Il “Decreto del Fare” stringe le norme sul concordato in bianco

di Commercialista telematico

Pubblicato il 29 giugno 2013



uno dei principali interventi normativi contenuti nel Decreto del fare è quello che corregge le norme sul concordato in bianco per evitare l'utilizzo abusivo di tale procedura di soluzione della crisi d'impresa

Col Decreto Legge 21 giugno 2013, n. 69, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 144 del 21 giugno 2013 (Suppl. Ord. n. 50), chiamato “Decreto del fare”, il Governo ha introdotto alcune modifiche all’istituto del concordato preventivo “in bianco”, previsto dall’articolo 161, comma 6 Legge Fallimentare; tale intervento, più volte preannunciato si è reso necessario perchè già nei primi mesi di attuazione della nuova disciplina dei concordati preventivi ha mostrato alcune lacune.

 

Lo stato di fatto

Le modifiche sono state introdotte in quanto, in seguito all’introduzione della possibilità di accedere alle procedure di concordato “in bianco”1 sembra che vi sia stato un abuso nell’utilizzo di tale procedura.

Soprattutto Confindustria2 ha segnalato che da settembre 2012 è aumentato in misura massiva l’accesso alle procedure di concordato, deteriorando in modo sostanziale la situazione economica generale: in particolare risultano aperte nei primi 3 mesi del 2013 2.700 procedure di concordato preventivo con un aumento del 76% delle procedure rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente3.

E’ difficile capire se l’aumento delle procedure di derivi da abusi oppure dal deterioramento della situazione economica generale. Sicuramente, lo strumento del concordato in bianco inserito di recente nell’ordinamento italiano agevola il debitore che intende tentare un salvataggio/liquidazione dell’impresa in fase di difficoltà senza sfociare nelle procedure concorsuali; questa agevolazione al debitore si sostanzia nella possibilità (de facto) di sospendere i pagamenti per i debiti precedenti l’accesso alla procedura; quando si verifica tale fatto i creditori vedono svanire le possibilità di recuperare quanto maturato a fronte di servizi o vendite effettuate all’impresa che accede alla procedura di concordato in bianco. Il rischio insito in tali eventi è che le crisi di azienda si propaghino in quanto i crediti diventano inesigibili e i creditori subiscono la crisi dei loro clienti.

E’ difficile capire se la procedura di concordato in bianco possa peggiorare il quadro economica generale oppure se sia un sintomo della crisi economica in atto; sicuramente il problema sollevato da Confindustria è importante perché sono a rischio intere filiere produttive.

Sicuramente le statistiche sui concordati in bianco presentati sono negative4: solo 1l 15% delle procedure è sfociato in un concordato, il 20% ha avuto come esito il fallimento (spesso autodichiarato dall'imprenditore che ha richiesto il concordato in bianco); nel resto dei casi i concordati sono stati “semplicemente” dichiarati improcedibili.

 

Gli abusi del concordato in bianco

Gli abusi segnalati sulla stampa specializzata sono principalmente di 2 tipi:

  1. l’utilizzo del periodo di concordato in bianco da parte di debitori che intendono solamente svuotare di asset l’attività in crisi per nasconderli ai creditori;

  2. l’utilizzo del concordato in bianco da parte di società decotte condannate di fatto al fallimento.

 

Si tratta di 2 aspetti diversi: il primo è relativo al tentativo da parte del debitore si sottrarre i propri beni ai creditori violando (o abusando) la legislazione esistente.

Il secondo problema rilevato sembra quasi produrre un dilemma insolubile: le imprese che accedono alla procedura di concordato in bianco sono per loro stessa ammissione in difficoltà, probabilmente non dispongono di abbastanza asset per pagare integralmente i propri debiti; in tale situazione è probabile che i crediti vantati verso tali imprese siano inesigibili di fatto, non perché vi sia un accesso alla procedura di concordato in bianco.

Confindustria avrebbe gradito5 un ritorno al passato, cioè che la legge fallimentare prevedesse una garanzia minima di soddisfacimento minima da parte del concordato; a parere di chi scrive, spesso il concordato è migliorativo per i creditori chirografari a prescindere, perché nelle procedure fallimentari il grado di soddisfazione della classe chirografaria spesso è pari 0, quindi anche una percentuale (per quanto irrisoria) in fase concorsuale è da considerare migliorativa.

E’ vero che, a volte, il concordato in bianco è l’extrema ratio che il debitore tenta prima del fallimento, ma questo tentativo non è detto che avvenga a scapito dei creditori.

 

Il nuovo testo dell'articolo 161 comma 6 Legge Fallimentare

Ecco il testo aggiornata del comma 6 dell'articolo 161 Legge Fallimentare in tema di “preconcordato in bianco”, dopo gli interventi (evidenziati in rosso) inseriti dal citato DL 69 del 21/06/2013.

L'imprenditore può depositare il ricorso contenente la domanda di concordato unitamente ai bilanci relativi agli ultimi tre esercizi e all’elenco nominativo dei creditori con l’indicazione dei rispettivi crediti, riservandosi di presentare la proposta, il piano e la documentazione di cui ai commi secondo e terzo entro un termine fissato dal giudice compreso fra sessanta e centoventi giorni e prorogabile, in presenza di giustificati motivi, di non oltre sessanta giorni. Nello stesso termine, in alternativa e con conservazione sino all'omologazione degli effetti prodotti dal ricorso, il debitore può depositare domanda ai sensi dell'articolo 182-bis, primo comma. In mancanza, si applica l'articolo 162, commi secondo e terzo. Con il decreto di cui al primo periodo, il tribunale può nominare il commissario giudiziale di cui all’articolo 163, secondo comma, n. 3, e si applica l’articolo 170, secondo comma. Il commissario giudiziale, quando accerta che il debitore ha posto in essere una delle condotte previste dall’articolo 173, deve riferirne immediatamente al tribunale che, nelle forme del procedimento di cui all’articolo 15 e verificata la sussistenza delle condotte stesse, può, con decreto, dichiarare improcedibile la domanda e, su istanza del creditore o su richiesta del pubblico ministero, accertati i presupposti di cui agli articoli 1 e 5, dichiara il fallimento del debitore con contestuale sentenza reclamabile a norma dell’articolo 18”.

 

Le correzioni alla Legge fallimentare

Come si evince dal testo di legge, per correggere la normativa approvata ad Agosto 2012, il Decreto del Fare prevede tre novità.

 

1) Il ruolo del commissario

La novità di maggior rilievo riguarda l’introduzione della facoltà per il Tribunale di nominare il commissario giudiziale già con il decreto con il quale assegna al debitore il termine per la presentazione del piano e della documentazione necessaria per l’ammissione al concordato. Al commissario, nella prima fase di concordato “in bianco”, spetta in primis il compito di riferire al Tribunale il compimento di eventuali atti compiuti dall’imprenditore in frode in danno dei creditori. Nel caso il Tribunale può dichiarare l’improcedibilità della domanda di concordato e dichiarare il fallimento, qualora ne ricorrano i presupposti e vi sia l’istanza di un creditore o del pubblico ministero. Tale intervento del legislatore, ovviamente intende evitare i citati fatti di distrazione del patrimonio dell’impresa debitrice a danno dell’intero ceto creditorio.

Il commissario, inoltre, deve fornire il proprio parere sugli eventuali atti di straordinaria amministrazione per i quali il debitore abbia chiesto autorizzazione al Tribunale.

 

2) Gli obblighi informativi

Sempre ai fini del controllo della gestione imprenditoriale nella prima fase di concordato in bianco, sono stati rafforzati gli obblighi informativi periodici che il Tribunale deve disporre e a cui il debitore deve adempiere con periodicità almeno mensile, sotto l’eventuale vigilanza del commissario giudiziale (se nominato dal Tribunale).

I nuovi obblighi informativi6 devono avere ad oggetto anche la gestione finanziaria dell’impresa e l’attività compiuta ai fini della predisposizione della proposta e del piano, in modo da consentire al Tribunale di abbreviare il termine concesso qualora risulti che l’attività compiuta dal debitore nella fase del concordato in bianco non sia da considerare idonea alla predisposizione della proposta e del piano di concordato.

Nel caso di inadempimento di tali obblighi da parte del debitore, il Tribunale con decreto dichiara la domanda inammissibile e, se presentata istanza da parte dei creditori o del pubblico ministero dichiara il fallimento se ne ricorrono i presupposti.

Questo intervento vuole scoraggiare i debitori che chiedono di accedere alla procedura di concordato in bianco senza la reale volontà o possibilità di produrre un piano di concordato.

 

Alcune valutazioni sul ruolo del commissario

I due interventi citati hanno una loro logica e, sicuramente, intervengono per scoraggiare quei debitori che intendono meramente abusare della possibilità di accedere ai concordati in bianco.

A parere di chi scrive, ora bisognerà valutare quali sono i compiti e come andrà effettuata l’attività del commissario giudiziale, in quanto vi è il rischio che, se il commissario interpreta il ruolo con l’ottica del curatore fallimentare (è ipotizzabile che i commissari verranno estratti dalle liste dei curatori), allora si avrà un eccesso di istanze di fallimento che provengono dia commissari.

Inoltre vi è il rischio che una presenza troppo forte del commissario possa essere d'ostacolo alla gestione ordinaria delle attività imprenditoriali nella fase di preconcordato; soprattutto per quelle aziende che devono rimanere operative in fase di preconcordato in bianco, è quasi impossibile pensare che il commissario possa monitorare in tempo reale anche le attività più spicciole.

 

3) L'elenco dei creditori

Il decreto, inoltre, ha introdotto l’obbligo per il debitore di allegare alla domanda di concordato in bianco l’elenco dei creditori e dei rispettivi crediti.

L'obiettivo di tale obbligo appare quello di non concedere la possibilità di accedere alla protezione del preconcordato a quelle imprese che non hanno una situazione contabile aggiornata e, complessivamente, ben tenuta.

E' esperienza comune che non tutte le imprese in fase di crisi hanno una gestione contabile ben tenuta ed aggiornata; quindi, sarà necessario disporre, almeno per quanto riguarda l'elenco dei creditori, di un quadro contabile e finanziario aggiornato.

Prima di tale aggiunta normativa, invece, si poteva procedere alle ricostruzioni contabili anche in fase successiva all'ammissione alla procedura di concordato in bianco.

 

28 giugno 2013

Luca Bianchi e Cinzia Mengozzi

1 Ecco il testo dell’art. 161 c. 6 l.F. dopo le modifiche apportate dal L. 07/0/2012 n. 134: L'imprenditore può depositare il ricorso contenente la domanda di concordato unitamente ai bilanci relativi agli ultimi tre esercizi, riservandosi di presentare la proposta, il piano e la documentazione di cui ai commi secondo e terzo entro un termine fissato dal giudice compreso fra sessanta e centoventi giorni e prorogabile, in presenza di giustificati motivi, di non oltre sessanta giorni. Nello stesso termine, in alternativa e con conservazione sino all'omologazione degli effetti prodotti dal ricorso, il debitore può depositare domanda ai sensi dell'articolo 182-bis, primo comma. In mancanza, si applica l'articolo 162, commi secondo e terzo.

2 Per un riassunto delle richieste di Confindustra cfr. Macello Pollio, Concordato, stretta sugli abusi, Italia Oggi del 20/06/2013.

3 Dati numerici desunti dall’Osservatorio Cerved di giugno 2013.

4 Per un proiimo commento ragionato siu tali statistiche vedi: Valentina Maglione, Il giudice “blinda” il preconcordato, IlSole24Ore, 24/06/2013.

5 M. Pollio, art. cit..

6 Per una panoramica sugli obblighi informativi richiesti prima della novella normativa vedi: L. Bianchi, Concordato in bianco ed obblighi in formativi, CommercialistaTelematico, 26/11/2012, a commento di un Decreto del Tribunale fallimentare di Rimini.