Non sono dovute le sanzioni tributarie se i chiarimenti del Fisco sono arrivati in ritardo - Diario Quotidiano del 25 Marzo 2020

Nel DQ del 25 Marzo 2020:
NOTIZIA IN EVIDENZA – 1) Non sono dovute le sanzioni tributarie se i chiarimenti del Fisco sono arrivati in ritardo
2) Comunicazione al registro delle imprese anche in caso di riconferma degli amministratori entro 30 giorni
3) Il professionista escluso da IRAP può presentare la dichiarazione a tali fini, ma non pagarla
4) Fondo patrimoniale inattaccabile per il recupero tributario di proventi illeciti
5) Retribuzione “in nero”: dichiarazioni del datore di lavoro inchiodano fiscalmente
6) Ius superveniens: decorrenza degli interessi in caso di istanza di rimborso
7) Emergenza CoronaVirus: flash dal Fisco
8) Commercialisti e Consulenti del lavoro: “Urgente un piano choc per salvare le imprese italiane”
9) Emergenza epidemiologica Covid-19_DL 17 marzo 2020, n. 18_ulteriori indicazioni per gli Ordini dei Commercialisti

10) Coronavirus, Cdm approva decreto con nuove sanzioni

1) Non sono dovute le sanzioni tributarie se i corretti chiarimenti del Fisco sono arrivati in ritardo rispetto alle difficoltà segnalate dalla stampa specializzata

sanzioni tributarieNon sono dovute sanzioni tributarie se il comunicato dell’Agenzia delle Entrate è sopraggiunto dopo le difficoltà operative evidenziate dalla stampa specializzata.
Peraltro, nel caso di specie, la sussistenza delle “obbiettive condizioni di incertezza” è stata anche “testimoniata” dagli esperti della stampa specializzata.

E’ quanto stabilito dalla Corte di cassazione, con l’ordinanza n. 6872 del 11 marzo 2020, che ha respinto il ricorso proposto dall’Agenzia delle entrate.

 

Il caso di disapplicazione delle sanzioni tributarie

Il Fisco aveva irrogato ad una S.p.A., per l’anno 2004, la sanzione di cui all’art. 13 del d.lgs. n. 471 del 1997 per superamento del limite di compensazione Iva per la somma di euro 303.303,14.

La Commissione Tributaria Regionale ha correttamente (secondo la Suprema corte) ritenuto non applicabili le sanzioni sul caso per l’evidente “incertezza normativa oggettiva”, ex artt. 8 del d.lgs. n. 546 del 1992 e 6, comma 2, del d.lgs. n. 472 del 1997, sulla portata dell’art. 8, comma 3, del D.P.R. n. 542 del 1999 – quanto alla inclusione o meno dei crediti trimestrali Iva nel calcolo del limite quantitativo annuo ex art. 34 della legge n. 388/00 utilizzabile in compensazione – stante la difformità delle interpretazioni in merito non solo della stampa specializzata ma anche dell’Amministrazione finanziaria (Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 218/E del 5 dicembre 2003).

Soltanto, in seguito, con un comunicato stampa l’Agenzia delle entrate aveva poi chiarito definitivamente la questione, ma ormai troppo tardi per il contribuente.

 

Decisione della Cassazione

Alla luce di ciò, il Collegio supremo ha ritenuto corretta la valutazione del giudice d’appello circa la sussistenza delle “obbiettive condizioni di incertezza” -ai sensi degli artt. 8 dei d.lgs. n. 546 del 1992, 6, comma 2, D.Lgs. n. 472/97 e 10, comma 3, L. n. 212/00- ossia una c.d. incertezza normativa oggettiva, la quale assurge a causa di esenzione del contribuente dalle sanzioni amministrative previste per violazioni di norme tributarie laddove. integri una “condizione di inevitabile incertezza sul contenuto, sull’oggetto e sui destinatari della norma tributaria, ovverosia l’insicurezza ed equivocità del risultato conseguito attraverso il procedimento d’interpretazione normativa, riferibile non già ad un generico contribuente, o a quei contribuenti che per la loro perizia professionale siano capaci di interpretazione normativa qualificata (studiosi, professionisti legali, operatori giuridici di elevato livello professionale), e tanto meno all’Ufficio finanziario, ma al giudice, unico soggetto dell’ordinamento cui è attribuito il potere-dovere di accertare la ragionevolezza di una determinata interpretazione” (nello stesso senso, CESS. n. 4616 del 2016).

In conclusione, la Corte di cassazione ha rigettato il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate.

 

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A cura di Vincenzo D’Andò

Mercoledì 25 marzo 2020

 

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