Enti locali: l’imposta di scopo per la realizzazione di opere pubbliche


L’art. 8 del disegno di legge della finanziaria 2007 prevede la possibilità per i comuni di istituire una imposta di scopo, strutturata ai sensi del decreto ICI (d.lgs. n. 504/92), per finanziare “sino” al 30% della spesa sostenibile per la realizzazione di opere pubbliche.


Non si tratta di una vera e propria novità fiscale in quanto già il vecchio testo unico della finanza locale prevedeva il cosiddetto “contributo di miglioria specifica”, il quale stabiliva che i proprietari dei terreni che avrebbero beneficiato degli incrementi di valore dovuti alla realizzazione dell’opera dovevano sostenere il costo della stessa.


Non altrettanto nuova è l’obiezione sollevata dalla dottrina secondo cui un’imposta di scopo non ha motivo di esistere, considerato che “per definizione” i caratteri dell’imposta sono quelli di generalità ed indeterminatezza, senza considerare il singolo caso concreto. Ma tant’è!


A decorrere dal 1° gennaio 2007, pertanto, i comuni possono deliberare con regolamento l’istituzione di un’imposta di scopo destinata esclusivamente alla parziale copertura delle spese per la realizzazione di opere pubbliche individuate dai comuni nello stesso regolamento, quali:


a) opere per il trasporto pubblico urbano;


b) opere viarie, con l’esclusione della manutenzione straordinaria ed ordinaria delle opere esistenti;


c) opere particolarmente significative di arredo urbano e di maggior decoro dei luoghi;


d) opere di risistemazione di aree dedicate a parchi e giardini;


e) opere di realizzazione di parcheggi pubblici;


f) opere di restauro;


g) opere relative a nuovi spazi per eventi e attività culturali, allestimenti mussali e biblioteche;


h) opere di realizzazione e manutenzione straordinaria dell’edilizia scolastica;


i) opere di conservazione dei beni artistici ed architettonici.


Da questo elenco, come si evince chiaramente, sono escluse le realizzazioni di unità abitative o progetti di social housing.


Tale imposta, quindi, deve essere disciplinata mediante un regolamento che deve indicare anche il periodo di applicazione (non superiore a cinque anni) e l’aliquota aggiuntiva a quella ordinariamente prevista per l’ICI (non superiore allo 0,5 per mille).


Si tratta, in sostanza, di una vera e propria addizionale ICI condizionata alla realizzazione di opere pubbliche o di “opera pubblica” così come formulato nei commi 3 e 6 dell’articolo in commento. Non si comprende, infatti, se l’imposta sia finalizzata alla realizzazione di più opere (comma 1) o di una sola opera (commi 3 e 6) e, nello stesso tempo, se l’imposta debba essere applicata per ciascuna opera o per l’insieme delle stesse. A ciò si aggiunga che se l’opera realizzata in medio/grandi comuni coinvolga un solo quartiere, la stessa deve essere onorata da tutta la collettività, o meglio, dalla sola collettività “proprietaria immobiliare”.


Per quanto riguarda la decorrenza di tale imposta, inoltre, si segnala che l’approvazione del regolamento comunale (unitamente al bilancio di previsione dell’ente) produce i suoi effetti a far data dal 1° gennaio dell’anno d’imposizione successivo; pertanto, qualora il termine di approvazione del bilancio comunale 2007, stabilito al 31/12/2006 ex art. 151 del d.lgs. n. 267/2000, non venisse prorogato (vd. art. 53, comma 16, della legge n. 388/2000 come sostituito dall’art. 27, comma 8, della legge n. 448/2001), il predetto regolamento, ancorché adottato dal consiglio comunale esplicherà la propria efficacia soltanto dal 1° gennaio 2008.


Dulcis in fundo l’ultimo comma dell’art. 8 stabilisce che nel caso di mancato inizio dell’opera pubblica entro due anni dalla data prevista dal progetto esecutivo i contribuenti possono chiedere il rimborso degli importi versati entro il termine di cinque anni dal giorno del pagamento, ovvero da quello in cui è stato accertato il diritto alla restituzione.


Dal tenore della disposizione, tuttavia, non si comprende:


1) quale tutela spetti al contribuente nel caso in cui (assolutamente non raro) l’opera venga iniziata entro il biennio ma mai completata?


2) quali modalità adottare in caso di rimborso “massivo” di un importo non dovuto (una specie di “class action” fiscale)?;


3) che natura ha il termine quinquennale entro cui chiedere il rimborso? Prescrittiva e, quindi, interrompibile, oppure decadenziale?


 


Da tutto quanto sopra detto sembra di intuire che sarebbe utile un articolato chiarimento normativo da parte del legislatore, anche perché così facendo si eviterebbe un surplus di lavoro ai nostri infaticabili posteri!      


 


 


Novembre 2006  


 


Maurangelo Rana


 


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