Diario quotidiano del 9 ottobre 2017: lo spesometro tornerà annuale?

Pubblicato il 9 ottobre 2017



1) Presentazione delle Denunce aziendali di variazione: dal 2018 trasmissione in UNIEMENS
2) Detassazione: welfare aziendale con obiettivi individuali
3) Calderone (Cup): “L’equo compenso non può più aspettare”
4) Confermata la costituzione delle Startup senza notaio
5) Avviso di liquidazione: se il notaio ha pagato, niente più rimborso per il suo cliente
6) Sisma in Sicilia: anche il lavoratore può chiedere il rimborso IRPEF
7) Frode Iva: termini di prescrizione
8) Spesometro: ritorna annuale e con mini fatture semplificate
9) Cndcec: corso e-learning per revisore legali dal 12 ottobre 2017
10) A breve inizia anche il nuovo corso a distanza per revisori locali
Commercialista Telematico - Software,ebook,videoconferenze1) Presentazione delle Denunce aziendali di variazione: dal 2018 trasmissione in UNIEMENS 2) Detassazione: welfare aziendale con obiettivi individuali 3) Calderone (Cup): “L’equo compenso non può più aspettare” 4) Confermata la costituzione delle Startup senza notaio 5) Avviso di liquidazione: Se il notaio ha pagato, niente più rimborso per il suo cliente 6) Sisma in Sicilia: anche il lavoratore può chiedere il rimborso IRPEF 7) Frode Iva: termini di prescrizione 8) Spesometro: ritorna annuale e con mini fatture semplificate 9) Cndcec: corso e-learning per revisore legali dal 12 ottobre 2017 10) Cndcec: a breve inizia anche il nuovo corso a distanza per revisori locali ***

1) Presentazione delle Denunce aziendali di variazione: dal 2018 trasmissione in UNIEMENS

Allineamento dati DA-DMAG: presentazione delle Denunce aziendali di variazione adempimento delle aziende.

La trasmissione, a partire da gennaio 2018, avverrà con cadenza mensile e sarà canalizzata nel sistema UNIEMENS.

L’INPS rende noto che con i messaggi nn. 3700 del 31/3/2014 e 5703 dell’ 1 luglio 2014, si è dato avvio ad un processo finalizzato ad un corretto allineamento dei dati, relativi alle caratteristiche aziendali, presenti negli archivi dell’Istituto.

A tal fine, a partire dalla denuncia presentata nel primo trimestre 2014, l’Istituto, nell’ipotesi in cui i dati esposti nella denuncia DMAG e quelli presenti nell’archivio DA non fossero stati congruenti, ha invitato i datori di lavoro interessati a recarsi presso la sede INPS territorialmente competente al fine di verificare le ragioni della mancata congruenza.

Nel corso di quest’ultimo triennio la quasi totalità delle aziende ha provveduto, mediante la presentazione di una DA di variazione, a comunicare le eventuali modifiche delle proprie caratteristiche aziendali intervenute “medio tempore”.

Nel frattempo è intervenuta la normativa in materia di adattamento al sistema UNIEMENS che, all’art. 8, co. 8, Legge 29 ottobre 2016, n. 199, ha previsto un significativo cambiamento nella trasmissione, da parte delle aziende, delle denunce dei lavoratori agricoli occupati.

Tale trasmissione, a partire da gennaio 2018, avverrà con cadenza mensile e sarà canalizzata nel sistema UNIEMENS.

Poiché la normativa citata, ferme restando le scadenze di pagamento, inciderà sulla modalità di tariffazione, che avverrà avvalendosi anche dei dati presenti negli archivi dell’Istituto, si invitano le aziende, qualora fossero intervenute ulteriori variazioni afferenti i propri dati aziendali, a comunicare, con la massima tempestività, le eventuali difformità.

L’INPS rammenta che la compilazione della denuncia aziendale di cui al comma 2 dell’art.5 del D.lgs 375/93 deve avvenire secondo quanto previsto dalla circolare n.88/2006 e che la stessa fa fede “a tutti gli effetti”, come disposto dal comma 5 del citato Decreto Legislativo.

(INPS, messaggio n. 3482 del 6 ottobre 2017)

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2) Detassazione: welfare aziendale con obiettivi individuali

Piani di welfare collegati anche ad obiettivi individuali: I benefit offerti da un piano di welfare possono essere collegati al raggiungimento di obiettivi aziendali e individuali. Nulla osta, quindi, all'applicazione delle agevolazioni previste in materia di welfare aziendale a patto che, in caso di mancato utilizzo dei benefit, le spese figurative assegnate non siano convertite in denaro da rimborsare al lavoratore. È quanto precisato in risposta ad un interpello (n. 904-791/2017 del 28 luglio 2017) dalla Direzione regionale della Lombardia dell'Agenzia delle Entrate, per la quale è ammessa la possibilità che il piano generi situazioni di disparità tra i dipendenti al momento dell'accesso ai servizi a causa del diverso grado di raggiungimento degli obiettivi - aziendali e individuali - prefissati.

Per la Direzione lombarda dell'Agenzia è possibile anche prevedere un piano di welfare che definisca i target, non solo a livello aziendale, ma per ciascun dipendente. Questo passaggio rappresenta una novità importante poiché erano sorti dubbi sul fatto che la diversificazione dei benefit su base premiale - e individuale - potesse sconfinare in un'erogazione ad personam, in contrasto con quanto previsto in alcune norme dell' articolo 51 del Tuir. Con questa interpretazione, dunque, si palesa un'ulteriore modalità con cui le aziende possono implementare un piano di welfare, contribuendo ad arricchire gli strumenti a loro disposizione.

Parere dell’Agenzia delle Entrate

<<Ai sensi dell’articolo 51, comma 1, del TUIR costituiscono reddito di lavoro dipendente “tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro. Si considerano percepiti nel periodo d’imposta anche le somme e i valori in genere, corrisposti dai datori di lavoro entro il giorno 12 del mese di gennaio del periodo d’imposta successivo a quello cui si riferiscono”.

In sostanza, con la predetta disposizione viene sancito il c.d. principio di onnicomprensività del concetto di reddito di lavoro dipendente fiscalmente rilevante ragion per cui sia gli emolumenti in denaro e sia i valori corrispondenti ai beni, ai servizi ed alle opere offerti dal datore di lavoro ai propri dipendenti (c.d. fringe benefit) costituiscono, in generale, redditi imponibili e, in quanto tali, concorrono entrambi alla determinazione del reddito di lavoro dipendente.

Tuttavia, il medesimo articolo 51 prevede, ai commi successivi (così come modificati in seguito alle novità normative introdotte dalla legge di stabilità per il 2016 e dalla legge di bilancio per il 2017 ed attesi i chiarimenti forniti, sull’argomento, dall’Agenzia delle Entrate con la circolare del 15 giugno 2016, n. 28, a cui si rinvia integralmente per gli opportuni approfondimenti), delle specifiche deroghe al suddetto principio stabilendo tassativamente le ipotesi in cui determinate “somme” o “valori”, percepiti dai dipendenti in ragione del loro rapporto di lavoro, sono esclusi, in tutto o in parte, dal loro reddito imponibile.

Come precisato dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione del 10 marzo 2004, n. 34 (che ha superato i principi espressi dalla circolare ministeriale del 22 dicembre 2000, n. 238, paragrafo 2.2), e ribadito successivamente con la risoluzione del 29 marzo 2010, n. 26, l’esclusione dal reddito di lavoro dipendente trova applicazione anche nell’ipotesi in cui le opere ed i servizi siano messi a disposizione dei dipendenti e dei loro familiari tramite strutture esterne all’azienda purché i dipendenti medesimi risultino estranei al rapporto che intercorre tra l’azienda e l’effettivo prestatore del servizio e, in particolare, non risultino beneficiari dei pagamenti effettuati dalla propria azienda in relazione alla fornitura del servizio.

Di conseguenza, le modalità di utilizzo di un budget figurativo per la fruizione dei servizi del Piano Welfare, attraverso una piattaforma informatica, non contrastano con le finalità della norma sempreché il budget assegnato, in caso di non utilizzo, non venga convertito in denaro e rimborsato al lavoratore in quanto, poiché l’esenzione da imposizione è riferibile unicamente alle erogazioni in natura e non si estende alle erogazioni sostitutive in denaro, sono escluse dai benefici fiscali in commento le erogazioni di somme, anche indirette, da parte del datore di lavoro che possono consistere in rimborsi o anticipazioni di spese sostenute dal dipendente o dai suoi familiari.

Peraltro, l’Amministrazione finanziaria ha più volte chiarito, con vari documenti di prassi (cfr. circolari n. 326 del 23 dicembre 1997, paragrafo 2.2.6, e n. 188 del 16 luglio 1998, paragrafo 4), che il legislatore, a prescindere dall’utilizzo dell’espressione “alla generalità dei dipendenti” o a “categorie di dipendenti”, ha inteso riferirsi alla generica disponibilità verso un gruppo omogeneo di dipendenti (anche se alcuni di questi non fruiscono di fatto delle opere o servizi o delle somme messi a disposizione dal datore di lavoro) poiché, invece, qualora l’offerta dell’azienda sia rivolta ad personam oppure consenta di trarre dei vantaggi soltanto ad alcuni e ben individuati lavoratori, non viene riconosciuta l’applicazione delle disposizioni agevolative in esame tassativamente previste.

Considerato pertanto che, nel caso di specie, la struttura del Piano Welfare di cui trattasi (che subordina l’accesso ai vari servizi al raggiungimento di determinati obiettivi di performance aziendale ed individuale con espressa indicazione del “credito welfare” attribuibile in funzione del livello di ottenimento di tali obiettivi), così come descritta, non parrebbe contrastare con la finalità delle norme agevolative in commento, questa Direzione regionale ritiene che, nel caso in esame, sussistano, in capo alla società istante, i presupposti per escludere da imposizione sul reddito di lavoro dipendente il valore dei servizi offerti alla generalità dei propri dipendenti rientranti, astrattamente, nelle fattispecie esentative di cui ai commi 2 e 3 dell’articolo 51 del TUIR in relazione al primo ed al secondo anno di vigenza del Piano Welfare.>>.

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3) Calderone (Cup): “L’equo compenso non può più aspettare”

Quella per l’equo compenso ai professionisti è una battaglia di civiltà giuridica, in generale, e per i giovani, in particolare, affinché il loro lavoro non continui ad essere mortificato da quei committenti che sempre più spesso chiedono prestazioni consulenziali a titolo gratuito”. Così Marina Calderone, Presidente del Comitato Unitario delle Professioni, ha commentato l’ultima sentenza del Consiglio di Stato (n.4614/2017) che legittima gli enti pubblici – nel caso di specie il Comune di Catanzaro – a promuovere bandi senza compenso per il professionista e con la sola previsione del rimborso spese. Smentendo di fatto il Tar della Calabria che, in prima istanza, aveva dato ragione agli ordini ricorrenti. “È necessario”, ha affermato la Presidente, “che tutte le professioni uniscano le forze su questa battaglia di legalità e operino congiuntamente affinché la legge sull’equo compenso venga approvata presto ed entri a far parte dell’ordinamento giuridico italiano entro la fine della legislatura. Così da dotare un comparto economico come quello dei liberi professionisti, composto da 2,5 milioni di iscritti, di un punto di riferimento normativo di quantificazione della prestazione a fronte di un’assenza di regole. Continuare a restare in questa situazione vuol dire, infatti, scegliere di non dare un futuro ai nostri giovani”.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 06 ottobre 2017)

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4) Confermata la costituzione delle Startup senza notaio

Il TAR Lazio, con la sentenza n. 10004 del 2 ottobre 2017, ha dato il via libera per la costituzione digitale delle Startup, confermando, quindi, la possibilità di avviare l’impresa innovativa senza atto notarile.

Il TAR si è pronunciato sui ricorsi presentati dal Consiglio Nazionale del Notariato che contestava l’innovazione del diritto societario introdotta dal D.L. n. 3/2015 circa la possibilità di costituire società di capitali senza far ricorso ad atto notarile.

Con la pubblicazione del decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 1° luglio 2016 sono state approvate le specifiche tecniche per la struttura di modello informatico e di statuto delle società a responsabilità limitata start-up innovative, consentendo quindi agli imprenditori innovativi, dal 20 luglio 2016, di avviare la propria startup innovativa in forma di S.r.l. secondo modalità digitale, semplificata e gratuita.

Il Consiglio Nazionale del Notariato ha contestato la previsione che consente di redigere l'atto costitutivo delle start-up innovative mediante scrittura privata con firme digitali, impugnando il D.M. del 17 febbraio 2016, recante l'approvazione del modello uniforme necessario per utilizzare la nuova modalità di redazione degli atti societari.

Il Tar del Lazio ha, invece, dichiarato la piena conformità ai principi giuridici comunitari e nazionali di tale impianto normativo, ritenendo in particolare:

- la coerenza del quadro normativo con i principi della direttiva comunitaria sulle società (direttiva 2009/101/CE);

- che i poteri attribuiti alle Camere di commercio dal D.M. 17/2/2016 non eccedono rispetto a quelli ordinariamente previsti;

- che il controllo sulla conformità legale dell’atto è assorbito dallo standard rilasciato dal Ministero;

- che la modalità di iscrizione provvisoria in sezione ordinaria, in attesa dell’iscrizione della sezione speciale, non implica nei confronti di terzi la percezione dell’avvenuta costituzione in via definitiva dell’impresa; - che l’attribuzione alle Camere di commercio del potere-dovere di attuare le verifiche antiriciclaggio è previsto dalla norma (art. 12, lett. d), D.Lgs. n. 231/2001); - che le modalità di registrazione fiscale dell’atto non sono contrarie a legge.

Confermata la permanenza nella sezione ordinaria delle startup, una volta esaurito il periodo di validità del regime speciale (5 anni dalla costituzione) o in ogni caso in cui risulti la perdita di uno dei requisiti previsti dalla legge.

Con il via libera del TAR per la costituzione digitale delle startup, il Ministero dello Sviluppo Economico procederà a emendare il decreto di attuazione della nuova procedura in esecuzione di quanto indicato nella sentenza.

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5) Avviso di liquidazione: se il notaio ha pagato niente più rimborso per il suo cliente

Secondo la Corte di cassazione (ordinanza n. 23230 del 4 ottobre 2017) l’avviso di liquidazione può essere notificato al notaio che ha redatto l’atto e se questi ha definito il tutto, allora il suo cliente non ha poi alcuna possibilità di appellarsi e quindi di chiedere il rimborso.

Difatti, ha spiegato la Corte, “in tema di imposta di registro, è legittima la notificazione dell’avviso di liquidazione dell’imposta effettuata dall’Amministrazione finanziaria nei confronti del notaio che ha registrato l’atto, poiché lo stesso, ai sensi dell’art. 57 del D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, è obbligato al relativo pagamento in solido con i soggetti nel cui interesse è stata richiesta la registrazione, mentre l’Amministrazione ha la facoltà di scegliere l’obbligato al quale rivolgersi, senza essere tenuta a notificare l’avviso anche agli altri. Il pagamento effettuato dal notaio comporta, inoltre, la definizione del rapporto tributario anche nei confronti dei predetti soggetti, i quali non possono chiedere il rimborso dell’imposta, dovendosi presumere che siano stati informati della notifica ed abbiano deciso di non impugnare l’avviso di liquidazione, ma, eventualmente, hanno titolo per far valere le proprie ragioni opponendosi all’azione di regresso o di rivalsa del coobbligato inadempiente”.

(Corte di cassazione, ordinanza n. 23230 del 4 ottobre 2017)

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6) Sisma in Sicilia: anche il lavoratore può chiedere il rimborso IRPEF

In tema di agevolazioni tributarie il rimborso d’imposta di cui all’art. 1, comma 665, della Legge n. 190/2014, a favore dei soggetti colpiti dal sisma siciliano del 13 e 16 dicembre 1990, può essere richiesto sia dal soggetto che ha effettuato il versamento (cd. sostituto d’imposta) sia dal percipiente delle somme assoggettate a ritenuta nella sua qualità di lavoratore dipendente.

Così si è espressa la Corte di cassazione, con la sentenza n. 23141 del 4 ottobre 2017.

Dunque, il rimborso dell’IRPEF, spettante per gli effetti del sisma del 1990 in Sicilia, può essere chiesto anche dal lavoratore, e non solo dal datore di lavoro (sostituto di imposta).

L’Agenzia delle entrate si era opposta con silenzio rifiuto all’istanza di rimborso del 90% dell’IRPEF corrisposta tra il 1990 ed il 1992 mediante ritenute versate al fisco dal datore di lavoro; il contribuente invocava la possibilità di un rimborso poiché danneggiato dal sisma siciliano del 1990.

Ma l’Agenzia riteneva, erroneamente, che solo il sostituto di imposta potesse chiedere il rimborso dell’imposta.

Difatti, la Cassazione ha respinto il ricorso delle Entrate. Dunque, ai soggetti colpiti dal sisma del 13 e 16 dicembre 1990 (province di Catania, Ragusa e Siracusa), compete il rimborso a seguito della presentazione dell’istanza di rimborso (art. 21, comma 2, D.Lgs. n. 546/1992).

(Corte di cassazione, sentenza n. 23141 del 4 ottobre 2017)

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7) Frode Iva: termini di prescrizione

Secondo, la Corte di cassazione (sentenza n. 45751 del 5 ottobre 2017) per disapplicare la normativa nazionale in tema di prescrizione per i reati tributari “il giudice deve considerare il numero e la gravità dei diversi episodi di frode per i quali si procede, nonché il contesto complessivo e le ragioni di connessione tra gli stessi”. Se mancano tali caratteristiche (frode di grande entità e gravità), rimangono valide le ordinarie regole previste dal Codice penale nazionale.

Questo poiché la Corte di Giustizia Ue (sentenza Taricco, C-105/14) si è pronunciata in tema di prescrizione dei reati Iva, disponendo che il giudice italiano è tenuto a disapplicare gli articoli 160 e 161 del Codice penale, che fissano un limite massimo al corso della prescrizione, e, di fatto, impediscono al nostro Paese di adempiere agli obblighi di tutela effettiva degli interessi finanziari europei.

A tal fine, sono stati formulati alcuni presupposti in presenza dei quali è possibile disapplicare le norme penali nazionali. Tali presupposti sono individuabili nella: sussistenza di una frode Iva, che senz’altro contrasta con gli interessi finanziari dell’Ue e nella gravità della frode che abbia cagionato un danno rilevante per le casse dell’Erario.

Finora la Suprema Corte si è trovata di fronte a situazioni specifiche per le quali a volte sono stati applicati i principi della sentenza Taricco ed altre volte no.

La confusione è scaturita dal fatto che la Corte Ue non aveva chiarito il concetto di gravità: se di natura “qualitativa” o “quantitativa” oppure se fosse necessaria la compresenza dei due requisiti; e in assenza di precisazioni la Suprema Corte ha fatto riferimento ai criteri che determinano la gravità del reato di cui al codice penale nazionale (articolo 133).

(Corte di cassazione, sentenza n. 45751 del 5 ottobre 2017)

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8) Spesometro: ritorna annuale e con mini fatture semplificate

L’attuale spesometro è solo sperimentale, quindi, niente sanzioni. Casero, viceministro Economia, conferma.

Per il futuro (scadenza di febbraio), intanto la risoluzione depositata dal PD alla Camera verrà discussa dalla commissione Finanze di Montecitorio già a partire da martedì. L’obiettivo è snellire e semplificare l’adempimento come a più riprese chiesto da imprese e professionisti, a partire dal ritorno all’invio unico nell’anno per i dati delle fatture. Ma si punta anche ad accorpare le fatture di piccoli importi con invii cumulativi al di sotto di una determinata soglia.

Parrebbe di capire (o quanto meno si auspica) che si tornerebbe all’utilizzo del vecchio software spesometro (ex comunicazione polivalente) con invio direttamente da Entratel e non più dal web fatture e corrispettivi. Qui (Entratel), come è noto, la ricevuta è analitica ed immediata e non ci sono problemi di sorta (rallentamenti, stop, problemi di privacy).

Stretta sulla detrazione Iva

Il confronto annunciato da Casero con le categorie professionali interessate sarà anche l’occasione per valutare la possibilità di rivedere, come chiede Confindustria, i tempi fortemente ristretti dalla manovrina di primavera (Dl 50/2017) sulla detrazione Iva. Compressione dei tempi dettata dalla necessità per il fisco di incrociare i dati in arrivo con le comunicazioni Iva. Ma questo si traduce in un’ulteriore complicazione per le imprese che hanno sollecitato lo stesso viceministro a ripensare la stretta e a ripristinare un termine congruo per consentire l’esercizio della detrazione.

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9) Cndcec: corso e-learning per revisore legali dal 12 ottobre 2017

Dal 12 ottobre 2017 (e fino al 19 ottobre 2017) il Consiglio nazionale dei Commercialisti mette a disposizione il corso e-learning per revisore legali che consente di maturare i 20 crediti formativi per il 2017.

Basta collegarsi al web www.commercialisti.it e in tre giorni se superati, rispondendo alle domande di conferma, dopo avere ascoltato tutti i video, si ottengono i crediti formativi.

(CNDCEC, nota informativa n. 46 del 6 ottobre 2017)

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10) Cndcec: a breve inizia anche il nuovo corso a distanza per revisori locali

Il Consiglio nazionale commercialisti comunica che sul sito www.commercialisti.it dalla seconda metà ottobre sarà disponile un nuovo modulo utile per conseguire i crediti formativi per revisori enti locali.

Il corso a distanza è suddiviso 12 moduli di circa 1 ora e le materie sono contabilità pubblica e gestione finanziaria degli enti territoriali.

Basta inserire il codice fiscale e come password fadcndcec.

(CNDCEC, nota informativa n. 47 del 6 ottobre 2017)

Vincenzo D’Andò