I controlli sul volume d'affari non congruo che nascono dallo spesometro

Commercialista Telematico | Software fiscali, ebook di approfondimento, formulari e videoconferenze accreditateCon il provvedimento direttoriale n. 251544 dell’8.11.2017, l’Agenzia delle Entrate definisce le modalità di fruizione, per contribuenti e Guardia di Finanza, delle informazioni che emergono dal confronto tra “il volume d’affari dichiarato e l’importo delle operazioni comunicate dai contribuenti e dai loro clienti all’Agenzia delle Entrate ai sensi dell’art.21, DL n.78/2010“.

I contribuenti potranno così regolarizzare gli errori o le omissioni eventualmente commessi mediante l’istituto del ravvedimento operoso di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, o in alternativa comunicare all’Agenzia delle Entrate eventuali elementi, fatti e circostanze dalla stessa non conosciuti.

Premessa

Per favorire le comunicazioni tra l’Amministrazione Finanziaria e il contribuente, permettere l’assolvimento degli obblighi tributari, l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei contribuenti soggetti passivi IVA le informazioni derivanti dal confronto con i dati comunicati all’Agenzia delle Entrate, dai contribuenti stessi e dai loro clienti soggetti passivi IVA, da cui risulterebbe che gli stessi abbiano omesso di dichiarare il volume d’affari conseguito.

Il contribuente può, quindi, fornire elementi, fatti e circostanze dalla stessa non conosciuti in grado di giustificare la presunta anomalia.

Il Provvedimento del 7 novembre 2017 stabilisce le modalità con cui l’Agenzia mette a disposizione del contribuente tali informazioni.

Il volume d’affari

Il volume d’affari è rappresentato dalla somma di tutte le cessioni e prestazioni in campo IVA effettuate e registrate al netto delle variazioni in diminuizione e dell’imposta addebitata al cliente. Questa grandezza si ricava dalla dichiarazione IVA.

Concorrono alla formazione del volume d’affari:

  • Tutte le operazioni effettuate all’interno dello Stato;

  • Le operazioni intracomunitarie;

  • Le esportazioni verso paesi fuori del territorio dell’Unione Europea;

  • Le operazioni non soggette per le quali è stata emessa la fattura.

Non concorrono alla formazione del volume d’affari:

  • Le cessioni di beni ammortizzabili;

  • I passaggi interni tra contabilità separate;

  • Le operazioni effettuate in anni precedenti, ma con imposta esigibile nel corso dell’anno.

I controlli dell’Agenzia delle Entrate: sintesi

Il controllo del Fisco dopo la consegna della dichiarazione dei redditi è un’operazione abbastanza comune che di solito viene effettuata a campione. Se però dal controllo si rileva qualche anomalia, scatta il passaggio successivo ovvero l’accertamento.

Il controllo da parte del Fisco serve per verificare gli obblighi che siamo tenuti a rispettare: fatturazione, registrazione, liquidazione, dichiarazione, versamento.

La verifica può consistere nel controllo formale della dichiarazione che abbiamo presentato oppure in un controllo più approfondito basato sia sulla dichiarazione sia sui documenti allegati alla stessa. In alcuni casi il controllo può essere effettuato anche con ispezioni e verifiche nella nostra sede di lavoro. Quando questo avviene la Guardia di Finanza analizza le nostre scritture contabili, la documentazione emessa e ricevuta, gli estratti conto bancari.

Quando la fase di controllo evidenzia delle violazioni, scatta l’accertamento. A questo punto l’Amministrazione Finanziaria valuta l’imposta o la maggiore imposta dovuta, calcola i relativi interessi da pagare e ci comunica la sanzione amministrativa che dobbiamo versare. Esistono diverse modalità per realizzare concretamente la fase di accertamento.

In particolare, il Fisco può usare:

  • l’accertamento analitico

  • l’accertamento induttivo

  • l’accertamento basato sui conti correnti

  • l’accertamento sintetico in base agli indici di spesa

  • l’accertamento basato sui parametri

L’accertamento analitico ci può interessare se siamo obbligati…

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