Spesometro: lotta o incentivo all'evasione?

come è noto, è diventato obbligatorio comunicare all’Agenzia delle Entrate le fatture di importo rilevante, tuttavia emergono alcune criticità e dubbi riguardo a tale segnalazione…

Come noto, l’art. 21 del DL 78/2010 conv. in legge 30.07.2010, n. 122, ha previsto l’obbligo di comunicazione telematica delle operazioni rilevanti ai fini IVA di importo pari o superiore ad € 3.000,00 (cd. spesometro). Col provvedimento del 22/12/2010 pubblicato in G.U. n. 1 del 3.01.2011, l’Agenzia delle entrate ha dato attuazione all’obbligo. L’adempimento riguarda tutti i soggetti passivi IVA che effettuano operazioni rilevanti ai fini IVA, ed interesserà, a partire dall’anno 2011 anche gli acquisti effettuati, oltre soglia (€ 3.600,00 iva compresa) da privati cittadini.

 

Soggetti obbligati alla comunicazione

La disposizione interessa imprese e professionisti che effettuano operazioni rilevanti ai fini iva con imponibile in fattura oltre € 3.000. Nei casi di operazioni straordinarie o altre trasformazioni sostanziali soggettive, avvenute durante il periodo cui si riferisce la comunicazione, è necessario distinguere le seguenti ipotesi:

– nel caso in cui il soggetto si è estinto per effetto dell’operazione straordinaria o della trasformazione sostanziale soggettiva, quello subentrante deve trasmettere la comunicazione contenente anche i dati delle operazioni effettuate dal soggetto estinto;

– nel caso in cui il soggetto non si è estinto per effetto dell’operazione straordinaria, la comunicazione deve essere presentata dallo stesso.

 

Oggetto della comunicazione

Occorre comunicare cessioni di beni e prestazioni di servizi rese e ricevute, per le quali, nel corso del periodo d’imposta, i corrispettivi dovuti dal cessionario o committente, o al cedente o prestatore, secondo le condizioni contrattuali, hanno raggiunto o superato la soglia dei tremila euro, al netto dell’imposta applicata.

Rientrano nell’alveo applicativo tutte le operazioni rilevanti ai fini dell’applicazione del tributo ivi comprese le operazioni non imponibili, esenti e non soggette.

La comunicazione, a regime, va spedita telematicamente entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello di riferimento.

Al fine di garantire la graduale introduzione dell’obbligo comunicativo in parola ed assicurare, al tempo stesso, sin dalla prima attuazione della disposizione, la disponibilità dei dati necessari a contrastare i fenomeni evasivi e di frode di maggiore rilevanza anche dal punto di vista economico, per il periodo d’imposta 2010, l’importo è elevato ad euro venticinquemila; la comunicazione è limitata alle sole operazioni soggette all’obbligo di fatturazione e può essere effettuata fino al 31 ottobre 2011.

La soglia viene elevata a Euro 3.600,00 comprensiva dell’imposta sul valore aggiunto, per le operazioni non soggette all’obbligo di fatturazione (scontrino fiscale e ricevuta fiscale), vale a dire nei confronti di privati cittadini. In questo caso cedenti e prestatori dovranno segnalare le operazioni a partire dal 1 maggio 2011.

Qualora siano stipulati più contratti tra loro collegati, ai fini del calcolo del limite, si considera l’ammontare complessivo dei corrispettivi previsti per tutti i predetti contratti.

Pertanto, relativamente ai contratti di:

  • appalto,

  • fornitura,

  • somministrazione e

  • altri contratti da cui derivano corrispettivi periodici,

l’operazione è da comunicare qualora i corrispettivi dovuti in un anno solare siano complessivamente di importo pari o superiore a euro tremila.

Considerato che il provvedimento cita “…i corrispettivi dovuti…” sembrerebbe lecito presumere la necessità di inserire nella comunicazione l’intero importo contrattuale (es. fornitura periodica) poniamo pari ad € 10.000,00 anche quando nell’anno solare sia stato fatturato una rata di acconto pari ad e 2.500,00. Il problema, evidentemente, si pone anche per i contratti di consulenza professionale periodica che vengono stipulati con i clienti, ma sul punto si attendono istruzioni ufficiali.

Sono escluse dall’obbligo di comunicazione le seguenti operazioni:

– importazioni;

– esportazioni di cui all’art. 8, comma 1, lettere a) e b) del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633;

– le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate e ricevute, registrate o soggette a registrazione, nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in Paesi cosiddetti black list di cui al decreto del Ministro delle finanze in data 4 maggio 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 107 del 10 maggio 1999 e al decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 21 novembre 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 273 del 23 novembre 2001;

– operazioni che hanno costituito oggetto di comunicazione all’Anagrafe tributaria, ai sensi dell’art. 7 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605. 2.5

Sono altresì escluse, in fase di prima applicazione, le operazioni rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto per le quali non ricorre l’obbligo di emissione della fattura, effettuate fino al 30 aprile 2011.

Anche se non espressamente menzionate, a parere di chi scrive, resterebbero fuori dalla comunicazione le forniture (o le prestazioni) effettuate dal cedente (o committente) nell’anno di riferimento ad uno stesso soggetto passivo, ma in assenza di contratto appalto, fornitura, somministrazione e altri contratti da cui derivano corrispettivi periodici.

 

Elementi da indicare nella comunicazione

Nella comunicazione vanno indicati, per ciascuna cessione o prestazione di cui ai punti

a) l’anno di riferimento, avendo riguardo all’annotazione nei registri iva o, in mancanza, al criterio generale di cui all’art. 6, dpr n. 633/72 (consegna per i beni mobili; pagamento del corrispettivo per i servizi);

b) la partita IVA o, in mancanza, il codice fiscale del cedente, prestatore, cessionario o committente;

c) per i soggetti non residenti nel territorio dello Stato, privi di codice fiscale, i dati di cui all’articolo 4, primo comma, lettere a) e b), del decreto del presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605;

d) i corrispettivi dovuti dal cessionario o committente, o al cedente o prestatore, secondo le condizioni contrattuali, e l’importo dell’imposta sul valore aggiunto applicata o la specificazione che trattasi di operazioni non imponibili o esenti; per le operazioni rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto per le quali non ricorre l’obbligo della fattura, i corrispettivi comprensivi dell’imposta sul valore aggiunto applicata.

Per le operazioni non soggette all’obbligo di fatturazione, il committente o il commissionario è tenuto a fornire i propri dati identificativi.

È consentita la trasmissione di una comunicazione in sostituzione di un’altra precedentemente inviata, purché essa si riferisca al medesimo periodo temporale e la sostituzione avvenga, previo annullamento della precedente comunicazione, non oltre 30 giorni dalla scadenza del termine previsto per la trasmissione dei dati.

La trasmissione deve avvenire tramite il servizio telematico Entratel ovvero Internet (Fisconline); il contribuente ha facoltà di avvalersi degli intermediari abilitati alla trasmissione telematica delle dichiarazioni.

I dati si considerano trasmessi soltanto al momento in cui è completata la procedura di ricezione; a tal fine l’Agenzia delle entrate attesta l’avvenuta trasmissione dei dati mediante apposite ricevute, rese disponibili entro cinque giorni lavorativi successivi a quello di invio, salvo cause di forza maggiore.

 

Valido supporto investigativo o elemento di propensione all’evasione ?

Nelle aspirazioni del legislatore il nuovo obbligo telematico, che consentirà all’amministrazione finanziaria l’acquisizione telematica di informazioni, permetterà di scovare i soggetti <a rischio> così da orientare, in modo incisivo, i controlli finalizzati al contrasto all’evasione.

Nutriamo qualche dubbio.

In primo luogo va valutato che tali strumenti telematici di monitoraggio delle spese suscitano perplessità e scetticismo tra gli stessi organi deputati alla ricerca di materia imponibile presumibilmente sottratta al fisco.

Nella circolare n. 1/2008, diramata dal Comando Generale della Guardia di Finanza, al capitolo VI, è stato evidenziato che l’utilizzo di applicazioni informatiche risultano di scarso ausilio ai fini dell’individuazione dei soggetti “non segnalati” nell’ambito delle stesse nell’ipotesi in cui si tratta di far emergere capacità economica sommersa, attribuibile a soggetti che si pongono nella situazione di non essere direttamente individuabili, se non tramite una azione di ricerca tipica (cfr. M. IAVAGNILIO, La comunicazione telematica iva, Corriere Tributario, n. 33/2010).

Ci si potrebbe riferire, nel caso specifico della comunicazione telematica iva, a coloro che, privati cittadini, “sfuggiranno” a qualsiasi banca dati, tramite specifici accorgimenti quale, per esempio, quello di acquistare beni e/o servizi soprasoglia non personalmente ma mediante, per esempio:

  • enti societari capienti;

  • soggetti di diritto estero;

  • intestazioni ad altra persona fisica nullatenente e quindi inutilmente accertabile, o peggio a soggetti inesistenti.

Occorre poi valutare la posizione soggettiva del committente e/o del cedente nell’ottica di un suo concreto interesse all’acquisizione delle generalità del compratore.

Indipendentemente dalla necessità del sostenimento di spese finalizzate a dotarsi di un sistema amministrativo che permetta l’individuazione (e memorizzazione) del cliente e quindi consenta di integrare – per i privati cittadini – la ricevuta o lo scontrino fiscale attraverso il codice fiscale, in dottrina è stato osservato come “… il fornitore non è interessato alle generalità effettive di chi compra, ma solo a prendere i soldi e consegnare la merce. E non si può trasformare il fornitore in un investigatore, tra l’altro, senza compenso, a beneficio del fisco…” (v. R. LUPI; P. CENTORE, Elenco clienti e fornitori, uno strumento sbagliato per un obiettivo giusto, Dialoghi Tributari n. 10/2007).

Considerando l’obiettivo della norma sarebbe stato lecito attendersi un rigoroso regime sanzionatorio in caso di inosservanza degli obblighi imposti dall’art. l’art. 21 del DL 78/2010 conv. in legge 30.07.2010, n. 122. Tutt’altro. L’omissione della comunicazione ovvero l’effettuazione con dati incompleti o non veritieri comporta l’irrogazione della sanzione amministrativa da 258 euro a 2.065 euro, prevista dall’art. 11, D.lgs. 18/12/1997, n. 471, con eventuale riduzione della sanzione ai sensi del comma 3, art. 16, medesimo decreto legislativo.

Ciò significa che, il rischio di “commettere” inesattezze nell’indicazione del codice fiscale del cliente, ovvero la totale omissione dell’indicazione dell’operazione eseguita nella comunicazione telematica iva da parte di uno o entrambi i contraenti – se soggetti passivi iva – potrebbe costare ai soggetti obbligati una potenziale sanzione di importo pari ad euro 64 cadauno.

Senza contare la concreta possibilità, per lo meno per i clienti privati cittadini, di proporre al negoziante operazioni non tracciate (rectius in nero) al fine di evitare di sortire effetti ai fini dell’accertamento sintetico.

 

Reazioni del mondo professionale

In una lettera pubblicata dal Corriere della Sera, il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Claudio Siciliotti, si è inserito nel dibattito aperto da un editoriale del 10 gennaio scorso, nel quale si definiva la nuova norma, che obbliga un privato cittadino ad identificarsi con il tesserino di codice fiscale per poter procedere all’acquisto in un negozio, sostanzialmente poco liberale.

Secondo il Presidente del Consiglio Nazionale “… l’obbligo di comunicazione al fisco di tutti gli acquisti di beni e di servizi effettuati da privati cittadini per importi superiori a 3.600 IVA inclusa (oltre che di tutte le operazioni tra imprese di importo superiore a 3.000 euro) è, nel panorama internazionale, una cosa più unica che rara. Evitiamo di dire che si tratti di una norma tutto sommato normale…”.

 

12 febbraio 2011

Attilio Romano

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