Omessa dichiarazione e rischi sulla detrazione IVA

Una società identificata in Romania ometteva presentare le dichiarazioni IVA relative al quarto trimestre del 2011 ed al primo trimestre del 2012, il che aveva comportato l’annullamento della sua identificazione ai fini dell’IVA a partire dal 1° agosto 2012.
La società aveva continuato ad emettere fatture, comprensive di IVA, senza procedere alle relative dichiarazioni per tutto il periodo 1 agosto 2012-31 luglio 2013.
Solo il 30 gennaio 2014 essa depositava le dichiarazioni IVA relative al quarto trimestre del 2011, nonché al primo ed al secondo trimestre del 2012.
In seguito ad un controllo fiscale effettuato nel 2015, l’amministrazione finanziaria rumena procedeva a richiedere il versamento dell’IVA percepita nel periodo durante il quale non era identificata, negando la detrazione dell’Iva pagata nel medesimo periodo.
Ancora una volta, a distanza di pochi mesi[1], la Corte torna a pronunciarsi un caso legato alla normativa rumena[2] in base al quale l’autorità fiscale può “annullare” l’identificazione ai fini Iva se nel corso di un semestre civile non viene depositata alcuna dichiarazione IVA.
In via pregiudiziale, il giudice del rinvio chiedeva, alla Corte di Giustizia, se la direttiva 2006/112, debba essere interpretata nel senso che osta ad una normativa nazionale, come quella di cui trattasi, che consente all’amministrazione fiscale di negare ad un soggetto passivo il diritto di detrarre l’IVA nel caso in cui la sua identificazione ai fini dell’IVA sia stata annullata in ragione della mancata presentazione, per un determinato periodo, delle dichiarazioni IVA entro il termine previsto dalla legge.
I principi affermati dalla Corte di Giustizia UE

Nella sentenza 7 marzo 2017, Causa C-159/17, la Corte ricorda, riportandosi tra l’altro a precedenti sentenze riguardanti il diritto rumeno, che il diritto dei soggetti passivi di detrarre dall’IVA di cui sono debitori l’IVA dovuta o versata a monte per i beni acquistati e per i servizi loro prestati costituisce un principio fondamentale del sistema comune dell’IVA istituito dalla normativa dell’Unione europea.
Il regime delle detrazioni mira a sgravare interamente l’imprenditore dall’onere dell’IVA dovuta o pagata nell’ambito di tutte le sue attività economiche. Il sistema comune dell’IVA garantisce, quindi, la neutralità dell’imposizione fiscale per tutte le attività economiche, indipendentemente dallo scopo o dai risultati di dette attività, purché queste siano, in linea di principio, di per sé soggette all’IVA.
Secondo la giurisprudenza costante della stessa Corte[3], il principio fondamentale della neutralità dell’IVA esige che la detrazione dell’IVA pagata a monte venga riconosciuta se sono soddisfatti i requisiti sostanziali, quand’anche taluni requisiti formali siano stati disattesi dal soggetto passivo.
La Corte ha più volte dichiarato[4] che il fatto di sanzionare l’inosservanza, da parte del soggetto passivo, degli obblighi contabili e di dichiarazione con un diniego del diritto a detrazione eccede chiaramente quanto necessario per conseguire l’obiettivo di garantire il corretto adempimento di tali obblighi, posto che il diritto dell’Unione non vieta agli Stati membri di irrogare, se del caso, un’ammenda o una sanzione pecuniaria proporzionata alla gravità dell’infrazione.
Ad una diversa soluzione si può tuttavia pervenire quando l’inosservanza dei requisiti formali abbia l’effetto di impedire che sia fornita la prova certa del rispetto dei requisiti sostanziali[5]; in questi casi, infatti, il diniego del diritto a detrazione dipende più dalla mancanza delle informazioni necessarie ad accertare la sussistenza dei requisiti sostanziali che dall’inosservanza di un requisito formale[6].
La Corte conclude, pertanto, che “il diritto a detrazione può essere negato qualora venga dimostrato, alla luce di elementi oggettivi, che tale diritto viene invocato in modo …

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