Diario quotidiano del 19 giugno 2017 – vendita di tre immobili in un anno e qualificazione dell’attività economica come professione abituale

Pubblicato il 19 giugno 2017



1) Start-up innovative: esteso l’utilizzo dei codici tributo dell’F24 istituiti con la risoluzione n. 56/E/2016
2) Lavoro agile cd. smart working
3) F24: per l’attività di controllo sul canone Rai istituiti tre codici tributo
4) Qualificazione di un’attività economica come “professione abituale” ai fini dell’accertamento
5) In arrivo la revisione del principio contabile OIC 11
6) L’amministratore che non svaluta i crediti commette falso in bilancio
7) Esenzione dall’Imu per i terreni agricoli: coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali
8) TFR: coefficiente di rivalutazione di maggio 2017
9) Iva split payment: estensione della disciplina agli Ordini professionali locali
10) INPS: APE Sociale – indicazioni in merito alle domande
CT_Facebook_Cover_828x3151) Start-up innovative: esteso l’utilizzo dei codici tributo dell’F24 istituiti con la risoluzione n. 56/E/2016 2) Lavoro agile cd. smart working 3) F24: per l’attività di controllo sul canone Rai istituiti tre codici tributo 4) Qualificazione di un’attività economica come “professione abituale” ai fini dell’accertamento 5) In arrivo la revisione del principio contabile OIC 11 6) L’amministratore che non svaluta i crediti commette falso in bilancio 7) Esenzione dall’Imu per i terreni agricoli: coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali 8) TFR: coefficiente di rivalutazione di maggio 2017 9) Iva split payment: estensione della disciplina agli Ordini professionali locali 10) INPS: APE Sociale – indicazioni in merito alle domande *****

1) Start-up innovative: esteso l’utilizzo dei codici tributo dell’F24 istituiti con la risoluzione n. 56/E/2016

Potranno essere utilizzati nella delega di pagamento unificato, applicando le medesime istruzioni di compilazione del modello fornite con il documento di prassi che li ha istituiti

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione 70/E del 16 giugno 2017, ha esteso l’ambito applicativo di cinque codici tributo, istituiti attraverso un altro documento di prassi (risoluzione 56/ E del 19 luglio 2016) per versare le somme dovute per la registrazione degli atti costitutivi delle start-up innovative. In questo lasso di tempo, il Mise, con due distinti decreti ha impartito istruzioni in merito alla predisposizione “elettronica” degli atti modificativi di quelli costitutivi e degli statuti.

Pertanto, i codici:

1540” (imposta di registro)

1541” (imposta di registro – sanzione da ravvedimento)

1542” (imposta di bollo)

1543” (imposta di bollo – sanzione da ravvedimento)

1544” (interessi da ravvedimento)

potranno essere utilizzati in F24 anche per registrare gli atti modificativi di quelli costitutivi e degli statuti, applicando le istruzioni di compilazione del modello fornite al tempo dell’istituzione, vale a dire esponendoli nella sezione “Erario” del modulo di versamento, in corrispondenza delle somme indicate esclusivamente nella colonna “importi a debito versati”; nel campo “anno di riferimento” deve essere indicato l’anno di stipula degli atti.

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2) Lavoro agile cd. smart working

Lavoro agile cd. smart working nella Legge n. 81/2017: Per incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, il secondo capo del Jobs Act Lavoro autonomo, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 135/2017, è dedicato al lavoro agile.

Il lavoro agile, non è una nuova tipologia contrattuale, ma una modalità flessibile di svolgimento del rapporto di lavoro subordinato quanto ai luoghi e ai tempi di lavoro finalizzata a regolare forme innovative di organizzazione del lavoro, agevolando così la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Il cd. Smart working è dunque una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa. La prestazione lavorativa viene eseguita, in parte all’interno di locali aziendali e in parte all’esterno senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva.

La legge in particolare prevede che:

- il lavoratore che presta l’attività di lavoro subordinato in modalità agile ha diritto a ricevere un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato, in attuazione dei contratti collettivi di cui all’articolo 51 del D.Lgs. n. 81/2015 nei confronti dei colleghi che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda;

- gli incentivi di carattere fiscale e contributivo eventualmente riconosciuti in relazione agli incrementi di produttività ed efficienza del lavoro subordinato, devono essere applicati anche quando l’attività lavorativa sia prestata in modalità di lavoro agile;

- l’accordo relativo alla modalità di lavoro agile è stipulato per iscritto ai fini della regolarità amministrativa e della prova, e disciplina l’esecuzione della prestazione lavorativa. L’accordo individua altresì i tempi di riposo del lavoratore nonché le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro. Tale accordo può essere a termine o a tempo indeterminato ed in quest’ultimo caso, il recesso può avvenire con un preavviso non inferiore a trenta giorni. Nel caso di lavoratori disabili, il termine di preavviso del recesso da parte del datore di lavoro non può essere inferiore a novanta giorni, al fine di consentire un’adeguata riorganizzazione dei percorsi di lavoro rispetto alle esigenze di vita e di cura del lavoratore.

In presenza di un giustificato motivo, ciascuno dei contraenti può recedere prima della scadenza del termine nel caso di accordo a tempo determinato, o senza preavviso nel caso di accordo a tempo indeterminato;

- l'accordo di cui sopra disciplina anche l'esercizio del potere di controllo del datore di lavoro sulla prestazione resa dal lavoratore all'esterno dei locali aziendali nel rispetto di quanto disposto dall'art. 4, L. n. 300/1970; - il datore di lavoro deve garantire al lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile il rispetto delle norme in materia di salute e sicurezza e a tal fine consegna, almeno annualmente, un’informativa scritta in cui individua i rischi generali e specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione della prestazione;

- il lavoratore ha diritto alla tutela contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dipendenti da rischi connessi alla prestazione lavorativa resa all’esterno dei locali aziendali, nonché durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello prescelto per lo svolgimento della prestazione lavorativa all’esterno dei locali aziendali, quando la scelta sia dettata da esigenze connesse alla prestazione stessa o dalla necessità del lavoratore di conciliare le esigenze di vita con quelle lavorative e risponda a criteri di ragionevolezza.

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Smart Working al Mef - Parte a luglio per i primi 200 dipendenti

Parte al Ministero dell’Economia e delle Finanze lo “smart working”, il “lavoro agile” che consiste nella possibilità di svolgere la prestazione lavorativa in un luogo diverso dalla normale sede di lavoro favorendo una migliore conciliazione dei tempi di vita con quelli delle attività lavorative.

Il progetto realizza la prima fase di un importante processo di innovazione organizzativa ed è destinato a mutare il rapporto tra dipendenti ed Amministrazione. Il Mef è una delle prime pubbliche amministrazioni ad attuare la direttiva sullo smart working nella P.A . illustrata oggi dal Ministro della Pubblica Amministrazione e Semplificazione, Marianna Madia e dalla Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi. La direttiva attua le disposizioni contenute nell’articolo 14 della legge 7 agosto 2015 n. 124 (delega al governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche).

Lo smart working – come pure sottolineato dalle due esponenti del Governo - non è solo uno strumento di welfare o un servizio di conciliazione dei tempi di vita, ma l’inizio di un mutamento più profondo del lavoro in cui si riconoscono sempre di più i risultati e gli obiettivi raggiunti e non soltanto le ore di lavoro prestate.

Il prossimo 10 luglio il Ministero dell’Economia avvia la sperimentazione del lavoro agile attraverso un progetto pilota che si concluderà il 31 gennaio 2018, salvo proroghe, e che vede la partecipazione iniziale di circa 200 unità di personale delle sedi centrali tra impiegati, funzionari e dirigenti. Alla sperimentazione possono accedere i dipendenti che svolgono attività tra quelle riconosciute nel documento di policy adottato dall’Amministrazione come esplicabili da remoto e comunque ove sia possibile avvalersi di applicativi informatici e procedure totalmente digitalizzate. L’attività lavorativa può essere svolta al di fuori della sede ordinaria per un massimo di 6 giornate al mese.

L’Amministrazione garantisce che i dipendenti che si avvalgono del lavoro agile non subiscano penalizzazioni sul piano giuridico ed economico, nonché ai fini del riconoscimento della professionalità e delle progressione di carriera.

In fase di prima implementazione della nuova modalità di svolgimento dell’attività lavorativa, la priorità nell’ammissione allo smart working viene riservata – in caso pervenga un numero di istanze più elevato di quello ammissibile al progetto - alle situazioni suscettibili di maggior tutela dal punto di vista della salute, della maternità e della genitorialità.

Il Mef, dopo aver condiviso con le Organizzazioni Sindacali ed il Comitato Unico di Garanzia il progetto di smart working ed aver avviato con la Scuola Nazionale dell’Amministrazione (SNA) un percorso di formazione/informazione teso ad accompagnare il personale nella delicata fase di avvio del progetto, ha partecipato al Progetto “ Lavoro agile per il futuro della PA” della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento delle Pari opportunità, che consente alle Pubbliche Amministrazioni interessate di avvalersi di un supporto dedicato per l’implementazione del lavoro agile.

(Ministero dell’Economia, comunicato del 15 giugno 2017)

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3) Modello F24: per l’attività di controllo sul canone Rai istituiti tre codici tributo

Devono essere utilizzati dalle imprese elettriche per il pagamento, tramite il modello F24, delle somme richieste dall’Agenzia delle Entrate nel caso di omissioni o tardività

I seguenti codici tributo, istituiti dall’Agenzia delle entrate, con la risoluzione 71/E del 16 giugno 2017, devono essere utilizzati proprio per il pagamento, tramite F24, delle somme dovute nei casi descritti:

3415 - per il recupero delle somme e degli interessi dovuti in caso di tardivo, omesso o parziale riversamento/addebito

3416 - per la sanzione dovuta in caso di tardivo, omesso o parziale riversamento/addebito

3417 - per la sanzione dovuta in caso di omessa o incompleta trasmissione dei dati relativi al canone.

I codici devono essere indicati nella sezione “Erario”, esclusivamente in corrispondenza della colonna “importo a debito versati”.

Inoltre, nell’F24 vanno riportati, negli appositi campi, i dati relativi al codice ufficio, al codice atto e all’anno di riferimento (queste informazioni si trovano nella comunicazione emessa dall’ufficio).

A partire dal 2016, è stata introdotta una nuova modalità di pagamento del canone tv che prevede l’addebito nelle fatture elettriche. Pertanto, nel nuovo sistema di riscossione sono coinvolte anche le imprese che forniscono il servizio di energia elettrica. Queste sono tenute a trasmettere, ogni mese all’Agenzia delle Entrate, i dati relativi al canone addebitato, accreditato, riscosso e riversato nel mese precedente. A sua volta, l’Agenzia, in sede di controllo, verifica la corrispondenza tra i dati contenuti nelle comunicazioni trasmesse e le somme riversate.

Nel caso in cui l’impresa elettrica non procede al riversamento delle somme riscosse (oppure riversa tardi o solo parzialmente), l’Agenzia invia una comunicazione con la quale viene richiesto il pagamento del dovuto, insieme a interessi e sanzioni (articolo 5, comma 5, decreto interministeriale 13 maggio 2016, n. 94).

Allo stesso modo, nell’ipotesi di omesso, parziale o tardivo addebito del canone da parte delle imprese elettriche, l’Agenzia richiede il pagamento di sanzioni e interessi (articolo 5, comma 7).

Infine, se le imprese non trasmettono i dati relativi al canone addebitato, accreditato, riscosso e riversato nel mese precedente (nonché le eventuali rettifiche) oppure li trasmettono in maniera incompleta (articolo 5, comma 8), si applicano le sanzioni previste per le violazioni relative alla dichiarazione Iva e ai rimborsi (ex articolo 5, comma 1, Dlgs 471/1997).

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4) Qualificazione di un’attività economica come “professione abituale” ai fini dell’accertamento

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 8982 del 6 aprile 2017, ha accolto il ricorso proposto dal contribuente.

La Commissione tributaria regionale dell’Emilia Romagna aveva respinto l’appello proposto dal contribuente avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Modena che ne aveva respinto il ricorso contro l’avviso di accertamento IRPEF, IVA ed altro 2005. La CTR osservava in particolare, quanto al rito, che si era formato il “giudicato interno” sull’eccezione di alternatività IVA/imposta di registro e su quella di decadenza del potere di accertamento, per mancata riproposizione di tali eccezioni quali motivi di gravame; quanto al merito, che l’atto impositivo impugnato era formalmente valido e sostanzialmente fondato.

Avverso la decisione il contribuente ha proposto ricorso per cassazione il contribuente deducendo tre motivi.

Con il primo motivo, il ricorrente lamenta violazione/falsa applicazione dell’art. 39, secondo comma, D.P.R. 600/1973, poiché la CTR ha affermato la correttezza del metodo accertativo dell’Amministrazione finanziaria, mentre trattandosi di un soggetto non imprenditore avrebbe dovuto diversamente applicare il metodo accertativo di cui all’art. 38, D.P.R. 600/1973.

Con il secondo, il ricorrente si duole di violazione/falsa applicazione degli artt. 2729, cod. civ., 116 cod. proc. civ., 39, secondo comma, D.P.R. 600/1973, poiché la CTR ha erroneamente applicato le presunzioni “supersemplici” consentite da quest’ultima disposizione legislativa, dovendosi piuttosto nel suo caso, di “non imprenditore”, applicarsi l’art. 38, D.P.R. 600/1973 e quindi le presunzioni semplici “ordinarie”, quali previste dalle evocate disposizioni codicistiche sostanziali e processuali.

Ebbene la Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente proprio in relazione al primo ed al secondo motivo.

Risulta pacifico nella giurisprudenza della massima Corte -anche sulla base della normativa e della giurisprudenza eurounitaria in materia di IVA- che la nozione civilistica e quella tributaristica di “imprenditore commerciale” divergano per un aspetto essenziale ossia quello della necessità dell’ “organizzazione”, essendo tale requisito indispensabile per il diritto civile, non indispensabile per quello tributano, ai fini del quale è sufficiente la ’’professionalità abituale” dell’attività economica, anche senza “l’esclusività” della stessa (v. sul piano normativo gli artt. 55, già 51, TUIR, 4, d.P.R. 633/1972; nella giurisprudenza di questa Corte, Sez. 5, Sentenza n. 19237 del 07/11/2012, Rv. 624218; Sez. 5 Sentenza n. 25777 del 05/12/2014, Rv. 634026-01).

Nel caso di specie - tre cessioni immobiliari effettuate nel 2005 dal contribuente quale persona fisica - quindi il primo, pregiudiziale, tema giuridico della controversia è se ciò possa considerarsi una attività economica produttiva di un reddito di impresa e qualificabile come esercizio di impresa rispettivamente ai fini delle imposte dirette e dell’IVA, essendo peraltro evidente che ciò costituisce presupposto necessario ai fini della applicabilità delle correlative procedure di accertamento, quali quelle attuate nel caso di specie ex artt. 39, secondo comma, lett. a) d.P.R. 600/1973, 55, d.P.R. 633/1972.

Pacifico che nell’annualità fiscale in questione non vi fossero elementi formali/estrinseci diretti per ritenere altrimenti il soggetto “imprenditore commerciale” nel settore della costruzione/ristrutturazione/vendita di immobili, ai giudici del merito ed in particolare per quanto qui rileva a quello di appello era quindi demandato di accertare se l’attività oggetto delle riprese fiscali de quibus fosse qualificabile in termini di “professionale abituale”.

Sul punto la CTR emiliana si è così espressa: «...le notizie raccolte e non confutate sono: il fatto che il contribuente nell’anno 2005 non ha dichiarato redditi al di fuori della natura immobiliare, che nell’anno accertato ha eseguito tre cessioni immobiliari per le quali agli immobili sono state cambiate le modalità di destinazione d’uso che sempre nel periodo di riferimento sono state date due inizio attività per lavori di ristrutturazione edilizia, che erano attive utenze elettriche anche se come sostenuto dal contribuente a basso consumo, fatti che legittimano l’avviso emesso dall’agenzia, a tutto ciò il contribuente non oppone giustificazioni accettabili come per esempio una diversa provenienza di un reddito che potesse giustificare tali operazioni, ne tantomeno documenta altre eventualità».

In questa fase non emerge alcuna diretta valutazione della ricorrenza del requisito della “professionalità abituale” ai fini dell’applicazione delle norme impositrici e procedimentali previste dalle leggi sulle imposte reddituali e sull’IVA.

La Cassazione ha pertanto ritenuto sussistente il denunciato vizio di “falsa applicazione” delle norme medesime, avendo a riguardo la sentenza impugnata normative astratte evocate in giudizio senza tener conto di detto, indispensabile, presupposto.

Per questa ragione la sentenza del giudice di merito è stata cassata, con rinvio alla CTR emiliana affinchè rivaluti il giudizio di diritto nei termini corretti.

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5) In arrivo la revisione del principio contabile OIC 11

Conclusa nel 2016 la revisione di venti principi contabili nazionali necessari alla redazione del bilancio OIC, l’Organismo Italiano di Contabilità, ha avviato la fase preparatoria per la modifica degli altri standard ancora non oggetto del proprio intervento. Lo ha detto Paolo Gnes, Presidente del Consiglio di Sorveglianza dell’OIC, nel corso della presentazione della relazione annuale svoltasi il 15 giugno 2017 a Roma.

La Fondazione svolge il ruolo di standard setter per i principi contabili nazionali ed è stata pertanto chiamata a modificare gli stessi standard per adeguarli al nuovo quadro normativo definito dalla direttiva sul bilancio di esercizio e consolidato per le società di capitali europee che non adottano i principi internazionali IAS/IFRS.

Il primo principio contabile che sarà oggetto del nuovo ciclo di revisioni sarà l’OIC 11 sui postulati di bilancio, la cui modifica è imposta - ha spiegato Gnes - dal “chiarimento dei concetti di rilevanza e di prevalenza della sostanza sulla forma contenuto nel decreto legislativo 139 del 2015, e dal progetto in corso di aggiornamento del framework degli IAS”. Sarà poi la volta dei principi contabili non interessati dal lavoro del 2016 e di temi di particolare importanza su cui l’OIC non si è ancora espresso.

Nell’avviare ogni nuovo progetto l’OIC – ha detto ancora il Presidente del Consiglio di Sorveglianza della Fondazione - seguirà un approccio evidence-based. Ogni intervento di revisione di un principio contabile esistente o di emanazione di uno nuovo sarà preceduto da una raccolta di evidenze volta ad individuare con esattezza i problemi che lo standard setter è chiamato a risolvere”.

Il processo è già iniziato. Con l’inizio di giugno l’OIC ha posto in consultazione tre questionari per la raccolta di problemi applicativi in materia di ristrutturazioni del debito, operazioni straordinarie e iscrizione dei ricavi in bilancio.

Il progetto di aggiornamento dei postulati di bilancio e l’emanazione di un principio contabile sui ricavi – prosegue il discorso del presidente - assumono particolare rilievo anche a seguito della nuova disciplina fiscale sul reddito d’impresa”. In questo contesto è stata ricordata l’importante innovazione fiscale che prevede che “ai fini della determinazione del reddito imponibile per i soggetti, diversi dalle microimprese, che redigono il bilancio in conformità alle disposizioni del codice civilevalgono i criteri di qualificazione, imputazione temporale e classificazione in bilancio previsti dai principi contabili nazionali”.

Nel piano di lavoro annunciato per il prossimo anno particolare attenzione verrà poi riservata al principio di proporzionalità “valutando anche la possibilità di introdurre regole semplificate per le imprese di piccole dimensioni”.

Attività di rilievo di OIC riguarderà anche i principi contabili internazionali recentemente omologati o sul punto di esserlo (tra cui l’IFRS 9 sugli strumenti finanziari e l’IFRS 15 sui ricavi) per i quali sta prendendo avvio la fase di implementazione. “In questo periodo di tempo – è stato sottolineato - è alta l’aspettativa che i national standard setter e quindi anche l’OIC siano di supporto alle imprese per individuare e risolvere tempestivamente i problemi applicativi che si presenteranno”.

Uno snodo fondamentale di quest’azione di fine tuning è rappresentato non soltanto dallo IASB (standard setter degli IAS) ma anche dall’EFRAG, l’organismo di consulenza tecnica della Commissione Europea in materia di principi contabili, nel cui board partecipa anche Angelo Casò, Presidente del Consiglio di Gestione dell’OIC. Intervenendo alla successiva tavola rotonda Casò ha tracciato un bilancio positivo dell’attività dell’EFRAG sottolineando la necessità che l’organismo europeo partecipi in modo sempre più attivo nella delicata fase di implementazione dei principi contabili internazionali.

(OIC, comunicato stampa del , 15 giugno 2017)

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6) L’amministratore che non svaluta i crediti commette falso in bilancio

Condannato per il reato di bancarotta impropria da falso in bilancio l’amministratore di una società poi fallita che non ha svalutato un credito in sofferenza.

Difatti, secondo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 29885 del 15 giugno 2017, la conservazione nei conti di un credito inesigibile costituisce una casistica di falso in bilancio tale da aggravare il dissesto e condurre alla responsabilità per bancarotta.

La Suprema Corte ha, così, confermato la condanna nei confronti di un imprenditore per bancarotta fraudolenta patrimoniale, bancarotta impropria da falso in bilancio, bancarotta semplice, per avere aggravato il dissesto dell’azienda non richiedendo il fallimento.

Nel caso di specie, la Corte d’Appello ha attribuito all’amministratore unico della Srl fallita, tra l’altro, il reato di bancarotta impropria da falso in bilancio, a causa di una falsa appostazione, consistita in un credito inesigibile non svalutato. In particolare, la Corte ha rilevato che la permanenza nel bilancio della fallita del credito non esigibile, senza operare la dovuta svalutazione almeno del 90%, aveva consentito la prosecuzione dell’attività, con aggravamento del dissesto.

Solo con detta svalutazione si sarebbe notata l’avvenuta negatività del patrimonio netto e che quindi era necessario provvedere alla ricapitalizzazione oppure alla messa in liquidazione della società o direttamente con la richiesta di fallimento.

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7) Esenzione dall’Imu per i terreni agricoli: coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali

Terreni agricoli, esenzione Imu confermata se non cambiano i requisiti dei beneficiari.

Il Ministero dell’Economia e Finanze, con la risoluzione n. 3/DF del 16 giugno 2017, ha fornito dei chiarimenti in merito alla sussistenza dell’obbligo dichiarativo da assolvere, in materia di imposta municipale propria (IMU), entro il 30 giugno 2017, con particolare riferimento ai terreni agricoli, che risultano già posseduti e condotti dai coltivatori diretti (CD) e dagli imprenditori agricoli professionali (IAP) di cui all'art. 1 del D. Lgs. 29 marzo 2004, n. 99.

I terreni agricoli, nonché quelli non coltivabili, posseduti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali continuano a beneficiare dell’esenzione Imu, senza obbligo di presentare una nuova dichiarazione, a patto che gli elementi soggettivi dei soggetti beneficiari dell'agevolazione risultino immutati. Le precisazioni ministeriali fanno seguito alla richiesta di chiarimenti in merito alla sussistenza dell'obbligo, o meno, di presentare una nuova dichiarazione Imu al fine di riconoscere l'esenzione ai terreni agricoli che risultano già posseduti e condotti dai coltivatori diretti (Cd) e dagli imprenditori agricoli professionali (Iap).

Nel documento di prassi il Ministero ricorda come, già con la risoluzione 2/DF, del 18 gennaio 2013, il Dipartimento avesse avuto modo di precisare che la persistenza delle condizioni soggettive, già dichiarate ai fini dell’Ici, fossero sufficienti per beneficiare dell'esenzione anche per l’Imu.

Pertanto, la permanenza dei requisiti richiesti per il riconoscimento dell’esenzione dall'Imu fa venir meno l'obbligo di ripresentare una nuova dichiarazione in quanto l’Ente è già in possesso delle informazioni necessarie per verificare la spettanza dell'agevolazione.

Tuttavia, la stessa risoluzione, sottolinea come sia necessario presentare una nuova dichiarazione qualora siano intervenute variazioni che modifichino la qualifica soggettiva, indispensabili per usufruire dell'esenzione, precedentemente comunicate al Comune.

Pertanto, in questi casi, permane l’obbligo di dichiarare le eventuali variazioni intervenute nel corso dell’anno precedente, in assenza delle quali non può essere riconosciuto l’esonero dal pagamento dell'imposta.

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8) TFR: coefficiente di rivalutazione di maggio 2017

L’indice Istat relativo al mese di maggio 2017 è pari a 101,1 %. Il coefficiente per rivalutare le quote di trattamento di fine rapporto è 1,223205%.

L'Istituto centrale di statistica ha reso noto che l'indice dei prezzi al consumo per il mese di maggio 2017 è pari a 101,1 punti.

L'incidenza percentuale della differenza rispetto all'indice in vigore al 31 dicembre 2016 è pari a 0,797607; il calcolo del coefficiente di rivalutazione si esegue sommando il 75% di tale valore con un tasso fisso dell'1,5% annuo, per cui si avrà un indice di rivalutazione del TFR pari a 1,223205%.

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9) Iva split payment: estensione della disciplina agli Ordini professionali locali

Lo split payment si applica nei confronti degli Ordini professionali, il CNDCEC chiede più tempo per adeguarsi. Il CNDCEC Lo ha fatto con l’informativa n. 32 del 15 giugno 2017.

L'articolo 1 del Decreto legislativo n. 50/2017 (il cui Disegno di legge di conversione è stato appena approvato in via definitiva dal Senato della Repubblica) ha esteso la platea degli enti tenuti ad adeguarsi allo split payment, il meccanismo di scissione dei pagamenti che comporta la corresponsione dell'IVA sull'acquisto di beni e prestazione di servizi direttamente all’Erario, non più al fornitore.

In particolare, l'articolo 17-ter del DPR n. 633/72, in virtù delle modifiche apportate dal Dl, ora prevede che il meccanismo coinvolga tutte le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, della Legge n. 196/2009, includendo con ciò gli enti pubblici non economici nazionali, regionali, locali, ivi compresi gli Ordini professionali.

Poiché è esiguo il lasso temporale per adeguarsi alla novità di legge, considerata poi l'assenza di un Decreto ministeriale attuativo, il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha chiesto che differissero gli obblighi derivanti dalle nuove norme, se non altro quelli di pagamento all'Erario dell'IVA addebitata in fattura dai fornitori, perché si disponga del giusto tempo per adeguare le procedure amministrative come le gestionali, al fine del rispetto della disposizione.

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10) INPS: APE Sociale – indicazioni in merito alle domande

L’INPS, con il messaggio n. 2464 del 15 giugno 2017, ha fornito indicazioni in merito alla presentazione delle domande di indennità c.d. APE Sociale per il beneficio della riduzione del requisito di accesso al pensionamento anticipato (di cui alla Legge di Bilancio 2017, articolo 1 commi da 179 a 186 e da 199 a 205).

La norma di riferimento ha stabilito che le disposizioni attuative delle norme devono essere disciplinate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Quindi, fin tanto che i DPCM non saranno emanati, le prestazioni di Ape sociale e di pensionamento anticipato per i lavoratori c.d. “precoci”, non potranno essere effettuate le richieste di accesso.

Conseguentemente, al fine di assicurare la parità di trattamento a tutti i potenziali beneficiari, le Sedi Inps potranno prendere in considerazione le domande presentate successivamente all’entrata in vigore dei decreti attuativi.

Eventuali istanze già pervenute alle Sedi territoriali, indipendentemente dal canale e dalla modalità utilizzata dal richiedente, non potranno essere prese in considerazione e gli interessati dovranno presentare domanda dall’entrata in vigore dei decreti.

Si ricorda che la presentazione della domanda dovrà essere effettuata esclusivamente in via telematica secondo le modalità che l’Istituto comunicherà nell’apposita circolare applicativa che sarà resa nota con la pubblicazione dei decreti attuativi.

Previdenza del personale addetto ai pubblici servizi di trasporto di previdenza. Chiarimenti con riguardo al mod. ET02/P

L’INPS sul tema ha pubblicato il messaggio n. 2463 del 15 giugno 2017. A seguito di richieste di chiarimenti effettuate da alcune aziende del settore autoferrotranviario riguardanti i dati da inserire nel modello ET02/P utili per la liquidazione delle pensioni, si ritiene opportuno fornire alcune precisazioni.

Il modello ET02/P è tutt’ora necessario per il calcolo della quota A della pensione degli autoferrotranvieri in quanto solo da tale modello è possibile acquisire il dato relativo agli elementi accessori della retribuzione pensionabile, ai sensi dell’art. 17 della legge n. 889/1971. Per le altre quote di pensione occorre far riferimento alle retribuzioni di archivio.

Laddove l’operatore rilevi la non congruità dei dati relativi alla retribuzione pensionabile fondo presenti in estratto, dovrà essere inoltrata opportuna segnalazione all’azienda che dovrà inviare di nuovo, se del caso, il flusso corretto.

Vincenzo D’Andò