicazione all’Amministrazione finanziaria. Possono accedere al regime in esame anche i soggetti il cui regime naturale è quello forfetario (articolo 1, commi 54-89, legge 190/2014). Tali contribuenti, tuttavia, devono a tal fine esprimere una specifica opzione. Ciò avviene mediante comportamento concludente e successiva comunicazione nella dichiarazione annuale Iva. Il regime effettivamente prescelto (regime semplificato delle imprese minori o, in alternativa, il regime di contabilità ordinaria) si evince dalla sua concreta applicazione. L’uscita dal regime di cassa avviene per superamento dei limiti previsti ovvero a seguito di opzione per il regime ordinario. L’opzione per la contabilità ordinaria, con vincolo triennale, ha effetto dall’inizio del periodo di imposta nel corso del quale la scelta è effettuata fino a quando non è revocata, e si esercita per comportamento concludente, dandone comunicazione con il quadro VO della dichiarazione Iva. Alla medesima comunicazione sono tenuti i soggetti che adottano il regime di contabilità semplificata ed esercitano l’opzione per tenere i registri Iva senza operare annotazioni relative a incassi e pagamenti (articolo 18, comma 5, Dpr 600/1973). Infine, coloro che sono esonerati dalla presentazione della dichiarazione annuale Iva, in quanto effettuano solo operazioni esenti, comunicano l’opzione presentando il quadro VO unitamente alla dichiarazione dei redditi. Opzioni precedentemente espresse La circolare, infine, fornisce un importante chiarimento con riguardo ai soggetti che nel 2016 (quindi, prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina) hanno optato per il regime di contabilità ordinaria. Costoro, infatti, dal 1° gennaio 2017, possono revocare la scelta effettuata e accedere al regime di cassa. Coloro che, invece, intendono continuare ad applicare il regime di contabilità ordinaria non devono effettuare alcuna opzione, intendendosi tacitamente rinnovata per un anno. Peraltro, tenuto conto che i chiarimenti relativi al regime semplificato sono resi in corso d’anno, coloro che per il 2017 hanno tacitamente rinnovato l’opzione per la contabilità ordinaria, possono revocare nel 2018 la scelta operata per applicare il regime semplificato. Infine, coloro che hanno optato per il regime semplificato, pur avendo i requisiti per applicare il regime forfetario, possono revocare la scelta effettuata e applicare il regime forfetario dal 1° gennaio 2017. ****** 7) Con la rottamazione delle cartelle si blocca il DURC Rottamazione intralcia Durc: una questione ancora aperta: La rottamazione delle cartelle esattoriali blocca il procedimento del DURC da parte dell’Inps e dell’Inail e di conseguenza rende impossibile per le aziende, per via del mancato accordo tra la normativa fiscale e quella previdenziale, partecipare ad appalti pubblici per la fornitura di beni e servizi. Un problema segnalato già due mesi fa da parte del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del lavoro ma che, ad oggi, rimane una questione ancora aperta. Il Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro ha infatti inviato una lettera all’Amministratore delegato di Equitalia, Ernesto Maria Ruffini, e al Direttore Generale dell’Inps, Gabriella Di Michele, chiedendo di anticipare l’effetto della sanatoria. Infatti, le imprese che scelgono di aderire alla definizione agevolata delle cartelle esattoriali per il pagamento dei contributi Inps dovranno pagare la prima rata prevista dalla sanatoria dei ruoli di Equitalia ed aspettare luglio per vedersi sbloccato il Durc. Rimane vivo, quindi, l’auspicio da parte del Consiglio Nazionale dell'Ordine di trovare una soluzione definitiva, e in tempi rapidi, per risolvere la questione. (Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, comunicato del 13 aprile 2017) ****** 8) Commercialisti/revisori: prima sessione d’esami orfana dell’equipollenza Dalle sessioni d’esame del 2017 si applicheranno per la prima volta la nuova normativa che ha eliminato l’equipollenza con il “Regolamento recante attuazione della disciplina legislativa in materia di esame di idoneità professionale per l’abilitazione all’esercizio della revisione legale”. Per acquisire il titolo di revisore legale bisogna adesso sostenere un esame con tre prove scritte e una orale su materie economiche e giuridiche, oltre a un quesito pratico e a un colloquio generale; ma il testo prevede sconti sulle prove d’esame per commercialisti e avvocati. Quindi, i commercialisti (o a chi è sotto esame per conquistare il titolo) potranno evitare di sostenere i due scritti su materie economiche e giuridiche e avranno diritto a un colloquio più leggero; gli avvocati, invece, potranno evitare di ripassare le materie giuridiche perché saranno esonerati dalla seconda prova e non dovranno portarle nemmeno all’orale. Appuntamento a giugno e novembre 2017 per la prima e la seconda sessione degli esami di Stato di abilitazione all’esercizio della professione di dottore commercialista e di esperto contabile. Con una ordinanza del Ministero dell’Università sono arrivate le date, adesso sono due prove distinte e separate, anche se gli sconti non mancano per chi è già in possesso di un titolo. Per sostenere le prove i candidati potranno scegliere una sola delle 58 sedi indicate dal Ministero e dovranno presentare domanda di ammissione entro il 23 maggio per partecipare alla sessione estiva ed entro il 19 ottobre per il turno autunnale. Ad accogliere le richieste saranno direttamente le segreterie delle Università nelle quali si intende sostenere l'esame di abilitazione. Chi dovrà partecipare alle sessioni distinte per diventare commercialista o esperto contabile dovrà esser ovviamente in possesso di un diploma di laurea che nel caso degli esperti contabili potrà anche essere triennale. ****** 9) Dichiarazione MUD entro il prossimo 2 maggio E’ in scadenza la presentazione della denuncia annuale dei rifiuti 2016. La presentazione del MUD avviene con modulistica ed istruzioni già in uso. La scadenza del 30 aprile, essendo un giorno festivo, viene prorogata al primo giorno seguente non festivo, ovvero al 2 maggio. Soggetti obbligati e soggetti esclusi dalla comunicazione Rimangono immutate le categorie dei soggetti obbligati. Sono obbligati dalla compilazione del MUD i seguenti soggetti: - chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti (trasportatori in conto proprio o trasportatori professionali per conto terzi); - commercianti ed intermediari di rifiuti senza detenzione; - imprese ed enti che effettuano operazioni di recupero e smaltimento dei rifiuti; - imprese ed enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi; - imprese agricole che producono rifiuti pericolosi con un volume di affari annuo superiore a € 8.000,00; - imprese ed enti produttori che hanno più di dieci addetti e sono produttori iniziali di rifiuti non pericolosi derivanti da lavorazioni industriali, da lavorazioni artigianali e da attività di recupero e smaltimento di rifiuti, fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento dei fumi (così come previsto dall’articolo 184 comma 3 lettere c), d) e g) del D.Lgs. 152/06). - i produttori di imballaggi che hanno organizzato la gestione dei propri rifiuti di imballaggio su tutto il territorio nazionale o i soggetti che hanno messo in atto un sistema di restituzione dei propri imballaggi; - gli autodemolitori, i rottamatori e i frantumatori di veicoli fuori uso; - i produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche; - i sistemi collettivi costituiti dai produttori di Aee; - i recuperatori di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche; - i gestori di impianti di trattamento di rifiuti di imballaggio; - i gestori dei centri “privati” (diversi da quelli comunali) di raccolta di Raee. - i soggetti che sottopongono i rifiuti ad operazioni di trattamento. Sono esclusi dalla compilazione del MUD i seguenti soggetti: - imprese agricole art. 2135 c.c. con fatturato annuo inferiore a € 8.000,00; - attività di estetista es. produttrici del solo CER180103 (Art. 40,c.8, L. 214/2011); - professionisti non inquadrati in Imprese Enti (Art. 11, L. 29/2006); - produttori che conferiscono al servizio pubblico rifiuti pericolosi previa apposita convenzione (art. 189 co. 4 del D.Lgs. 152/2006). Modalità di comunicazione La presentazione della comunicazione ambientale MUD 2017 dovrà essere effettuata per via telematica tramite il sito www.mudtelematico.it e indirizzata alla Camera di commercio competente per territorio (quella della Provincia in cui ha sede l'unità locale cui la dichiarazione si riferisce, che diventa quella relativa della sede legale per trasportatori e intermediari senza detenzione). Imprese ed enti che producono fino a 7 tipologie di rifiuti possono presentare la comunicazione rifiuti semplificata su supporto cartaceo. Documentazione necessaria E’ indispensabile essere in possesso della seguente documentazione: - registro di carico e scarico; - formulari di identificazione dei rifiuti conferiti a terzi e la 4° copia con il peso a destino; - copia della denuncia rifiuti dello scorso anno. ****** 10) Split payment Iva professionisti: adeguamento fatture dal 1° luglio 2017 Professionisti, split payment Iva dal 1° luglio: due sono i fronti sui quali opera l’estensione della disciplina dello split payment: da un lato l’estensione alle fatture emesse dai professionisti e dall’altro un assai ampio allargamento della platea dei soggetti coinvolti nel proprio ciclo passivo. Professionisti Il comma 2 dell’articolo 17-ter del Dpr 633/72, in atto, dispone che la disciplina dello split non trovi applicazione per le prestazioni di servizi assoggettate a ritenuta alla fonte: tra queste, la casistica maggiormente frequente è quella dei lavoratori autonomi esercenti arti e professioni, ma non vanno dimenticate anche le prestazioni di intermediazione, le cessioni di brevetti e tutte le altre fattispecie per le quali il Dpr 600/73 prevede l’obbligo, per il committente, di operare ritenuta a titolo d’imposta o di acconto ai fini Irpef o Ires. La modifica normativa cancellerà il comma 2, coinvolgendo di conseguenza nel regime dello split tutti i soggetti che oggi ne sono esclusi in quanto emettono fatture con assoggettamento a ritenuta (ovviamente il regime di split opererà per le fatture emesse nei confronti dei destinatari indicati dalla norma). Quanto sopra implica tutta una serie di conseguenze, sicuramente negative in termini di gestione degli adempimenti e della liquidità, sul mondo delle professioni. In primo luogo occorrerà adeguare le modalità di emissione delle fatture e della liquidazione dell’Iva: l’Iva continuerà ad essere esposta in fattura, ma non verrà incassata e dunque non genererà debito nei confronti dell’Erario; le fatture non saranno più emesse con Iva ad esigibilità immediata o differita, ma in regime di «scissione dei pagamenti». Nel caso di fatture elettroniche trasmesse a mezzo SdI dovrà essere compilato con “S” lo specifico campo; per le fatture cartacee, invece, dovrà essere esposta la dicitura «scissione dei pagamenti». Salvo diverse indicazioni normative, saranno coinvolti anche i soggetti che hanno optato per il regime della cosiddetta «Iva per cassa» ex articolo 32-bis del Dl 83/2012; essi, con ogni probabilità, perderanno gran parte del beneficio dell’opzione nella misura in cui emettono fatture verso soggetti destinatari di split. Solo i professionisti in regime forfettario o dei minimi non saranno toccati dal problema in quanto le loro fatture non recano addebito di Iva. Le conseguenze in termini di liquidità sono evidenti: l’incasso della fattura avverrà sempre al netto della ritenuta, ma anche al netto dell’Iva; contestualmente, per i professionisti che generano buona parte del proprio fatturato con enti e società destinatarie di split, si potranno determinare situazioni di credito Iva nei confronti dell’Erario. È vero che l’articolo 30 del Dpr 633/72 prevede la possibilità di richiesta di rimborso dell’Iva per i contribuenti che pongono in essere operazioni in split; parimenti, è possibile utilizzare la procedura della richiesta di rimborso o di compensazione trimestrale; si tratta però di adempimenti ulteriori e che, comunque, generano uno sfasamento temporale significativo nella fase di prima applicazione. Si ricorda infine che, pur a fronte del meccanismo dello split, il professionista rimane il debitore dell’imposta nei confronti dell’Erario: eventuali accertamenti, con il relativo recupero di Iva, derivanti ad esempio da errori di fatturazione (un’ipotesi potrebbe essere quella di errore sull’aliquota applicata), continueranno ad essere emessi nei confronti del professionista. Destinatari dello split A rendere ancora più pesante l’impatto della manovra vi è un sensibile allargamento della platea dei soggetti destinatari e dunque dei soggetti nei confronti dei quali i professionisti dovranno emettere fattura in split. Il nuovo comma 1 dell’articolo 17-ter comprenderà infatti tutti i soggetti di cui all’articolo 1, comma 2 della legge 196/2009: si tratta, in buona sostanza, di tutti i soggetti che oggi sono destinatari di fattura elettronica a mezzo SdI per obbligo; entreranno quindi molti enti pubblici oggi esclusi, quali ad esempio tutti gli enti di ricerca, gli enti per il diritto allo studio, Consob, Sogei spa, Consip spa. Non solo: saranno comprese nel perimetro tutte le società quotate, le società controllate (direttamente o indirettamente) dallo Stato, le società controllate direttamente dagli enti territoriali e le società ed enti controllati (direttamente o indirettamente) dalle predette società. In concreto, mentre oggi il perimetro dei soggetti coinvolti nello split è molto più circoscritto di quello dei soggetti obbligati a ricevere fattura elettronica, con le nuove disposizioni si invertiranno le proporzioni: la platea dei soggetti destinatari di split sarà assai più vasta di quella dei soggetti destinatari di fattura elettronica. Tutto ciò genererà sicuramente gettito per l’Erario nel primo anno di entrata in funzione (come era stato nel 2015), ma occorre considerare che l’impatto sugli operatori sarà sicuramente disastroso. Vincenzo D’Andò