La partita Iva si può chiudere, ma prima occorre versare l’IVA…

Con R.M. n. 232/Edel 20 agosto 2009, l’Agenzia delle Entrate ha risposto ad una richiesta di parere proposta da un professionista.

La questione investe una problematica con la quale spesso si devono confrontare i contribuenti: la chiusura della partita Iva, in presenza di operazioni ancora da portare a termine.

Analizziamo la risposta fornita dai tecnici ministeriali.

 

IL QUESITO

 

          L’istante (ragioniere commercialista),  fa presente  che,  nel   corso dell’anno 2005, ha emesso nei confronti di un’Azienda sanitaria  locale  una fattura con IVA ad esigibilità differita.

          Tale fattura è stata contestata dal  soggetto destinatario ed è attualmente  oggetto di un procedimento giudiziario, il cui esito non è prevedibile in tempi brevi.

          Data l’età  anagrafica,  il  lungo  periodo  d’iscrizione  all’Albo  dei Ragionieri (circa 40 anni) e  la  circostanza che la  propria  attività è divenuta, oramai,  del  tutto  marginale e limitata a qualche sporadica prestazione, è sua intenzione cancellarsi dal predetto Albo, previa chiusura della partita IVA.

          Tanto premesso, considerato che la controversia in atto potrebbe durare diversi anni, con la conseguenza che sarebbe costretto a mantenere una posizione fiscale relativa ad un’attività praticamente inesistente, chiede quale sia il comportamento fiscale da adottare nel caso specifico.

 

SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

 

          L’istante ritiene di poter emettere una nota  di  credito limitatamente all’IVA e chiudere la partita IVA.

 

PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

 

          L’Agenzia premette che nella generalità dei casi, l’attività di un professionista cessa quando lo stesso, astenendosi dal porre in essere ulteriori  prestazioni, provveda ad un complesso di operazioni tese alla  definizione  di  tutti  i rapporti giuridici pendenti, compreso l’incasso  dei  crediti  maturati e rimasti insoluti.

          Sul punto specifico la risoluzione in rassegna richiama quanto già affermato precedentemente – a livello di prassi – con la circolare n. 11/E del 16 febbraio 2007 – n. 7.1,  in  relazione alla rilevanza fiscale (IVA e IRPEF) della cessione del pacchetto clienti in cui il  pagamento  avveniva  in  forma  rateale.

          In detta occasione è  stato  precisato  che “l’attività  del  professionista  non  si può considerare cessata fino all’esaurimento di tutte le operazioni, ulteriori rispetto all’interruzione delle prestazioni  professionali,  dirette  alla  definizione dei  rapporti giuridici pendenti, ed, in particolare, di quelli aventi ad oggetto  crediti strettamente connessi alla fase di svolgimento dell’attività professionale”.

 

          Non basta, quindi, astenersi dal porre in essere prestazioni professionali per poter cessare – fiscalmente – l’attività per il professionista, essendo necessario chiudere  tutti i conti con l’attività svolta, cioè tutti i rapporti professionali, fatturando tutte le prestazioni svolte e dismettendo i beni strumentali.

          Precisa la nota d’Agenzia: “fino al momento in cui il professionista, che non intenda anticipare la fatturazione rispetto al momento di incasso del corrispettivo, non realizza la riscossione dei crediti, la cui esazione sia ritenuta ragionevolmente possibile (perché, ad esempio, non è decorso il termine di prescrizione di cui all’art. 2956, comma 1, n. 2 del codice civile) l’attività professionale non può ritenersi cessata”.

          Nella fattispecie prospettata, l’Amministrazione finanziaria ritiene che l’istante – il quale ha emesso fattura ad esigibilità differita – non  possa, in  linea generale, procedere alla chiusura della partita IVA,  fintanto  che  non avviene la riscossione del credito, atteso che, per i rapporti  creditori pendenti, oggetto di un procedimento giudiziario in corso, la riscossione risulta ragionevolmente possibile.

 

          Tali crediti dovranno essere regolarmente assoggettati  ad  IVA, atteso che al momento della loro riscossione risulteranno essere soddisfatti  i requisiti richiesti ai fini dell’imponibilità, di cui all’art. 1 del DPR  n. 633 del 1972.

          La soluzione fiscale comunque sussiste per chiudere subito i conti con il Fisco: procedere al versamento dell’imposta indicata in fattura.

          Ciò dà diritto di chiudere la propria partita IVA, senza attendere l’esito del procedimento pendente.

 

Francesco Buetto

7 settembre 2009


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