Controlli fiscali: l'Agenzia Entrate utilizzerà anche Facebook

per il contrasto dell’evasione fiscale l’Amministrazione finanziaria conta di utilizzare tutti i mezzi più o meno immaginabili, tra cui anche Facebook; la notizia ha fatto molto scalpore, vediamo quali sono i veri propositi del Fisco

taci1Questo articolo è tratto dal diario quotidiano del 2 maggio 2016

Per il contrasto all’evasione fiscale l’Amministrazione finanziaria conta di utilizzare tutti i mezzi più o meno immaginabili, tra cui anche Facebook.

E’ questa una delle tante linee di controllo che saranno effettuate dall’Agenzia delle entrate e che vengono annunciate all’interno della circolare n. 16 del 29 aprile 2016.

Il Fisco utilizzerà i social network per il contrasto all’evasione. Rafforzamento dello scambio dati fiscali con le autorità estere. Verifiche transfer pricing solo se realmente rilevanti. Accertamenti immobiliari con accessi in loco. Infine tre mesi in meno di tempo agli uffici per chiudere la voluntary disclosure: ci sarà tempo fino al 30 settembre per l’istruttoria delle pratiche e poter così emettere gli avvisi di accertamento, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre 2016. Al debutto le fonti aperte nelle verifiche fiscali: Il direttore delle Entrate invita i suoi uomini a procedere con specifiche analisi di rischio perché, nel contrasto all’evasione, si dovrà puntare a un miglioramento qualitativo. I controlli dunque dovranno essere sempre più incentrati su un uso appropriato delle banche dati e delle applicazioni di ausilio e disposizione. Occhi del fisco per la prima volta ufficialmente puntati su Facebook, Twitter, Instagram e tutti i canali di reperimento di informazioni come siti e giornali. Se, con ogni probabilità, nella pratica gli 007 fiscali sono attenti anche a questi dettagli, con queste righe ora non hanno più scuse e i social diventano una fonte primaria di analisi per il contrasto all’evasione.

Scambio dati e Transfer pricing

I dati che a vario titolo pervengono dalle autorità fiscali estere sono patrimonio informativo dell’Agenzia. Allo scambio automatico e massimo di informazioni sui soggetti residenti in Italia con redditi di fonte estera è dedicato un apposito portale.

Nella circolare è evidenziato che per le attività a connotazione internazionale si invitano gli uffici a ricorrere agli strumenti della cooperazione internazionale, in particolare, si legge, «incrementando l’attivazione dello scambio di informazione a richiesta».

Un faro è acceso sui controlli riguardanti i prezzi di trasferimento (transfer pricing): se da un lato devono essere diretti a colpire quei comportamenti suscettibili di erosione di base imponibile, dall’altro devono tenere in adeguata considerazione il rischio di produrre fenomeni di doppia imposizione internazionale. Ecco, dunque, l’invito a mirare i controlli sulle ipotesi maggiormente significative di manipolazione dei prezzi di trasferimento, quelle che portano alla delocalizzazione di redditi disponibili in stati o territori che applicano un regime impositivo più favorevole.

Accertamenti immobiliari, spazio al contraddittorio preventivo

Il valore Omi (Osservatorio mercato immobiliare) deve essere un dato iniziale ai fini dell’individuazione dei valori degli immobili su cui si costruisce la verifica, tanto che questo dato dovrà essere integrato con gli ulteriori elementi in possesso dell’ufficio o acquisiti tramite attività istruttoria. Le verifiche dovranno inderogabilmente essere costruite con il contraddittorio con il contribuente prima dell’emissione dell’avviso di rettifica. Non solo. In questo campo si dovrà puntare anche agli accessi in loco, soprattutto nel caso di scostamenti tra il valore dichiarato e quello stimato. Un invito agli uffici è quello di allegare all’avviso di rettifica l’immagine dell’immobile, ulteriore supporto alla motivazione della rettifica.

Professionisti nel mirino per le frodi

Tra le indicazioni contenute nella circolare n. 16/E/2016 emerge che i professionisti rispondono dei possibili illeciti commessi dai clienti/contribuenti. Il documento evidenzia anche la necessità di riscontrare elementi che fanno emergere il ruolo di consulente nella veste di ideatore/facilitatore del comportamento evasivo. In tema di pratiche fraudolente (ad esempio le indebite compensazioni), è necessario valutare la responsabilità dei soggetti dotati di competenze professionali. Di recente il dlgs 158/2015 ha introdotto l’aggravante per i reati commessi nell’esercizio dell’attività di consulenza fiscale svolta dal professionista o dall’intermediario finanziario o bancario attraverso l’elaborazione o la commercializzazione di modelli di evasione. Accertamenti bancari: il ricorso alle indagini finanziarie è da preferirsi solo a valle di un’attenta analisi del rischio dalla quale possano emergere significative anomalie dichiarative.

Controlli sugli autonomi e sulle imprese di servizi

Particolare attenzione verrà prestata nei confronti di quei soggetti esercenti attività di lavoro autonomo che, seppure dichiarino un ammontare elevato di compensi, deducono un importo cospicuo di costi che abbattono in maniera significativa il reddito imponibile.

In tutti questi casi, allo scopo di garantire trasparenza e incentivare la compliance dichiarativa, gli Uffici indicheranno nella motivazione degli atti che la selezione è avvenuta anche in base alle discrepanze risultanti dall’applicazione degli studi di settore.

Sono inoltre in corso di svolgimento le analisi centralizzate dei dati dichiarativi dei soggetti che nel 2015 sono stati interessati da una comunicazione di anomalia da studi di settore e, nei prossimi mesi, saranno segnalati, distinti per livello di rischio, i nominativi di quei soggetti che non hanno modificato il proprio comportamento dichiarativo, né fornito elementi di risposta all’Amministrazione.

Da ultimo, in relazione alle attività di controllo nei confronti delle imprese di minori dimensioni e dei professionisti interessati dagli studi di settore, viene posta l’attenzione sugli effetti del regime premiale di cui all’articolo 10, comma 9, del decreto legge n. 201 del 2011, sulle attività di controllo d’istituto, con particolare riferimento alla riduzione di un anno dei termini di decadenza per l’attività di accertamento di cui all’articolo 43, primo comma, del DPR 29 settembre 1973, n. 600, e all’articolo 57, primo comma, del DPR 26 ottobre 1972, n. 633.

Per quanto concerne i settori con comportamenti a rischio, verrà prestata particolare attenzione al settore dei servizi, in quanto le relative transazioni risultano senz’altro di più difficile valutazione nell’an e nel quantum rispetto a quelle riferite alle cessioni di beni.

In generale, l’analisi deve essere finalizzata ad individuare essenzialmente ipotesi di effettiva omessa o infedele dichiarazione, attuata non solo attraverso l’omessa indicazione di ricavi e/o di altri componenti positivi di reddito, ma anche attraverso l’indebita deduzione di componenti negativi.

Vincenzo D’Andò

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