Novità fiscali del 6 settembre 2007. In evidenza: elenco Iva clienti e fornitori; compravendite immobili strumentali per natura e “reverse charge”

1) COMPRAVENDITE DI IMMOBILI STRUMENTALI PER NATURA: DAL 1° OTTOBRE 2007 SI DEVE APPLICARE IL MECCANISMO DEL “REVERSE CHARGE”


Il D.M. del 25.05.2007 (pubblicato sulla G.U. n. 152/2007) ha stabilito che dal 1.10.2007, il meccanismo del “reverse charge” (inversione contabile) si dovrà applicare anche per le compravendite di immobili strumentali per natura, nell’ipotesi in cui il cedente opti per l’assoggettamento ad IVA del trasferimento.


Sono, comunque, escluse dal particolare metodo contabile le cessioni di immobili abitativi le altre cessioni di immobili strumentali assoggettate ad IVA “per obbligo” e non per opzione del cedente, ossia quelle effettuate:


– Dall’impresa costruttrice, o da quella che ha eseguito sul medesimo immobile interventi di incisivo recupero, entro 4 anni dall’ultimazione dei lavori;


– nei confronti di soggetti passivi IVA con “pro-rata” di detraibilità pari o inferiore al 25%;


– nei confronti di soggetti non esercenti attività d’impresa, arti o professioni (poiché l’acquirente non è soggetto passivo IVA).


Pertanto, per tali casi dal 1.10.2007, dovendosi applicare il meccanismo del “reverse charge”, l’adempimento dell’IVA non sarà più curato dal cedente, ma direttamente dall’acquirente.


In sostanza:


– Il cedente dovrà fatturare all’acquirente il corrispettivo di vendita dell’immobile senza addebito dell’IVA e con l’indicazione della norma che lo esclude dall’applicazione dell’imposta (art. 17, 5° comma, D.P.R. n. 633/1972);


– l’acquirente dovrà integrare la fattura ricevuta, con l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta dovuta, con i connessi obblighi formali di registrazione della stessa, da effettuare sia nel registro delle fatture emesse o dei corrispettivi (di cui all’art. 23 e 24 del DPR n. 633/1972), sia in quello degli acquisti (di cui all’art. 25 del citato DPR n. 633/1972).


 



2) ELENCO IVA CLIENTI E FORNITORI – MANCANO ANCORA I MODELLI E LE ISTRUZIONI UFFICIALI: LE PRIME RISPOSTE AI DUBBI SOLLEVATI DAGLI OPERATORI


Con Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 25.05.2007 sono state rese note le specifiche tecniche relative alla trasmissione degli elenchi clienti e fornitori e le scadenze per la relativa trasmissione telematica.


Entro il 15.10.2007 dovranno trasmettere gli elenchi clienti e fornitori coloro che nel 2006 hanno realizzato un volume d’affari superiore ai limiti che consentono di optare per la liquidazione trimestrale (superiore ad € 516.457 per le cessioni di beni e ad € 309.874 per le prestazioni di servizi).


Entro il 15.11.2007 dovranno trasmettere gli elenchi clienti e fornitori tutti i soggetti passivi che nel 2006 hanno realizzato un volume d’affari che consente di optare per la liquidazione trimestrale.


La scadenza a regime è, invece, il 29 Aprile dell’anno successivo a quello a cui si riferiscono gli elenchi e riguarderà tutti i soggetti passivi IVA, indipendentemente dal volume d’affari realizzato nell’anno precedente.


Per l’anno 2007 il termine per la trasmissione sarà quindi il 29 Aprile 2008.


Limitatamente agli anni 2006 e 2007 l’elenco dei soggetti nei cui confronti sono state emesse fatture deve comprendere solo i titolari di partita IVA ed è possibile indicare solo la partita iva, qualora non si disponga del codice fiscale.


Sempre limitatamente al 2006 e 2007 è inoltre possibile non comunicare i dati riferiti alle seguenti operazioni:


– fatture (emesse o ricevute) di importo inferiore a € 154.94 registrate cumulativamente;


– fatture (emesse o ricevute) per le quali non è prevista la registrazione ai fini iva;


– fatture emesse annotate nel registro dei corrispettivi.


Sono invece escluse le cessioni e gli acquisti intracomunitari di beni e servizi, le importazioni e le esportazioni (art. 8, comma 1, lett. a) e B) DPR 633/72.


Semplificazioni per il periodo di imposta 2006:


Il D.L. n. 81/2007, convertito nella Legge n. 127/2007, ha però disposto l’esonero dalla presentazione degli elenchi per:


  – imprese e lavoratori autonomi in contabilità semplificata;


  – soggetti iscritti nei registri nazionali, regionali e provinciali e all’anagrafe delle ONLUS.


Mancanza del modello ministeriale


Il Sole 24 Ore del 5.9.2007 ha fatto rilevare che ancora manca il modello ministeriale relativo agli elenchi clienti e fornitori e le istruzioni per la compilazione.


Tutto ciò sta mettendo in difficoltà i contribuenti per la loro compilazione.


A tal fine, oltre ad evidenziare i dubbi sulla compilazione ne propone anche le possibili soluzioni.


Non vanno indicate negli elenchi le ricevute ma solo le fatture


Nel dettare i criteri per individuare i clienti e i fornitori da includere negli elenchi, il decreto del direttore dell’agenzia delle Entrate del 25.5.2007 distingue tra le operazioni attive e quelle di acquisto. Nel caso delle operazioni attive deve essere indicato “il codice fiscale dei soggetti nei cui confronti sono state emesse fatture” (per il 2006 e 2007 è sufficiente l’indicazione della partita Iva).


Per cui, ai fini della compilazione degli elenchi, non devono essere annotate le informazioni risultanti da altri documenti come le ricevute fiscali emesse.


E’ stato pure evidenziato, da Il Sole 24 Ore, come il provvedimento non contenga un’analoga previsione a proposito degli acquisti.


Esso, infatti, afferma che il contribuente deve indicare “il codice fiscale e la partita Iva dei soggetti da cui sono stati effettuati acquisti rilevanti ai fini dell’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto”.


Quindi, manca qualsiasi riferimento alla necessita di indicare solo gli acquisti documentati tramite fattura.


Tuttavia, viene ritenuto che occorre indicare esclusivamente le operazioni passive documentate da fattura.


Pertanto, nell’elenco non vanno comunque indicate le schede carburanti.


Operazioni IVA effettuate nei confronti dello Stato


Inoltre, non sfuggono all’obbligo le cessioni di beni e servizi effettuate nel confronti di Stato ed enti territoriali, infatti, ai fini dell’esigibilità dell’imposta e del diritto di detrazione, occorre fare riferimento non al momento di effettuazione dell’operazione, ma al momento del pagamento del corrispettivo.


È il caso, ad esempio, delle cessioni di beni è servizi effettuate: nei confronti delio Stato, enti territoriali e loro consorzi (artìcolo 6 del Dpr 633/72).


Anche queste operazioni vanno indicate negli elenchi.


Infatti, le fatture di acquisto a esigibilità differita rappresentano in ogni caso documenti emessi che differiscono dalle fatture a esigibilità immediata solo con riguardo al momento in cui sorge il diritto alla detrazione.


In sostanza, vanno comunque indicate le fatture che sono state emesse (con IVA a esigibilità differita) nel 2006, anche se sono state incassate, ad esempio, nel 2007.


Esportazioni verso San Marino e città del Vaticano escluse dall’indicazione negli elenchi


Infine, secondo il Sole 24 Ore le cessioni di beni verso San Marino sono operazioni assimilabili alle esportazioni (art. 71 del DPR 633/72), per cui anche tali operazioni è assai probabile che vadano escluse.


Lo stesso vale per le operazioni con la Città del Vaticano.


 



3) LIBRI PAGA E MATRICOLA DEI GIORNALISTI: CHIARIMENTI SU FRINGE BENEFIT E USO DELL’AUTO AZIENDALE


L’INPGI (l’Istituto di previdenza dei Giornalisti) ha fornito dei chiarimenti sulla istituzione e sulla tenuta dei libri paga e matricola e sull’utilizzo dell’auto aziendale.


Le aziende che hanno già in uso un libro paga e matricola vidimato dall’INAIL possono utilizzare tali libri obbligatori anche per il personale giornalistico assicurato presso l’INPGI.


Tuttavia,  i libri obbligatori vidimati dall’INPGI sono validi solo ed esclusivamente per il personale titolare di un rapporto di lavoro subordinato di natura giornalistica, assicurato presso l’INPGI.


Inoltre, le aziende che hanno in uso i libri obbligatori vidimati dall’INPGI, nel caso in cui  dovessero attivare presso l’Istituto ulteriori posizioni aziendali, devono continuare ad utilizzare i libri obbligatori già vidimati per la prima posizione aziendale attiva.


Altresì, anche nei confronti del personale giornalistico dipendente vi é  l’obbligo, previsto per la generalità dei dipendenti, di registrare le presenze nell’apposita sezione del libro paga, per cui, qualora il datore di lavoro deve effettuare copie conformi agli originali di tali documenti da custodire sul luogo di lavoro, per esibirli in occasione dei controlli e verifiche da parte del personale ispettivo, deve dotarsi sia di una copia del libro matricola (almeno limitatamente alle pagine relative ai giornalisti occupati nella singola redazione o ufficio), sia di una copia del libro paga (limitatamente alla sezione del registro presenze riferito ai medesimi nominativi).


Chiarimenti su Fringe Benefit – Utilizzo auto aziendale


L’art.15 bis, comma 7 e 8,  del D.L. 2.7.2007 n. 81, convertito in Legge 3.8.2007, n. 127,  ha fissato – con effetto dal 1/01/2007 –  nuovamente al 30%  del predetto costo  il valore del benefit che concorre a determinare la base imponibile.


Pertanto, a decorrere dal periodo di paga di gennaio 2007, i datori di lavoro sono tenuti a determinare il valore del benefit che concorre alla formazione della base imponibile sulla quale calcolare la contribuzione dovuta all’Inpgi applicando la predetta percentuale del 30%.


I datori di lavoro che – ai sensi del  D.L. n. 262 del 2.10.2006, (conv. con legge 24.11.2006 n° 286) – hanno applicato la percentuale del 50%,  potranno recuperare la maggiore contribuzione versata effettuando una compensazione con la contribuzione corrente.


Tale compensazione potrà essere operata inserendo nella denuncia contributiva (DASM), per ogni dipendente interessato,  una seconda riga di retribuzione (con segno negativo),  indicando Mese 14 e  giorni lavorati  0.  In tale seconda riga di retribuzione  dovrà essere dichiarato un importo pari alla maggiore retribuzione assoggettata a contribuzione nei mesi precedenti.


(Circolare INPGI 04/09/2007, n. 6)


 



4) ACCERTAMENTO BANCARIO: IL CONTRADDITTORIO NELLA FASE PRE-CONTENZIOSO COSTITUISCE SOLO UNA FACOLTÀ E NON UN OBBLIGO


La Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sulla delicata questione dell’accertamento bancario delle imposte sui redditi, in particolare, preliminarmente ha stabilito che è legittima, in virtù della presunzione di cui all’art. 32, D.P.R. n. 600/1973, l’imputazione dei versamenti operati su conti correnti bancari a ricavi conseguiti dal contribuente nella propria attività d’impresa, per cui spetta al contribuente dovere fornire, in sede amministrativa o contenziosa, la prova contraria, senza necessità per l’amministrazione di instaurare un contraddittorio precontenzioso.


E proprio, in merito a tale problematica, la Suprema Corte ha evidenziato che il contraddittorio pre-contenzioso costituisce una mera facoltà e non un obbligo.


Pertanto, la Cassazione ha confermato l’operato dell’Amministrazione finanziaria, la quale, pur in assenza di contraddittorio con la parte contribuente, ha proceduto ad esaminare i conti correnti bancari dei soci (da cui sono emersi ricavi non contabilizzati) e subito dopo ha rettificato il reddito imponibile ai fini IRPEG ed ILOR per gli anni d’imposta 1991 e 1992, saltando, quindi, la fase della convocazione del contribuente a cui chiedere le eventuali spiegazioni sulle somme ritenute in evasione d’imposta.


In sostanza, secondo la tesi della Corte di Cassazione, non serve inserire nel ricorso la circostanza che l’ufficio non abbia convocato il contribuente e ne abbia, quindi negata la possibilità di contestare i rilievi effettuati nel rapporto diretto tra soggetto accertato e Amministrazione finanziaria, giacché lo stesso contribuente può tranquillamente contestare le presunzioni accertate dal fisco nel ricorso stesso e, quindi, nella successiva fase, quella giurisprudenziale.


(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 27/07/2007, n. 16720)


 


Vincenzo D’Andò


 


6 Settembre 2007


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