Il "Decreto del Fare" stringe le norme sul concordato in bianco

Col Decreto Legge 21 giugno 2013, n. 69, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 144 del 21 giugno 2013 (Suppl. Ord. n. 50), chiamato “Decreto del fare”, il Governo ha introdotto alcune modifiche all’istituto del concordato preventivo “in bianco”, previsto dall’articolo 161, comma 6 Legge Fallimentare; tale intervento, più volte preannunciato si è reso necessario perchè già nei primi mesi di attuazione della nuova disciplina dei concordati preventivi ha mostrato alcune lacune.
 
Lo stato di fatto
Le modifiche sono state introdotte in quanto, in seguito all’introduzione della possibilità di accedere alle procedure di concordato “in bianco”1 sembra che vi sia stato un abuso nell’utilizzo di tale procedura.
Soprattutto Confindustria2 ha segnalato che da settembre 2012 è aumentato in misura massiva l’accesso alle procedure di concordato, deteriorando in modo sostanziale la situazione economica generale: in particolare risultano aperte nei primi 3 mesi del 2013 2.700 procedure di concordato preventivo con un aumento del 76% delle procedure rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente3.
E’ difficile capire se l’aumento delle procedure di derivi da abusi oppure dal deterioramento della situazione economica generale. Sicuramente, lo strumento del concordato in bianco inserito di recente nell’ordinamento italiano agevola il debitore che intende tentare un salvataggio/liquidazione dell’impresa in fase di difficoltà senza sfociare nelle procedure concorsuali; questa agevolazione al debitore si sostanzia nella possibilità (de facto) di sospendere i pagamenti per i debiti precedenti l’accesso alla procedura; quando si verifica tale fatto i creditori vedono svanire le possibilità di recuperare quanto maturato a fronte di servizi o vendite effettuate all’impresa che accede alla procedura di concordato in bianco. Il rischio insito in tali eventi è che le crisi di azienda si propaghino in quanto i crediti diventano inesigibili e i creditori subiscono la crisi dei loro clienti.
E’ difficile capire se la procedura di concordato in bianco possa peggiorare il quadro economica generale oppure se sia un sintomo della crisi economica in atto; sicuramente il problema sollevato da Confindustria è importante perché sono a rischio intere filiere produttive.
Sicuramente le statistiche sui concordati in bianco presentati sono negative4: solo 1l 15% delle procedure è sfociato in un concordato, il 20% ha avuto come esito il fallimento (spesso autodichiarato dall’imprenditore che ha richiesto il concordato in bianco); nel resto dei casi i concordati sono stati “semplicemente” dichiarati improcedibili.
 
Gli abusi del concordato in bianco
Gli abusi segnalati sulla stampa specializzata sono principalmente di 2 tipi:

l’utilizzo del periodo di concordato in bianco da parte di debitori che intendono solamente svuotare di asset l’attività in crisi per nasconderli ai creditori;

l’utilizzo del concordato in bianco da parte di società decotte condannate di fatto al fallimento.

 
Si tratta di 2 aspetti diversi: il primo è relativo al tentativo da parte del debitore si sottrarre i propri beni ai creditori violando (o abusando) la legislazione esistente.
Il secondo problema rilevato sembra quasi produrre un dilemma insolubile: le imprese che accedono alla procedura di concordato in bianco sono per loro stessa ammissione in difficoltà, probabilmente non dispongono di abbastanza asset per pagare integralmente i propri debiti; in tale situazione è probabile che i crediti vantati verso tali imprese siano inesigibili di fatto, non perché vi sia un accesso alla procedura di concordato in bianco.
Confindustria avrebbe gradito5 un ritorno al passato, cio&…

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