Novità fiscali del 15 luglio 2011: indagini finanziarie e controlli sugli scambi intracomunitari

 

 Indice:

 1) Controlli sugli scambi intracomunitari: indagini finanziarie

 2) Detraibilità Iva per l’affitto di camere ad uso vacanze: Documento del CNDCEC

 3) Professioni, giustizia tributaria, revisione: I Commercialisti chiedono chiarezza al Governo

 4) Via libera del Senato al DDL di conversione della Manovra estiva 2011

 

1) Controlli sugli scambi intracomunitari: indagini finanziarie

Con Determinazione Direttoriale prot. n. 63763/RU del 4 luglio 2011 sono state stabilite le modalità di attuazione delle disposizioni recate dall’art. 34, comma 4, del Decreto Legge 23 febbraio 1995 n.41, convertito dalla Legge 22 marzo 1995 n.85, così come modificato ed integrato dall’art.1, comma 5, del Decreto legge 3 ottobre 2006, n.262, convertito dalla Legge 24 novembre 2006 n. 286 per quanto concerne in particolare la procedura per “(…) l’accesso di cui al numero 7) del secondo comma dell’articolo 51 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (…)”, la cui autorizzazione è rilasciata, per l’Agenzia delle dogane, dal Direttore Regionale (o Interregionale, o Provinciale).

Per tali attività, il comma 4 del suddetto art.51 del D.P.R. 633/72 dispone che le richieste nonché le relative risposte, anche se negative, sono effettuate esclusivamente in via telematica, con le modalità stabilite da provvedimenti specifici in materia a firma del Direttore dell’Agenzia delle entrate.

Considerata, quindi, l’avvenuta emanazione dei provvedimenti regolanti il settore delle indagini finanziarie per via telematica, e tenuto conto dei principi e delle disposizioni che sono recate dal Codice dell’amministrazione digitale introdotto con D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82 modificato, da ultimo, dal D.Lgs. 30 dicembre 2010 n. 235, l’Agenzia delle Dogane (circolare n. 21/D del 13 luglio 2011) ha realizzato una apposita applicazione in ambito AIDA, denominata “Indagini finanziarie” al fine di consentire la gestione del flusso informativo delle richieste e delle relative risposte utilizzando, fatti salvi gli opportuni adattamenti, la procedura telematica per l’invio delle richieste e delle risposte già in uso presso l’Agenzia delle Entrate.

La suddetta procedura, prima della sua estensione in esercizio, prevista a decorrere dal 1° settembre 2011, è stata positivamente sperimentata sia presso taluni Uffici delle dogane che con alcuni soggetti rappresentativi della platea dei destinatari delle richieste di indagini finanziarie, indicati nel più volte citato comma 2, n.7) dell’art.51 D.P.R. n.633/721.

I presupposti per l’avvio delle indagini finanziarie

Sotto il profilo procedurale la citata circolare delle Dogane evidenzia che, pur non essendo soggetta  limitazioni giuridiche se non quelle legate, in primo luogo, ai generali canoni di legalità, efficacia, efficienza ed economicità dell’azione amministrativa, l’innesco di una indagine finanziaria, quale atto dotato di specifica autoritarietà ed esecutorietà, dovrà, comunque, essere giustificato da una effettiva esigenza di approfondimento della posizione fiscale del contribuente oggetto di verifica relativa all’Iva intracomunitaria, nonché di soggetti terzi titolari di rapporti riconducibili a detto contribuente.

Pertanto, criteri quali il livello di pericolosità fiscale del contribuente secondo i parametri di rischio, il suo comportamento fiscale tenuto nei periodi antecedenti la verifica, l’evidenza di movimentazioni legate a flussi di denaro contante o di violazioni agli obblighi di cui al D.Lgs. n. 195/2008 o della previgente normativa di settore, la presenza in liste selettive di controllo o di segnalazioni da parte di altri organi di controllo costituiscono il necessario supporto logico-giuridico a fondamento della richiesta di autorizzazione di avvio delle indagini finanziarie.

L’iter di esecuzione delle indagini finanziarie

L’iter di esecuzione delle indagini finanziarie consta, essenzialmente, di due fasi, la prima in ordine temporale, di rilevanza interna, articolata nei seguenti passaggi:

– Invio, da parte dei soggetti legittimati di cui all’art.2 della Determinazione Direttoriale n.63763/RU del 4 luglio 2011, della richiesta di autorizzazione al Direttore Interregionale, al Direttore Regionale o al Direttore Provinciale (d’ora in avanti Direttore della D.I., D.R. o D.P.);

– valutazione della richiesta da parte del Direttore della D.I., D.R. o D.P.;

– accoglimento/diniego della richiesta di autorizzazione da parte del Direttore della D.I., D.R. o D.P..

La seconda, di rilevanza esterna, concretizzata nell’invio della richiesta ad una o più banche ed altri intermediari finanziari interessati, tramite la apposita procedura telematica e nella successiva ricezione della risposta tramite il medesimo canale telematico.

In merito all’articolazione ed al funzionamento della procedura di autorizzazione, invio delle richieste e ricevimento delle risposte, viene fatto riferimento alle disposizioni contenute in uno specifico documento tecnico di prossima emanazione da parte della Direzione Centrale Tecnologie per l’Innovazione, nonché alla “Knowledge Base”, disponibile nella procedura informatica stessa, della quale gli uffici potranno avvalersi per chiarire eventuali problemi tecnici sul corretto uso dell’applicazione.

L’autorizzazione alle indagini finanziarie

L’art. 1, c. 5 lettera b) del D.L. 262/2006, nel modificare l’art. 34, c.4, del D.L. 41/95, ha stabilito, tra l’altro, che le autorizzazioni per gli accessi ex comma 2, n. 7) dell’art.51 del D.P.R. 633/72 sono rilasciate, per l’Agenzia delle Dogane, dal Direttore Regionale.

Come previsto dall’art. 2 della Direttoriale n.63763/RU del 4 luglio 2011, sono abilitate a formulare le richieste di attivazione per l’esecuzione di una indagine finanziaria, nell’ambito dei controlli in materia di scambi intracomunitari, talune strutture territoriali e, in particolare:

– L’Ufficio delle Dogane;

– l’Area Antifrode delle Direzioni Regionali e Interregionali;

– l’Area procedure e controlli settore dogane e antifrode della Direzione Interregionale per il Piemonte e la Valle d’Aosta;

– l’Area dogane, accise, antifrode e servizi chimici delle Direzioni Provinciali.

I Direttori di tali strutture devono, pertanto, formulare un’apposita richiesta di autorizzazione che riporti i seguenti imprescindibili elementi:

la specificazione dell’oggetto dell’indagine e delle motivazioni poste a fondamento della richiesta, ovvero le circostanze di fatto che fanno ritenere utile l’avvio della procedura in argomento; i dati che individuano compiutamente il soggetto per il quale è richiesta l’indagine; il periodo temporale di riferimento; l’indicazione delle banche e degli intermediari finanziari destinatari della richiesta per i soli casi di richieste “per operazione/rapporti” e “per contribuente e operazioni”.

La richiesta di autorizzazione all’esecuzione di una indagine finanziaria è inoltrata attraverso l’apposita applicazione gestita nel sistema informativo dell’Agenzia AIDA e denominata “Indagini Finanziarie”.

L’invio della richiesta tramite l’applicazione è fatto eseguendo l’upload del relativo file conforme agli allegati (omissis) a seconda del tipo di richiesta effettuata.

Le richieste di accesso, sono vagliate dal Direttore della D.I., D.R. o D.P. sotto il duplice profilo:

– Della legittimità: Dovranno essere valutate la presenza e la completezza degli elementi imprescindibili di cui sopra;

– del merito: Dovrà essere valutato se le motivazioni addotte dal soggetto richiedente l’autorizzazione sono sufficientemente circostanziate e tali da far ritenere utile l’avvio delle procedura di indagini finanziarie.

Analogamente a quanto previsto per la richiesta, l’autorizzazione rilasciata in presenza dei relativi presupposti è inoltrata all’Ufficio richiedente attraverso l’applicazione informatica eseguendo l’upload di una nota redatta in conformità al modello di cui agli allegati in corrispondenza dell’analogo modello di richiesta.

Quindi, il centro dell’intero iter di acquisizione delle informazioni di natura bancaria/finanziaria relative ai contribuenti destinatari di verifica sull’IVA intracomunitaria è rappresentato dall’autorizzazione rilasciata dal Direttore della D.I., D.R. o D.P., in quanto l’autorizzazione assolve alla funzione di legittimazione all’uso dello specifico strumento delle indagini finanziarie previa attenta verifica dei presupposti di legittimità e merito desumibili dalla richiesta.

La Legge 30 dicembre 1991, n.413 nell’introdurre, all’art.18, modifiche alla disciplina del segreto bancario, ha disposto, al comma 4, specifiche cautele che i soggetti che rilasciano le autorizzazioni in esame devono adottare per garantire l’uso riservato e corretto dei dati e delle notizie raccolti e rilevanti ai fini dell’accertamento (nel nostro caso, dell’IVA). Il successivo comma 5 prevede, inoltre, uno specifico regime sanzionatorio applicabile nel confronti di chiunque, senza giusta causa, rivela tali dati e notizie, ovvero le impiega a profitto altrui o ad altrui danno.

I Direttori Interregionali, Regionali e Provinciali dovranno, pertanto, adottare ogni idonea misura volta a garantire i presidi di riservatezza sopra enunciati, impartendo al riguardo le opportune disposizioni.

Viene, inoltre, puntualizzato che l’autorizzazione è un atto di natura endoprocedimentale, senza rilevanza esterna e non autonomamente impugnabile in considerazione della sua natura certamente prodromica e non immediatamente produttiva di effetti “tributari” sulla posizione del contribuente.

A tutela della riservatezza del contribuente viene evidenziato che l’autorizzazione sottoscritta dal Direttore della D.I., D.R. o D.P. non deve essere allegata alle richieste inoltrate alle banche e agli altri intermediari finanziari; è possibile fare soltanto un richiamo, nel testo della richiesta, al numero di protocollo che identifica l’autorizzazione.

L’accesso alla procedura: Ambiti operativi

L’applicazione prevede diversi livelli di accesso alla procedura, corrispondenti a diversi livelli di responsabilità connessi ai diversi ruoli degli attori del processo e si articola nelle seguenti fasi:

– Acquisizione della richiesta formulata dai funzionari dell’Ufficio delle dogane o dell’Area della D.I., D.R. o D.P.;

– approvazione della richiesta da parte del Direttore dell’Ufficio o dell’Area di appartenenza dei funzionari richiedenti;

– validazione della richiesta da parte di un funzionario della D.I., D.R. o D.P. appositamente abilitato. Infatti, qualora il Direttore della D.I., D.R. o D.P. lo ritenga opportuno può incaricare un proprio funzionario di effettuare una preliminare valutazione delle richieste di autorizzazione pervenute;

– rilascio o diniego dell’autorizzazione da parte del Direttore della D.I., D.R. o D.P..

La richiesta di autorizzazione ad effettuare indagini finanziarie può essere inoltrata per un singolo contribuente/operazione ovvero per più soggetti/operazioni contemporaneamente purché, naturalmente, gli stessi siano riconducili ad un medesimo filone di indagine.

Tale circostanza dovrà essere specificata nella motivazione della richiesta stessa.

L’autorizzazione può essere rilasciata solo per singolo nominativo ed è assolutamente da escludersi la possibilità di un rilascio cumulativo.

Dopo l’approvazione da parte del Direttore della D.I., D.R. o D.P., la richiesta ritorna al Direttore dell’Ufficio delle dogane, o dell’Area della D.I., D.R. o D.P., richiedente per:

– L’apposizione della firma digitale (da parte del Direttore dell’Ufficio delle dogane o del Direttore dell’Area richiedente);

– l’invio della richiesta tramite il sistema di Posta Elettronica Certificata.

In relazione a ciascuna delle suddette fasi di lavoro è associata una abilitazione di diverso livello per l’accesso alla procedura:

– livello 1: funzionari degli Uffici delle dogane e delle D.I., D.R. o D.P. che svolgono attività di verifica per l’inserimento delle richieste e la visualizzazione delle corrispondenti risposte;

– livello 2: Direttori degli Uffici delle dogane e Direttori delle Aree delle D.I., D.R. o D.P. per l’approvazione della richiesta e per l’apposizione della firma digitale successivamente all’autorizzazione del Direttore della D.I., D.R. o D.P.;

– livello 3: funzionario della D.I., D.R. o D.P. per la validazione delle richieste pervenute;

– livello 4: Direttore della D.I., D.R. o D.P. per l’accoglimento o il respingimento della richiesta;

– livello 5: Direzione Centrale Accertamenti e Controlli e Ufficio Centrale Antifrode per il monitoraggio relativo alle richieste inoltrate e alle risposte pervenute a livello nazionale.

Gli utenti dei livelli 2 e 4 saranno abilitati automaticamente dalla Direzione Centrale Tecnologie per l’Innovazione, al momento dell’avvio della procedura, per l’accesso alle rispettive funzioni.

Per le abilitazioni degli utenti dei livelli 1 e 3, nonché per i funzionari che accedono ai livelli 2 e 4 in qualità di sostituti dei rispettivi Direttori, gli Uffici delle dogane e le articolazioni delle D.I., D.R. o D.P. interessati provvederanno ad inoltrare all’Ufficio Tecnologie e Supporto dell’attività di verifica di questa Direzione Centrale una apposita richiesta di abilitazione.

Al fine di consentire l’aggiornamento delle abilitazioni e dei supporti informatici (smart card) per l’apposizione della firma digitale e garantire il corretto e fluido funzionamento della procedura, senza interruzioni, viene consigliato di comunicare con la massima sollecitudine, al predetto Ufficio Tecnologie e Supporto dell’attività di verifica, gli eventuali cambiamenti che dovessero intervenire nella direzione degli Uffici delle dogane e delle Aree delle D.I., D.R. o D.P..

La predisposizione delle richieste di indagini finanziarie

A parte ciò, la circolare delle Dogane prosegue affermando che  l’attivazione di indagini finanziarie deve essere ricondotta nell’ambito delle verifiche sugli scambi intracomunitari, quindi, le richieste in questione possono essere effettuate:

– Per contribuente (persona fisica o persona giuridica);

– per operazioni/rapporti;

– per contribuente e per operazioni.

Le richieste “per contribuente” permettono di acquisire le informazioni relative a tutti i rapporti, operazioni e movimenti riconducibili al soggetto indicato.

Sulla base dell’apparato di motivazioni poste a fondamento della richiesta di indagini finanziarie il Direttore della D.I., D.R. o D.P. (livello 4) può respingere o accogliere la richiesta di autorizzazione pervenuta. In caso di accettazione di detta richiesta, al momento della sua autorizzazione il predetto Direttore può confermare o meno il novero dei soggetti selezionati dalla struttura procedente. A tali soggetti si aggiungono quelli presenti nel c.d. Archivio dei rapporti finanziari che l’applicazione informatica rende automaticamente disponibili.

Le informazioni ricavabili dall’Archivio dei rapporti finanziari riguardano l’esistenza e la natura dei rapporti continuativi intrattenuti dalle banche e dagli altri intermediari finanziari con la clientela, le operazioni cosiddette “extra-conto” e le informazioni relative a soggetti che agiscono in nome e per conto di terzi.

Inoltre, viene specificato che nell’ambito delle richieste “per contribuente”, una volta ricevuta una risposta positiva dalla banca o dall’intermediario finanziario interrogato, è possibile inoltrare una richiesta di “ulteriore documentazione”, relativa ad una o più operazioni o ad uno specifico rapporto tra quelli indicati nella risposta trasmessa dalla banca o dall’intermediario finanziario.

La richiesta di ulteriore documentazione è inoltrata mediante la procedura informatica ed è scortata da una lettera di richiesta firmata digitalmente dal Direttore dell’Ufficio/Area richiedente (livello 2). Questa, non necessita di una ulteriore e preventiva autorizzazione da parte del Direttore della D.I., D.R. o D.P. e deve recare il termine concesso alla banca o all’intermediario finanziario per.

Viene precisato che l’Archivio dei rapporti finanziari è integrato in una apposita sezione dell’Anagrafe Tributaria contenente tutte le informazioni alla cui trasmissione sono tenute le banche e gli altri intermediari finanziari ai sensi dell’art. 7, comma 6, D.P.R. 605/73 (come modificato dall’art. 63 c.1 del D.Lgs. n. 21/11/2007 n. 231).

In dettaglio, sono oggetto di comunicazione:

– I dati identificativi, compreso il codice fiscale, dei clienti (persone fisiche o giuridiche);

– la natura dei rapporti intrattenuti;

– la data inizio/cessazione del rapporto;

– l’esistenza di operazioni “extra-conto”, con esclusione dei versamenti eseguiti con bollettino di conto corrente postale per un importo unitario inferiore a € 1.500 euro;

– le informazioni relative a procure e deleghe, cioè i cosiddetti “rapporti in disponibilità”.

La trasmissione dei dati all’Archivio, da parte delle banche e degli intermediari finanziari, è effettuata con cadenza bimestrale.

La Legge 248/2006, di conversione del D.L. 223/2006, ha esteso la possibilità di utilizzare i dati contenuti nell’Archivio dei rapporti finanziari anche per scopi diversi da quelli fiscali, cioè per la riscossione mediante ruolo, nella lotta al riciclaggio e negli accertamenti finalizzati alla ricerca e acquisizione delle fonti di prova e delle prove nei procedimenti penali.

Sono qualificati come “extra-conto” le operazioni effettuate per cassa, attraverso contanti o con assegni circolari, non riconducibili ad un rapporto continuativo fra il soggetto e la banca o altro intermediario finanziario.

Le informazioni relative ai soggetti che agiscono in nome e per conto di terzi riguardano essenzialmente le procure o le deleghe ad operare, in nome e per conto del titolare, nell’ambito di rapporti continuativi.

Infine, viene specificato che per l’inoltro delle richieste “per contribuente” occorre disporre del codice fiscale del soggetto verificato. L’applicazione acquisisce automaticamente tutte le ulteriori informazioni, come ad esempio la Partita IVA, il domicilio fiscale, ecc., dall’Anagrafe Tributaria.

Le richieste “per operazioni/rapporti” possono essere rivolte, per espressa previsione normativa, esclusivamente alle società fiduciarie di cui alla Legge n. 1966 del 1939 e a quelle iscritte nella sezione speciale dell’albo di cui all’art.20 del Decreto legislativo del 24 febbraio 1998 n.58 (Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria).

Tale strumento permette di identificare i soggetti per conto dei quali questi intermediari hanno amministrato e gestito beni, strumenti finanziari e partecipazioni in imprese.

Le richieste “per operazioni/rapporti” devono avere ad oggetto una operazione, ovvero un rapporto di tipo continuativo, “inequivocamente individuato” e riferito ad un preciso intervallo temporale. La risposta fornita da questi intermediari finanziari sarà costituita dai dati anagrafici del soggetto per conto del quale hanno effettuato l’operazione in questione.

Altresì, i rapporti intrattenuti dalle Società fiduciarie con i propri clienti possono essere considerati solo come rapporti continuativi dal momento che sono regolati da un contratto sottoscritto tra fiduciaria e cliente.

Pertanto, è da escludersi la possibilità di inoltrare a questo tipo di intermediari finanziari richieste relative ad operazioni che si potrebbero definire “extra-contratto”.

Per quel che riguarda le richieste “per contribuente e per operazioni”, queste permettono di ottenere informazioni e documenti relativi ad operazioni già note effettuate dai soggetti sottoposti a verifica.

Per inoltrare questo tipo di richieste è necessario disporre, oltre che dei dati relativi al soggetto anche di quelli relativi all’operazione/rapporto che interessa.

Inoltre che, al momento dell’inoltro delle richieste, indipendentemente dalla tipologia di richiesta effettuata, deve essere prestata particolare attenzione ad eventuali cambiamenti intervenuti nell’assetto societario del destinatario, in particolare viene posta attenzione ad operazioni di fusione propria e di fusione per incorporazione che comportano, rispettivamente, l’estinzione dei soggetti confluiti e la nascita di un nuovo soggetto e la scomparsa del soggetto incorporato.

In questo caso le richieste devono essere sempre indirizzate alla società risultante dalla fusione o a quella incorporante (l’ultimo soggetto nato) che assumono su di sé l’obbligo di trasmettere le risposte alle richieste di informazioni anche se relative a periodi anteriori alla fusione.

Utilizzo dei dati acquisiti con le indagini finanziarie

Acquisita la documentazione mediante la procedura telematica, la Struttura procedente effettua un’analisi dei documenti ottenuti per verificare la coerenza tra le movimentazioni riscontrate e le operazioni esaminate nel corso della preliminare attività di verifica.

Qualora dalla documentazione acquisita mediante indagini finanziarie risultino movimentazioni attive e/o movimentazioni passive dovrà essere accertato se queste siano o meno rilevanti ai fini della determinazione della base imponibile IVA o siano riconducibili ad operazioni regolarmente annotate sui registri.

A tale fine è possibile, facendo ricorso ai poteri di cui all’art. 51, secondo comma, n.2) del D.P.R 633/72: “invitare i soggetti che esercitano imprese, arti o professioni, indicandone il motivo, a comparire di persona o a mezzo di rappresentanti per esibire documenti e scritture, ad esclusione dei libri e dei registri in corso di scritturazione, o per fornire dati, notizie e chiarimenti rilevanti ai fini degli accertamenti nei loro confronti anche relativamente ai rapporti ed alle operazioni, i cui dati, notizie e documenti siano stati acquisiti.

L’instaurazione del contraddittorio con il contribuente permetterà, quindi, di determinare se le operazioni annotate nei conti, la cui copia è stata acquisita mediante la procedura delle indagini finanziarie, si riferiscano o meno ad operazioni fiscalmente rilevanti e se siano state debitamente dichiarate.

Qualora, sulla scorta delle informazioni ottenute mediante contradditorio con il contribuente, non sia possibile accertare che le movimentazioni rilevate dai conti si riferiscano ad operazioni imponibili ovvero che il contribuente ne abbia tenuto conto in fase di dichiarazione, si terranno in considerazione tali elementi alla stregua di presunzioni legali relative nell’ambito della conduzione del controllo attivato.

Adempimenti delle banche degli altri intermediari finanziari

La notifica, tramite l’applicazione informatica, delle richieste di indagini finanziarie ai soggetti individuati all’art.51, comma 2, numero 7) del D.P.R. 633/72 costituisce il necessario presupposto per l’esercizio del relativo potere i cui effetti si producono a partire dalla data di ricevimento delle istanze da parte dei medesimi destinatari della richiesta di indagine finanziaria.

Dalla data di notifica delle richieste decorre il termine concesso al destinatario per adempiere che non può essere inferiore a 30 giorni.

Nell’applicazione informatica sono predefiniti tre intervalli di tempo: 30, 60 o 90 giorni; la struttura di livello 1 (il funzionario che predispone la richiesta di autorizzazione) può scegliere quello tra i tre ritenuto congruo per il proprio caso.

Il termine fissato può essere prorogato di ulteriori 20 giorni per giustificati motivi e su istanza scritta della banca o dell’intermediario finanziario indirizzata al Direttore della D.I., D.R. o D.P..

Sia la richiesta di proroga dei termini sia l’autorizzazione da parte del Direttore della D.I., D.R. o D.P. vanno inoltrate per le vie ordinarie su supporto cartaceo.

Al fine di semplificare gli adempimenti delle banche e degli altri intermediari finanziari, nonché alleggerire il flusso di informazioni che vengono scambiate, l’art. 3 del Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 12 novembre 2007 ha previsto la possibilità, per tali soggetti, di inviare tutte le risposte negative con un unico messaggio cumulativo, mediante il sistema di Posta Elettronica Certificata, entro l’ultimo giorno del mese successivo alla richiesta.

Le risposte cumulative verranno trasmesse in formato XML secondo lo schema presente in allegato al citato Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 12 novembre 2007.

Inoltre, a carico delle banche e degli altri intermediari finanziari è posto l’ulteriore adempimento, previsto dal secondo comma, numero 7) dell’art.51 D.P.R. 633/72, di informare con immediatezza il soggetto interessato delle indagini in corso.

Questo adempimento si inserisce nel generale dovere di informazione a favore del contribuente che, una volta reso edotto della richiesta di informazioni a suo nome, può “esercitare pienamente, già in sede amministrativa, e quindi in sede giurisdizionale, il suo diritto a fornire documenti, dati, notizie e chiarimenti idonei a dimostrare che le risultanze dei conti non sono in contrasto con le dichiarazioni presentate o che esse non riguardano operazioni imponibili”.

Tale obbligo, seppur senza alcuna previsione di sanzione per l’inadempimento, non ha alcuna “ricaduta” nei confronti dell’amministrazione procedente dal momento che, l’eventuale inadempimento della banca o di altro intermediario finanziario non comporta alcun conseguente obbligo di informazione a carico della amministrazione procedente.

Le sanzioni in caso di inadempimento delle banche e degli altri intermediari finanziari

L’inadempienza, da parte delle banche e degli altri intermediari finanziari, agli obblighi previsti dalle disposizioni recate dall’art. 51, comma 2, numero 7), del D.P.R. 633/72 comporta l’applicazione delle sanzioni amministrative previste dall’art. 10 del D.Lgs. n. 471/97.

Il primo comma del citato art.10 individua come comportamenti suscettibili di sanzione i casi di:

– Omessa trasmissione dei dati, delle notizie e dei documenti richiesti; trasmissione di dati e documenti non corrispondenti al vero o incompleti;

– trasmissione oltre il termine consentito e prevede che venga comminata una sanzione da 2.065 euro a 20.658 euro, ridotta alla metà se il ritardo non supera i quindici giorni.

Procede ad irrogare la sanzione l’Ufficio territorialmente competente in domicilio fiscale del contribuente cui si riferisce la richiesta.

Il provvedimento di irrogazione della sanzione deve essere notificato all’autore della violazione che, in linea di principio, si identifica con colui che ha apposto la firma digitale in calce alla risposta.

Pertanto, l’autore della violazione potrà essere individuato nel responsabile delle strutture locali o delle direzioni generali oppure nel responsabile della struttura accentrata in quanto possibile destinatario delle richieste di informazioni.

Tuttavia, viene precisato che l’art. 7 del D.L. n.269/2003, convertito dalla  L. 24/11/2003 n. 326, ha introdotto significative modifiche al principio di responsabilità per sanzioni amministrative prevedendo che “le sanzioni amministrative relative al rapporto fiscale proprio di società o enti con personalità giuridica sono esclusivamente a carico della persona giuridica”. Pertanto, alla luce delle novità introdotte dal citato D.L. n. 269/2003, e come chiarito successivamente nella circolare n. 28/E del 28/06/2004 dell’Agenzia delle Entrate, la responsabilità per eventuali errori o omissioni nei casi di specie è riconducibile unicamente alla persona giuridica, senza più coinvolgere l’autore materiale dell’illecito.

 

 

 

2) Detraibilità Iva per l’affitto di camere ad uso vacanze: Documento del CNDCEC

Detraibilità dell’IVA sugli acquisti di immobili ad uso abitativo concessi in locazione in forma imprenditoriale per finalità turistiche: Sul “caldo” tema il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili ha pubblicato, il 14 luglio 2011, sul proprio sito, www.cndcec.it, il documento (studio del 18 aprile 2011), approssimandosi le vacanze “generalizzate”.

Secondo la Commissione del CNDCEC che ha curato tale studio, deve essere riconosciuto il diritto alla detrazione dell’Iva in ogni caso, quando lo stesso sia riferito all’acquisto di beni e servizi destinati alla effettuazione di operazioni imponibili.

Attività turistiche

È’ sempre più diffuso in Italia l’esercizio in forma imprenditoriale di attività turistico ricettive in varie forme, quali quelle di affittacamere, case ed appartamenti per vacanze, residence, bed and breakfast, agriturismo.

Si tratta di attività che, ai fini dell’applicazione dell’Iva, rientrano nell’aliquota agevolata del 10% prevista per le prestazioni rese ai clienti alloggiati nelle strutture ricettive di cui all’art. 6 della legge 17 maggio 1983 n. 217.

Per l’esercizio delle suddette attività, le imprese utilizzano generalmente unità immobiliari ad uso abitazione, classificate catastalmente in una categoria catastale del gruppo “A” 2 (ad eccezione dell’ A/10).

Tali immobili rappresentano beni strumentali per destinazione, essendo necessari per lo svolgimento dell’attività.

Per tali imprese sorge il problema della detrazione dell’Iva assolto sugli acquisti dei suddetti immobili e sulle spese ad essi relative, quali quelle di manutenzione, restauro e ristrutturazione, alla luce del disposto dell’art. 19 bis 1) lettera i) del d.p.r. 633/1972.

Tale norma prevede che non è ammessa in detrazione l’imposta relativa all’acquisto di fabbricati, o di porzione di fabbricato, a destinazione abitativa né quella relativa alla locazione o alla manutenzione, recupero o gestione degli stessi, salvo che per le imprese che hanno per oggetto esclusivo o principale dell’attività esercitata la costruzione dei predetti fabbricati o delle predette porzioni. Tale disposizione non si applica ai soggetti che effettuano operazioni esenti di cui al numero 8) dell’art. 10 della legge IVA (locazione ed affitto di fabbricati), che comportano la riduzione del pro rata di detrazione a norma dell’art. 19 comma 5 e dell’art. 19 bis.

Le conclusioni del CNDCEC

La norma contenuta nell’art. 19 bis 1, lettera i), DPR 633/72, che dispone la indetraibilità dell’IVA relativa alle spese di acquisto, locazione, manutenzione, recupero e gestione dei fabbricati a destinazione abitativa non può avere carattere oggettivo, in quanto l’ordinamento comunitario non consente deroghe al principio della detrazione, salvo nei casi espressamente consentiti a cui si è fatto cenno e che non comprendono gli acquisti di beni e servizi relativi ad immobili per civile abitazione.

Da ciò consegue che la norma interna in esame, per essere compatibile con la normativa comunitaria, deve essere necessariamente interpretata, alla luce dei principi generali dell’IVA, nel senso dell’obbligatorietà del riconoscimento del diritto alla detrazione del tributo in ogni caso, quando lo stesso sia riferito all’acquisto di beni e servizi destinati alla effettuazione di operazioni imponibili.

La indetraibilità, infatti, può valere solo a fronte della effettuazione di operazioni esenti o non soggette ad imposta, essendo altrimenti contraria all’ordinamento comunitario una norma che disponga la indetraibilità oggettiva dell’IVA laddove sussista invece la destinazione del bene allo svolgimento di una attività economica imponibile.

 

 

 

3) Professioni, giustizia tributaria, revisione: I Commercialisti chiedono chiarezza al Governo

E’ stata pubblicata il 14 luglio 2011, la Nota del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, approvata da Ordini territoriali e sindacati di categoria.

Riforma delle professioni, giustizia tributaria, revisione legale. Tre emergenze, tre fronti aperti sui quali i commercialisti, riuniti oggi a Roma per l’Assemblea dei presidenti dei 143 ordini territoriali, si rivolgono al Governo perché modifichi misure, alcune delle quali contenute nella manovra correttiva, definite “dannose per il Paese” e perché esca su altre da “una perdurante ambiguità”.

Riforma delle Professioni

“Quello utilizzato da parte del Governo in queste settimane sul tema delle professioni”, è scritto nella nota del Consiglio nazionale dei commercialisti approvata all’unanimità dai vertici territoriali e da tutte le sigle sindacali della categoria, “è un metodo sconcertante”.

Il riferimento è “alla confusione fatta dall’esecutivo che ha in un primo tempo inserito nella manovra correttiva un improvvisato capitolo sugli ordini professionali stralciandolo subito dopo per puntare su un disegno di legge delega e, infine, reinserendolo in extremis nella manovra che sarà approvata già in settimana”.

Il tutto, sottolinea il Consiglio nazionale dei commercialisti “senza discutere e concertare alcunché con gli Ordini e in un quadro che pare essere del tutto privo di chiari principi ispiratori”.

“In una situazione di evidente confusione – sottolineano i commercialisti – appare però sempre più nitido un disegno che punta ad un futuro senza Ordini.

Questo è il tentativo in atto, contro il quale la categoria si schiera unita e chiede un immediato ricompattamento delle fila tra tutti gli ordini professionali”.

“Gli utenti dei liberi professionisti italiani – prosegue la nota – chiedono competenza e correttezza.

Chi può garantirle, se non il sistema ordini stico ?”.

Un sistema da difendere, senza atteggiamenti corporativi, da ipotesi di riforma che i commercialisti giudicano “quantomeno ambigue, provenienti da un governo che su questa materia aveva detto fino a poche settimane fa cose diametralmente opposte.

Si pensi, ad esempio, alle assicurazioni fornite più volte pubblicamente su una definitiva archiviazione di ogni discorso sul sistema duale Ordini – Associazioni come alle affermazioni sull’intangibilità dell’esame di Stato, previsto dall’articolo 33 della Costituzione”.

Proprio sull’intenzione di abolire l’esame di Stato, annunciata nei giorni scorsi dal governo per alcune professioni, tra cui proprio i commercialisti, il Consiglio nazionale, che intende agire di concerto con altre professioni, ha incaricato un giurista perché ne verifichi l’incostituzionalità.

“Opereremo in tutte le sedi istituzionali per bloccare un progetto tanto scellerato” è scritto ancora nella nota, nella quale i commercialisti si rivolgono al Ministro della Giustizia, Angelino Alfano al quale, in un clima di rinnovata fiducia, chiedono “massima chiarezza e una presa di posizione limpida, a questo punto non più rinviabile, su tutta questa vicenda”.

Riforma giustizia tributaria

E’ il secondo tema sul quale i commercialisti compatti lanciano l’allarme.

“Nella parte della manovra relativa alla giustizia tributaria – si afferma nella nota – non c’è traccia di quel suo potenziamento di cui tanto ci sarebbe bisogno e che chiediamo ormai da mesi.

La follia dell’espulsione dei professionisti dalle commissioni tributarie, tanto più grave perché non accompagnata dalla previsione di una magistratura tributaria specializzata, e la contemporanea apertura all’Avvocatura dello Stato, delinea il quadro di una giustizia domestica, come autorevolmente sostenuto anche dalla stessa presidenza del Consiglio della giustizia tributaria”.

I commercialisti paventano il rischio che le manovra possa produrre una giustizia tributaria non più “terza” tra amministrazione e cittadini-contribuenti, con questi ultimi ancor più esposti al rischio di “oppressione fiscale”.

Un quadro che spinge i commercialisti a parlare di una “vera e propria emergenza democratica per la messa in discussione del principio del giusto processo sancito dall’articolo 111 della Costituzione, dalla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”.

Revisione legale

Terzo ed ultimo fronte aperto per la categoria è quello della revisione legale.

Le bozze di decreti attuativi recentemente diffuse sul sito della Ragioneria generale dello Stato per essere sottoposte a pubblica consultazione, “lasciano irrisolti”, spiegano i commercialisti, “i veri nodi della questione per la nostra professione, ossia l’equipollenza dei percorsi di accesso, l’equipollenza degli obblighi di formazione continua, la tenuta del registro”.

Sui tre punti, i commercialisti chiedono a quanti nel governo avevano nei mesi scorsi pubblicamente fornito alla categoria esplicite ed inequivocabili garanzie, di dar seguito a quanto affermato”.

Sul punto specifico della tenuta del registro dei revisori, affidata dal 2008 ai commercialisti, nella nota è scritto infine che “sarebbe un’assurdità sottrarla al Consiglio nazionale, che in questi anni lo ha gestito con grande efficacia, ottenendo in pochissimo tempo risultati in precedenza inimmaginabili in termini di efficienza ed economicità.

Siamo pronti a discutere di ogni ipotesi che rafforzi la funzione di controllo da parte del Ministero dell’Economia, ma è giusto che la gestione resti a chi ha dato prova di competenza e capacità. Altrimenti ci troveremmo di fronte all’intollerabile paradosso di un provvedimento che smantella di fatto una realtà che funziona in un Paese in cui ciò è una rarità”.  

 

 

 

4) Via libera del Senato al DDL di conversione della Manovra estiva 2011

Decreto stabilizzazione finanziaria: Sì del Senato. Con 161 voti favorevoli, 135 contrari e tre astensioni l’Aula ha approvato l’emendamento interamente sostitutivo dell’articolo unico del ddl di conversione n. 2814 (< trattasi di apposito link del Senato su cui cliccare e accedervi per scaricare tutta la necessaria documentazione, i dossier del servizio studi del Senato, ecc.), in materia di stabilizzazione finanziaria, sul quale il Governo aveva posto la questione di fiducia.

La parola passa ora alla Camera. I Capigruppo del Senato avevano deciso all’unanimità, martedì 12 luglio 2011, di chiudere il voto sulla manovra economica nella giornata odierna, in tempo per consentire il passaggio del testo alla Camera oggi stesso.

Lo aveva annunciato il Presidente del Senato, Renato Schifani, al termine della Conferenza dei Capigruppo, esprimendo “pieno apprezzamento per il grande senso di responsabilità dell’opposizione e della maggioranza” (Senato, nota del 14 luglio 2011).

Come avverte, inoltre, la nota Ansa del 14 luglio 2011, l’impatto della manovra, dopo le correzioni in Senato, sale oltre i 70 miliardi al 2014.

Nota che ulteriormente prosegue:

Taglio a tutte agevolazioni, anche famiglie

Il taglio alle agevolazioni fiscali sarà indistinto. In particolare, riguarderà tutte le 483 voci di agevolazione attualmente previste.

Il taglio sarà lineare e sarà del 5% nel 2013 e del 20% a partire dal 2014. Riguarderà, tra l’altro, i figli a carico, le spese per la sanità, i redditi da lavoro dipendente, gli asili, gli studenti universitari.

Questo anche se “il governo con successivi decreti potrà decidere di escludere alcune categorie”.

La manovra “é esatta e corretta ed allineata sull’asse del tempo esattamente come concordata in Europa”. Lo afferma il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, durante il suo intervento in Senato. Tremonti sottolinea che la manovra “punta al bene comune”.

“La manovra contiene 16 nuove azioni per la crescita: Dal credito per la ricerca ai contratti per la produttività, da processo civile, al turismo”.

Lo afferma il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, in aula a Palazzo Madama.

La regola d’oro del pareggio di bilancio va inserita nella Costituzione e resa dunque una regola fondamentale del nostro Paese.

Il rischio è che l’enorme debito ereditato possa “divorare” il nostro futuro. Insomma un vincolo, quello del pareggio, che é “assoluto”.

Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, interviene al Senato prima del voto di fiducia sulla manovra e difende la manovra ritenuta “giusta ed esatta” che ci porterà proprio al deficit quasi zero nel 2014.

E forse, con i forti correttivi introdotti a Palazzo Madama, quota zero é ora assicurata.

Nel frattempo la crisi fa ancora paura: “é come un mutante che oggi ha la forma della Grecia”.

 

 

Vincenzo D’Andò

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