Diario fiscale del 13 ottobre 2014: VIES: resta la non imponibilità IVA anche se la partita IVA del cessioanrio viene cancellata

omissione Iva: non condannabile l’amministratore di società decaduto dalla carica di rappresentante legale; VIES: anche dopo la cancellazione rimane la non imponibilità Iva; ok al falso in bilancio per il componente del Cda; Dogane: verifiche successive all’accreditamento per il rilascio del nulla osta definitivo; scadenza Tasi al 16 ottobre 2014; é giusto l’accertamento bancario anche se l’autorizzazione non è stata esibita al contribuente; accredito figurativo del servizio di leva; convenzione quadro per la fruibilità telematica delle banche dati dell’Inps

 

 Indice:

 1) Omissione Iva: non condannabile l’amministratore di società decaduto dalla carica di rappresentante legale

 2) VIES: anche dopo la cancellazione rimane la non imponibilità Iva

 3) Ok al falso in bilancio per il componente del Cda

 4) Dogane: verifiche successive all’accreditamento per il rilascio del nulla osta definitivo

 5) Scadenza Tasi al 16 ottobre

 6) E’ giusto l’accertamento bancario anche se l’autorizzazione non è stata esibita al contribuente

 7) Accredito figurativo del servizio di leva

 8) Convenzione quadro per la fruibilità telematica delle banche dati dell’Inps

 

 

1) Omissione Iva: non condannabile l’amministratore di società decaduto dalla carica di rappresentante legale

L’ex amministratore non risponde del reato di omissione dell’Iva. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 42002 del 9 ottobre 2014, ha, infatti, stabilito che l’amministratore di srl firmatario della dichiarazione Iva dalla quale emerga un debito d’imposta di importo superiore alla soglia prevista per l’integrazione della fattispecie di cui all’art. 10-ter del DLgs. 74/2000 non può essere condannato per tale delitto ove, al momento ultimo per provvedere al versamento, evitando conseguenze penali, non era più rappresentante legale della società, ma mero socio della compagine sociale, seppure genericamente in possesso, per disposizione statutaria relativa a tutti i soci, di poteri rappresentativi. A precisarlo è della Cassazione, depositata ieri.

I giudici di legittimità affermano, innanzitutto, che, nel caso in cui l’omesso versamento di imposte penalmente rilevante si caratterizzi per essere riferito ad una obbligazione tributaria gravante su di un soggetto impersonale, il reato in questione acquista in sostanza le sembianze di un reato proprio, nel senso che è suscettibile di essere commesso solamente dal soggetto, o dai soggetti, che, in base alla relativa normativa tributaria, risultano essere gravati del predetto obbligo. Quindi, in primo luogo, occorre riferirsi al legale rappresentante della società tenuta all’obbligazione tributaria, in quanto ne esercita i poteri di amministrazione con rilevanza esterna; in via subordinata, poi, laddove emerga la non corrispondenza tra rappresentanza formale ed effettivo esercizio dei poteri di amministrazione, occorre considerare colui che svolga, in via di mero fatto, l’attività di gestione della società. Inoltre, dal momento che la fattispecie di cui all’art. 10-ter del DLgs. 74/2000 è reato omissivo in senso stretto – che si perfeziona quando, entro il termine per il compimento dell’atto, questo non è eseguito da chi vi sia tenuto – per l’individuazione del soggetto penalmente responsabile occorre riferirsi alla persona che risulta titolare dell’obbligo al momento della scadenza del termine ultimo per l’adempimento.

Sulla base di tali principi, afferma la Suprema Corte, diviene impossibile condividere l’affermazione di responsabilità (cui invece erano pervenuti nel caso di specie i giudici di merito) del soggetto firmatario della dichiarazione IVA fondata sui seguenti rilievi: da un lato, sul fatto che l’imputato, pacificamente privo della carica di rappresentante legale al momento ultimo per il versamento, avesse ancora un generico potere rappresentativo della società, riservato statutariamente a tutti i soci; dall’altro, sulla circostanza che l’essere stato il firmatario della dichiarazione IVA nella quale era stato liquidato l’importo dovuto, avrebbe fatto emergere uno specifico e più pregnante dovere di attenzione in ordine all’adempimento delle obbligazioni correlate.

Quanto al primo rilievo, si osserva come non sia affatto sufficiente a fondare la responsabilità penale per il reato in questione l’esistenza di un generico potere rappresentativo della compagine sociale attribuito in via statutaria a tutti i soci, essendo, di contro, necessario un potere rappresentativo specificamente rivolto all’adempimento degli obblighi tributari….

Contenuto disponibile esclusivamente agli utenti abbonati
Per continuare a leggere il contenuto di questo articolo è necessario essere abbonati. Se sei già un nostro abbonato, effettua il login attraverso il modulo di autenticazione posto in cima alla pagina. Se non sei abbonato o ti è scaduto l'abbonamento, che aspetti?
Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it