Novità fiscali del 12 novembre 2008: richiesta di disapplicazione della disciplina C.F.C.; IRAP: cuneo fiscale per attività “regolamentata”; obbligo INAIL dei soci; notifiche fiscali in caso di variazione di residenza: meglio effettuarle nella nuova dimora del contribuente

richiesta di disapplicazione della disciplina C.F.C.; IRAP: cuneo fiscale per attività “regolamentata”; obbligo INAIL dei soci; notifiche fiscali in caso di variazione di residenza: meglio effettuarle nella nuova dimora del contribuente

 






 


Indice:


 


1) Notifiche fiscali in caso di variazione di residenza: Meglio effettuarle nella nuova dimora del contribuente


 


2) Obbligo INAIL dei soci: Quando ricorre


 


3) Richiesta di disapplicazione della disciplina CFC per una società localizzata in Svizzera


 


4) Irap: Cuneo fiscale per le imprese che svolgono attività “regolamentata”


 


5) Brevi fiscali


 


 


1) Notifiche fiscali in caso di variazione di residenza: Meglio effettuarle nella nuova dimora del contribuente


Le notifiche eseguite nella vecchia dimora del contribuente non sono valide dal giorno stesso del trasferimento della residenza.


Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 26542/2008, depositata il 5/11/2008, che ha interessato il caso delle notifiche fiscali nel momento in cui il contribuente cambia la propria residenza.


Secondo la Suprema Corte, in base ai principi contenuti nella sentenza n. 360/2003 della Corte Costituzionale, nel periodo precedente al 4 luglio 2006 (data di entrata in vigore della Legge n. 248/2006, che ha modificato il D.P.R. n. 600/1973) le notifiche di carattere tributario eseguite presso la vecchia residenza, sia pure nei 60 giorni successivi al trasferimento, sono “radicalmente nulle”.


A tal fine, le variazioni dell’indirizzo del contribuente hanno effetto immediato e non dal 60° giorno successivo.


Viceversa, a decorrere dal 4 luglio 2006 le suddette notifiche possono essere eseguite presso la vecchia residenza entro i 30 giorni successivi al trasferimento, ai sensi del D.P.R. n. 600/1973 (nuovo termine dilatorio introdotto dalla Legge n. 248/2006).


(Corte di Cassazione, sentenza n. 26542/2008, depositata il 5/11/2008)


 


 


 


2) Socio addetto ad attività di sovrintendenza per conto della società: Rapporto di lavoro subordinato ed obbligo assicurativo INAIL


Il socio-amministratore-unico che presta una delle attività rischiose previste dal Testo Unico, ha l’obbligo di adempiere all’assicurazione Inail solo se venga accertata la sussistenza di un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato con la compagine sociale.


La Corte di Cassazione ha stabilito che, mentre per il socio impegnato in attività di tipo manuale l’obbligo assicurativo INAIL sussiste a prescindere dal fatto che l’attività lavorativa sia prestata in forma subordinata o meno, per i soci che, in modo permanente o avventizio e senza partecipare materialmente al lavoro, sovrintendono a quello di altri, l’obbligo assicurativo sussiste solo nell’ipotesi in cui lo svolgimento di tale attività avvenga in forma subordinata.


In base a tale orientamento giurisprudenziale, sono, quindi, da considerare soggetti all’assicurazione obbligatoria “i soci di cooperative e di ogni altro tipo di società, anche di fatto”, impegnati, in modo permanente o avventizio, in attività non manuale di sovrintendenza, solo a condizione che essi intrattengano un rapporto di lavoro subordinato con la società, giacché datore di lavoro.


Pertanto, tali soci sono assoggettabili ad obbligo assicurativo solo laddove si configuri un rapporto di lavoro subordinato.


Conseguenze sul piano assicurativo INAIL:


Socio addetto ad opera manuale


L’obbligo assicurativo per il socio di società impegnato ad effettuare prestazioni di opera manuale sussiste a prescindere dal fatto che l’attività lavorativa sia prestata in forma subordinata o meno, coerentemente con l’indirizzo seguito dalla Corte di Cassazione.


Socio-sovrintendente


L’obbligo assicurativo per il socio di società che, in modo permanente o avventizio e senza partecipare materialmente al lavoro altrui (e, cioè, senza prestare attività manuale), sovrintende al lavoro di altri, ricorre solo nell’ipotesi in cui tale soggetto operi in esecuzione di un rapporto di lavoro subordinato.


Socio-amministratore


Il socio-amministratore che, in qualità di socio “dipendente funzionale” della società, esercita manualmente un’attività rischiosa è da assicurare.


In presenza di attività già assicurata in relazione alla qualità di socio, non rileva lo svolgimento delle funzioni di amministratore.


Ciò è valido solo per il socio che partecipa materialmente al lavoro manuale per conto e nell’interesse della società.


Per il socio lavoratore addetto ad attività di sovrintendenza, invece, ai fini dell’insorgenza dell’obbligo assicurativo, deve essere dimostrata l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato, oltre, naturalmente, all’esistenza del requisito oggettivo connesso alle attività rischiose.


Socio-Amministratore unico.


Parimenti, anche il socio-amministratore-unico che presta una delle attività rischiose previste dal Testo Unico, è tenuto all’assicurazione obbligatoria Inail qualora:


– Presti un’opera manuale, partecipando materialmente al lavoro della società ovvero sovrintenda al lavoro altrui, senza partecipare materialmente al processo produttivo, ma solo se venga accertata la sussistenza di un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato con la compagine sociale.


(I.N.A.I.L., circolare del 07/11/2008, n. 66)


 


 


 


3) Richiesta di disapplicazione della disciplina CFC (prevista dell’art. 167 del TUIR) per una società localizzata in Svizzera


L’Agenzia delle Entrate ha esaminato l’ipotesi in cui non possa essere disapplicata la cd. disciplina CFC (contenuta nell’art. 167 del TUIR), riguardo ai redditi conseguiti da una società controllata con sede in Svizzera.


Come chiarito dalla Corte di Giustizia europea (sentenza 12 settembre 2006, causa C-196/04), una costruzione societaria all’estero è effettivamente radicata in loco quando la stessa è stata creata per essere integrata nello Stato ospite, cioè costituita allo scopo “…di partecipare, in maniera stabile e continuativa, alla vita economica di uno Stato membro diverso dal proprio Stato di origine e di trarne vantaggio…”.


Nel caso di controllate residenti in Svizzera beneficiarie di ruling quali quelli esaminati dalla Commissione Europea, la disponibilità di una struttura organizzativa adeguata ha dimostrato (in linea di principio) unicamente la presenza fisica in loco della società e non anche lo svolgimento dell’attività commerciale dichiarata e il radicamento della società nel territorio ospitante.


Assodato ciò, il caso di specie (istanza di interpello posta all’Agenzia delle Entrate) ha riguardato una controllata svizzera a beneficio della quale l’Amministrazione fiscale elvetica, mediante ruling, ha riconosciuto il regime proprio delle società ausiliarie, per la circostanza che il 90% dei suoi proventi affluisce da fonti estere.


Detto regime ha comportato l’esonero dalle imposte municipali e cantonali sui proventi di fonte estera.


Ai sensi dell’art. 93 delle Legge tributaria svizzera 21/6/1994, sono società ausiliarie “…le società di capitali e le cooperative che esercitano un’attività commerciale principalmente rivolta all’estero e solo marginalmente in Svizzera…”.


La controllata elvetica, operando principalmente su mercati diversi da quello elvetico, non è stata ritenuta effettivamente radicata in territorio elvetico, così da partecipare “… in maniera stabile e continuativa alla vita economica (…)” dello Stato svizzero.


L’attività è svolta “estero su estero”


I beni oggetto di commercializzazione, generalmente, vengono direttamente spediti dalla società produttrice al cliente della CFC svizzera, senza transitare per il territorio elvetico.


Il risultato finale è la localizzazione in territorio elvetico dell’utile relativo alle operazioni effettuate, che di fatto viene spostato da Paesi a fiscalità ordinaria alla Svizzera.


In questi casi, non vi é alcun nesso economico, politico, geografico o strategico tra il Paese in cui la CFC è localizzata e i mercati ai quali si rivolge l’attività svolta e pertanto la costituzione di una società in territorio elvetico non è apparsa giustificata dall’esistenza di apprezzabili motivazioni di carattere economico-imprenditoriale.


Nonostante la società controllata disponga in loco (come ha dimostrato) di una struttura organizzativa, per detti motivi, non è possibile sostenere che la stessa sia integrata nel territorio svizzero nei termini delineati dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee e che svolga conseguentemente “un’effettiva attività commerciale” nel medesimo territorio.


Pertanto, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che, in tale fattispecie, non può essere disapplicata la cd. disciplina CFC (disposto dell’art. 167 del TUIR), riguardo ai redditi conseguiti dalla società controllata con sede in Svizzera.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 10/11/2008, n. 427/E)


 


 


 


4) Irap: Cuneo fiscale per le imprese che svolgono attività “regolamentata”


La società  – operante nel settore del trasporto pubblico locale, essendo risultata aggiudicataria di una gara d’appalto, pur non avendo ancora perfezionato il rapporto giuridico sottostante mediante la sottoscrizione del relativo contratto di servizi – non può tenere conto nella determinazione della base imponibile IRAP delle nuove deduzioni di cui all’art. 11, comma 1, lettera a), n. 2), 3) e 4) del decreto IRAP, giacché nello svolgimento dell’attività di trasporto pubblico locale ricorrono entrambi i criteri dettati dalla norma e precisati nella circolare n. 61/E del 2007 per l’individuazione delle imprese che svolgono attività regolamentate, criteri che ne caratterizzano l’attività svolta sia sul piano giuridico sia su quello economico – gestionale.


Viceversa, la società, che aveva posto istanza di interpello all’Agenzia delle Entrate, aveva (impropriamente) ritenuto che nel caso in esame non operassero congiuntamente i criteri posti dall’articolo 11, comma 1, lettera a), numeri 2), 3) e 4) del decreto IRAP, i quali escludono la fruizione delle deduzioni per le imprese operanti in concessione e a tariffa (cc.dd. public utilities).


Nel caso di specie, i rapporti intercorrenti tra la società istante affidataria del servizio e l’ente concedente sarebbero regolati da un contratto di servizi e non da un atto amministrativo di natura concessoria.


La società, pertanto, riteneva applicabili nella determinazione della base imponibile IRAP le deduzioni introdotte dalla legge finanziaria 2007, giacché non avrebbe svolto attività “regolamentata” nel senso specificato dalla normativa.


Tesi del contribuente, quindi, smentita dal seguente parere dell’Amministrazione finanziaria.


La circolare n. 61/E del 19/11/2007, di commento delle deduzioni IRAP relative al cuneo fiscale e contributivo, ha chiarito che le imprese che svolgono attività “regolamentate”, e quindi escluse dalle nuove deduzioni, sono individuabili mediante la verifica dei due criteri posti dal comma 1 del citato art. 11.


In particolare:


– sotto il profilo giuridico, deve trattarsi di un’attività svolta in forza di una concessione traslativa e cioè di un provvedimento con il quale l’ente pubblico conferisce ad un soggetto privato diritti o potestà inerenti un’attività economica in origine riservata alla pubblica amministrazione e che, tuttavia, questa non intenda esercitare direttamente;


– sotto il profilo economico, deve trattarsi di un’attività il cui corrispettivo è costituito da una tariffa e cioè da un prezzo fissato o “regolamentato” dalla pubblica amministrazione in misura tale da assicurare l’equilibrio economico finanziario dell’investimento e della connessa gestione.


L’esclusione dettata dalle disposizioni in commento opera, quindi, solo nel caso in cui ricorrano congiuntamente i due criteri sopramenzionati, da intendersi come cumulativi e non alternativi.


Pertanto, non ricadono nell’ambito applicativo del cuneo fiscale anche le ipotesi in cui l’atto di concessione non sia propriamente riconducibile, sotto il profilo giuridico, alla categoria degli atti amministrativi di tipo provvedimentale.


Infatti, ciò che caratterizza la natura concessoria del rapporto tra soggetto pubblico e privato non è tanto la tipologia dell’atto di affidamento del servizio, quanto piuttosto il particolare regime di controllo a cui è sottoposto il privato in ragione dell’interesse pubblico all’esercizio corretto del servizio affidato.


In considerazione di quanto affermato dagli organi comunitari e in linea anche con il parere espresso, al riguardo, dal Dipartimento delle finanze (nota prot. n. 5093 del 24 giugno 2008), secondo l’Agenzia delle Entrate deve essere accolta una definizione ampia di “concessione”, la stessa ricorre tutte le volte in cui vi sia l’affidamento di funzioni di interesse pubblico ad un privato, prescindendo dal nomen iuris dell’atto con il quale detto affidamento viene effettuato.


Pertanto, si parla di attività regolamentate tutte le volte in cui un soggetto pubblico interviene esogenamente sulle dinamiche interne del mercato.


Sotto tale aspetto, l’Amministrazione finanziaria ha ritenuto di dovere integrare la nozione di “concessione traslativa” indicata nella circolare n. 61/E del 2007.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 10/11/2008, n. 428/E)


 


 


 


5) Brevi fiscali






 


– Contenzioso: Sulle ipoteche può decidere la Commissione tributaria


“Anche per i ricorsi circa le contestazioni riguardanti ipoteche a garanzia di crediti tributari presentati prima del 12 agosto 2006 sono competenti le Commissioni tributarie”.


(Corte Costituzionale Ordinanza 07/11/2008, n. 363, in Ipsoa Editore)


 


– Trust: Quando la tassazione del reddito si imputa ai soci


La riferibilità immediata dei redditi ai beneficiari esclude che vi sia discrezionalità alcuna in capo al trustee sull’eventuale imputazione ai beneficiari stessi.


In tale fattispecie, “il diritto al reddito deve nascere a favore del beneficiario. Se il trustee ha, infatti, il potere di decidere l’attribuzione del reddito, vuol dire che egli, su quel reddito, ha un potere; potere che gli deriva dal possesso del reddito stesso”.


Per conseguenza, va tassato il trust e non il beneficiario.


Viceversa, “quando i beneficiari sono predeterminati in conseguenza della volontà del disponente – espressa nell’atto istitutivo del trust o in atti successivi – il reddito è a titolo originario dei beneficiari”.


Sono questi ulteriori chiarimenti contenuti nella risoluzione n. 425/2008, con la quale l’Agenzia delle Entrate ha ulteriormente precisato che la nozione di “beneficiario di reddito individuato”, va riferita al soggetto destinatario del reddito del periodo.


(Risoluzione Agenzia delle Entrate 05/11/2008, n. 425/E, in Ipsoa Editore)


 


 


– S.R.L.: Doppio onere previdenziale dei soci lavoratori e amministratori ?


La Corte di cassazione, per la terza volta, con la sentenza 4676 del 22 febbraio 2008, e poi con altre sentenze, ha affermato il principio della prevalenza dell’attività.


In pratica, “chi svolge attività di socio lavoratore di Srl e di socio amministratore ha l’obbligo di versamento del contributo Ivs solo alla gestione alla quale risulta svolgere l’attività con carattere di abitualità e prevalenza. Nella non compatibile coesistenza delle due iscrizioni, quindi, sarà compito dell’Inps di stabilire l’obbligo di iscrizione sulla base del principio dell’attività prevalente.


Questo significa che nel caso di socio di Srl commerciale, se l’attività prevalente è quella di socio lavoratore scatta l’obbligo di iscrizione alla gestione previdenziale degli esercenti attività commerciali e non anche nella gestione separata per l’attività non prevalente di amministratore.


Nell’ipotesi inversa (attività prevalente è quella di socio amministratore) si ha l’obbligo dell’iscrizione soltanto nella gestione separata.


Le sentenze della Cassazione che hanno, appunto, affermato il principio della prevalenza dell’attività sono le seguenti: 20886 del 5 ottobre 2007; 4676 del 22 febbraio 2008; 8484 del 2 aprile 2008; 13215 del 22 maggio 2008”.
A tal fine, il diretto interessato potrebbe anche decidere “l’eventuale interruzione del versamento nella gestione dei commercianti se l’attività del socio amministratore di Srl è prevalente rispetto a quella di socio lavoratore chiedendo il rimborso dei contributi indebitamente versati, allo scopo anche di interrompere i termini prescrizionali; in caso invece in cui proceda nel pagamento dei contributi, vale la pena di presentare all’Inps domanda annuale di rimborso”.


(di Giuseppe Rodà, in Il Sole 24 Ore, novembre 2008)


 


 


– Semplificazioni fiscali in arrivo per i contribuenti


“Snello, ridotto e semplice: per i contribuenti Unico si fa “Mini”. Cento pagine in meno, un aiuto in più per chi ha redditi semplici:


Sarà pronta la prossima settimana la bozza del Mini-Unico.


Il nuovo modello semplificato condensa dati e istruzioni in sole 25-30 pagine e rappresenta una tappa del percorso orientato ad alleggerire la modulistica e a stabilizzare le scadenze delle dichiarazioni. In arrivo anche il Cud 2009 e la bozza del 770. Lo ha annunciato oggi il direttore delle Entrate, Attilio Befera, nel corso della Conferenza annuale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. “Anziché consultare le circa 100-150 pagine di Unico, coloro che hanno redditi semplici e oneri deducibili tra i più diffusi, avranno a disposizione tra modello e istruzioni non più di 25-30 pagine – ha assicurato il numero uno dell’Agenzia – “l’obiettivo è quello di rimuovere gli elementi di maggiore ciriticità nella gestione della modulistica dichiarativa, individuando le modifiche normative e amministrative da apportare per rendere più agevole il ruolo degli intermediari”.


Tra gli obiettivi del direttore, la stabilizzazione dei termini per presentare le dichiarazioni.


 A partire da Unico, la cui scadenza sarà fissata al 30 settembre.


A breve, inoltre, sarà disponibile la versione definitiva del Cud 2009, con un mese di anticipo rispetto agli anni scorsi.


Anticipa i tempi anche la bozza del modello 770, disponibile sul sito dell’Agenzia.


Sempre sul versante dello snellimento delle procedure, Befera ha assicurato che “entro marzo 2009 tutti gli atti saranno trasmessi a regime in via telematica”.


Fissata per marzo prossimo anche la prima verifica degli studi di settore, alla luce degli effetti della crisi economica e finanziaria sui bilanci delle imprese. Una partita in cui entrano in gioco non solo le Entrate, ma anche i vertici delle categorie all’interno della commissione degli esperti, in un confronto serrato e costruttivo”.


(Anticipazione contenuta nel notiziario dell’Agenzia delle Entrate del 11/10/2008)


 


 


– Casa di riposo: Non può essere contestata la qualifica di ONLUS


La ONLUS non perde tale qualifica, e non può quindi essere cancellata dall’anagrafe delle ONLUS, se i fruitori dei servizi socio-assistenziali erogati dalla casa di cura siano tenuti al pagamento di una quota per il loro mantenimento, anche di valore cospicuo, senza alcun ausilio pubblico e sia pure se gli utili realizzati dall’ente non commerciali non siano in alcun modo impiegati per l’abbattimento del costo delle rette.


Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 24883 del 9/10/2008, di cui ne parla il notiziario dell’Agenzia delle Entrate del 11/10/2008).


Si legge nella nota di tale notiziario che:


“A parere dei giudici di legittimità, la tesi avanzata dall’Amministrazione fiscale è in contrasto con il tenore letterale delle disposizioni contenute nel Dlgs 460/1997, recante norme sul “Riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale”.


In primo luogo, l’articolo 1, comma 2, lettera a), precisa che il perseguimento delle finalità di solidarietà sociale si realizza allorquando le cessioni di beni o le prestazioni di servizi sono dirette ad arrecare benefici a persone svantaggiate in ragione di “condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali e familiari”.


Pertanto, le attività di una Onlus si possono considerare rientranti tra quelle previste dalla norma anche a prescindere dalla sussistenza di una situazione di svantaggio di natura esclusivamente economica: questo è solo uno degli aspetti, alternativi tra di loro, previsti dal legislatore.


Inoltre, il dato di fatto per cui le prestazioni vengano fornite dietro il pagamento di un corrispettivo interamente gravante sull’ospite della struttura, non esclude di per sé il fine sociale dell’organizzazione, a condizione del permanere delle prescrizioni di legge espressamente previste dall’articolo 10 del Dlgs 460 (sia di natura formale che sostanziale), oltre al divieto assoluto di distribuzione dei profitti.


In merito alla realizzazione di utili o di un avanzo di gestione, essa non fa venir meno de plano la condizione di attività a scopo sociale svolta dall’ente. Infatti, allorquando il legislatore dispone il divieto assoluto di distribuzione, anche in via indiretta, degli utili o dell’avanzo di gestione e l’obbligo di impiegare gli stessi nella realizzazione delle attività istituzionali o di quelle a esse direttamente connesse (cfr articolo 10, comma 1, lett. d) ed e), Dlgs 460/1997), implicitamente prevede la legittima eventualità che la fondazione possa realizzare un risultato positivo della gestione.


L’aspetto fondamentale della controversia, sulla base del quale la Corte di cassazione ha poi deciso in favore del contribuente accertato, non è il perseguimento di un utile o di un avanzo di gestione da parte dell’organizzazione non lucrativa, bensì l’indebito utilizzo dello stesso per finalità estranee al fine solidaristico: l’onere della prova ricadeva sull’ufficio finanziario, attore in senso sostanziale nel giudizio”.


(Corte di Cassazione sentenza n. 24883 del 9/10/2008)


 


 


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A cura di Vincenzo D’Andò


 


 

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