Installazione di impianti elettrici: linee guida per le imprese che operano nella U.E.

Questa notizia fa parte del diaro del 10 giugno 2016

Il Ministero dello Sviluppo Economico, con il parere n. 158051 del 03 giugno 2016, ha fornito importanti chiarimenti sugli adempimenti richiesti a un’impresa comunitaria, operante in Italia, per l’installazione e la dichiarazione di conformità degli impianti e sull’abilitazione richiesta all’impresa italiana che installa impianti elettrici occasionalmente fuori dall’Italia ma all’interno dell’Unione europea.

Installazione di impianti: Libera prestazione di servizi

Un impresa ha chiesto di sapere se occorre possedere un’abilitazione particolare per installare impianti elettrici occasionalmente fuori dall’Italia ma all’interno dell’Unione europea.

Il MISE a tal fine ha premesso che la c.d. «libera prestazione dei servizi» costituisce una delle libertà economiche fondamentali e fondanti nel lungo processo di costituzione del mercato comunitario, ed è volta a garantire alle imprese ed ai professionisti un diritto di mobilità nel contesto del mercato interno comune. Essa comporta per i soggetti che legittimamente operano in uno Stato membro dell’Unione europea, siano essi persone fisiche o giuridiche, il diritto di offrire i propri servizi a destinatari residenti in altri Stati membri, su base temporanea, senza che da ciò derivi la necessità di uno stabilimento nello Stato del destinatario della prestazione offerta.

Oltre che da norme recate dai Trattati, la materia è disciplinata nell’Unione dalla direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 settembre 2005, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, recepita nell’ordinamento giuridico nazionale con il decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206, e recentemente modificata ad opera della direttiva 2013/55/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 novembre 2013, a sua volta recepita con il decreto legislativo 28 gennaio 2016, n. 15, che ha introdotto numerose modifiche alle norme del richiamato decreto legislativo 206/2007.

Finalità della disciplina unionale complessivamente in vigore è quella di garantire ai soggetti che hanno acquisito una qualifica professionale in uno Stato membro il diritto di esercitare tale professione in un differente Stato membro in condizioni di parità con i cittadini di quello Stato.

L’articolo 5 della direttiva 2005/36/CE detta disposizioni concernenti il diritto del professionista ad offrire i propri servizi in libera prestazione, in modo temporaneo ed occasionale, stabilendo che non possa essere limitata, per ragioni attinenti alle qualifiche professionali, la libera prestazione di servizi resa nel territorio di un altro Stato membro quando il prestatore sia legalmente stabilito in uno Stato membro per l’esercizio della stessa professione e, nel caso in cui tale attività professionale non sia regolamentata nello Stato di stabilimento, quando egli abbia esercitato la predetta professione per almeno un anno nel corso dei dieci anni precedenti.

Precisa il paragrafo 3 del medesimo articolo che il prestatore che si sposta per offrire i propri servizi nel territorio di un altro Stato membro «è soggetto a norme professionali, di carattere professionale, legale o amministrativo, direttamente connesse alle qualifiche professionali, quali la definizione della professione, l’uso dei titoli e gravi errori professionali connessi direttamente e specificamente alla tutela e sicurezza dei consumatori, nonché le disposizioni disciplinari applicabili nello Stato membro ospitante ai professionisti che, ivi, esercitano la stessa professione», mentre risulta esentato, in forza del successivo articolo 6 della direttiva, da qualsiasi autorizzazione, iscrizione o adesione ad un’organizzazione o ad un organismo professionale (salva la possibilità che lo Stato membro preveda una iscrizione o adesione temporanea ed automatica, senza oneri per il professionista, che sia volta unicamente a facilitare l’…

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