Nuovo regolamento privacy: come scegliere il responsabile della protezione dei dati – Diario quotidiano del 20 settembre 2017

Pubblicato il 20 settembre 2017

1) Le scelte imprenditoriali non sono sindacabili dal Fisco: deducibilità dei costi aziendali non contestabile
2) Rassegna di giurisprudenza (transfer pricing, plusvalenze, collegio sindacale)
3) Regolamento privacy: ecco come scegliere il responsabile della protezione dei dati
4) Srls: modello standard da usare comunque
5) In presenza di contabilità in nero non contano le osservazioni difensive dell’imprenditore
6) Cassazione: ulteriore rassegna di decisioni in campo tributario e disciplina antiriciclaggio
7) Sul recesso del socio l’ultima parola spetta al tribunale e non al collegio arbitrale
8) Registrazione Locazioni Immobili: disponibile la nuova versione del software Sogei
9) SIA Aree Sisma: rilascio della procedura di trasmissione delle domande; altre di prassi previdenziale e normativa
10) Spesometro 2017: possibile l’invio multiplo di files
Commercialista Telematico | Software fiscali, ebook di approfondimento, formulari e videoconferenze accreditate1) Le scelte imprenditoriali non sono sindacabili dal Fisco: deducibilità dei costi aziendali non contestabile 2) Rassegna di giurisprudenza (transfer pricing, plusvalenze, Collegio sindacale) 3) Regolamento privacy: ecco come scegliere il responsabile della protezione dei dati 4) Srls: modello standard da usare comunque 5) In presenza di contabilità in nero non contano le osservazioni difensive dell’imprenditore 6) Cassazione: ulteriore rassegna di decisioni in campo tributario e disciplina antiriciclaggio 7) Sul recesso del socio l’ultima parola spetta al tribunale e non al collegio arbitrale 8) Registrazione Locazioni Immobili: disponibile la nuova versione del software Sogei 9) SIA Aree Sisma: rilascio della procedura di trasmissione delle domande; altre di prassi previdenziale e normativa 10) Spesometro 2017: possibile l’invio multiplo di files ****

1) Le scelte imprenditoriali non sono sindacabili dal Fisco: deducibilità dei costi aziendali non contestabile

Le strategie commerciali non sono sindacabili dall’Amministrazione finanziaria, è, quindi, deducibile il rilevante costo anche se viene ritenuto antieconomico per l’azienda.

Lo ha stabilito, in maniera quasi innovativa, la Corte di Cassazione con la sentenza 21405 del 15 settembre 2017, secondo cui l’opportunità di un costo, e, quindi, la sua eventuale antieconomicità, non può essere sindacata dal Fisco in termini di indeducibilità, perché si tratta di valutazioni della strategia commerciale riservate all’esclusivo giudizio dell’imprenditore.

In particolare, il contribuente aveva risolto un contratto di servizi con una società del gruppo per fornitura di attività di marketing, sottoscrivendo uno specifico accordo.

In base a tale atto l’impresa sottoposta al controllo fiscale si faceva carico di tutte le spese sostenute dalla società di marketing.

Per questo, l’Agenzia riteneva che la nuova somma concordata fosse superiore al corrispettivo previsto nel contratto iniziale. Per l’Amministrazione i maggiori costi assunti non erano inerenti.

Che sia un anticipazione di quanto comunicato dal nuovo direttore dell’Agenzia delle entrate ? La situazione potrebbe cambiare a favore dei contribuenti sia pure attraverso la sezione tributaria della massima Corte che, nel caso di specie, ha respinto il ricorso dell’Agenzia dell’entrate e ha accolto quello incidentale della società, poiché, è pur vero che tra i poteri dell’Amministrazione finanziaria rientra la valutazione di congruità dei costi e dei ricavi esposti nel bilancio (e nelle dichiarazioni e per conseguenza la rettifica di queste ultime), ma il fisco non si può spingere a valutare la condotta dell’imprenditore per avere stipulato o disdetto quel dato contratto che porta poi a nuovi costi aziendali che poi a consuntivo si possono rilevare come scelte sbagliate o antieconomiche per l’oggetto aziendale. Secondo la Cassazione, si tratta di “valutazioni di strategia commerciale riservate all’imprenditore” e come tali non sindacabili dai verificatori delle Entrate.

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2) Rassegna di giurisprudenza (transfer pricing, plusvalenze, Collegio sindacale)

Ecco di seguito, in rapida rassegna, alcune decisioni della Corte di Cassazione del 15 settembre 2017:

- Transfer pricing

L’applicazione del valore normale nelle transazioni infragruppo non integra una disciplina antielusiva in senso proprio ma è finalizzata alla repressione del fenomeno economico dei prezzi di trasferimento con la conseguenza che la prova gravante sull'amministrazione finanziaria non riguarda la maggiore fiscalità nazionale o il concreto vantaggio fiscale in capo al contribuente ma solo l'esistenza di transazioni tra imprese collegate a un prezzo inferiore a quello normale. Incombe poi sul contribuente l’onere di dimostrare che tali transazioni siano intervenute per valori di mercato da considerare normali. A fornire questa interpretazione è la Corte di cassazione con la sentenza n. 21410 del 15 settembre 2017. Nel caso di specie ad una società italiana era stata contestata la vendita ad alcune società collegate di bevande a prezzi inferiori a quelli ritenuti di mercato.

- Plusvalenze non retroattive

La Corte di cassazione, con l’ordinanza n. 21438 del 15 settembre 2017, ritiene che non siano retroattive le norme contenute nel decreto internazionalizzazione che vietano al fisco di fissare induttivamente la plusvalenza da vendita di immobile.

Dunque, l’Amministrazione finanziaria non può più accertare, in via induttiva, la plusvalenza patrimoniale realizzata a seguito di cessione di immobile o di azienda solo sulla base del valore dichiarato, accertato o definito ai fini dell’imposta di registro. Il divieto ha effetti sui giudizi in corso poiché la nuova norma, essendo di interpretazione autentica, ha efficacia retroattiva. Questo a seguito dell’avvento del D.lgs. n. 147 del 2015, che ha interpretato gli artt. 58, 68, 85 e 86 del D.P.R. n. 917 del 1986 e gli artt. 5, 5 bis, 6 e 7 del D.lgs. n. 446 del 1997.

- Senza uno scarto la dichiarazione è valida

La dichiarazione telematica è valida se non è stato comunicato lo scarto. Non può, quindi, essere considerata come omessa.

Difatti, la Cassazione, la sentenza n. 21409 del 15 settembre 2017, mette in salvo il credito d’imposta è se la dichiarazione telematica viene rifiutata per un errore bloccante che non è stato comunicato all’intermediario incaricato.

Nel corso del giudizio di impugnazione della cartella ex artt. 36 bis D.P.R. 600/73 e 54 bis D.P.R. 633/72, l’Amministrazione finanziaria deve a provare di avere inserito nel sistema il messaggio di errore, altrimenti al contribuente basta produrre la comunicazione di conferma dell’avvenuto invio per ottenere l’annullamento dell’atto.

La decisione è importante per il nuovo adempimento delle liquidazioni trimestrali Iva e per lo spesometro poiché come è noto il nuovo sistema fatture e corrispettivi rilascia solo un numero di avvenuta ricezione (da conservare anche per tali casi).

- Collegio sindacale a rischio di reato di bancarotta fraudolenta societaria per distrazione

La Cassazione, con la sentenza n. 42046 del 15 settembre 2017, ha affermato che i componenti del Collegio sindacale possono essere chiamati a rispondere del reato di bancarotta fraudolenta societaria per distrazione, laddove non prestino un’adeguata vigilanza sull’operato degli amministratori. Tuttavia, tale responsabilità va provata attraverso uno specifico accertamento del nesso causale tra la loro condotta e il dissesto della società, oltre che della coscienza e volontà (dolo) del reato.

  • Sindaci responsabili

La Cassazione, con due sentenze depositate il 18 settembre 2017, le nn. 21566 e 21567, ha detto la sua sull’obbligo di vigilanza dei sindaci e sui presupposti per l’individuazione, in ambito civilistico, del c.d. amministratore di fatto.

Infatti, la Corte Suprema, in prop