Diario quotidiano del 20 ottobre 2015: regime dei minimi: confermata l’aliquota del 5% ma solo per le nuove attività

Pubblicato il 20 ottobre 2015



regime dei minimi: confermata l’aliquota del 5% ma solo per le nuove attività; società di comodo: assegnazione agevolata entro il 30 settembre 2016; in arrivo la nuova detassazione sui premi di produttività; comunicazione beni ai soci entro il 30 ottobre 2015; la Legge di stabilità 2016 interviene anche sulla nota di variazione IVA; Iva ridotta anche per quotidiani on line; nota di approfondimento sull’istituto del baratto amministrativo; disponibile il nuovo portale della giustizia tributaria; il 730 precompilato salva dai controlli: 220mila inviti bonari a chi ha dimenticato di presentare la dichiarazione; fatturazione e regime fiscale dei compensi da versare ai medici per l’attività di consulente tecnico d’ufficio (CTU)
 
 Indice:  1) Regime dei minimi: confermata l’aliquota del 5% ma solo per le nuove attività  2) Società di comodo: assegnazione agevolata entro il 30 settembre 2016  3) In arrivo la nuova detassazione sui premi di produttività  4) Comunicazione beni ai soci entro il 30 ottobre 2015  5) La Legge di stabilità 2016 interviene anche sulla nota di variazione IVA  6) Iva ridotta anche per quotidiani on line  7) Nota di approfondimento sull’istituto del baratto amministrativo  8) Disponibile il nuovo portale della giustizia tributaria  9) Il 730 precompilato salva dai controlli: 220mila inviti bonari a chi ha dimenticato di presentare la dichiarazione  10) Fatturazione e regime fiscale dei compensi da versare ai medici per l’attività di consulente tecnico d’ufficio (CTU)  

1) Regime dei minimi: confermata l’aliquota del 5% ma solo per le nuove attività

Regime dei minimi: confermata l’aliquota al 5% dell’imposta sostitutiva ma solo per coloro che iniziano una nuova attività. Resta, quindi, confermata l’aliquota del 15% per i soggetti già esistenti.

La Legge di stabilità 2016 così come proposta dal Governo tende a mantenere soltanto il regime forfetario per autonomi introdotto dalla Legge 190/2014.

Come anticipato nei giorni scorsi (si veda il diario giornaliero dei giorni addietro) al regime forfetari vengono apportate delle modifiche. Le novità riguardano, in particolare:

- l’aumento di 10.000 euro del limite di ricavi/compensi per l’accesso/permanenza al regime forfetario per tutte le attività, salvo per le categorie professionali per le quali detto limite passerebbe dagli attuali 15.000 a 30.000 euro;

- la possibilità di accesso al regime per i lavoratori dipendenti e pensionati che abbiano percepito un reddito da lavoro dipendente e assimilato non superiore a 30.000 euro nell’anno precedente;

- la riduzione dell’aliquota d’imposta dal 15% al 5% per i primi cinque anni, in caso di avvio di una nuova attività;

- la modifica dell’agevolazione contributiva.

Viene prevista la possibilità di accesso al regime per i lavoratori dipendenti e pensionati che abbiano percepito redditi di lavoro dipendente e assimilati non superiori a 30.000 euro nell’anno precedente; la verifica di tale soglia è irrilevante se il rapporto di lavoro è cessato.

In merito ai soggetti che iniziano l’attività (per tali intendendosi solo coloro che non abbiano svolto nel triennio precedente altre attività imprenditoriali o professionali e che avviino un’attività che non costituisce prosecuzione di precedenti attività svolte sotto forma di lavoro dipendente o autonomo), il disegno di legge cambia l’agevolazione loro riservata prevedendo:

- al posto dell’attuale riduzione di un terzo del reddito forfetariamente determinato per il primo triennio,

- la riduzione dell’aliquota dell’imposta sostitutiva, dal 15% al 5%, per i primi cinque anni dell’attività (in un’ottica di continuità con il regime di vantaggio).

Infine, riguardo il regime contributivo agevolato viene prevista, in luogo dell’esonero dal minimale contributivo, una riduzione pari al 35% della contribuzione (ordinaria) INPS dovuta ai fini previdenziali.

2) Società di comodo: assegnazione agevolata entro il 30 settembre 2016

La Legge di stabilità 2016 introduce un’imposta sostitutiva dell’8% che diventa 10,5% per le società di comodo. Viene riproposta la disciplina speciale di assegnazione o di cessione agevolata di beni ai soci o di trasformazione agevolata in società semplice, che permetterà di estromettere i beni dal regime di impresa e di evitare, quindi, le suddette penalizzazioni, beneficiando di un regime impositivo di favore rispetto a quello ordinario sia per quanto riguarda le imposte sui redditi che per quanto riguarda le imposte di registro, ipotecaria e catastale.

Viene previsto che l’assegnazione o la cessione agevolata riguardi solo i beni immobili (tranne quelli strumentali per destinazione) e i beni mobili iscritti in pubblici registri non utilizzati quali beni strumentali nell’esercizio dell’impresa; i soci, per contro, devono risultare tali alla data del 30 settembre 2015. La trasformazione in società semplice è ammessa solo se la società ha per oggetto esclusivo o principale la gestione dei predetti beni “agevolabili”.

Imposta sostitutiva sulla differenza tra il valore normale del bene assegnato (o rientrante nel patrimonio della società trasformata) e il suo costo fiscalmente riconosciuto

Viene, dunque, prevista un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’IRAP pari all’8% o, se la società risulta di comodo in almeno due dei tre periodi di imposta precedenti a quello in corso al momento della assegnazione, cessione o trasformazione del 10,5%. La base imponibile dell’imposta sostitutiva può, inoltre, essere determinata, su richiesta della società, assumendo in luogo del valore normale dei beni immobili il loro valore catastale, spesso notevolmente inferiore. Viene, parimenti, prevista un’imposta sostitutiva sulle riserve in sospensione d’imposta annullate, pari al 13%.

Per quanto riguarda, invece, la cessione agevolata, ai fini della determinazione dell’imposta sostitutiva il corrispettivo della cessione, se inferiore al valore normale del bene (determinato a norma dell’art. 9 del TUIR o in base al valore catastale) è computato in misura non inferiore ad uno dei due valori.

Ai fini delle imposte sui redditi, per i soci assegnatari, non si applica l’art. 47 del TUIR (ciò comporta che il valore normale del bene assegnato non rappresenta un utile in natura); è comunque previsto che tale valore normale riduca il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione detenuta dal socio.

In relazione alle imposte indirette, viene prevista la riduzione alla metà dell’imposta di registro eventualmente dovuta per l’assegnazione, nonché l’applicazione delle imposte ipotecaria e catastale in misura fissa.

Il termine per gli atti di assegnazione o cessione agevolata, o per la trasformazione in società semplice, è fissato al 30 settembre 2016. L’imposta sostitutiva sulle plusvalenze deve essere versata per il 60% entro il 30 novembre 2016 e per il rimanente 40% entro il 16 giugno 2017, con la possibilità della compensazione in F24.

3) In arrivo la nuova detassazione sui premi di produttività

Riparte la detassazione sui premi di produttività: La Legge di stabilità 2016 ripristina, infatti, una agevolazione sul lavoro: la detassazione dei premi di produttività per i lavoratori dipendenti. La nuova norma dovrebbe ampliare la platea dei beneficiari (impiegati e quadri) aumentando fino a 50.000 euro la fascia di reddito alla quale si applica la cedolare secca al 10% e fissando l’importo oggetto dell’incentivo fiscale ad un massimo di 2.500 euro.

Dopo un anno viene ripristinata l’agevolazione introdotta per favorire la produttività delle aziende: si tratta della detassazione dei premi di produttività per i lavoratori dipendenti.

Nella nuova veste, in vigore dal 2016, l’agevolazione dovrebbe essere estesa anche a buona parte degli impiegati e quadri, prevedendo una fascia di reddito massimo di 50.000 euro ed un importo massimo di incentivo fiscale pari a 2.000 euro (elevato a 2.500 euro per le aziende che coinvolgono i lavoratori nell’organizzazione del lavoro).

In base alle prime bozze di DDL, dal 2016, viene previsto che:

- salva espressa rinuncia scritta del prestatore di lavoro, sono soggetti a una imposta sostitutiva dell'imposta sul reddito delle persone fisiche e delle addizionali regionali e comunali pari al 10%, entro il limite di importo complessivo di 2.000 euro lordi (elevato a 2.500 euro per le aziende che coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell'organizzazione del lavoro), i premi di risultato di ammontare variabile la cui corresponsione sia legata ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione, misurabili e verificabili sulla base di criteri definiti con un decreto che sarà emanato in futuro, nonché le somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa;

- le somme e i valori dei c.d. fringe benefit (art. 51, comma 2 D.P.R. n. 917/1986) e quelli di importo non superiore a 258 euro (art. 51, comma 3 ultimo periodo D.P.R. n. 917/1986) non concorrono, nel rispetto dei limiti ivi indicati, a formare il reddito di lavoro dipendente, anche nell’eventualità in cui gli stessi siano fruiti, per scelta del lavoratore, in sostituzione, in tutto o in parte, delle somme detassate;

- le somme e i valori di cui sopra non concorrono fino al limite massimo di 2.000 euro (2.500 euro per le aziende che coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell'organizzazione del lavoro) alla formazione del reddito complessivo del lavoratore o del suo nucleo familiare ai fini della determinazione della situazione economica equivalente;

- resta fermo il computo dei predetti redditi ai fini dell’accesso alle prestazioni previdenziali e assistenziali.

Come prima, l’agevolazione si applica per il settore privato e con riferimento ai titolari di reddito da lavoro dipendente di importo non superiore a 50.000 euro.

4) Comunicazione beni ai soci entro il 30 ottobre 2015

E’ in scadenza per fine mese un ulteriore adempimento fiscale. Infatti, entro il 30 ottobre 2015, gli imprenditori individuali, le società di persone e le società di capitali, le cooperative, le stabili organizzazioni di società non residenti e gli enti privati di tipo associativo, limitatamente ai beni relativi alla sfera commerciale, devono inviare all’Agenzia delle entrate la comunicazione dei dati anagrafici dei familiari dell'imprenditore o dei soci che nel 2014 (per i contribuenti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare) hanno avuto in godimento beni dell’impresa nonché gli elementi identificativi dei beni.

Con la Manovra-bis 2011 (art. 2, commi da 36-terdecies a 36-duodevicies, D.L. n. 138/2011, n. 138), il legislatore ha voluto porre un freno al fenomeno dell’acquisto di beni strumentali da parte di soggetti esercenti attività d’impresa al solo fine di concederli in godimento per fini privati ai soci o ai familiari dei soci o dell’imprenditore. Le società/imprenditori individuale oppure i soci persone fisiche e/o i familiari dell’imprenditore individuale sono, quindi, tenuti a presentare un’apposita comunicazione al fine di dichiarare la concessione in godimento ad un socio e ai familiari dell’imprenditore o dei soci di un bene strumentale della società o dell’imprenditore individuale per un corrispettivo inferiore al valore normale di tale diritto di utilizzo.

Ambito oggettivo

La comunicazione deve essere effettuata:

- per i beni concessi in godimento dalla società ai soci;

- per i beni concessi in godimento dalla società ai familiari dei soci;

- per i beni concessi dalla società in godimento a soci o familiari di altra società appartenente al medesimo gruppo;

- per i beni utilizzati dai familiari dell’imprenditore.

Secondo quanto chiarito dalla C.M. n. 24/E/12, i familiari dell’imprenditore e dei soci vanno individuati, ai sensi dell’art. 5, co. 5, del Tuir, pertanto, sono tali “il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado”.

Ambito soggettivo

Con riferimento ai soggetti concedenti il bene, la disposizione in esame è applicabile ai seguenti soggetti, purché residenti:

- imprenditori individuali;

- società di persone (Snc, Sas);

- società di capitali (Spa, Srl);

- società cooperative;

- stabili organizzazioni di società non residenti;

- enti privati di tipo associativo con riguardo ai soli beni relativi all’attività commerciale.

Non sono interessate dalla disciplina in esame le società semplici.

Con riferimento agli utilizzatori dei beni, la disposizione in esame è applicabile ai seguenti soggetti che beneficiano, nella propria sfera personale, di beni relativi all’impresa:

- soci, residenti e non, di società ed enti associativi privati residenti che svolgono attività commerciale;

- familiari, residenti e non, di soci di società ed enti associativi privati residenti che svolgono attività commerciale;

- soggetti residenti e non, che utilizzano nella propria sfera personale beni della propria impresa commerciale residente;

- familiari, ex art. 5, comma 5 del Tuir, residenti e non, dell’imprenditore individuale residente.

Il provvedimento del 2.8.2013 dispone che la comunicazione va effettuata anche per i beni concessi in godimento dalla società ai soci “o familiari di questi ultimi, o ai soci o familiari di altra società appartenente al medesimo gruppo”.

Come precisato dall’Agenzia delle entrate nella circolare 15.6.2012, n. 24/E, non sono interessati dalla disciplina in esame “i soggetti utilizzatori che per loro natura non possono essere titolari di reddito diverso”, ossia le società commerciali di persone e di capitali.

Cosa comunicare

L’ambito soggettivo che interessa le due comunicazioni relative al periodo di imposta 2014, è diverso:

- nel modello dei beni in uso ai soci l’invio è indifferentemente eseguito sia dalla società concedente sia dall’effettivo beneficiario. Nel modello occorre indicare:

- la tipologia di bene concesso in utilizzo;

- i dati relativi al bene (es. codice telaio per le autovetture, codice catastale per l’immobile);

- il valore normale di utilizzo (per le vetture si deve far riferimento al benefit convenzionale previsto dall’art. 51 del Tuir);

- il corrispettivo eventualmente pagato per l’utilizzo.

È poi richiesto di dare indicazioni circa l’utilizzo che viene fatto del bene e la durata della concessione (data di inizio e fine).

- nel caso dei finanziamenti e degli apporti l’obbligo è posto esclusivamente a carico del soggetto che svolge attività d’impresa, cioè chi ha ricevuto il finanziamento o la capitalizzazione. Nel modello occorre indicare:

- finanziamenti (non rileva se fruttiferi o meno) e/o

- capitalizzazioni (sottoscrizione e aumenti di capitale, versamenti a copertura perdite, in conto aumento capitale, in conto futuro aumento capitale, le rinunce alla restituzione dei finanziamenti in precedenza erogati, ecc.)

che soci o familiari avranno effettuato in società o a favore di ditte individuali, di importo pari o superiore a € 3.600,00.

Cosa non comunicare

È confermato che non sussiste l’obbligo di comunicazione quando i beni concessi in godimento privato soddisfano congiuntamente due requisiti:

- hanno un valore non superiore a 3.000 euro, al netto dell’Iva (da notare che il riferimento è al valore del bene, non al valore annuo dell’utilizzo);

- sono compresi nella categoria residuale “altro” prevista dal decreto (ovvero sono diversi da autovetture, unità da diporto, aeromobili, immobili).

Per i finanziamenti e le capitalizzazioni, non sussiste l’obbligo di comunicazione quando il valore dei finanziamenti e delle capitalizzazioni, autonomamente considerati, non superino il valore di 3.600 euro.

Conseguenze della concessione di beni ai soci o familiari

In particolare è previsto che la concessione in godimento di un bene d’impresa, da parte di una società / ditta individuale, ad un socio/familiare (a titolo personale), senza corrispettivo ovvero ad un corrispettivo inferiore a quello di mercato, comporta:

- per l’utilizzatore (imprenditore individuale / socio / familiare) la rilevazione di un reddito diverso ai sensi dell’art. 67, co. 1, lett. h-ter del Tuir, pari alla differenza tra il valore di mercato e il corrispettivo annuo pattuito per la concessione in godimento del bene;

- per il concedente (ditta individuale / società) l’indeducibilità dei relativi costi.

5) La Legge di stabilità 2016 interviene anche sulla nota di variazione IVA

Rilettura della normativa IVA dopo le tortuose modifiche arrecate di recente dall’art. 31 del DLgs. 175/2014: La Legge di stabilità 2016 modifica il comma 2 dell’art. 26 del D.P.R. 633/72, relativo alle condizioni di emissione della nota di variazione IVA in diminuzione nel caso di procedure concorsuali ed esecutive rimaste infruttuose.

In tal modo, si viene così a precisare quando è possibile emettere la nota di variazione in diminuzione:

- per ridurre l’imponibile ai fini IVA, in conseguenza di dichiarazione di nullità, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione e simili, ovvero in conseguenza dell’applicazione di abbuoni o sconti previsti contrattualmente;- in relazione alle procedure esecutive rimaste infruttuose e l’assoggettamento a procedure concorsuali.

In particolare, viene disciplinata l’emissione della nota di credito a seguito di mancato pagamento del corrispettivo, da parte del cessionario o committente dell’operazione, nelle ipotesi:

- di procedure esecutive rimaste infruttuose;

- di assoggettamento del cessionario o committente a procedure concorsuali;- di accordo di ristrutturazione dei debiti ovvero di piano attestato di risanamento.

Momento per l’emissione della nota di credito, da parte del cedente o prestatore, nel caso di procedure concorsuali

Lo scopo è quello di dare certezza riguardo il momento di emissione della nota di variazione.

Il momento è dato dalla “data in cui il cessionario o committente è assoggettato a una procedura concorsuale” e, in particolare dalla data:

- della sentenza dichiarativa del fallimento;

- del provvedimento che ordina la liquidazione coatta amministrativa;

- del decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo;

- del decreto che dispone la procedura di amministrazione straordinaria.

 

6) Iva ridotta anche per quotidiani on line

La Legge di stabilità 2016 disposta l’equiparazione (disposta dalla legge di stabilità 2015) ai libri delle “pubblicazioni identificate da codice ISBN”, ai fini dell’aliquota IVA del 4%.

In particolare, l’aliquota ridotta sarebbe ulteriormente estesa:

- a tutte le tipologie di pubblicazioni individuate dal n. 18 della Tabella A, parte II, allegata al DPR 633/72, vale a dire, oltre ai libri, anche ai “giornali, notiziari quotidiani, dispacci delle agenzie di stampa e periodici”;- anche nell’ipotesi in cui le pubblicazioni siano identificate dal codice ISSN.

In sostanza, l’agevolazione, in termini di aliquota IVA, attualmente prevista per gli e-book verrebbe ad estendersi all’intero settore dell’editoria on line, eliminando un’incomprensibile discriminazione tra i libri e gli altri prodotti del settore, già agevolati (per la distribuzione cartacea) ai sensi della Tabella A, parte II, allegata al DPR 633/72.

7) Nota di approfondimento sull’istituto del baratto amministrativo

A causa dei numerosi dubbi sull’applicazione delle disposizioni relative al c.d. baratto amministrativo (per ultimo, art. 24 del Dl n. 133 del 2014), l’Ifel, con la nota del 16 ottobre 2015, ha fornito alcuni chiarimenti sul corretto inquadramento del nuovo istituto del baratto amministrativo.

Viene prima precisato che la disposizione originaria riguardante il tema in oggetto (art. 11, co. 2 lett. f, D.lgs n. 23 del 2011), è contenuta nella disciplina

dell’imposta municipale secondaria, attualmente non applicabile in quanto, come noto, l’entrata in vigore del tributo in questione - che dovrà sostituire i prelievi sull’occupazione (Tosap e Cosap) e sulla pubblicità (Icp e Canone istallazione mezzi pubblicitari) - è stata differita al 1° gennaio 2016 dall’art. 10, comma 11-bis del Dl n. 192 del 2014, termine di cui si prevede, peraltro, l’ulteriore proroga. Pertanto, l’unica norma di riferimento per l’applicazione del baratto amministrativo in tema di tributi comunali risulta essere, ad oggi, solo l’art. 24 della legge n. 133 del 2014.

Riguardo quest’ultima disposizione, va preliminarmente posta l’attenzione sui criteri piuttosto stringenti posti dalla norma ai fini del riconoscimento dell’agevolazione o dell’esenzione dal pagamento dei tributi locali a fronte di servizi resi all’Amministrazione.

Ci si riferisce in particolare agli aspetti inerenti:

- l’individuazione dei potenziali beneficiari delle agevolazioni;

- le attività oggetto del “baratto”;

- i tributi rispetto ai quali può essere deliberata la riduzione o l’esenzione.

I beneficiari dell’agevolazione

Appare evidente, dal tenore letterale della norma, che i soggetti potenzialmente beneficiari delle agevolazioni tributarie debbano necessariamente coincidere con i soggetti “abilitati” a presentare progetti di riqualificazione. In questo senso, i beneficiari potranno essere individuati tra cittadini singoli o associati, con la precisazione che, ai fini della concessione dell’agevolazione da parte dei Comuni, la norma privilegia prioritariamente le “comunità di cittadini costituite in forme associative stabili e giuridicamente riconosciute”. In proposito, si ritiene che nel caso delle citate associazioni di cittadini, la riduzione o l’esenzione potrà essere accordata in via del tutto prioritaria con riferimento ad obbligazioni tributarie di cui è soggetto passivo l’associazione stessa.

Ovviamente, in caso di “incapienza”, cioè di scostamento negativo tra valorizzazione dell’attività di pubblico interesse posta in essere e agevolazione attribuibile al soggetto associativo, il beneficio potrà estendersi ai soggetti componenti l’associazione.

Attività oggetto del “baratto” amministrativo

Quanto alle attività in relazione alle quali possono essere deliberate dal Comune le agevolazioni tributarie in commento, la stessa norma stabilisce che l’intervento dei cittadini deve riguardare un territorio da qualificare, ed in particolare i progetti presentati devono riguardare “la pulizia, la manutenzione, l'abbellimento di aree verdi, piazze, strade ovvero interventi di decoro urbano, di recupero e riuso, con finalità di interesse generale, di aree e beni immobili inutilizzati, e in genere la valorizzazione di una limitata zona del territorio urbano o extraurbano”.

In questo senso non può ritenersi corretta l’interpretazione che autorizzi l’ente locale a disporre la riduzione o l’esonero dai tributi in relazione a qualsiasi intervento dei cittadini, nei diversi campi di azione dell’ente locale. In altri termini, l’attività cui collegare le agevolazioni non può essere individuata liberamente dal Comune, ma deve essere riconducibile alle tipologie di attività elencate dalla norma nel rispetto del principio della riserva di legge ex art. 23 della Costituzione.

Un ulteriore limite posto dall’art. 24 in commento riguarda la caratteristica della sussidiarietà (concetto ripreso dal d.lgs n.23 del 2011), tramite la quale i cittadini si “sostituiscono” al Comune nell’espletamento di specifiche attività di carattere sociale.

L’individuazione delle attività specifiche deriva dalla prescrizione secondo cui “l’esenzione è concessa per un periodo limitato e definito, per specifici tributi e per attività individuate dai comuni, in ragione dell’esercizio sussidiario”. Tale ultima locuzione potrà essere intesa nel senso che il Comune può deliberare le agevolazioni in commento solamente in riferimento ad attività rispetto alle quali si astenga dall’intervenire. Detto altrimenti, l’intervento dei cittadini - singoli e associati - deve essere alternativo e sostitutivo rispetto a quello del Comune.

Tributi rispetto ai quali può essere deliberata la riduzione o l’esenzione A fronte dell’intervento sussidiario dei cittadini, il Comune potrà pertanto disporre deliberazioni di riduzione o esenzione di tributi “inerenti il tipo di attività posta in essere”.

Si ritiene opportuno precisare, a questo proposito, che la ratio sottesa alla norma in commento consente di collegare la delibera di agevolazione al tributo di riferimento (IMU, Tasi, Tari, Cosap ecc) anche se in apparenza non direttamente ricollegabile al tipo di attività posta in essere. Così, ad esempio, si potranno prevedere riduzioni o esenzioni dalla Tari per progetti di pulizia di parchi pubblici, ma anche agevolazioni Tasi per gli stessi interventi, riconducibili alla sua natura di tributo sui servizi indivisibili. Oppure, nulla vieta che per un progetto di riqualificazione di un bene immobile possa essere concessa un’agevolazione sull’IMU.

In definitiva, il concetto di “inerenza” del tributo per cui si prevede l’agevolazione all’attività svolta dai cittadini (singoli o associati), dovrà essere valutato attentamente in sede di predisposizione della delibera di agevolazione ed ispirato a criteri di ragionevolezza e corrispondenza tra beneficio reso ed agevolazione concessa.

Non si profilano pertanto, in quest’ottica, particolari limitazioni ai tributi per i quali potranno essere previste agevolazioni, purché siano adeguatamente giustificate e legate ai presupposti impositivi propri di ciascun tributo.

La quantificazione dell’agevolazione

Strettamente connesso al precedente punto, sembra essere quello relativo al quantum dell’agevolazione disposta dal Comune per la “remunerazione” delle attività elencate dall’art. 24. Anche in questo caso, in assenza di criteri oggettivi di corrispondenza economica univoci sul territorio nazionale, si ritiene opportuno e necessario giustificare la scelta compiuta con elementi ispirati a responsabilità e ragionevolezza nella quantificazione del trattamento agevolativo. La necessità di quantificare a priori le agevolazioni a fronte di determinate attività, trova poi un ulteriore elemento rafforzativo nel rendere più agevole il controllo da parte del Comune. È in proposito opportuno sottolineare che il riconoscimento di qualsiasi agevolazione non deve essere solo legittimo ma anche controllabile.

Da ultimo, occorre precisare che non appare coerente con la ratio della norma la possibilità di prevedere riduzioni o esenzioni anche con riferimento ad eventuali debiti tributari del contribuente. Un intervento in tal senso appare ancor meno opportuno se si considera il principio di indisponibilità e di irrinunciabilità al credito tributario cui soggiacciono tutte le entrate tributarie comunali. Una valutazione differente potrebbe essere avanzata con riferimento alle entrate patrimoniali (non tributarie) in relazione alle quali esiste un rapporto più diretto con i contribuenti astrattamente idoneo a configurare maggiori margini di disponibilità da parte dell’ente locale. Ad ogni modo, tale ultima fattispecie non sembra poter essere ricondotta nell’ambito di applicazione dell’art. 24, il quale si riferisce esplicitamente al campo dei tributi comunali.

Infine, si osserva che la norma indica quale strumento per l’adozione delle agevolazioni in questione la “delibera” (“i comuni possono deliberare riduzioni o esenzioni di tributi inerenti al tipo di attività posta in essere”), senza rimandare ai poteri regolamentari esercitati a norma del D.Lgs. 446 del 1997.

Pur non potendo escludere la validità di una semplice delibera (comunque di competenza del Consiglio comunale), appare opportuno che le deliberazioni vengano adottate sulla base dei poteri di natura regolamentare, trattandosi di integrazioni alla disciplina tributaria. A questa considerazione concorre anche il richiamo contenuto nella norma riguardante l’Imu secondaria, sopra richiamata, che – pur non essendo ancora vigente – richiede espressamente un pronunciamento di tipo regolamentare.

Adottando tale cautela, le decisioni in tale materia assumeranno efficacia secondo i criteri stabiliti per i regolamenti comunali delle entrate. Pertanto, ad esempio, un’eventuale intervento deciso nel corso di quest’anno (quindi oltre il 30 luglio, termine previsto da norme statali per la deliberazione del bilancio di previsione), troverà attuazione dal 1° gennaio 2016.

8) Disponibile il nuovo portale della giustizia tributaria

Dal 19 ottobre 2015 è disponibile il nuovo portale della giustizia tributaria, consultabile all’indirizzo web: http://giustiziatributaria.gov.it.

Il Portale contiene le informazioni relative alla organizzazione delle Commissioni tributarie e alla modulistica utilizzata, garantendo l'accesso ai servizi telematici riservati ai contribuenti ed agli operatori di settore (“telecontenzioso” e “prenotazione on line” degli appuntamenti).

I giudici tributari potranno fruire di una serie di servizi personalizzati, presenti nella “scrivania del giudice”, tra cui la ricerca delle sentenze delle Commissioni tributarie e la consultazione del fascicolo processuale telematico.

Dal 1° dicembre 2015, il sito svolgerà anche la funzione di punto unico di accesso al processo tributario telematico. Tale innovazione ha lo scopo di consentire alle parti il deposito telematico degli atti e dei documenti processuali e la consultazione del fascicolo.

9) Il 730 precompilato salva dai controlli: 220mila inviti bonari a chi ha dimenticato di presentare la dichiarazione

Grazie alla dichiarazione precompilata e ai dati trasmessi dai datori di lavoro e dagli enti previdenziali, l’Agenzia delle Entrate è riuscita ad avvisare circa 220mila contribuenti di possibili anomalie che riguardano la dichiarazione dei redditi, invitandoli a verificare la propria posizione ed eventualmente a porvi rimedio senza incorrere in controlli. I destinatari di questa tornata di lettere bonarie sono i contribuenti che non hanno presentato la dichiarazione pur avendo percepito più redditi da lavoro dipendente o da pensione da diversi sostituti (datori di lavoro o enti previdenziali) i quali non hanno effettuato il conguaglio delle imposte. Chi riceve la lettera può presentare il modello Unico Persone Fisiche entro il 29 dicembre 2015 (entro 90 giorni dalla scadenza ordinaria del 30 settembre) beneficiando con il ravvedimento operoso di una significativa riduzione delle sanzioni dovute per la tardiva dichiarazione e per gli eventuali versamenti.

La lettera salva dai controlli

In questi giorni l’Agenzia delle Entrate sta inviando delle lettere invitando i contribuenti, che in presenza di più redditi (senza conguaglio) non hanno presentato la dichiarazione per il periodo d’imposta 2014, a verificare autonomamente la propria posizione prima che l’Agenzia effettui dei controlli. Queste anomalie vengono normalmente riscontrate a distanza di anni dalla presentazione della dichiarazione, con l’applicazione di sanzioni e interessi in misura piena. Ora, grazie alla precompilata, è possibile individuarle in tempo reale e, ricevendo l’avviso preventivo, il cittadino può rimediare da solo tramite l’istituto del ravvedimento operoso, senza imbattersi mai nei controlli.

I numeri dell’assistenza

I contribuenti che vogliono ricevere maggiori informazioni e assistenza nella compilazione della dichiarazione possono rivolgersi agli uffici territoriali (sul sito internet dell’Agenzia - nella sezione Contatta l'Agenzia > Assistenza fiscale > Uffici Entrate) o chiamare il Call center al numero 848.800.444 dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 17, e il sabato, dalle 9 alle 13, al costo della tariffa urbana a tempo.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 163 del 19 ottobre 2015)

10) Fatturazione e regime fiscale dei compensi da versare ai medici per l’attività di consulente tecnico d’ufficio (CTU)

Il medico dipendente, in rapporto esclusivo, dell’azienda sanitaria, qualora effettui solo in via occasionale prestazioni medico-legali, non deve aprire la partita IVA e neppure emettere la fattura elettronica.

A seguito di una istanza di interpello posta dall’Inps sono stati forniti dei chiarimenti in merito alla fatturazione e regime fiscale dei compensi da versare ai medici, dipendenti in rapporto esclusivo, che svolgono attività di consulente tecnico d’ufficio (CTU), ovvero sulla questione dell’assoggettabilità ad Iva o meno dei compensi occasionali.

In particolare, l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 88/E del 19 ottobre 2015, ha spiegato che l'attività di consulenza tecnica d’ufficio nell’ambito di un giudizio penale è soggetta all’Iva e deve, pertanto, essere documentata con fattura elettronica.

In relazione, poi, alle prestazioni rese nell’ambito di un giudizio civile o eseguite per finalità assicurative, amministrative e simili, viene precisato che se l’attività di consulenza è svolta con carattere di abitualità da parte del professionista, il relativo reddito dovrà essere assoggettato al regime proprio del reddito di lavoro autonomo.

Ne deriva l’applicabilità della disciplina prevista per i redditi di natura professionale che implica, sotto il profilo dell’Iva, non solo il necessario possesso (o apertura) della partita IVA, ma anche l’obbligo di fatturazione elettronica (laddove chi eroga i compensi abbia la qualifica soggettiva indicata nella circolare n. 1/DF del 2015).

Qualora, invece, l’attività di consulenza medico-legale sia prestata in maniera occasionale, i relativi onorari vanno qualificati come redditi diversi - ex articolo 67, comma 1, lettera l), del TUIR - poiché trattasi di compensi derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente.

In quest’ultima eventualità, atteso l’esercizio non abituale, le operazioni restano escluse dal campo di applicazione dell'IVA per carenza del presupposto soggettivo previsto dall’articolo 5 del D.P.R. n. 633 del 1972.

Ne deriva che il medico dipendente, in rapporto esclusivo, dell’azienda sanitaria, qualora effettui solo in via occasionale prestazioni medico-legali, non è obbligato all’apertura della partita IVA né all’emissione di fattura elettronica.

In questo senso, fermo restando che la valutazione dell’occasionalità, da effettuare caso per caso, esula da quelle esperibili in tale sede - né sarebbe comunque possibile, stante l’omessa indicazione nell'istanza presentata di specifici riferimenti in merito - viene ricordato che l’iscrizione volontaria in apposito albo professionale può costituire indizio di abitualità: «l’abitualità dell'esercizio professionale, non identificabile con la sua esclusività, è insita nella volontaria iscrizione del professionista nell’albo dei consulenti tecnici, costituente titolo per l’affidamento di compiti in modo ricorrente, secondo criteri di rotazione, non in via meramente occasionale o saltuaria» (Cass. n. 2297/1987).

Vincenzo D’Andò