Gli spaghetti alla Montecristo del Commercialista Gastronomico

Louis_Français-Dantès_sur_son_rocherIn questa settimana è stato un proliferare televisivo di scene e film di Paolo Villaggio. Ho rivisto anche il famoso episodio in cui Fantozzi, a dieta nella clinica le Magnolie, compra con cambiali salate un piatto di spaghetti alla Montecristo, che nascondo le lime per evadere dalla sua dietetica prigione.

Perchè spaghetti alla Montecristo?

Sicuramente Villaggio prende spunto sia da un piatto così chiamato sulle coste della Toscana che dalle memorie del formidabile romanzo di Dumas Padre, “Il Conte di Montecristo”. Il Conte di Montecristo è uno di quei romanzi che tutti conoscono, pochi hanno letto (perché è un tomo di oltre un migliaio di pagine), ma che fa parte dell’immaginario collettivo. E’ uno di quei romanzi, magari tecnicamente mal scritti (Dumas veniva pagato per righe prodotto e si avvaleva dell’aiuto dei negri). Nonostante questo Dumas ha scolpito l’immaginario collettivo della fine dell’ottocento e di tutto il novecento.

Montecristo è un’isola dell’Arcipelago Toscano, piccola e disabitata (è parco naturale e non è possibile l’attacco senza autorizzazione); è visibile dalla costa meridionale dell’Elba da cui dista circa 22 miglia nautiche. Nel romanzo di Dumas l’abate Faria, prigionierio insieme a Edmond Dantés nel temibile Chateau d’If, racconta al suo amico la leggenda del Tesoro degli Sapda (nobile famiglia romana) e del suo nascondiglio introvabile sull’Isola di Montecristo. Edmond Dantès, fuggito dallo Chateau d’If, raggiunge Montecristo scopre il tesoro ricchissimo e si trasforma nel conte di Montecristo per realizzare la sua vendetta. Anche se la trama è nota, si tratta di uno dei romanzi più noti di Dumas e merita di essere (ri)letto.

Esistono davvero gli spaghetti alla Montecristo?

Gli spaghetti alla Montecristo di Fantozzi sono un omaggio alla rocambolesca fuga di Edmond Dantès, ma sono anche un piatto che ho trovato in una vacanza all’Isola d’Elba (forse inventato dopo il film di Paolo Villaggio). Come capirete dagli ingredienti, è un piatto che dimostra la sua età perché utilizza la panna per legare il sugo di pesce, pratica aborrita dalla cucina attuale. Attenzione vi è stata un’epoca non lontana in cui l’uso della panna in cucina era segno di distinzione e classe, in fondo la cucina francese (cucina nobile per definizione) predilige l’uso della panna nelle salse.

Possibile Ricetta

Ingredienti per 4 persone:

  • 400 grammi di spaghetti o altra pasta lunga

  • 2kg di vongole

  • 8 cucchiai di pesto genovese

  • 2 cucchiai di panna liquida (a scelta)

  • 1 bicchiere di vino da cucina

  • 2 spicchi d’aglio tritato

  • olio q.b.

Preparate le vongole per essere cucinate e tenetene alcune col guscio per essere usate come decorazione; filtrate l’acqua di cottura delle vongole e mettetela da parte.

In una padella adesso mettete dell’olio e l’aglio tritato, una volta caldo buttate tutte le vongole e aggiungete parte dell’acqua di cottura. L’acqua di cottura delle vongole è estremamente saporita e salata, quindi nel dubbio mettete poco sale nell’acqua per la pasta. Fate assorbire un pochino e poi aggiungete il vino bianco e lasciate evaporare.

Adesso arriva il gusto datato: versate la panna nel sugo e fate amalgamare bene, dopodiché spegnete il fornello e aggiungete il pesto alla genovese (il pesto non deve cuocere perché tende a bruciare rapidamente).

In alternativa eliminate la panna, scaldate l’acqua di cottura delle vongole e usatela per sciogliere il pesto fino a farlo diventare cremoso, alla fine unitelo alle vongole già preparate. Amalgamate bene facendo risultare una cremina verde tenue ben profumata.

Scolate la pasta al dente e mettetela in padella: spadellate bene sempre a fuoco spento. Soprattutto se non avete usato panna potete aggiungere del peperoncino.

Da bere con un bianco della Maremma ben fresco.

Lettura Consigliata: Alexander Dumas Pere, Il Conte di Montescristo.

8 luglio 2017

Luca Bianchi


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