Consolidamento dei debiti e piani finanziari di risanamento – centralità e modalità del ruolo del professionista – rapporti con gli istituti di credito


Lo stato di crisi di un’impresa impone necessariamente la ricerca di soluzioni alternative alla procedura concorsuale del fallimento con l’evidente obiettivo di salvaguardare il patrimonio aziendale e la potenziale capacità dell’impresa di produrre reddito e ricchezza.


La forte turbolenza ambientale e la pressione competitiva riscontrate nel capitalismo maturo di questi anni, oltre ad alcune innovazioni tecnologiche e ad altri fattori macroeconomici, hanno infatti messo in evidenza l’importanza centrale del processo di pianificazione strategica dell’impresa.


L’attività d’impresa, infatti, non è una semplice sequenza di atti unificati da una o più direttrici funzionali unificanti: è un’attività pianificata e programmata.


Nelle elaborazioni degli aziendalisti la programmazione viene descritta (1) al tempo stesso come attività di previsione delle condizioni ambientali in cui l’impresa verrà a trovarsi in futuro e come anticipazione figurata dell’assetto da dare all’impresa al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati.


Si intuisce come la pianificazione costituisca una risposta dell’impresa, anzi la tipica risposta dell’impresa, al problema dell’imprecisione, che si posiziona alla base dell’evento-insolvenza.


 


Ne è prova che spesso la non corretta gestione della tesoreria interna e quindi dei flussi di cassa, evidentemente imputabile a diversi fattori come appresso si evidenzierà (cause esogene quali la generale contrazione della domanda, allungamento dei tempi medi di incasso, o endogene quali il disequilibrio tra fonti di finanziamento ed impieghi, non corretta utilizzazione delle linee di credito accordate, etc.) provoca una situazione di scarsa liquidità, che se protratta nel tempo può degenerare in stato di insolvenza e poi dissesto (2).


 


Ne deriva che proprio con l’obiettivo di anticipare lo stato di insolvenza e riportare l’impresa in bonis, il legislatore è intervenuto con il nuovo art. 182-bis, modificato dal D.Lgs. 12.09.07 n. 169, secondo il quale “l’imprenditore in stato di crisi può chiedere, depositando apposita documentazione, l’omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti stipulato con i creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti, unitamente ad una relazione redatta da un professionista in possesso di taluni requisiti (art. 67, comma 3, lettera d) sulla fattibilità dell’accordo stesso, con particolare riferimento alla sua idoneità ad assicurare il regolare pagamento dei creditori estranei”.


 


Già dalla lettura del disposto normativo si evince la centralità della figura del professionista indispensabile nella ricerca e nell’attuazione delle soluzioni alla crisi dell’azienda che possono qui di seguito essere elencate:


 


1.     preparazione del piano di concordato e del contenuto dell’accordo di ristrutturazione;


2.     attestazione della veridicità dei dati aziendali;




3.     attestazione della fattibilità del piano di concordato e della fattibilità dell’accordo di ristrutturazione dei debiti;


4.     redazione del piano di risanamento;


5.     attestazione della ragionevolezza del piano di risanamento.


 


Prima di procedere all’elaborazione del piano di ristrutturazione occorrerà individuare la natura e le cause che hanno generato la crisi.


Essa può essere classificata in base a:


         l’intensità


         le possibilità di risanamento


 


Circa l’intensità, la crisi può essere ulteriormente suddivisa in declino, crisi, insolvenza e dissesto.


Quanto alle possibilità di risanamento, la crisi può essere (3):


         reversibile, quando il capitale netto risulta positivo e la gestione produce ancora reddito;


         irreversibile, quando lo squilibrio finanziario in termini di capitale circolante, margine di tesoreria e margine di struttura non consente la produzione di un adeguato livello reddituale.


 


Naturalmente i fattori scatenanti, come già brevemente accennato, possono essere esterni all’azienda o interni; questi ultimi a loro volta possono essere imputabili a:


         errori compiuti dai soggetti preposti all’adozione delle decisioni;


         inefficienze interne;


         sovracapacità produttiva;


             decadimento e raggiungimento del termine del ciclo di vita dei prodotti, errori nella determinazione dei fattori di marketing mix (prodotto, prezzo, distribuzione, attività promozionale);


         errata programmazione o scarsa e/o inefficiente attività di auditing;


         squilibrio finanziario e patrimoniale.


 


La determinazione del piano di risanamento costituisce per il professionista la fase più cruciale; infatti essa si sostanzia, attraverso l’elencazione dei dati di natura economico, patrimoniale e finanziario, nella determinazione delle misure necessarie per il riequilibrio dell’intera struttura.


Appare necessario in questa fase non solo l’elencazione ed il commento dei dati numerici, ma anche l’illustrazione dei motivi alla base dell’adozione di tutte le decisioni di risanamento.


 


Schematizzando, le fasi di redazione del piano di risanamento riguardano:


         raccolta dei dati e delle informazioni relative all’impresa;


         redazione del piano industriale;


         redazione del piano economico;


         redazione del piano finanziario;


         redazione del prospetto dei flussi di cassa.


 


Rimandando volutamente l’analisi dei primi tre documenti, poiché tuttavia facilmente intuibili nel loro contenuto ed obiettivo (individuazione delle strategie e delle risorse economiche necessarie per l’attuazione)  appare più utile soffermarsi sulla redazione del piano finanziario.


Quest’ultimo ha l’obiettivo di evidenziare il raggiungimento di una situazione di equilibrio finanziario attraverso la realizzazione del piano industriale che garantirà il superamento della fase di crisi dell’impresa ed il suo avvio verso una situazione di normalità garantendo anche la presenza dei flussi di cassa per l’adempimento delle obbligazioni verso i creditori.


 


In ambito finanziario la ristrutturazione ha lo scopo di:


         contenere e diminuire l’esposizione verso il sistema bancario;


         garantire all’impresa in crisi le fonti di finanziamento necessarie alla sua sopravvivenza;


         garantire la presenza di fonti di finanziamento aventi un costo adeguato ai risultati della gestione aziendale;


         garantire la coincidenza temporale tra i flussi di rimborso degli impegni ed i flussi di cassa stimati.


 


Dott. Giuseppe Demauro


18 Marzo 2008








NOTE


(1) Galletti, I piani di risanamento, in Riv. dir. comm. 2007 II



(2) DE FERRA, (nt. 5), 198; e v. anche una delle raccomandazioni contenute nel Best project on restructuring, bankruptcy and a fresh start, redatto sotto l’egida della Commissione UE nel settembre del 2003 (in http://europa.eu.int).



(3) Bertacchini, Accordi di ristrutturazione dei debiti, in Impresa Commerciale.


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