La deduzione dell'IRAP dalle imposte dei redditi: tra istanze correttive e dichiarazione dei redditi - quarta parte

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Il credito per le imposte pagate all’estero

L’Agenzia delle entrate ha ritenuto, coerentemente all’impostazione interpretativa adottata con riguardo alla disciplina delle società non operative, che la presentazione dell’istanza di rimborso, implicando la riduzione dell’imposta sul reddito dovuta, possa causare anche la diminuzione del credito per i redditi prodotti all’estero utilizzabile nello stesso periodo.
Se, infatti, alla formazione del reddito concorrono proventi prodotti all’estero le imposte ivi pagate possono essere portate in detrazione in Italia, ma solo fino a concorrenza della quota di imposta italiana relativa al reddito estero e, comunque, nel limite dell’imposta netta italiana relativa allo stesso periodo.
L’imposta estera non può essere rimborsata ma è possibile per le imprese – al ricorrere delle condizioni previste dell’art. 165, comma 6, del TUIR – riportare all’indietro e in avanti l’eccedenza della stessa, al fine di utilizzare il relativo credito nel periodo in cui si verifica un’eccedenza della quota d’imposta italiana rispetto a quella estera.
L’Assonime ha osservato, nella circolare n. 9 del 2013, che se l’imposta chiesta a rimborso con l’istanza cartacea fosse di importo inferiore a quello determinabile in base alla normativa in esame non spetterebbe il rimborso del maggiore importo per i periodi d’imposta antecedenti il 2007, tramite l’invio dell’istanza telematica.
L’Agenzia ha affrontato innanzitutto il caso in cui la maggiore eccedenza d’imposta estera generata a causa della deduzione dell’IRAP trovi capienza, in uno o più dei periodi d’imposta antecedenti a quello in corso al 31 dicembre 2012, con un’eccedenza della quota d’imposta italiana. In tal caso il contribuente può utilizzare il credito così generato, secondo il meccanismo di cui del cosiddetto carry back e carry forward, a riduzione dell’imposta relativa al periodo in cui l’eccedenza d’imposta estera trova capienza e va, a tal fine, presentata un’istanza di rimborso di cui all’art. 38 del DPR n. 602 del 1973, evidenziando: il periodo d’imposta cui si riferisce la maggiore eccedenza d’imposta estera; l’eventuale IRAP versata che giustifica tale maggiore eccedenza; la maggiore imposta sui redditi versata nei periodi successivi chiesta a rimborso.
Se la maggiore eccedenza d’imposta estera non trova capienza nei periodi anteriori al 2012, i contribuenti non tenuti a presentare l’istanza di rimborso telematica possono evidenziare l’importo della stessa in un’istanza “cartacea” di cui all’art. 38 del DPR n. 602 del 1973, facendo riferimento, per quanto riguarda i termini di presentazione, a quelli stabiliti nel Provvedimento del 17 dicembre 2012. La maggiore eccedenza va, altresì, riportata nel quadro CE, sezione II-C, del modello UNICO da presentare successivamente alla trasmissione della comunicazione cartacea, barrando la casella “Casi particolari”.
L’Assonime ha chiarito il pensiero dell’Agenzia in relazione ai casi in cui la deduzione dell’IRAP determina una minore eccedenza d’imposta nazionale e, quindi, una minore possibilità di detrarre le imposte estere e, di conseguenza, la compensazione effettuata nei periodi successivi si rivela indebita. In tali ipotesi il contribuente deve tenere conto, in sede di presentazione dell’istanza telematica, delle imposte sui redditi da restituire per il periodo nel quale è stata utilizzata l’eccedenza rettificata. La stessa Associazione ha osservato che, trattandosi di una compensazione che è risultata indebita a seguito dell’applicazione di una norma …

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