La revocatoria delle operazioni bancarie


 

 

OSSERVAZIONI PRELIMINARI

   E’ normale prassi per le imprese aprire conti correnti di corrispondenza presso un istituto bancario, con il quale la stessa banca consente al correntista di versare proprie disponibilità e successivamente di prelevarle per effettuare pagamenti di vario genere fino all’esaurimento di quanto accantonato (“conto attivo”).

   Tale contratto costituisce un unico rapporto obbligatorio e non separati rapporti per ciascuna singola operazione.

   Talvolta la banca consente al correntista, una volta esaurita la provvista personale, di continuare ad effettuare prelevamenti utilizzando il denaro della banca, che viene pertanto prestato al correntista (“conto passivo”).

   In tal caso la banca concede al correntista un affidamento per un importo prestabilito e per una scadenza talvolta a tempo indeterminato (fino a revoca) e talvolta a scadenza fissa.

   Nella prassi giornaliera accade sovente che la banca tolleri temporanei sconfinamenti rispetto agli affidamenti concessi. In tal caso siamo in presenza di un cosiddetto “conto scoperto”.

   Se però l’impresa viene dichiarata fallita, i versamenti effettuati nell’anno precedente la sentenza dichiarativa del fallimento sono revocabili ai sensi dell’articolo 67 comma 2 della legge fallimentare per la parte eccedente il limite di provvista autorizzato con l’affidamento, in quanto operazioni aventi natura solutoria destinate a pagare debiti liquidi ed esigibili mediante il ripristino della provvista, con conseguente riduzione o estinzione del credito della banca nei confronti del correntista.

   E’ stato più volte sollevato in passato il problema che, con la revoca di tutti i singoli versamenti effettuati dal correntista nell’anno precedente il fallimento senza tenere conto dell’andamento dello scoperto nel suo complesso, potrebbe accadere che il totale degli importi revocabili possa assumere un valore considerevolmente superiore non solo all’effettiva riduzione dell’indebitamento da parte della banca, ma addirittura superiore all’indebitamento della banca di un anno prima.

   Per fare fronte al problema, il legislatore è intervenuto con il decreto legge 14.03.2005 (convertito nella legge 14.05.2005 n. 80), applicabile però soltanto alle procedure concorsuali iniziate dopo il 17.03.2005.

   Nella presente relazione viene esaminata la normativa antecedente al 17.03.2005 cioè quella valida per le procedure iniziate prima di tale data. Per la nuova normativa verrà pubblicata in futuro una nuova relazione.

   Desidero esprimere un particolare ringraziamento al dott. Giuseppe Rebecca di Vicenza, le cui opere e pubblicazioni sulla materia che si sta trattando mi sono state di validissimo ausilio e riferimento.

 

INDAGINI DEL CONSULENTE TECNICO

    Le indagini che il C.T.U. dovrà eseguire saranno incentrate sull’approfondimento dei seguenti punti (sinteticamente indicati, in quanto ripetuti nella bozza di relazione):

= una sommaria esposizione storica sui fatti di cui è causa (breve sintesi dell’atto di citazione del curatore e della comparsa di costituzione e risposta della banca, data di apertura della procedura, descrizione dell’incarico ricevuto);

= la descrizione della documentazione esaminata;

= la composizione del credito della banca nei confronti della impresa fallita;

= la predisposizione di un prospetto con l’elenco di tutte le operazioni intercorse con la banca nell’anno precedente la dichiarazione di fallimento, distinguendo i vari conti interessati (c/c di corrispondenza, conto effetti al salvo buon fine, conto anticipi su fatture, ecc.);

= l’accertamento analitico degli affidamenti concessi al correntista e tipo di documentazione rinvenuta a loro conferma (è molto importante accertare se il documento di concessione degli affidamenti abbia data certa);

= la descrizione dei principi che hanno orientato l’accertamento del C.T.U. sulla determinazione delle operazioni revocabili;

= la predisposizione di un prospetto con l’elenco delle operazioni ritenute revocabili dal C.T.U.;

= un capitolo finale con le conclusioni in risposta ai quesiti ricevuti.

  

BOZZA DI RELAZIONE

  

NOTIZIE PRELIMINARI

 

   Con ricorso del .. il Curatore fallimentare della società .. citava in giudizio la Banca .. affinchè fossero revocati tutti i versamenti e tutte le rimesse effettuati dalla società fallita sui c/c 111 e 222 e 333 aperti presso la Banca convenuta, nell’anno anteriore al 31.12.2002 (data della sentenza dichiarativa del fallimento).

   Con comparsa di costituzione e risposta del .. la Banca .. chiedeva che le domande dell’attore fossero respinte, facendo tra l’altro presente che:

= gli affidamenti concessi erano stati regolarmente documentati

= i c/c 222 e 333 non erano conti ordinari, ma erano invece conti anticipi

= non è stato dimostrato dall’attore che la Banca fosse a conoscenza dello stato di insolvenza del correntista.

   E’ stata pertanto disposta C.T.U. diretta alla ricostruzione dei rapporti intercorsi tra le parti, con riferimento ai conti correnti di cui all’atto di citazione e con particolare attenzione alla natura dei c/c 222 e 333, alla quantificazione delle rimesse effettuate dalla società fallita sui conti summenzionati nell’anno antecedente alla data di dichiarazione del fallimento della società.

 

RISULTATI DELLE INDAGINI

 

   Le operazioni di consulenza sono iniziate il .. con la partecipazione dei C.T.P..

   Dall’esame della documentazione in atti nonché dalle ulteriori notizie raccolte presso le parti in causa è emerso quanto segue:

 

1 – NOTIZIE STORICHE

 

   Con sentenza del 31.12.2002 il Tribunale di .. dichiarava il fallimento della società ..

   Dai documenti in atti risulta che la Banca si è insinuata nel passivo del fallimento per l’importo di euro 100.000,00 così composto:

= saldo debitore sul c/c 111 alla data

  del 31.12.2002                              euro   70.000,00

= saldo debitore sul c/c 222 alla data

  del 31.12.2002                              euro    5.000,00

= anticipazioni concesse sul c/c 333 per

  fatture non pagate dai destinatari          euro   10.000,00

= effetti s.b.f. ritornati insoluti           euro   15.000,00

                                                    ———-

               Totale                         euro  100.000,00

 

2 – MOVIMENTI DEL CONTO CORRENTE 111

 

   Il conto corrente 111 è stato acceso il 15.01.1998, come da copia del contratto in atti.

   Le singole operazioni registrate negli anni 2001 e 2002 sono state elencate nei prospetti 1 e 2 che si allegano.

   Il conto presenta alla data di chiusura, cioè al 31.12.2002, un saldo debitore di euro 70.000,00.

 

3 – MOVIMENTI DEL CONTO CORRENTE 222

 

   Il conto corrente 222 è stato acceso il 28.02.1998.

   Le singole operazioni registrate negli anni 2001 e 2002 sono state elencate nei prospetti 3 e 4 che si allegano.

   Il conto presenta alla data di chiusura, cioè al 31.12.2002, un saldo debitore di euro 5.000,00.

 

4 – ANTICIPAZIONI SU FATTURE COMMERCIALI

 

   La Banca ha concesso al correntista anticipazioni sulle fatture commerciali contro cessione del credito, rilevandole sul c/c 333.

   L’importo totale delle anticipazioni su fatture non regolate dai destinatari ammonta ad euro 10.000,00.

 

5 – EFFETTI S.B.F. RITORNATI INSOLUTI

 

   La Banca ha concesso anticipazioni su ricevute bancarie ritornate insolute alla scadenza.

   E’ stata prodotta documentazione attestante in dettaglio i titoli insoluti non addebitati sul c/c 111 e precisamente:

= ricevuta bancaria al ..                    euro          ..

               Totale                        euro   10.000,00

                                                    =========

 

6 – AFFIDAMENTI CONCESSI AL CORRENTISTA

 

   Nella comparsa di costituzione del .. la Banca afferma di avere concesso al correntista i seguenti affidamenti (con valori in lire):

= dal  ..           Anticipi s.b.f.                300.000.000

                    Apertura di credito in c/c     100.000.000

                    Anticipi factoring              50.000.000

= dal  ..           Anticipi s.b.f.                350.000.000

                    Apertura di credito in c/c     125.000.000

                    Anticipi factoring              50.000.000

= dal  ..           Anticipi s.b.f.                450.000.000

                    Apertura di credito in c/c     150.000.000

                    Anticipi factoring              50.000.000

 

  I fidi concessi sono stati documentati dalla Banca con lettera di conferma nella stessa data di concessione, sottoscritta dal correntista (documenti in atti) e con estratto del libro fidi. Non sono stati rinvenuti altri elementi che assegnino la data certa a tali lettere di conferma.

 

7 – NOTE PRELIMINARI SULLA REVOCATORIA DELLE OPERAZIONI BANCARIE

 

   L’articolo 67 della L.F. (nel testo in vigore fino al 16.03.2005) elenca una serie di operazioni che il Curatore del fallimento può chiedere di revocare, in quanto lesive della “par condicio creditorum”.

   Tra le operazioni revocabili sono compresi i versamenti in c/c bancario (comma 2 articolo 67), in presenza di specifiche condizioni quali:

= l’esistenza di un conto affidato

= l’eventuale esistenza di scoperture eccedenti gli affidamenti

= l’eventuale riduzione del credito della banca nel periodo sospetto (l’anno precedente all’inizio della procedura)

= l’eventuale conoscenza da parte della banca dello stato di insolvenza del debitore.

 

7.1 – CONTO AFFIDATO

 

   Nell’ordinario rapporto di c/c bancario il correntista stipula con la banca un contratto mediante il quale viene attivato presso la stessa banca un conto sul quale il correntista potrà versare somme proprie che potrà riprelevare di volta in volta in forma frazionata.

   Il contratto quindi non genera separati rapporti di debito – credito per ciascuna delle operazioni contabilizzate, ma costituisce un unico rapporto obbligatorio con continue variazioni quantitative.

   Quando il correntista utilizza le proprie somme depositate nel conto, fino al loro esaurimento, siamo in presenza di un “conto attivo” cioè di un conto nel quale non sono consentiti prelevamenti eccedenti gli importi depositati.

   Tra la banca ed il correntista può essere però stipulato un accordo in base al quale lo stesso correntista, una volta esaurita la propria provvista, può effettuare prelevamenti e pagamenti utilizzando denaro prestato dalla banca e corrispondendo gli interessi convenuti.

   In tal caso tra le parti viene stipulato un vero e proprio contratto, nel quale vengono precisati l’importo massimo utilizzabile come scoperto, l’eventuale data di scadenza (data fissa, oppure fino a revoca), il tipo di utilizzo (scoperto di c/c, castelletto effetti, ecc.) e le altre modalità di gestione del conto. Il c/c viene quindi definito “conto affidato”.

 

 

7.2 -OPERAZIONI BANCARIE REVOCABILI

 

   In relazione a quanto sopra, la prima operazione che il C.T.U. dovrà compiere è quella di determinare l’ammontare dell’affidamento e l’effettiva data di decorrenza, verificando la presenza in atti (oppure acquisendo) la copia del contratto stipulato tra le parti.

   E’ stato infatti ribadito (Cass. 23.06.1994 n. 6031) che “..in caso di contestazione da parte della curatela in ordine all’entità o alla stessa esistenza del fido non è sufficiente che la banca produca la scheda degli affidamenti e l’estratto notarile del libro fidi. Si tratta infatti di documenti unilaterali della banca che necessitano di data certa anteriore al fallimento..”.

   La successiva verifica che il C.T.U. dovrà eseguire è quella di accertare se i versamenti effettuati dal correntista nell’anno precedente all’inizio della procedura siano stati destinati all’ordinario ripristino della disponibilità della provvista, oppure abbiano avuto natura solutoria consentendo alla banca la riduzione o l’estinzione del proprio credito.

   Da tale precisazione emerge la distinzione tra “conto passivo” e “conto scoperto”.

   Nel primo caso (conto passivo) il correntista si è limitato ad utilizzare, anche in maniera frazionata, gli affidamenti accordati dalla banca ripristinando con successivi versamenti o accrediti la provvista.

   Nel secondo caso (conto scoperto) il correntista preleva il denaro della banca senza che sia stato stipulato alcun contratto di affidamento, oppure preleva somme eccedenti il fido accordato. In questa situazione i successivi versamenti o accrediti hanno natura solutoria, in quanto consentono alla banca di ridurre o di estinguere la propria esposizione ed in conseguenza sono revocabili ai sensi dell’articolo 67 L.F. perché costituiscono pagamenti di debiti liquidi ed esigibili (Cass. 5.02.1997 n. 1083).

   Non è inoltre condivisibile la giustificazione della banca che gli sconfinamenti abbiano avuto carattere temporaneo e siano stati autorizzati verbalmente o tollerati, pur in assenza di specifica delibera. Pertanto l’assenza di un formale preventivo accordo scritto dell’ulteriore affidamento conferma l’esistenza della scopertura per tutti i versamenti destinati a ridurre i prelevamenti eccedenti il maggiore fido concesso senza alcuna delibera (Cass. 9.03.1995 n. 2752).

   Una ulteriore verifica riguarda l’eventuale esistenza di separati affidamenti concessi al correntista su distinti conti correnti e sulla natura di tali diversi affidamenti.

   E’ noto infatti che gli istituti bancari, oltre a concedere affidamenti per aperture di credito in conto corrente, concedono altri affidamenti collegati alla presentazione di titoli al salvo buon fine, alla riscossione di fatture già emesse nei confronti della clientela italiana oppure della clientela straniera ed altre simili operazioni.

   Le sostanziali differenze tra i due tipi di affidamenti sono:

= nell’apertura di credito in c/c la banca mette a disposizione del correntista un determinato importo, liberamente utilizzabile in tutto o in parte e continuamente ripristinabile in modo da ricrearne la disponibilità;

= nel fido per castelletto titoli la banca autorizza il correntista a presentare per l’incasso una certa quantità di titoli (tratte, ricevute bancarie e simili) sui quali verranno concesse anticipazioni. Non esiste quindi il divieto per il correntista di presentare titoli eccedenti i quantitativi prestabiliti, ma soltanto il limite entro il quale la banca si impegna a concedere anticipazioni;

= le operazioni bancarie connesse ai titoli s.b.f. non possono essere quindi equiparate alle aperture di credito in c/c in quanto non fanno conseguire, in maniera diretta, l’obbligo per la banca di mettere a disposizione una determinata somma con il conseguente diritto di utilizzo da parte del cliente (Cass. 6.09.1997 n. 8662 e 5.02.1997 n. 1083);

= i fidi di diversa natura non possono essere tra loro cumulati (Cass. 7.03.2003 n. 3396) per cui, tenuto conto che il fido per il castelletto titoli non si riferisce a somme comunque disponibili per il cliente ma rappresenta soltanto il limite quantitativo dei titoli che la banca si impegna ad accettare, lo stesso fido non può essere equiparato ad una apertura di credito (Cass. 21.01.2000 n. 656, Tribunale Mantova 13.03.2003, ecc.);

= gli anticipi concessi dalla banca sui titoli presentati al s.b.f. ed accreditati sul conto ordinario sono però equiparabili ai normali versamenti e quindi revocabili, in  quanto hanno come effetto il miglioramento del saldo “scoperto” avvicinandolo al saldo “passivo”;

= le presentazioni di titoli al s.b.f. non sono invece revocabili, se registrate su un separato conto di appoggio per l’evidenza e per il calcolo degli interessi, a condizione che il correntista non abbia la diretta ed immediata disponibilità dei corrispondenti importi se non attraverso la concessione della anticipazione concessa e rilevata per giroconto di partita dal conto di appoggio al conto ordinario. Se quindi viene dichiarata revocabile l’anticipazione concessa, non può essere dichiarata revocabile la presentazione dei titoli sul conto di appoggio sia in quanto si tratterebbe di una palese duplicazione della stessa operazione (una prima volta come anticipazione sul c/c ordinario ed una seconda volta come accredito sul conto di appoggio) sia per la sostanziale differenza tra la presentazione di titoli e l’apertura di credito in c/c (Tribunale Como 21.11.2003);

= resta pacifico il fatto che, ove le somme anticipate sulle presentazioni di titoli non dovessero confluire sul c/c ordinario ma dovessero essere utilizzate dalla banca per altri pagamenti, tali anticipazioni sarebbero comunque revocabili;

= una ulteriore considerazione va espressa per il ritorno dei titoli insoluti, sui quali le banca ha già concesso anticipazioni. Gli insoluti vengono sempre addebitati dalla banca sul c/c ordinario, mentre lo scarico sul conto anticipi avviene sempre alla pari senza tenere conto dei ritorni. La conseguenza pertanto sarà che l’importo dell’insoluto andrà detratto dall’importo dell’anticipazione già accreditata dalla banca, con data di riferimento pari a quella dell’anticipazione (Tribunale Napoli 27.02.2004, Tribunale Como 21.11.2003).

 

7.3 – IL SALDO DI RIFERIMENTO DEL C/C BANCARIO

 

   Il più complesso problema da affrontare è quello di stabilire il saldo di riferimento del conto, al fine della classificazione in “conto passivo” o in “conto scoperto”.

   Negli estratti conto che le banche inviano trimestralmente ai correntisti le operazioni (ed i conseguenti saldi) vengono indicati in ordine cronologico di registrazione. Per ciascuna operazione viene inoltre indicata la data della valuta, cioè la data assegnata dalla banca per la decorrenza ed il calcolo degli interessi passivi.

   La prima considerazione è che, salvo rare eccezioni, la data della registrazione contabile non coincide mai con la data della valuta. Ad esempio:

= per i versamenti in contanti la data dell’operazione e la data della valuta sono identiche,

= per il versamento di assegni bancari la data della valuta è di qualche giorno posteriore alla data dell’operazione,

= per i bonifici attivi provenienti da terzi la data della valuta è talvolta anteriore alla data dell’operazione,

= per gli effetti o ricevute bancarie presentati al salvo buon fine la data della valuta è notevolmente posteriore a quella dell’operazione, in quanto coincide con la data di scadenza dei titoli maggiorata di qualche ulteriore giorno per l’incasso,

= per i prelevamenti mediante l’emissione di assegno bancario la data della valuta è solitamente anteriore alla data della operazione, in quanto coincidente con la data di emissione del titolo, ecc.

   La scelta dell’uno (saldo contabile) o dell’altro criterio (saldo per valuta) può portare a marcate differenze di valutazione. Ad esempio, in presenza di:

= conto affidato per 50.000 totalmente utilizzati al 30.11

= versamento di un assegno bancario di terzi di 20.000 il 2.12

  contabilizzato dalla banca il 2.12 con valuta 10.12

= prelevamento contanti del correntista per 20.000 il 2.12

si avrebbe la seguente situazione:

Secondo il saldo contabile

= il conto risulterebbe regolare ai fini della eventuale revocatoria, in quanto l’affidamento di 50.000 non è stato superato.

Secondo il saldo per valuta

= dal 2.12 al 10.12 il saldo scoperto del c/c passa da 50.000 a 70.000 per ritornare a 50.000 dal 10.12 in poi,

= in questa situazione, il versamento di 20.000 effettuato il 2.12 è revocabile in quanto destinato a ridurre la scopertura di 20.000 eccedente il fido concesso.

 

   Fino al 1990 sia la giurisprudenza sia parte della dottrina ritenevano che il saldo di riferimento della revocatoria fallimentare fosse il saldo contabile. Poi sull’argomento si è pronunciata la Corte di Cassazione la quale, con la sentenza 29.05.1990 n. 5023, ha sostenuto che il saldo di riferimento della revocatoria fallimentare fosse il saldo per valuta in quanto, oltre ad essere utilizzato per il conteggio degli interessi dovuti dal correntista, “..segna anche il momento della fine dell’operazione e della concreta effettiva estinzione dello scoperto di conto..”.

   Ma ben presto emersero i notevoli inconvenienti provocati sia dalla precedente sia dalla successiva definizione (saldo contabile, oppure saldo per valuta), per cui fu adottata una nuova definizione del saldo di riferimento, collegata al presupposto che oggetto della revocatoria è il principio secondo il quale le rimesse possono essere revocate solo se il conto è “scoperto” e non solamente “passivo”, verificando quindi mediante appositi accertamenti tecnici quale sia la reale disponibilità del correntista al momento in cui effettua il versamento (saldo disponibile). Tale tesi, proposta da alcuni giudici di merito, è stata definitivamente avallata dalla Corte di Cassazione con le sentenze  22.03.1994 n. 2744 e 15.11.1994 n. 9591.

 

7.4 – LA DATA DI DISPONIBILITA’ DELLE OPERAZIONI

 

   Come già accennato in precedenza, la data della disponibilità varia tra operazione ed operazione in relazione alla sua natura.

   Sulla base di quanto solitamente evidenziato nei contratti di apertura di credito in c/c e delle varie tesi dottrinarie, si ritiene che le diverse date di disponibilità possano essere così determinate:

 

Operazioni a credito del correntista

= versamenti in contanti: la data del versamento

= versamenti di assegni circolari della stessa banca: la data del versamento

= versamenti di assegni circolari di altra banca: la data della valuta

= versamenti di assegni bancari di altro correntista dello stesso sportello bancario: la data del versamento (tenuto conto dell’immediata conoscenza dell’esito attraverso il sistema informatico)

= versamenti di assegni bancari di correntista di diversa filiale della stessa banca: un giorno feriale dopo la data del versamento (Trib. Milano 21.02.2002)

= versamenti di assegni bancari di diversa banca operante sulla stessa piazza: due giorni feriali dopo la data del versamento (termini di presentazione in stanza di compensazione)

= versamenti di assegni bancari di diversa banca fuori piazza: la data della valuta purchè non superiore a quindici giorni (termine ultimo per la levata del protesto)

= accredito di anticipi su effetti: la data della valuta

= accredito di anticipi su fatture interne, su fatture estere, ecc.: la data della valuta

= interessi attivi trimestrali: la data di chiusura del conteggio (cioè l’ultimo giorno di ciascun trimestre solare)

= giroconti a credito: la data di contabilizzazione

= bonifici a credito: la data della contabilizzazione, se la valuta è pari o precedente (Cass. 19.01.1998 n. 462); la data della valuta, se successiva alla data di contabilizzazione (in quanto non disponibile prima di quella data)

= storni di operazioni passive: stessa data dell’operazione stornata

 

Operazioni a debito del correntista

= prelevamenti in contanti: la data del prelevamento

= richiesta di assegni circolari: la data del prelevamento

= ordini di pagamento: la data della contabilizzazione (salvo prova certa della scadenza anticipata del pagamento, come ad esempio i pagamenti mensili delle imposte, pagati in una data ma contabilizzati in epoca successiva)

= bonifici a debito: la data della contabilizzazione (anche se il bonifico ha una data successiva, in quanto somma ormai impegnata)

= competenze bancarie trimestrali: la data di chiusura del conteggio (cio&egr


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