Rating di legalità - Guida pratica

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GUIDA PRATICA
Requisiti, punteggio, procedura ed operatività: un’autovalutazione etica per le imprese

Avv. GIOVANNI GIUSTINIANI – Avv. DOMENICO ZALUM

Prefazione a cura del Prof. Avv. Nicola Pignatelli

 

Il principio di legalità, inteso come limitazione sia dei poteri pubblici che dei poteri privati (rectius delle funzioni private), ha storicamente subito un processo di dilatazione, attraverso un’estensione dei parametri di legittimità; dalla legge, nello Stato liberale ottocentesco, alla Costituzione, nello Stato democratico, sino alle fonti europee, direttamente applicabili, a seguito della maturazione del processo di integrazione europea, e quindi anch’esse paradigma di legalità.

Tuttavia tale dinamica evolutiva non si è arrestata e risolta nel diritto positivo, palesando una dimensione ulteriore. Le complesse vicende nel nostro ordinamento giuridico della libertà di impresa degli operatori economici hanno sintetizzato plasticamente la suddetta dilatazione, al di là dei limiti costituzionalizzati nell’art. 41 della Costituzione, e quindi al di là della normativa attuativa, nonché della normativa europea pro-concorrenziale.

Non può negarsi, infatti, come sia progressivamente emerso un modello di responsabilità sociale di impresa, suggestivamente descritto nel libro verde della Commissione europea “Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese” come una “integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate”; un modello riferito sia alla dimensione interna della organizzazione dell’impresa sia a quella esterna della dinamica dell’impresa. In questo scenario, in cui la legalità delle imprese si è quindi arricchita di un significato valoriale, il modello di responsabilità sociale ha trovato una sua positivizzazione in un istituto giuridico generale, quello del “rating di legalità”, idoneo a fare sintesi di una serie di misure in parte già esistenti (protocolli di legalità, codici di auto-regolamentazione, white lists, ecc.) e quindi idoneo a fornire un quadro sinottico di una molteplicità di parametri etici (peraltro rilevante ben al di là di uno specifico ambito materiale, pur particolarmente sensibile, come quello delle procedure ad evidenza pubblica).

Il rating di legalità, oggetto di un procedimento ad istanza di parte di qualificazione e di attribuzione di un punteggio da parte dell’AGCM, sembra così sintetizzare il nesso inscindibile tra legalità positiva (lotta alla criminalità, corruzione, sicurezza sui luoghi di lavoro, normativa antitrust) e legalità valoriale (espressa diffusamente nelle misure di soft law). In tale logica il rating di legalità diviene uno strumento di diffusione di buone pratiche, di attuazione e implementazione del principio di legalità, in una sua nuova forma, nonché in via indiretta di lotta alla corruzione e alla criminalità, esse stesse nemiche del mercato e della concorrenza.

Questo volume, in modo chiaro ed efficace, ha il pregio di contribuire a propria volta, grazie alla professionalità degli Autori, a diffondere la conoscenza di un istituto virtuoso.

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