Diario quotidiano del 24 luglio 2015: le novità in arrivo per la fatturazione elettronica

Pubblicato il 24 luglio 2015



rendite catastali: contenzioso di sola competenza del giudice tributario; niente condanna penale se l’imprenditore non paga le tasse a causa della crisi dell’impresa; le novità in arrivo per la fatturazione elettronica; IMU agricola: prorogata al 30 ottobre; modello 730 precompilato: escluse sanzioni per l’invio tardivo o errato; online sul sito delle Entrate le statistiche catastali: com’è cambiato il patrimonio immobiliare italiano nel 2014; credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo: pubblicato il D.M.; modello 730/2015 redditi 2014: conguaglio sui ratei pensionistici di agosto e settembre 2015; anche gli enti non commerciali devono potere accedere alle varie forme delle procedure concorsuali; commercialisti: richiesti meno adempimenti per gli obblighi fiscali; applicazione del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità: risoluzione delle Entrate, opzione ancora possibile per il 2015; tavolo tecnico “Semplificazioni fiscali” presso il Ministero dell'Economia e delle Finanze: i libri contabili si stampano solo se richiesti dal Fisco

 

 Indice:

 1) Rendite catastali: contenzioso di sola competenza del giudice tributario

 2) Niente condanna penale se l’imprenditore non paga le tasse a causa della crisi dell’impresa

 3) Le novità in arrivo per la fatturazione elettronica

 4) Imu agricola: prorogata al 30 ottobre

 5) 730 precompilato: escluse sanzioni per l’invio tardivo o errato

 6) Online sul sito delle Entrate le statistiche catastali: com’è cambiato il patrimonio immobiliare italiano nel   2014

 7) Credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo: pubblicato il D.M.

 8) Mod. 730/2015 redditi 2014: conguaglio sui ratei pensionistici di agosto e settembre 2015

 9) Anche gli enti non commerciali devono potere accedere alle varie forme delle procedure concorsuali

 10) Commercialisti: richiesti meno adempimenti per gli obblighi fiscali

 11) Applicazione del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità: risoluzione delle Entrate, opzione ancora possibile per il 2015

 12) Tavolo tecnico “Semplificazioni   fiscali” presso il Ministero dell'Economia e delle Finanze: i libri contabili si stampano solo se richiesti dal Fisco

 

 

1) Rendite catastali: contenzioso di sola competenza del giudice tributario

Le cause relative al classamento degli immobili e all’attribuzione delle rendite catastali sono competenza del giudice tributario. Anche quando a ricorrere nei confronti dell’Amministrazione finanziaria non è il contribuente, ma il comune nel cui territorio si trova il bene accatastato.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, a sezioni unite, con l’ordinanza n. 15291 del 21 luglio 2015.

Il regolamento preventivo di giurisdizione era stato presentato dalla Ctp Trento dopo che un comune aveva impugnato nei confronti della provincia autonoma la nuova rendita catastale attribuita ad alcuni impianti per la produzione di energia elettrica.

La diatriba è sorta poiché l’art. 2 del D.Lgs. n. 546/1992, che definisce l’oggetto della giurisdizione tributaria, fa riferimento tra l’altro a “controversie promosse dai singoli possessori”. Ma le sezioni unite escludono che ciò possa fare venir meno la competenza del giudice tributario quando a ricorrere sia un soggetto (in questo caso il comune) che pur non possedendo l’immobile gode comunque della relativa legittimazione sostanziale, per esempio perché da quella rendita dipende il relativo incasso Imu e Tasi.

Notifica inesistente se la relata non é riferibile all’atto

Per verificare la validità della notificazione di uno specifico atto, non è sufficiente accertare genericamente che un atto qualsiasi è stato notificato, essendo invece necessario accertare che la relata sia riferibile a quel determinato atto.

Qualora, poi, la relata dell’agente notificatore sia contenuta in un foglio separato dal documento da notificare e senza alcuna rilevante congiunzione con quest’ultimo, è necessario procedere al riscontro della riferibilità della relata al documento notificando.

In ogni caso, non può ritenersi “rilevante” la materiale spillatura dell’atto alla relata, posto che la stessa potrebbe essere stata effettuata successivamente e da terze persone.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 15423 del 22 luglio 2015, con la quale è stata respinta l’impugnazione avanzata dall’Agenzia delle entrate contro una decisione della Commissione Tributaria Regionale relativa alla notifica di un atto di gravame, dichiarata inesistente.

Nel caso di specie, oltre l’ultima pagina dell’atto di appello del Fisco risultava “pinzato” un foglio separato di “relata di notifica”, con la quale il messo speciale dell’Agenzia delle entrate aveva dichiarato di avere notificato il “presente atto” alla persona “addetta all’ufficio”.

Tuttavia, secondo i giudici regionali, non era possibile in alcun modo collegare siffatta relata né all’atto di appello, nel quale, peraltro, era affermato che la notifica era avvenuta a mezzo posta e non, quindi, attraverso mezzo speciale, né soprattutto alla persona destinataria dell’atto di impugnazione.

 

2) Niente condanna penale se l’imprenditore non paga le tasse a causa della crisi dell’impresa

Non risponde per l’omesso versamento delle ritenute l’imprenditore che durante la crisi si é dimezzato il compenso.

In particolare, nella crisi dell’impresa, l’impegno del patrimonio personale dell’imprenditore con la costituzione di garanzie, l’azzeramento del compenso di amministratore e la richiesta di rateazione delle ritenute sono tutti elementi che comportano l’assoluzione del contribuente dal reato penale.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 31930 del 22 luglio 2015.

L’imprenditore è stato, quindi, assolto dalla condanna alla pena di 4 mesi di reclusione inflitta dalla Corte d’appello di Genova a un sostituto d’imposta per il reato di cui all’art. 10-bis del D.Lgs. n. 74 del 2000 (omesso versamento delle ritenute certificate entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto d’imposta, per un ammontare superiore a 50.000,00 euro).

Dunque, nel caso di specie, l’uomo si è salvato per tutta una serie di circostanze: l’avere rinunciato al proprio compenso, l’avere pagato quanto spettava ai propri dipendenti.

Al quel punto, poi non ha potuto pagare le imposte, ma la Suprema Corte ha giustificato penalmente tale comportamento poiché non ha ravvisato l’elemento del dolo. Inoltre, l’imputato aveva messo a disposizione tutto il proprio patrimonio personale, senza che questo fosse sufficiente anche a saldare l’Erario.

Il giudice supremo ha, quindi, annullato la condanna penale.

Reati fiscali: deprezzamento dell’immobile non giustifica il sequestro

Il deprezzamento dell’immobile non giustifica il sequestro più alto rispetto al profitto del reato.

La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 31693 del 22 luglio 2015, ha stabilito che l’immobile sequestrato ai fini dell’eventuale confisca deve avere un valore di mercato non superiore ma equivalente al profitto del reato ipotizzato.

 

3) Le novità in arrivo per la fatturazione elettronica

Nel decreto legislativo recante misure per la fatturazione elettronica tra privati, approvato in seconda lettura, nei giorni scorsi il Consiglio dei ministri ha recepito alcune osservazioni contenute nei pareri delle Commissioni parlamentari. Tra le principali novità emerge l’estensione alle attività di conservazione sostitutiva del servizio gratuito che verrà reso disponibile dall’Agenzia delle entrate e l’ampliamento delle agevolazioni riservate ai soggetti passivi IVA che opteranno per la trasmissione telematica delle fatture in formato elettronico e dei corrispettivi giornalieri.

Tali contribuenti, in aggiunta all’esonero già previsto in materia di “spesometro”, comunicazioni “black-list” e modelli relativi agli acquisti intracomunitari, beneficeranno anche dell’esclusione dall’obbligo di comunicazione dei dati relativi ai contratti stipulati con società di leasing, di locazione e noleggio, nonché degli acquisti dalla Repubblica di San Marino.

Al contrario, l’esecutivo non ha recepito le osservazioni formulate in relazione al riconoscimento di un credito d’imposta per le spese sostenute dai contribuenti per l’adeguamento dei sistemi di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi.

Fatturazione elettronica e   trasmissione telematica delle fatture o dei relativi dati

(Articolo   1)

Al   fine di diffondere l’utilizzo della fatturazione elettronica, lo schema di   decreto disciplina la messa a disposizione da parte dell’Agenzia delle   Entrate, a partire dal 1° luglio 2016, di soluzioni tecniche per consentire a   tutti i soggetti passivi IVA la gestione dell’intero ciclo di fatturazione.

A   tal fine, l’Agenzia metterà a disposizione un servizio gratuito per la   generazione, la trasmissione e la conservazione delle fatture elettroniche.

Per   specifiche categorie di soggetti passivi (che saranno individuate con un   decreto del MEF sentite le associazioni di categoria), sarà inoltre possibile   avvalersi del servizio di generazione, invio e conservazione delle fatture   elettroniche gestito da Unioncamere, attualmente disponibile per i soli invii   nei confronti della pubblica amministrazione

Decorrenza

1° luglio

2016

 

Lo   schema di decreto prevede che dal 1° gennaio 2017 il Ministero dell’Economia   renda disponibile nei confronti di tutti i soggetti passivi il Sistema di   Interscambio gestito dall’Agenzia delle Entrate, già in uso per le fatture   emesse verso la PA.

Da   tale data la generalità dei soggetti passivi potrà optare per la trasmissione   telematica all’Agenzia delle Entrate di tutte le fatture in formato   elettronico, emesse e ricevute e delle relative note di variazione anche   inerenti a rapporti intercorsi tra privati.

Tale   opzione ha effetto per cinque anni, decorrenti dall’inizio dell’anno solare   in cui è esercitata e, se non revocata, si rinnova automaticamente di   quinquennio in quinquennio.

Con   un prossimo provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, sentite le associazioni   di categoria, saranno definite le modalità tecniche e la tempistica della   trasmissione delle fatture all’Agenzia stessa.

Inoltre,   entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto, verranno introdotte nuove   modalità semplificate di controlli a distanza degli elementi informativi   acquisiti dalle Entrate, basate sul riscontro tra i dati comunicati dai   soggetti passivi IVA e le transazioni effettuate.

Nei   confronti dei contribuenti che eserciteranno l’opzione per la trasmissione   telematica delle fatture si applicheranno, in caso di omissioni ovvero di   invio di dati incompleti o inesatti, le sanzioni previste all’art. 11 del   D.lgs. 471/1997 (da 258 a 2.065 euro)

Decorrenza

1° gennaio

2017

Trasmissione telematica dei dati   dei corrispettivi

(Articolo   2)

Dal   1° gennaio 2017 anche per i commercianti al minuto e gli altri soggetti che   effettuano operazioni ai sensi dell’art. 22 del DPR 633/1972, sarà possibile   optare per la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica   giornaliera dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate.

Tale   adempimento è sostituivo degli obblighi di registrazione - di cui all’art.   24, comma 1, del DPR 633/72 - e di certificazione fiscale. Per tali   contribuenti verrebbe pertanto meno l’obbligo di emissione dello scontrino   fiscale, restando comunque fermo quello di emissione della fattura su   richiesta del cliente.

Viene,   dunque, estesa a tutti i soggetti passivi IVA la facoltà attualmente riconosciuta   nei soli confronti della grande distribuzione e per i gruppi di impresa.

Anche   in questo caso, l’opzione ha effetto per cinque anni, decorrenti dall’inizio   dell’anno solare in cui è esercitata e, salvo espressa revoca, si rinnova   automaticamente di quinquennio in quinquennio.

Decorrenza

1° gennaio

2017

 

Dal   1° gennaio 2017 la trasmissione telematica dei corrispettivi diviene   obbligatoria per i soggetti passivi che effettuano cessioni di beni tramite   distributori automatici.

La   definizione delle modalità di opzione, informazioni da trasmettere, regole   tecniche e termini per l’invio è demandata ad un provvedimento dell’Agenzia   delle Entrate, da emanare sentite le associazioni di categoria.

 

Incentivi all’opzione per la   trasmissione telematica delle fatture o dei relativi dati e dei corrispettivi  

(Articolo   3)

Lo   schema di decreto introduce una serie di incentivi rivolti ai soggetti che   opteranno per la trasmissione delle fatture in formato elettronico e per   l’invio telematico dei corrispettivi giornalieri.

Tali   contribuenti, in aggiunta agli esoneri, già previsti nella prima versione del   decreto, dagli obblighi di invio dello “spesometro”, delle comunicazioni   “black-list” e dai modelli INTRASTAT limitatamente agli acquisti di beni e   alle prestazioni di servizi ricevute, beneficeranno altresì dell’esclusione   dall’obbligo di comunicazione dei dati relativi ai contratti stipulati dalle   società di leasing, di locazione e noleggio, nonché degli acquisti di beni da   operatori economici di San Marino con assolvimento dell’IVA mediante   autofatturazione. Lo schema di decreto riconosce anche una priorità nel   rimborso dei crediti IVA entro tre mesi dalla presentazione della   dichiarazione annuale, anche in assenza dei requisiti di cui all’articolo 30   del DPR 633/72, nonché la riduzione di un anno (da quattro a tre anni) dei   termini di accertamento in materia IVA e di imposte dirette per i   contribuenti che garantiscano la tracciabilità dei pagamenti secondo modalità   da definirsi con un apposito decreto del MEF.

Decorrenza

1° gennaio

2017

Riduzione degli adempimenti   amministrativi e contabili per specifiche categorie di soggetti

(Articolo   4)

Per   i contribuenti minori che optino per la trasmissione telematica di fatture e   corrispettivi lo schema di decreto prevede una sostanziale riduzione degli   oneri amministrativi e contabili.

In   particolare, a partire dal 1° gennaio 2017, l’Agenzia delle Entrate garantirà   un sistema di assistenza online semplificato. Nei confronti di tali   contribuenti saranno, infatti, messi a disposizione gli elementi informativi   necessari per le liquidazioni periodiche e per la dichiarazione annuale IVA.   Al contempo, verranno meno gli adempimenti consistenti negli obblighi di   registrazione delle fatture emesse e di quelle ricevute ai sensi degli   articoli 23 e 25 del DPR 633/1972. Condizione necessaria per usufruire della   riduzione degli adempimenti è che i soggetti passivi IVA trasmettano   telematicamente all’Agenzia delle Entrate i dati di tutte le fatture emesse e   ricevute. Nella versione originaria, invece, lo schema di decreto contemplava   la trasmissione delle fatture stesse, il che avrebbe determinato evidenti   complicazioni sul piano della gestione documentale.

L’individuazione   dei contribuenti ammessi al regime semplificato è demandata a un apposito DM,   da adottare previa consultazione con le associazioni di categoria.

Decorrenza

1° gennaio

2017

Cessazione degli effetti premiali

(Articolo   5)

I   benefici connessi alla riduzione degli adempimenti indicati in precedenza   vengono meno in caso di omessa trasmissione telematica dei dati delle fatture   o dei corrispettivi, ovvero in caso di invio di dati incompleti o inesatti.

In   queste ipotesi, inoltre, troveranno applicazione le sanzioni previste per le   violazioni in materia di imposte dirette e di IVA. In particolare, se la   violazione riguarda la trasmissione delle fatture la sanzione applicabile è   quella prevista dall’art. 11 del D.lgs. 471/1997 (da 258 a 2.065 euro).

Il   contribuente potrà comunque evitare di perdere le agevolazioni qualora provveda   all’invio telematico dei dati entro un termine prestabilito che verrà   indicato dall’Agenzia delle Entrate.

 

Abrogazioni

(Articolo   7)

Infine,   si prevede che dal 1° gennaio 2017 verrà cancellato il regime di trasmissione   telematica dei corrispettivi riguardanti la grande distribuzione   organizzata.

Decorrenza

1° gennaio

2017

 

4) Imu agricola: prorogata al 30 ottobre

Un emendamento al Decreto enti locali farebbe slittare al 30 ottobre il termine per pagare l’acconto IMU 2015 su tutti i terreni, senza interessi e sanzioni.

La commissione Bilancio del Senato ha, infatti, approvato un emendamento al decreto legge sugli enti locali che sposta al 30 ottobre il termine per pagare l’acconto Imu 2015 sui terreni, senza sanzioni e interessi. Il motivo dell’intervento potrebbe essere ancora una volta il caos prodotto dalle varie norme che si sono succedute sui criteri per distinguere terreni imponibili e terreni esenti. La proroga prevista dall’emendamento, comunque, riguarderebbe anche i proprietari di terreni in comuni di pianura dove l’imposta si paga da sempre. L’Imu dei terreni resta, quindi, al centro delle attenzioni del legislatore, in attesa della sua abolizione prevista dal piano taglia-tasse di Renzi e del deposito delle sentenze del Tar Lazio.

Altri provvedimenti

Il bilancio del decreto legge vede un allentamento della stretta sulle partecipate: la prevista cessazione a fine 2015 delle partecipate non strettamente necessarie al perseguimento delle finalità istituzionali degli enti proprietari non sarà automatica. La cessazione avverrà previa decisione dell’assemblea dei soci e le partecipazioni potranno essere preservate se è previsto nei piani di razionalizzazione.

Le zone terremotate:

- alle imprese impegnate nella ricostruzione in Abruzzo saranno richieste Soa e autocertificazione al posto della certificazione antimafia;

- lo stato di emergenza in Emilia-Romagna è esteso fino a tutto il 2017;

sono ridefinite le regole per le zone franche urbane per le mini-imprese.

Per i comuni resta al 30 giugno il termine per chiudere i preventivi.

 

5) Modello 730 precompilato: escluse sanzioni per l’invio tardivo o errato

La Orlandi, sul modello 730 precompilato, esclude sanzioni per l’invio tardivo o errato. In sede di audizione del 22 luglio 2015, presso la commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria, Rossella Orlandi, direttore dell’Agenzia delle entrate, ha diramato i dati riguardanti la trasmissione dei modelli 730 precompilati.

Al momento, i modelli 730/2015 presentati sono circa 16 milioni; di questi, 1,4 milioni sono stati trasmessi dai contribuenti tramite procedura web presente sul sito dell’Agenzia, senza avvalersi di un intermediario.

Orlandi ipotizza, data la novità dell’operazione, delle tempistiche ristrette, dell’impegno da parte dei professionisti per adeguarsi alle nuove norme, dei problemi connessi all’invio, “per il primo anno, di prevedere normativamente la non applicazione delle sanzioni in caso di tardivo o errato invio delle informazioni”.

I dati sulla fatturazione elettronica che, dal 31 marzo, è diventata obbligatoria per le forniture e le prestazioni effettuate nei confronti di tutte le amministrazione e gli enti pubblici, parlano di circa 86.000 file ricevuti nel mese di giugno.

Con la fattura digitale, che ha introdotto una modalità standard di fatturazione, è possibile – afferma Rossella Orlandi - “far emergere le best practices la cui diffusione contribuisce al miglioramento e all’armonizzazione dei processi contabili, consentendo la riduzione dei tempi di lavorazione della fattura ai fini del pagamento”.

In chiusura di audizione, il Direttore si occupa del credito d'imposta riconosciuto agli esercenti sale cinematografiche, ed in particolare della problematica legata alla concessione del beneficio in caso di programmazione di film italiani o a marca Ue, il cui bonus varia a seconda del tipo di proiezioni.

 

6) Online sul sito delle Entrate le statistiche catastali: com’è cambiato il patrimonio immobiliare italiano nel 2014

Cresce il patrimonio immobiliare italiano. Secondo gli ultimi dati, elaborati dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate in collaborazione con la Direzione Catasto e Cartografia, nel 2014 il numero delle unità immobiliari è aumentato complessivamente dello 0,7% rispetto al 2013. Cresce, in particolare, il numero di abitazioni (circa 110mila unità in più rispetto al 2013) e il numero delle unità immobiliari a destinazione speciale a fine produttivo, terziario o commerciale (circa 31mila unità in più rispetto al 2013).

Lo stock immobiliare italiano

È pari a 73,4 milioni il numero di immobili o loro porzioni censiti nel territorio italiano al 31 dicembre 2014. Di questi, circa 63,9 milioni sono classificati nelle categorie catastali ordinarie (gruppi A, B e C) e speciali (gruppo D), oltre 3 milioni sono censiti nelle categorie catastali del gruppo F, che rappresentano unità non idonee a produrre reddito, e oltre 6 milioni sono beni comuni non censibili (unità di proprietà comune e che non producono reddito).

Le abitazioni

Aumenta il numero delle abitazioni censite in Catasto, toccando quota 34,7 milioni, +0,3% rispetto al 2013. Le abitazioni di tipo civile segnano un incremento dell’1%, quelle di tipo economico dello 0,5% e i villini dell’1,1%. Diminuiscono, invece, le abitazioni di tipo rurale (-4,3%), quelle popolari (-0,6%), quelle ultrapopolari (-3,7%), quelle signorili (-0,9%) e le ville (-0,3%). Nove abitazioni su dieci sono possedute da persone fisiche e la superficie media risulta essere di circa 117m2.

La rendita catastale

Nel 2014 la rendita catastale complessiva del patrimonio immobiliare italiano ammonta a 37,5 miliardi di euro, in crescita dell’1,5%, 536 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente. In particolare, la rendita delle abitazioni è pari 16,7 miliardi di euro, circa 110 milioni di euro in più del 2013, con una media nazionale di circa 480 euro; 11,1 miliardi di euro è la rendita complessiva degli immobili a destinazione speciale (gruppo D), oltre 6 miliardi quella degli immobili del gruppo C (negozi, locali di deposito, box e posti auto), 1,5 miliardi di euro quella degli uffici (categoria A/10), 1,3 miliardi di euro quella degli immobili ad uso collettivo (gruppo B) e poco più di 700 milioni di euro quella degli immobili a destinazione particolare (categoria E).

Come consultare i dati

Le Statistiche catastali, con le tabelle di dettaglio suddivise per categoria e provincia, sono disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate nella sezione Pubblicazioni dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare. I dati consultabili riguardano i Comuni capoluogo e le Province italiane, incluse quelle autonome di Trento e Bolzano che gestiscono in proprio gli archivi censuari del Catasto. Per ogni Comune capoluogo e per ogni Provincia è possibile conoscere il numero totale di unità immobiliari, la rendita catastale e la consistenza relativi a ciascuna categoria.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 128 del 23 luglio 2015)

 

7) Credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo: pubblicato il D.M.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato il 23 luglio 2015 sul proprio sito internet il D.M. 27 maggio 2015, insieme alla relazione illustrativa, controllato dalla Corte dei Conti il 13 luglio scorso. Tale decreto si compone di 10 articoli.

Il comma 35 dell’articolo 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (legge di stabilità per l’anno 2015), ha ridefinito il credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo di cui all’articolo 3 del D.L. 23 dicembre 2013, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9.

Il comma 14 del novellato articolo 3 del citato D.L. n. 145/2013 rinvia ad un successivo decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, l’individuazione delle disposizioni applicative necessarie per poter dare attuazione al credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo, nonché delle modalità di verifica e controllo dell’effettività delle spese sostenute, delle cause di decadenza e revoca del beneficio, delle modalità di restituzione del credito d’imposta indebitamente fruito.

Ecco di seguito il contenuto del D.M.

L’articolo 1 individua l’oggetto del decreto, precisando che lo stesso contiene le disposizioni necessarie per dare attuazione all’incentivo, sotto forma di credito d’imposta, agli investimenti in attività di ricerca e sviluppo, comprese quelle concernenti le modalità di verifica e di controllo delle spese sostenute, le cause di decadenza e di revoca del beneficio, nonché le modalità di restituzione del credito d’imposta indebitamente fruito.

Attività ammissibili

L’articolo 2, ricalcando le disposizioni dei commi 4 e 5 dell’articolo 3 del D.L. n. 145/2013, contiene l’elenco delle attività di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d’imposta e di quelle escluse dal beneficio.

Soggetti beneficiari

L’articolo 3 disciplina l’ambito soggettivo, ammettendo al beneficio, in base a quanto stabilito dal comma i dell’articolo 3 del DL n. 145/2013, tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico in cui operano nonché dal regime contabile adottato, che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31dicembre2019. Trattasi, quindi, di una misura generale in favore di tutte le imprese.

Costi eleggibili al credito d’imposta

L’articolo 4 elenca i costi ammissibili al credito d’imposta, nel rispetto di quanto contenuto nel comma 6 dell’articolo 3 del DL n. 145/2013. Rispetto a tale ultima norma l’articolo 4 chiarisce che:

a) le spese relative al personale sono ammissibili se nelle attività di ricerca e sviluppo eleggibili è impiegato personale altamente qualificato:

1) dipendente dell’impresa, con esclusione del personale addetto a mansioni amministrative, contabili e commerciali;

2) in rapporto di collaborazione con l’impresa, compresi gli esercenti arti e professioni, a condizione che svolga la propria attività presso le strutture della medesima impresa;

b) nel caso di acquisizione degli strumenti e delle attrezzature di laboratorio mediante locazione finanziaria alla determinazione dei costi ammissibili concorrono le quote capitali dei canoni, nella misura corrispondente all’importo deducibile ai sensi dell’articolo 102, comma 7, del TUIR in rapporto all’effettivo impiego per le attività di ricerca e sviluppo. Qualora, invece, i medesimi strumenti ed attrezzature di laboratorio siano acquisiti mediante locazione non finanziaria, il valore al quale applicare i coefficienti di cui al decreto del Ministro delle finanze 31 dicembre 1988 è rappresentato dal costo storico del bene risultante dal relativo contratto di locazione, ovvero da una specifica dichiarazione del locatore;

c) le spese relative alla ricerca extra muros — ovverosia quella commissionata ad università, enti di ricerca e organismi equiparati, nonché ad altri soggetti, comprese le start-up innovative — non includono quelle relative alle commesse affidate alle società del gruppo. Sul punto, viene precisato che dai costi relativi alla ricerca extra muros sono stati espressamente esclusi quelli sostenuti in base a contratti stipulati con società che direttamente o indirettamente controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa, in quanto si è ritenuto di attenersi al dato letterale della norma primaria che, nel fare riferimento alla ricerca commissionata a terzi, non ha incluso la ricerca commissionata tra società dello stesso gruppo, maggiormente inquadrabile nell’ambito della ricerca intra muros.

Viene, altresì, precisato che con riferimento all’ipotesi in cui l’attività di ricerca e sviluppo venga commissionata da un’impresa residente in Italia a imprese residenti all’estero, il comma 5 pone un ulteriore condizione ai fini dell’ammissibilità dei costi, prevedendo che i relativi contratti di ricerca debbano essere stipulati con imprese residenti o localizzate in Stati membri dell’Ue, in Stati aderenti all’accordo sullo Spazio economico europeo (SEE) ovvero in Paesi e territori che consentono un adeguato scambio di informazioni.

Al riguardo, occorre precisare che nel novero dei beneficiari non possono ritenersi inclusi i soggetti che effettuano attività di ricerca e sviluppo su commissione di terzi, e ciò in quanto l’articolo 3 del D.L. n. 145/2013 - contrariamente a quanto avvenuto con il credito d’imposta in materia previsto dall’articolo 1, commi 280 e successivi, della legge n. 296/2006 - riconosce la misura agevolativa in questione solo alle imprese che investono risorse in attività di ricerca e sviluppo, sia svolgendola direttamente sia commissionandola a terzi sulla base di appositi contratti. Pertanto, nell’ipotesi di ricerca commissionata da un’impresa non residente, priva di stabile organizzazione nel territorio dello stato italiano, ad una impresa residente o alla stabile organizzazione di un soggetto non residente, né la prima, per mancanza del presupposto della territorialità, né le seconde, potranno beneficiare del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo.

Agevolazione concedibile

L’articolo 5 individua la misura dell’agevolazione concedibile e le modalità di calcolo della stessa. Più precisamente, i commi 1 e 2 prevedono che il credito d’imposta è riconosciuto fino ad un importo massimo annuale di euro 5 milioni per ciascun beneficiano a condizione che la spesa complessiva per investimenti in attività di ricerca e sviluppo effettuata in ciascun periodo d’imposta in relazione al quale si intende fruire dell’agevolazione ammonti almeno ad euro 30.000 ed ecceda la media dei medesimi investimenti realizzati nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015 ovvero, qualora si tratti di imprese in attività da meno di tre periodi d’imposta, la media degli investimenti in attività di ricerca e sviluppo calcolata sul minor periodo a decorrere dalla costituzione. Posto che la media di riferimento individuata dalla norma primaria per il calcolo della spesa incrementale resta fissa, poiché ancorata ai periodi d’imposta 2012- 2014, ne deriva che per le imprese costituite successivamente al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2014, la media di riferimento non potrà che essere pari a zero, in quanto anch’essa andrà calcolata con riferimento ai costi sostenuti nei periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015.

Il comma 3, invece, individua la misura del beneficio, differenziandola in funzione della diversa aliquota del credito d’imposta disposta per tipologie di spese (50% della spesa incrementale relativa ai costi di cui alle lettere a) e c) del comma 1 dell’articolo 4 del presente decreto; 25% della spesa incrementale relativa ai costi di cui alle lettere b) e d) del medesimo articolo 4, comma 1), e le modalità di determinazione della spesa incrementale.

Nel presupposto che il beneficio spetta sempre che vi sia un incremento complessivo di spese in attività di ricerca e sviluppo e fino a concorrenza delle stesse, è stato adottato un criterio secondo cui, ai fini del calcolo del credito d’imposta spettante, è necessario dapprima determinare la spesa incrementale agevolabile separatamente per ciascuna tipologia di spese, confrontando l’ammontare dei costi per il quale si intende fruire dell’agevolazione con la media annuale riferita ai rispettivi medesimi costi sostenuti nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015 ovvero nel minor periodo dalla data di costituzione. Qualora le tipologie di spese dovessero evidenziare un incremento, il credito d’imposta spettante sarà determinato applicando a ciascun incremento l’aliquota del credito d’imposta prevista per il relativo gruppo di spese; qualora, invece, l’incremento dovesse riguardare soltanto una delle due tipologie di spese, il credito d’imposta dovrà essere calcolato applicando l’aliquota, prevista per il gruppo di spese che ha evidenziato l’incremento, sull’ammontare della spesa incrementale complessiva.

Modalità di fruizione del credito d’imposta

L’articolo 6 disciplina le modalità di fruizione nonché il regime fiscale del credito d’imposta ricalcando le disposizioni dei commi 8 e 9 del DL n. 145/2013. Al riguardo, il decreto chiarisce che il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui i costi ammissibili sono stati sostenuti, in quanto è solo da quel momento che sono noti tutti gli elementi per la determinazione del calcolo della spesa incrementale ed è, quindi, verificabile la spettanza e l’entità del credito d’imposta.

Al riguardo, viene precisato che, sebbene non espressamente previsto dal presente decreto, per le caratteristiche del credito d’imposta in esame, non si applica la preclusione di cui all’articolo 31 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, che prevede un divieto di compensazione ai sensi dell’articolo 17, comma 1, del citato decreto legislativo n. 241/1997 dei crediti relativi alle imposte erariali in presenza di debiti iscritti a ruolo per imposte erariali ed accessori di ammontare superiore a 1.500 euro.

Documentazione

L’articolo 7 sancisce l’obbligo per le imprese beneficiarie di conservare, con riferimento ai costi sulla base dei quali è stato determinato il credito d’imposta in questione, tutta la documentazione utile a dimostrare l’ammissibilità degli stessi.

La documentazione contabile deve essere certificata dal soggetto incaricato della revisione legale o dal collegio sindacale o da un professionista iscritto nel registro della revisione legale ed allegata al bilancio, a meno che si tratti di imprese con bilancio certificato. A tale scopo, anche le imprese non soggette a revisione legale dei conti e prive di un collegio sindacale sono comunque tenute ad avvalersi della certificazione di un revisore legale dei conti o di una società di revisione legale dei conti.

Inoltre, il comma 5 precisa che, in ogni caso, le imprese sono tenute a conservare tutta la documentazione utile a dimostrare l’ammissibilità e l’effettività dei costi sulla base dei quali è determinato il credito d’imposta.

Controlli

L’articolo 8 disciplina le attività di controllo in ordine alla corretta fruizione del credito d’imposta in questione da parte dell’Agenzia delle entrate, la quale, nel caso in cui si rendano necessarie valutazioni di carattere tecnico in ordine all’ammissibilità di specifiche attività ovvero alla pertinenza e congruità dei costi sostenuti, può richiedere al Ministero dello sviluppo economico di esprimere il proprio parere.

Nel caso in cui, a seguito dei controlli, si accerti l’indebita fruizione, anche parziale, del credito d’imposta per il mancato rispetto delle condizioni richieste ovvero a causa dell’inammissibilità dei costi sulla base dei quali è stato determinato l’importo fruito, è previsto che l’Agenzia delle entrate provvede al recupero del relativo importo, maggiorato di interessi e sanzioni secondo legge.

Cumulo

L’articolo 9 prevede la cumulabilità del credito d’imposta di cui al presente decreto con l’agevolazione prevista dall’articolo 24 del D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134. Tale soluzione è stata adottata al fine di risolvere possibili criticità che avrebbero potuto conseguire dalla cessazione, disposta con decorrenza dal 10 gennaio 2015, del credito d’imposta attribuito nella misura del 35% del costo aziendale sostenuto per il personale altamente qualificato nel settore della ricerca per un periodo di dodici mesi decorrente dalla data di assunzione, con particolare riferimento alla violazione del legittimo affidamento di quelle imprese che nel corso del 2014 avevano effettuato assunzioni nella consapevolezza di poter beneficiare dell’agevolazione anche per i costi che, in dipendenza di dette assunzioni, sarebbero stati sostenuti nell’anno 2015. In tale ottica, quindi, sono stati ammessi i costi sostenuti dalle imprese nel 2015, in virtù di assunzioni avvenute nel 2014, oltre che al credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo, anche al credito d’imposta di cui all’articolo 24 del D.L. n. 83/2012 nei limiti delle risorse stanziate per l’anno 2014.

Monitoraggio

L’articolo 10 prevede che il Ministero dell’economia e delle finanze effettui, con cadenza mensile, il monitoraggio delle fruizioni del credito d’imposta in esame, ai fini di quanto previsto dall’articolo 17, comma 13, della legge 31 dicembre 2009, n. 196.

 

8) Mod. 730/2015 redditi 2014: conguaglio sui ratei pensionistici di agosto e settembre 2015

In considerazione dello slittamento al 23 luglio dei termini di presentazione della dichiarazione dei redditi con mod. 730/2015 redditi 2014, l’INPS con la nota del 23 luglio 2015 informa che, insieme all’Agenzia delle entrate e gli intermediari autorizzati, è stata attivata una procedura d’urgenza che assicura la consueta erogazione dei rimborsi Irpef, ma su ratei pensionistici diversi:

- sulla pensione di agosto 2015, per le dichiarazioni pervenute prima del 30 giugno, mediante l’emissione di mandati aggiuntivi, il cui importo potrebbe non essere visibile sul cedolino attualmente consultabile dal pensionato;

- sulla pensione di settembre 2015, per le dichiarazioni pervenute dopo il 30 giugno, per la maggiore complessità delle elaborazioni, attesa la possibilità di rateizzare i conguagli.

Ecco di seguito il comunicato stampa dell’INPS del 22 luglio 2015

INPS: Conguaglio delle dichiarazioni dei redditi 730/2015 redditi 2014 Molti pensionati stanno chiedendo informazioni perché sul cedolino della pensione del mese di agosto 2015 non è riportato il conguaglio derivante dalla presentazione del modello 730/2015.

A tale proposito si rende noto che l’Istituto ha attivato una complessa procedura d’urgenza, per assicurare la consueta erogazione dei rimborsi mediante l’emissione di mandati aggiuntivi rispetto a quelli con i quali verrà corrisposta la pensione del mese di agosto 2015. L’importo di tali mandati non può, pertanto, essere visibile sul cedolino di pensione che è al momento a disposizione dei pensionati.

I tempi e le lavorazioni necessarie per l’elaborazione della rata di agosto hanno consentito di caricare tutti i modelli 730 pervenuti entro il 30 giugno che, infatti, sono regolarmente già incorporati nel rateo pensionistico.

La procedura di urgenza è stata attivata per consentire di ovviare alle ristrettezze dei tempi rispetto agli anni precedenti, dovuti allo slittamento dei termini di presentazione delle dichiarazioni al 23 luglio 2015, come da Decreto del Presidente del Consiglio del 26 giugno 2015 e all’anticipo al primo del mese del pagamento delle pensioni delle gestioni pubbliche e dello spettacolo.

Con la collaborazione dell’Agenzia delle Entrate e degli intermediari autorizzati all’invio del 730, che hanno quotidianamente inviato all’Istituto i flussi delle dichiarazioni, è stato possibile elaborare tutte le dichiarazioni pervenute entro il 20 luglio e processarle per garantire la consueta erogazione dei rimborsi con la rata di agosto.

Saranno, invece, effettuati o avviati i conguagli a debito dal mese di settembre per tutte le dichiarazioni pervenute dopo il 30 giugno per la maggiore complessità delle elaborazioni, attesa la possibilità di rateizzare i predetti conguagli.

Si ricorda che con il rateo di agosto saranno corrisposti anche gli arretrati di perequazione previsti dalla legge in applicazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 70 del 2015.

 

9) Anche gli enti non commerciali devono potere accedere alle varie forme delle procedure concorsuali

Terzo settore. Prevedere la fallibilità degli enti no profit. Longobardi. "La riforma avrà un impatto importante. Servono norme transitorie dettagliate”

Tenere in considerazione il tema della fallibilità degli enti no profit. E’ questa una delle principali proposte contenute in un documento redatto dalla Commissione “no profit” del Consiglio Nazionale dei commercialisti sul testo di legge di riforma del Terzo settore approvato dalla Camera dei deputati e attualmente oggetto di analisi da parte della Commissione “Affari Costituzionali” del Senato. Secondo i commercialisti, il disegno di legge porta ad avere un ordinamento disciplinato del Terzo settore. A tale fine, afferma il presidente del Consiglio nazionale della categoria, Gerardo Longobardi, “le responsabilità possono essere individuate meglio”. “Vi sono circostanze – spiega Longobardi - in cui gli enti del Terzo settore possono assumere una rilevanza assai significativa dal punto di vista dimensionale. Soprattutto in tali situazioni, la previsione di una disciplina sulla fallibilità e, quindi, sull’accesso alle varie forme delle procedure concorsuali, appare opportuna, al fine di garantire adeguatamente i soggetti che, a diversi livelli, interagiscono con tali enti, contribuendo a rendere più chiari i rapporti e le conseguenze derivanti da un eventuale stato di crisi o di insolvenza”.

Più in generale, visto il rilevante impatto che le modifiche che saranno introdotte con la riforma avranno in termini operativi, i commercialisti chiedono di “prevedere dettagliate norme transitorie, che garantirebbero di gestire al meglio i profili tecnici e applicativi delle disposizioni”. In questa ottica, considerato che le Categorie professionali saranno fortemente interessate dai nuovi adempimenti previsti dalla normativa, “sarebbe fondamentale – afferma Longobardi - disporre che la previsione di tali norme di transizione siano inserite nella legge delega, facendo riferimento anche a una preliminare consultazione con gli Ordini professionali”.

Il documento redatto dai commercialisti sottolinea poi come nella riforma del No profit i principi di pubblicità e trasparenza “devono essere trainanti per la stesura e l’organizzazione delle norme”. “In questa ottica – è la posizione di Longobardi - l’ipotesi contenuta nel testo del ddl di istituire un “Registro unico del Terzo settore” presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali non ci trova d’accordo”. “Crediamo - prosegue il presidente della categoria - che vada invece preservata la positiva esperienza ventennale del Registro delle imprese delle Camere di commercio, che fornisce già oggi le adeguate garanzie di funzionalità e trasparenza”. In materia di pubblicità e trasparenza i commercialisti propongono di prevedere condizioni agevolative anche in termini di costo per il deposito degli atti degli enti privati del Terzo settore. “Così facendo – spiega Longobardi - in considerazione dell’operatività corrente delle Camere di commercio, i costi complessivi della tenuta del Registro delle imprese sarebbero sicuramente inferiori rispetto alla definizione di una struttura nuova e il raggiungimento dello scopo pubblicistico risulterebbe più veloce e semplificato”.

Per i commercialisti, infine, “un appropriato sistema di enti privati del Terzo settore non può neppure prescindere dalla previsione di adeguati strumenti di rendicontazione e controllo”. “La rendicontazione per gli enti no profit – sottolinea il Consigliere nazionale delegato alla materia, Sandro Santi - è un obbligo morale, prima ancora che normativo. Rendere conto dell’attività svolta, infatti, è insito nella natura stessa degli enti che possono operare, nella stragrande maggioranza dei casi, solo grazie agli sforzi della società civile e degli enti pubblici, che delegano a tali strutture il perseguimento di scopi ideali e di interesse generale”.

“La rendicontazione finanziaria – prosegue Santi - delinea lo stato di salute di un’azienda, mentre la rendicontazione non finanziaria ambisce a illustrare i risultati e l’impatto sociale ottenuto, le modalità di svolgimento dell’attività, l’organizzazione e l’orientamento futuro. Le due tecniche di rendicontazione si completano e integrano tra loro nelle realtà non lucrative. Per questo motivo, a livello di legge delega, è importante chiarire tale prospettiva e prevedere, quale ulteriore integrazione informativa, la predisposizione del documento comunemente definito “relazione di missione”.

(CNDCEC, comunicato del 23 luglio 2015)

 

10) Commercialisti: richiesti meno adempimenti per gli obblighi fiscali

Le richieste del Consiglio nazionale dei commercialisti. Tempi certi e meno adempimenti per gli obblighi fiscali. Richiesta anche la sospensione feriale dei termini per la definizione degli avvisi bonari. Richiesta del tutto lecita, considerato che si sta avvicinando il mese di agosto, ove almeno per i ricorsi tributari è già prevista la sospensione dei termini dal 1 al 31 agosto 2015.

La professione presenta un primo nutrito pacchetto di proposte al tavolo tecnico sulle semplificazioni fiscali convocato dal Viceministro Casero

Un nutrito pacchetto di proposte di semplificazioni fiscali per imprese e contribuenti. E’ il contributo che una delegazione del Consiglio nazionale dei commercialisti, guidata dal presidente Gerardo Longobardi e dal Consigliere Luigi Mandolesi, ha portato alla prima riunione del tavolo tecnico voluto da Luigi Casero, e che, nelle intenzioni del Viceministro dell’Economia, dovrà lavorare nei prossimi mesi all’ambizioso obiettivo della riduzione, in pochi anni, del 30% dei costi degli adempimenti fiscali.

Tante le richieste contenute nel documento dei commercialisti. La professione punta innanzitutto sulla definizione di un nuovo calendario per gli adempimenti fiscali, che abbia tempi certi, con la previsione di una proroga automatica dei termini di presentazione delle dichiarazioni e di versamento nei casi di ritardo nella pubblicazione dei software, in conformità ai principi dello Statuto dei diritti del contribuente. I commercialisti chiedono poi l’abrogazione degli studi di settore per professionisti e lavoratori autonomi in genere e, per gli altri soggetti, l’eliminazione dell’obbligo di indicazione di tutti i dati statistici non rilevanti ai fini della determinazione dei ricavi e compensi.

Richiesta anche la sospensione feriale dei termini per la definizione degli avvisi bonari

Il Consiglio nazionale propone anche la sospensione feriale dei termini per la definizione degli avvisi bonari, risposte a richieste di documentazione e per ogni altra richiesta istruttoria da parte degli organi di controllo (risposte a questionari, inviti a comparire, ecc.).

Tra le richieste anche quella della riapertura dei termini per lo scioglimento agevolato delle società di comodo. Per queste ultime, i commercialisti sottolineano anche che sarebbe importante, una completa riformulazione dei presupposti per l’applicazione del regime, nonché la rivisitazione della disciplina sulle società in perdita sistematica.

Sul fronte dei versamenti, infine, Longobardi e Mandolesi chiedono il ripristino della facoltà per i soggetti non titolari di partita IVA di presentare i mod. F24 cartacei in banca o Posta, l’abrogazione del mod. 770 semplificato e quella dei modelli Intrastat relativi agli acquisti di servizi generici.

“Quello che parte oggi – afferma Longobardi – è un tavolo tecnico che si pone l’importante obiettivo di una riduzione finalmente significativa e in tempi ragionevoli dei costi degli adempimenti fiscali nel nostro Paese. Costi che ricadono sia sulle imprese che sui cittadini, nonché sui professionisti, commercialisti in primis. Proprio questi ultimi sentono più di altri sulle loro spalle il peso di una macchina fiscale ancora troppo farraginosa. Quello che abbiamo presentato oggi al Viceministro Casero è solo il primo di una serie di documenti densi di proposte. La semplificazione fiscale è un obiettivo strategico per la nostra professione ma anche, e soprattutto, per il Paese. Nel momento in cui dichiariamo la soddisfazione per il nostro coinvolgimento in un tavolo che ci auguriamo raggiunga risultati concreti, ci impegniamo dunque a fornire il massimo contributo di idee e competenze”.

 

11) Applicazione del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità: risoluzione delle Entrate, opzione ancora possibile per il 2015

Ampia disponibilità da parte dell’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 67/E del 23 luglio 2015: Chi ha iniziato un’attività nel 2015 può ancora avvalersi del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e i lavoratori in mobilità esteso a quest’anno dal Decreto milleproroghe (D.L. n. 192/2014). L’opzione è accessibile anche a coloro che hanno intrapreso l’attività nel 2015 prima dell’entrata in vigore della proroga: per esercitarla, potranno, entro 30 giorni dalla pubblicazione della suddetta risoluzione o entro la prima liquidazione Iva successiva, se la stessa scade dopo questo termine, apportare le opportune rettifiche dei documenti emessi con addebito dell’imposta. In particolare, per le operazioni attive potranno emettere nota di variazione per correggere l’attribuzione dell’Iva in rivalsa al cessionario o committente, che a sua volta sarà tenuto a registrare la nota di variazione, salvo il suo diritto alla restituzione dell’importo pagato al cedente o prestatore a titolo di rivalsa. Dovrà inoltre essere effettuata la variazione in aumento dell’Iva sugli acquisti detratta nel primo trimestre.

Possono avvalersi del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e i lavoratori in mobilità anche i contribuenti che hanno iniziato una nuova attività nel 2015, prima dell’entrata in vigore del D.L. n. 192/2014, che, in deroga all’abrogazione prevista dalla Legge di stabilità, ha prorogato questa disciplina di favore. Una possibilità che resta aperta anche per chi non ha manifestato l’opzione al momento di iniziare l’attività: sarà possibile darne comunicazione nella dichiarazione dei redditi 2016.

Per chi non ha indicato l’opzione la scelta va in dichiarazione

Coloro che intraprendono un’attività di impresa, arte e professione nel corso del 2015 e, avendone i requisiti, intendono accedere al regime fiscale di vantaggio, laddove non abbiano manifestato nel modello A/7 l’opzione, possono comunque avvalersene, dandone comunicazione, secondo le regole ordinarie, nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno di imposta 2015 (da presentare nel 2016), allegando il modello relativo alle opzioni predisposto per la dichiarazione Iva.

(Agenzia delle entrate, risoluzione n. 67/E del 23 luglio 2015)

 

12) Tavolo tecnico “Semplificazioni fiscali” presso il Ministero dell'Economia e delle Finanze: i libri contabili si stampano solo se richiesti dal Fisco

Scritture contabili da stampare solo se richieste dal Fisco al momento dell’accesso.

Il CNDCEC ha pubblicato la nota informativa n. 56 del 23 luglio 2015 al fine di, meglio, fare conoscere le semplificazioni fiscali richieste al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Difatti, tale nota è accompagnata da un ampio documento dalla cui lettura ci si attendono le osservazioni del caso ed eventuali richieste di ulteriori semplificazioni nel campo fiscale. Le richieste del CNDCEC sono veramente interessanti, basti pensare, ad. esempio alla proposta in cui si chiede di fare approvare una legge che considera regolari le scritture contabili se stampate al momento dell’accesso da parte dei verificatori dell’Amministrazione finanziaria. D’altra parte le informazioni richieste in sede di dichiarazione dei redditi e di deposito del bilancio sono così analitiche da non consentire, di fatto, una modifica dei dati registrati.

 

Vincenzo D’Andò