Diario quotidiano dell’11 giugno 2015: le possibilità di correzione del modello 730

Pubblicato il 11 giugno 2015



bonus prima casa: condizioni per accedere ai benefici fiscali da valutare al momento dell’acquisto; revisori inattivi: possibile accedere a tutti gli incarichi previsti dalla legge; non basta un fondo patrimoniale costituito mediante beni in comunione legale; cessione del ramo d’azienda: il cessionario risponde in maniera solidale per il mancato pagamento delle imposte e delle sanzioni; F24: istituita causale contributo per la riscossione dei contributi E.BI.N.I.S.P.; correzione del 730 o del Modello Unico 2015: provvedimento delle Entrate; nuove disposizioni sul reato di falso in bilancio; pubblicata la relazione sullo stato del contenzioso tributario

 

 Indice:

 1) Bonus prima casa: condizioni per accedere ai benefici fiscali da valutare al momento dell’acquisto

 2) Revisori inattivi: possibile accedere a tutti gli incarichi previsti dalla legge

 3) Non basta un fondo patrimoniale costituito mediante beni in comunione legale

 4) Cessione del ramo d’azienda: il cessionario risponde in maniera solidale per il mancato pagamento delle   imposte e delle sanzioni

 5) Modello F24: istituita causale contributo per la riscossione dei contributi E.BI.N.I.S.P.

 6) Correzione del 730 o del Modello Unico 2015: provvedimento delle Entrate

 7) Nuove disposizioni sul reato di falso in bilancio

 8) Pubblicata la relazione sullo stato del contenzioso tributario

 

 

1) Bonus prima casa: condizioni per accedere ai benefici fiscali da valutare al momento dell’acquisto

Il contribuente non ha diritto alle agevolazioni fiscali sulla prima casa quando l’abitazione, che nel complesso supera 200 mq, è stata divisa solo dopo il rogito. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con l’ordinanza n. 11973 del 9 giugno 2015, ha respinto il ricorso degli acquirenti di un immobile che era stato diviso, dopo l’atto di compravendita, in due unità immobiliari da 150 mq ciascuna. La sezione tributaria ha quindi confermato integralmente il verdetto della C.T.R., che aveva revocato i benefici Iva, spiegando che la fruizione delle agevolazioni tributarie derivanti dall’acquisto della prima casa è collegata dall’art. 2 del dl 12/85, alla possibilità di includere gli immobili trasferiti tra le abitazioni non di lusso secondo i criteri di cui al D.M. 2/8/69.

In altri termini, spiegano i giudici, secondo ragionevolezza ed equità contributiva, al fine di stabilire la spettanza o meno dell’agevolazione, occorre fare riferimento alla nozione di abitazione non di lusso vigente al momento dell’acquisto, e non a quello della costruzione. Dunque, adesso i contribuenti dovranno restituire l’eccedenza dell’Iva.

La pronuncia fa riferimento alla previgente disciplina dell’agevolazione “prima casa” in campo IVA, quando per l’accesso al beneficio era necessario che l’immobile acquistato non fosse qualificabile “di lusso” ai sensi del DM 2 agosto 1969.

Adesso sia in campo IVA sia in materia di imposta di registro, a nulla rilevano, per la spettanza del beneficio, le caratteristiche individuate dal DM 2 agosto 1969, ma sono ammessi al beneficio solo gli immobili ricadenti in specifiche categorie catastali (A2, A3, A4, A5, A6, A7, A11).

Al tempo dei fatti oggetto di causa, invece, l’agevolazione prima casa poteva trovare applicazione solo agli immobili abitativi “non di lusso”. In particolare, il DM 2 agosto 1969, all’art. 5, definiva “di lusso”, le “case composte di uno o più vani costituenti unico alloggio padronale aventi superficie utile complessiva superiore a 200 mq (esclusi i balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e il posto macchina) ed aventi come pertinenza un’area scoperta della superficie di oltre 6 volte l’area coperta”.

 

 

2) Revisori inattivi: possibile accedere a tutti gli incarichi previsti dalla legge

Ai revisori “inattivi” tutti gli incarichi diversi dalla revisione legale. La Ragioneria generale chiarisce che non possono essere create riserve per gli “attivi” ma raccomanda prudenza nel conferire gli incarichi.

Revisori inattivi: niente paletti

E’ possibile accedere a tutti gli incarichi previsti dalla legge, come ad es. la possibilità di potere redigere una perizia di stima nell'ipotesi di trasformazione societaria.

Incarichi diversi dalla revisione legale anche agli iscritti nella sezione inattivi del registro dei revisori. Con una clausola ben precisa: «Gli enti o gli organi che conferiscono incarichi» devono esercitare «tutta la prudenza necessaria» nell’individuare i professionisti. La Ragioneria generale dello stato, che dall’ottobre del 2012 ha eredito dal Consiglio nazionale dei commercialisti la gestione del Registro dei revisori legali, interviene così su una materia controversa e particolarmente cara allo stesso Cn: le funzioni e gli incarichi per gli iscritti alla sezione degli inattivi, quella sezione del registro nata con l’entrata in vigore delle nuove norme in materia di revisione (dlgs 139/05) e destinata a coloro che per tre anni consecutivi non hanno assunto incarichi di revisione legale. E lo fa fissando un principio: l’attività del revisore inattivo non può essere limitata, se non per disposizione di legge. Agli inattivi possono quindi essere conferiti gli incarichi e i compiti diversi dalla revisione legale. Una risposta sollecita dallo stesso Cn che lo scorso 30 aprile in una nota all’organo guidato da Daniele Franco, sostenevano che i richiami normativi al revisore iscritto nel registro della revisione legale debbano intendersi riferiti alla totalità degli iscritti, a prescindere dalla status di revisore attivo o inattivo. «È indubbio», scrive nella sua risposta ai commercialisti il Ragioniere generale dello stato, «che nessuna disposizione vigente richiede al revisore, al di fuori degli incarichi di revisione legale, l’iscrizione alla sezione degli attivi. L’assenza nell’ordinamento di qualsiasi limite all’attività degli inattivi e di riserve a favore degli attivi costituisce, pertanto, dato di fatto del quale tener conto».

 

 

3) Non basta un fondo patrimoniale costituito mediante beni in comunione legale

E’ inefficace il fondo patrimoniale costituito mediante beni in comunione legale. Nel caso di atto a titolo gratuito, rileva la consapevolezza del debitore che l’atto venga a diminuire la consistenza delle garanzie spettanti al creditore.

È inefficace, ai sensi dell’art. 2901 c.c., l’atto avente ad oggetto un fondo patrimoniale, costituito in comunione legale, in cui vengono conferiti tutti i cespiti immobiliari del marito a favore della moglie, al fine di sottrarli alla garanzia dei creditori. Tale principio è stato stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 11862 del 9 giugno 2015.

Nel caso di specie, i due coniugi proponevano appello contro la sentenza del Tribunale di Savona che si era pronunciato, su richiesta dei titolari di una società di cui il marito risultava debitore (a seguito della condanna al risarcimento dei danni subiti per il reato di truffa aggravata), a favore della revoca del fondo patrimoniale, nel quale erano stati conferiti beni immobili, tra i quali alcuni risultavano sottoposti alla misura cautelare del sequestro conservativo. Il giudice d’Appello si pronunciava conformemente al giudice del primo grado e i due coniugi proponevano ricorso in Cassazione, la quale si è espressa con detta decisione.

 

 

4) Cessione del ramo d’azienda: il cessionario risponde in maniera solidale per il mancato pagamento delle imposte e delle sanzioni

Il fatto che sia cessato il contratto di cessione di ramo d’azienda non rende immune il cessionario dalla responsabilità solidale per il mancato pagamento delle imposte e delle sanzioni.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 11972 del 9 giugno 2015. Responsabilità solidale per la cessione d’azienda anche se si risolve il contratto.

Un vincolo contrattuale che ha determinato l’effetto traslativo non può essere sciolto per mutuo consenso.

Il cessionario è responsabile in solido per i debiti tributari del cedente anche se pochi mesi dopo la cessione del ramo d’azienda è stata stipulata la risoluzione consensuale di tale contratto, a causa dell’inadempimento di una parte.

Infatti, come è noto, ai sensi dell’art. 14, comma 1 del D.Lgs. 472/1997, il cessionario è responsabile in solido, fatto salvo il beneficio della preventiva escussione del cedente ed entro i limiti del valore dell’azienda o del ramo d’azienda, per il pagamento dell’imposta e delle sanzioni riferibili alle violazioni commesse nell’anno in cui è avvenuta la cessione e nei due precedenti, nonché per quelle già irrogate e contestate nel medesimo periodo anche se riferite a violazioni commesse in epoca anteriore.

 

 

5) Modello F24: Istituita causale contributo per la riscossione dei contributi E.BI.N.I.S.P.

Istituita causale contributo per la riscossione, tramite modello F24, dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Bilaterale Nazionale Investigazioni e Sicurezza Privata (E.BI.N.I.S.P.).

per consentire il versamento dei contributi a favore dell’Ente Bilaterale

Nazionale Investigazioni e Sicurezza Privata (E.BI.N.I.S.P.) mediante modello F24, l’Agenzia istituisce la seguente causale contributo:

- “INVE” denominata “Ente Bilaterale Nazionale Investigazioni e Sicurezza

Privata (E.BI.N.I.S.P.)”.

(Agenzia delle entrate risoluzione n. 58/E del 10 giugno 2015)

 

 

6) Correzione del 730 o del Modello Unico 2015: provvedimento delle Entrate

Con il provvedimento 78849 del 9 giugno 2015, il direttore dell’Agenzia delle entrate consente ai contribuenti che hanno già inviato, attraverso l’apposita funzionalità dell’applicazione web 730 precompilato, la propria dichiarazione 730 con dati errati o incompleti, di correggere la dichiarazione direttamente, senza la necessità di rivolgersi al CAF o a un professionista abilitato per la presentazione di un modello 730 integrativo, o di presentare un modello Unico correttivo nei termini o integrativo.

La nuova dichiarazione 730, che può essere inviata a partire dal 10 giugno 2015 e fino al 29 giugno 2015, annulla e sostituisce integralmente quella precedentemente trasmessa. Per i contribuenti che hanno presentato, attraverso l’apposita funzionalità dell’applicazione web 730 precompilato, la dichiarazione 730 in assenza di un sostituto d’imposta tenuto all’effettuazione del conguaglio, da cui emerga un esito a debito, e che abbiano trasmesso, entro il 16 giugno 2015, il modello F24 per il pagamento delle somme dovute, il termine per la presentazione della dichiarazione sostitutiva è fissato al 21 giugno 2015.

Dal 10 giugno 2015 è possibile correggere il 730 precompilato già inviato. Un provvedimento delle Entrate spiega come rettificare gli errori. Il contribuente che ha già inviato il 730 precompilato via web tramite il sito internet dell’Agenzia delle Entrate e si è accorto di aver commesso degli errori può effettuare un nuovo invio che annulla e sostituisce il precedente. Con il provvedimento pubblicato il 10 giugno 2015, infatti, l’Agenzia delle Entrate fornisce indicazioni su modi e tempi per inviare la nuova dichiarazione correttiva.

Nuova chance per i contribuenti

Per agevolare i cittadini nel primo anno di avvio sperimentale del 730 precompilato, l’Agenzia offre la possibilità di correggere direttamente la dichiarazione inviata, senza la necessità di rivolgersi al Caf o a un professionista abilitato per la presentazione di un modello 730 integrativo o di presentare un modello Unico correttivo o integrativo.

È possibile, ad esempio, aggiungere degli oneri precedentemente dimenticati, modificare la dichiarazione a seguito delle rettifiche della Certificazione Unica comunicate dal sostituto d’imposta dopo il primo invio del 730 precompilato oppure inserire detrazioni non considerate precedentemente.

Come inviare il nuovo 730

Per effettuare il nuovo invio è sufficiente accedere con le proprie credenziali all’area del sito internet dell’Agenzia delle Entrate dedicata al 730 precompilato, riaprire la dichiarazione già trasmessa, apportare le modifiche necessarie e quindi procedere all’invio della dichiarazione sostitutiva. La sostituzione della dichiarazione è ammessa una sola volta.

Quando inviare il modello

La nuova dichiarazione annulla e sostituisce integralmente il 730 già trasmesso e può essere inviata a partire da oggi pomeriggio e fino al 29 giugno.

Solo i contribuenti che hanno presentato il 730 in assenza del sostituto d’imposta che effettua i conguagli utilizzando la procedura web resa disponibile dall’Agenzia e che abbiano trasmesso, entro il 16 giugno 2015, il modello F24 per il pagamento delle somme dovute, possono presentare il 730 sostitutivo entro il 21 giugno 2015.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 109 del 10 giugno 2015)

 

 

7) Nuove disposizioni sul reato di falso in bilancio

Nuove disposizioni sui delitti contro la pubblica amministrazione e sul reato di falso in bilancio.

E’ stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 maggio 2015, n. 124, la legge 27 maggio 2015, n. 69, in materia di delitti contro la pubblica amministrazione e di associazione di stampo mafioso, unitamente alla riformulazione del reato di falso in bilancio.

I delitti contro la Pubblica AmministrazioneCon tale provvedimento si procede, anzitutto, a un aumento delle pene dei seguenti reati:

- peculato (art. 314 c.p.), che, all’esito della modifica, prevede ora una pena detentiva che va da un minimo di 4 anni a un massimo di 10 anni e 6 mesi (aumento di 6 mesi rispetto al passato);

- corruzione per l’esercizio della funzione (art. 318 c.p.), che prevede ora una pena detentiva fino a un massimo di 6 anni (oggi di 5 anni);

- corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio (art. 319 c.p.), che prevede ora una pena detentiva da un minimo di 6 anni a un massimo di 10 anni (oggi, rispettivamente, di 4 e 8 anni);

- corruzione in atti giudiziari (art. 319-ter c.p.), che passa da un minimo di 6 anni a un massimo di 12 anni di reclusione (oggi, rispettivamente, di 4 e 10 anni);

- induzione indebita a dare o promettere utilità (art. 319-quater c.p.), che viene aumentato da un minimo di 6 anni a un massimo di 10 anni e 6 mesi di reclusione (oggi, rispettivamente, di 3 e 8 anni).

All’aumento delle pene consegue, automaticamente, anche un aumento del periodo di prescrizione degli stessi delitti interessati dalle modifiche.Sempre con riguardo alla riforma intervenuta nell’ambito del codice penale, si segnala ancora:

- la reintroduzione della figura dell’incaricato di pubblico servizio come soggetto attivo del reato di concussione, precedentemente espunto dalla legge n. 189/2012;

- la modifica alla fattispecie della sospensione condizionale della pena (art. 165 c.p.), che, con riguardo alle ipotesi di condanna per i delitti di cui agli artt. 314, 317, 318, 319, 319-ter, 319-quater, 320 e 322-bis c.p., viene condizionata «al pagamento di una somma equivalente al profitto del reato ovvero all’ammontare di quanto indebitamente percepito dal pubblico ufficiale o dall’incaricato di pubblico servizio» da imputare in favore dell’amministrazione lesa, oppure, nel caso di corruzione in atti giudiziari, da destinare in favore dell’amministrazione giudiziaria, salvo il diritto, in favore dello Stato, di pretendere l’ulteriore eventuale risarcimento del danno;

- l’aumento di pene intervenuto sul versante del delitto di associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.), ora rubricato «associazioni di tipo mafioso, anche straniere». Sul versante del codice di procedura penale, invece, degna di nota è la modifica introdotta in tema di applicazione della pena su richiesta delle parti (c.d. “patteggiamento” – art. 444 c.p.p.). All’esito della riforma è previsto che, nelle ipotesi di delitti di cui agli artt. 314, 317, 318, 319, 319-ter, 319-quater e 322-bis c.p., l’ammissibilità della richiesta di pena è subordinata alla restituzione integrale del prezzo o del profitto del reato.

Il nuovo reato di falso in bilancio

Con riguardo, poi, all’ambito dei reati societari previsti dal codice civile, vi è l’inserimento dei nuovi artt. 2621 ss., che hanno modificato la disciplina dei reati di false comunicazioni sociali (c.d. “falso in bilancio”).In primo luogo, è stata modificata la disciplina del falso in bilancio nell’ambito delle società non quotate (art. 2621 c.c.). A tal riguardo, la modifica apportata prevede che: (i) il reato sia sempre punito come delitto (in luogo di quello attuale che prevede anche l’ipotesi di natura contravvenzionale); (ii) la pena inflitta – che va da un minimo di 1 anno a un massimo di 5 anni – sia sempre quella della reclusione (in luogo di quella attuale che prevede anche l’arresto fino a 2 anni); la procedibilità sia sempre d’ufficio (parimenti all’attuale formulazione).Per quanto attiene, invece, alla condotta illecita sanzionata dalla norma, si segnala che, anche all’esito della riforma in esame, questa rimane sostanzialmente invariata, andando a punire «gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, i quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico, previste dalla legge, consapevolmente espongono fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero ovvero omettono fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore».

La riforma, inoltre, prevede l’introduzione di ipotesi specifiche da cui far conseguire delle pene ridotte in caso di commissione del reato ex art. 2621 c.c.:

- se i fatti sono di lieve entità, la pena va da un minimo di 6 mesi a un massimo di 3 anni (nuovo art. 2621-bis c.c.). La lieve entità viene valutata dal giudice in base alla natura e alle dimensioni della società, nonché alle modalità o agli effetti della condotta dolosa;

- la stessa pena ridotta (da 6 mesi a 3 anni) si applica anche nel caso in cui il falso in bilancio riguardi le società che non possono fallire (quelle che non superano i limiti indicati dall’art. 1, comma 2, legge fallimentare). In questo caso, il reato è perseguibile a querela di parte (società, soci, creditori o altri destinatari della comunicazione sociale) e non d’ufficio.

Con l’introduzione, poi, del nuovo art. 2621-ter c.c., si prevede un’ipotesi legale di non punibilità per particolare tenuità del fatto (ex art. 131-bis c.p.), dovendo il giudice, a tali fini, valutare, in modo prevalente, «l’entità dell’eventuale danno cagionato alla società, ai soci o ai creditori». In secondo luogo, è stata modificata la disciplina del falso in bilancio nell’ambito delle società quotate (art. 2622 c.c.). A tal riguardo, la modifica apportata prevede che: (i) il falso in bilancio diventi reato di pericolo anziché (come ora) di danno; (ii) la procedibilità sia d’ufficio (anziché a querela); (iii) la pena della reclusione vada da un minimo di 3 anni a un massimo di 8 anni (oggi, rispettivamente, di 1 e 4 anni). E’ previsto, inoltre, che alle società quotate siano equiparate: (i) le società emittenti strumenti finanziari per i quali è stata presentata una richiesta di ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell’Unione europea; (ii) gli emittenti strumenti finanziari ammessi alla negoziazione in un sistema multilaterale di negoziazione italiano; (iii) le società che controllano società emittenti strumenti finanziari ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell’Unione europea; (iv) le società che fanno appello al pubblico risparmio o che comunque lo gestiscono.

Le modifiche al d.lgs. n. 231/2001

La legge n. 69/2015 all’esito del modificato impianto dei reati di false comunicazione sociali (artt. 2621 e ss. c.c.), ha predisposto anche un coordinamento con la disciplina della responsabilità amministrativa degli enti derivante da reato ex d.lgs. n. 231/2001. In particolare, l’intervento normativo ha apportato, un aumento delle sanzioni pecuniarie ivi previste: (i) per il delitto di false comunicazioni sociali (art. 2621 c.c.) la sanzione pecuniaria ora va da 200 a 400 quote; (ii) in ipotesi di fatto di lieve entità (art. 2621-bis c.c.) la sanzione pecuniaria ora va da 100 a 200 quote; (iii) per il delitto di false comunicazioni sociali ai danni di società quotate (art. 2622 c.c.) la sanzione pecuniaria ora va da 400 a 600 quote.

I nuovi poteri dell’Anac e obblighi informativi

La legge n. 69/2015 attribuisce all’Autorità nazionale anticorruzione poteri di vigilanza e controllo anche sui contratti pubblici di cui agli articoli 17 e seguenti del codice dei contratti pubblici cioè quelli esclusi n tutto o in parte dall’ambito di applicazione del codice (articolo 8, comma 1).

Inoltre il provvedimento normativo introduce nuovi obblighi informativi verso l’Anac.In particolare il pubblico ministero quando esercita l’azione penale per i delitti di cui agli articoli 317, 318, 319, 319-bis, 319-ter, 319-quater, 320, 321, 322, 322-bis, 346-bis, 353 e 353-bis del codice penale ha l’obbligo di informare l’Autorità, dando notizia dell’imputazione (articolo 7). Anche il giudice amministrativo, qualora nel corso di controversie concernenti le procedure di affidamento di lavori, servizi o forniture, abbia notizia di condotte o atti contrastanti con le regole della trasparenza, è tenuto a trasmettere tali informazioni all’Autorità (articolo 8, comma 3).

Infine un obbligo informativo verso l’Autorità ricade in capo alle stazioni appaltanti, le quali sono tenute a trasmettere all’Anac, con cadenza semestrale, alcune informazioni relative alle procedure di scelta del contraente per l’affidamento di lavori, servizi o forniture (articolo 8, comma 2).

ESMA – Questionario sulle best practice dei proxy advisors

L’8 giugno 2015, l’ESMA ha pubblicato un questionario volto a raccogliere dati e informazioni sull’impatto dell’adozione dei Principi di Best Practice che i proxy advisors sono chiamati ad applicare nella prestazione dei servizi di consulenza in materia di esercizio del voto.

I Principi sono applicati su base volontaria, seguendo il principio del comply or explain e si prevede la pubblicazione annuale di uno Statement of Compliance. I Principi di Best Practice sono stati adottati, nel 2014, da un gruppo di rappresentanti dell’industria dei proxy advisors, a seguito della pubblicazione del Rapporto dell’ESMA sui consulenti di voto nel 2013.

Come previsto nel suo Rapporto, l’ESMA intende ora valutare gli effetti dell’adozione dei Principi di Best Practice e della loro applicazione sul funzionamento dell’industria dei proxy advisors. In particolare, l’ESMA vuole accertare se i Principi e gli Statement of Compliance dei singoli proxy advisors affrontano i temi indicati nel suo Rapporto del 2013; intende inoltre esaminare la prassi attuale dei proxy advisors per valutare se e come è cambiata in seguito all’applicazione dei Principi.

Il questionario contiene una serie di domande generali, destinate a tutti gli operatori di mercato, e una serie di domande più specifiche rivolte ai proxy advisors, agli investitori, agli emittenti, agli atri stakeholders. Il termine per rispondere al questionario è il 27 luglio 2015.

(Assonime, nota del 10 giugno 2015)

 

 

8) Pubblicata la relazione sullo stato del contenzioso tributario

L’analisi dell’evoluzione del contenzioso tributario nell’anno 2014 evidenzia una diminuzione del numero complessivo delle controversie pendenti presso le Commissioni Tributarie Provinciali (CTP) e le Commissioni Tributarie Regionali (CTR), pari a 573.522, rispetto a quello registrato nel 2013 (633.605).

Il MEF ha pubblicato il 10 giugno 2015, sul proprio sito internet, la relazione sul monitoraggio dello stato del contenzioso tributario e sull’attività delle commissioni tributarie.

Si tratta di una pubblicazione annuale che ha lo scopo di rappresentare lo stato del contenzioso tributario, comprendendo, in particolare, l’analisi:

- dello stato del contenzioso tributario al 31 dicembre 2014 e l’analisi dei flussi in entrata ed in uscita relativi al periodo 1° gennaio 2014 – 31 dicembre 2014;

- delle strutture delle Commissioni tributarie nell’anno 2014;

- degli organi giudicanti.

La Relazione è corredata da Appendici statistiche e da una Guida all’interpretazione dei dati.

Le Appendici Statistiche sono strutturate in capitoli identificati con lettere dell’alfabeto. Nel capitolo A sono descritte le analisi relative all’andamento del contenzioso tributario nell’anno 2014. Il capitolo B descrive le analisi sul dimensionamento e sulle attività delle Commissioni tributarie e dei rispettivi uffici di segreteria. Il capitolo C è dedicato, all’analisi dei tempi medi delle varie fasi del procedimento giurisdizionale tributario. Infine, il successivo capitolo D riporta la Guida interpretativa, con la quale vengono fornite le informazioni utili alla lettura ed all’interpretazione dei dati delle tabelle esposte nelle appendici statistiche.

 

Vincenzo D’Andò