Spesometro: a proposito di proroga

ha fatto scalpore la decisione assunta dall’Agenzia delle Entrate di posporre la scadenza dello spesometro fissata per il prossimo 28 febbraio: si spera che questo rinvio sia il primo passo di un diverso rapporto Fisco – Contribuente

Ha fatto scalpore la decisione assunta dall’Agenzia delle Entrate di posporre (il termine ci sembra più corretto di “prorogare”) la scadenza dello spesometro (recupero del primo trimestre 207 e secondo trimestre 2017) fissata per il prossimo 28 febbraio 2018.

Sicuramente l’anno parte con una cattiva notizia: una proroga che va a scombinare l’intenso calendario fiscale previsto per il 2018; data la numerosità delle scadenze previste è probabile che lo slittamento andrà a scontrarsi con qualche altro adempimento (facendo qualche ipotesi si cadrà fra fine marzo e aprile). Ricordiamo che uno degli obiettivi della Legge di Bilancio per il 2018 era la creazione di un calendario degli adempimenti (qui potete leggere un calendario di massima degli adempimenti IVA 2018) che non rendesse necessarie proroghe a ripetizione.

Il provvedimento dell’Agenzia fa vedere, forse per la prima volta dopo tanto tempo, un cambio di passo: in breve, l’Agenzia intende rispettare i principi dello Statuto del Contribuente (e del buon senso) e non intende imporre adempimenti fiscali senza dare 60 giorni di tempo ad intermediari e contribuenti per la studio della normativa, dei modelli e degli adempimenti. Lo spesometro 2017 probabilmente è stato veramente un orrore da questo punto di vista: richiesta di dati che ha superato in follia il famigerato 740 lunare dell’anno 1992, software mai in grado di gestire correttamente l’adempimento (con grossi dubbi dal punto di vista della privacy), proroghe arrivate all’ultimo secondo e adempimento neutralizzato dopo la scadenza dopo che l’Amministrazione ha compreso la follia di quanto richiesto.

Oggi le premesse sembrano corrette: l’adempimento è stato alleggerito dei dati superflui (quasi tutti quelli inseriti per la versione 2017), il Fisco ha posposto l’adempimento con anticipo e ha previsto di scadenzarlo solo quando sarà definitivo.

Si tratta di scelte di palese buon senso: non si può predisporre una scadenza se non si hanno gli strumenti tecnici per gestirla e per utilizzare i dati richiesti ai contribuenti.

Non si può concedere una proroga a pochi giorni dalla scadenza per obbligare contribuenti e intermediari a tentar di adempiere per poi ripetere l’adempimento qualche tempo dopo.

Le norme dello Statuto del contribuente che richiedono di concedere 60 giorni per lo svolgimento degli adempimenti sono norme di ovvio buon senso, a meno di non voler asfissiare il mondo produttivo con adempimenti inutili, percepiti, ovviamente, come pura oppressione.

 

22 gennaio 2018

Luca Bianchi

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