Reverse charge: cosa accade se si assoggetta erroneamente all’inversione contabile una fattura (e viceversa) e come rimediare all’errore

Come noto il reverse charge consiste in un particolare meccanismo contabile che, in deroga alle regole ordinarie del sistema dell’IVA, individua quale debitore dell’imposta il cessionario o committente dell’operazione. Rimane, naturalmente, inteso che, per poter applicare il “reverse charge”, è necessario che il cessionario o committente sia un soggetto passivo IVA. Diversamente, nel caso in cui il committente sia un privato, l’imposta è dovuta dal cedente o prestatore secondo i criteri ordinari.

La disciplina dell’inversione contabile è stabilita dall’articolo 17 del D.P.R. n. 633/1972, in particolare dai commi 5 e 6, che individuano alcune fattispecie di operazioni per le quali si applica il meccanismo in parola.

Il Reverse charge interno disciplinato dall’articolo 17, commi 5 e 6, del D.P.R. n. 633/1972

L’inversione contabile da articolo 17, commi 5 e 6 del D.P.R. n. 633/1972 si applica alle seguenti fattispecie:

  • cessioni interne di “oro da investimento” (e relative prestazioni di intermediazione) poste in essere dai soggetti che producono e commerciano oro (o che trasformano oro in oro da investimento) imponibili IVA per opzione, nonché cessioni interne di “oro diverso da quello di “investimento ” (c.d. “oro industriale”) e di argento (articolo 17, comma 5, del D.P.R. n. 633/1972);

  • prestazioni di servizi rese da soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono l’attività di costruzione o ristrutturazione di immobili, ovvero nei confronti dell’appaltatore principale o di un altro subappaltatore (articolo 17, comma 6, lettera a), del D.P.R. n. 633/1972).

  • cessioni di fabbricati abitativi e strumentali imponibili IVA a seguito di opzione (articolo 17, comma 6, lettera a-bis ), del D.P.R. n. 633/1972);

  • prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici (articolo 17, comma 6, lettera a-ter ), del D.P.R. n. 633/1972);

  • cessioni non al dettaglio – effettuate sino al 31 dicembre 2018 – aventi ad oggetto telefoni cellulari (articolo 17, comma 6, lettera b), del D.P.R. n. 633/1972);

  • cessioni non al dettaglio – effettuate sino al 31 dicembre 2018 – aventi ad oggetto console da gioco, tablet PC e laptop, nonché dispositivi a circuito integrato (articolo 17, comma 6, lettera c), del D.P.R. n. 633/1972);

  • trasferimenti di quote di emissioni di gas ad effetto serra definite dall’articolo 3 della Direttiva 2003/87/CE, trasferibili ai sensi del successivo articolo 12 della medesima Direttiva (articolo 17, comma 6, lettera d-bis), del D.P.R. n. 633/1972);

  • trasferimenti di altre unità che possono essere utilizzate dai gestori per conformarsi alla citata Direttiva 2003/87/CE, e di certificati relativi al gas e all’energia elettrica (articolo 17, comma 6, lettera d-ter ), del D.P.R. n. 633/1972);

  • cessioni di gas ed energia elettrica ad un soggetto passivo-rivenditore ai sensi dell’articolo 7-bis, comma 3, lett. a), del D.P.R. n. 633/1972, ovvero la cui attività principale è costituita dalla rivendita di tali beni, e il cui consumo personale è trascurabile (articolo 17, comma 6, lettera d-quater ), del D.P.R. n. 633/1972).

La Legge n. 208/2015 ha, inoltre, previsto l’applicazione del meccanismo di inversione contabile alle prestazioni di servizi rese dalle imprese consorziate nei confronti del consorzio di appartenenza,

laddove quest’ultimo sia aggiudicatario di una commessa nei confronti di un ente pubblico e fatturi in regime di “split payment ” (articolo 17-ter del D.P.R. n. 633/1972). Questa estensione, prescritta dalla lettera a-quater ) dell’articolo 17, comma 6, del D.P.R. n. 633/1972, non è ancora operativa, ma entrerà in vigore previa concessione, da parte del Consiglio europeo, di una misura di deroga alla direttiva 2006/112/CE in materia di IVA.

Il Decreto n. 633/1972 regola ulteriori ipotesi di inversione…

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