Novità fiscali del 21 maggio 2012: DURC e debiti del socio

Pubblicato il 21 maggio 2012



al via l’elenco di Commercialisti per la gestione dei beni confiscati alle mafie; contributi volontari dei lavoratori dipendenti non agricoli per l’anno 2012; Srl: i debiti del socio non bloccano l’emissione del Durc; approvato in via definitiva il cd. Decreto “commissioni bancarie”; IVA: la Commissione europea propone norme comuni sul trattamento dei buoni (voucher); richiesta di differimento adempimenti contributivi per ferie collettive; estinzione della società: risvolti fiscali

 

 

 

 

Indice:

1) Al via l’elenco di Commercialisti per la gestione dei beni confiscati alle mafie

2) Contributi volontari dei lavoratori dipendenti non agricoli per l’anno 2012

3) Srl: I debiti del socio non bloccano l’emissione del Durc

4) Approvato in via definitiva il cd. Decreto “commissioni bancarie”

5) IVA: La Commissione europea propone norme comuni sul trattamento dei buoni (voucher)

6) Richiesta di differimento adempimenti contributivi per ferie collettive

7) Estinzione della società: Risvolti fiscali

 

 

 

 

1) Al via l’elenco di Commercialisti per la gestione dei beni confiscati alle mafie

 

Protocollo d’intesa tra ANBSC e CNDCEC. I professionisti potranno iscriversi su un apposito webform pubblicato sul sito del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili.

 

Entro il 20 giugno i nominativi saranno forniti dal Consiglio nazionale all’Agenzia.

 

L’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC) e il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) hanno, infatti, firmato il 17.05.2012, a Roma un protocollo d’intesa che prevede la creazione di un elenco di professionisti esperti in materia di gestione delle imprese sequestrate e confiscate alle mafie.

 

Entro il 20 giugno, il Consiglio Nazionale dei Commercialisti fornirà all’Agenzia i nominativi dei propri iscritti in possesso dei requisiti richiesti per l’iscrizione al suddetto elenco, tra i quali lo svolgimento, certificato, dell’attività di amministratore giudiziario.

 

Per l’iscrizione all’elenco, i professionisti dovranno compilare un apposito web form pubblicato sul seguente sito:

 

(http://www.commercialisti.it/Portal/AnagraficheCM/Incarichi/Login.aspx).

 

Secondo quando previsto dal protocollo, i professionisti iscritti all’elenco potranno svolgere l’incarico di coadiutore di beni confiscati alla criminalità organizzata, nonché l’attività di revisione di bilanci di aziende confiscate, di valutazione, di liquidazione d’aziende confiscate e di delegato alla vendita di beni mobili.

 

L’accordo appena raggiunto, in attesa che diventi pienamente operativo l’Albo degli amministratori giudiziari istituito con il D.Lgs. 04.02.2010, n. 14, rappresenta un ulteriore passo in avanti sulla strada della collaborazione tra l’Agenzia e i Commercialisti italiani, avviata, con un primo protocollo d’intesa, nel marzo 2011.

 

“L’impegno dei commercialisti italiani sul fronte dell’amministrazione dei beni confiscati alle mafie – ha affermato il Presidente Nazionale della categoria, Claudio Siciliotti – compie oggi un salto di qualità estremamente significativo. La nascita di un apposito elenco di commercialisti, pronti a mettere a disposizione le proprie competenze per un compito così utile per la collettività, è la dimostrazione concreta di come la nostra categoria possa essere determinante per il riscatto di intere aree del Paese. Il nostro Consiglio Nazionale si impegnerà ora per un rapido superamento dei vincoli di anzianità al momento previsti per l’iscrizione all’elenco, accettati per rendere immediatamente operativa una così importante iniziativa”.

 

“Il protocollo d’intesa sottoscritto col Presidente del Consiglio Nazionale – ha dichiarato il Direttore dell’ANBSC, Prefetto Giuseppe Caruso – costituisce un’ulteriore, grande opportunità da parte dell’ANBSC nella lotta alla criminalità organizzata mediante l’aggressione ai beni patrimoniali illecitamente acquisititi e il loro utilizzo ai fini sociali e/o per fare reddito a beneficio del F.U.G. La professionalità dei commercialisti e degli esperti contabili potrà essere di fondamentale supporto sia per le risorse disponibili dell’Agenzia Nazionale sia per tutti i Nuclei di supporto operanti presso le Prefetture dell’intero territorio nazionale”.

 

 

 

2) Contributi volontari dei lavoratori dipendenti non agricoli per l’anno 2012

 

L’Inps, con la circolare n. 69 del 17.05.2012, ha illustrato i seguenti punti:

 

- Contributi volontari dei lavoratori dipendenti non agricoli, da versare per l’anno 2012;

 

- contributi volontari degli iscritti all’evidenza contabile separata del FPLD e degli iscritti al Fondo Volo e Fondo dipendenti Ferrovie dello Stato S.p.A.;

 

- Coefficienti di ripartizione dei contributi volontari nel FPLD.

 

L’ISTAT ha comunicato che la variazione percentuale nell’indice dei prezzi al consumo, per le famiglie degli operai e degli impiegati, verificatasi tra il periodo gennaio 2010-dicembre 2010 ed il periodo gennaio 2011-dicembre 2011 è risultata pari al 2,70%.

 

L’art. 7 , comma 2, del D.Lgs. n. 184/97 dispone che l’importo minimo settimanale della retribuzione su cui calcolare il contributo volontario non può essere inferiore a quello determinato ai sensi dell'art. 7, comma 1, della legge n. 638/1983, e successive modificazioni.

 

Sulla base della variazione dell’indice ISTAT, pertanto, per l’anno 2012:

 

- la retribuzione minima settimanale è pari a € 192,40;

 

- la prima fascia di retribuzione annuale oltre la quale è prevista l’applicazione dell’aliquota aggiuntiva dell’ 1% (art. 3 L. 438/92) è di € 44.204,00;

 

- il massimale di cui all’art. 2, comma 18, della Legge 335/1995, da applicare ai prosecutori volontari titolari di contribuzione non anteriore al 1° gennaio 1996 o che, avendone il requisito, esercitino l’opzione per il sistema contributivo è di € 96.149,00.

 

Per l’anno 2012 non si è verificata alcuna variazione dell’aliquota IVS dovuta al Fondo pensioni lavoratori dipendenti rispetto all’anno 2011, che si conferma quindi pari al 31,87%. Conseguentemente, non sono variati i coefficienti di ripartizione dei contributi versati.

 

L’aliquota IVS relativa ai lavoratori dipendenti non agricoli, autorizzati alla prosecuzione volontaria con decorrenza compresa entro il 31/12/1995, è confermata pari al 27,87%.

 

Nella seguente tabella vengono riportati - per anno solare dal 2012 al 1997 - i minimali di retribuzione settimanale, gli importi della prima fascia di retribuzione annuale (tetto pensionabile), i massimali di cui all’art. 2, comma 18, della Legge 335/1995 e le aliquote contributive IVS relative ai lavoratori dipendenti non agricoli autorizzati dopo il 31/12/1995

 

 

 

Anno

Retr. minima

settimanale

Prima fascia

retribuzione annua

Massimale art. 2

co.18, L. 335/95

Aliquota

IVS

2012

€ 192,40

€ 44.204,00

€ 96.149,00

31,87%

2011

€ 187,34

€ 43.042,00

€ 93.622,00

2010

€ 184,39

€ 42.364,00

€ 92.147,00

31,37%

2009

€ 183,10

€ 42.069,00

€ 91.507,00

2008

€ 177,42

€ 40.765,00

€ 88.669,00

30,87%

2007

€ 174,46

€ 40.083,00

€ 87.187,00

2006

€ 171,03

€ 39.297,00

€ 85.478,00

30,07%

2005

€ 168,17

€ 38.641,00

€ 84.049,00

2004

€ 164,87

€ 37.883,00

€ 82.401,00

29,57%

2003

€ 160,85

€ 36.959,00

€ 80.391,00

2002

€ 157,08

€ 36.093,00

€ 78.507,00

29,07%

2001

£ 296.140

£ 68.048.000

£ 148.014.000

2000

£ 288.640

£ 66.324.000

£ 144.263.000

28,57%

1999

£ 284.100

£ 65.280.000

£ 141.991.000

1998

£ 279.080

£ 64.126.000

£ 139.480.000

28,17%

1997

£ 274.420

£ 63.054.000

£ 137.148.000

28,37%

 

 

 

Contributi volontari dovuti dagli iscritti nell’evidenza contabile separata del FPLD e dagli iscritti al Fondo Volo e Fondo dipendenti Ferrovie dello Stato S.p.A.

 

Gli iscritti all’evidenza contabile separata del FPLD (Autoferrotranvieri, Elettrici, Telefonici e dirigenti ex INPDAI) e al Fondo dipendenti Ferrovie dello Stato S.p.A. continuano a versare la stessa aliquota vigente per la contribuzione obbligatoria, pari al 33,00 %.

 

Per i prosecutori volontari nel Fondo Volo restano invariate le aliquote contributive differenziate in relazione alla data di iscrizione al Fondo, all’anzianità complessivamente maturata, anche in gestioni diverse, al 31 dicembre 1995 e all’adesione ai fondi complementari:

 

- Per i soggetti iscritti al Fondo con più di 18 anni di anzianità contributiva alla data del 31/12/1995, o anche con meno di 18 anni di anzianità contributiva se non hanno aderito ai fondi complementari, si conferma l’aliquota del 40,82%;

 

- per i soggetti iscritti al Fondo, con meno di 18 anni di anzianità contributiva al 31/12/1995, che hanno aderito ai Fondi complementari, l’aliquota da applicare è pari al 37,70% (a seguito della riduzione prevista dall’art. 1 del D.Lgs.164/1997);

 

- per i soggetti iscritti al Fondo Volo dopo il 31/12/1995 e che risultino privi di anzianità contributiva in qualsivoglia gestione, l’aliquota contributiva da applicare è quella prevista per gli iscritti obbligatori del FPLD (32,70%) maggiorata del contributo addizionale previsto dall’art. 1, comma 7, del D.Lgs. 24 aprile 1997, n. 164 (5%), pari al 37,70%.

 

Per individuare l’aliquota dovuta si deve fare riferimento al codice “tipo lavoratore” indicato nelle denunce annuali e/o mensili:

 

X3 = aliquota IVS del 40,82%

 

Y3 = aliquota IVS del 37,70%

 

Z3 = aliquota IVS del 37,70%

 

Coefficienti di ripartizione dei contributi volontari nel FPLD

 

Infine, la circolare dell’Inps n. 69/2012, riporta le seguenti tabelle di ripartizione dei contributi volontari versati nell’anno 2012, relative ai soggetti - distinti per categoria –autorizzati con decorrenza compresa entro il 31 dicembre 1995 ovvero con decorrenza successiva a tale data.

 

Contributi volontari (autorizzati entro il 31 dicembre 1995)

 

Decorrenza 1° gennaio 2012

 

 

 

CATEGORIE

ALIQUOTE %

COEF. RIPARTO

BASE

QUOTA PENSIONE

TOTALE

IVS

LAVORATORI DIPENDENTI

non agricoli (esclusi domestici)

Aliquota

Coefficienti

0,11%

0,003947

27,76%

0,996053

27,87%

1,000000

AGRICOLI DIPENDENTI

Aliquota

Coefficienti

0,11 %

0,003971

27,59 %

0,996029

27,70 %

1,000000

PESCATORI soggetti

alla legge 250/58

Aliquota

Coefficienti

0,11%

0,010506

10,36%

0,989494

10,47%

1,000000

LAVORATORI occupati in

cantieri di lavoro

Aliquota

Coefficienti

0,11%

0,010055

10,83%

0,989945

10,94%

1,000000

DOMESTICI

Aliquota

Coefficienti

0,1375%

0,010579

12,86%

0,989421

12,9975%

1,000000

 

 

 

Contributi volontari (autorizzati dopo il 31 dicembre 1995)

 

Decorrenza 1° gennaio 2012

 

 

 

CATEGORIE

ALIQUOTE %

COEF. RIPARTO

BASE

QUOTA PENSIONE

TOTALE

IVS

LAVORATORI DIPENDENTI

non agricoli (esclusi domestici)

Aliquota

Coefficienti

0,11%

0,003452

31,76%

0,996548

31,87%

1,000000

AGRICOLI DIPENDENTI

Aliquota

Coefficienti

0,11 %

0,003971

27,59 %

0,996029

27,70 %

1,000000

PESCATORI soggetti

alla legge 250/58

Aliquota

Coefficienti

0,11%

0,007602

14,36%

0,992398

14,47%

1,000000

LAVORATORI occupati in

cantieri di lavoro

Aliquota

Coefficienti

0,11%

0,007363

14,83%

0,992637

14,94%

1,000000

DOMESTICI

Aliquota

Coefficienti

0,1375%

0,008089

16,86%

0,991911

16,9975%

1,000000

 

 

 

3) Srl: I debiti del socio non bloccano l’emissione del Durc

 

Secondo il parere della Fondazione studi del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, n. 17 del 17.05.2012, in presenza di debiti del socio di Srl, sia pure unipersonale, non può essere bloccata l’emissione del Durc di tale tipo societario.

 

Per regolarità contributiva viene intesa la correttezza nei pagamenti e negli adempimenti previdenziali, assistenziali ed assicurativi nonché di tutti gli altri obblighi previsti dalla normativa vigente riferita all'intera situazione aziendale (salvo le specificità previste per le Casse Edili).

 

L’INPS, l’INAIL e la Cassa Edile sono tenuti a verificare la regolarità dell’impresa sulla base della rispettiva normativa di riferimento rilevati alla data indicata nella richiesta e, ove questa manchi, alla data di redazione del certificato, purché nei termini stabiliti per il rilascio o per la formazione del silenzio assenso.

 

Ai fini INPS un’impresa è regolare quando ricorrono le seguenti condizioni:

 

- che sussista la correttezza degli adempimenti mensili o, comunque, periodici;

 

- che si accerti che i versamenti effettuati corrispondano all’importo del saldo denunciato entro il termine, a tal fine determinato, dell’ultimo giorno del mese successivo a quello di riferimento;

 

- che non esistano inadempienze in atto;

 

- che non esistano note di rettifica notificate, non contestate e non pagate.

 

L’impresa è altresì regolare quando:

 

- vi sia richiesta di rateazione per la quale la Struttura periferica competente abbia espresso parere favorevole motivato;

 

- vi siano sospensioni dei pagamenti a seguito di disposizioni legislative (es. calamità naturali);

 

- sia stata inoltrata istanza di compensazione per la quale sia stato documentato il credito;

 

- via siano crediti iscritti a ruolo per i quali sia stata disposta la sospensione della cartella amministrativa o in seguito a ricorso giudiziario.

 

Le società di capitali

 

Le società a responsabilità limitata a socio unico è una società di capitali. Le società di capitali sono società definite tali in quanto in esse l’elemento del capitale ha una prevalenza concettuale e normativa rispetto all'elemento soggettivo rappresentato dai soci. La partecipazione dei soci al capitale sociale può essere rappresentata da azioni o da quote a seconda della specifica tipologia societaria.

 

Le caratteristiche delle società di capitali sono: Personalità giuridica e autonomia patrimoniale perfetta (la società risponde soltanto con il suo patrimonio, art 2331 c.c.).

 

Fanno eccezione le s.a.p.a., dove i soci accomandanti sono obbligati soltanto nei limiti della quota del capitale sociale sottoscritta, mentre i soci accomandatari rispondono solidalmente e illimitatamente.

 

Con il riconoscimento della personalità giuridica, le società (di capitali e le cooperative) sono trattate, per legge, come soggetti di diritto formalmente distinte dalle persone dei soci (piena e perfetta autonomia patrimoniale).

 

I beni conferiti dai soci diventano beni di proprietà della società: Questa è titolare di un proprio patrimonio, di propri diritti e di proprie obbligazioni distinti da quelli personali dei soci.

 

I creditori personali dei soci non possono soddisfarsi sul patrimonio sociale, né i creditori sociali possono soddisfarsi sul patrimonio personale dei soci.

 

L’intervento della prassi

 

Sul tema è intervenuta l’Inps, con il messaggio 18.06.2010, n. 16246 con cui ha fornito chiarimenti per il rilascio del Durc in relazione alla natura giuridica del richiedente.

 

Società di capitali

 

Nell’ambito delle società di capitali si tratta di persone giuridiche caratterizzate da autonomia patrimoniale perfetta, dunque, la verifica va effettuata sulla contribuzione per dipendenti e collaboratori nonché ai contributi dovuti alla gestione separata per i compensi percepiti dall’amministratore.

 

A nulla rileva, in conclusione, la verifica sulla posizione personale dei singoli soci, in quanto la società non risponde, ai sensi delle norme civilistiche, delle loro irregolarità contributive.

 

La verifica di correttezza contributiva nei casi di società deve essere operata per i soci di società in nome collettivo, per il socio accomandatario di società in accomandita semplice e per l’amministratore per la società a responsabilità limitata.

 

Pertanto nei casi di società costituita nella forma di a responsabilità limitata e quindi rientrante nella tipologia di società di capitali, caratterizzata da autonomia patrimoniale perfetta, le situazioni patrimoniali dei soci non incidono

 

sul patrimonio sociale e quindi ai fini del rilascio della correttezza contributiva la verifica va limitata alla posizione aziendale.

 

Società di persone

 

La regolarità contributiva va rilasciata avendo cura di verificare la posizione dei lavoratori dipendenti, di eventuali collaboratori iscritti alla gestione separata e dei singoli soci iscritti alle diverse gestioni dell’Istituto.

 

Impresa individuale

 

Il controllo della posizione contributiva, oltre quella dei lavoratori dipendenti e dei collaboratori iscritti alla gestione separata, va esteso alla gestione previdenziale in cui è iscritto il titolare ed eventuali suoi coadiutori.

 

Conclusione della Fondazione studi dei CDL

 

Pertanto nella società di capitale, come le Srl unipersonali, nulla rileva la verifica sulla posizione personale dei singoli soci, posto che la società non risponde, ai sensi delle norme civilistiche, delle loro irregolarità contributive, ne consegue che i debiti pregressi della ditta individuale, non possono inquinare eventuali nuova società, giuridicamente distinte.

 

 

 

4) Approvato in via definitiva il cd. Decreto “commissioni bancarie”

 

La Camera, dopo la trattazione degli ordini del giorno, ha approvato in via definitiva il Disegno Di Legge, già approvato dal Senato, di conversione del Decreto Legge 24.03.2012, n. 29, cd. Decreto “commissioni bancarie”, concernente disposizioni urgenti recanti integrazioni al D.L. 24.01.2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla Legge 24.03.2012, n. 27, e al D.L. 06.12.2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla Legge 22.12.2011, n. 214 (C. 5178).

 

Come precisa il Servizio Studi della Camera dei Deputati nel dossier del 10.05.2012, la nullità delle clausole che prevedono commissioni a favore degli istituti di credito a fronte di concessione, messa a disposizione e mantenimento di linee di credito, nonché loro utilizzo nel caso di sconfinamenti, viene limitata alle sole clausole stipulate in violazione delle disposizioni adottate in materia dal Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (CICR) ai sensi dell’art. 117-bis del D.Lgs. n. 385/1993 (TUB).

 

Inoltre, si introduce e disciplina il nuovo “Osservatorio sull’erogazione del credito” da parte delle banche alla clientela, con l’obiettivo di attivare interventi contro l’ingiustificata restrizione creditizia ai danni del sistema imprenditoriale.

 

In relazione alla commissione di istruttoria veloce (sconfinamenti), si dispone che essa non si applica alle famiglie consumatrici titolari di conto corrente, nel caso di sconfinamenti pari o inferiori a 500 euro in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido, per un solo periodo, per ciascun trimestre bancario, non superiore a sette giorni consecutivi.

 

Arrecate poi modifiche in tema di rating di legalità delle imprese. Si prevede che il rating di legalità sia attribuito, su istanza di parte, alle imprese operanti nel territorio nazionale che raggiungano un fatturato minimo di due milioni di euro, riferito alla singola impresa o al gruppo di appartenenza.

 

I criteri e le modalità operative con cui si procede all’elaborazione e all’attribuzione del rating sono demandati ad un regolamento dell’Antitrust da emanarsi entro novanta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame. Entro lo stesso termine si prevede l’emanazione di un decreto del Ministro dell’economia e delle finanze e del Ministro dello sviluppo economico per definire le modalità con cui tener conto del rating di legalità in sede di concessione di finanziamenti pubblici, nonché in sede di accesso al credito bancario.

 

Si prevede, infine, che gli istituti di credito che omettono di tener conto del rating attribuito in sede di concessione dei finanziamenti alle imprese sono tenuti a trasmettere alla Banca d'Italia una dettagliata relazione sulle ragioni della decisione assunta.

 

Infine, viene disciplinata la costituzione e l’attività dell’Osservatorio sull’erogazione del credito e sulle relative condizioni da parte delle banche alla clientela, con particolare riferimento alle imprese micro, piccole, medie e a quelle giovanili e femminili, nonché sull'attuazione degli accordi o protocolli volti a sostenere l'accesso al credito dei medesimi soggetti.

 

 

 

5) IVA: La Commissione europea propone norme comuni sul trattamento dei buoni (voucher)

 

Come viene precisato da Assonime, nella nota del 17.05.2012, la Commissione europea nei giorni scorsi (in particolare, il 10.05.2012) ha presentato una proposta di modifica della direttiva IVA - COM (2012) 206 - per garantire un trattamento uniforme nei vari Stati membri delle operazioni che comportano l’utilizzo di “buoni”(voucher).

 

Le nuove norme dovrebbero essere recepite dagli Stati membri entro il 1° gennaio 2014, ed essere applicate dal 1° gennaio 2015.

 

Finalità della proposta

 

Né l’attuale direttiva IVA né la previgente sesta direttiva prevedono apposite norme per il trattamento delle operazioni eseguite con l’uso di “buoni” (voucher):

 

L’assenza di disposizioni comuni ha obbligato gli Stati ad elaborare soluzioni proprie, inevitabilmente non coordinate.

 

L’obiettivo della disciplina proposta dalla Commissione è quello di colmare le lacune presenti nel sistema vigente, che, peraltro, facilitano l’elusione fiscale, sfruttando le diversità di trattamento esistenti tra gli Stati membri.
La proposta è dunque finalizzata ad armonizzare le norme europee sul trattamento ai fini IVA delle operazioni in questione, effettuate sia all’interno di uno Stato membro che tra più Stati.

 

Ad avviso della Commissione, l’adozione della nuova disciplina avrà effetti positivi per le imprese, eliminando i casi di doppia imposizione e l’incertezza sugli adempimenti fiscali.

 

Definizione e caratteristiche dei “buoni”

 

E’ considerato “buono” lo strumento che conferisce al detentore il diritto di beneficiare di determinati beni o servizi, oppure di ricevere uno sconto o un rimborso in relazione ad una cessione di beni o una prestazione di servizi. L’emittente del “buono”, quindi, assume l’obbligo di cedere determinati beni o eseguire determinati servizi, di accordare uno sconto o di operare un rimborso.
Il “buono” (che può presentarsi in forma elettronica o fisica) ha in linea generale un obiettivo di natura commerciale o promozionale, che può essere quello di promuovere la cessione di determinati beni o la realizzazione di determinati servizi, di accelerarne il pagamento, di fidelizzare i clienti.

 

Queste caratteristiche permettono di distinguere i “buoni” da altri strumenti, quali ad esempio i traveller’s cheques, che sono solo mezzi di pagamento, e che hanno un diverso trattamento IVA.

 

Tipologia dei “buoni”

 

La nuova disciplina proposta dalla Commissione distingue i “buoni” in varie categorie.
Sono denominati “buoni monouso” quelli in relazione ai quali le informazioni necessarie per la tassazione (aliquota, identità delle parti dell’operazione, Stato membro in cui l’operazione corrispondente sarà eseguita) sono già note al momento dell’emissione (si pensi, ad es., ad un buono che attribuisce ad un soggetto il diritto di usufruire di un determinato servizio in uno specifico Stato membro).

 

Per questo tipo di “buoni” si prevede l’applicazione dell’imposta al momento della vendita.

 

Sono denominati “buoni multiuso” quelli il cui utilizzo finale non è ancora determinato al momento dell’emissione, in quanto esso è lasciato alla scelta del consumatore (è il caso, ad es., di “buoni” che possono essere indifferentemente utilizzati per usufruire di servizi tra loro diversi, soggetti a differenti aliquote IVA).

 

E’ stabilito che questi tipi di “buoni” siano tassati al momento del c. d. riscatto, cioè nel momento in cui sono ceduti i beni o sono effettuati i servizi cui i buoni stessi danno diritto:

 

In buona sostanza, quando i “buoni” sono utilizzati.

 

Una ulteriore categoria di “buoni” è costituita dai “buoni sconto”, che attribuiscono il diritto di ricevere uno sconto o un rimborso sul prezzo di una cessione di beni o di una prestazione di servizi.

 

Momento impositivo

 

Nella proposta sono contenute disposizioni che modificano l’attuale disciplina dell’esigibilità dell’imposta contenuta nella direttiva IVA per adattarla alle varie tipologie di “buoni”.

 

In particolare, viene proposta la modifica delle norme vigenti relative al momento dell’esigibilità dell’imposta per assicurare che i “buoni monouso” siano assoggettati ad IVA nel momento in cui sono venduti.
Per i “buoni multiuso” deve essere garantito, invece, che l’imposta divenga esigibile solo al momento in cui i beni o i servizi cui essi danno diritto sono ceduti o prestati.

 

Norme relative alla distribuzione

 

La proposta di modifica della direttiva IVA stabilisce, poi, norme comuni per i casi in cui i “buoni multiuso”, prima di arrivare ai consumatori finali, sono distribuiti tramite intermediari, anche in diversi Stati membri.

 

La distribuzione commerciale dei “buoni multiuso” è considerata come una prestazione di un servizio autonoma rispetto alla cessione o alla prestazione cui il buono dà diritto. La base imponibile di tale servizio è determinata in funzione dell’incremento di valore del buono.

 

Altre modifiche tecniche o correlate

 

Per garantire l’adeguato funzionamento del sistema di tassazione proposto, sono poi individuate ulteriori modifiche alla direttiva IVA in relazione all’esercizio del diritto alla detrazione, all’individuazione del soggetto debitore dell’imposta e ad altri adempimenti.

 

Consultazione delle parti interessate

 

La questione del regime IVA applicabile ai “buoni” è stata discussa nell’ambito dei seminari Fiscalis nel 2002 e nel 2006 con alcuni rappresentanti delle autorità fiscali degli Stati membri.

 

A tali discussioni ha fatto seguito, nel 2006, una consultazione pubblica sull’argomento: dall’analisi dei contributi inviati è emerso che i problemi riscontrati derivano dalle divergenze nell’applicazione delle norme sull’IVA, che causano anomalie specie per le operazioni che coinvolgono più Stati.

 

Sono state auspicate modifiche legislative, ed è stata ritenuta essenziale una definizione giuridica dei “buoni” ai fini dell’IVA.

 

Valutazione dell’impatto

 

La proposta di direttiva è corredata da una valutazione d’impatto, secondo la quale l’unico modo per assicurare un trattamento fiscale uniforme dei “buoni”, specie per le operazioni che coinvolgono più Stati, è quello di aggiornare la direttiva IVA introducendo nuove specifiche disposizioni relative ai “buoni”.

 

6) Richiesta di differimento adempimenti contributivi per ferie collettive

 

Le aziende che a causa della chiusura per ferie collettive non possono provvedere, entro il termine di scadenza al versamento dei contributi o alla presentazione della denuncia mensile, possono chiedere l’autorizzazione ad effettuare gli adempimenti del mese in cui cadono le ferie collettive entro un termine più ampio.

 

Lo ha precisato l’Inps, con il messaggio n. 8609 del 18.05.212.

 

Secondo tale Istituto, al pari degli anni precedenti, la richiesta di autorizzazione al differimento deve essere presentata entro il 31 Maggio e può riguardare i versamenti di un solo mese anche se il periodo di ferie è a cavallo tra due mesi.

 

A tal fine è necessario utilizzare esclusivamente il canale telematico disponibile sul portale dell’Istituto www.inps.it ed accessibile mediante PIN.

 

Il percorso da seguire è il seguente: Servizi online - Aziende consulenti e professionisti - cassetto previdenziale - istanze on line - invio nuova istanza - codice 445 Richiesta differimento termine adempimenti contributivi per ferie collettive - nella stessa pagina è presente anche il manuale di compilazione.

 

 

 

7) Estinzione della società: Risvolti fiscali

 

La Corte di Cassazione, con la sentenza 7679 del 16.05.2012, ha chiarito quali sono gli effetti processuali che si verificano in caso di estinzione della società contribuente nel corso del giudizio.

 

In particolare, viene affermato che il ricorso per Cassazione è inammissibile se notificato nei confronti della società estinta e che il contenzioso può essere proseguito soltanto nei confronti del socio che abbia riscosso le somme ad esso spettanti sulla base del bilancio finale di liquidazione.

 

La pronuncia della Corte

 

Con la sentenza in commento, la Cassazione, prima di esaminare la questione sottoposta alla sua attenzione, richiama la normativa e la giurisprudenza di legittimità esistente in ordine agli effetti della cancellazione della società dal registro delle imprese e in relazione al soggetto nei cui confronti possono rivalersi i creditori sociali a seguito di cancellazione della società avvenuta prima dell’accertamento tributario.

 

Secondo quanto osservato, in conclusione, dall’Agenzia delle Entrate, in nuovofiscoggi.it del 18.05.2012, la Cassazione considera inammissibili i ricorsi per Cassazione che, in caso di cancellazione della società dal registro delle imprese nel corso del giudizio, vengano proposti nei confronti:

 

- della società ormai estinta. Ciò in quanto la cancellazione della società va equiparata alla morte della parte persona fisica “che comporta l’invalidità dell’instaurazione nei suoi confronti del giudizio di impugnazione indipendentemente… dallo stato soggettivo dell’impugnante…”; non rileva, peraltro, che “l’estinzione sia avvenuta… dopo… la sentenza di primo grado, e che la stessa non sia stata rilevata nel giudizio d’appello”;

 

- del socio liquidatore essendo quest’ultimo soggetto “gravato da responsabilità civile concorrente, subordinata, ai sensi dell’art. 2495, comma 2, al fatto che il mancato pagamento del debito sociale sia dipeso da colpa (o a fortiori da dolo)” (sull’inammissibilità del ricorso per Cassazione proposto avverso il liquidatore di una società estinta, vedi anche Cassazione 21195/2010 e 29242/2008; sulla responsabilità del 7327/2012);

 

- del socio che non abbia riscosso la quota ad esso spettante in base al bilancio finale di liquidazione ovvero nei confronti del quale il creditore sociale non dimostri l’avvenuta riscossione della quota.

 

Il ricorso per cassazione è, invece, valido qualora, in caso di cancellazione della società dal registro delle imprese nel corso del giudizio, venga proposto nei confronti del solo successore universale della stessa, vale a dire nei confronti del socio che abbia riscosso la quota ad esso spettante sulla base del bilancio finale di liquidazione. L’onere della prova dell’avvenuta riscossione ricade sull’Agenzia delle Entrate.

 

 

 

Vincenzo D’Andò