Novità fiscali del 19 aprile 2013: “Sblocca debiti” soddisfatte oltre 63mila richieste di rimborsi Iva

Pubblicato il 19 aprile 2013



"Sblocca debiti”: soddisfatte oltre 63mila richieste di rimborsi Iva; compensi dei notai: la tariffa sotto i minimi non viola la concorrenza; imprese a capitale misto: indennità di malattia anche per gli impiegati; contributo addizionale ASpI dovuto anche dalle agenzie di somministrazione; gli avvisi del fisco devono essere chiari, altrimenti sono annullabili; frodi carosello: confisca limitata; sanzioni tributarie: favor rei anche d’ufficio e in ogni stato del giudizio; pubblicata la delibera Consob che modifica il Regolamento Emittenti in materia di società cooperative; mutui prima casa: al via la richiesta della sospensione delle rate; modificato il Modello Unico PF 2013; credito di imposta per le attività di ricerca e sviluppo: istruzioni delle Entrate sulla compilazione del Modello Unico; comunicazione compensi medici: entro il prossimo 30 aprile l’invio telematico

 

 

 

Indice:

1) “Sblocca debiti”: soddisfatte oltre 63mila richieste di rimborsi Iva

2) Compensi dei notai: la tariffa sotto i minimi non viola la concorrenza

3) Imprese a capitale misto: indennità di malattia anche per gli impiegati

4) Contributo addizionale ASpI dovuto anche dalle agenzie di somministrazione

5) Gli avvisi del fisco devono essere chiari, altrimenti sono annullabili

6) Frodi carosello: confisca limitata

7) Sanzioni tributarie: favore rei anche d’ufficio e in ogni stato del giudizio

8) Pubblicata la delibera Consob che modifica il Regolamento Emittenti in materia di società cooperative

9) Mutui prima casa: al via la richiesta della sospensione delle rate

10) Modificato il Modello Unico PF 2013

11) Credito di imposta per le attività di ricerca e sviluppo: istruzioni delle Entrate sulla compilazione del Modello Unico

12) Comunicazione compensi medici: entro il prossimo 30 aprile l’invio telematico

 

 

1) “Sblocca debiti”: soddisfatte oltre 63mila richieste di rimborsi Iva

Nel 2013 potranno essere soddisfatte oltre 63mila richieste di rimborsi Iva per 11 miliardi di euro e circa 2,3 miliardi di rimborsi relativi alle imposte dirette.

Il direttore Befera alla Camera in audizione sullo “sblocca debiti”.

Immediata immissione di liquidità nel sistema economico attraverso l’accelerazione del pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione verso i propri creditori. È la finalità delle disposizioni contenute nel recente D.L. n. 35/2013, illustrate il 17 aprile 2013 dal direttore delle Entrate, Attilio Befera, alle Commissioni parlamentari speciali.

In particolare, per quel che concerne le attività dell’Agenzia delle Entrate, il decreto disciplina:

- in materia di rimborsi d’imposta, l’incremento delle erogazioni per 2,5 miliardi nel 2013 e 4 miliardi nel 2014 e l’elevazione, da 516mila a 700mila euro, della soglia attualmente vigente per la compensazione tra crediti e debiti fiscali;

- per quanto riguarda la compensazione dei crediti commerciali con i debiti fiscali, la possibilità di utilizzare i debiti delle pubbliche amministrazioni per compensare le somme dovute in base agli istituti definitori della pretesa tributaria e deflativi del contenzioso tributario.

Rimborsi

Relativamente ai rimborsi, gli interventi previsti dal decreto sono sostanzialmente due: un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate che stabilisca termini e modalità attuative per determinare un incremento delle erogazioni, nelle misure indicate (2,5 miliardi di euro per il 2013 e 4 miliardi di euro per il 2014) e l’innalzamento da 516mila a 700mila euro del limite annuo delle compensazioni effettuate tramite modello F24, a decorrere dal 2014.

Per quanto riguarda i rimborsi Iva, l’Agenzia delle Entrate, nel corso del corrente anno, ha già erogato circa 3,7 miliardi di euro a circa 12mila imprese.

Inoltre, l’Agenzia ha previsto due ulteriori interventi urgenti:

- emanazione, il 27 marzo, di una specifica direttiva che dispone massima priorità per la lavorazione dei rimborsi, in modo da fornire un tangibile sostegno alle imprese;

- adozione, a partire dal prossimo mese di giugno, di nuove procedure di verifica delle istanze, per semplificare il rapporto con il contribuente e razionalizzare l’attività degli uffici con una più mirata analisi del rischio, al fine di accelerare la fase istruttoria e l’erogazione dei rimborsi.

Allo stato attuale si prevede, che nel corso del 2013, potranno essere erogati, in ragione degli stanziamenti pianificati, oltre 63mila rimborsi Iva, per un importo di circa 11 miliardi di euro.

Per le imposte dirette si prevedono, invece, rimborsi per circa 2,3 miliardi di euro. Praticamente, saranno soddisfatte tutte le richieste presentate fino alla fine del 2012.

Mentre, per quanto riguarda i rimborsi Iva, sono compresi anche una parte di quelli trimestrali presentati nel 2013, superando così, di fatto, il problema dell’anticipazione della soglia di compensazione.

Utilizzo dei crediti commerciali verso la PA per pagare debiti fiscali derivanti da accertamento Per quanto riguarda la compensazione dei crediti commerciali non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, maturati al 31 dicembre 2012 verso la PA (Stato, enti pubblici nazionali, Regioni, enti locali ed enti del servizio sanitario nazionale), il decreto consente ai contribuenti-creditori di utilizzare queste somme per il pagamento di quanto dovuto in base agli istituti definitori della pretesa fiscale e deflativi del contenzioso tributario.

I crediti dovranno essere certificati attraverso la piattaforma telematica della Ragioneria generale dello Stato, mentre la compensazione potrà avvenire esclusivamente utilizzando il modello F24, tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate.

In particolare, la compensazione, dei crediti commerciali maturati al 31 dicembre 2012 verso la PA, è consentita, secondo modalità attuative, in corso di definizione, che saranno previste in un apposito decreto del ministro dell’Economia e delle Finanze, per il pagamento delle somme dovute in base a:

- accertamento con adesione definizione degli inviti al contraddittorio, sia per imposte dirette, sia per Iva;

- definizione dei processi verbali di constatazione;

- definizione degli inviti al contraddittorio ai fini di altre imposte indirette;

- acquiescenza;

- definizione agevolata delle sanzioni;

- conciliazione giudiziale;

- mediazione.

Nel 2012, circa 234mila contribuenti hanno utilizzato gli istituti dell’adesione (compresa l’adesione ai contenuti dei processi verbali di constatazione e l’adesione ai contenuti degli inviti al contraddittorio) e dell’acquiescenza per definire circa 265mila accertamenti emessi ai fini delle imposte dirette, dell’Iva e dell’Irap.

Sempre nel 2012, le somme riscosse correlate agli istituti definitori e agli istituti deflativi del contenzioso, sono ammontate a circa 4,3 miliardi di euro.

Viene poi rilevato come il significativo volume dei crediti vantati dai contribuenti nei confronti della PA e l’attuale congiuntura economica abbiano determinato una diffusa crisi di liquidità che ha concorso alla mancata definizione della pretesa tributaria derivante dall’attività di accertamento.

 

2) Compensi dei notai: la tariffa sotto i minimi non viola la concorrenza

Il notaio può ridurre i propri compensi, scendendo, così, al di sotto dei minimi tariffari senza violare le norme sulla concorrenza.

La ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza 9358/2013, che ha suscitato clamore poiché si discosta dal consolidato orientamento che definiva, invece, come concorrenza illecita la riduzione sistematica di onorari e diritti notarili.

Principio che la stessa Cassazione ormai considera non più attuale dopo il Decreto Bersani. Una libera concorrenza – spiega la Cassazione – che riguarda tutte le professioni senza eccezioni e che non “può essere ridimensionata a causa della specificità dell'attività notarile”.

Per questo motivo la Suprema Corte ha preso le distanze dalla Corte d’Appello, che aveva avallato la sanzione disciplinare inflitta dal Consiglio notarile ad un notaio, considerando la riduzione tariffaria un “vulnus dell’ordine pubblico economico in quanto riguarderebbe prestazioni effettuate nell’esercizio di una funzione pubblica, in relazione alla quale non sarebbe ipotizzabile il regime di libera concorrenza”.

Al contrario la Cassazione afferma che il notaio è a pieno titolo un lavoratore autonomo che esercita una professione intellettuale, con tutto quel che ne deriva.

L’alta qualificazione del notaio e il suo status di pubblico ufficiale devono semmai pesare sulla qualità della prestazione, che non può scadere in alcun modo in virtù di un compenso più basso.

Via libera dunque alla concorrenza sul prezzo, che la Cassazione definisce “uno degli elementi più qualificanti dell’attività economica del professionista”.

Quello che però il notaio non può fare è svolgere gran parte del suo lavoro fuori dallo studio.

 

3) Imprese a capitale misto: indennità di malattia anche per gli impiegati

Il Ministero del Lavoro, con l’interpello n. 14 del 17 aprile 2013, ha precisato che l’indennità di malattia si applica anche ai dipendenti con qualifica di impiegati delle imprese a capitale misto (art. 20, comma 2, del D.L. n. 112/2008, convertito in L. n. 133/2008).

Ciò a causa del processo di armonizzazione degli obblighi contributivi delle imprese pubbliche privatizzate e a capitale misto, uniformati a quelli previsti per la generalità dei lavoratori privati, tenuti, in via generale, al versamento contributivo relativo ai dipendenti con qualifica di operai appartenenti al settore dell’industria, dell’artigianato e dell’agricoltura e con la qualifica di impiegati appartenenti al settore terziario e dei servizi.

E’ stato, inoltre, precisato (come evidenziato nella circolare Inps n. 114 del 2008) che, nel caso di imprese pubbliche privatizzate e a capitale misto, il versamento delle contribuzioni va effettuato secondo il settore di appartenenza e che la relativa indennità giornaliera di malattia spetta anche “per le qualifiche impiegatizie, nei casi previsti per il settore di appartenenza delle imprese medesime”.

 

4) Contributo addizionale ASpI dovuto anche dalle agenzie di somministrazione

Il Ministero del Lavoro, con l’interpello n. 15 del 17 aprile 2013, ha precisato che il contributo addizionale dell’1,4% per ASpI e mini-ASpI si applica anche ai contratti di somministrazione a termine, nonché ai lavoratori somministrati in mobilità assunti con contratto di lavoro a termine.

Ciò a seguito della presentazione di un quesito in cui si chiedeva di conoscere la corretta interpretazione dell’art. 2, comma 28, della L. n. 92/2012, secondo cui l’addizionale Aspi si applica ai contratti di lavoro subordinato “non a tempo indeterminato”.
Il Welfare ha chiarito che l’assunzione con contratto a termine (D.Lgs. n. 368/2001), con contratto di lavoro intermittente a tempo determinato, nonché con somministrazione di lavoro a termine non rientra nelle “tassative eccezioni” che esentano dal versamento del contributo, come ad es. il contratto a termine stipulato per lo svolgimento della attività stagionali di cui al D.P.R. n. 1525/1963, nonché, per i periodi contributivi maturati dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2015, di quelle definite dagli avvisi comuni e dai contratti collettivi nazionali stipulati entro il 31 dicembre 2011 dalle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative.

Nella risposta all'interpello si evidenzia come, per le agenzie di somministrazione si sia operata una “compensazione” del nuovo onere con la riduzione dell’1,4% del contributo destinato ai fondi per la formazione dei lavoratori, che passa dal 4% al 2,6%.

Per i lavoratori dipendenti delle amministrazioni pubbliche, si specifica che la “tassativa eccezione” riguarda i datori di lavoro “pubblici” e non la somministrazione di lavoro nei confronti della pubblica amministrazione, che in tale caso diverrebbe utilizzatrice della prestazione di lavoro.

 

5) Gli avvisi del fisco devono essere chiari, altrimenti sono annullabili

Anche nel caso dell’imposta di registro, l’avviso di rettifica del fisco deve contenere informazioni tali da garantire al contribuente il pieno ed immediato esercizio delle sue facoltà difensive.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 9299 del 17 aprile 2013, la quale ha evinto che nel caso di specie le informazioni da parte dell’Amministrazione finanziaria nel suddetto avviso non sono state fornite al contribuente.

Dunque, l’atto impositivo inviato al contribuente deve contenere informazioni tali da garantire al medesimo il pieno ed immediato esercizio delle sue facoltà difensive . In mancanza, ovvero non consentendo al contribuente di comprendere le ragioni che ne avevano determinato l’emissione, l’atto può essere oggetto di annullamento.

Soltanto la Commissione Tributaria Provinciale aveva dato ragione all’Agenzia delle entrate, ma poi sia in sede di appello (Commissione Tributaria Regionale) sia in sede di giudizio di legittimità (Cassazione) il contribuente si visto riconoscere le proprie ragioni, infatti, per ultimo, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso presentato dal fisco.

 

Svolgimento del processo

G.D.B. ha impugnato l’avviso di liquidazione dell’imposta di registro ed irrogazione delle sanzioni, notificatogli dall’Ufficio di Agrigento il 18.5.2004. Il ricorso è stato rigettato dalla CTP di Agrigento, e la decisione è stata riformata dalla CTR della Sicilia, che, con sentenza n. 57/13/06, depositata il 13/12/2006, ha annullato l’atto impugnato, evidenziando che lo stesso, privo della benché minima forma di motivazione, non consentiva al contribuente di comprendere le ragioni che ne avevano determinato l’emissione.

Per la cassazione di tale sentenza, ha proposto ricorso l’Agenzia delle Entrate, con un motivo. Il contribuente non ha depositato difese.

Motivi della decisione

1. Col proposto ricorso, l’Agenzia deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 54 del DPR n. 131 del 1986, in relazione all’art. 360, 1° co., n. 3 cpc, formulando il seguente quesito di diritto: “Dica Codesta Ecc.ma Corte se ex art. 54 del DPR n. 131/1986, nell’avviso di liquidazione, presentato a seguito della debenza di somme dovute per la registrazione di atti giudiziari, l’Ufficio, oltre agli interessi dell’atto da registrare, del fatto da enunciare e della somma da pagare, debba indicare, ancorché succintamente, le ragioni della pretesa tributaria”.
2. Il motivo è infondato.

3. Dai dati fattuali riferiti nel ricorso, si desume che, a seguito della presentazione di una sentenza del Tribunale di Agrigento, emessa, tra l’altro, nei confronti di tale “SRL X”, di cui l’intimato era legale rappresentante: a) era stata liquidata l’imposta proporzionale di registro, che era stata notificata, oltre che alle parti in causa, anche (il 16.7.2003) al D.B., in detta sua qualità; b) l’intimato aveva inoltrato un’istanza di annullamento in autotutela, e, successivamente, l’Ufficio aveva emesso un altro avviso di liquidazione, integrativo del precedente, che conteneva una maggiore imposta più le sanzioni, e che era stato notificato, in data 8.4.2004, anche all’intimato, sempre nella qualità; c) con nota del 6.5.2004, l’Ufficio, in risposta alla richiesta di chiarimenti, presentata dal contribuente in relazione alla nuova tassazione maggiorata, gli aveva comunicato che non era stato “chiamato quale responsabile solidale dell’imposta, ma delle sole sanzioni”; d) per “rimarcare tale asserzione” l’Ufficio aveva provveduto a notificare il 18.5.2004 un ulteriore avviso di liquidazione “nella qualità di autore e responsabile delle sanzioni ai sensi dell’art. 11 del D.lgs. 472/1997” per 4.975 euro, avviso, poi, impugnato col ricorso del contribuente.

4. Nell’incipit della narrativa della sentenza è riportato, tuttavia, che l’atto impugnato consiste nell’avviso di liquidazione dell’imposta ed irrogazione delle sanzioni per 31.063,71 euro (ancorché si riferisca che la CTP aveva accertato la pretesa della sola sanzione), e viene affermato, in parte motiva, che nell’atto stesso era stata omessa “l’indicazione della normale applicazione della tassazione con indicazione di ogni elemento che potesse dare la possibilità di una verifica dei presupposti e delle applicazioni di percentuali per individuazione delle quantificazioni di ogni ammontare; da tale carenza discende l’equivocità della tipologia di tassazione liquidata sull’atto”.

5. A tale stregua, a parte il difetto di autosufficienza in relazione al contenuto dell’atto impugnato – che non è stato trascritto nel ricorso –, risulta evidente che la questione di diritto, posta col motivo e riassunta nel quesito, non è congruente al caso in esame, in cui viene in rilievo la stessa “tipologia” della tassazione (in relazione alla sua natura principale o suppletiva, e alla conseguente determinazione della sanzione); ed è comunque infondata, dovendo ritenersi che la sola indicazione degli estremi dell’atto da registrare e della somma da pagare non sia idonea ad integrare il requisito della motivazione dell’atto impositivo, che, in base al disposto di cui all’art. 7 della l. n. 212 del 2000, applicabile anche nel caso in esame di riscossione dell’imposta in caso di registrazione eseguita d’ufficio, deve contenere informazioni tali da garantire al contribuente il pieno ed immediato esercizio delle sue facoltà difensive (cfr., in tema di mancata allegazione della sentenza da registrare Cass. n. 18532 del 2010), informazioni che, nella specie, secondo l’incensurato accertamento del giudice del merito, non sono state fornite.

6. Il ricorso va, in conclusione, respinto, non dovendo provvedersi sulle spese, in assenza di attività difensiva da parte dell’intimato.

PQM

La Corte rigetta il ricorso

 

6) Frodi carosello: confisca limitata

Confisca contenuta nella frode carosello. Infatti, secondo la Corte di Cassazione (sentenza n. 17610 del 17 aprile 2013) il sequestro per equivalente è illegittimo se non è proporzionato al debito con il fisco e soprattutto non può essere fatto sui beni intestati alla cartiera. Inoltre, il giudice competente è quello del luogo in cui è avvenuto il primo atto illecito e non quello del domicilio fiscale del contribuente.

La Suprema Corte ha, così, accolto il ricorso di una amministratore di una Srl accusato di associazione per delinquere nell’ambito di una maxi inchiesta per frode carosello.

In particolare a parere del giudice supremo, sezione penale, è illegittimo, in ipotesi di reato tributario commesso dal responsabile della Srl (amministratore), il sequestro per equivalente che abbia ad oggetto beni appartenenti alla società medesima, stante, in ragione della natura di sanzione penale di detta confisca, l’inapplicabilità della stessa nei confronti di un soggetto diverso dall’autore del fatto, salvo che la struttura societaria rappresenti un apparato fittizio utilizzato dal reo proprio per porre in essere reati di frode fiscale sicché ogni cosa fittiziamente intestata alla società sia immediatamente riconducibile alla disponibilità dell’autore del reato.

Tra l’altro, ha affermato la Cassazione, è illegittimo il provvedimento del tribunale del riesame che, nel confermare un sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente, non contenga alcuna valutazione sul valore dei beni sequestrati, necessaria al fine di verificare il rispetto del principio di proporzionalità tra il credito garantito e il patrimonio assoggettato a vincolo cautelare, non essendo consentito differire l’adempimento estimatorio alla fase esecutiva della confisca.

 

7) Sanzioni tributarie: favore rei anche d’ufficio e in ogni stato del giudizio

L’Applicazione del favor rei non si nega a nessuno, sempre e comunque, e in ogni stato del giudizio, infatti, si applica anche d’ufficio.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 1656/2013.

Dunque, in ogni stato e grado del giudizio, anche d’ufficio, il giudice tributario può applicare un regime sanzionatorio più favorevole al contribuente quando la legge in vigore al momento dell’accertamento e quelle successive, prevedano sanzioni di diversa entità.

Nel caso di specie, l’Ufficio delle Imposte dirette tramite avviso d’accertamento, aveva contestato ad una banca l’omessa ritenuta alla fonte su interessi relativi a depositi in valuta presso altri istituti di credito ed istituzioni estere, detenuti dalla contribuente in qualità di “banca agente”.

Venivano, pertanto, irrogate diverse sanzioni, nonché una pena pecuniaria. Avverso tale atto impositivo, la società proponeva ricorso innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale, che lo accoglieva, ma tale decisione veniva poi appellata dall’Agenzia delle Entrate, e la Commissione di secondo grado decideva che la Banca non doveva effettuare alcuna ritenuta alla fonte per i premi e gli interessi percepiti da istituzioni estere, essendo essa stessa investitrice.

Tale provvedimento veniva impugnato dinnanzi alla Commissione Centrale la quale, accoglieva il ricorso dell’Ufficio.

Infine, avverso detta sentenza, è stato presentato ricorso per Cassazione, fondato su quattro motivi.

Tra questi, la Suprema Corte ha giudicato degno di accoglimento quello relativo alla mancata applicazione delle disposizioni di legge che in tema di sanzioni stabilivano un regime più favorevole rispetto alle norme, ormai abrogate, cui aveva fatto riferimento l’Amministrazione Finanziaria.

La Corte ha precisato che: “costituisce ius recpetum il principio secondo cui, in forza dello ius superveniens più favorevole - correlatale anche allo Statuto del contribuente - può affermarsi che, in tema di sanzioni tributarie, alla abrogazione del principio di ultrattività delle disposizioni sanzionatorie è subentrato il principio del favor rei nella sua duplice prospettazione; nessuno può essere assoggettato a sanzioni per un fatto che secondo la legge posteriore non costituisce violazione punibile; se la legge in vigore al momento in cui è stata commessa la violazione e le leggi posteriori stabiliscono sanzioni di entità diversa si applica la legge più favorevole.”

Inoltre, la Suprema Corte ha argomentato, condividendo un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, che il principio del favor rei può venire applicato anche d’ufficio, in ogni stato e grado del giudizio, purchè il procedimento sia ancora in corso e che il provvedimento impugnato non sia definitivo (Cass. n. 17069 del 2009; Cass. n. 1055/2008). Oltre a ciò il D.Lgs. n. 472/1997, art. 25, comma 2, rende attuabili le nuove disposizioni di favore per il contribuente ai processi in corso, purché il provvedimento di irrogazione non sia divenuto definitivo (Cass. n. 4408/2001).

Era dunque estendibile alla fattispecie in oggetto il nuovo regime sanzionatorio, trattandosi di violazioni commesse in epoca anteriore all’entrata in vigore della norma e non potendosi considerare definitivo il provvedimento irrogativo oggetto di ricorso, poiché esso era contestuale e collegato all'accertamento oggetto della lite.

Per tali ragioni, in applicazione dei summenzionati principi, la Commissione Tributaria Centrale avrebbe dovuto applicare d'ufficio lo ius superveniens favorevole al contribuente, in quanto il nuovo regime è entrato in vigore il 1° aprile 1998, ovvero in pendenza del giudizio innanzi alla Commissione stessa.

Alla luce delle suesposte argomentazioni, la Cassazione ha stabilito che la sentenza impugnata va cassata e la causa rinviata al Giudice del merito che dovrà valutare la norma più favorevole da applicare al caso esaminato.

 

8) Pubblicata la delibera Consob che modifica il Regolamento Emittenti in materia di società cooperative

La Consob ha pubblicato la delibera n. 18523 del 10 aprile 2013 con cui ha modificato il Regolamento Emittenti. La delibera, accompagnata dal documento di esito delle consultazioni, fa seguito alla consultazione avviata il 22 marzo scorso e recepisce le novità sulla disciplina delle società cooperative contenute nel decreto legislativo 18 giugno 2012, n. 91, (c.d. “decreto correttivo”) della direttiva azionisti e nel decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179 (c.d. “decreto crescita”), convertito in legge 17 dicembre 2012, n. 221.

Le modifiche proposte in consultazione sono state confermate e concernono l’abrogazione della disciplina speciale sugli obblighi informativi preassembleari dettata dal Regolamento Emittenti (cfr. artt. 70, 70-bis, 72, 73, 74, 77, 84 e 84-bis), l'abrogazione di alcune disposizioni sulle modalità e sui termini di presentazione e pubblicazione delle liste per la nomina degli organi di amministrazione e controllo non in linea con il decreto (cfr. commi 4-bis, 4-quater e 5 dell’art. 144-sexies, comma 1 dell’art. 144-octies), l’eliminazione, dall’art. 144-quater, della previsione di “specifici tetti” alle quote di capitale necessarie per la presentazione delle liste.

La delibera, inoltre, ha eliminato:

- la sezione II della Parte III, Titolo III, Capo I contenente le disposizioni in materia di partecipazioni in società con azioni non quotate o srl a seguito delle modifiche apportate al Tuf dal d.lgs.11 ottobre 2012 n. 184 che ha fatto venir meno gli obblighi di comunicazione delle partecipazioni citate;

- il Capo I della Parte III, Titolo IV contenente disposizioni di carattere generale sulla revisione contabile a seguito della disciplina introdotta dal d.lgs. 27 gennaio 2010 n. 39. La delibera entrerà in vigore il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

(Assonime, nota del 18 aprile 2013)

 

9) Mutui prima casa: al via la richiesta della sospensione delle rate

Mutui prima casa, con il fondo solidarietà del MEF dal prossimo 27 aprile è possibile richiedere la sospensione delle rate.

Dal 27 aprile 2013 torna operativo il Fondo di Solidarietà per i mutui prima casa del MEF che consente la sospensione, fino a 18 mesi, del pagamento dell’intera rata del mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale.

Il provvedimento è già stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Il Fondo - rifinanziato dal Decreto “Salva Italia” con ulteriori 20 milioni di euro - sosterrà i costi relativi agli interessi maturati sul debito residuo durante il periodo della sospensione.

In pratica il Fondo ripagherà alla banca il tasso di interesse applicato al mutuo con esclusione della componente di “spread”.

Il Fondo, operativo dalla fine del 2010, ha consentito, sinora, la sospensione di circa 6.000 mutui.

La sospensione non comporta l’applicazione di alcuna commissione o spesa di istruttoria e avviene senza richiesta di garanzie aggiuntive e viene concessa anche per i mutui che hanno già fruito di altre misure di sospensione, purché tali misure non determinino complessivamente una sospensione dell'ammortamento superiore a 18 mesi.

La sospensione non può essere richiesta per i mutui che abbiano almeno una delle seguenti caratteristiche:

- ritardo nei pagamenti superiore a novanta giorni consecutivi al momento della presentazione della domanda da parte del mutuatario, ovvero per i quali sia intervenuta la decadenza dal beneficio del termine o la risoluzione del contratto stesso, anche tramite notifica dell'atto di precetto, o sia stata avviata da terzi una procedura esecutiva sull'immobile ipotecato;

- fruizione di agevolazioni pubbliche;

- un'assicurazione a copertura del rischio che si verifichino gli eventi di cui sopra, purché tale assicurazione garantisca il rimborso almeno degli importi delle rate oggetto della sospensione e sia efficace nel periodo di sospensione stesso.
Chi può fare richiesta

I nuovi criteri previsti dalla legge e dal Regolamento del Fondo prevedono che la sospensione è concessa per i mutui di importo erogato non superiore a € 250.000, in ammortamento da almeno un anno, il cui titolare abbia un indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) non superiore a 30.000 euro.

La sospensione del pagamento della rata di mutuo è subordinata al verificarsi di almeno uno dei seguenti eventi, relativi alla sola persona del mutuatario, intervenuti successivamente alla stipula del contratto di mutuo e accaduti nei tre anni antecedenti alla richiesta di ammissione al beneficio:

- cessazione del rapporto di lavoro subordinato, ad eccezione delle ipotesi di risoluzione consensuale, di risoluzione per limiti di età con diritto a pensione di vecchiaia o di anzianità, di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, di dimissioni del lavoratore non per giusta causa, con attualità dello stato di disoccupazione;

- cessazione dei rapporti di lavoro di cui all'art. 409, numero 3), del codice di procedura civile, ad eccezione delle ipotesi di risoluzione consensuale, di recesso datoriale per giusta causa, di recesso del lavoratore non per giusta causa, con attualità dello stato di disoccupazione;

- morte o riconoscimento di handicap grave, ai sensi dell'art. 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero di invalidità civile non inferiore all'80 per cento.
In casi di mutuo cointestato, gli eventi possono riferirsi anche ad uno solo dei mutuatari.

Come fare richiesta

Sarà possibile fare richiesta a partire dal 27 aprile 2013 – data di entrata in vigore del nuovo Regolamento del Fondo - attraverso la nuova modulistica che sarà resa tempestivamente disponibile sul sito del MEF (www.mef.gov.it) e della CONSAP (www.consap.it), società del MEF gestore del Fondo.

Le domande di accesso al beneficio vanno presentate direttamente presso la banca o l’intermediario finanziario che ha erogato il mutuo.

La banca o l’intermediario finanziario, verificata la completezza e regolarità formale dell’istanza, la inoltra a CONSAP S.p.A. che, verificati i presupposti, rilascia il nulla osta alla sospensione del pagamento delle rate di mutuo.
La banca o l’intermediario finanziario, acquisito il “nulla osta” di CONSAP, comunica all’interessato la sospensione dell’ammortamento del mutuo.

(Ministero dell'Economia e delle Finanze, comunicato stampa n. 56 del 18 aprile 2013)

 

10) Modificato il Modello Unico PF 2013

Modificato il Modello Unico PF 2013 approvato con provvedimento del 31 gennaio 2013 e delle relative istruzioni.

A ciò ha provveduto il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate, Protocollo 2013/47941, del 18 aprile 2013.

Con tale provvedimento sono state apportate alcune modifiche al modello di dichiarazione “Unico 2013-PF” e alle relative istruzioni.

Le modifiche si sono rese necessarie per correggere alcuni errori materiali riscontrati successivamente alla pubblicazione del predetto modello sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate.

 

11) Credito di imposta per le attività di ricerca e sviluppo: istruzioni delle Entrate sulla compilazione del Modello Unico

La società che non ha ricevuto, per esaurimento delle risorse disponibili, il nullaosta alla fruizione del credito di imposta maturato per le attività di ricerca avviate prima del 29 novembre 2008, è legittimata a decorrere dall'anno 2011 ad utilizzare in compensazione mediante modello F24 - indicando sempre “2011” come anno di riferimento - il credito d'imposta maturato, nella percentuale massima complessiva del 47,53%.

Per quanto riguarda l’obbligo di comunicazione (co. 282, art. 1, L. n. 296 del 2006), l'impresa beneficiaria deve indicare, a pena di decadenza, in un’apposita sezione della dichiarazione dei redditi il prospetto relativo ai costi sulla base dei quali è stato determinato l'importo del credito d’imposta spettante.

Credito di imposta per le attività di ricerca e sviluppo - Attività avviate prima del 29 novembre 2008 - Soggetti con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare - Indicazioni operative per la compilazione della dichiarazione dei redditi.

Su tale argomento l’Agenzia delle entrate ha pubblicato la risoluzione n. 26/E del 18 aprile 2013.

Per le attività di ricerca avviate prima del 29 novembre 2008, il diniego del nulla-osta non impedisce la maturazione del credito di imposta ma inibisce l’utilizzo del credito di imposta maturato nei relativi periodi di imposta, a causa dell’esaurimento delle risorse disponibili, senza tuttavia escludere la possibilità di un futuro utilizzo in funzione delle disponibilità finanziarie eventualmente stanziate negli esercizi successivi.

Obblighi dichiarativi

In merito agli obblighi dichiarativi conseguenti (Decreto del 4 marzo 2011), nel caso di specie, la società, avendo periodo non coincidente con l'anno solare, è tenuta a utilizzare per la dichiarazione dei redditi relativi al periodo di imposta in corso alla data di pubblicazione del Decreto del 4 marzo 2011, il Modello Unico 2011.

Tale modello non tiene conto delle disposizioni contenute nel decreto del 4 marzo 2011; le istruzioni alla sezione XVI del quadro RU, infatti, precisano che “la sezione deve essere compilata dai soggetti che nell'anno 2009 hanno ottenuto dall'Agenzia delle entrate il nulla osta alla fruizione del credito d'imposta", al fine di consentire a tali soggetti di "indicare il credito residuo della precedente dichiarazione con i relativi utilizzi”.

Il citato modello, pertanto, non consente di indicare l'ammontare del credito di imposta spettante ai sensi del Decreto 4 marzo 2011.

Il Modello Unico 2012 - approvato con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate del 31 gennaio 2012 - viceversa, tiene conto delle modifiche normative intervenute con il decreto 4 marzo 2011, in merito alla fruizione del credito di imposta in commento.

Infatti, nel quadro RU è stato inserito “il credito d'imposta per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo di cui all'art. 1, commi da 280 a 283, della legge n. 296/2006, fruibile dal 2011 secondo le modalità disciplinate dal decreto interministeriale 4 marzo 2011”, al fine di consentire ai soggetti beneficiari di esporre i dati relativi ai costi sostenuti e il credito d'imposta spettante.

In particolare, la società - avendo già indicato l’ammontare dei costi in attività di ricerca e sviluppo sostenuti nel periodo d’imposta 1 dicembre 2007 - 30 novembre 2008 nel Modello Unico 2008 - al fine di adempiere all’obbligo dichiarativo in argomento, è tenuta a compilare il rigo RU81, colonna 1, al fine di indicare “l’ammontare del credito d’imposta spettante in relazione ai costi sostenuti nel periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2007”.

L’importo del credito d’imposta spettante deve essere determinato secondo le misure percentuali fissate dal più volte citato decreto interministeriale e secondo le modalità di determinazione specificate nella risoluzione n. 100/E del 2011.

In particolare, la percentuale massima del 47,53%, stabilita ai fini dell'utilizzo in compensazione del credito di imposta, va applicata all’importo del credito indicato nel formulario (modello FRS) solo se sono stati sostenuti costi per investimenti in attività di ricerca in misura almeno pari all'ammontare indicato nel modello FRS. Nell'ipotesi, invece, in cui gli investimenti sono stati realizzati in misura inferiore a quella indicata nel formulario, la percentuale del 47,53% deve essere applicata all’ammontare del credito di imposta determinato sulla base di tale minore importo.

 

12) Comunicazione compensi medici: entro il prossimo 30 aprile l’invio telematico

L’adempimento riguarda le strutture sanitarie, in qualsiasi forma organizzate, che mettono a disposizione dei camici bianchi i locali per l’esercizio della professione.

Lo ricorda Fiscoggi.it (notiziario telematico dell’Agenzia Entrate) nella sua edizione del 18 aprile 2013.

Dunque, entro il 30 aprile 2013 le strutture sanitarie private dovranno trasmettere all’Agenzia delle Entrate la comunicazione telematica con l’ammontare dei compensi riscossi, dal 1° gennaio al 31 dicembre 2012, in nome e per conto dei professionisti che operano presso le loro strutture.

In particolare, sono tenuti all’adempimento società, istituti, associazioni, centri medici e diagnostici in qualsiasi forma organizzati, operanti nel settore dei servizi sanitari e veterinari, che ospitano, mettono a disposizione dei professionisti, oppure concedono loro in affitto i locali della struttura aziendale per l’esercizio di attività di lavoro autonomo, mediche o paramediche.

 

Vincenzo D’Andò