Nuovo regolamento privacy: come scegliere il responsabile della protezione dei dati – Diario quotidiano del 20 settembre 2017

Pubblicato il 20 settembre 2017



1) Le scelte imprenditoriali non sono sindacabili dal Fisco: deducibilità dei costi aziendali non contestabile
2) Rassegna di giurisprudenza (transfer pricing, plusvalenze, collegio sindacale)
3) Regolamento privacy: ecco come scegliere il responsabile della protezione dei dati
4) Srls: modello standard da usare comunque
5) In presenza di contabilità in nero non contano le osservazioni difensive dell’imprenditore
6) Cassazione: ulteriore rassegna di decisioni in campo tributario e disciplina antiriciclaggio
7) Sul recesso del socio l’ultima parola spetta al tribunale e non al collegio arbitrale
8) Registrazione Locazioni Immobili: disponibile la nuova versione del software Sogei
9) SIA Aree Sisma: rilascio della procedura di trasmissione delle domande; altre di prassi previdenziale e normativa
10) Spesometro 2017: possibile l’invio multiplo di files
Commercialista Telematico | Software fiscali, ebook di approfondimento, formulari e videoconferenze accreditate1) Le scelte imprenditoriali non sono sindacabili dal Fisco: deducibilità dei costi aziendali non contestabile 2) Rassegna di giurisprudenza (transfer pricing, plusvalenze, Collegio sindacale) 3) Regolamento privacy: ecco come scegliere il responsabile della protezione dei dati 4) Srls: modello standard da usare comunque 5) In presenza di contabilità in nero non contano le osservazioni difensive dell’imprenditore 6) Cassazione: ulteriore rassegna di decisioni in campo tributario e disciplina antiriciclaggio 7) Sul recesso del socio l’ultima parola spetta al tribunale e non al collegio arbitrale 8) Registrazione Locazioni Immobili: disponibile la nuova versione del software Sogei 9) SIA Aree Sisma: rilascio della procedura di trasmissione delle domande; altre di prassi previdenziale e normativa 10) Spesometro 2017: possibile l’invio multiplo di files ****

1) Le scelte imprenditoriali non sono sindacabili dal Fisco: deducibilità dei costi aziendali non contestabile

Le strategie commerciali non sono sindacabili dall’Amministrazione finanziaria, è, quindi, deducibile il rilevante costo anche se viene ritenuto antieconomico per l’azienda.

Lo ha stabilito, in maniera quasi innovativa, la Corte di Cassazione con la sentenza 21405 del 15 settembre 2017, secondo cui l’opportunità di un costo, e, quindi, la sua eventuale antieconomicità, non può essere sindacata dal Fisco in termini di indeducibilità, perché si tratta di valutazioni della strategia commerciale riservate all’esclusivo giudizio dell’imprenditore.

In particolare, il contribuente aveva risolto un contratto di servizi con una società del gruppo per fornitura di attività di marketing, sottoscrivendo uno specifico accordo.

In base a tale atto l’impresa sottoposta al controllo fiscale si faceva carico di tutte le spese sostenute dalla società di marketing.

Per questo, l’Agenzia riteneva che la nuova somma concordata fosse superiore al corrispettivo previsto nel contratto iniziale. Per l’Amministrazione i maggiori costi assunti non erano inerenti.

Che sia un anticipazione di quanto comunicato dal nuovo direttore dell’Agenzia delle entrate ? La situazione potrebbe cambiare a favore dei contribuenti sia pure attraverso la sezione tributaria della massima Corte che, nel caso di specie, ha respinto il ricorso dell’Agenzia dell’entrate e ha accolto quello incidentale della società, poiché, è pur vero che tra i poteri dell’Amministrazione finanziaria rientra la valutazione di congruità dei costi e dei ricavi esposti nel bilancio (e nelle dichiarazioni e per conseguenza la rettifica di queste ultime), ma il fisco non si può spingere a valutare la condotta dell’imprenditore per avere stipulato o disdetto quel dato contratto che porta poi a nuovi costi aziendali che poi a consuntivo si possono rilevare come scelte sbagliate o antieconomiche per l’oggetto aziendale. Secondo la Cassazione, si tratta di “valutazioni di strategia commerciale riservate all’imprenditore” e come tali non sindacabili dai verificatori delle Entrate.

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2) Rassegna di giurisprudenza (transfer pricing, plusvalenze, Collegio sindacale)

Ecco di seguito, in rapida rassegna, alcune decisioni della Corte di Cassazione del 15 settembre 2017:

- Transfer pricing

L’applicazione del valore normale nelle transazioni infragruppo non integra una disciplina antielusiva in senso proprio ma è finalizzata alla repressione del fenomeno economico dei prezzi di trasferimento con la conseguenza che la prova gravante sull'amministrazione finanziaria non riguarda la maggiore fiscalità nazionale o il concreto vantaggio fiscale in capo al contribuente ma solo l'esistenza di transazioni tra imprese collegate a un prezzo inferiore a quello normale. Incombe poi sul contribuente l’onere di dimostrare che tali transazioni siano intervenute per valori di mercato da considerare normali. A fornire questa interpretazione è la Corte di cassazione con la sentenza n. 21410 del 15 settembre 2017. Nel caso di specie ad una società italiana era stata contestata la vendita ad alcune società collegate di bevande a prezzi inferiori a quelli ritenuti di mercato.

- Plusvalenze non retroattive

La Corte di cassazione, con l’ordinanza n. 21438 del 15 settembre 2017, ritiene che non siano retroattive le norme contenute nel decreto internazionalizzazione che vietano al fisco di fissare induttivamente la plusvalenza da vendita di immobile.

Dunque, l’Amministrazione finanziaria non può più accertare, in via induttiva, la plusvalenza patrimoniale realizzata a seguito di cessione di immobile o di azienda solo sulla base del valore dichiarato, accertato o definito ai fini dell’imposta di registro. Il divieto ha effetti sui giudizi in corso poiché la nuova norma, essendo di interpretazione autentica, ha efficacia retroattiva. Questo a seguito dell’avvento del D.lgs. n. 147 del 2015, che ha interpretato gli artt. 58, 68, 85 e 86 del D.P.R. n. 917 del 1986 e gli artt. 5, 5 bis, 6 e 7 del D.lgs. n. 446 del 1997.

- Senza uno scarto la dichiarazione è valida

La dichiarazione telematica è valida se non è stato comunicato lo scarto. Non può, quindi, essere considerata come omessa.

Difatti, la Cassazione, la sentenza n. 21409 del 15 settembre 2017, mette in salvo il credito d’imposta è se la dichiarazione telematica viene rifiutata per un errore bloccante che non è stato comunicato all’intermediario incaricato.

Nel corso del giudizio di impugnazione della cartella ex artt. 36 bis D.P.R. 600/73 e 54 bis D.P.R. 633/72, l’Amministrazione finanziaria deve a provare di avere inserito nel sistema il messaggio di errore, altrimenti al contribuente basta produrre la comunicazione di conferma dell’avvenuto invio per ottenere l’annullamento dell’atto.

La decisione è importante per il nuovo adempimento delle liquidazioni trimestrali Iva e per lo spesometro poiché come è noto il nuovo sistema fatture e corrispettivi rilascia solo un numero di avvenuta ricezione (da conservare anche per tali casi).

- Collegio sindacale a rischio di reato di bancarotta fraudolenta societaria per distrazione

La Cassazione, con la sentenza n. 42046 del 15 settembre 2017, ha affermato che i componenti del Collegio sindacale possono essere chiamati a rispondere del reato di bancarotta fraudolenta societaria per distrazione, laddove non prestino un’adeguata vigilanza sull’operato degli amministratori. Tuttavia, tale responsabilità va provata attraverso uno specifico accertamento del nesso causale tra la loro condotta e il dissesto della società, oltre che della coscienza e volontà (dolo) del reato.

  • Sindaci responsabili

La Cassazione, con due sentenze depositate il 18 settembre 2017, le nn. 21566 e 21567, ha detto la sua sull’obbligo di vigilanza dei sindaci e sui presupposti per l’individuazione, in ambito civilistico, del c.d. amministratore di fatto.

Infatti, la Corte Suprema, in proposito ha ricordato che ai fini dell’inosservanza del dovere di vigilanza previsto dall’art. 2407 comma 2 c.c., non occorre l’individuazione di specifici comportamenti che si pongano espressamente in contrasto con tale dovere, ma è sufficiente che i sindaci non abbiano rilevato una violazione macroscopica o comunque non abbiano in alcun modo reagito di fronte ad atti di dubbia legittimità e regolarità, così da non adempiere l’incarico con diligenza, correttezza e buona fede, eventualmente anche segnalando all’assemblea le irregolarità di gestione riscontrate o denunziando i fatti al PM per consentirgli di provvedere ai sensi dell’art. 2409 c.c.; in quanto può ragionevolmente presumersi che il ricorso a siffatti rimedi, o anche solo la minaccia di farlo per l’ipotesi di mancato “ravvedimento operoso” degli amministratori, avrebbe potuto essere idoneo a evitare (o, quanto meno, a ridurre) le conseguenze dannose della condotta gestoria.

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3) Regolamento privacy: ecco come scegliere il responsabile della protezione dei dati

Il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato la Newsletter n. 432 del 15 settembre 2017, con la quale, tra le altre cose, ha fornito le indicazioni per una corretta scelta del Responsabile della protezione dei dati personali (RPD).

Le pubbliche amministrazioni, così come i soggetti privati, dovranno scegliere il Responsabile della protezione dei dati personali (RPD) con particolare attenzione, verificando la presenza di competenze ed esperienze specifiche. Non sono richieste attestazioni formali sul possesso delle conoscenze o l’iscrizione ad appositi albi professionali. Queste sono alcune delle indicazioni fornite dal Garante della privacy alle prime richieste di chiarimento in merito alla nomina di questa nuova importante figura – introdotta dal Regolamento UE 2016/679 – che tutti gli enti pubblici e anche molteplici soggetti privati dovranno designare non più tardi del prossimo maggio 2018.

Nella nota inviata a un’azienda ospedaliera l’Ufficio del Garante ricorda che i Responsabili della protezione dei dati personali – spesso indicati con l’acronimo inglese DPO (Data Protection Officer) – dovranno avere un’approfondita conoscenza della normativa e delle prassi in materia di privacy, nonché delle norme e delle procedure amministrative che caratterizzano lo specifico settore di riferimento. Nella selezione sarà poi opportuno privilegiare soggetti che possano dimostrare qualità professionali adeguate alla complessità del compito da svolgere, magari documentando le esperienze fatte, la partecipazione a master e corsi di studio/professionali (in particolare se risulta documentato il livello raggiunto). Gli esperti individuati dalle aziende ospedaliere, ad esempio, in considerazione della delicatezza dei trattamenti di dati effettuati (come quelli sulla salute o quelli genetici) dovranno preferibilmente vantare una specifica esperienza al riguardo e assicurare un impegno pressoché esclusivo nella gestione di tali compiti.

L’Autorità ha inoltre chiarito che la normativa attuale non prevede l’obbligo per i candidati di possedere attestati formali delle competenze professionali. Tali attestati, rilasciati anche all’esito di verifiche al termine di un ciclo di formazione, possono rappresentare un utile strumento per valutare il possesso di un livello adeguato di conoscenza della disciplina ma, tuttavia, non equivalgono a una “abilitazione” allo svolgimento del ruolo del RPD. La normativa attuale, tra l’altro, non prevede l’istituzione di un albo dei “Responsabili della protezione dei dati” che possa attestare i requisiti e le caratteristiche di conoscenza, abilità e competenza di chi vi è iscritto. Enti pubblici e società private dovranno quindi comunque procedere alla selezione del RPD, valutando autonomamente il possesso dei requisiti necessari per svolgere i compiti da assegnati.

Il Garante si riserva di fornire ulteriori orientamenti, che saranno pubblicati sul sito istituzionale, anche all’esito dei quesiti e delle richieste di approfondimento sul Regolamento privacy, raccolti nell’ambito di specifici incontri che l’Autorità ha in corso con imprese e Pubblica Amministrazione.

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4) Srls: modello standard da usare comunque

Srls: l’utilizzo del modello standard (ex D.M. n. 138/2012) é inderogabile anche dopo le successive modifiche intervenute sull'art. 2463-bis C.C., questo viene evidenziato da Tuttocamere (il portale delle Camere di commercio).

Non può essere accolta la domanda di iscrizione nel Registro imprese dell'atto costitutivo di una società a responsabilità limitata semplificata (SRLS) se non redatto in conformità al modello standard, adottato ai sensi del 2° comma dell'art. 2463-bis C.C. ed approvato con il Decreto interministeriale n. 138 del 23 giugno 2012.

Tuttocamere comunica adesso che il Ministero dello Sviluppo Economico con una nota del 20 dicembre 2016, Prot. 0404857, divulgata da pochi giorni da alcuni siti ma, inspiegabilmente, non da quello del Ministero.

Considerato che dopo l'approvazione del ''modello standard", con l'art. 9, comma 13, del D.L. 28 giugno 2013, n. 76, convertito dalla L. 9 agosto 2013, n. 99, sono state apportate modifiche all'art. 2463-bis C.C., si è posto il problema se lo stesso potesse continuare ad essere utilizzato dai notai in sede di redazione dell'atto e statuto delle società in parola.

Il Ministero ricorda che, a tale riguardo è già intervento il Ministero della Giustizia con Nota dell'11 settembre 2013, Prot. 118972, successivamente integrata con Nota del 16 settembre 2013, Prot. 121532 in cui, rispondendo ad un quesito del Consiglio Nazionale del Notariato (CNN), ha chiarito che, pur non apparendo più completamente armonico con il disposto della norma primaria (costituita dall'art. 2463 bis c.c.), l'utilizzo del "modello standard" rimane inderogabile.

Nella nota si condivide pertanto la soluzione prospettata dal CNN della soppressione dal modello standard tipizzato delle clausole sub 4 e sub 5, in quanto, a seguito delle modifiche apportate all'art. 2463-bis C.C. dal menzionato D.L. n. 76/2013, il requisito anagrafico è stato abolito e l'amministratore può essere nominato anche fra un non socio.

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5) In presenza di contabilità in nero non contano le osservazioni difensive dell’imprenditore

E’ comunque valido l’avviso di accertamento anche se le osservazioni del contribuente non sono state menzionate nell’atto.

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 21408 del 15 settembre 2017, con la quale la Suprema Corte ha accolto il primo motivo di ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate, che chiedeva di rivedere il giudizio espresso dalla Corte di Appello in merito all’impugnazione di alcuni avvisi di accertamento effettuata da una S.r.l..

Nella sede della società erano infatti stati rinvenuti alcuni documenti extracontabili, relativi a ricevute per pagamenti effettuati a favore di lavoratori dipendenti e collaboratori, insieme ad un pc contenente riferimenti di contabilità occulta. Secondo la società (che aveva trovato ragione in Appello), l’avviso era illegittimo in quanto l’ufficio non aveva preso in considerazione i chiarimenti e le spiegazioni forniti.

La Corte intende confermare l'orientamento consolidato secondo cui, in tema di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, è valido l’avviso di accertamento che non menzioni le osservazioni presentate dal contribuente ai sensi dell'art. 12, comma 7, della I. n. 212 del 2000, atteso che la nullità consegue solo alle irregolarità per cui essa sia espressamente prevista dalla legge, oppure, in difetto di previsione, allorché ricorra una lesione di specifici diritti o garanzie tali da impedire la produzione di effetti da parte dell'atto cui ineriscono (Cass., n. 3583 del 24.2.2016; ord. n. 8378 del 31.3.2017).

Nel caso concreto, pertanto, l'omessa menzione negli avvisi delle osservazioni del contribuente non ha comportato nullità, non essendo emersa alcuna lesione di garanzie difensive tali da incidere sugli atti impugnati.

Inoltre, il giudice d'appello ha erroneamente affermato che la sentenza non indica i motivi legittimanti l'accertamento induttivo, in quanto gli avvisi furono emessi sulla base del rinvenimento di documentazione extracontabile nei locali della A.G. s.r.l., e di un personal computer dotato di un programma di contabilità installato su disco estraibile, nonché un secondo disco estraibile.

Al riguardo, in conformità dell'orientamento consolidato della Corte, va riaffermato che, in tema di accertamento tributario, la "contabilità in nero", costituita da appunti personali ed informazioni dell'imprenditore, anche se rinvenuta presso terzi, rappresenta un valido elemento indiziario, dotato dei requisiti di gravità, precisione e concordanza prescritti dall'art. 39 del d.P.R. n. 600 del 1973 e legittima di per sé, a prescindere da ogni altro elemento, il ricorso all'accertamento analitico-induttivo, incombendo al contribuente l'onere di fornire la prova contraria, al fine di contestare l'atto impositivo notificatogli (Cass., ord. n. 14150 dell'11.7.2016; n. 4080 del 27.2.2015).

Nella fattispecie, dunque, gli avvisi sono stati fondati legittimamente sulla suddetta documentazione extracontabile, sicché la motivazione della sentenza Impugnata non è rispettosa delle norme invocate.

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6) Cassazione: ulteriore rassegna di decisioni in campo tributario e disciplina antiriciclaggio

Ecco di seguito ulteriori decisioni della Cassazione nel settore tributario e collegata disciplina antiriciclaggio:

- L’istanza di rottamazione della cartella sospende il processo tributario

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 21581 del 18 settembre 2017, ha deciso che il processo tributario deve essere sospeso anche in relazione alle istanze di rottamazione della cartella presentate dopo l’approvazione della nota disciplina (D.L. 50/2017) ma prima della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale (24 aprile 2017).

La massima Corte ha, quindi, accolto le aspettative del contribuente: L’effetto decorre dal 11 aprile 2017. Il contribuente aveva presentato la domanda di definizione agevolata prima ancora dell’uscita in Gazzetta del citato decreto.

- Ok all’accertamento redditometrico che si avvale dei dati contenuti nel Modello 770

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza 21580 del 18 settembre 2017, ha reso legittimo l’accertamento induttivo basato sul redditometro a carico del contribuente che ha acquistato l’auto di grossa cilindrata nonostante il modello 770 trasmesso dal datore di lavoro attestasse modeste retribuzioni.

La Corte di legittimità ha, dunque, accolto il ricorso delle Entrate che era scaturito dall’accertamento Irpef emesso dal fisco in seguito all’acquisto da parte del contribuente di due auto e una moto di grossa cilindrata. Non avendo presentato la dichiarazione dei redditi, l’Amministrazione finanziaria ha potuto ricorrere al metodo sintetico in maniera legittima, usufruendo, tra l’altro, di un termine di prescrizione fiscale per questo motivo (mancata presentazione della dichiarazione dei redditi) più lungo.

- Consulente contabile condannato anche senza il reato di bancarotta

Condannato per l’autoriciclaggio il consulente contabile dell’imprenditore anche se non è stato contestato il reato di bancarotta fraudolenta: Ricorre il suo concorso nel reato ascritto (art. 648-ter 1 del codice penale) nel momento in cui il professionista non effettua le dovute segnalazioni.

Nelle indagini relative all’autoriciclaggio del denaro distratto, il soggetto che si occupava delle scritture contabili del gruppo era stato accusato di avere tenuto la contabilità in modo irregolare e confuso e di non avere segnalato all’ufficio competente alcune operazioni sospette ai sensi del previgente art. 41 del DLgs. 231/2007.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 42561 del 18 settembre 2017, ha, quindi, richiesto al Tribunale una “valutazione globale della gravità indiziaria” per legittimare la misura cautelare degli arresti domiciliari applicata nei confronti di un consulente contabile a cui era stato contestato il concorso con l’amministratore di un gruppo di imprese nella realizzazione della condotta punita dal citato articolo del codice penale.

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7) Sul recesso del socio l’ultima parola spetta al tribunale e non al collegio arbitrale

La competenze sulle diatribe relative al recesso del socio è di competenza del tribunale e non, quindi, del collegio arbitrale.

Difatti, la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 21036 del 11 settembre 2017, ha stabilito che se un socio recede da una società di persone e questa poi si trasforma in una Srl il cui statuto contenga una clausola compromissoria, la relativa causa (la controversia tra il socio e la società, avente a oggetto la liquidazione spettante a detto socio a fronte del suo recesso) deve essere devoluta alla giurisdizione ordinaria. Non rientra, quindi, tra la mansioni del collegio arbitrabile.

Di parere opposta era stata la sentenza pronunciata dal Tribunale ordinario, presso il quale la causa dovrà dunque essere riassunta.

La Suprema Corte è, quindi, pervenuta alla conclusione che (facendo propria la stessa sentenza Cassazione n. 5836/2016) il recesso da una società di persone è un atto unilaterale recettizio e, pertanto, la liquidazione della quota del socio receduto non è una condizione sospensiva dell’atto di recesso, ma un effetto stabilito dalla legge, con la conseguenza che il socio, una volta comunicato il recesso alla società, perde tale sua qualità di socio, anche prima di aver ottenuto la liquidazione della sua quota di partecipazione.

In sostanza, la dichiarazione di recesso del socio produce i suoi effetti nel momento in cui la volontà del socio di sciogliersi dal vincolo societario viene portata a conoscenza della società (Cassazione, sentenza n. 20544/2009), di modo che, a seguito di tale dichiarazione, il rapporto sociale del recedente si scioglie ed egli diviene titolare nei confronti della società di un diritto di credito alla liquidazione della sua quota di partecipazione (Cassazione sentenza n. 22574/2001). Ne consegue, dunque, che competente a conoscere della controversia inerente la liquidazione della quota del socio receduto è il giudice ordinario e non il collegio arbitrale previsto dallo statuto della società risultante dalla trasformazione della società di persona dalla quale il socio è receduto; e tale conclusione non è contrastabile con la tesi (avanzata dal Tribunale nella sentenza e poi contestata in Cassazione) secondo cui la controversia, afferendo al rapporto sociale, ricadrebbe nell’ambito della competenza arbitrale, così come delineata nello statuto della società trasformata.

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8) Registrazione Locazioni Immobili: disponibile la nuova versione del software Sogei

Sul sito dell’Agenzia delle entrate è disponibile il nuovo software RLI, prodotto dalla Sogei, versione software 2.0.0 del 19 settembre 2017.

Si tratta del software Registrazione Locazioni Immobili (RLI) che serve per richiedere agli uffici dell’Agenzia delle Entrate la registrazione dei contratti di locazione e affitto di immobili e comunicarne eventuali proroghe, cessioni o risoluzioni.

L’RLI può essere utilizzato anche per esercitare l’opzione e la revoca della cedolare secca e per comunicare i dati catastali dell’immobile oggetto di locazione o affitto.

Nel modello, quindi, confluiscono tutti gli adempimenti fiscali legati alla registrazione dei contratti di locazione e affitto immobiliare, che prima erano inglobati all’interno del modello “69”

Aggiornamento della versione 2.0.0 del 19/09/2017

Motivi dell’aggiornamento: Come spiega la stessa Agenzia delle entrate, nella nota introduttiva, la novità è dovuta per l’avvenuto adeguamento al nuovo modello (si veda nel Diario quotidiano fiscale del 19 settembre 2017).

Dal 19 settembre, infatti, va utilizzato esclusivamente il nuovo modello con il relativo software; non sarà più possibile inviare un Rli già predisposto con il precedente software, ma occorrerà ricompilarlo con la nuova versione. Nel nuovo modello sono confluiti la maggior parte degli adempimenti fiscali legati alla registrazione dei contratti di locazione e di affitto, come:

richieste di registrazione dei contratti di locazione e affitto di beni immobili

proroghe, cessioni, subentro e risoluzioni dei contratti in argomento

esercizio o revoca dell'opzione per la cedolare secca

conguagli d'imposta

sublocazione di immobili

comunicazione dei dati catastali ai sensi dell'articolo 19, comma 15, del decreto legge 78/2010

contestuale registrazione dei contratti di affitto dei terreni e degli annessi "titoli Pac" (in sostituzione del "modello 69" per tali tipologie)

registrazione dei contratti di locazione con previsione di canoni differenti per le diverse annualità

registrazione dei contratti di locazione a tempo indeterminato

gestione della comunicazione della risoluzione o proroga tardiva in caso di cedolare secca

registrazione dei contratti di locazione di pertinenze concesse con atto separato rispetto all'immobile principale.

Infine, utilizzando, sia in fase di prima registrazione che in fase di adempimenti successivi, l'apposito prodotto software Rli, è possibile avvalersi del calcolo automatico delle imposte, delle sanzioni e degli interessi.

Presentazione del modello

Il modello può essere presentato in modalità telematica direttamente dal contribuente - in tal caso, è necessario essere in possesso delle credenziali di accesso ai servizi telematici dell'Agenzia delle entrate - oppure avvalendosi degli intermediari abilitati (articolo 15 del decreto direttoriale 31 luglio 1998).

La presentazione telematica del modello può essere effettuata anche presso gli uffici territoriali dell'Agenzia da parte dei soggetti non obbligati alla registrazione telematica dei contratti di locazione.

Si ricorda che, una volta scelto un ufficio territoriale delle Entrate, anche telematicamente, lo stesso sarà competente per tutti gli adempimenti successivi del contratto di locazione e/o affitto.

Nel notiziario telematico dell’Agenzia delle entrate del 19 settembre 2017 viene approfondita la seguente tematica:

Principali novità

Implementazione del software, al fine di utilizzare il modello Rli per effettuare la contestuale registrazione dei contratti di affitto dei terreni e gli annessi titoli Pac. Il "vecchio" Rli, per tale fattispecie, non sostituiva il modello 69 e, pertanto, il contribuente era tenuto a un doppio adempimento.

Ora invece sono state previste due caselle nella sezione I "Registrazione" del modello Rli, per individuare la tipologia di registrazione, nonché consentire la corretta tassazione.

Cosa e come cambia

Con l'inserimento di due nuovi codici, la casella "Tipo garanzia" diventa "Tipo garanzie e/o Pac":

codice 3, nel caso di registrazione del contratto di affitto di terreni agricoli e dei diritti all'aiuto comunitario in favore dell'agricoltura (Pac)

codice 4, nel caso di registrazione del contratto di affitto di terreni agricoli e dei diritti all'aiuto comunitario in favore dell'agricoltura (Pac), con garanzia prestata da terzi.

I Pac vengono tassati con un'aliquota dello 0,5%.

I codici "3" e "4" possono essere presenti solo se la tipologia contratto è uguale a T1 (Affitto di fondo rustico) o T2 (Affitto di fondo rustico agevolato). Pertanto, in presenza del codice "3" e della tipologia contratto:

T1, la tassazione risulta essere la somma dell'imposta di registro sul corrispettivo e dell'imposta proporzionale dello 0,5% sul Pac

T2, il tributo da versare è costituito dalla somma dell'imposta fissa di 67 euro e dell'imposta proporzionale di registro dello 0,5% sul Pac.

Mentre, se il codice è "4" e la tipologia contratto:

T1, il dovuto è dato dalla somma dell'imposta di registro sul corrispettivo e dell'imposta proporzionale dello 0,5% sul corrispettivo per Pac e garanzia

T2, la tassazione è rappresentata dalla somma dell'imposta fissa di 67 euro e di quella proporzionale di registro dello 0,5% sul corrispettivo per Pac e garanzia.

Cedolare e immobili abitativi locati a cooperative o enti senza scopo di lucro L'articolo 9 del Dl 47/2014 ha disciplinato una particolare fattispecie di applicazione del regime opzionale della "cedolare secca" (articolo 3 del Dlgs 23/2011): il nuovo comma 6-bis stabilisce che l'opzione può essere esercitata anche per le unità immobiliari abitative locate nei confronti di cooperative o enti senza scopo di lucro di cui al libro I, titolo II, del codice civile, purché sublocate a studenti universitari, con rinuncia all'aggiornamento del canone di locazione o assegnazione. Ora è possibile effettuare tale adempimento anche con Rli.

Ecco cosa è cambiato.

È stato previsto un controllo sul codice fiscale (Cf) del conduttore che, se di persona non fisica (Pnf), non consente la compilazione della cedolare secca, salvo conferma nell'apposita casella del modello. Tale controllo dovrà tenere conto di tutte le ipotesi di codici fiscali numerici a prescindere che siano di persone fisiche (Cf provvisori) o Pnf, individuando la possibilità di conferma per tutte le possibili situazioni.

Nella sezione II "Dati del conduttore", è stata aggiunta una casella dove è possibile inserire, alternativamente, tre codici:

"1", se il conduttore è una cooperativa o ente senza scopo di lucro di cui al libro I, titolo II, del codice civile, che a sua volta subloca l'immobile a studenti universitari con rinuncia all'aggiornamento del canone di locazione o assegnazione

"2", se il conduttore è una persona fisica identificata mediante un codice fiscale provvisorio o un ente senza scopo di lucro

"3", soggetto diverso dai precedenti.

La compilazione della casella contenente i predetti codici è sempre obbligatoria. Quando il contratto non serve

È stata inserita una casella che va barrata se il richiedente sceglie di non allegare il contratto (nella ricevuta risulterà l'opzione). La casella è presente solo sul software e non sul modello cartaceo. Il nuovo campo può essere utilizzato solo in caso di allegazione facoltativa e in assenza di allegato.

Ecco quando si può optare per l'omissione del testo contrattuale:

quando è stato inserito, nella casella "Tipologia contratto", il codice L1 (locazione di immobile a uso abitativo) oppure il codice L2 (locazione agevolata di immobile a uso abitativo)

se il contratto non è soggetto a Iva

se non vi sono allegati (mappe, planimetrie, disegni, eccetera).

se ci sono al massimo tre locatori persone fisiche e casella soggettività Iva non barrata

se ci sono al massimo tre conduttori persone fisiche e casella soggettività Iva non barrata

deve essere presente un immobile con codice "1" (immobile principale - quadro C).

se vi sono altri immobili (massimo tre) devono avere codice "2" (pertinenza locata congiuntamente - quadro C).

Subentro Previsione del "subentro" come ipotesi autonoma di adempimento successivo. Nella casella adempimenti successivi - quadro A, sezione II - è stato inserito il codice "6" (subentro), così da gestire la fattispecie in modo del tutto autonomo rispetto agli altri adempimenti. Inoltre, per meglio individuare la tipologia di subentro è stata prevista un'ulteriore casella con menù a tendina con i seguenti valori: "1" decesso; "2" trasferimento immobiliare; "3" trasformazione; "4" fusione, "5" scissione; "6" altro.

Si possono avere diverse tipologie di subentro, vediamo come vengono gestite:

con rapporto 1 - 1 (un soggetto che esce e uno che entra nel contratto) con opzione per la cedolare - modello Rli

con rapporto 1 - (+1) (un soggetto che esce e più soggetti che entrano nel contratto) in regime ordinario registro - modello Rli

con rapporto (+1) - 1 (più soggetti escono e uno solo entra nel contratto) in regime ordinario registro - modello Rli

con rapporto 1 - (+ 1) (un soggetto che esce e più soggetti che entrano nel contratto) con opzione per la cedolare - solo in ufficio

con rapporto (+1) - 1 (più soggetti escono e uno solo entra nel contratto) con opzione per la cedolare - solo in ufficio.

Canoni diversi

È stato previsto il nuovo "Quadro E", da compilare nel caso di locazione con canoni diversi per le diverse annualità, in modo da inserire i vari canoni (massimo nove).

Nel quadro E vanno indicati i canoni dalla seconda alla nona annualità.

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9) SIA Aree Sisma: rilascio della procedura di trasmissione delle domande; altre di prassi previdenziale e normativa

L’INPS ha emanato il messaggio n. 3588 del 18 settembre 2017, con il quale comunica il rilascio della procedura di trasmissione delle domande di SIA Aree Sisma all’Istituto, fornendo altresì le necessarie indicazioni operative.

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Istituzione presso la Direzione provinciale di Chieti del Polo nazionale “Arma dei Carabinieri”. (INPS, circolare n. 131 del 19 settembre 2017)

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Il riscatto pensionistico del corso di laurea

Come riscattare il corso di laurea e quali vantaggi si otterrebbero da questa operazione? La Fondazione Studi del Consiglio nazionale dei consulenti del Lavoro con l'approfondimento del 19 settembre 2017, analizza il riscatto del corso di studi disciplinato dall'attuale ordinamento previdenziale evidenziandone caratteristiche, punti di forza e convenienza. Nel documento si precisano quali soggetti possono fare richiesta per il riscatto degli studi universitari, i requisiti necessari, i titoli ammessi e i criteri di calcolo applicabili.

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Bonus giovani esteso a chi compie 18 anni nel 2017

Anche i ragazzi e le ragazze che compiono 18 anni nel 2017 hanno diritto al bonus di 500 euro da spendere in libri, teatri, cinema, musica e corsi di lingua straniera. L’estensione della card per i 18enni è stata resa ufficiale dal decreto del presidente del Consiglio dei ministri n. 136 del 4 agosto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

Il bonus per i giovani che compiono 18 anni è stato introdotto per la prima volta nel 2016: da allora i neo-maggiorenni possono utilizzare la cifra di 500 euro per spese culturali. Per farlo è necessario iscriversi sul portale www.18app.italia.it, accedendo tramite l’identità digirale Spid.

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Concessione di contributi a fondo perduto in forma di voucher, a favore delle PMI

Pubblicato il Decreto Mise 17 luglio 2017 sulla Gazzetta Ufficiale n. 218 del 18 settembre 2017.

Finalità dell'intervento

Il presente decreto disciplina la concessione di contributi a fondo perduto in forma di voucher per l'acquisizione, a seguito della sottoscrizione di un apposito contratto di servizio, di prestazioni consulenziali, erogate esclusivamente dalle società di temporary export management attraverso la messa a disposizione di uno o più TEM e finalizzate a sostenere i processi di internazionalizzazione dei soggetti beneficiari, attraverso attività di analisi e ricerche di mercato, di individuazione e acquisizione di nuovi clienti, di assistenza legale, organizzativa, contrattuale e fiscale e di trasferimento di competenze specialistiche in materia di internazionalizzazione d'impresa.

Con i successivi provvedimenti saranno specificati i servizi consulenziali oggetto del contratto tra i soggetti beneficiari e le società di temporary export management.

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10) Spesometro 2017: possibile l’invio multiplo di files

Mancano ormai dieci giorni ed entro il 18 settembre 2017 avrebbe dovuto essere pubblicato il provvedimento di proroga del termine dell’invio dei dati delle fatture emesse e di acquisto registrate; così non è stato e quindi i contribuenti devono avere fiducia nel comunicato del Mef del 1° settembre scorso che ha annunciato la proroga dello spesometro 2.0 dal 18 al 28 settembre 2017.

Si può inviare un unico file zip contenente più file «Dati Fatture» o più comunicazioni Iva o più file di entrambe le tipologie; in questo caso, l’accettazione del file zip non comporta l’acquisizione di tutti i file contenuti in quanto ciascun file è oggetto di una specifica notifica che può essere consultata nell’interfaccia «Fatture e Corrispettivi» richiamando l’Idfile assegnato al file zip.

Se viene inviato in file in cui non sono presenti tutte le fatture del periodo, è possibile inviare un nuovo file contenente solo le fatture mancanti e non, invece, un file completo di tutto; l’Agenzia, all’interno delle proprie faq, ha chiarito che se i dati sono trasmessi più volte con file XML differenti, vengono accettati e memorizzati come fossero dati di fatture differenti.

Infine, coloro che hanno esercitato l’opzione per la trasmissione delle fatture ai sensi del Dlgs 127/2015: l’invio segue la stessa scadenza del 28 settembre e la validità dell’opzione è di 5 anni.

Vincenzo D’Andò