Novità fiscali del 30 aprile 2008: elenchi clienti e fornitori di alcuni enti non commerciali: nuovi termini di presentazione; IVA: prestazioni di consulenza e assistenza tecnica o legale rese in Italia da operatore non residente; liquidazione IVA di gruppo; società non operative

Indice:   1) Elenchi clienti e fornitori di alcuni enti non commerciali: Pubblicati in G.U. i nuovi termini di presentazione   2) Atti di affrancazione dei canoni relativi a terreni gravati da usi civici   3) Società agricole: Trasformare una SpA in Srl è elusivo   4) IVA: Prestazioni di consulenza e assistenza tecnica o […]






Indice:


 


1) Elenchi clienti e fornitori di alcuni enti non commerciali: Pubblicati in G.U. i nuovi termini di presentazione


 


2) Atti di affrancazione dei canoni relativi a terreni gravati da usi civici


 


3) Società agricole: Trasformare una SpA in Srl è elusivo


 


4) IVA: Prestazioni di consulenza e assistenza tecnica o legale rese in Italia da operatore non residente


 


5) Applicazione dell’imposta di bollo agli attestati rilasciati dall’INAIL


 


6) Liquidazione IVA di gruppo: Disciplina delle società non operative


 


7) Interventi di ristrutturazione edilizia su abitazioni e pertinenze: Limite di spesa


 


 


1) Elenchi clienti e fornitori di alcuni enti non commerciali: Pubblicati in G.U. i nuovi termini di presentazione


Si è appena concluso il termine ordinario (29/04/2008) per la presentazione degli elenchi clienti e fornitori per il periodo d’imposta 2007, ma ecco che si continua a legiferare su tale adempimento.


Almeno per quanto riguarda alcune tipologie di enti non commerciali di cui P stata disposta una proroga della presentazione al 30/06/2008, oltre a delle modalità di semplificazione.


E’ stato, infatti, pubblicato in G.U., il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze che ha disciplinato i termini e le modalità per la semplificazione degli adempimenti relativi alla presentazione degli elenchi clienti e fornitori da parte di:


– Associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionali, regionali e provinciali;


– organizzazioni di volontariato iscritte nei registri nazionali, regionali e provinciali;


– iscritti all’anagrafe delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale.


Questi soggetti possono non includere nell’elenco fornitori – limitatamente all’anno di imposta 2007 – i dati relativi agli acquisti di beni e servizi, utilizzati promiscuamente nell’esercizio di attività commerciali e delle altre attività svolte, per i quali non è stato esercitato il diritto a detrazione di cui agli articoli 19 e seguenti, D.P.R. n. 633/1972.


Infine, per tali soggetti è stato disposto che la trasmissione degli elenchi sia effettuata entro il 30 /06/2008.


(D.M. Ministero Economia e Finanze 03/04/2008, G.U. 28/04/2008, n. 99)


 


 


2) Atti di affrancazione dei canoni relativi a terreni gravati da usi civici: Trattamento tributario delle formalità ipotecarie e catastali


L’esenzione prevista dall’art. 2 della legge n. 692/1981 può venire riconosciuta anche per le tasse ipotecarie ed i tributi speciali catastali dovuti per l’esecuzione delle formalità di trascrizione e voltura degli atti di affrancazione di terreni gravati da usi civici.


L’art. 2 di tale legge dispone che le “Sentenze, ordinanze e decreti di restituzione delle terre a comuni o associazioni agrarie, scioglimenti di promiscuità tra i detti enti, liquidazione di usi civici, legittimazioni, assegnazioni di terre e atti dei procedimenti previsti dalla legge 16 giugno 1927, n. 1766, e relativo regolamento di esecuzione…sono esenti da tasse di bollo e registro e da altre imposte.”.


Lo ha precisato l’Agenzia del Territorio, in risposta ad alcune richieste di chiarimenti, poste da taluni Comuni, sul corretto trattamento tributario applicabile alle formalità ipotecarie e catastali relative ad atti di affrancazione dei canoni relativi a terreni gravati da usi civici.


Anche tali Amministrazioni comunali ritenevano che le formalità in questione possano essere eseguite in esenzione dalle tasse ipotecarie e dai tributi speciali catastali, anche se in virtù della legge n. 228/1954.


Mentre, secondo l’Agenzia del Territorio tali atti sono esenti da tasse di bollo e registro e da altre imposte, ma in virtù della legge n. 692/1981.


(Agenzia del Territorio, circolare n. 2 del 29/04/2008)


 


 


3) Società agricole: Trasformare una SpA in Srl è elusivo


Non è possibile trasformare una Spa “agricola” in una Srl, solo al fine di potere beneficiare dell’agevolazione fiscale che consente di calcolare il reddito su base catastale.


Cosi facendo l’operazione di trasformazione societaria realizza un disegno elusivo, ed è pertanto censurabile ai sensi dell’art 37-bis del D.P.R. n. 600/1973.


Le società che possiedono i requisiti sostanziali di cui all’art. 2 del D.Lgs del 29 marzo 2004 n. 99 fin dall’inizio del periodo di imposta in corso alla data di entrata in vigore del decreto di attuazione possono optare per il nuovo regime impositivo a partire dal medesimo periodo di imposta, se si adeguano anche ai requisiti formali previsti entro la fine del primo periodo di imposta per il quale viene esercitata l’opzione, modificando lo statuto e inserendo nella denominazione sociale l’indicazione di “società agricola”


Il riferimento ai soli requisiti sostanziali indicati nell’art. 2 del D.Lgs. n. 99/2004, che consistono nell’esercizio esclusivo delle attività agricole di cui all’art. 2135 c.c., esclude implicitamente la possibilità di sanare la mancanza del primo requisito richiesto espressamente dall’art. 1 del Decreto n. 213 del 27/9/2007 consistente nella necessità che l’opzione venga esercitata dalle società che rivestano la forma giuridica indicata (società di persone, società a responsabilità limitata e società cooperative).


Peraltro, l’opzione può essere esercitata solo dalle società in possesso dei seguenti requisiti:


– Si deve trattare esclusivamente di società di persone, di società a responsabilità limitata e di società cooperative;


– devono rivestire la qualifica di società agricole


Alla nuova opzione possono accedere solo le società a responsabilità limitata, con la conseguenza che le altre società di capitali (società  per azione e in accomandita per azioni) applicano la disciplina ordinaria di tassazione.


La nuova disposizione é rivolta a favorire lo sviluppo della forma societaria in agricoltura. Per questa ragione non favorisce le società per azioni rispetto alle quali il legislatore ha inteso mantenere il sistema classico di tassazione in base al bilancio.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 28/04/2008, n. 177)


 


 


4) IVA: Prestazioni di consulenza e assistenza tecnica o legale rese in Italia da operatore non residente


Le prestazioni di servizi rese nel nostro Paese da una società non residente rilevano ai fini Iva in Italia soltanto se si configurano come attività “analoghe” a quelle di consulenza e assistenza tecnica e legale, in cui prevale la componente intellettuale e valutativa sull’organizzazione tecnica tipica dell’attività imprenditoriale.


Il quesito


Una S.p.A (italiana) che produce e commercializza prodotti farmaceutici, dovendo stipulare con una società  tedesca un contratto ove questa si impegna a prestare una serie di servizi attinenti all’attività aziendale della società italiana.


In particolare, i servizi che la società tedesca si obbliga a fornire alla società italiana sono:


– consulenza strategica;


– marketing;


– consulenza a supporto del marketing e delle strategie scientifiche;


– consulenza legale, amministrativa e commerciale.


Per tali servizi, viene riconosciuto un corrispettivo comprendente i costi da questa sostenuti maggiorati di una somma a titolo di mark up calcolata in percentuale.


Per tale motivo la società italiana ha chiesto, all’Agenzia delle Entrate, di conoscere il corretto trattamento tributario, ai fini IVA, dei suddetti servizi.


In particolare, è stato chiesto se tali servizi (consistenti in consigli, pareri, giudizi, precisazioni o chiarimenti) rientrano tra le prestazioni di servizi di consulenza e assistenza tecnica o legale di cui all’art. 7, comma 4, lettera d), del D.P.R. n. 633/72 – territorialmente rilevanti agli effetti dell’IVA nel paese in cui é stabilito il committente oppure tra le prestazioni di servizi di carattere generico.


La risposta dell’Agenzia delle Entrate


la Corte di Giustizia europea ha considerato che rileva dal punto di vista fiscale non “il nome della professione del soggetto che fornisce le prestazioni”, ma la natura stessa di quest’ultime e la “finalita’” perseguita.


Secondo la Corte di Giustizia le prestazioni riguardano non solo le attività tipiche delle professioni di avvocato, consulente, perito contabile o di ingegnere, ma ogni altra attività “analoga” a una delle attività menzionate, singolarmente considerate, da chiunque effettuate.


A tal fine una prestazione viene ritenuta “analoga” a una delle attività menzionate quando persegue la medesima finalità.


Le attività “analoghe” sono normalmente riconducibili a soggetti diversi da quelli che professionalmente svolgono le attività di avvocato, consulente, perito contabile o ingegnere, che tuttavia esprimono contenuti e finalità uguali.


Tale “analogia” non é ravvisabile, invece, nelle prestazioni in cui sia preminente l’organizzazione di mezzi tecnici, tipica delle attività imprenditoriali, rispetto alla componente intellettuale e valutativa.


In concreto, ciò che caratterizza la “consulenza” é lo svolgimento di un’attività consistente in giudizi, precisazioni, chiarimenti o pareri in cui sia preminente la valutazione personale del soggetto che la effettua ed il profilo intellettuale della prestazione.


Territorialità ai fini dell’I.V.A.


                                              (Art. 7, co. 4, lettere d), e), f) del D.P.R. n. 633/1972)











































SERVIZIO


PRESTATORE


CLIENTE/


COMMITTENTE


RESIDENZA/


LUOGO DI


UTILIZZO


IVA


 


 


 


 


CONSULENZA


TECNICA E


LEGALE


 


FORMAZIONE E


ADDESTRAMENTO


DEL PERSONALE


 


ELABORAZIONE


FORNITURA DATI E SIMILI


 


 


ITALIANO


(SEMPRE SOGGETTO IVA)


ITALIANO


(SOGGETTO O NO IVA)


 


 


PRESTAZIONE


UTILIZZATA


NELLA UE


SI


 


PRESTAZIONE


UTILIZZATA


FUORI UE


NO


 


COMUNITARIO


(SOGGETTO IVA)


PAESE DEL


COMMITTENTE


 


NO


COMUNITARIO


(NON SOGGETTO IVA)


 


PAESE DEL


PRESTATORE


 


SI


FUORI CEE


(SOGGETTO O NO IVA)


 


 


PAESE DEL


COMMITTENTE


NO


 


COMUNITARIO


O FUORI CEE


(SEMPRE SOGGETTO DI IMPOSTA NEL SUO PAESE)


ITALIANO


(SOGGETTO IVA)


UTILIZZO NELLA UE


SI (1)


UTILIZZO FUORI


UE


NO


ITALIANO


(SOGGETTO NON IVA)


PAESE DEL


PRESTATORE


NO


(1) Se il prestatore Estero (comunitario o fuori CEE) non ha rappresentante fiscale in Italia il committente italiano emette autofattura ai sensi dell’art. 17 del D.P.R. n. 633/1972.


 


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 29/04/2008, n. 178)


 


 


5) Applicazione dell’imposta di bollo agli attestati rilasciati dall’INAIL


L’INAIL, non essendo un’Amministrazione dello Stato, ma solo un ente pubblico non economico, non può, quindi, beneficiare dell’esenzione dell’imposta da bollo (stabilita dall’art. 16 della Tabella, allegato B, del DPR 642/1972).


L’INAIL organizza corsi di formazione per “Responsabili e Addetti dei Servizi di Prevenzione e Protezione”.


Poiché il corso di formazione viene erogato al dipendente statale che lo frequenta su incarico dell’amministrazione di appartenenza, si applica l’art. 8 del DPR n. 642/1972, in base al quale “Nei rapporti con lo Stato l’imposta di bollo, quando dovuta, é a carico dell’altra parte, nonostante qualunque patto contrario”.


Ne consegue che nel caso in trattazione l’imposta di bollo deve essere assolta dall’INAIL.


Infine, qualora la certificazione rilasciata dall’INAIL riguardi l singolo partecipante, l’imposta di bollo deve essere corrisposta per ogni attestato rilasciato.


Parimenti, l’imposta di bollo deve essere assolta fin dall’origine nella misura di euro 14,62 per ogni foglio qualora l’INAIL rilasci al singolo partecipante al corso un estratto di qualunque atto o documento e copie dichiarate conformi all’originale.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 29/04/2008, n. 179)


 


 


6) Liquidazione IVA di gruppo: Disciplina delle società non operative


Nell’ambito della procedura di liquidazione dell’Iva di gruppo, la controllante non può utilizzare in compensazione, nemmeno parzialmente, il credito d’imposta della controllata non operativa.


Nel caso in cui ciò sia avvenuto, la controllante (o la controllata quale soggetto responsabile in via solidale) deve versare all’Erario quanto utilizzato in compensazione, compresi gli interessi, e ritrasferire alla non operativa il credito Iva.


La precedente risoluzione n. 26/E del 30/1/2008


Un’interpretazione sistematica della norma è già stata fornita dall’agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 26/E del 30 gennaio 2008, secondo cui i limiti all’utilizzo del credito Iva da parte delle società non operative si applicano anche alla società non operative che, come controllate, si avvalgono della liquidazione dell’Iva di gruppo.


Nuovi chiarimenti dell’agenzia delle Entrate


L’Agenzia delle Entrate con la nuova risoluzione ha riaffermato il principio contenuto nella precedente risoluzione n. 26/2008, secondo cui la controllante non può utilizzare in compensazione né chiedere a rimborso il credito Iva della controllata non operativa.


Per cui l’eccedenza di credito IVA della società controllata non operativa non può essere correttamente utilizzata in compensazione dell’imposta dovuta dalle altre società del gruppo, né può essere chiesta a rimborso dalla controllante.


Ciò vale anche nel caso in cui la società controllata sia risultata non operativa successivamente all’opzione per la liquidazione dell’IVA di gruppo e che, medio tempore, l’eccedenza di credito IVA sia stata utilizzata in compensazione.


In tal caso, la società controllante nella liquidazione IVA annuale del gruppo non può tenere conto delle eccedenze detraibili trasferite e, qualora le stesse siano state anche parzialmente utilizzate in compensazione, deve riversare all’Erario gli importi utilizzati, maggiorati degli interessi, senza applicazione  delle sanzioni (circolare 4 maggio 2007, n. 25).


Le eccedenze non utilizzate dal gruppo devono essere ritrasferite alla società controllata non operativa che deve indicarle nella propria dichiarazione annuale IVA.


Per eseguire tale operazione non occorre emettere nota di variazione ex art. 26 del  D.P.R. n. 633/72.


Inoltre, nell’eventualità in cui la società controllata ritorni in attività nel previsto triennio di cui all’art. 30, comma 4, della legge n. 724/1994, il credito potrà essere trasferito alla controllante in sede di prima liquidazione Iva per essere utilizzato dal gruppo.


Le difficoltà riscontrate nella compilazione del modello di dichiarazione IVA 2007 conseguono alla circostanza che le modifiche normative e i relativi chiarimenti sono intervenuti successivamente all’approvazione del modello medesimo.


Peraltro, l’attuale modello IVA 2008 è già stato aggiornato al fine di tenere conto, nell’ambito della proceduta della liquidazione dell’IVA di gruppo, dell’eventuale verificarsi della fattispecie sopra descritta.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 29/04/2008, n. 180)


 


 


7) Interventi di ristrutturazione edilizia su abitazioni e pertinenze distintamente accatastate: Limite di spesa su cui calcolare la detrazione d’imposta del 36%


Nell’ipotesi in cui i lavori di ristrutturazione edilizia riguardino sia l’abitazione che la relativa pertinenza, può essere computato un solo limite di 48.000 euro.


Per cui anche per le spese sostenute a partire dal 1 gennaio 2007, si deve considerare un limite di spesa riferito alle sole unità abitative, e non anche alle pertinenze, pur se distintamente accatastate.


Per le spese collegate agli interventi di recupero del patrimonio edilizio posti in essere successivamente al 2006, la detrazione d’imposta del 36% é stata prorogata, per il periodo d’imposta 2007, dall’ art. 1, comma 387, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007), e per gli anni 2008, 2009 e 2010, dall’art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria per il 2008).


Entrambe le predette disposizioni riconoscono, ai fini dell’Irpef, la detrazione d’imposta nei limiti di 48.000 euro per unità immobiliare.


In merito, anche se le norme sopra citate definiscono il limite massimo di spesa riconosciuto facendo riferimento genericamente all’unità immobiliare e non all’unità abitativa, eventuali lavori di ristrutturazione concernenti un’unità abitativa e le relative pertinenze sarebbero ammessi a fruire di una detrazione d’imposta calcolata su un limite di spesa riferito comunque alla sola abitazione, senza poter computare un ulteriore autonomo limite per le pertinenze.


Il riferimento delle norme di proroga “all’unita’ immobiliare” non è indicativo, infatti, di una mutata volontà del legislatore, atteso che anche per i periodi d’imposta successivi al 2006 é stato confermato il “nuovo” principio, affermato dal D.L. n. 223/2006, per cui il limite massimo di spesa va considerato in maniera più rigorosa, tenendo conto solo del numero delle unità immobiliari, e non più del numero dei comproprietari di ogni immobile


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 29/04/2008, n. 181)


 


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A cura di Vincenzo D’Andò


 


 

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