Ultimi orientamenti giurisprudenziali in tema di disapplicazione delle sanzioni tributarie

DATO NORMATIVO
L’oggettiva condizione di incertezza nell’applicazione della norma permette ex articolo 8 del D.lgs. 546/92 ribadito, con più generale portata, dall’art. 6, c. 2, del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, e quindi dall’art. 10, c. 3, del D.Lgs. 27 luglio 2000, n. 212, al giudice tributario di dichiarare non applicabili le sanzioni irrogate. La disposizione riproduce letteralmente il testo dell’art. 39-bis del D.P.R. 26/10/1972, n. 636, introdotto, con effetto dal 1° gennaio 1982, dall’art. 26 del D.P.R. 03/11/1981, n. 739. La norma è finalizzata ad attenuare gli effetti della mancata contemplazione, nel processo tributario, delle azioni di accertamento preventivo. Essendo il contribuente costretto ad adire l’organo giurisdizionale, senza avere avuto prima la possibilità di rivolgersi a quest’ultimo per ottenere in via preventiva una pronuncia su un caso dubbio, il legislatore, sia nel vecchio, che nel nuovo processo, ha previsto che, nelle ipotesi di obiettiva incertezza sull’ambito applicativo della norma tributaria, possa il giudice adito non procedere alla irrogazione delle sanzioni, qualora il giudizio abbia un esito negativo nei confronti del contribuente.
 
IRRILEVANZA BUONA FEDE SOGGETTIVA
L’esimente prevista dall’art. 8 del D.lgs. 546/92, ha un’applicazione generalizzata a tutti i tributi di competenza delle commissioni tributarie. L’assenza di volontà evasiva del trasgressore è rilevante solo se si ricollega all’obiettiva incertezza; la mancanza dell’obiettiva incertezza non può essere sostituita dalla buona fede soggettiva del trasgressore.
Non rileva la sola incertezza derivante da condizioni soggettive del ricorrente; non è sufficiente che il soggetto passivo d’imposta versi in uno stato di cosiddetta buona fede, poiché occorre che l’errore sia stato cagionato da una serie di circostanze oggettive. La buona fede può essere sia soggettiva sia oggettiva. La buona fede soggettiva fa riferimento allo stato psicologico di chi ritiene di aver agito secondo la legge; la buona fede oggettiva è invece una regola di correttezza che impone atteggiamenti leali, non capziosi e vieta di tradire le legittime aspettative altrui, originate da un proprio precedente comportamento
 
ELEMENTI OGGETTIVI
Il presupposto della non applicabilità della sanzione deve necessariamente risiedere in elementi rigorosamente oggettivi (i.e. conformità del comportamento del soggetto passivo d’imposta all’interpretazione del fisco; esistenza di interpretazioni giurisprudenziali contrastanti; novità della normativa violata non di facile lettura; mancanza di pronunce giurisprudenziali; conflitti tra prassi amministrativa e orientamento giurisprudenziale; presenza di sentenze favorevoli alla tesi dei contribuenti).
L’obiettiva incertezza riguarda tutti i soggetti che si trovano di fronte al problema di scegliere tra più condotte astrattamente conforme al precetto.
La norma è obiettivamente incerta solo se riguarda tutti i soggetti che si trovano nella medesima situazione.
Di fronte all’incertezza del precetto, alcuni soggetti adottano comportamenti ex post non conformi alla norma, altri invece adottano comportamenti conformi
Qualora i comportamenti difformi siano poco rilevanti sotto il profilo quantitativo rispetto a quelli conformi può essere difficile sostenere l’obiettiva incertezza del precetto.
 
DUBBIO INTERPRETATIVO E ORIENTAMENTO CONSOLIDATO
Non è consentito estendere il concetto d’obiettiva incertezza fino a ricomprendere il semplice dubbio interpretativo (Cassazione n. 14476/2003; n. 6251/2003; n. 17515/2002; n. 13482/2001). Ad integrare l’errore sulla norma tributaria regolato dall’art. 8 del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, secondo il quale le commissioni tributarie possono dichiarare non applicabili le sanzioni non penali, …

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