La sanatoria della notificazione: presupposti e limiti


Principi


 


         La sentenza n. 12051 del 6 marzo 2008 (dep. il 14 maggio 2008) della Corte Cass. sez. tributaria, ha statuito i seguenti importanti principi:


1) La validità di un avviso di accertamento dipende dall’esistenza dei requisiti stabiliti dalle singole leggi d’imposta e non dalla ritualità della sua notificazione, che integra un atto distinto e successivo, esclusivamente finalizzato a portare a conoscenza del contribuente la pretesa dell’ente impositore.


2) La notificazione dell’avviso di accertamento tributario affetta da nullità (1) rimane sanata, con effetto “ex tunc”, dalla tempestiva proposizione del ricorso del contribuente avverso tale avviso, atteso che, da un lato, l’avviso di accertamento ha natura di “provocatio ad opponendum” (2), la cui notificazione è preordinata all’impugnazione, e, dall’altro, l’art. 60, primo comma, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 richiama espressamente le “norme stabilite dagli artt. 137 e seguenti del codice di procedura civile”, così rendendo applicabile l’art. 160 del codice medesimo, il quale, attraverso il rinvio al precedente art. 156, prevede appunto che la nullità non può mai essere pronunciata se l’atto ha raggiunto il suo scopo.


         Perciò il contribuente non ha interesse a dedurre il mero  vizio  di  notificazione dell’atto se non collegato ad una specifica  ulteriore  deduzione  quale  la tempestività dell’impugnazione o l’eventuale decadenza  di  controparte  dal potere impositivo.


         In buona sostanza, la Corte di cassazione, sez. tributaria, con la sentenza citata  ha ribadito che l’avviso di accertamento ha natura di “provocatio ad opponendum” e che alla notificazione dell’accertamento, che e’ preordinata all’impugnazione, è applicabile l’articolo 156 del cpc, e pertanto la tempestiva proposizione del ricorso avverso gli avvisi di accertamento significa che è stato raggiunto lo scopo della notificazione.


 


SANATORIA 


         L’applicazione della sanatoria del raggiungimento dello scopo nel caso di impugnazione dell’atto la cui notificazione sia affetta da nullità significa che, se il contribuente mostra di avere avuto piena conoscenza del contenuto dell’atto e ha potuto adeguatamente esercitare il proprio diritto di difesa, lo stesso contribuente non potrà, in via di principio, dedurre i vizi relativi alla notificazione a sostegno di una domanda di annullamento. A diverse conclusioni deve peraltro pervenirsi se la sanatoria, costituita dalla proposizione del ricorso alle commissioni sia intervenuta quando il termine per l’esercizio del potere di accertamento è scaduto (sentenza n. 21409 del 11 ottobre 2007 della Corte di Cassazione sezione tributaria).


 


         Orbene, la sanatoria delle  nullità  degli  atti  per raggiungimento dello scopo costituisce espressione di  un  principia  di  ordine  generale applicabile sia con riferimento agli atti processuali, per i quali è stato codificato, sia, in mancanza di impedimenti di carattere normativo o logico sistematico, per quegli atti di natura sostanziale che come gli atti di imposizione fiscale, per avere efficacia e  consentire  all’interessato  l’impugnazione in sede giudiziaria, devono essere notificati (Sent. n. 7498 del 17 febbraio 2005 dep. il  12 aprile 2005 della Corte Cass. sez. tributaria).


         Il principio della sanatoria processuale della nullità degli  atti,  in caso di raggiungimento dello scopo cui i  l’atto  è  destinato,  si  concreta nella  regola  che  qualsiasi  nullità  (ma  non  inesistenza) della notificazione è sanata quando si ha la  prova  dell’avvenuta comunicazione (anche se irrituale) e della conoscenza dell’atto da parte del soggetto cui è diretto, e ciò in particolare accade quando  il soggetto  impugna l’atto o presenta all’ufficio accertamento con adesione.


         Il  principio del raggiungimento dello scopo si collega a quello delle nullità  delle notifiche essendo la sanatoria un limite all’invalidità.


         La sanatoria non può comunque operare allorquando  si versa (non innanzi  a notifiche illegittime-nulle ma) in presenza  di notifiche radicalmente inesistenti.


         La sanatoria del vizio per il raggiungimento dello scopo a causa della tempestiva proposizione del ricorso è preclusa dall’inesistenza della notifica, che si verifica solo quando la notifica esce dallo schema legale degli atti di notificazione, ossia quando difettano totalmente gli elementi caratterizzanti che consentono la qualificazione di atto sostanzialmente conforme al modello legale delle notificazioni.


 


         La  proposizione  del  ricorso avverso l’avviso di accertamento sana con effetto processuale ex tunc la nullità della notifica dell’avviso stesso ma  non  determina  il  venir  meno  della  decadenza  – eventualmente verificatasi medio tempore – della Amministrazione dal potere sostanziale di accertamento.


         L’applicazione, per l’avviso di accertamento, delle norme sulle  notificazioni,  contenute  nel codice di procedura civile, comporta anche l’applicazione dell’art. 156 del codice di procedura civile e del principio della  sanatoria  delle  nullità degli atti per  raggiungimento dello scopo, purché  il  conseguimento  dello scopo   avvenga prima della scadenza del termine di decadenza per l’esercizio del potere di accertamento(Cass. SS.UU. n. 19854 del 2004; Sent. n. 24962 del 23 settembre 2005 dep. il 25 novembre 2005 della Corte Cass. sez. tributaria).


Capisaldi


 


Giova, pertanto, evidenziare i seguenti  capisaldi  in tema di notificazione:


 


v     La sanatoria della notificazione(Corte di cassazione SS.UU. sentenza n. 19854 del 5 ottobre 2004 )non opera in relazione all’intervenuta decadenza dall’esercizio del potere.


v     Non è suscettibile di sanatoria l’atto “inesistente”.


v     Dalla notificazione decorre il  termine  perentorio di 60 giorni  per l’impugnazione dell’atto, proponibile dall’interessato per evitarne la definitività;


v     La presentazione del ricorso da parte del  contribuente  sana ex art. 156 del codice  di  procedura  civile la nullità della  notifica dell’atto (Sent. n. 15849 del 15 marzo 2006 dep. il 12 luglio 2006 della  Corte  Cass.  sez.  tributaria) ma non l’omessa notifica di atti presupposti a quello irregolarmente notificato;


v     La sanatoria della nullità di un atto, per effetto del  raggiungimento dello scopo cui  era  destinato, retroagisce  al momento del compimento della notifica (sebbene viziata).


v     L’atto notificato privo delle indicazioni circa il termine di impugnazione ed il giudice competente a decidere del  giudizio    ai  sensi dell’art. 3, comma 4 della l. 7 agosto 1990,  n.  241    non  determina  la decadenza dal diritto ad impugnare (Sent. n. 1701 dell’11 dicembre 2007 dep. il 25 gennaio 2008 della Corte Cass. sez. III civile). La mancata indicazione del termine e dell’autorità cui è possibile ricorrere, a norma dell’art. 3, legge n. 241/1990, non determina l’annullamento dell’atto di accertamento tributario, ma comunque, incide sulla decorrenza del termine per ricorrere; in particolare, tale mancata indicazione può configurare errore scusabile e di conseguenza la rimessione in termini del destinatario dell’atto (sentenza n. 26116 del 13 dicembre 2007 della Corte di Cassazione).


v     La notifica nulla che manca dei requisiti formali per il raggiungimento dello scopo è insanabile



 


         E’ recessiva ormai la seguente ricostruzione ermeneutica (Corte di Cassazione sentenza n. 5924,  depositata il 21/4/2001):


 


a) l’atto amministrativo (rectius: impositivo) per venire a giuridica esistenza deve essere debitamente notificato al contribuente in modo da raggiungere il suo scopo (cd. conoscenza effettiva);


b) l’articolo 156 del cpc statuisce che la nullità di un atto non può essere pronunciata  se l’atto stesso ha raggiunto lo scopo a cui è destinato; peraltro,  la sanatoria  di cui all’articolo 156 del cpc vale per gli atti processuali  e non per quelli amministrativi esplicitanti la mera potestà impositiva;


c) gli articolo 156 e 160 del cpc hanno una valenza esclusivamente processuale e pertanto trattasi di disposizioni applicabili solo nel  processo tributario e non anche in tema di diritto sostanziale: le notificazioni di cui agli articoli 156 e 160 del cpc attengono solamente al processo tributario e non alla fase sostanziale della notifica dell’atto impositivo;


d) l’articolo 156 del cpc attiene alla sanatoria degli atti processuali in senso proprio mentre l’avviso di accertamento e’ atto amministrativo esplicativo della potestà impositiva; l’avviso non è configurabile coma atto processuale  specificamente funzionale al processo ma come atto preparatorio del processo poiché il giudizio si instaura con il deposito del ricorso.      


e) non ha rilievo che il contribuente venga a sapere della pretesa fiscale ma ha rilevanza la correttezza del modo in cui tale informazione è arrivata al contribuente stesso;


f) il vizio della notifica deve ritenersi assorbente del merito della controversia ex articolo 276 del cpc. 


 


 


ATTO INESISTENTE


         L’atto è da ritenersi inesistente se è privo degli estremi e dei requisiti essenziali per la sua qualificazione come atto; l’atto inesistente (es. è inesistente la notificazione priva della sottoscrizione dell’ufficiale notificatore; è inesistente la notificazione quando manchi del tutto o è effettuata in modo assolutamente non previsto dal cpc) è inidoneo a produrre non solo gli effetti processuali che gli sono propri ma anche ad essere preso in considerazione sotto il profilo giuridico (Cassazione sentenza n. 6377 del 26/11/1988; Cassazione sentenza n. 8372 del 29/07/1995; CT Provinciale di Latina sez. 1 sentenza n 76 depositata il 21/3/2000). Quando la notificazione non è eseguita secondo le forme prescritte dalla legge essa è invalida. La notificazione è nulla se non sono osservate le disposizioni circa la persona alla quale deve essere consegnata la copia, o se vi è incertezza assoluta sulla persona a cui è fatta o sulla data salva l’applicazione degli artt. 156 e 157″.


 


         La nullità della notificazione degli avvisi e degli altri atti nei confronti del contribuente può discendere soltanto da uno dei motivi tassativamente indicati nell’articolo 160 C.P.C. (Cass. 4863/2002; 7284/2001). Il vizio di notificazione importante nullità sanabile ai sensi del combinato disposto degli articolo 160 e 156 C.P.C. si ha quando, nonostante l’inosservanza delle formalità o delle disposizioni di legge, tra cui quelle concernenti la persona alla quale può essere consegnata la copia dell’atto, la notificazione, tuttavia, è materialmente avvenuta mediante rilascio di copia nel luogo e a persona che possano avere un qualche riferimento con il vero destinatario della persona medesima;  il vizio di notificazione è insanabile quando questa sia eseguita in luogo e presso persona che non siano in alcun modo e per nessuna via riferibile al soggetto passivo della notificazione medesima, essendo riferibile a tutt’altro soggetto, assolutamente estraneo al destinatario e all’atto da notificare (Cass. 14393/1999; 5788/1955).


 


         L’ipotesi dell’inesistenza giuridica della notificazione ricorre quando quest’ultima sia effettuata in modo assolutamente non previsto dalla normativa, tale, cioè da impedire che possa essere assunta nel modello legale della figura, mentre si ha mera nullità allorché la notificazione sia stata eseguita, nei confronti del destinatario, mediante consegna in luogo diverso da quello stabilito dalla legge, ma che abbia pur sempre un qualche riferimento con il destinatario medesimo (Cass. 7949/1999; 2195/1999; 12002/1998; 9372/1997; 1084/1996; 272/1996; 11963/1995; 8372/1995; 3819/1991; 4806/1988; 4562/1986; 3260/1986; 3191/1984). L’inesistenza della notifica di un’atto processuale non può, pertanto, essere ricollegata a una sua qualsiasi irregolarità, ricorrendo, per converso, solo qualora essa sia del tutto mancata, ovvero risulti effettuata secondo forme e modalità assolutamente non previste dal codice di rito, e tali da non consentirne la sussunzione nella sfera del rilevante giuridico, con la conseguenza che l’eventuale consegna della copia dell’atto da notificare a persona diversa da quella cui l’atto stesso era destinato (o cui avrebbe potuto comunque essere efficacemente consegnata secondo le norme del codice affinché fosse poi legittimamente portata a conoscenza del destinatario) può essere assimilata alla radicale mancanza della notificazione solo se la persona ricevente sia totalmente estranea al reale destinatario dell’atto (Cass. 2147/1998).


 


         Sul piano degli effetti giuridici, la differenzia sostanziale tra nullità e inesistenza della notificazione consiste nel fatto che la prima è suscettibile di sanatoria ai sensi dell’articolo 156 c.p.c., mentre la seconda non può essere in alcun modo sanata e viene per questo effetto a identificarsi con quella che altra parte della giurisprudenza definisce nullità insanabile (o assoluta) della notificazione.


 


         L’ipotesi della inesistenza giuridica della notificazione ricorre quando quest’ultima manchi del tutto o sia effettuata in modo assolutamente non previsto dalla normativa, tale, cioè, da impedire che possa essere assunta nel modello legale della figura, mentre si ha mera nullità allorché la notificazione sia stata eseguita, nei confronti del destinatario, mediante consegna in luogo o a soggetto diversi da quelli stabiliti dalla legge, ma che abbiano pur sempre un qualche riferimento con il destinatario medesimo (Cassazione sezione tributaria, sentenza 28 luglio 2003 n. 11623 ).


 


Angelo Buscema


Maggio 2008


 


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NOTE


 


1) L’avviso di accertamento tributario costituisce atto amministrativo, esplicativo della potestà impositiva degli uffici finanziari, e non atto processuale, né funzionale al processo, poiché non ad esso, ma alla presentazione del ricorso alla commissione tributaria, si correla l’instaurazione del procedimento giurisdizionale. Pertanto, alla notificazione dell’avviso di accertamento non sono applicabili i principi processuali attinenti al rilievo d’ufficio delle nullità.  (Cassazione civile Sentenza 23/04/2008, n. 10477).


            Se la relata di notifica viene apposta,  anziché  “in  calce”, sul frontespizio dell’originale della sentenza, non  trova  applicazione  il principio secondo cui si presume fino a querela  di  falso  che  l’atto  sia stato consegnato nella sua integralità e, di conseguenza,  la  notificazione così eseguita è nulla ai  sensi  dell’art.  156,  comma  2,  del  codice  di procedura civile, perché “l’atto manca dei requisiti formali  indispensabili per il raggiungimento dello scopo”. Tale rilevante   assunto è stato statuito dalla recente sentenza n.  6750 del 21 marzo 2007 della Corte di Cassazione sez. v. 


 


2) Motivazione dell’accertamento e fondatezza della pretesa si collocano su piani diversi in quanto esprimono differenziazioni ontologiche e pratiche. La prima attiene alla mera dichiarazione degli elementi utilizzati dal fisco nelle sue determinazioni, mentre la seconda concerne la dimostrazione di tali elementi fattuali nel processo tributario; la mancata prova della pretesa comporta l’accoglimento del ricorso del contribuente e non già il vizio di forma dell’accertamento.


            La motivazione dell’atto impositivo attiene alla legittimità formale dell’avviso, mentre la fondatezza della pretesa riguarda il rapporto sostanziale fisco  contribuente  accertato in sede giurisdizionale; essa attiene unicamente alla legittimità formale e deve essere distinta dalla prova dei fatti che concerne la fondatezza sostanziale della pretesa tributaria.


            La motivazione si manifesta solo al momento dell’accertamento, mentre la fondatezza rileva in sede giurisdizionale; è ipotizzabile, pertanto, la fattispecie i cui l’atto impositivo è legittimo sotto il profilo formale o motivazionale ma non è fondato sotto il profilo sostanziale. La motivazione non deve convincere il contribuente della fondatezza della pretesa, ma deve mettere quest’ultimo in condizioni di ricostruire l’iter logico giuridico seguito dall’ufficio nella determinazione della pretesa; la natura di provocatio ad opponendum (Cass. sez. V, sent. n. 12394 del 2 agosto 2002) dell’avviso d’accertamento comporta che la motivazione deve porre il contribuente in grado di conoscere la pretesa tributaria nei suoi elementi essenziali e quindi di contestare efficacemente l’an e il quantum debeatur.


            La funzione della motivazione è quella di mettere in condizione il contribuente di conoscere la pretesa tributaria e di sviluppare le proprie deduzioni difensive. La giurisprudenza di legittimità ha costantemente affermato, che l’obbligo di motivazione deve ritenersi soddisfatto sempre che il contribuente sia posto in condizioni di conoscere la pretesa fiscale in tutti i suoi elementi essenziali, ai fini di un’efficace contestazione sull’an e sul quantum debeatur (ex pluribus, Cass. 10 gennaio 2002, n. 213; Cass. 28 gennaio 2002, n. 1034). L’atto di accertamento in tal modo costituisce una mera “provocatio ad opponendum” e cioè un semplice veicolo per portare la controversia tra Fisco e contribuente davanti agli organi di giustizia tributaria, così che sarà solo in un secondo momento che si confronteranno i fatti costitutivi della pretesa dell’Ente impositore e gli eventuali fatti modificativi o estintivi della stessa, che il contribuente potrà addurre.


            Il carattere di “provocatio ad opponendum” dell’avviso notificato consente di ritenere soddisfatto l’obbligo di motivazione ogniqualvolta l’Ente  abbia posto il contribuente nella condizione di conoscere la pretesa tributaria nei suoi elementi essenziali e di contestarne la fondatezza, sotto il profilo dell'”an” e del “quantum” (Cassazione sentenza n. 7707 del 13 aprile 2005; Cass. 20 novembre 2001, n. 14566; Cass. 22 agosto 2002, n. 12394; Cass. 18 aprile 2003, n. 6232). Giova osservare che non  e’  consentito  all’ Ente   integrare  e  modificare  l’atto impugnato nel   corso   del   processo. La possibilità per l’ente impositore di fornire, nella fase processuale, la prova della fondatezza della pretesa presuppone la motivazione dell’atto impugnato non integrabile e non modificabile in sede contenziosa.


            Non è superfluo precisare che la parte resistente non può modificare o integrare la motivazione dell’atto impositivo (cd. divieto della motivazione successiva nel corso del processo): gli elementi che non risultano nel provvedimento impugnato non sono idonei ad integrare la motivazione atteso che il provvedimento stesso deve recare in se la propria motivazione la quale non può seguire cronologicamente la determinazione assunta dall’Ente .Tuttavia , l’ Ente  nel corso del giudizio ben può ridurre la pretesa tributaria, rinunciando a determinate pretese ovvero riconoscendo la fondatezza del ricorso del contribuente su determinati punti. I giudici della Corte di Cassazione hanno riconosciuto al fisco  la facoltà di ridurre nel corso del giudizio la pretesa erariale nei confronti del contribuente, allorché si avveda della fondatezza dell’eccezione avanzata dallo stesso, sia pure per la prima volta in grado di appello. Tale riduzione della domanda, è ammissibile anche se operata per la prima volta in grado d’appello, con conseguente dovere del giudice di valutare la pretesa fiscale residua (Sentenza n. 11265 del 18-7-2003, sez. V civ.).


 


 


IL PRESENTE INTERVENTO E’ ESPRESSIONE DI OPINIONI PERSONALI DELL’AUTORE


 


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ALLEGATO


 


Sent. n. 12051 del 6 marzo 2008 (dep. il 14 maggio 2008) della Corte Cass., Sez. tributaria


 


    Svolgimento del processo    Con  ricorso  alla  commissione  tributaria provinciale di Varese, presentato in  data  non  precisata,  P.K.  proponeva opposizione avverso l’avviso di rettifica n. 932V000800, ai fini dell’Invim, che l’ufficio del registro del Comune di Luino gli  aveva  fatto  notificare per la vendita di terreni di sua proprietà, siti in territorio di quello  di Tignale,  con  atto  rogato  il  5.10.1993,  al  prezzo  dichiarato  di   L. 33.050.000, a favore della società I.R. N.V., che aveva  fatto  acquiescenza all’accertamento. Esponeva che oggetto della cessione era stata soltanto  la nuda  proprietà  del  suolo,  giacché  il  diritto  di  superficie,  a  tempo indeterminato, spettava alla società Cooperative V.V. di S.T. U.A., con sede in Olanda. Senonchè l’ufficio aveva accertato il valore finale nella  misura di L. 1.050.000.000 ai fini delle imposte di registro e ipocatastali, mentre aveva confermato quello  dichiarato  ai  fini  dell’Invim.  Il contribuente deduceva la nullità dell’avviso, in quanto la notifica di esso  era  appunto affetta da tale vizio, essendo stata fatta a  mani  di  soggetto  del  tutto estraneo alla sua sfera di rapporti. In  via  subordinata  osservava  che  i presupposti per la rettifica mancavano, atteso  che  essa  aveva  riguardato beni diversi da  quelli  compravenduti,  e  perciò   chiedeva  l’annullamento dell’atto impugnato.


    Instauratosi il contraddittorio, l’ufficio del registro  dal  suo  canto contestava la fondatezza del ricorso, in  quanto,  per  la  questione  della notifica, l’eccezione sollevata mirava soltanto a differire  “sine  die”  il pagamento  di  quanto  dovuto;  mentre  per  la  subordinata  osservava  che l’accertamento si era basato sul  metodo  sintetico-comparativo  svolto  con un’indagine compiuta dall’Ute di Brescia, per la quale si era  tenuto  conto anche dei prezzi di mercato per gli  immobili  aventi  la  stessa  tipologia nella zona, e pertanto il resistente chiedeva il rigetto dell’opposizione.


    Quella  commissione,  con  sentenza  n.  202  del   2000,   disattendeva l’eccezione  procedurale  relativa  alla  pretesa  nullità  dell’avviso,  e, accogliendo il ricorso, lo annullava, osservando che  gli  elementi  forniti dall’Ute non erano sufficienti per un giudizio di congruità della rettifica, come pure i beni indicati in  ricorso  e  oggetto  della  compravendita  non corrispondevano del tutto a quelli specificati nell’avviso di rettifica.


    Avverso la relativa decisione l’agenzia delle entrate di Verese, ufficio di Luino, proponeva appello, cui K.  resisteva  con  memoria,  dinanzi  alla commissione tributaria regionale della Lombardia, la quale, con sentenza del 31.1.2003, ha rigettato il gravame, e compensato le  spese,  osservando  che quell’avviso era nullo, in quanto la notifica era affetta da nullità,  senza delibare la  questione  inerente  alla  sussistenza  dei  presupposti  della rettifica del valore dichiarato.


    Avverso questa pronuncia il Ministero dell’Economia e  delle  Finanze  e l’agenzia delle entrate hanno proposto ricorso per Cassazione, deducendo  un unico articolato motivo.


    K. ha resistito con controricorso, e ha depositato memoria.


 


    Motivi della decisione – Col motivo addotto a  sostegno  del  ricorso  i ricorrenti deducono  violazione  e/o  falsa  pplicazione  degli  artt.  100 c.p.c., D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 51 e  38,  nonché  omessa  motivazione circa un punto decisivo della controversia,  con  riferimento  all’art.  360 c.p.c., nn. 3 e 5, in quanto la  commissione  tributaria  regionale  non  ha considerato che l’eventuale nullità della notifica dell’avviso di  rettifica non poteva riguardare l’atto  impositivo,  ma  semmai  era  limitata  ad  un adempimento successivo diretto alla “provocatio ad  opponendum”,  sicchè  il contribuente era carente d’interesse ad opporsi all’avviso, dal momento  che non aveva eccepito l’eventuale decadenza dell’amministrazione ad operare  la rettifica stessa.


    Il motivo è fondato.


    A parte la questione relativa alla pretesa nullità  della  notificazione dell’avviso,  posto  che  con  la  dichiarazione  ai  fini   dell’Invim   il contribuente,  se  non  eleggeva  domicilio,  doveva  comunque  indicare  il recapito,  al  quale  l’ufficio  doveva  attenersi  se   non   intervenivano modifiche, nel caso in  esame  la  dedotta  nullità  non  poteva  estendersi all’atto impositivo, trattandosi di adempimento successivo  alla  rettifica;


in ogni caso la notifica aveva raggiunto lo scopo, sicchè la dedotta nullità era stata sanata.


    Infatti posto che l’avviso di accertamento tributario non  era  un  atto specificamente funzionale  al  processo,  ma  era  un  atto  amministrativo,  esplicativo della potestà impositiva dell’amministrazione finanziaria, ossia un atto  tributario  sostanziale,  allora  restava  irrilevante  la  mancata consegna dell’avviso al contribuente destinatario, al  quale,  peraltro,  il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, accordava tutela a fronte della  mancata  o nulla notificazione di un atto presupposto, quale l’avviso di  accertamento, consentendogli  l’impugnazione   di   questo   unitamente   alla   cartella, autonomamente impugnabile (Cfr. anche Cass.  Sezioni  Unite:  n.  19854  del 2004, Sentenze n. 458 del 2005, n. 7120 del 2003).


    Inoltre  va  rilevato  che  il  preteso  vizio  della  notificazione  di quell’atto tributario investiva solamente la sua notificazione e  non  anche l’avviso di rettifica notificato, sicchè questo non poteva essere  annullato soltanto per il difetto della sua notificazione, ma era  necessario  che  il contribuente avesse dedotto vizi propri  di  esso  atto  (nella  specie,  un avviso  di  accertamento),  non  essendo  idoneo   il   mero   vizio   della notificazione a far venir meno il contenuto di quell’atto se non idoneamente impugnato (V. pure C


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