Diario fiscale del 9 dicembre 2014: novità per il visto di conformità

Pubblicato il 9 dicembre 2014



voluntary disclosure: sì definitivo al DDL; Decreto semplificazioni: novità per il visto di conformità; in calo le entrate erariali gennaio-ottobre 2014; terreni montani: ok alla proroga per la scadenza Imu; assunzioni congiunte in agricoltura; acconto imposta sostitutiva sulla rivalutazione del TFR: si paga entro il 16.12.2014; Corporate Governance in Italia: autodisciplina, remunerazioni e comply-or-explain (anno 2014); il dipendente può produrre in giudizio documenti aziendali anche riservati; società di persone - imposte dirette: aspetti notarili e fiscali; Dogane: riordino degli assetti organizzativi della struttura territoriale dell’area monopoli

 

 Indice:

 1) Voluntary disclosure: sì definitivo al DDL

2) Decreto semplificazioni: novità per il visto di conformità

 3) In calo le entrate erariali gennaio-ottobre 2014

4) Terreni montani: ok alla proroga per la scadenza Imu

 5) Assunzioni congiunte in agricoltura

6) Acconto imposta sostitutiva sulla rivalutazione del TFR: si paga entro il 16.12.2014

 7) Corporate Governance in Italia: autodisciplina, remunerazioni e comply-or-explain (anno 2014)

 8) Il dipendente può produrre in giudizio documenti aziendali anche riservati

 9) Società di persone - Imposte dirette: aspetti notarili e fiscali

 10) Dogane: riordino degli assetti organizzativi della struttura territoriale dell’area monopoli

 

1) Voluntary disclosure: sì definitivo al DDL

Autoriciclaggio: sì definitivo al DDL. Con 119 voti favorevoli, 61 contrari e 12 astenuti, l’Aula del Senato ha dato il via libera definitivo al disegno di legge 1642 sul rientro di capitali detenuti all'estero e l’autoriciclaggio. Lo riferisce la nota del Senato del 4 Dicembre 2014.

L’Assemblea ha approvato in via definitiva il DDL n. 1642, recante Disposizioni in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all'estero nonché per il potenziamento della lotta all'evasione fiscale. Disposizioni in materia di autoriciclaggio.

L'articolo 1 introduce norme atte a definire la procedura della collaborazione volontaria. L’articolo 3 reca modifiche al codice penale in materia di autoriciclaggio. I relatori, sen. Moscardelli (PD) e D’Ascola (NCD), hanno precisato che la procedura di collaborazione volontaria non va confusa con un condono e che la modifica in materia di autoriciclaggio è volta ad eliminare asimmetrie sanzionatorie e a delimitare la condotta incriminata, riferendola alle attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative. Considerata l’urgenza del provvedimento, in sede referente sono stati respinti tutti gli emendamenti.

Più in particolare, l’articolo 1 individua gli elementi principali della procedura di collaborazione volontaria, di cui è destinatario chiunque abbia violato gli obblighi di indicazione nella dichiarazione dei redditi della detenzione di investimenti all'estero o di attività finanziarie estere. L’Agenzia delle entrate ha trenta giorni per comunicare all'autorità giudiziaria la conclusione della procedura, che può essere attivata fino al 30 settembre 2015. Le entrate derivanti dall’attuazione della procedura, assegnate ad apposito capitolo del bilancio dello Stato, sono destinate a quattro finalità: pagamento dei debiti commerciali scaduti in conto capitale, anche prevedendo l’esclusione dai vincoli del patto di stabilità interno; esclusione dai medesimi vincoli del patto di stabilità interno delle risorse assegnate a titolo di cofinanziamento nazionale dei programmi dell'Unione europea e di quelle derivanti dal riparto del Fondo per lo sviluppo e la coesione; investimenti pubblici; Fondo per la riduzione della pressione fiscale. L’Agenzia delle entrate è autorizzata a procedere, per il triennio 2014-2016, ad ulteriori assunzioni di personale. L’articolo 2 innalza il limite al di sotto del quale non vi è l’obbligo di indicazione nella dichiarazione dei redditi relativamente ai depositi e conti correnti bancari costituiti all’estero, portandolo a 15.000 euro a fronte degli attuali 10.000. L’articolo 3 aumenta la risposta sanzionatoria per i delitti di riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, e definisce la nuova fattispecie di autoriciclaggio: si applica la pena della reclusione da due a otto anni a chi, avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo, impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione del delitto, in modo da ostacolare l'identificazione della loro provenienza delittuosa. Una causa speciale di non punibilità è prevista per chi limita al mero godimento personale la fruizione dei beni oggetto del delitto di autoriciclaggio, mentre è prevista un’aggravante se il delitto è commesso nell’esercizio di attività bancaria e finanziaria. Si prevede infine la riduzione della pena alla metà per chi si sia adoperato per evitare che le condotte sortiscano ulteriori conseguenze o per assicurare le prove del reato. L’articolo 4 prevede che agli oneri del DDL (pari a 4,5 milioni di euro per il 2014, che salgono a 55 milioni per il 2017), si provveda tramite riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica.

Il Vice Ministro dell’Economia Casero ha evidenziato che l’introduzione del reato di autoriciclaggio è sollecitato dall’OCSE e che gli ultimi accordi europei permetteranno di aumentare la trasparenza finanziaria e di contrastare più efficacemente l'evasione fiscale. La collaborazione volontaria è una procedura nominativa e trasparente: non possono quindi essere esclusi i reati societari.

Modelli in bozza

Dal 4 dicembre 2914 é già disponibile la bozza dei modelli che i contribuenti dovranno compilare per aderire alla procedura della voluntary disclosure. Difatti, lo stesso giorno di approvazione del DDL, l’Agenzia delle entrate ha pubblicato sul proprio sito internet la bozza del modello per la richiesta di accesso alla procedura di collaborazione volontaria.

Si tratta di un modello “leggero” in cui si dovrà indicare di quale tipo di regolarizzazione si tratta, internazionale o nazionale, e i dati e i recapiti del soggetto aderente. La bozza, al momento, non contiene ancora gli estremi della legge che (almeno al 5 dicembre 2014), attende di essere pubblicata nella Gazzetta Ufficiale.

 

2) Decreto semplificazioni: novità per il visto di conformità

L’articolo 6 del D.Lgs. n. 175 del 2014 (Decreto sulle semplificazioni fiscali) ha arrecato rilevanti modifiche alle norme sul visto di conformità relativo alla dichiarazione dei redditi.

Nel caso in cui la dichiarazione precompilata sia accettata dal contribuente, direttamente o tramite il proprio sostituto d’imposta, senza modifiche, viene escluso il controllo formale a carico del contribuente stesso per i dati relativi agli oneri comunicati dai soggetti terzi all’Agenzia delle entrate.

Non si applica in tale ipotesi la disposizione dei controlli preventivi sui rimborsi complessivamente superiori ai quattromila euro in presenza di richiesta di detrazioni per carichi di famiglia e/o eccedenze relative a precedente dichiarazione.Permane il controllo sulla sussistenza delle condizioni soggettive che danno diritto a detrazioni, deduzioni e agevolazioni.

L’esclusione del controllo formale comporta l’esonero del contribuente che abbia presentato la dichiarazione precompilata, anche con modifiche, tramite soggetti obbligati ad apporre il visto di conformità, dal pagamento delle somme che allo stesso sarebbero state chieste a seguito del controllo formale della dichiarazione sui dati oggetto del visto di conformità.

I CAF ed i professionisti abilitati ad apporre il visto di conformità rispondono, pertanto, a titolo di responsabilità per l’errato controllo dei dati documentali e sono conseguentemente tenuti nei confronti dello Stato o del diverso ente impositore al pagamento di un importo corrispondente alla somma dell’imposta, degli interessi e della sanzione nella misura del 30% tranne che nel caso in cui l’infedeltà del visto sia stata determinata da una condotta dolosa o gravemente colposa del contribuente.

Salvo in tale ultima ipotesi, la norma, escludendo che il CAF o il professionista possa rivalersi nei confronti dei contribuenti, tiene conto dell’affidamento di questi ultimi circa la definitività del rapporto tributario relativo alla medesima dichiarazione, nei casi di visto di conformità infedele.

L’obbligazione prevista dalla disposizione in capo al CAF o al professionista non ha natura tributaria ma civilistica. La disposizione prevede espressamente, inoltre, che le comunicazioni con le quali è richiesto al CAF o al professionista il predetto importo sono titolo per la riscossione mediante ruolo di cui al DPR n. 602 del 1973, e che eventuali controversie sono devolute alla giurisdizione tributaria.La possibilità di correzione entro il termine del 10 novembre offre ai CAF la possibilità di ridurre ogni rischio connesso all’apposizione del visto.

Infatti, se il CAF o il professionista entro il 10 novembre comunicano i dati rettificati, gli stessi sono tenuti al pagamento dell’importo della sola sanzione mentre l’imposta e gli interessi restano a carico del contribuente. In tale ipotesi, se la sanzione è versata entro il 10 novembre si applica la riduzione ad 1/8 del minimo prevista dall’articolo 13, comma 1, lett. b) del D.Lgs n. 472/1997.

In ogni caso, qualora dal controllo formale della dichiarazione emerga un credito a favore del contribuente, l’Agenzia delle entrate procede al rimborso a favore del contribuente stesso. In caso di pagamento della somma richiesta entro il termine di sessanta giorni dalla data della comunicazione la somma dovuta è pari all’imposta, agli interessi e alla sanzione del 30% ridotta a due terzi. Per la riscossione coattiva si applicano le disposizioni del D.P.R. n. 602/1973 relative alle somme dovute ai sensi dell’articolo 36 ter del D.P.R. n. 600/1973.

Infine, vengono aumentati da 30 a 60 giorni i tempi concessi agli intermediari per fornire riscontro alle richieste di controllo documentale, tenuto conto che potrebbero pervenire contemporaneamente ad un unico intermediario numerose richieste da parte dell’Agenzia, e di conseguenza, vengono aumentati da 30 a 60 giorni i termini per il versamento delle somme richieste.

 

3) In calo le entrate erariali gennaio-ottobre 2014

Nel periodo gennaio-ottobre 2014 le entrate tributarie erariali accertate in base al criterio della competenza giuridica si attestano a 319.809 milioni di euro, in calo rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente di 860 milioni di euro (–0,3%) (Fig. 1). L’andamento del gettito riflette la riduzione delle imposte dirette (–5.124 milioni di euro, pari a –2,9%) e l’aumento delle imposte indirette (+4.264 milioni di euro, pari a +2,9%).

La flessione delle imposte dirette è spiegata dalla riduzione dell’autoliquidazione IRES (–3.396 milioni di euro, pari a –16,2%). Il risultato evidenziato risente principalmente dei minori versamenti a saldo conseguenti ai maggiori acconti versati nel 2013. Sul gettito complessivo dell’IRES hanno inoltre inciso alcuni provvedimenti normativi, tra i quali l’art. 1 del D.L. n. 201/2011 “aiuto alla crescita economica ACE” e l’addizionale IRES di 8,5 punti percentuali per i soggetti che esercitano attività assicurativa, enti creditizi e finanziari (D.L. n. 76/2013, D.M. 30 novembre 2013 e D.L. n. 133/2013) e le svalutazioni e perdite su crediti ai fini IRES e IRAP su banche, assicurazioni ed altri intermediari (art.1, commi 158-159 della Legge di Stabilità 2014).

Cresce dell’83,2% (+427 milioni di euro) il gettito derivante dalle ritenute sugli utili distribuiti dalle persone giuridiche per effetto delle modifiche alla tassazione dei redditi di natura finanziaria (artt. 3 e 4 del D.L. n. 66/2014). La nuova tassazione ha previsto a decorrere dal 1° luglio 2014 il passaggio dell’aliquota dal 20 al 26 per cento. Deriva un gettito pari a 639 milioni di euro (+201 milioni di euro, pari a +45,9%) dall’imposta sostitutiva sui redditi per la rideterminazione del valore delle partecipazioni per la riapertura dei termini prevista dalla Legge di Stabilità 2014.

Ha inciso negativamente sull’andamento delle imposte dirette invece la riduzione dell’imposta sostitutiva sui redditi nonché ritenute sugli interessi e altri redditi di capitale (–850 milioni di euro, pari a –8,7%) e dell’imposta sostitutiva sul risparmio gestito e amministrato (–316 milioni di euro, pari a –19,1%).

In calo il gettito dell’IRPEF (–0,8%) che continua a risentire principalmente del decremento delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente del settore privato (–342 milioni di euro, pari a –0,6%), delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente del settore pubblico e redditi da pensione (–608 milioni di euro, pari a –1,2%) e delle ritenute sui redditi dei lavoratori autonomi (–221 milioni, pari a –2,1%). In relazione alle ritenute sui redditi di lavoro dipendente del settore pubblico, occorre segnalare che la contrazione registrata (–1,2%) risente dell’applicazione della norma (art. 1 del D.L. n. 66/2014), relativa all'erogazione del bonus fiscale di 80 euro mensili per i lavoratori dipendenti e assimilati, con reddito lordo complessivo tra 8.000 e 24.000 euro, e in misura decrescente fino ad azzerarsi per chi possiede un reddito lordo compreso tra 24.000 e 26.000, limitatamente alla quota afferente i versamenti delle ritenute, al netto del bonus, effettuati direttamente in tesoreria. Infatti, le minori ritenute relative ai lavoratori pubblici per la quota effettuata in tesoreria si concretano in una minore entrata. Positiva la variazione delle ritenute a titolo di acconto applicate ai bonifici disposti dai contribuenti per beneficiare di oneri deducibili o per le spese per le quali spetta la detrazione d’imposta (+31 milioni di euro, pari a +4,2%) e dei versamenti in autoliquidazione (+73 milioni di euro, pari a +0,6%).

(MEF, nota del 5 dicembre 2014)

 

4) Terreni montani: ok alla proroga per la scadenza Imu

E’ certa la proroga del pagamento dell’Imu sui terreni agricoli montani, che scade il 16 dicembre 2014. Il Sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, con una risposta scritta consegnata in Commissione finanze della Camera, ha annunciato infatti che “Il governo rinvierà il pagamento anche al fine di rivedere i criteri applicativi”. La proroga evita, così, gravi e immediate ripercussioni sui bilanci dei comuni e sui contribuenti.

La nuova data di scadenza sarà molto probabilmente quella del 26 gennaio, non potendo essere spostata a giugno 2015 per il rispetto delle regole di contabilità europea.

 

5) Assunzioni congiunte in agricoltura

Dal 7 gennaio 2015 i datori di lavoro agricolo dovranno utilizzare il modello UnilavCong per comunicare le assunzioni congiunte effettuate nel settore agricolo (instaurazione, proroga, trasformazione e cessazione).

La Direzione Generale dei sistemi informativi, dell’innovazione tecnologica e della comunicazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha emanato il Decreto Direttoriale n. 85 del 28 novembre 2014 con le modalità operative per la comunicazione delle “assunzioni congiunte in agricoltura.

Le comunicazioni di cui al Decreto del Ministro del Lavoro del 27 marzo 2014 verranno effettuate attraverso la compilazione del modulo “UniLav-assunzionicongiunte” (allegato al Decreto Direttoriale n. 85/2014).

Il Decreto entrerà in vigore il 7 gennaio 2015. Da questa data, nella sezione “ADEMPIMENTI” del portale cliclavoro.gov.it sarà disponibile un’applicazione web denominata “UNILAV-Congiunto” attraverso il quale tutti i soggetti abilitati potranno comunicare l’instaurazione e la cessazione di un rapporto di lavoro che riguarda lavoratori assunti per lo svolgimento di prestazioni lavorative presso imprese agricole assunti da più datori di lavoro, oltreché le variazioni (proroga e trasformazione). Il sistema permette, inoltre, di rettificare e annullare comunicazioni precedentemente effettuate.

Tali comunicazioni verranno messe a disposizione, attraverso il canale di cooperazione applicativa dell’Inps e delle Regioni. Nel caso delle Regioni, queste riceveranno in cooperazione applicativa un UNILAV classico il cui codice rapporto di lavoro sarà “LAVORO CONGIUNTO IN AGRICOLTURA – DM 27.03.2014″ e potranno accedere “in consultazione” alle informazioni relative agli “Altri datori di lavoro”.

(Ministero del Lavoro, nota prot. 1471 del 4 dicembre 2014)

 

6) Acconto imposta sostitutiva sulla rivalutazione del TFR: si paga entro il 16.12.2014

L’acconto, previsto in misura del 90% dell’imposta totale, andrà versato con l’F24 utilizzando il codice tributo 1712. Resta possibile la compensazione con eventuali crediti tributari e contributivi.

I sostituti d’imposta e gli enti previdenziali devono versare, entro il 16 dicembre 2014, l’acconto dell’imposta sostitutiva dell’11% sulle rivalutazioni dei fondi per il trattamento di fine rapporto accumulate al 31 dicembre 2014. Niente confusione: si tratta dell’appuntamento annuale previsto dall’articolo 2120 del codice civile, del tutto indipendente dalla liquidazione finale del Tfr, sottoposta, invece, a tassazione ordinaria.

La norma prevede un incremento automatico annuale del Tfr messo da parte e dispone che il datore di lavoro o l’ente pensionistico versino all’Erario, per conto dell’assistito, un’imposta sostitutiva dell’Irpef pari all’11% della rivalutazione.

L’aumento si calcola applicando al fondo (al netto delle quote maturate nell’anno stesso) un coefficiente composto da un tasso fisso dell’1,50% e da una variabile pari al 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo, per le famiglie di operai e impiegati, accertato dall’Istat, rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente. Il dato, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, è comunque disponibile sul sito dell’Istituto di statistica. La somma dei due importi costituisce la base imponibile.

L’adempimento si perfeziona in due rate: la prima prevede il versamento, in qualità di acconto, entro il 16 dicembre del periodo di riferimento, del 90% del totale dell’imposta dovuta; la seconda è il pagamento del saldo, da effettuare entro il successivo 16 febbraio.

La scadenza non riguarda i sostituti d’imposta o gli enti previdenziali costituiti nel 2014 e, quindi, privi di accantonamenti su cui calcolare l’imposta.Doppia opzione, invece, per i “nati” lo scorso anno. La scelta è: saltare l’acconto e versare la sostitutiva in un’unica soluzione entro il 16 febbraio 2015 oppure suddividere la quota in due tranche, calcolando l’anticipo con metodo previsionale.Non deve pensare, inoltre, alla prossima scadenza, il datore di lavoro che non riveste il ruolo di sostituto d’imposta, come accade a chi assume colf, badanti e baby sitter. In questo caso sono i lavoratori a dovere liquidare la sostitutiva, in occasione della dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui il trattamento di fine rapporto viene riscosso. Il pagamento avviene con le altre imposte e il codice tributo da indicare nel modello F24 è il 1714.

Il tributo, infine, non è dovuto dai contribuenti che aderiscono a una forma pensionistica complementare, perché gli accantonamenti confluiscono totalmente nel fondo pensione.

Due formule per il calcolo

Come per la maggior parte degli anticipi d’imposta, anche in questo caso datori di lavoro ed enti pensionistici possono scegliere, per la determinazione dell’acconto, tra il metodo storico e quello previsionale. Stabilito il criterio, calcolato l’ammontare complessivo della sostitutiva, non resta che andare in cassa, entro il 16 dicembre, con il 90% dell’imposta dovuta.

Pochi passaggi per il metodo storico: l’imponibile è pari al 90% delle rivalutazioni maturate nell’anno solare precedente (in questo caso il 2013), comprese quelle relative ai Tfr eventualmente corrisposti per interruzione del rapporto (dimissioni, licenziamenti, eccetera).

Procedimento previsionale

Il conto, questa volta, si fonda sulle “attese”: l’anticipo è, infatti, pari al 90% dell’imposta sostitutiva calcolata sull’incremento “ipotizzato” per il 2014. In particolare, per determinare l’imponibile, si considera il Tfr messo da parte fino al 31 dicembre dell’anno precedente per tutti i dipendenti ancora in servizio al 30 novembre dell’anno di riferimento (in questo caso al 30 novembre 2014). A questo punto, per stabilire la percentuale di rivalutazione, occorrerà considerare l’incremento dell’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e di impiegati rilevato a dicembre 2013.

Nei casi di licenziamento o dimissioni in corso d’anno (entro il 30 novembre 2014), l’acconto sarà pari al 90% dell'imposta trattenuta sulle rivalutazioni al momento della cessazione del rapporto.

 

7) Corporate Governance in Italia: autodisciplina, remunerazioni e comply-or-explain (anno 2014)

Assonime ed Emittenti Titoli pubblicano il XIV Rapporto sulla corporate governance di Piazza Affari. La trasparenza delle società quotate sui sistemi di corporate governance si conferma elevata. Le informazioni fornite agli investitori sono di buona qualità e di notevole dettaglio. Vengono evidenziate con chiarezza anche le situazioni non di best practice, consentendo agli azionisti e agli investitori di valutare il funzionamento delle società quotate ed effettuare scelte di investimento più consapevoli.

Fin dal primo anno di applicazione del Codice di autodisciplina delle società quotate, i Rapporti Assonime-Emittenti Titoli hanno analizzato le Relazioni con cui i CdA delle società forniscono informazioni sul proprio sistema di corporate governance. L’indagine 2014 copre tutte le 230 società italiane, quotate al 31 dicembre 2013, le cui Relazioni erano disponibili al 15 luglio 2014.

La prima parte del rapporto analizza le informazioni sull’applicazione del Codice, nell’edizione approvata dal Comitato per la Corporate Governance a dicembre 2011. Il 93% delle società dichiara di aderire al Codice. È evidente lo sforzo compiuto dagli emittenti sia nel fornire informazioni sul proprio modello di governance, sia nell’adeguarlo alle disposizioni del Codice.

Le Relazioni sono, in genere, sufficientemente complete e facilmente leggibili. Informazioni di base su composizione e funzionamento di CdA, collegi sindacali e comitati, frequenza delle riunioni e partecipazione delle singole persone sono disponibili sempre o quasi sempre.

Il numero medio di componenti del CdA varia secondo la dimensione (da un minimo di 8,5 presso le Small Cap a un massimo di 11,9 nel FTSE Mib) e il settore (14,7 nelle società finanziarie, 9,3 nelle altre). La numerosità dei componenti del CdA è in lieve calo, dovuto soprattutto a una riduzione del numero di consiglieri nel settore finanziario (da 15,6 nel 2011 a 14,7 nel 2014). La frequenza media delle riunioni è in lieve diminuzione (10,2 riunioni/anno, contro 10,7 nel 2013). La durata media delle riunioni è pari a poco più di due ore, con notevoli variazioni secondo la dimensione della società e del settore di appartenenza. L’impegno mediamente richiesto ai consiglieri per la presenza alle riunioni del CdA è pari a 24 ore/anno, l’impegno richiesto ai sindaci per la presenza alle riunioni del collegio sindacale è pari a 32 ore/anno.

La seconda parte del rapporto contiene due sezioni monografiche:

a) remunerazione degli amministratori e dei sindaci. Il livello delle informazioni contenute nelle “Relazioni sulla remunerazione” pubblicate nel 2014, è, in molti casi, di best practice: non sono molti i Paesi dove sono disponibili informazioni di uguale profondità su base individuale, soprattutto sulle remunerazioni effettivamente corrisposte. Sussistono ancora alcune aree di miglioramento: per la parte ex ante si tratta soprattutto di individuare in modo più esplicito l’orientamento consiliare riguardo a particolari aspetti della remuneration policy; per quella ex post, di applicare con maggior precisione talune disposizioni di dettaglio.

Gli amministratori delegati percepiscono una remunerazione cash media pari a 846 mila €, i presidenti pari a 491 mila €, gli altri esecutivi pari a 499 mila €, i non esecutivi non indipendenti pari a 76 mila €, gli indipendenti pari a 54 mila €. Il compenso degli indipendenti varia dai circa 100 mila € nelle società del FTSE MIB ai 30 mila € delle Small Cap, ed è doppio nelle finanziarie (93 mila €) rispetto alle non finanziarie (46 mila €).

Gli AD delle società del FTSE Mib ricevono mediamente compensi non-equity pari a circa 2 milioni di €. Solo (14) AD beneficiari di piani stock-based “spesati” nell’anno di riferimento, percepiscono compensi equity pari a 1,5 milioni di €.

b) applicazione del principio comply-or-explain. Nel 71% dei casi le società che non aderiscono al Codice ne comunicano la motivazione o affermano che il sistema di corporate governance adottato è complessivamente in linea con i principi in esso enunciati, con le best practice nazionali o, eventualmente, con le raccomandazioni formulate dalle Autorità di Vigilanza. La mancata adesione al Codice è generalmente ricondotta alle caratteristiche della società (in particolare alla dimensione o alla struttura) o alla composizione dell’azionariato.

In generale, la qualità delle spiegazioni è buona ma potrà essere migliorata l’anno prossimo anche alla luce della nuovo Codice di Autodisciplina del luglio 2014 che, recependo la Raccomandazione della Commissione Europea sul “comply or explain”, richiede alle società quotate un ancor più elevato livello di disclosure.

Tra i dati contenuti in questa parte del rapporto:

- solo il 21% del listino (48 emittenti) non effettua attività di autovalutazione del CdA; la motivazione è individuabile in circa metà di tali casi;

- è raro che le società non seguano le raccomandazioni del Codice in materia di composizione del CdA (ciò accade in 21 casi, pari a meno del 10% del totale, in cui, peraltro, la disclosure delle ragioni è rara);

- l’intenzione di disapplicare uno o più dei criteri proposti dal Codice per valutare l’indipendenza degli amministratori è comunicata raramente ed è accompagnata quasi sempre dalla spiegazione delle ragioni;

- il comitato per le remunerazioni e il comitato controllo e rischi sono costituiti in circa il 90% dei casi; il comitato per le nomine è stato costituito da poco meno di metà delle società (spesso unificato con il comitato per le remunerazioni); la giustificazione della mancata istituzione di un comitato è presente quasi sempre;

- l’esistenza di una componente variabile legata ai risultati aziendali è comunicata nel 76% dei casi; la motivazione della non comunicazione è individuabile in circa metà dei casi;

- la comunicazione dell’esistenza di limiti espliciti, determinati ex ante, alle indennità di fine carica avviene nel 25% dei casi: dove tali limiti non sono riscontrabili, la motivazione è fornita nel 46% dei casi e sovente è collegata al fatto che la policy non prevede la stipula di tali accordi.

(Assonime, note e studi n. 10-2014 del 3 dicembre 2014)

 

8) Il dipendente può produrre in giudizio documenti aziendali anche riservati

Il dipendente può produrre in giudizio documenti aziendali anche riservati. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25682 del 4 dicembre 2014, secondo cui la valenza generale, nell’ordinamento giuridico, della scriminante dell’esercizio del diritto di difesa assorbe ogni altra considerazione sulla natura riservata o meno dei documenti aziendali. La Corte di Cassazione ha respinto le eccezioni di una società che aveva licenziato un proprio dipendente, con le quali veniva contestata l’esibizione in giudizio da parte del lavoratore di copie di documenti aziendali a sostegno della illegittimità del licenziamento stesso. La Suprema Corte ha evidenziato che è stato statuito ripetutamente che il lavoratore che produca in una controversia di lavoro copia di atti aziendali riguardanti direttamente la propria posizione lavorativa non viene meno ai doveri di fedeltà di cui all’art. 2105 c.c.; infatti, da un lato la corretta applicazione della normativa processuale in materia è idonea a impedire una vera e propria divulgazione della documentazione aziendale, dall’altro, in ogni caso, al diritto di difesa deve riconoscersi prevalenza rispetto alle eventuali esigenze di riservatezza dell’azienda. In proposito si tenga presente, ad esempio, che il diritto di difesa costituzionalmente garantito dall’art. 24 Cost. sussiste anche in capo a chi non abbia ancora assunto la qualità di parte in un procedimento penale: basti pensare al diritto alle investigazioni difensive ex artt. 391 bis e ss. c.p.p., alcune delle quali possono esercitarsi anche prima dell’eventuale instaurazione d’un procedimento penale, oppure ai poteri processuali della persona offesa, che - ancor prima di costituirsi, se del caso, parte civile - ha il diritto, nei termini di cui agli artt. 408 e ss. c.p.p., di essere informata dell’eventuale richiesta di archiviazione, di proporvi opposizione e, se del caso, di ricorrere per cassazione contro il provvedimento di archiviazione che sia stato e messo de plano, senza previa fissazione dell’udienza camerale.

A maggior ragione ciò deve valere riguardo a documenti prodotti nel corso d’un giudizio civile, avendo l’attore il diritto di suffragare le proprie affermazioni mediante prova testimoniale e/o produzione di documenti.

Dunque, correttamente i giudici di merito hanno escluso che tale addebito potesse integrare il concetto di giusta causa o giustificato motivo di licenziamento, rispondendo la condotta in discorso alle necessità conseguenti al legittimo esercizio d’un diritto e, quindi, essendo coperta dalla scriminante prevista dall’art. 51 c.p., di portata generale nell’ordinamento e non già limitata al mero ambito penalistico. Da qui il rigetto del ricorso aziendale.

 

9) Società di persone - Imposte dirette: aspetti notarili e fiscali

Lo studio del Consiglio Nazionale del Notariato n. 852-2014/T del 5 dicembre 2014 approfondisce il regime delle imposte dirette nelle società di persone in relazione agli aspetti più rilevanti per la professione notarile e in particolare alle attività negoziali più frequenti in prossimità della fine dell’anno/esercizio sociale.

Nello specifico si analizzano i conferimenti di danaro, di beni immobili e il conferimento d’azienda.

Viene approfondita inoltre la tematica del principio di trasparenza e dunque della imputazione del reddito e delle perdite.

Lo studio prosegue con l’analisi più dettagliata delle cessioni di quote nelle società personali. In particolare vengono trattati i riflessi fiscali dell’atto di modifica di partecipazione agli utili e della compagine sociale con l’ingresso di un nuovo socio, delle cessioni di quote effettuate a favore di terzi non soci e della cessione di quote tra gli stessi soci esistenti.

Viene dedicato uno spazio autonomo alla problematica piuttosto frequente della cessione di quote al valore nominale.

Lo studio si conclude con l’analisi sul piano tributario dello scioglimento e della liquidazione della società di persone.

Conferimento

Secondo lo studio del Notariato i conferimenti non generano materia imponibile per la società conferitaria e neanche in capo ai soci in caso di restituzione degli stessi.

Cessioni di quote nelle società personali

Il regime della tassazione delle cessioni di quote in materia di società personali riflette per le linee generali la disciplina dettata dagli artt. 67 e 68 TUIR.

Tuttavia la diretta imputazione del reddito da una parte, e le regole civilistiche sulla responsabilità illimitata dall’altra, offrono delle ulteriori casistiche meritevoli di approfondimento specie in relazione al non necessario allineamento tra le quote di partecipazione al capitale e agli utili.

Sotto tale profilo rilevano la modifica della sola partecipazione agli utili, la variazione della compagine sociale con l’ingresso di un nuovo socio, la cessione di quote tra gli stessi soci esistenti, nonché la cessione di quote al valore nominale.

Atto di modifica di partecipazione agli utili

In merito a tale problematica viene ricordato che se, nel corso dell’anno, ferma rimanendo la compagine sociale, è stata modificata solo la misura delle quote di partecipazione agli utili, i relativi effetti si produrranno solo nel periodo di imposta successivo e solo se la variazione sia stata convenuta con atto pubblico o scrittura privata autenticata.

Modifica della compagine sociale con l’ingresso di un nuovo socio: cessioni di quote effettuate a favore di terzi non soci

Anche nella cessione di quote effettuata a favore di terzo non socio si pone il problema della individuazione del soggetto cui imputare il reddito conseguito nell’esercizio in corso al momento della cessione. Il problema è ancora più attuale in relazione alle cessioni poste in essere in prossimità della fine dell’anno.

Anche in questa ipotesi opera la seguente soluzione: Il reddito dell’anno in corso è attribuito al nuovo socio; dunque la disposizione sulla imputazione del reddito e delle perdite non opera nei confronti dei soci che abbiano perso tale qualità nel corso dell’anno.

La variazione in corso d’anno, a seguito di donazione/cessione di quote, recesso o esclusione, aumento di capitale sociale, comporta l’attribuzione dell’intero reddito dell’anno, solo ai soci risultanti alla chiusura dell’esercizio e che siano tali al momento dell’approvazione del rendiconto. Tali operazioni sul piano fiscale hanno efficacia immediata; gli utili e le perdite in sostanza sono imputati ai soli soggetti che abbiano la qualità di socio all’atto di approvazione del rendiconto.

La vicenda ha generato delle perplessità perché si potrebbe prestare a operazioni elusive.

Ai nuovi soci, dunque, benché potranno essere divenuti tali solo da poco tempo, deve essere attribuito il reddito calcolato in base alla loro quota per l’intero periodo d’imposta, anche, beninteso, per il periodo precedente al loro ingresso nella compagine sociale.

Cessione di quote tra gli stessi soci esistenti

Non è altrettanto agevole la soluzione della problematica della imputazione del reddito a seguito di cessione di quote tra gli stessi soci esistenti.

Potrà giovare sotto tale profilo un’ulteriore considerazione basata sul criterio proporzionale di ripartizione degli utili. L’art. 5 TUIR nella sostanza dice che la modifica che faccia passare da una distribuzione proporzionale degli utili a una non proporzionale, opera solo dall’esercizio successivo a quello in cui viene posta in essere. Al contrario avrà immediata efficacia sul piano fiscale la modifica della misura della partecipazione che non incida sul criterio di proporzionalità nella distribuzione degli utili, anche se dipendente da una cessione di quota tra i soci esistenti oltre che relativa all’ingresso di un nuovo socio.

Considerando che la prassi negoziale è orientata maggiormente per tale ultima ricostruzione è opportuna una valutazione prudente delle singole situazioni che potrebbero profilarsi.

La cessione di quote al valore nominale

La cessione in argomento è quella che come noto si conclude con il versamento al cedente di un corrispettivo di ammontare pari al valore nominale delle quote cedute. La vicenda è sotto osservazione da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Cosa contesta il fisco?

Recenti accertamenti della agenzia delle entrate hanno indicato delle criticità nel sistema, dipendenti da una osservazione oggettiva della situazione patrimoniale delle società interessate.

Il fisco tende a ricorrere al criterio del valore economico del complesso aziendale che le quote cedute rappresentano e non ritenendo vincolante l’uso del termine corrispettivo di cui all’art. 68 TUIR giustifica gli accertamenti proprio con la “occultazione di corrispettivo”. In particolare l’Amministrazione finanziaria ritiene che il valore della cessione di quota conclusa al nominale, in presenza di presunzione grave, precisa e concordante ai sensi dell’art. 38 dpr 600 del 1973 vada rideterminato e la relativa plusvalenza versata ex artt. 67 e 68 TUIR.

La vicenda risulterà sicuramente più “sospetta” nel caso in cui la cessione avvenga tra estranei piuttosto che tra appartenenti al medesimo nucleo familiare.

È opportuno ricordare infatti che nella pratica spesso gli aggiustamenti di quote di società tra familiari si effettuano con atti a titolo oneroso al valore nominale anziché con donazioni, anche e soprattutto per esigenze di maggiore stabilità suggerite dal mercato e spesso su indicazione, se non addirittura su richiesta del sistema bancario.

 

10) Dogane: riordino degli assetti organizzativi della struttura territoriale dell’area monopoli

Variata la denominazione delle Direzioni territoriali. A decorrere dal 1° febbraio 2015 le Direzioni territoriali dell’Area monopoli assumono la denominazione di Uffici dei monopoli.

Vengono soppresse delle Direzioni territoriali , viene attivato l’Ufficio dei monopoli per l’Abruzzo.

Inoltre:

Istituzione e attivazione dell’Ufficio dei monopoli per la Calabria

Istituzione e attivazione dell’Ufficio dei monopoli per la Campania

Variazione della denominazione delle Direzioni territoriali

(Agenzia delle Dogane, Determinazione n. 29228 del 1 dicembre 2014, pubblicata il 5 dicembre 2014)

 

Vincenzo D’Andò