Diario fiscale del 4 marzo 2015: anche a Monaco-Montecarlo cade il segreto bancario

Pubblicato il 4 marzo 2015

società di capitali: tassa forfettaria in scadenza; TFR: dal 1° marzo 2015 possibile in busta paga; esenzione Iva per acquisti intracomunitari di protesi dentarie; voto maggiorato: Consob - Banca d’Italia sui servizi di gestione accentrata; documenti da presentare per il modello 730/2015; visto di conformità sul modello 730 precompilato; anche a Monaco cade il segreto bancario; trattamento straordinario di integrazione salariale per le imprese sottoposte a procedure concorsuali

 Indice:

 1) Società di capitali: tassa forfettaria in scadenza

 2) TFR: dal 1° marzo 2015 possibile  in busta paga

 3) Esenzione Iva per acquisti intracomunitari di protesi dentarie

 4) Voto maggiorato: modifiche al Provvedimento congiunto Consob - Banca d’Italia sui servizi di gestione   accentrata

 5) Documenti da presentare per il modello 730/2015

 6) Visto di conformità sul modello 730 precompilato

 7) Anche a Monaco cade il segreto bancario

 8) Trattamento straordinario di integrazione salariale per le imprese sottoposte a procedure concorsuali

 

 

1) Società di capitali: tassa forfettaria in scadenza

Società di capitali: si paga entro il 16 marzo 2015 la tassa forfettaria annuale per le scritture contabili.

Entro il prossimo 16 marzo deve essere pagata la tassa forfettaria annuale per la numerazione di libri e registri tenuti dalle sole società di capitali (Spa, Sapa e Srl), società consortili a responsabilità limitata, sedi secondarie di società estere, aziende speciali e consorzi tra enti territoriali (art. 23, Tariffa allegata al D.P.R. n. 641/1972).

L’importo dovuto prescinde dal numero dei libri e dei registri tenuti e dalle relative pagine, e ammonta a 309,87 euro se, alla data del 1° gennaio 2015, l’ammontare del capitale sociale o del fondo di dotazione non é superiore a 516.456,90 euro.

Tale importo é elevato a 516,46 euro se il capitale o il fondo di dotazione supera, alla data del 1° gennaio 2015, l’importo di 516.456,90 euro.

Il versamento va effettuato utilizzando il modello F24 con indicazione, nella sezione “Erario”, del codice tributo 7085 - Tassa annuale vidimazione libri sociali, dell’importo e dell’anno per il quale viene eseguito il pagamento (2015).Per l’importo dovuto, é possibile far ricorso alla compensazione con eventuali crediti vantati di altre imposte e contributi.

Si ricorda che per le società di nuova costituzione il pagamento va effettuato, prima della presentazione della dichiarazione di inizio attività (su cui vanno riportati gli estremi di versamento), mediante bollettino di C/C Postale n. 6007, intestato all’Agenzia delle entrate – Centro Operativo di Pescara.

 

 

2) TFR: dal 1° marzo 2015 possibile in busta paga

Anche se manca l’apposito decreto attuativo del Ministro del Lavoro (atteso in pubblicazione per i prossimo giorni) dal 1° marzo 2015 scatta per i lavoratori dipendenti del settore privato la possibilità di chiedere in busta paga l’anticipo del TFR maturato mensilmente sul quale la tassazione é quella ordinaria marginale (e non quella ridotta) e sulla quale si applicheranno le ordinarie addizionali regionali e comunali, con la possibile incidenza sulle prestazioni sociali collegate al reddito. L’anticipo del TFR non é gravato da imposizione contributiva e non rileva ai fini della corresponsione degli 80 euro mensili, confermati dalla legge n. 190/2014.

Questi sono i punti essenziali:

L’anticipo può essere richiesto da tutti i lavoratori che operano nel settore privato con almeno 6 mesi di anzianità, con esclusione degli operai agricoli a tempo indeterminato e dei collaboratori familiari del settore domestico, dei dipendenti da aziende soggette a procedura concorsuale, o che hanno sottoscritto accordi di ristrutturazione del debito, dei prestatori di imprese in Cig in deroga dopo un periodo di Cigs (unicamente in quest’ultimo caso, alle sole unità produttive interessate), o che hanno ricevuto un finanziamento, dando in garanzia il TFR, fino alla scadenza dello stesso. I lavoratori, a tempo indeterminato, debbono essere in forza da almeno sei mesi.

La richiesta, che non può essere revocata una volta presentata, riguarda il periodo compreso tra marzo 2015 e marzo 2018.

L’anticipo entra in busta paga nel mese immediatamente successivo a quello di richiesta o 4 mesi dopo nel caso in cui il datore di lavoro richieda l’intervento di un Istituto di credito a seguito dell’accordo sottoscritto dall’ABI.

Con la richiesta del lavoratore il TFR non è più a seconda delle ipotesi, accantonato in azienda, trasferito al Fondo di tesoreria dell’INPS o al fondo di previdenza complementare.

 

 

3) Esenzione Iva per acquisti intracomunitari di protesi dentarie

Su importazioni di protesi dentarie, esenzione Iva quasi sempre. La Corte di giustizia chiamata a dirimere una controversia incentrata su tre procedimenti principali pregiudiziali, in parte comuni, e riguardanti la stessa direttiva comunitaria.

L’esenzione e la detrazione dell’Iva nel caso di acquisti intracomunitari e di importazione definitiva di protesi dentarie fornite da dentisti e da odontotecnici

rappresentano la questione comune a tre diverse controversie, poi riunite ai fini della decisione, che hanno contrapposto alcune società olandesi al Fisco nazionale e che hanno consentito alla Corte di giustizia dell’Unione europea di pronunciarsi in ordine alla possibilità ed ai presupposti applicativi dell’esenzione dall’Iva nel settore delle prestazioni odontoiatriche.

La prima controversia (causa C-144/13) riguardava una società che effettuava importazioni e acquisti intracomunitari di protesi dentarie (la cui cessione è esente Iva nei Paesi Bassi); la seconda (causa C-154/13) concerneva un'altra compagine sociale, che effettuava acquisti intracomunitari di protesi dentarie dalla Germania, applicando il regime di esenzione Iva (non previsto dalla normativa tributaria tedesca); la terza (causa C-160/13) era relativa a una società che acquistava protesi dentarie dalla casa madre svedese, applicando il regime degli acquisti intracomunitari.

A fronte degli accertamenti fiscali emessi nei confronti delle suddette società, i contenziosi di primo e secondo grado evidenziavano incongruenze di fondo circa l’applicazione dell’esenzione Iva nonché in merito alla necessità o meno dell'esclusione del diritto alla detrazione dell’imposta a monte, nei casi considerati.

La Corte di giustizia richiama la sua precedente giurisprudenza secondo cui, qualora un’esenzione prevista dal diritto nazionale sia incompatibile con la direttiva Iva, l’articolo 17 della detta direttiva non consente ad un soggetto passivo di fruire dell’esenzione, facendo valere nel contempo il diritto a detrazione.

In proposito, i giudici di Lussemburgo stabiliscono che il soggetto passivo che si trovi in una situazione di tal genere dovrà o applicare l’esenzione nazionale rinunciando alla detraibilità oppure assoggettare le proprie operazioni all’Iva ai sensi del diritto dell’Unione avvalendosi, quindi, del beneficio della detraibilità dell’imposta a monte.

L’esenzione dall’Iva in ambito odontoiatrico è volta, in generale, a garantire che la fornitura di prodotti connessi alla salute non divenga inaccessibile per effetto dei maggiori costi dei prodotti medesimi che ne deriverebbero qualora la loro cessione fosse soggetta a Iva. Si tende, in altre parole, con tale sistema a garantire non solo la neutralità dell'imposta ma altresì la progressiva armonizzazione della stessa in ambito comunitario.

Inoltre, gli euro giudici affermano che per determinare se un acquisto intra-Ue sia o meno esente Iva occorre verificare se la cessione dei beni acquistati costituisca un'operazione esente nello Stato membro di destinazione. Nel caso concreto, la cessione di protesi dentarie è operazione esente ai sensi dell'articolo 132 direttiva Iva per i Paesi Bassi, il cui codice Iva prevede, appunto, l'esenzione per le forniture di protesi dentarie realizzate da dentisti e da odontotecnici; è invece un'operazione soggetta ad Iva, ad esempio, in Germania, poiché detto Stato applica l'imposta a tale servizio avvalendosi espressamente della deroga contenuta nell'articolo 370 della direttiva Iva.

La Corte conclude che il regime comunitario dell’Iva costituisce il risultato di un’armonizzazione graduale delle leggi nazionali.

Come i togati comunitari hanno più volte rilevato, tale armonizzazione è ancora in itinere: per questa ragione, la direttiva Iva - per mezzo dell’articolo 370 - ha autorizzato gli Stati membri a mantenere in vigore talune disposizioni, nella propria legislazione nazionale antecedente alla direttiva stessa, che sarebbero, altrimenti, con essa incompatibili.

Conclusioni

L’articolo 168 della direttiva Iva va interpretato nel senso che, laddove l’esenzione dall’Iva prevista dal diritto nazionale sia incompatibile con la direttiva Iva, detto art. 168 non consente ad un soggetto passivo di beneficiare dell’esenzione, facendo valere nel contempo il diritto a detrazione.

Gli articoli 140, lettere a) e b), nonché 143, paragrafo 1, lettera a), della direttiva Iva, devono essere interpretati nel senso che l’esenzione dall’imposta sul valore aggiunto ivi prevista si applica agli acquisti intracomunitari e all’importazione definitiva di protesi dentarie fornite da dentisti e da odontotecnici, qualora lo Stato membro di cessione o di importazione non abbia attuato la normativa transitoria prevista all’art. 370 della detta direttiva;

L’articolo 140, lettere a) e b), della direttiva Iva dev’essere interpretato nel senso che l’esenzione dall’imposta sul valore aggiunto prevista da tale disposizione trova parimenti applicazione nel caso in cui l’acquisto intracomunitario di protesi dentarie provenga da uno Stato membro che abbia dato attuazione al regime derogatorio e transitorio previsto dall’articolo 370 della direttiva medesima.

(Corte di giustizia UE, sentenza del 26 febbraio 2015, cause riunite C-144-2013; C-154-2013; C-160-2013)

 

 

4) Voto maggiorato: modifiche al Provvedimento congiunto Consob - Banca d’Italia sui servizi di gestione accentrata

Con un atto Consob – Banca d’Italia è stato modificato il Provvedimento congiunto Consob - Banca d’Italia sui servizi di gestione accentrata per introdurre alcune disposizioni in materia di voto maggiorato.

Le modifiche, accompagnate da una relazione illustrativa e che completano, da un punto di vista operativo, il quadro normativo di attuazione della disciplina contenuta all’art. 127-quinquies Tuf, entreranno in vigore il 15° giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Di seguito le principali novità.

Viene in primo luogo introdotta una nuova disposizione per disciplinare espressamente i flussi informativi intermediari – emittenti rivenienti dal voto maggiorato (art. 23-bis); in virtù di tale disposizione: i) il soggetto che intenda iscriversi nell’elenco ex art. 127-quinquies Tuf deve avanzare una richiesta all’ultimo intermediario (come definito all’art. 1 del Provvedimento); ii) la legittimazione all’iscrizione è attestata da una comunicazione, con clausola fino a revoca, dall’intermediario all’emittente; iii) ove non sia previsto un automatismo nel riconoscimento del conseguimento della maggiorazione, il soggetto iscritto nell’elenco deve chiedere una seconda comunicazione all’ultimo intermediario; iv) sono previsti flussi informativi dall’intermediario all’emittente in caso di aumento di capitale, trasferimenti totali o parziali delle azioni, rinuncia alla maggiorazione, ipotesi di successione per causa di morte, fusione o scissione del titolare, costituzione, modifica ed estinzione di vincoli. In caso di trasferimento totale o parziale delle azioni, l’intermediario deve comunicare, oltre alla causale, il numero progressivo annuo di emissione della comunicazione originaria, ove possibile. Qualora l’intermediario abbia effettuato una o più comunicazioni in relazione ad azioni acquistate in momenti diversi e il trasferimento non abbia per oggetto la totalità delle azioni, deve essere utilizzato il cd. criterio “LIFO” (last in first out) in virtù del quale si considerano trasferite per prime le azioni registrate da ultimo sul conto. Il medesimo criterio deve essere utilizzato dall’emittente per l’aggiornamento dell’elenco; v) sono previsti flussi informativi di ritorno dall’emittente all’intermediario in caso di avvenuta o mancata iscrizione all’elenco e di conseguimento o mancato conseguimento della maggiorazione con l’esplicitazione dell’eventuale diniego, nonché in caso di cancellazione dall’elenco o perdita della maggiorazione per cause diverse dalle cessioni a titolo oneroso o gratuito e non conosciute dall’intermediario (cessioni dirette o indirette di partecipazioni di controllo in società o enti che detengono azioni a voto maggiorato in misura superiore alla soglia ex art. 120, comma 2 Tuf); vi) viene inoltre demandata alla prassi degli intermediari, emittenti e della società di gestione accentrata la definizione degli ulteriori aspetti operativi.

Viene infine prevista l’attivazione di specifiche evidenze contabili attraverso il ricorso a codici identificativi speciali nel sistema di gestione accentrata per le azioni oggetto di iscrizione nell’elenco e per quelle che hanno conseguito la maggiorazione del voto (art. 30).        

(Assonime, nota del 2 marzo 2015)

 

 

5) Documenti da presentare per il modello 730/2015

Ecco i documenti che il contribuente deve presentare per il modello 730:

- copia del proprio codice fiscale, del coniuge e/o dei familiari a carico e relativi documenti di identità;

- copia della dichiarazione Unico o del modello 730 dell’anno precedente;

- ultima busta paga del 2015 in possesso al momento della compilazione del modello 730/2015;

- eventuali deleghe di pagamento degli acconti Irpef (modelli di pagamento F24);

- certificazione unica (modello CU);

- certificazioni di indennità o delle somme erogate da Enti (INPS, INAIL, Casse edili, ecc.) non segnalate al proprio sostituto d’imposta per il conguaglio;

- documentazione relativa ad altri redditi posseduti (dividendi su utili, collaborazioni, prestazioni occasionali, ecc.) e documenti relativi a immobili e attività finanziarie detenute all’estero.

Chi possiede fabbricati o terreni

- atto di vendita o di acquisto di terreni e/o fabbricati effettuati nel 2014 enei primi mesi del 2015;

- visure aggiornate di terreni e fabbricati in caso di variazioni intervenute a seguito di compravendita e denuncia di successione completa di voltura in caso di eredità;

- contratti di affitto per i locatori che hanno concesso in locazione gli immobili;

- deleghe di versamento dell’acconto e del saldo IMU (modelli di pagamento F24).

Spese detraibili e deducibili dalla dichiarazione dei redditi

- spese sanitarie con prescrizione medica, scontrini farmacia, ricevute per visite specialistiche, acquisto di medicinali e protesi, ricevute per esami di laboratorio, cure mediche dentistiche e omeopatiche, prestazioni di medico generico, ricevute e fatture relative a ricoveri, degenze e interventi chirurgici, ticket per analisi e radiografie, fatture per acquisto di occhiali e lenti da vista, ricevute per apparecchi per l’udito, ricevute di spese per patologie esenti, attrezzature sanitarie, ricevute e fatture per spese sostenute per portatori di handicap, veicoli per portatori di handicap, assistenza sanitaria, spese di acquisto di cani guida, ricevute e fatture per spese mediche rateizzate in anni precedenti;

- interessi passivi di mutui ipotecari per abitazione principale, interessi passivi su mutui per altri immobili, interessi passivi su mutui per recupero edilizio;

- spese per interventi di recupero edilizio sostenuti in proprio e interventi finalizzati al risparmio energetico 55% (bonifici, fatture, comunicazione ASL, ecc.) e spese per interventi su involucro edifici, sostituzione impianti di climatizzazione, pannelli solari, spese per sostituzione frigoriferi, congelatori e motori ad elevata efficienza e variatori di velocità;

- assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni e assicurazioni aventi ad oggetto il rischio di morte, di invalidità permanente (anche in questo caso allegare quietanze e contratto oppure dichiarazione rilasciata dall’assicurazione della detraibilità del premio pagato);

- contributi volontari, contributi obbligatori e contributi relativi a personale domestico (colf) e contributi INAIL casalinghe, fondi pensione integrativi;

- assegni periodici corrisposti al coniuge esclusa la quota di mantenimento per i figli e assegni di mantenimento;

- ricevute di versamento di tasse scolastiche scuola secondaria e universitaria e spese sostenute per locazioni per studenti fuori sede e per locazioni di cui alla Legge 431/98;

- ricevute e spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale nei casi di non autosufficienza;

- ricevute di versamento per erogazioni liberali ad associazioni sportive dilettantistiche, per erogazioni a vari enti, istituzioni o associazioni, a partiti politici ed enti religiosi;

- ricevute per spese veterinarie e per spese sostenute per la frequenza di asili nido, spese funebri per familiari;

- scelta del 5 e dell’8 per mille.

Da quest’anno, l’Agenzia delle entrate metterà a disposizione dei contribuenti il modello 730 precompilato che potrà essere accettata o modificata dal contribuente entro la data del 7 luglio 2015.

A tale proposito, il contribuente nel momento della consegna dei documenti, deve esprimere la volontà di delegare o non delegare il CAF o il professionista abilitato ad accedere alla propria dichiarazione precompilata sottoscrivendo un apposito modulo di delega, allegando la fotocopia del documento di identità.

 

 

6) Visto di conformità sul modello 730 precompilato

Con l’introduzione del modello 730 precompilato, il Legislatore ha modificato taluni obblighi degli intermediari alle prese con l’assistenza fiscale.

Proprio a tal fine, l’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 7/E del 26 febbraio 2015, ha affrontato i temi più delicati e controversi delle nuove norme, tra cui gli adempimenti da porre in essere per il rilascio del visto, l’innalzamento della copertura assicurativa e le ricadute in termini di responsabilità per i CAF/professionisti.

Si tratta di un argomento che è abbastanza delicato e che sta interessando soprattutto gli addetti ai lavori.

Infatti, il modello 730 (in forma precompilata e tradizionale) va trasmesso solo dopo che il CAF/professionista abilitato vi abbia apposto il visto di conformità.

Ciò, a differenza di quanto previsto fino all’anno scorso, comporta l’accollarsi di precise responsabilità da parte di tali soggetti in caso di visto infedele.

In tal caso, i CAF e i professionisti abilitati sono tenuti, nei confronti dello Stato o del diverso ente impositore, al pagamento di un importo corrispondente alla somma dell’imposta, degli interessi e della sanzione, nella misura del 30%, che sarebbe stata richiesta al contribuente ai sensi dell'art. 36-ter, D.P.R. n. 600/1973.

Tale responsabilità è espressamente esclusa qualora l’infedeltà del visto sia stata determinata da una condotta dolosa o gravemente colposa del contribuente.

Se, entro il 10 novembre, viene presentata una dichiarazione rettificativa da parte del contribuente o una comunicazione dei dati rettificati da parte del CAF o del professionista, la responsabilità di questi ultimi è limitata al pagamento dell’importo corrispondente alla sola sanzione che sarebbe stata richiesta al contribuente.

Se il versamento è effettuato entro tale data, si applica la riduzione a 1/8 del minimo, mentre l’imposta e gli interessi restano a carico del contribuente.

L’inasprimento delle sanzioni si è reso necessario per sensibilizzare gli operatori sulla “delicatezza” di tutta l’operazione 730 precompilato (anche se poi la responsabilità non cambia se il contribuente non si avvale del precompilato), sensibilizzazione che non si limita a ciò: infatti, sono previsti:

- specifici adempimenti da porre in essere per abilitarsi al rilascio del visto;

- l’innalzamento dei massimali assicurativi per chi intende rilasciare il visto;

- una serie di controlli da effettuare per non incorrere in errori.

Chi può rilasciare il visto

La circolare chiarisce che i professionisti che possono apporre il visto di conformità sono gli iscritti:

- nell’albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili;

- nell’albo dei consulenti del lavoro;

- nei ruoli di periti ed esperti tenuti dalle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura per la sub-categoria tributi alla data del 30 settembre 1993, in possesso di diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio o equipollenti o diploma di ragioneria.

Attenzione però: questi ultimi professionisti non possono svolgere l’attività di assistenza fiscale né apporre il visto di conformità sulla dichiarazione 730.

Sono in ogni caso esclusi gli avvocati e i geometri fiscalisti.

Per garantire la massima trasparenza, l’Agenzia delle entrate renderà consultabili, sul proprio sito internet, i dati dei professionisti legittimati al rilascio del visto, con espressa indicazione dell’abilitazione all'apposizione del visto di conformità sulle dichiarazioni modello 730, il luogo di svolgimento dell’attività, l’eventuale svolgimento dell’attività in forma associata ovvero l’utilizzo di società di servizi.

Come abilitarsi al rilascio del visto

Per poter rilasciare il visto di conformità, i professionisti abilitati alla trasmissione telematica delle dichiarazioni devono presentare, alla Direzione regionale territorialmente competente in ragione del domicilio fiscale, una preventiva comunicazione contenente l’indicazione dei dati personali e dei luoghi dove è esercitata l'attività, corredata della documentazione prevista dal D.M. n. 164/1999.

Modalità di presentazione della comunicazione.

Cosa contiene la comunicazione

-   dati anagrafici, requisiti professionali, codice fiscale e partita IVA;

-   domicilio e altri luoghi ove viene esercitata l'attività professionale;

-   denominazione o ragione sociale e dati anagrafici dei soci e dei componenti   il consiglio di amministrazione e, ove previsto, del collegio sindacale,   delle società di servizi delle quali il professionista intende avvalersi per   lo svolgimento dell'attività di assistenza fiscale, con l'indicazione delle   specifiche attività da affidare alle stesse.

Documentazione da allegare

-   copia integrale della polizza assicurativa;

-   dichiarazione relativa all'insussistenza di provvedimenti di sospensione   dell'ordine di appartenenza;

-   dichiarazione relativa alla sussistenza dei seguenti requisiti:

a)   non aver riportato condanne, anche non definitive, o sentenze emesse ai sensi   dell’art. 444 cpp per reati finanziari;

b)   non aver procedimenti penali pendenti nella fase del giudizio per reati   finanziari;

c)   non aver commesso violazioni gravi e ripetute, per loro natura ed entità,   alle disposizioni in materia contributiva e tributaria;

d)   non trovarsi in una delle condizioni penalmente rilevanti che escludono la   possibilità di candidarsi alle elezioni regionali, provinciali, comunali;

e)   non aver fatto parte di società per le quali è stato emesso un provvedimento   di revoca ai sensi dell'art. 39, comma 4, D.Lgs. n. 241/1997, nei cinque anni   precedenti.

Le   predette dichiarazioni dovranno essere rese in forma di atto sostitutivo di   notorietà (articoli 46 e 47, D.P.R. n. 445/2000), allegando la fotocopia di   un documento d’identità del sottoscrittore.

Come si presenta

La   comunicazione può essere consegnata a mano o inviata mediante raccomandata   con ricevuta di ritorno ovvero inviata tramite PEC.

Associazione professionale

Deve   essere il singolo professionista ad essere abilitato al rilascio del visto di   conformità. Pertanto ogni altro professionista appartenente all'associazione   che non sia personalmente abilitato non è autorizzato ad apporre il visto di   conformità.

Qualora   il professionista si avvalga di una società di servizi di cui possegga la   maggioranza assoluta del capitale sociale, può essere abilitato se il   requisito del possesso dell’abilitazione alla trasmissione telematica   sussiste in capo alla società di servizi, fermo restando che il   professionista deve essere titolare di autonoma partita IVA.

NB   per l'attività di assistenza fiscale sulle dichiarazioni 730 il   professionista non può avvalersi di una società di servizi.

In   entrambi i casi, nella predetta comunicazione dovranno essere indicati, oltre   ai dati del singolo professionista, anche quelli dell'associazione di cui il   medesimo fa parte o della società di servizi.

La   trasmissione telematica sarà effettuata dall'associazione professionale o   dalla società di servizi sotto il diretto controllo e la responsabilità dello   stesso professionista.

Società di servizi

Deve   essere il singolo professionista ad essere abilitato al rilascio del visto di   conformità.

Pertanto   ogni altro professionista appartenente all'associazione che non sia   personalmente abilitato non è autorizzato ad apporre il visto di conformità.

Il professionista deve, inoltre, essere in possesso dell’abilitazione alla trasmissione telematica delle dichiarazioni fiscali, rilasciata dall’Agenzia delle Entrate.

Nel caso di riscontro di carenze o irregolarità, il professionista viene informato dalla Direzione regionale competente al fine di integrare e/o regolarizzare la comunicazione.

Il professionista è abilitato al rilascio del visto di conformità dalla data di presentazione della comunicazione e può quindi prestare assistenza fiscale, ferma restando la verifica da parte della Direzione regionale della sussistenza di tutti i requisiti richiesti dalla norma.

Rilascio del visto di conformità sulla dichiarazione 730

Possono svolgere l’attività di assistenza fiscale e apporre il visto di conformità sulla dichiarazione 730 solo gli iscritti nell'Albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili e gli iscritti nell'Albo dei consulenti del lavoro.

Pertanto sono esclusi gli iscritti nei ruoli di periti ed esperti tenuti dalle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura per la sub-categoria tributi alla data del 30 settembre 1993, in possesso di diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio o equipollenti o diploma di ragioneria.

Se il professionista abilitato esercita l’attività di assistenza fiscale nell’ambito di un’associazione professionale può effettuare la trasmissione telematica delle dichiarazioni anche mediante l’associazione a cui lo stesso appartiene. L’attività non può essere effettuata da altro professionista, anche se abilitato, della stessa associazione diverso da quello che ha apposto il visto sulle dichiarazioni.

Un ultimo chiarimento riguarda la data limite entro la quale il professionista deve abilitarsi: la norma prevede che il professionista deve essere abilitato a far data dal 30 giugno dell'anno nel corso del quale presta l’assistenza.

Poiché, il termine di presentazione della dichiarazione è ora fissato al 7 luglio, l’Agenzia ritiene che, a decorrere dall’assistenza fiscale prestata nel 2015, il professionista debba essere abilitato dalla data di apertura del canale per la trasmissione delle dichiarazioni precompilate, che sarà pubblicata sul sito internet dell’Agenzia delle entrate, e comunque prima della trasmissione delle dichiarazioni.

Ne consegue che qualora il professionista risulti abilitato in data successiva al 7 luglio 2015, potrà prestare l’assistenza fiscale per la presentazione della dichiarazione 730 solo a partire dall’anno seguente.

Controlli da effettuare ai fini del rilascio del visto

Nella circolare, vengono elencati i controlli che è necessario effettuare ai fini del rilascio del visto sul modello 730.

Occorre procedere alla verifica:

- della corrispondenza dell’ammontare delle ritenute, anche a titolo di addizionali, con quello delle relative certificazioni esibite (Certificazione Unica, certificati dei sostituti d'imposta per le ritenute relative a redditi di lavoro autonomo occasionale, di capitale, ecc.);

- degli attestati degli acconti versati o trattenuti;

- delle deduzioni dal reddito non superiori ai limiti previsti dalla legge e della corrispondenza alle risultanze della documentazione esibita e intestata al contribuente o, se previsto, ai familiari a carico;

- delle detrazioni d’imposta non eccedenti i limiti previsti dalla legge e della corrispondenza con le risultanze dei dati della dichiarazione e della relativa documentazione esibita;

- dei crediti d’imposta non eccedenti le misure previste per legge e spettanti sulla base dei dati risultanti dalla dichiarazione e dalla documentazione esibita;

- dell’ultima dichiarazione presentata in caso di eccedenza d'imposta per la quale si è richiesto il riporto nella successiva dichiarazione dei redditi.

Con riferimento alle spese che danno diritto a deduzioni dal reddito o a detrazioni dall’imposta, deve essere verificata tutta la documentazione necessaria, ai sensi della normativa vigente, per il riconoscimento delle stesse.

In relazione alle spese ripartite su più annualità, il controllo documentale deve essere effettuato ad ogni utilizzo dell’onere ai fini del riconoscimento della detrazione d'imposta. Qualora il soggetto che presta l’assistenza fiscale abbia già verificato la documentazione in relazione ad una precedente rata e ne abbia conservato copia, può non essere nuovamente richiesta al contribuente l'esibizione della documentazione.

Non è necessario fare il riscontro della correttezza degli elementi reddituali indicati dal contribuente (ad esempio, l’ammontare dei redditi fondiari, dei redditi diversi e delle relative spese di produzione), salvo l’ammontare dei redditi da lavoro dichiarati nel modello 730 che deve corrispondere a quello esposto nelle certificazioni (C.U.).

Pertanto, il contribuente non è tenuto a esibire la documentazione relativa all’ammontare dei redditi indicati nella dichiarazione (ad esempio, visure catastali di terreni e fabbricati posseduti, contratti di locazione stipulati, raccomandata all'inquilino in caso di opzione per la cedolare secca).

Allo stesso modo, il contribuente non dovrà esibire documenti relativi alle situazioni soggettive che incidono ai fini della determinazione del reddito o delle imposte dovute, quali, ad esempio, il certificato di residenza per la deduzione dal reddito dell'abitazione principale ovvero lo stato di famiglia per l’applicazione delle detrazioni soggettive di imposta.

In tali casi, i CAF e i professionisti abilitati sono tenuti ad acquisire dal contribuente una dichiarazione sostitutiva attestante la sussistenza dei requisiti soggettivi normativamente previsti per la fruizione delle detrazioni d'imposta e delle deduzioni dal reddito, ma non sono tenuti a verificarne la veridicità.

Garanzie

Le nuove norme prevedono:

- l’innalzamento a tre milioni di euro della soglia del massimale, precedentemente fissata in due miliardi di lire (1.032.913,80 euro);

- l’estensione della garanzia, nel caso di visto infedele apposto su un modello 730, al pagamento di una somma pari alle imposte, interessi e sanzioni che sarebbero stati richiesti al contribuente a seguito del controllo ex art. 36-bis, D.P.R. n. 600/1973, ove l’errore non sia imputabile a dolo o colpa grave del contribuente.

Sul primo punto, l’Agenzia chiarisce che i professionisti che sono già in possesso di idonea copertura assicurativa per i rischi professionali, possono anche utilizzare tale polizza inserendo una autonoma copertura assicurativa che preveda un massimale dedicato esclusivamente all’assistenza fiscale, almeno di importo pari a quello stabilito dalla norma.

Inoltre, per mantenere l’abilitazione, il requisito della copertura assicurativa deve permanere nel tempo: pertanto, il professionista deve trasmettere alla Direzione regionale competente copia del rinnovo della polizza assicurativa o l’attestato di quietanza di pagamento, utilizzando preferibilmente la posta elettronica certificata.

Sul secondo punto, oltre a quanto detto in tema di responsabilità del professionista, l’Agenzia evidenzia che in caso di violazioni ripetute o particolarmente gravi, essa può sospendere la facoltà di rilasciare il visto di conformità, o l'asseverazione, per un periodo da uno a tre anni fino ad inibire tale facoltà in caso di ripetute violazioni, commesse successivamente al periodo di sospensione.

Al riguardo, ad esempio, secondo l’Agenzia può configurare una violazione particolarmente grave l’apposizione del visto di conformità su una dichiarazione che contiene dati palesemente ed eccessivamente difformi dalla relativa documentazione (ad esempio, in caso di indicazione di crediti inesistenti ovvero in presenza di cessione di credito, qualora il visto di conformità sia apposto dallo stesso professionista sulle dichiarazioni dei diversi soggetti e il credito sia risultato inesistente) ovvero l’alterazione della scelta del contribuente in merito alla destinazione del 2, del 5 o dell’8 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, che costituisce un dato indicato nella dichiarazione fiscale, benché non reddituale.

Modello 730 precompilato senza modifiche

Se il contribuente non modifica il modello 730 precompilato e lo presenta direttamente (senza intermediario), oppure tramite il sostituto d’imposta, la dichiarazione non è sottoposta a controlli e non si applicano nemmeno i controlli preventivi necessari in caso di richiesta di rimborso superiore ai 4mila euro per carichi di famiglia o eccedenze delle dichiarazioni precedenti. Se però la dichiarazione è presentata, pur senza modifiche, tramite intermediario, il CAF o il professionista possono essere sottoposti a controllo formale.

 

 

7) Trust: chiarimenti dalla Cassazione sul regime impositivo

Trust: regime impositivo in chiaro. In tema di agevolazioni tributarie, l’atto denominato trust, funzionale, quoad effectum, all’applicazione di un regolamento equiparabile ad un fondo patrimoniale, va qualificato ai fini tributari come atto costitutivo di vincolo di destinazione, con la conseguente assoggettabilità alla relativa imposta dei beneficiari della destinazione e la responsabilità d'imposta del notaio rogante.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3886 del 26 febbraio 2015, chiarisce il regime impositivo sui trust: le imposte ipotecaria e catastale vanno applicate in misura proporzionale e quella sulle successioni e donazioni con l'aliquota dell'8%.

Il fatto trae origine dal contenzioso instaurato da un notaio nei confronti dell’Agenzia delle Entrate. Il notaio ha rogato un atto costitutivo di un trust, in cui comparivano come disponenti due coniugi che indicavano se stessi altresì come beneficiari, se in vita, altrimenti i figli in parti uguali e, in considerazione della mancanza di attualità di trasferimento di diritti, ha applicato in maniera fissa le imposte di registro, ipotecaria e catastale. Di contro, l'Agenzia delle Entrate ha notificato al notaio un avviso di liquidazione, col quale ha recuperato, per quanto d'interesse, le imposte ipotecaria e catastale in misura proporzionale nonché l'imposta sulle successioni e donazioni con l'aliquota dell'8%. La CTP ha accolto il ricorso proposto dal notaio e la CTR ha respinto l'appello dell'ufficio, considerando, per un verso, che il trust è atto neutro e, per altro verso, che i suoi beneficiari sono titolari di una posizione qualificabile come aspettativa giuridica.

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione l'Agenzia delle Entrate, in particolare sostenendo che il regolamento descritto in narrativa, realizzando una destinazione giuridicamente vincolante dei beni per la soddisfazione del fine ivi specificato, debba essere assoggettato all'imposta sulle successioni e donazioni con l'aliquota dell'8%, mentre le imposte ipotecaria e catastale vadano applicate in misura proporzionale, giacché la mancanza del requisito dell'onerositànon è sufficiente a ritenere l'atto privo di contenuto patrimoniale. In particolare, il regolamento voluto e realizzato dai coniugi, benché sia denominato trust, non ne ha la fisionomia: ne manca, difatti, uno dei tratti tipologicamente caratteristici, ossia il trasferimento a terzi da parte del settlor dei beni costituiti in trust, al fine del conseguimento dell'effetto, con carattere reale, di destinazione del bene alla soddisfazione dell'interesse programmato. Conferendo beni in trust, difatti, il disponente mira a modificare il risultato finale del negozio esterno di attribuzione patrimoniale, mediante l'obbligo assunto dal trustee d'imprimere a quanto trasferito la destinazione finale voluta. Conformemente alla definizione di trust, allora (in base all'art. 2 della Convenzione dell'Aja del 1 luglio 1985, ratificata con legge 16 ottobre 1989, n. 364, secondo cui per trust “si intendono i rapporti giuridici istituiti [...] qualora dei beni siano posti sotto il controllo di un trustee nell'interesse del beneficiario”), la causa del relativo negozio sta nella conformazione funzionalmente orientata della proprietà.

Il notaio, di contro, deduce, di aver richiamato l'applicazione, tra le leggi straniere che contemplano il trust, della Trust Jersey Law del 1994, come successivamente modificata, la quale all'articolo 9A prevede poteri indiscriminati del disponente. Deriverebbero, dalla qualificazione come trust, rilevanti conseguenze, tra le quali, in primis, l'impossibilità della sua entificazione, ai fini della soggettività passiva.

La Cassazione ha accolto il ricorso dell’Erario, affermando un principio di diritto non presente nella giurisprudenza della Corte

Sul punto, gli Ermellini osservano che la questione, la quale comporterebbe un vaglio di validità secondo il diritto straniero prescelto (giusta l'articolo 8 della Convenzione), che, per un verso, postula la formulazione di un giudizio di riconoscimento del trust nel nostro ordinamento, nel raffronto con le norme inderogabili e di ordine pubblico e, per altro verso, investe i limiti posti dalla Convenzione dell'Aja, che non detta regole di diritto sostanziale uniforme, risulta del tutto irrilevante ai fini della disciplina tributaria da applicare, in virtù del dato che l'avviso di liquidazione è stato indirizzato al notaio, a seguito e per effetto del rogito dell'atto in questione. Sul punto, i giudici della Cassazione richiamano una norma (art. 2, comma 47, D.L. n. 262/2006) il cui tenore evidenzia che l'imposta è istituita non già sui trasferimenti di beni e diritti a causa della costituzione di vincoli di destinazione, come, invece, accade per le successioni e le donazioni, in relazione alle quali è espressamente evocato il nesso causale: l'imposta è istituita direttamente, ed in sé, sulla costituzione dei vincoli. La norma risponde all'esigenza di rendere tipica la volontà destinatoria; se così non fosse, essa sarebbe inutile, essendo già consentito dal principio di libertà, proprietaria e negoziale, di fare l'uso che si crede dei propri beni e, quindi, anche di impiegarli per determinate finalità.

È, questa, per la Cassazione, la situazione che ricorre nella fattispecie in esame, in cui non si è prodotto effetto traslativo alcuno, ma in cui i disponenti, nel regolamentare i propri interessi con effetti assimilabili a quelli di un fondo patrimoniale, hanno impresso, come effetto immediato e diretto, vincoli temporanei al libero esercizio dei propri stessi diritti sui beni immobili in oggetto. L'effetto immediato e diretto della previsione del vincolo di destinazione si è prodotto nella sfera giuridica dei coniugi, che sono rimasti proprietari dei beni e che giustappunto mercé il vincolo su di essi impresso sono riusciti a conseguire gli effetti voluti. Di qui la ricorrenza, oltre che del presupposto impositivo, anche della qualità di soggetti passivi in capo ai coniugi non soltanto dell'imposta sulle successioni e donazioni, ma anche ipotecaria e catastale, in misura proporzionale; in relazione all'aliquota applicabile, la misura dell'8% (prevista dal D.Lgs. n. 347/1990) è imposta dalla sua natura residuale, non rientrando la figura dei conferenti, che sèguitano ad essere proprietari dei beni, in alcuna delle altre categorie previste dalla nonna, che godono di aliquota inferiore.

La soggettività passiva dei coniugi comporta dunque la legittimità della pretesa avanzata nei confronti del notaio, giacché, ha precisato la Corte sia pure in tema d'imposta di registro, egli, nella qualità di responsabile d'imposta, è obbligato al relativo pagamento in solido con i soggetti nel cui interesse ha rogato l’atto, mentre l’amministrazione ha la facoltà di scegliere l'obbligato al quale rivolgersi, senza essere tenuta a notificare l'avviso anche agli altri.

Da qui, dunque, l’accoglimento del ricorso.

Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza. Secondo l’interpretazione della Cassazione, l'atto denominato trust, funzionale, quoad effectum, all’applicazione di un regolamento equiparabile ad un fondo patrimoniale, va qualificato ai fini tributari come atto costitutivo di vincolo di destinazione, con le conseguenti assoggettabilità alla relativa imposta dei beneficiari della destinazione e responsabilità d'imposta del notaio rogante.

Dichiarazione infedele: superamento della soglia penale svincolato dall’adesione

Ai fini della prova del reato di dichiarazione infedele, il giudice non è vincolato, nella determinazione dell’imposta evasa, dalle risultanze dell’accertamento con adesione tra Amministrazione e contribuente, purché indichi concreti elementi di fatto che rendano maggiormente attendibile l’iniziale quantificazione dell’imposta dovuta. Inoltre, per determinare il superamento delle soglie di punibilità nei reati tributari, le spese e i costi concorrono a formare il reddito e sono ammessi in deduzione se e nella misura in cui risultino da elementi certi e precisi.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 8924 del 27 febbraio 2015)

 

 

7) Anche a Monaco cade il segreto bancario

Terzo accordo nell’arco di una settimana per porre fine al segreto bancario e quindi rafforzare le attività di contrasto all’evasione. Dopo gli accordi che l’Italia ha firmato con la Svizzera (il 23 febbraio) e con il Liechtenstein (il 26 febbraio), oggi è stata la volta del Principato di Monaco. L’accordo sullo scambio di informazioni ai fini fiscali è stato siglato a Monaco dall’ambasciatore d’Italia nel Principato, Antonio Morabito e dal Ministro monegasco per gli Affari Esteri e la Cooperazione, Gilles Tonelli.

L’accordo con Monaco, come quello con il Liechtenstein, è basato sul modello OCSE di Tax Information Exchange Agreement e consente lo scambio di informazioni su richiesta. E’ stato poi firmato il Protocollo che disciplina le richieste di gruppo. Questo secondo documento consente alle autorità fiscali italiane di presentare richiesta di informazioni su gruppi di contribuenti considerati ‘a rischio’ evasione in base a comportamenti che fanno presumere l’intenzione di non far emergere patrimonio portati illegalmente nel Principato. La firma dell’accordo e del protocollo consente di ‘svelare’ al fisco informazioni su conti o attività finanziarie in essere alla data di oggi. Per la pratica della Voluntary Disclosure il Principato viene considerato non black list, con vantaggi (in termini di minori sanzioni) per i contribuenti italiani che aderiranno alla regolarizzazione. Il Ministro del Principato di Monaco Tonelli e l’ambasciatore d’Italia hanno sottoscritto anche una dichiarazione congiunta di carattere politico, con il reciproco impegno ad applicare lo scambio automatico di informazioni sulla base dello standard globale OCSE nel rispetto della tempistica concordata a livello internazionale.

(MEF, comunicato del 02 marzo 2015)

Isola di Man: in vigore l’accordo sullo scambio di informazioni fiscali

E’ stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge di ratifica dell’accordo sullo scambio di informazioni in materia fiscale tra Italia e Isola di Man.

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 50 del 2 marzo 2015 è stata pubblicata legge di ratifica ed esecuzione dell’accordo tra Italia ed Isola di Man, finalizzato allo scambio di informazioni in materia fiscale, fatto a Londra il 16 settembre 2013.

L’accordo prevede la reciproca assistenza tra le autorità competenti per lo scambio di informazioni rilevanti per l’amministrazione e l’applicazione delle leggi interne delle parti contraenti. Dette informazioni includono quelle rilevanti per la determinazione, l’accertamento, la riscossione delle imposte, le indagini su questioni fiscali o i procedimenti per reati tributari.

In particolare, i diritti e le misure di salvaguardia assicurati alle persone dalle leggi o dalla prassi amministrativa dello Stato interpellato restano applicabili nella misura in cui essi non impediscano o posticipino, in maniera indebita, l’effettivo scambio di informazioni. L’accordo entra in vigore dal 3 marzo 2015.

 

 

8) Trattamento straordinario di integrazione salariale per le imprese sottoposte a procedure concorsuali

Il Ministero del Lavoro ha emanato la circolare n. 4 del 2 marzo 2015 con i chiarimenti in merito alla disciplina della concessione del trattamento straordinario di integrazione salariale per le imprese sottoposte a procedure concorsuali (art.3, comma 1, della Legge n. 223/1991).

In particolare, il ministero evidenzia che l’impresa interessata da una procedura concorsuale – con prosecuzione anche parziale dell’attività – può richiedere il trattamento straordinario di integrazione salariale, ai sensi dell’articolo 3, comma 1, della Legge n. 223/1991, anche in un momento successivo alla data di ammissione o sottoposizione alla procedura stessa.

Ai sensi dell’art. 3, comma 1 della Legge n. 223/91, la Cigs viene concessa anche ai lavoratori delle seguenti imprese:

- dichiarate fallite;

- in liquidazione coatta amministrativa;

- in amministrazione straordinaria;

- in concordato preventivo consistente nella cessione dei beni.

Ciò purchè ci sia una prospettiva di continuazione o ripresa dell’attività che mantenga, anche parzialmente, i livelli occupazionali secondo i parametri oggettivi dettati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Il trattamento, che deve essere richiesto dal curatore, dal liquidatore o dal commissario, può essere concesso per una durata non superiore a dodici mesi.

 

Vincenzo D’Andò