L’esterometro “attrae” i privati: i chiarimenti dell'AdE

esterometroL’Agenzia delle entrate con la risposta all’istanza di interpello n. 85 del 27 marzo scorso ha fornito ulteriori chiarimenti riguardanti il nuovo adempimento costituito dall’esterometro e ora, alla luce delle ultime indicazioni, risulta meglio delineato l’ambito applicativo.

Il caso specifico preso in esame riguardava le prestazioni di servizi poste in essere da una società inglese, priva di partita Iva, nei confronti di soggetti passivi Iva in Italia.

Dalla risposta si desume con chiarezza che, ai fini del nuovo adempimento, è irrilevante la natura del soggetto non stabilito nel territorio italiano che, al limite, potrebbe anche non essere in possesso della soggettività passiva ai fini Iva.

Parimenti irrilevante dovrebbe essere anche il requisito di territorialità dell’operazione che potrebbe anche essere considerata effettuata in un altro Paese.

Conseguentemente dovrebbero essere inclusi nell’adempimento sia i dati relativi alle operazioni nei confronti di soggetti passivi, che quelle nei confronti di “privati” consumatori finali.

I soggetti obbligati: ancora incertezze

L’Agenzia delle entrate, nel fornire risposta all’istanza di interpello, ha ribadito che l’adempimento deve essere eseguito da tutti i soggetti passivi.

Continuano dunque ad alimentarsi i dubbi circa la sussistenza dell’obbligo per le operazioni poste in essere dai contributi forfetari che, secondo un’interpretazione letterale dovrebbero essere soggetti al nuovo adempimento.E’ auspicabile che l’Agenzia delle entrate sciolga al più presto anche questo dubbio.

Operazioni non documentate da fatture

L’Agenzia delle entrate ha omesso di affrontare anche un altro problema la cui soluzione è stata richiesta da molti operatori. Non si comprende se possano essere escluse dal perimetro applicativo dell’adempimento le operazioni non documentate con l’emissione delle fatture. Si tratta, in buona sostanza, dei corrispettivi di cui all’art. 22 del D.P.R. n. 633/1972 e certificati ai sensi del D.P.R. n. 696/1996.

La mancanza dell’obbligo sembrerebbe essere confermata dalle specifiche tecniche allegate al provvedimento del 30 aprile 2018 che fanno riferimento ai soli dati risultanti dalle fatture emesse e ricevute.

I modelli INTRASTAT

L’Agenzia delle entrate ha chiarito che i due adempimenti operano su piani completamente distinti. La circostanza che il contribuente sia obbligato a presentare i modelli INTRA non assume alcun rilievo ai fini della nuova comunicazione periodica.

L’esterometro è un adempimento obbligatorio per tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi verso o da soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato, senza ulteriori limitazioni.

Il “reverse charge” esterno

Dalla risposta fornita dall’Agenzia delle entrate è emerso che per gli acquisti di beni e servizi effettuati da soggetti extra UE che, la cui documentazione è costituita, ai sensi dell’art. 17, comma 2 del D.P.R. n. 633/1972, da autofattura, non è necessaria l’adozione del formato elettronico e la trasmissione allo SdI.

Tale circostanza impone l’invio dell’esterometro ai sensi dell’art. 1, comma 3 – bis del D.Lgs. n. 127 del 2015.

 

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a cura di Forte Nicola

2 Aprile 2019

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