Con il nuovo redditometro decolla la fase dell’accertamento con adesione

accertamento di massa per tutti i contribuenti…?

Fisco: Con il nuovo redditometro decolla la fase dell’accertamento con adesione


 


Con il nuovo redditometro potrebbe decollare, ai fini fiscali, l’accertamento con adesione di massa.


Come è stato rilevato da recente dottrina (Nocera in Il Sole 24 Ore del 21.08.2010), “il nuovo redditometro delineato dal D.L. 78/2010 (legge 122) – fondato sul confronto tra le spese sostenute in un periodo d’imposta e il reddito dichiarato dal contribuente e utilizzabile per gli accertamenti relativi al periodo d’imposta 2009 e successivi – è privo della presunzione riguardante gli incrementi patrimoniali. Quindi, è destinato a rendere maggiormente problematica la posizione del contribuente sotto esame”.


In particolare, l’art. 22 del D.L. n. 78/2010 convertito in Legge n. 122 del 2010, dispone che l’Ufficio che procede a determinare in maniera sintetica il reddito complessivo deve invitare  il contribuente a comparire di persona (o per mezzo di rappresentanti) per fornire dati e notizie rilevanti ai fini del’accertamento fiscale e per poi avviare il procedimento di accertamento con adesione (ai sensi dell’art. 5 del D.Lgs. 19.06.1997, n. 218).


Il fisco ha, quindi, l’obbligo di farlo. E’ presumibile pensare che buona parte dei contribuenti sottoposti ad accertamento dovrebbero aderire, considerato che tutto quello che il contribuente spende sarà considerato reddito da dichiarare (ove non lo sia già stato fatto).


Si pensi all’acquisto di autovetture, alle spese delle utenze, a quelle per le colf e cosi via, che possono già dare origine ad reddito annuo da dichiarare che oscilla oltre i 50.000 euro.


Mentre dalle statistiche medie di periodo, emerge che larga parte dei contribuenti (imprenditori e non) dichiara al di sotto di tale cifra.


A parere di citata dottrina, si “profilano dunque problemi per la difesa del contribuente, il quale se in passato poteva contare su una norma che, nella peggiore delle ipotesi, gli riconosceva una capacità di risparmio per lo meno quinquennale, dal periodo d’imposta 2009 potrebbe incontrare maggiori difficoltà derivanti dall’assenza di questa sorta di rete protettiva”.


Nella nuova fase accertativa sarà decisiva, nella fase del contradditorio, la strategia difensiva del contribuente, il quale subendo presunzioni dotate dei requisiti di “gravità, precisione e concordanza”, dovrà dare dimostrazione della sua “capacità di risparmio nelle annualità pregresse per poter giustificare il sostenimento di una spesa rilevante avvenuta nel periodo d’imposta sotto osservazione”.


Nuova cartella di pagamento più chiara


Nel frattempo si attende l’ingresso della nuova cartella di pagamento che interesserà i ruoli consegnati agli Agenti della riscossione dopo il 30 settembre 2010.


Il debutto sarà dunque a ottobre prossimo. La nuova cartella, oltre a una rinnovata veste grafica, dovrebbe risultare, secondo gli intenti dell’agenzia delle Entrate e di Equitalia, di più facile comprensione (è il frutto anche del confronto con le associazioni dei consumatori).


Queste le novità più rilevanti:


La struttura


È stato previsto un frontespizio più ricco e leggibile così da fornire già in apertura un quadro sintetico del debito del contribuente. Saranno riassunte in un prospetto le somme da versare, con un elenco degli enti creditori e delle modalità di pagamento. Verrà indicato il termine di 60 giorni dalla notifica della cartella entro cui va saldato il debito. Saranno indicate (con rinvio per i dettagli alle pagine successive) le informazioni su dove e come pagare, la dilazione di pagamento, le conseguenze in caso di ritardo e/o mancato pagamento e la possibilità di proporre riesame e/o ricorso. Per agevolare il contribuente sarà segnalato se la cartella gli è consegnata in qualità di coobligato e non come debitore principale.


Sparirà dalla prima pagina, per essere messa in calce all’ultima, la parte dedicata alla relata di notifica per l’ipotesi di notifica effettuata dal messo notificatore e non con raccomandata a/r.


La nuova seconda pagina presenterà istruzioni più complete. Sarà chiaro il dovuto e l’emittente. Andrà indicato in alto a destra il nome e l’indirizzo dell’ente che ha emesso il ruolo. Grafica nuova per la sezione “dettaglio degli importi dovuti”, che descriverà, senza utilizzo di codici tributo, i motivi di ogni iscrizione a ruolo elencati nell’area dedicata agli addebiti.


In quest’ultima, in corrispondenza di ciascun importo a ruolo, saranno evidenziati i compensi di riscossione dovuti rispettivamente entro e oltre le scadenze previste per il pagamento, consentendo così al contribuente di avere immediata consapevolezza dei diversi totali da pagare.


Le istruzioni spiegheranno nel dettaglio come e dove pagare. Nella sezione dedicata alle “Comunicazione dell’Agente delle Riscossione” saranno fornite le informazioni sulle possibilità di accedere alla rateazione di pagamento per le quali è stata prevista una sezione (“Dilazioni di pagamento”) con tutte le indicazioni relative ai requisiti per accedere al beneficio della rateazione nonché alle conseguenze in caso di mancato pagamento delle rate concesse.
A conclusione di questa sezione comparirà l’informativa sul trattamento dei dati personali e verrà data evidenza al nuovo servizio creato da Equitalia, che consentirà al contribuente di conoscere la propria posizione debitoria aggiornata consultando l’estratto conto online.


La nuova cartella dedicherà più spazio alle avvertenze, differenziate di volta in volta in base alla natura delle somme iscritte a ruolo (ad esempio, crediti previdenziali e tributari da impugnare rispettivamente entro 40 o 60 giorni presso il giudice del lavoro e della previdenza o presso la Ctp).


La nuova cartella si chiuderà con una nuova sezione denominata “Informazioni utili”, nella quale saranno fornite spiegazioni – supportate da riferimenti normativi – su spese di notifica, compensi di riscossione, interessi, somme aggiuntive.
Impugnazione della cartella


Se il contribuente ritiene di non dover pagare quanto richiesto, deve impugnare la cartella.


Le modalità di impugnazione dipendono sostanzialmente dalle ragioni per le quali vengono richieste le somme (violazioni di tipo fiscale, previdenziale, codice della strada ecc.).


La giurisdizione cambia in base al credito vantato dall’ente impositore. Ci si rivolge al giudice tributario in presenza di debiti tributari.


Per problemi previdenziali la giurisdizione è del tribunale del lavoro; per le sanzioni al codice della strada è del giudice ordinario.


Nei casi più frequenti di violazioni fiscali, il ricorso andrà presentato entro 60 giorni dalla notifica della cartella alla commissione provinciale tributaria.


Le novità sulla disciplina del redditometro


L’art. 22 del D.L n. 78/2010 ha modificato l’istituto dell’accertamento sintetico dei tributi (di cui all’art. 38, quarto comma e seguenti, del D.P.R. n. 600/1973), al fine di adeguarlo al contesto socio-economico mutato nel corso dell’ultimo decennio, renderlo più efficiente e, secondo intenzioni del Legislatore, di dotarlo di garanzie per il contribuente, anche mediante il contraddittorio.


Nel dettaglio, la disposizione in esame ha sostituito i commi da quarto a ottavo del citato art. 38, con effetto sugli accertamenti relativi ai redditi per i quali il termine di dichiarazione non è ancora scaduto al 31 maggio 2010, data di entrata in vigore del decreto in esame.


L’accertamento sintetico, esperibile esclusivamente nei confronti delle persone fisiche, consente agli uffici finanziari di determinare sinteticamente il reddito complessivo netto del contribuente in base a una serie di elementi e nei casi previsti dalla legge.


Nel dettaglio, l’originario comma quarto dell’art. 38 consentiva all’Amministrazione finanziaria – indipendentemente dalle disposizioni in tema di rettifica delle dichiarazioni, nonché da quanto risultante dalle scritture contabili – di esperire tale determinazione del reddito in base ad elementi e circostanze di fatto certi, in relazione al contenuto induttivo di tali elementi e circostanze, ove il reddito complessivo netto accertabile si discostasse per almeno un quarto da quello dichiarato.


Era demandato a un decreto del Ministro delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, di stabilire le modalità in base alle quali l’ufficio potesse determinare induttivamente il reddito o il maggior reddito, in relazione ad elementi indicativi di capacità contributiva individuati dal decreto stesso, ove il reddito dichiarato non risultasse congruo rispetto ai predetti elementi per due o più periodi di imposta (cd. “redditometro”).


Qualora l’ufficio determinasse sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali, la stessa si presumeva sostenuta, salvo prova contraria, con redditi conseguiti, in quote costanti, nell’anno in cui fosse stata effettuata e nei quattro precedenti (quinto comma dell’art. 38, nella sua formulazione originaria).


Era concessa al contribuente la facoltà di dimostrare, anche prima della notificazione dell’accertamento, che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente fosse costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta.


L’entità di tali redditi e la durata del loro possesso dovevano risultare da idonea documentazione (originario sesto comma).


Non si consentiva di dedurre dal reddito complessivo così determinato gli oneri previsti come deducibili ai fini dell’imposta sui redditi; ai fini dell’imposta locale sui redditi (addizionali locali) il maggior reddito accertato sinteticamente doveva essere considerato reddito di capitale, salva la facoltà del contribuente di provarne l’appartenenza ad altre categorie di redditi (originario settimo comma).


Infine, l’ottavo comma disponeva l’applicazione dell’accertamento sintetico anche ove il contribuente non ottemperasse agli inviti disposti dagli uffici nell’espletamento dei loro poteri di accertamento delle imposte.


Ai sensi del nuovo quarto comma dell’art. 38, l’Amministrazione è sempre autorizzata a determinare sinteticamente il reddito complessivo del contribuente anche sulla base delle spese di qualsiasi genere, sostenute nel corso del periodo d’imposta.


Viene fatta salva la prova che il relativo finanziamento sia avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta, o con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile.


Tale ultima disposizione ha ripreso in parte il contenuto dell’originario sesto comma dell’art. 38.


Il novellato quinto comma dell’art. 38 consente all’Amministrazione di fondare l’accertamento sintetico anche sulla base del contenuto induttivo di elementi indicativi di capacità contributiva, individuato mediante l’analisi di campioni significativi di contribuenti, differenziati anche in funzione del nucleo familiare e dell’area territoriale di appartenenza, con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale con periodicità biennale.


Anche per tale ipotesi è fatta salva, per il contribuente, la prova contraria.


Dal tenore della disposizione novellata si evince che nella determinazione sintetica del reddito può prendersi in considerazione la tipologia e la consistenza del nucleo familiare del contribuente (ad esempio l’età e il numero dei componenti o la presenza o meno di figli) nonché la sua localizzazione territoriale (si presume l’area geografica ed il tipo di comune in cui si risiede).


Ai sensi del novellato sesto comma, condizione per tale determinazione sintetica del reddito complessivo è uno scostamento tra il reddito complessivo accertabile e quello dichiarato di almeno un quinto.


Con le disposizioni in esame si amplia il novero di elementi utili all’Amministrazione per l’accertamento sintetico, che – alla luce delle nuove norme – comprende ora anche qualsiasi spesa sostenuta nel periodo d’imposta. Inoltre, è abbassata la soglia necessaria all’attivazione di tale istituto (scostamento tra reddito accertato e reddito dichiarato di un quinto, in luogo dell’originaria misura di un quarto).


Non è stata riproposta la disposizione secondo cui l’accertamento induttivo è possibile quando il reddito dichiarato non risulta congruo per due o più periodi di imposta.


In assenza di tale previsione, pertanto, ai fini dell’accertamento sembrerebbe sufficiente uno scostamento realizzatosi anche in un singolo periodo di imposta.


E’ stato eliminato il riferimento agli incrementi patrimoniali (originario comma quinto) secondo cui, se l’ufficio determina sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali, la stessa si presume sostenuta, salvo prova contraria, con redditi conseguiti, in quote costanti, nell’anno in cui è stata effettuata e nei quattro precedenti.


 


Il novellato settimo comma prevede che l’ufficio procedente all’accertamento sintetico debba invitare il contribuente a comparire di persona o per mezzo di rappresentanti per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento e, successivamente, di avviare il procedimento di accertamento con adesione.


Infine, il nuovo ottavo comma dell’art. 38 – a differenza di quanto previsto dall’originario settimo comma – consente di dedurre, dal reddito determinato sinteticamente, gli oneri previsti come deducibili dall’IRPEF ai sensi dell’articolo 10 del TUIR (Testo unico delle imposte sui redditi, di cui al DPR 22 dicembre 1986, n. 917); inoltre, competono al contribuente le detrazioni dall’imposta lorda previste dalla legge.


 


Vincenzo D’Andò


 


 

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