Fatture incassate con assegno di fine anno: qual è l’anno di competenza? – Diario quotidiano del 23 giugno 2017

Pubblicato il 23 giugno 2017



1) Rimborsi dal Fisco su sentenze: decreto con le modalità in G.U.
2) In G.U. le disposizioni per l’esercizio dell’attività di compro oro
3) Il revisore legale non può svolgere l’attività di consulenza del lavoro
4) Le fatture incassate con assegno a fine anno a rischio “di valuta”
5) Modello F24: decorre dal 20 luglio 2017 la soppressione e la modifica di codici tributo del modello F24
6) Nuovo bilancio di esercizio delle imprese che adottano i principi contabili nazionali: aspetti civilistici e fiscali
7) Regime fiscale agevolativo della Legge “Dopo di noi”
8) Cndcec sulla traduzione italiana dei principi internazionali sugli incarichi di assurance
9) Corte Europea di Giustizia: assegni familiari ai lavoratori stranieri
10) Corte Ue: stop al diniego di deduzione sui contributi integrativi
diario-quotidiano-articoli-71) Rimborsi dal Fisco su sentenze: decreto con le modalità in G.U. 2) In G.U. le disposizioni per l’esercizio dell’attività di compro oro 3) Il revisore legale non può svolgere l’attività di consulenza del lavoro, condanna penale confermata dalla Cassazione 4) Le fatture incassate con assegno a fine anno a rischio “di valuta”, cassazione intransigente 5) Modello F24: decorre dal 20 luglio 2017 la soppressione e la modifica di codici tributo del modello F24 6) Nuovo bilancio di esercizio delle imprese che adottano i principi contabili nazionali: circolare di Assonime sugli aspetti civilistici e fiscali 7) Regime fiscale agevolativo della Legge “Dopo di noi”: nuovo studio del Notariato 8) Cndcec sulla traduzione italiana dei principi internazionali sugli incarichi di assurance 9) Corte Europea di Giustizia: assegni familiari ai lavoratori stranieri 10) Corte Ue: stop al diniego di deduzione sui contributi integrativi ****

1) Rimborsi dal Fisco su sentenze: decreto con le modalità in G.U.

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 142 del 21 giugno 2017, il Decreto 18 maggio 2017, che rende disponibili i modelli per le garanzie da prestare a seguito dell'esecuzione delle sentenze di condanna in favore del contribuente

Ai sensi dell'art. 1, comma 4, del decreto del Ministero dell'economia e delle finanze 6 febbraio 2017, n. 22, sono approvati i seguenti modelli da utilizzare per prestare la garanzia di cui all'art. 69, comma 2, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546:

- modello di polizza fideiussoria o fideiussione bancaria;

- modello per l'assunzione di obbligazione di pagamento da parte della capogruppo o controllante;

- modello per la costituzione di deposito vincolato in titoli di Stato o garantiti dallo Stato.

L’art. 69 del DLgs. 546/92, dopo le modifiche apportate dal DLgs. 156/2015, nell’introdurre il principio di immediata esecutività delle sentenze, ha sancito che, nelle liti che originano da domande di rimborso del contribuente, il giudice, in sentenza, per gli importi superiori a 10.000 euro diversi dalle spese di lite, può subordinare l’erogazione delle somme alla prestazione di idonea garanzia.

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2) In G.U. le disposizioni per l’esercizio dell’attività di compro oro

Disposizioni per l’esercizio dell’attività di compro oro, in attuazione dell'articolo 15, comma 2, lettera l), della legge 12 agosto 2016, n. 170.

E’ stato pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale n. 141 del 20 giugno 2017, il Decreto legislativo 92/2017, contenente le disposizioni per l'esercizio dell'attività di compro oro. Il provvedimento, che entrerà in vigore il 5 luglio 2017, attua l'art. 15, comma 2, lettera l) della legge di delegazione europea 2015, conformando l'Italia agli standard previsti in materia di antiriciclaggio. Il decreto prevede che gli operatori dei compro oro dovranno ottenere la licenza di pubblica sicurezza per poter essere iscritti nell'apposito elenco presso l'Organismo per la gestione degli elenchi degli agenti finanziari e dei mediatori creditizi, mentre i coloro che intendono vendere i beni preziosi (gioielli, orologi, e ad altri beni di valore) dovranno dichiarare le proprie generalità, secondo le regole dettate dal dlgs 231/2001. Spazio ad una maggiore tracciabilità dei beni venduti, anche con la compilazione di una scheda al momento dell'acquisto e della vendita.

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3) Il revisore legale non può svolgere l’attività di consulenza del lavoro, condanna penale confermata dalla Cassazione

Il revisore legale non può non sapere che per lui la consulenza del lavoro è off limit.

Condannato un ex dottore commercialista, cancellatosi dall’Albo poiché riteneva che avrebbe potuto continuare a svolgere la consulenza del lavoro, sol perché continuava a rimanere iscritto all’Albo dei Revisori legali.

Le giustificazioni esposte dal ricorrente non sono state accolte dalla Corte di cassazione, nella sentenza n. 30827 del 21 giugno 2017.

L’errore di fatto, che dà luogo all’esclusione dell’elemento psicologico, rileva se il soggetto si rappresenta la realtà di fatti che, se veramente esistenti, escluderebbero l’antigiuridicità del comportamento.

Diversamente, l’ignoranza della norma integratrice del precetto penale non può essere considerata errore di fatto ma ignoranza della legge penale, rilevante solo se inevitabile.

La Cassazione ritiene che l’articolo 348 del c.p. sull’esercizio abusivo della professione costituisce una norma in bianco che presuppone l’esistenza di altre disposizioni, integrative del precetto penale, che indicano il perimetro oltre il quale non è permesso l’esercizio di determinate professioni.

Pertanto l’errore su tali norme va eguagliato all’errore sulla legge penale a cui non si può attribuire valore scriminante.

Inoltre, la qualifica professionale posseduta dal ricorrente esclude che lo stesso possa agire in buona fede. Assodate le specifiche potenziali competenze professionali, il professionista si sarebbe potuto accertare, presso gli organi competenti, sui requisiti occorrenti per lo svolgimento dell’attività ritenuta abusiva.

In questo quadro normativo, la Corte di appello ha così argomentato: l’ex professionista, “successivamente alla sua cancellazione dall'albo dei commercialisti, si è occupato per vari anni, a partire dal 26 febbraio 1999, reiteratamente, della tenuta e della trasmissione di documentazione fiscale, attività esplicitamente riservate ai professionisti iscritti all'albo, la pretesa buona fede dell'imputato deve escludersi con sicurezza, alla luce della qualifica professionale specializzata del medesimo, il cui grado di diligenza richiesto nella conoscenza della normativa in oggetto era maggiore, con conseguente esclusione della pretesa inevitabilità dell'errore (...) errore di diritto, in quanto tale inescusabile, alla luce delle specifiche competenze professionali del prevenuto, il quale ben avrebbe potuto accertare, presso gli organi competenti, i requisiti indispensabili per il legittimo svolgimento dell'attività professionale abusivamente esercitata”. Questa conclusione vale poiché, come rilevato dai giudici di merito, il ricorrente non era agli inizi della sua carriera professionale, avendo per molti anni operato proprio in un settore che necessariamente lo rende edotto delle questioni in materia (Sez. 6, n. 36410 del 3/06/del 2014; Sez. 6, n. 1632 del 06/12/1996, dep. 1997, Rv. 208185; Sez. 6, n. 1632 del 06/12/1996, dep. 21/02/1997, Rv. 208185).

Nel caso di specie, la Corte d’appello non ha, correttamente, concesso le circostanze attenuanti generiche perché incompatibili con la “personalità dell'imputato, in relazione al prolungato periodo in cui l'illecita condotta è stata reiteratamente posta i essere dal prevenuto nonché considerati i suoi precedenti penali, con particolare riferimento alla contestata e ritenuta recidiva reiterata”.

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4) Le fatture incassate con assegno a fine anno non vale la data di “valuta”, cassazione intransigente

Per le fatture incassate con assegno a fine anno non vale la data di “valuta”, cassazione intransigente.

Quello che conta è la data dell’avvenuta consegna dell’assegno bancario, non rileva a tal fine, la data di valuta con effetto nell’anno successivo alla ricezione dell’assegno.

Dunque, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15439 del 21 giugno 2017, è del parere che per la corretta imputazione temporale rileva non la data della valuta, che individua solo la decorrenza degli interessi, ma la disponibilità della somma.

Per la Suprema Corte la valuta individua solo il momento di decorrenza degli interessi, non già la disponibilità della somma che, in caso di pagamento con assegno bancario, viene fissata al momento della percezione del titolo di credito da parte del prenditore dell'assegno, che, nel caso di specie

Nella fattispecie il professionista ha violato il principio di cassa ex art. 6, DPR n. 633/72 (come è noto il reddito di lavoro autonomo viene determinato in base al principio di cassa) poiché nell’evento “incriminante” secondo la Corte, ha erroneamente applicato il principio di competenza ai compensi percepiti.

Pertanto, il soggetto pur fatturando regolarmente il compenso e corrispondendo le imposte dovute, avrebbe violato il principio di cassa sulla rilevazione dell’incasso fattura.

In definitiva, rileverebbe il principio di diritto che per i compensi professionali incassati con assegno bancario conta, ai fini dell’imputazione per cassa del componente reddituale, la data di percezione del titolo di credito, non la data valuta assegnata dalla banca, vale a dire quella a partire dalla quale decorrono gli eventuali interessi.

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5) Modello F24: decorre dal 20 luglio 2017 la soppressione e la modifica di codici tributo del modello F24

Soppressi e modificati alcuni codici tributo del modello F24. L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 76/E del 22 giugni 2017, ha disposto la soppressione, fornendo al contempo nuove indicazioni operative per l’utilizzo di alcuni codici tributo del modello F24.

In particolare, l’Agenzia dispone la soppressione dei seguenti codici tributo, relativi a fattispecie non più attuali:

- “1131” denominato “Eccedenze altre imposte versate in eccesso esposte nel quadro RX del modello Unico Persone fisiche e Società di persone”;

- “1135” denominato “Imposta sostitutiva sui redditi diversi di cui all'art. 67, c. 1, lett. da c-bis) a c-quinquies), del TUIR - opzione affrancamento - art. 3, commi 15 e 16, del DL n. 66 del 24 aprile 2014 - regime amministrato”;

- “1797” denominato “Contribuenti minimi - utilizzo in compensazione del credito d'imposta di cui all'art. 1, comma 3, DPCM 21/11/2011”;

- “1826” denominato “Imposta sostitutiva sulle plusvalenze realizzate in dipendenza della cessione delle quote di partecipazione in fondi immobiliari a ristretta base partecipativa e in fondi familiari. Art. 82, comma 18 bis, D.L. 112/2008”;

- “1844” denominato “Cedolare secca - utilizzo in compensazione del credito d'imposta di cui all'art. 1, comma 3, DPCM 21/11/2011”;

- “2024” denominato “Imposta sostitutiva dell’IRPEG dovuta dalle società di gestione dei fondi di investimento immobiliare chiusi”;

- “2100” denominato “IRPEG saldo”;

- “2101” denominato “Maggiore imposta IRPEG a seguito di rideterminazione del reddito agevolato”;

- “2112” denominato “IRPEG acconto prima rata”;

- “2113” denominato “IRPEG acconto seconda rata o acconto in unica soluzione”;

- “4035” denominato “IRPEF - utilizzo in compensazione del credito d'imposta di cui all'art.1, comma 3, DPCM 21/11/2011”;

- “4357” denominato “Imposta sostitutiva per nuove iniziative produttive”;

- “4999” denominato “Regolarizzazione e definizione IRPEF dovuta sulle indennità di trasferta degli ufficiali”;

- “6750” denominato “Recupero tassa sul medico di famiglia”;

- “6785” denominato “Credito d’imposta di cui all’articolo 3, comma 4, decreto legislativo n. 344/2003 (Ris. N. 102 del 28 luglio 2005)”;

- “6811” denominato “Credito d'imposta per il recupero da parte delle banche e degli intermediari finanziari, della quota di mutuo a carico dello stato - art. 2, comma 3, DL n. 185/2008”;

- “6818” denominato “Credito per il bonus straordinario famiglie, di cui all'art. 1, DL 185/2008, non erogato dai sostituti d'imposta, risultante da Unico PF 2009”;

- “8112” denominato “Imposta straordinaria di cui all’articolo 19, comma 12, DL 201/2011”;

Viene poi precisato che, ove fosse ancora necessario procedere al versamento di somme a titolo di IRPEG con i codici tributo soppressi con la presente risoluzione, potranno essere utilizzati i corrispondenti codici tributo dell’IRES.

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Per i seguenti codici tributo non sarà più consentito esporre importi a credito compensati:

- “1061” denominato “Ritenuta sui redditi di capitale derivanti dalla partecipazione ad OICR italiani e lussemburghesi storici, ai sensi dell’articolo 26-quinquies del d.P.R. n. 600/1973”;

- “1665” denominato “Imposta sostitutiva sulle plusvalenze da cessione di azienda o partecipazione di controllo o di collegamento”;

1705” denominato “Ritenuta sui proventi derivanti dalla partecipazione ad organismi di investimento collettivo in valori mobiliari di diritto estero”;

- “1807” denominato “Imposta sostitutiva delle imposte sulle riserve e fondi in sospensione d’imposta (Risoluzione n. 31/E del 31/1/2002 e risoluzione n. 48 del 20/4/2005”;

- “2415” denominato “Imposta sul patrimonio netto dell’impresa società di capitali ed enti”;

- “2726” denominato “Imposta sostitutiva sulla rivalutazione dei beni iscritti in bilancio”;

- “2727” denominato “Imposta sostitutiva dell’IRPEG e dell’IRAP sui maggiori valori derivanti da conferimenti”;

- “2728” denominato “Imposta sostitutiva delle imposte sui redditi sulle plusvalenze derivanti da conferimenti o cessioni di beni o aziende a favore dei CAF”;

- “4996” denominato “Contributo straordinario per l’Europa autotassazione”;

- “8846” denominato “Contributo per le prestazioni del servizio sanitario nazionale saldo”.

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Inoltre, in sede di compilazione del modello F24, nel campo “rateazione/regione/prov./mese rif.” della sezione Erario, per i seguenti codici tributo occorrerà indicare anche l’informazione del mese di riferimento, espresso nella forma “00MM”, ferme restando le ulteriori istruzioni già fornite in sede di istituzione dei codici medesimi:

- “1710” denominato “Imposta sostitutiva sui redditi di cui all’articolo 41, comma 1, lettera g-quater, del testo unico delle imposte sui redditi”;

- “1711” denominato “Imposta sostitutiva sui redditi di cui all’articolo 41, comma 1, lettera g-quinquies, del testo unico delle imposte sui redditi”.

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L’efficacia operativa delle suddette soppressioni e modifiche decorre dal 20 luglio 2017.

Infine, con la presente risoluzione sono ridenominati i codici tributo “4040” e “6780”, istituiti rispettivamente con risoluzioni nn. 50/E del 14 maggio 2012 e 158/E del 23 dicembre 2004, come di seguito indicato:

- “4040” denominato “Imposta sui redditi soggetti a tassazione separata, a ritenuta a titolo di imposta o a imposta sostitutiva derivanti da pignoramento presso terzi dovuta dal creditore pignoratizio o da beni sequestrati – Sezione XVI Quadro RM – Modello RPF 2017”;

- “6780” denominato “Credito d’imposta sul valore dei contratti di assicurazione e sulle riserve matematiche dei rami vita – DL 24/09/2002, n. 209, art. 1, comma 2 e comma 2-sexies”.

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6) Nuovo bilancio di esercizio delle imprese che adottano i principi contabili nazionali: circolare di Assonime sugli aspetti civilistici e fiscali

Il D.Lgs. n. 139 del 2015 ha attuato la direttiva contabile 2013/34/UE riformando profondamente la disciplina del codice civile in tema di redazione del bilancio di esercizio delle società che non adottano i principi contabili IAS/IFRS. A completamento di questo intervento normativo, l'Organismo Italiano di Contabilità ha aggiornato i principi contabili nazionali per tener conto degli istituti di nuova introduzione. L'art. 13-bis del D.l. n. 244 del 2016, convertito con modificazioni dalla legge n. 19 del 2017, ha infine regolamentato gli aspetti fiscali della nuova disciplina contabile tanto ai fini IRES quanto ai fini IRAP.

Assonime, con la circolare n. 14 del 21 giugno 2017, intende fornire un primo quadro complessivo degli effetti della riforma e di evidenziare le molteplici tematiche applicative che le imprese si trovano a dover affrontare già a partire dall'esercizio 2016. A tal fine, la prima parte della circolare è incentrata sugli aspetti civilistici e, cioè, sull'esame delle principali innovazioni apportate dal Dlgs n. 139 del 2015 e dai nuovi principi OIC e sull'analisi del relativo impatto sull'informativa di bilancio. La seconda parte della circolare entra nel merito applicativo di questi principi e dei conseguenti effetti fiscali, commentando le soluzioni tecniche individuate dall'art. 13-bis del d.l. n. 244 del 2016 e illustrando, in particolare, le questioni interpretative più dibattute e di maggior interesse.

In particolare, in relazione all’IRES, vengono analizzate le modifiche del TUIR introdotte dall’art. 13-bis del Dl 244/2016 convertito, ricordando che le linee guida seguite dal legislatore fiscale nella riformulazione della norma sono state quelle di introdurre, quanto più possibile, una disciplina coerente con le nuove regole di bilancio, cercando di assicurare anche alle imprese OIC la possibilità di fruire di un regime di derivazione rafforzata dal proprio bilancio in linea e nei limiti di quanto già previsto per i soggetti IAS/IFRS.

Dal lato soggettivo, il principio di derivazione rafforzata introdotto con la modifica dell’art. 83 del TUIR, secondo Assonime, vale solo per le imprese che sono tenute ad adeguarsi alle novità introdotte dal D.Lgs. 139/2015 e, contestualmente, a seguire la nuova prassi contabile OIC.

Da ciò pare emergere l’esclusione, dall’applicazione del principio, per le micro imprese, anche quando il bilancio d’esercizio venga predisposto, per opzione, secondo i criteri ordinari e le società di persone stante le incertezze che permangono sotto il profilo civilistico.

Riguardo i contenuto dell’art. 83 comma 1-bis del TUIR, Assonime evidenzia come le regole fondamentali che circoscrivono la rilevanza fiscale delle rappresentazioni di bilancio siano le stesse previste per i soggetti IAS adopter.

Quindi, se da un lato rilevano qualificazione, classificazione e imputazione temporale di bilancio, dall’altro lato continuano a valere le disposizioni del TUIR che, pur partendo dalla rappresentazione di bilancio, derogano alla diretta rilevanza dei componenti reddituali iscritti a Conto economico per motivi meramente fiscali come la deducibilità degli ammortamenti, degli accantonamenti e le rettifiche di valore o quelle disposizioni che stabiliscono che taluni proventi od oneri rilevano secondo il principio di cassa o che ripartiscono o differiscono la rilevanza di componenti positivi e negativi (come ad esempio la rateizzazione delle plusvalenze) o che escludono in tutto o in parte la rilevanza fiscale (si pensi ai dividendi o all’indeducibilità dei costi non inerenti).

Assonime analizza poi il trattamento fiscale delle valutazioni ricordando come, anche per i soggetti OIC, in relazione al rapporto tra gli atti valutativi e le qualificazioni di bilancio conformi al principio della prevalenza della sostanza sulla forma, valga la regola secondo cui occorre distinguere tra le valutazioni propedeutiche alle qualificazioni, e cioè all’identificazione della natura dell’operazione da rappresentare in bilancio (è il caso per esempio dell’iscrizione o della cancellazione iniziale in bilancio di un’attività o di una passività), e quelle che prescindono dalle qualificazioni di bilancio (ad esempio la svalutazione di un credito già rilevato con il criterio del costo ammortizzato).

Mentre, infatti, nel primo caso gli atti valutativi conformi alla corretta applicazione dei principi contabili assumono rilevanza fiscale, nella secondo continuano a valere le regole fiscali che limitano la deduzione o la tassazione delle componenti valutative.

Sempre in tema di derivazione rafforzata, Assonime evidenzia che per la corretta applicazione del principio possono trovare applicazione le norme dei decreti emanati per i soggetti IAS adopter e individua in dettaglio le disposizioni che conservano una valenza anche nel contesto OIC, quelle che, invece, non appaiono applicabili nei confronti dei soggetti che adottano i principi contabili nazionali e, infine, quelle che sembrerebbero poter operare solo in parte e con qualche adattamento nei bilancio ITA GAAP.

Prima di descrivere le altre modifiche del TUIR introdotte dal Dl 244/2016 convertito, Assonime esamina le principali fattispecie applicative del principio di derivazione rafforzata quali le operazioni di acquisto di azioni proprie, il costo ammortizzato e l’attualizzazione, l’iscrizione e la valutazione separata dei derivati incorporati in strumenti ibridi.

Sull’acquisto di azioni proprie, per esempio, si conferma che in base al nuovo principio di derivazione rafforzata l’operazione di acquisto (e di rivendita) va considerata dalle società emittenti che redigono il bilancio secondo gli OIC come un’operazione di natura patrimoniale che si colloca fuori dal circuito impositivo.

Tale conclusione non si applica però alle società micro imprese, che dovranno quindi determinare l’emersione di plusvalenze o minusvalenze secondo le regole fiscali precedenti attraverso la gestione di un doppio binario civilistico-fiscale, con non indifferenti conseguenze sotto il profilo operativo.

A tal fine, viene evidenziato che sorgono delle difficoltà in relazione al rispetto dei requisiti della participation exemption di cui all’art. 87 del TUIR e in particolare quelli relativi alla durata minima di possesso e alla classificazione nella categoria delle immobilizzazioni finanziarie, poiché le nuove regole di contabilizzazione le azioni proprie non sono più iscritte nell’attivo di bilancio.

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Imposte sui redditi – Modello 730/2017

Assonime, inoltre, con la circolare 15 del 21 giugno 2017, illustra le principali novità normative riguardanti il modello 730/2017 che il lavoratore deve presentare entro il 7 luglio 2017 al sostituto d'imposta o al Caf o al professionista oppure entro il 24 luglio 2017 (in quanto la scadenza ordinaria del 23 luglio cade di domenica) direttamente all’Agenzia delle entrate.

A tal fine, le principali novità normative riguardano la compilazione dei quadri C, E e G.

Riguardo la compilazione del quadro C, riferito ai “Redditi di lavoro dipendente ed assimilati”, le modifiche sono dovute, sia per la stabilizzazione della tassazione agevolata del premio di risultato operata dalla L. n. 208 del 28 dicembre 2015, sia per l’introduzione di un regime fiscale di favore per i c.d. lavoratori “impatriati” da parte del D. Lgs. n. 147/ 2015.

In merito ai premi di risultato, rileva come la L. n. 208 del 201 ha reso permanente il regime fiscale di favore riservato agli elementi retributivi premiali, mentre, invece, per i c.d. lavoratori “impatriati”, si ricorda che l’art. 16 del D. Lgs. n. 147 del 14 settembre 2015 ha previsto un regime fiscale agevolativo per i lavoratori che rivestono ruoli direttivi o che sono in possesso di requisiti di elevata qualificazione o specializzazione e che, non essendo stati residenti in Italia nei cinque periodi di imposta precedenti e impegnandosi a permanere in Italia per almeno due anni, trasferiscono la loro residenza nel territorio dello Stato.

Inoltre, in relazione al quadro E la prima novità ha riguardato la disciplina di detraibilità delle polizze assicurative a tutela delle persone con disabilità, prevedendo un prospetto delle spese e degli oneri per i quali spetta la detrazione dall’imposta o la deduzione dal reddito complessivo.

Infine, per ciò che concerne il quadro G, Assonime evidenzia le novità relative ai crediti d’imposta da segnalare nel modello 730, in tal senso si hanno, da una parte lo “school bonus”, dall’altra il riconoscimento, avvenuto con la legge di stabilità, del credito d’imposta per la videosorveglianza.

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7) Regime fiscale agevolativo della Legge “Dopo di noi”: nuovo studio del Notariato

Su “La Legge sul Dopo di noi e la fiscalità degli strumenti di destinazione patrimoniale” è incentrato lo studio n. 33-2017/T, approvato dalla Commissione Studi Tributari del Consiglio nazionale del Notariato il 18 maggio 2017.

Nel neo documento, viene esaminato il regime fiscale agevolativo contenuto nella nuova Legge n. 112/2016, cd. “Dopo di noi”, recante “Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare”.

Le agevolazioni riguardano le imposte sui trasferimenti (donazioni e successioni, registro, ipocatastali) applicabili a trust, vincoli di destinazione ex articolo 2645 ter del Codice civile e fondi speciali da contratti di affidamento fiduciario istituiti, per atto pubblico, in favore di persone con disabilità grave.

Con l’esenzione dall’imposta di successione e donazione (vigente dal 1° gennaio 2017) l legislatore ha inteso (articolo 6 della legge 112/2016) favorire l’istituzione di strumentazioni – quali il trust, il vincolo di destinazione, l’affidamento fiduciario – finalizzate a favorire l’inclusione sociale, la cura e l’assistenza delle persone con disabilità grave (articolo 3, comma 3, della legge 104/1992).

I vantaggi fiscali di cui questa materia beneficia però non finiscono con la predetta esenzione disposta per il caso dell’istituzione di un trust, di un vincolo di destinazione o di un affidamento fiduciario. Anche se la legge non lo afferma esplicitamente, l’esenzione concessa in sede di istituzione di trust, vincoli di destinazione e affidamenti fiduciari, compete anche nel caso in cui questi strumenti vengano fatti oggetto di ulteriori dotazioni patrimoniali dopo esser stati istituiti.

Inoltre (a parte l’esenzione dall’imposta di bollo per atti, documenti, istanze, contratti, copie, estratti, certificati posti in essere o richiesti nell’ambito di questa materia), dato che la legge 112/2016 impone di prevedere, nell’atto istitutivo di trust, vincoli di destinazione e affidamenti fiduciari, le modalità di destinazione del patrimonio al momento della morte del soggetto disabile (individuata come il momento di cessazione del vincolo istituito sul patrimonio destinato), la legge fornisce una regolamentazione fiscale per questa situazione, distinguendo il caso del ritrasferimento dei beni al disponente dal caso della devoluzione del patrimonio già vincolato a soggetti diversi.

Da un lato, la legge 112 dunque prevede che se i beni vincolati in trust (in vincoli di destinazione o in affidamenti fiduciari) istituiti a vantaggio di un soggetto gravemente disabile vengano ritrasferiti – per premorienza del beneficiario disabile – ai soggetti che hanno istituito il trust (oppure il vincolo di destinazione o l’affidamento fiduciario), anche tale ritrasferimento beneficia dell’esenzione dall’imposta di successione e donazione; ed è altresì sancito che, qualora questo ritrasferimento sia rilevante ai fini delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, esse si applichino nella misura fissa.

Quando invece, alla morte del beneficiario disabile, non si faccia luogo al ritrasferimento ai soggetti che hanno istituito il trust (oppure il vincolo di destinazione o l’affidamento fiduciario), ma il patrimonio vincolato venga trasferito a favore di soggetti diversi dai disponenti, questo trasferimento è soggetto alla “ordinaria” imposta di successione; ma con la precisazione che, per la determinazione dell’aliquota e della franchigia applicabili, si ha riguardo al rapporto tra il soggetto che ha istituito il trust (il vincolo di destinazione o l’affidamento fiduciario) e il soggetto che beneficia del trasferimento in caso di morte del beneficiario disabile. Ad esempio, se il padre Tizio istituisce un affidamento fiduciario a favore del figlio disabile Caio e dispone che, alla morte di Caio, il patrimonio residuato venga trasferito all’altro suo figlio Sempronio (fratello di Caio), non disabile, quest’ultimo trasferimento beneficia della franchigia di un milione e, per l’eccedenza, sconta l’imposta di donazione con l’aliquota del 4% (in questo caso, nel silenzio della legge sul punto, le imposte ipotecaria e catastale sono dovute nella misura ordinaria).

La legge 112/2016 prevede poi che ai trasferimenti di beni e di diritti in favore del trust (o dell’affidamento fiduciario o del vincolo di destinazione) istituiti a vantaggio di una persona con grave disabilità si applichino le imposte di registro, ipotecaria e catastale in misura fissa: si pensi ad esempio all’ipotesi che il trust venga dotato di denaro e che, utilizzando tale denaro, il trustee acquisti una casa al fine di stabilirvi l’abitazione del disabile; ebbene, questo acquisto dovrebbe beneficiare appunto della sua sottrazione alla tassazione in misura proporzionale (il condizionale è d’obbligo, ma la relazione tecnica del Mef alla legge 112 consente di indubbiamente propendere in tal senso).

Lo Studio del notariato sottolinea che se la legge 112/2016 è stata principalmente pensata per il caso dei genitori che vogliano provvedere alla salvaguardia dei figli disabili, ciò non toglie che questa non sia da considerare come l’ipotesi esclusiva, in quanto le agevolazioni fiscali sopra descritte non si applicano solamente alle strumentazioni di protezione istituite dai genitori a favore dei figli. Infatti, la stessa legge fa riferimento a ipotesi in cui i genitori non siano in vita o non siano in grado di fornire adeguato sostegno ai figli disabili; inoltre, si nota che la legge 112 non contiene, in effetti, alcuna limitazione di ordine soggettivo, relativa al rapporto tra disponente e beneficiario disabile. Si deve quindi concludere nel senso di ritenere agevolabili gli strumenti di protezione da chiunque istituiti, purché sempre a favore di soggetti con grave disabilità.

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8) Cndcec sulla traduzione italiana dei principi internazionali sugli incarichi di assurance

Arriva la traduzione italiana dei principi internazionali sugli incarichi di assurance.

A breve anche i principi internazionali sugli incarichi di revisione contabile limitata (ISRE)”.

Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (CNDCEC) ha pubblicato sul proprio sito la traduzione in lingua italiana dei principi internazionali sugli incarichi di assurance, editi da International Federation of Accountants (IFAC). I principi sono corredati da un Framework di riferimento, che ne facilita la comprensione, e da una Prefazione che illustra il grado di autorevolezza degli standard internazionali e delle altre pronunce dell’IFAC.

La volontà del Consiglio Nazionale di diffondere il testo dei principi internazionali sugli incarichi di assurance – spiega il Consigliere nazionale delegato alla materia, Raffaele Marcello - ai quali si aggiungerà molto presto quello dei principi internazionali sugli incarichi di revisione contabile limitata (ISRE) e sui servizi connessi (ISRS), persegue un duplice obiettivo. Da un lato quello di promuovere la conoscenza di questi importanti pronunciamenti dell’IFAC, sicuramente meno noti dei principi internazionali di revisione ISA, dall’altro quello di rispondere all’esigenza di molti professionisti ai quali viene sempre più spesso richiesto di svolgere, su base volontaria o su espressa previsione normativa o regolamentare, una serie di incarichi diversi dalla revisione contabile completa del bilancio”.

Marcello ricorda come “esistono innumerevoli attività che vengono normalmente svolte dal dottore commercialista che possono essere ricondotte alle fattispecie previste e regolate dai principi internazionali IFAC. Ciò consentirebbe di meglio definire l’ambito di intervento del professionista e la relativa responsabilità, richiamando standard internazionali di riferimento che godono di una sicura autorevolezza e sono generalmente accettati a livello mondiale”.

La traduzione dei principi internazionali sugli incarichi di assurance è effettuata nel rispetto della relativa policy dell’IFAC e beneficia del fattivo contributo di Assirevi.

La pubblicazione in italiano di questi principi è stata resa possibile anche grazie all’attività del Gruppo di lavoro Revisione legale del Consiglio Nazionale, composto da Raffaele D’Alessio (coordinatore), Valerio Antonelli, Ermando Bozza, Dario Colombo, Paola D’Angelo, Gaspare Insaudo, Edoardo Orlandoni; dello staff di ricerca (Laura Pedicini) e delle traduttrici del CNDCEC (Maria Rita Cafulli ed Elena Florimo).

(Cndcec, comunicato del 22 giugno 2017)

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9) Corte Europea di Giustizia: assegni familiari ai lavoratori stranieri

La Corte Europea di Giustizia, con la sentenza del 21 giugno 2017 (causa C-449/2016) ha affermato che, sulla base del principio di parità di trattamento sancito dalla Direttiva 2011/98, recepita in Italia attraverso il decreto legislativo n. 40/2014, gli assegni familiari vanno riconosciuti ai cittadini extra comunitari titolari di un permesso unico di soggiorno di durata superiore a sei mesi.

Nel caso di specie a richiedere gli assegni era stata una cittadina straniera madre di tre bambini minori.

L’INPS aveva respinto l’istanza sostenendo che il beneficio spettava soltanto ai titolari di un permesso di soggiorno di lungo periodo.

Gli assegni rientrano all’interno delle prestazioni di sicurezza sociale. Gli Stati membri possono circoscrivere l’ambito di applicazione della Direttiva introducendo specifiche deroghe, cosa che lo Stato Italiano non ha fatto.

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10) Corte Ue: stop al diniego di deduzione sui contributi integrativi

La Corte UE perviene alla conclusione che l’articolo 45 TFUE deve essere interpretato nel senso che osta ad una normativa di uno Stato membro, in forza della quale un contribuente residente in tale Stato membro che lavora per l’amministrazione pubblica di un altro Stato membro non può dedurre dalla base imponibile dell’imposta sul reddito nel suo Stato membro di residenza i contributi versati a un regime pensionistico e di assicurazione malattia trattenuti dal suo stipendio nello Stato membro di impiego, a differenza dei contributi analoghi versati al regime previdenziale del suo Stato membro di residenza, qualora, in applicazione della convenzione per evitare la doppia imposizione tra i due Stati membri, lo stipendio non debba essere tassato nello Stato membro di residenza del lavoratore e vada semplicemente ad aumentare l’aliquota d’imposta applicabile agli altri redditi.

(Corte di giustizia, sentenza del 22 giugno 2017, causa C-20/16

Vincenzo D’Andò