Decreto dignità: costi più elevati per il lavoro a tempo determinato

Il Decreto dignità, appena approvato, prova a “penalizzare” i rapporto di lavoro precari aumentando l’onere contributivo in capo ai datori di lavoro e ponendo paletti e limiti alla libertà contrattuale e alla possibilità di rinnovare i rapporti a termine. Le modifiche entreranno in vigore immediatamente dopo l’approvazione del decreto e si applicheranno, oltre che ai nuovi contratti, anche ai rinnovi di quelli già in corso stipulati a norma del Jobs Act. Viene previsto l’obbligo della apposizione di una valida causale in caso di apposizione del termine ai contratti di lavoro subordinato. La causalità di questa tipologia contrattuale rimane ammessa soltanto in caso di stipula di un contratto di durata non superiore a 12 mesi. Il numero massimo di proroghe del contratto viene ridotto da 5 a 4, sempre nell’ambito dei complessivi 36 mesi di durata. L’onere contributivo è aumentato dello 0,5% in caso di rinnovo del contratto a tempo determinato anche in somministrazione.

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