Il Commercialista Gastronomico a Rimini: un filosofo greco ed i pomodori ripieni

FB_IMG_1498758334687Ogni mattina passo davanti al Tempio Malatestiano recandomi alla sede del Commercialista Telematico e ho preso l’abitudine di ammirarlo. Ogni bravo turista si dovrebbe armare di pazienza, ammirare l’involucro esterno progettato da Leon Battista Alberti di puro stile rinascimentale che avvolge la chiesa gotica decorata da Agostino Di Duccio e da un affresco di Piero della Francesca (il ritratto che Piero fece di Sigismondo è uno dei capolavori rinascimentali visibili al Louvre). Ovunque campeggiano le cifre incorniciate di alloro, forse in onore di Sigismondo e della sua amata moglie Isotta degli atti, forse in onore del solo Sigismondo.

Il Tempio Malatestiano è un cantiere non finito che mostra come il vizio delle crisi finanziarie fosse noto in Italia fin dal XV secolo: Sigismondo si scontrò col Papa, fu scomunicato, fece bancarotta, rischiò di perdere lo Stato e la sua creatura architettonica si presenta ancora in forma incompiuta: mancano l’arco trionfale e la cupola che avrebbero dovuto coronare la gloria imperitura del Signore di Rimini.

Il Tempio Malatestiano doveva essere la chiesa funebre della Famiglia Malatesta, il capolavoro di Sigismondo, tuttavia, dato che Sigismondo era un patrono delle lettere e della cultura umanistica, la sua decorazione è ricca di rimandi anche a tematiche non legate alla religione cattolica: i segni zodiacali, le arti liberali, le lapidi in greco… Chi ama l’esoterismo e il mistero può trovare numerosi e divertenti spunti in una visita al Tempio Malatestiano, quasi che fosse una specie di chiesa esoterica.

Sui lati sono posizionate le tombe dei dotti che allietavano la corte di Rimini ai tempi di Sigismondo e, oltre a queste, le ossa di Giorgio Gemisto Pletone, bizantino e principe dei filosofi del suo tempo. Pletone fu un letterato bizantino del XV secolo, che fu uno dei massimi artefici del trasferimento dei tesori della cultura greca in Italia: da questo processo di trasferimento di opere d’arte nacque il Rinascimento. Pletone è immortalato fra i tanti personaggi famosi negli affreschi di Benozzo Gozzoli a Palazzo Medici Riccardi a Firenze. Forse fu davvero il principe dei filosofi del suo tempo, ma oggi non è noto nella cultura popolare.

La seconda metà del Quattrocento è stata un’epoca di crisi: gli Ottomani avevano preso Costantinopoli e stavano annettendo i territori cristiani del Levante. Sigismondo andò a combattere in Morea sotto bandiera veneziana per riconquistare il favore papale: fu in quest’occasione che durante un vano assedio alla fortezza di Mistrà riuscì a recuperare il cadavere di Pletone da esporre come spoglia di guerra e di cultura nel suo Tempio.

Speriamo che queste righe vi incuriosiscano a venire a Rimini…

 

Il nome di Pletone è Giorgio Gemisto (Γεώργιος Πλήθων Γεμιστός). Sia Πλήθων che Γεμιστός in greco significano pieno, quindi in suo onore parleremo dei pomodori ripieni (Γεμιστά) che sono uno dei cavalli di battaglia della cucina greca e sono ottimi come pietanza estiva, anche per un o spuntino al mare.

Ingredienti

  • 4 pomodori maturi e sodi
  • 4 peperoni verdi (dimensione media)
  • 4 patate tagliate a spicchi
  • 1 cipolla
  • 1 e 1/2 tazza di riso tipo basmati
  • un mazzetto di mentuccia
  • un mazzetto di prezzemolo
  • 50 grammi di pinoli
  • 50 grammi di uvetta
  • sale, pepe, zucchero
  • olio (circa 100 ml)
  • 4-5 cucchiaiate di passata di pomodoro

 

I pomodoro devono stare abbastanza vicini tra loro e in piedi, quindi scegliete la teglia adatta.

Tagliate le calotte ai pomodori mantenendole (ci serviranno per ricoprire dopo il ripieno). Svuotate bene la polpa dei pomodori, salateli e aggiungete anche un pizzico di zucchero al loro interno. Tagliate le calotte dei peperoni, togliete tutti i semi. Salate leggermente anche i peperoni.

Sminuzzate la cipolla e fatela appassire per 5 minuti nell’olio a fuoco basso. Aggiungete il riso e fatelo insaporire insieme alla cipolla mantenendo sempre basso il fuoco. Sminuzzatela polpa dei pomodori e aggiungetela al riso. Profumate con prezzemolo e mentuccia tritati. Per ultimi aggiungete uvetta (dopo averla tenuta a bagno in acqua per farla ammorbidire) e pinoli. Salate e pepate. Portate il riso quasi a metà cottura (dopo andrà in forno) aggiungendo un po’ di acqua se necessario.

Aspettate che il riso si raffreddi e riempite i pomodori e i peperoni fino a poco più di metà: dovete lasciare al riso un po’ di spazio per gonfiarsi durante la cottura in forno. Se vi avanza un po’ di riso potete spargeterlo fra pomodori e peperoni. Sempre fra pomodori e peperoni si possono spargere le patate tagliate.

Coprite ogni pomodoro con la sua calotta, versatevi sopra un po’ di passata di pomodoro (se avete salsa di pomodoro è anche meglio), del pangrattato e olio abbondante. Aggiungete nel tegame anche 50 ml di acqua.

Infornate a 180 gradi per circa un’ora e mezza circa (dipende da quanto sono grandi peperoni e pomodori), devono cuocere lentamente.

Lasciate riposare per almeno un’ora (almeno 2…).

Servite accompagnati da formaggio feta e pita.

 

Da bere con la retsina fredda.

 

Da leggere per entrare nello spirito del tempo: Silvia Ronchey. L’enigma di Piero.

15 luglio 2017

Luca Bianchi


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