Diario quotidiano del 14 giugno 2017 – ecco la circolare sulla Voluntary Disclosure

di Vincenzo D'Andò

Pubblicato il 14 giugno 2017

1) Le novità sul regime dell’adempimento collaborativo
2) Fisco sulle locazioni brevi: si attende il provvedimento attuativo delle entrate
3) Voluntary disclosure bis: arrivati i chiarimenti delle Entrate
4) Assonime sugli obblighi di comunicazione delle informazioni non finanziarie
5) Nuova governance della spesa pubblica per beni, servizi e infrastrutture
6) Come cambia la riscossione dall'1 luglio
7) Isi 2016 e agricoltura: click day il entro il 19 giugno
8) Sisma: si auspica la ripresa, intanto aiuti ai commercialisti
9) Bonus Sud: dai Consulenti del lavoro arriva una nuova FAQ
10) Lavori usuranti: le novità dopo la Legge di stabilità spiegate nella circolare del CNCL

1) Le novità sul regime dell’adempimento collaborativo

2) Fisco sulle brevi locazioni: si attende il provvedimento attuativo delle entrate

3) Voluntary disclosure bis: arrivati i chiarimenti delle Entrate

4) Assonime sugli obblighi di comunicazione delle informazioni non finanziarie

5) Nuova governance della spesa pubblica per beni, servizi e infrastrutture

6) Come cambia la riscossione dal 1° luglio

7) Isi 2016 e agricoltura: click day il entro il 19 giugno

8) Sisma: si auspica la ripresa, intanto aiuti ai commercialisti (anche previdenziali e sulla formazione continua) nei territori colpiti

9) Bonus Sud: dai Consulenti del lavoro arriva una nuova FAQ

10) Lavori usuranti: le novità dopo la Legge di stabilità spiegate nella circolare del CNCL

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1) Le novità sul regime dell’adempimento collaborativo

Sul regime dell’adempimento collaborativo (c.d. “cooperative compliance”) le novità principali introdotte dall’Agenzia delle entrate con il provvedimento n. 101573 del 26 maggio 2017, riguardano le modalità di svolgimento della procedura e le cause di esclusione dal regime. Si tratta del provvedimento di attuazione della relativa disciplina.

Modalità di svolgimento della procedura

In sede di prima applicazione del regime (fino a fine 2019), dopo l’ammissione l’Agenzia delle entrate (Ade) invita l’impresa a comparire, tramite legale rappresentante o procuratore, per aprire la procedura di adempimento collaborativo e le assegna almeno due funzionari di riferimento.

Nel corso degli incontri successivi l’impresa comunica all’Ade, tramite PEC, le situazioni suscettibili di generare rischi fiscali significativi e le operazioni che possono rientrare nella pianificazione fiscale aggressiva.

L’Ade risponde con pareri motivati, comunicati all’impresa tramite PEC, raccomandata A/R o in mani proprie.

Se la questione sottoposta all’Ade attiene al trattamento fiscale di operazioni ritenute strategiche dall’impresa, l’Ade la invita in contraddittorio per concordare una soluzione condivisa, formalizzata in un “accordo di adempimento collaborativo”. L’accordo è vincolante per il periodo d’imposta nel corso del quale è stata definita la soluzione condivisa e per i periodi d’imposta successivi, salvo rilevanti mutamenti nelle circostanze di fatto o di diritto.

Al termine di ogni periodo d’imposta, l’Ade e l’impresa si incontrano per riepilogare le questioni affrontate e condivise, quelle non condivise e quelle rinviate.

Il contenuto dell’incontro viene riportato nella “nota di chiusura della procedura”.

Cause di esclusione dal regime

Costituisce causa di esclusione dal regime anche la condanna, con sentenza passata in giudicato, di amministratori, dirigenti o firmatari delle dichiarazioni fiscali dell’impresa, per i reati di dichiarazione fraudolenta, emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, per fatti avvenuti durante il regime.

L’Agenzia delle entrate invita l’impresa a far pervenire, entro 60 giorni, eventuali memorie difensive. Se le valuta inidonee oppure se l’impresa non le presenta entro il termine, l’Ade la esclude dal regime.

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2) Fisco sulle brevi locazioni: si attende il provvedimento attuativo delle entrate

Nuovo regime fiscale delle locazioni brevi: Per l’applicazione delle nuove regole si attende l’apposito provvedimento dell’Agenzia delle entrate con le disposizioni attuative.

Come è noto, l’art. 4 del Decreto Legge n. 50/2017 ha introdotto importanti novità sulla tassazione delle locazioni brevi di immobili ad uso abitativo, con l’obiettivo di fare emergere redditi prima non dichiarati derivanti dalla concessione in uso di immobili per un periodo limitato di tempo, inferiore a 30 giorni, non essendo obbligatoria la registrazione dei relativi contratti.

Ambito soggettivo

La disciplina riguarda solo i soggetti privati, ovvero persone fisiche che non esercitano attività d’impresa.

Ambito oggettivo

Le “locazioni brevi” sono dei contratti di locazione di immobili ad uso abitativo, di durata non superiore a 30 giorni (inclusi quelli che prevedono la prestazione dei servizi di fornitura di biancheria e di pulizia dei locali), stipulati direttamente o tramite soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali online.

Sublocazione

Il nuovo regime è applicabile anche ai corrispettivi lordi percepiti derivanti:

- dai contratti di sublocazione, ad oggi disciplinati tra i redditi diversi ai sensi dell’articolo 67, lett. h), del Tuir;

- dai contratti a titolo oneroso conclusi dal comodatario aventi ad oggetto il godimento dell’immobile a favore di terzi, stipulati alle condizioni previste.

Decorrenza

In relazione alla decorrenza delle nuove disposizioni e al regime fiscale derivante dai redditi percepiti, viene disposto che “a decorrere dal 1° giugno 2017, ai redditi derivanti dai contratti di locazione breve stipulati a partire da tale data si applicano le disposizioni relative alla cedolare secca di cui all’articolo 3 del D.Lgs. 23/2011, con l’aliquota del 21% in caso di opzione”.

Pertanto, la nuova norma si applica ai contratti di locazione breve stipulati a decorrere dal 1° giugno 2017 e prevede che il contribuente abbia la possibilità di:

- assoggettare ad Irpef ordinaria i redditi in esame;

- optare per l’applicazione della cedolare secca con aliquota al 21%.

Adempimenti degli intermediari immobiliari

Inoltre, si introducono nuovi adempimenti a carico dei soggetti che intervengono nella stipula dei contratti di locazione breve.

In particolare si prevede che i soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali on-line, mettendo in contatto persone in ricerca di un immobile con persone che dispongono di unità immobiliari da locare, devono trasmettere all’Agenzia delle entrate i dati relativi ai contratti conclusi per il loro tramite a decorrere dal 1° giugno 2017; in caso di omessa, incompleta o infedele comunicazione dei dati viene prevista l’irrogazione della sanzione di cui all’articolo 11 del D.Lgs. 471/1997 (da euro 250 ad euro 2.000), ridotta alla metà se la trasmissione viene effettuata entro i quindici giorni successivi alla scadenza, ovvero se, nel medesimo termine, viene effettuata la trasmissione corretta dei dati.

Oltre all’obbligo di comunicazione dei dati relativi ai contratti stipulati viene poi introdotto un ulteriore adempimento in capo a tali soggetti intermediari i quali, qualora incassino i canoni o i corrispettivi sulle locazioni a breve per conto dei proprietari, dovranno assumere anche il ruolo di sostituti d’imposta, per assicurare un effettivo contrasto all’evasione fiscale.

In particolare dovranno:

- operare una ritenuta del 21% sull’ammontare dei canoni e corrispettivi all’atto dell’accredito;

- provvedere al relativo versamento con le modalità di cui all’articolo 17 del D.Lgs. 241/1997, ovvero tramite modello F24;

- rilasciare la certificazione ai sensi dell’articolo 4 del D.P.R. 322/1998.

La ritenuta operata:

- nel caso di opzione per il regime della cedolare secca sarà una ritenuta a titolo d’imposta;

- nel caso in cui non sia stata esercitata l’opzione per l’applicazione del regime di cedolare secca, e quindi opera il regime di tassazione ordinaria dei proventi percepiti, la ritenuta si considera operata a titolo di acconto.

Provvedimento attuativo

Per l’applicazione delle nuove regole si attende l’apposito provvedimento dell’Agenzia delle Entrate contenente le disposizioni attuative, incluse quelle relative alla trasmissione e conservazione dei dati da parte dell’intermediario, che deve essere emanato entro 90 giorni dall’entrata in vigore del D.L. 50/2017 (24 aprile 2017).

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3) Voluntary disclosure bis: arrivati i chiarimenti delle Entrate

I contribuenti che decidono di rimediare spontaneamente alle omissioni e alle irregolarità commesse fino al 30 settembre 2016 in materia di detenzione di attività finanziarie possono avvalersi, entro il 31 luglio 2017, della riapertura dei termini per l’accesso alla procedura di collaborazione volontaria per l’emersione e il rientro di capitali. C’è tempo fino al 30 settembre 2017, invece, per l’integrazione delle istanze, i documenti e le informazioni.

L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 19/E del 13 giugno 2017, ha fornito chiarimenti sulle novità introdotte dall’articolo 7 del Decreto legge n. 193 del 2016 che ha riaperto i termini per accedere alla voluntary disclosure.

Pronta la circolare con le indicazioni dell’Agenzia e la versione definitiva del software di calcolo delle sanzioni.

Le istruzioni riguardano i contribuenti che decidono di avvalersi, entro il 31 luglio 2017, della procedura straordinaria di emersione e rientro di capitali per rimediare spontaneamente alle omissioni e alle irregolarità commesse fino al 30 settembre 2016.

Con il nuovo procedimento l’Istante ha la possibilità di effettuare il pagamento spontaneo delle somme dovute (o della prima rata) entro il 30 settembre 2017, dopo aver eseguito l’autoliquidazione; gli uffici dell’Agenzia intervengono solo in caso di mancato pagamento spontaneo o dopo averne riscontrato la carenza. La nuova voluntary disclosure prevede poi un procedimento “rafforzato” e delle presunzioni per la regolarizzazione delle violazioni connesse alla detenzione di contanti o valori al portatore.

La circolare chiarisce inoltre gli aspetti rilevanti connessi agli esoneri dichiarativi, previsti per chi accede alla voluntary disclosure bis, per il 2016 e la frazione di 2017 antecedente la data di presentazione dell’istanza. Infine, vengono delineati i connotati del nuovo reato proprio previsto nell'ambito della voluntary disclosure bis, consistente nell'utilizzo fraudolento della procedura di collaborazione volontaria.

La stessa Agenzia delle entrate illustra i contenuti del nuovo documento di prassi, mediante il comunicato n. 139 del 13 giugno 2017.

La nuova voluntary e lo scambio di informazioni

La circolare n. 19/E/2017, oltre a rinviare alle indicazioni contenute nelle circolari n. 10/E del 13 marzo 2015, n. 27/E del 16 luglio 2015, n. 30/E dell’11 agosto 2015 e n. 31/E del 28 agosto 2015, illustra e chiarisce le novità introdotte dalla normativa che disciplina la nuova edizione della voluntary disclosure.

L’opportunità di una riapertura dei termini per la regolarizzazione è stata indotta dalla scelta di offrire un’ulteriore opportunità derivante dall’evidenza che la lotta all’evasione fiscale internazionale è stata particolarmente intensificata, come dimostra l’impegno da parte delle Autorità fiscali dei Paesi più avanzati nell’elaborazione di strategie sempre più efficaci e condivise per contrastare gli illeciti tributari internazionali.

A ciò si aggiunge l’estensione della rete di accordi sullo scambio di informazioni in materia fiscale, contribuendo in tal modo ad ampliare l’elenco dei Paesi che, in caso di detenzione di investimento o di attività di natura finanziaria presso gli stessi, consentono ai contribuenti di beneficiare di specifiche agevolazioni previste dalla procedura di collaborazione volontaria.

Si allunga la lista dei Paesi per i quali risultano applicabili alcuni particolari benefici previsti dalla voluntary disclosure

Le modifiche normative introdotte dal Dl n. 193/2016 consentono di estendere alcune agevolazioni spettanti nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria ai contribuenti che detengono investimenti o attività di natura finanziaria in Paesi cosiddetti black list che abbiano sottoscritto particolari accordi di scambio di informazioni, ai sensi dell’articolo 26 del modello OCSE o conformi al modello TIEA, entrati in vigore prima del 24 ottobre 2016. In virtù di tale novità, rispetto alla precedente edizione della collaborazione volontaria si è ampliato l’elenco dei Paesi che consentono di beneficiare delle ulteriori riduzioni delle misure sanzionatorie nonché della disapplicazione del raddoppio dei termini per l’accertamento e la contestazione delle violazioni degli obblighi di monitoraggio fiscale. In tale elenco oggi figurano anche Guernsey, Hong Kong, Isole Cayman, Isola di Man, Isole Cook, Jersey, Gibilterra, che hanno sottoscritto un accordo di scambio informativo in vigore alla data del 24 ottobre 2016.

Disponibile la versione definitiva del software di calcolo delle sanzioni

I soggetti interessati potranno provvedere spontaneamente al versamento delle somme dovute, a titolo di imposte, sanzioni ed interessi, entro il 30 settembre 2017. L’Agenzia chiarisce che è possibile ripartire il versamento in tre rate mensili di pari importo e che, in tal caso, il pagamento della prima rata deve essere effettuato comunque entro il 30 settembre 2017.

Per agevolare il calcolo delle somme da versare, l’Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione un applicativo che permette ai contribuenti che aderiscono alla procedura di collaborazione volontaria di calcolare autonomamente le somme dovute al Fisco. L’applicativo è disponibile sul sito www.agenziaentrate.gov.it, nella sezione servizi fiscali online - senza registrazione. La procedura, oltre ad effettuare il calcolo delle somme dovute a titolo di sanzioni ed interessi, fornisce le informazioni necessarie per la compilazione del relativo modello di pagamento F24.

Viceversa, nel notiziario telematico dell’Agenzia delle entrate del 13 giugno 2017 ne vengono approfonditi i temi.

Riapertura dei termini della collaborazione volontaria

I termini per aderire alla voluntary disclosure sono stati riaperti dal decreto legge in materia fiscale collegato alla manovra di bilancio per il 2017: si tratta del Dl 193/2016, il cui articolo 7, introducendo l'artico 5 all’interno del Dl 167/1990, ha appunto previsto un ulteriore intervallo temporale, che va dal 24 ottobre 2016 al 31 luglio 2017, in cui è possibile accedere alla procedura di collaborazione volontaria.
La riapertura dei termini si applica sia per l’emersione di attività estere (“collaborazione volontaria internazionale”) sia per le violazioni dichiarative relative a imposte erariali “nazionali”, vale a dire imposte sui redditi e relative addizionali, imposte sostitutive, Irap, Iva e dei sostituti d’imposta, nonché in materia di contributi previdenziali (“collaborazione volontaria nazionale”).

Come aderire

La richiesta di adesione alla voluntary bis deve essere presentata entro il 31 luglio 2017 e può essere rettificata o integrata entro il 30 settembre 2017.
Il modello per l’invio della richiesta è stato approvato con il provvedimento 30 dicembre 2016. Nelle more della sua adozione, peraltro, era stata ammessa la possibilità di utilizzare il modello previsto per la prima edizione della voluntary (comunicato stampa 25 ottobre 2016). Coloro che si sono avvalsi di questa possibilità devono confermare l’accesso alla procedura, inviando, entro il 30 settembre, il nuovo modello e compilando la casella “Istanza trasmessa in precedenza”.
Anche per la voluntary-bis, la richiesta di accesso è irrevocabile e non può essere presentata più di una volta, anche indirettamente o per interposta persona.

Ambito soggettivo

Alla voluntary-bis internazionale possono accedere, al pari della precedente edizione, le persone fisiche, gli enti non commerciali, le società semplici e le associazioni equiparate, fiscalmente residenti in Italia che hanno violato, direttamente o anche per interposta persona, gli obblighi in materia di monitoraggio fiscale.

Alla voluntary-bis nazionale possono accedere, invece, oltre ai contribuenti che si avvalgono della procedura di collaborazione volontaria internazionale, anche contribuenti diversi da quelli tenuti agli obblighi dichiarativi previsti in materia di monitoraggio fiscale, nonché i contribuenti destinatari degli obblighi dichiarativi ivi previsti che vi abbiano adempiuto correttamente.

Sono, però, previsti dei limiti per i contribuenti che hanno già presentato istanza nell’ambito della prima edizione. Infatti, è sancito il divieto di attivare la procedura di collaborazione volontaria in relazione al medesimo segmento (internazionale o nazionale) già oggetto della precedente istanza, “onde evitare che la riedizione della procedura possa essere utilizzata per sanare l’incompletezza del quadro delle violazioni che il contribuente era chiamato a far emergere con spontaneità, completezza e veridicità per il perfezionamento della procedura attivata con istanza presentata entro il 30 novembre 2015”.
Più in particolare, per quanto attiene alla procedura internazionale, si prevede che possa essere attivata solo da coloro che non l’abbiano già esperita in precedenza (anche per interposta persona) o da coloro che avevano presentato domanda entro il 30 novembre 2015, per l’accesso alla collaborazione volontaria nazionale.

Analogamente, è consentito anche ai contribuenti diversi da quelli tenuti agli obblighi dichiarativi in materia di monitoraggio fiscale o che, essendo destinatari di tali obblighi dichiarativi, vi abbiano adempiuto correttamente, l’accesso alla procedura di collaborazione volontaria nazionale, anche se in precedenza gli stessi si sono avvalsi della collaborazione volontaria internazionale.

Quando non è possibile accedere alla procedura

In linea generale, la formale conoscenza, da parte dell’autore della violazione, dell’inizio di accessi, ispezioni o verifiche, dell’inizio di altre attività amministrative di accertamento, della propria condizione di indagato o di imputato in procedimenti penali per violazione di norme tributarie continua a rappresentare una causa che impedisce l’accesso alla procedura.
Inoltre, non è possibile accedere alla voluntary-bis per regolarizzare una violazione oggetto di istanza nella precedente edizione, se era stata già a suo tempo rilevata una causa di inammissibilità (fatta salva l’ipotesi in cui, nel frattempo, quest’ultima sia stata rimossa).

La nuova fase della collaborazione volontaria è preclusa anche al contribuente che, in relazione alla prima edizione, non ha pagato quanto dovuto.

La circolare, inoltre, precisa che la presentazione, nell’ambito della precedente edizione, di un’istanza risultata improcedibile non impedisce l’accesso alla riapertura dei termini, a meno che, prima della presentazione della nuova istanza, il contribuente non abbia avuto la formale conoscenza di attività istruttorie, suscettibili di integrare la causa ostativa “generale” ricordata sopra.
Allo stesso modo è ammesso alla riapertura dei termini il contribuente che, in relazione alla precedente edizione, aveva presentato un’istanza tardiva.

Ambito oggettivo e profili temporali

L’ambito oggettivo di applicazione della riapertura dei termini per l’accesso alla procedura di collaborazione volontaria è lo stesso rispetto a quello previsto dalla precedente edizione (cfr circolare n. 10/E del 13 marzo 2015, paragrafo 1.2), salvo alcune novità che riguardano l’ambito temporale delle violazioni regolarizzabili.
Innanzitutto, con la voluntary-bis possono essere sanate le violazioni commesse fino al 30 settembre 2016.

A tal riguardo, è prevista una deroga agli ordinari termini di decadenza. È stabilito, infatti, che, per le sole attività oggetto della nuova edizione della procedura, i termini per l’accertamento e per la notifica dell’atto di contestazione, che scadono a decorrere dal 1° gennaio 2015, sono fissati al 31 dicembre 2018. Tale deroga vale limitatamente agli imponibili, alle imposte, alle ritenute, ai contributi, alle sanzioni e agli interessi relativi alla procedura di collaborazione volontaria e per tutte le annualità e le violazioni oggetto della procedura stessa.

Tenuto conto della predetta deroga, quindi, risulta che il contribuente può esperire la nuova edizione della procedura per regolarizzare le violazioni relative ai periodi d’imposta già rientranti nell’ambito di applicazione della precedente edizione, nonché in relazione alle annualità 2014 e 2015.

Di conseguenza, rientrano nella procedura di collaborazione volontaria, le violazioni degli obblighi dichiarativi in materia di monitoraggio fiscale commesse con riguardo al modello Unico 2010, presentato per gli investimenti e le attività illecitamente detenuti all’estero alla data del 31 dicembre 2009, fino a quelle contenute nel modello Unico 2016, con riferimento agli investimenti e alle attività illecitamente detenuti all’estero nel corso del 2015.
Nella procedura devono inoltre essere incluse le infedeltà dichiarative commesse per i periodi d’imposta dal 2010 al 2015, mentre, in caso di omessa presentazione della dichiarazione, devono essere oggetto di emersione anche le violazioni della medesima specie commesse per il periodo d’imposta 2009.
Inoltre, rientrano nell’ambito della voluntary-bis le violazioni dichiarative in materia di monitoraggio fiscale relative agli investimenti e alle attività detenuti illecitamente nei Paesi black list dal 31 dicembre 2004 al 31 dicembre 2015.

Infine, sempre con riguardo all’ambito temporale della procedura, il legislatore, nel disciplinare la riapertura dei termini, ha previsto altresì la proroga al 30 giugno 2017 dei termini per l’accertamento e per la notifica dell’atto di contestazione che scadono a decorrere dal 1° gennaio 2015, per le istanze presentate in relazione alla precedente edizione della procedura (istanze presentate per la prima volta entro il 30 novembre 2015).

Nuovo procedimento

Il legislatore, nel prevedere la riapertura dei termini per l’accesso alla procedura di collaborazione volontaria, ha tratteggiato un procedimento nuovo rispetto a quello operante nella prima edizione.
Le novità riguardano, in particolare, l’autoliquidazione e il pagamento spontaneo delle somme dovute da parte del contribuente e i connessi controlli attribuiti agli uffici dell’Agenzia, nonché la previsione di presunzioni legate al possesso di contanti o valori al portatore.

Autoliquidazione delle somme dovute

Come detto, in base alle nuove disposizioni, gli autori delle violazioni possono provvedere spontaneamente al pagamento di quanto dovuto a titolo di imposte, ritenute, contributi, interessi e sanzioni in base ai dati contenuti nella richiesta di accesso presentata.
Il versamento può essere effettuato in un’unica soluzione entro il 30 settembre 2017, oppure può essere ripartito in tre rate mensili di pari importo (in tal caso, il pagamento della prima rata deve essere effettuato entro il 30 settembre 2017).

Per il pagamento spontaneo, il contribuente non può avvalersi della compensazione.

Sanzioni

Per quanto riguarda la determinazione delle sanzioni da parte del contribuente in sede di autoliquidazione delle somme dovute, il legislatore ha espressamente previsto che siano adottati alcuni criteri, tipicamente applicati dagli uffici nell’ambito del procedimento di accertamento o in sede di contestazione delle violazioni.

In particolare, è previsto che:

- le sanzioni devono essere calcolate esclusivamente sulla base delle misure vigenti fino al 31 dicembre 2015. In altri termini, non risultano applicabili, nell’ambito della procedura in esame, le nuove misure sanzionatorie introdotte dal Dlgs 158/2015

- trova applicazione il concorso di violazioni e la continuazione, per le violazioni dichiarative in materia di monitoraggio fiscale (articolo 12, commi 1 e 5, Dlgs 472/1997)

si applica la riduzione delle misure sanzionatorie previste dall’articolo 16, comma 3, Dlgs 472/1997

opera il concorso di violazioni e la continuazione, per le violazioni in materia di imposte (articolo 12, comma 8, Dlgs 472/1997)

- si applica la riduzione delle misure sanzionatorie previste in materia di accertamento con adesione e di conciliazione giudiziale (articolo 5, comma 1-bis, del Dlgs 218/1997), nel testo vigente alla data del 30 dicembre 2014.

La circolare, inoltre, precisa che risultano applicabili la normativa e la prassi previste in occasione della precedente edizione della voluntary in relazione ai contribuenti residenti nel comune di Campione d’Italia.

Infine, l'amministrazione ricorda che per il calcolo delle sanzioni in autoliquidazione (sia di quelle relative alle violazioni degli obblighi di monitoraggio fiscale sia di quelle concernenti le violazioni degli obblighi di dichiarazione delle imposte dovute) il contribuente può utilizzare lo specifico software disponibile sul sito internet dell’Agenzia.

Attività degli uffici

Come detto in precedenza, mentre nell’ambito della precedente edizione della voluntary spettava all’ufficio il compito di quantificare le somme dovute dal contribuente, nella nuova edizione della procedura è il contribuente stesso che provvede all’autoliquidazione di imposte, sanzioni e interessi e al successivo pagamento spontaneo.

In base al nuovo meccanismo, quindi, i competenti uffici dell’Agenzia saranno chiamati a intervenire dopo il 30 settembre 2017 (termine per il pagamento in un’unica soluzione ovvero della prima rata) per controllare la congruità (con riguardo a ciascuna annualità oggetto della procedura) e la tempestività dei versamenti o per avviare le attività conseguenti al mancato versamento. In sede di controllo, gli uffici valuteranno la congruità dei pagamenti eseguiti alla luce delle informazioni fornite dal contribuente nella richiesta di accesso alla procedura.

Nel caso in cui il versamento spontaneo risulti congruo, l’ufficio deve procedere a comunicare l’avvenuto perfezionamento della procedura.

Al contrario, nell’ipotesi in cui il quantum versato dal contribuente risulti carente, è prevista una maggiorazione sulle somme da versare del 3% o del 10%, a seconda della consistenza percentuale degli errori e della tipologia di essi. Pertanto, in questi casi, fermo restando il versamento effettuato, l’ufficio provvede al recupero delle somme ancora dovute con la notifica dell’invito a comparire e dell’atto di contestazione.

Infine, se il pagamento spontaneo delle somme è superiore alle somme da versare, l’eccedenza può essere richiesta a rimborso o utilizzata in compensazione da parte dell’autore delle violazioni.
Invece, nel diverso caso di mancato pagamento spontaneo entro il termine del 30 settembre 2017, le sanzioni previste per la violazione degli obblighi dichiarativi in materia di monitoraggio fiscale sono determinate:

- in misura pari al 60% del minimo edittale, qualora ricorrano le ipotesi previste dalle lettere a), b) o c) del comma 4 dell’articolo 5, Dl 167/1990

- in misura pari all’85% del minimo edittale, negli altri casi.

Il mancato pagamento spontaneo determina l’attivazione dal parte dell’ufficio del procedimento di recupero, che sarà avviato dalla notifica dell’invito al contraddittorio.
Possesso di contanti o valori al portatore

Le norme che disciplinano la riapertura dei termini per l’accesso alla procedura di collaborazione volontaria prevedono specifiche disposizioni per la regolarizzazione delle violazioni connesse alla detenzione di contanti o valori al portatore.
Innanzitutto, il legislatore stabilisce che, quando la voluntary ha a oggetto contanti o valori al portatore, si presume, salva la prova contraria, che essi siano derivati da redditi conseguiti, in quote costanti, a seguito di violazioni degli obblighi di dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi e relative addizionali, delle imposte sostitutive, dell’Irap e dell’Iva, commesse nell’anno 2015 e nei quattro periodi d’imposta precedenti, nonché, come normativamente previsto e nelle ipotesi che possano verificarsi di violazioni relative alla dichiarazione dei sostituti di imposta.
Specifiche disposizioni sono inoltre previste per i professionisti e gli intermediari che assistono i contribuenti nell’ambito della voluntary: restano fermi, infatti, gli obblighi prescritti dalla legge in materia di prevenzione del riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.

Con riguardo al possesso di contanti o valori al portatore, la circolare fornisce i seguenti chiarimenti:

nel caso in cui tali valori siano detenuti all’estero in violazione degli obblighi dichiarativi in materia di monitoraggio fiscale, per l’emersione degli stessi dovrà attivarsi la collaborazione internazionale. Diversamente, nel caso in cui i valori in argomento siano detenuti in Italia, si dovrà accedere alla collaborazione nazionale per la loro regolarizzazione

il legislatore considera una nozione ampia di valori, che include non soltanto i titoli al portatore, ma anche tutte quelle attività che possono trasferirsi senza obbligo di tracciabilità e che, tuttavia, devono essere indicati in dichiarazione ai fini del monitoraggio fiscale (quindi, anche, gioielli, opere d’arte, metalli preziosi, valute estere).

Infine, il legislatore, nel dettare la disciplina applicabile nel caso in cui oggetto della procedura di collaborazione volontaria siano contanti e valori al portatore, ha previsto uno specifico procedimento “rafforzato” (che la circolare descrive dettagliatamente), ponendo a carico del contribuente una serie di adempimenti, anche con riguardo all’ipotesi in cui i valori siano detenuti in cassette di sicurezza.

Perfezionamento della procedura

A seguito del corretto versamento di quanto dovuto, l’Agenzia delle Entrate comunica l’avvenuto perfezionamento della procedura via pec all’indirizzo indicato dal contribuente nella richiesta di accesso alla procedura.
Al contribuente è riconosciuta la possibilità di effettuare il pagamento spontaneo di quanto dovuto, determinato a seguito di autoliquidazione, limitatamente ad alcune annualità oggetto della procedura, lasciando all’amministrazione finanziaria il compito di determinare il quantum debeatur per le altre annualità. In tale ipotesi, l’Agenzia, verificata, in base alle risultanze dell’istanza, la corrispondenza di quanto versato rispetto a quanto dovuto per la/e relativa/e annualità, comunicherà il perfezionamento della procedura, limitato ai soli periodi d’imposta per i quali è stato correttamente effettuato il pagamento.

Gli effetti della procedura decorrono dal momento del versamento di quanto dovuto in unica soluzione o della terza (e ultima) rata.

Esonero dagli obblighi dichiarativi

A favore dei contribuenti che accedono alla nuova edizione della voluntary è previsto l’esonero dagli obblighi dichiarativi in materia di monitoraggio fiscale, limitatamente al 2016 e alla frazione del periodo d’imposta antecedente la data di presentazione dell’istanza di collaborazione volontaria.
Con riferimento al medesimo ambito temporale, è altresì previsto, al ricorrere di determinate condizioni, l’esonero dall’indicazione in dichiarazione di alcune tipologie di redditi derivanti da attività estere.

Effetti penali

Quanto alle conseguenze di ordine penale, il legislatore ha confermato quanto già previsto per la precedente edizione della procedura di collaborazione.
Infatti, a favore di coloro che aderiscono alla voluntary-bis è prevista, limitatamente alle condotte relative agli imponibili, alle imposte e alle ritenute oggetto della procedura, l’esclusione della punibilità per i seguenti reati tributari:

dichiarazione fraudolenta mediante fatture o altri documenti per operazioni inesistenti

dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici

dichiarazione infedele

omessa dichiarazione

omesso versamento di ritenute certificate

omesso versamento di Iva.

È altresì esclusa la punibilità per i reati di riciclaggio e di impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, ove le relative condotte siano state commesse in relazione ai ricordati reati tributari.

Sempre se commesse in relazione ai suddetti delitti, limitatamente alle attività oggetto di collaborazione volontaria, non sono inoltre punibili le condotte previste dal reato di autoriciclaggio (a condizione che il reato sia commesso entro la data del versamento della prima o unica rata di quanto dovuto in base all’istanza a titolo di imposte, ritenute, contributi, interessi e sanzioni).
Trova applicazione il reato di esibizione di atti falsi e comunicazione di dati non rispondenti al vero, già previsto per la prima edizione della voluntary.

Infine, con la riapertura dei termini, il legislatore ha previsto, in aggiunta a quello precedente, un nuovo reato proprio consistente nel ricorso fraudolento alla procedura di collaborazione volontaria.

 

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4) Assonime sugli obblighi di comunicazione delle informazioni non finanziarie

Assonime, con la circolare n. 13 del 12/06/2017, si è soffermata sugli obblighi di comunicazione delle informazioni non finanziarie.

Con il decreto legislativo 30 dicembre 2016 n. 254, che ha attuato la direttiva 2014/95/UE, si è previsto, in capo alle società qualificabili come enti di interesse pubblico di grandi dimensioni, l'obbligo di redigere e pubblicare una dichiarazione, di natura individuale o consolidata, che contiene, per ogni esercizio finanziario, una serie di informazioni relative ai temi ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione attiva e passiva.

Queste informazioni possono essere contenute nella relazione di gestione o in documenti separati.

I soggetti responsabili della redazione e pubblicazione della dichiarazione sono gli amministratori. Su tali documenti è previsto il controllo del collegio sindacale e dei revisori contabili.

Compiti di controllo del collegio sindacale

Sul tema, Assonime sottolinea come sui documenti contenenti le informazioni non finanziarie sia previsto il controllo sia da parte del collegio sindacale che da parte del revisore legale e come, per tali motivi, sia necessario prevedere norme di raccordo.

Occorre evitare una duplicazione di controlli in capo a diversi soggetti. Per questo, secondo Assonime, occorre definire i compiti di controllo del collegio sindacale.

Una soluzione potrebbe essere quella di ispirarsi alle regole della dottrina previste in materia di competenze contabili spettanti al collegio sindacale quando l’attività di revisione è affidata ad un revisore esterno.

Dato che al revisore spetta il compito di accertare l’avvenuta predisposizione della dichiarazione non finanziaria e di verificare la conformità del suo contenuto rispetto alle norme di riferimento e agli standard di rendicontazione utilizzati, queste forme di controllo non dovrebbero essere esercitate dal collegio sindacale.

Al collegio sindacale dovrebbe, invece, essere riservato un ruolo di vigilanza di tipo sintetico sui sistemi e sui processi, in cui sono compresi anche i sistemi e i processi di rendicontazione non finanziaria,

Dunque, il ruolo del collegio sindacale non è quello di verificare la correttezza della dichiarazione non finanziaria, ma quello diverso e più ampio del controllo del rispetto delle regole di corretta amministrazione.

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5) Nuova governance della spesa pubblica per beni, servizi e infrastrutture

Pubblicato da Assonime il Note e studi 7 del 12/06/2017 su: La nuova governance della spesa pubblica per beni, servizi e infrastrutture.

Il presente Rapporto è stato elaborato dal Gruppo di lavoro su “La nuova governance della spesa pubblica per beni, servizi e infrastrutture”, istituito nell’ambito della Giunta Assonime e coordinato da Innocenzo Cipolletta.

Negli ultimi anni l'Italia è stata più virtuosa degli altri grandi paesi europei nel controllo della spesa pubblica che al netto degli interessi, nel periodo 2009-2016, è cresciuta del 3,8% rispetto al 12,8 della media dell'Unione. Ed ora, in valore assoluto pro-capite al netto degli interessi (12.587 euro), si colloca ad un livello inferiore non soltanto rispetto ai paesi nordici ma anche, ad esempio, a Germania (16.297euro), Francia (18.227 euro) e Regno Unito (14.307 euro). Lo sottolinea il rapporto su "La nuova governance della spesa pubblica" redatto da Assonime e frutto di un gruppo di lavoro coordinato da Innocenzo Cipolletta, in procinto di divenire nuovo presidente dell'associazione delle società per azioni.

La reazione all'emergenza indotta dalla crisi economica - è detto nel rapporto - "è stata quella di tagliare la spesa pubblica laddove possibile. Ne è risultato un significativo contenimento dell'ammontare complessivo della spesa al netto degli interessi (c.d. spesa primaria)". La riduzione più significativa ha riguardato gli investimenti ma, a partire dal 2010, vi è stato anche "un importante ridimensionamento" della spesa per il personale che, in termini reali, attraverso il blocco della contrattazione e quello del turn over, è tornata ai livelli del 2000. In termini di efficienza ed efficacia della spesa, inoltre, varie analisi mostrano che, a parità di risorse impiegate, in Italia vi sono ampi spazi di miglioramento.

Nella governance della spesa pubblica, a giudizio di Assonime, è evidente che si deve oggi abbandonare la logica dei tagli lineari e porsi l'obiettivo di migliorare la qualità delle erogazioni e dei servizi offerti a cittadini ed imprese. A questo proposito il rapporto indica 11 linee d'intervento per "rafforzare la governance della spesa pubblica in beni, servizi e infrastrutture" e rispetto alle quali "molto resta da fare".

Occorre in primo luogo "definire a livello politico le priorità in un contesto di risorse scarse, anche ripensando il perimetro della pubblica amministrazione". Gli effetti delle misure di spesa vanno poi controllati sistematicamente così da apportare i necessari aggiustamenti alle scelte compiute. Il processo di valutazione della spesa va integrato con il processo di programmazione economico-finanziaria più generale (performance budgeting).

Soprattutto, a giudizio di Assonime, occorre realizzare un profondo cambiamento culturale incentrato sull'idea di una PA orientata al servizio di cittadini e imprese. Di conseguenza le risorse vanno spostate dal back-office al front-office.

Mirando a più elevati standard di governance, un ruolo essenziale spetta ai manager pubblici cui "vanno riconosciuti spazi di scelta che consentano una gestione efficiente delle risorse pubbliche, in un quadro di trasparenza sui processi decisionali".

Un capitolo a parte riguarda la politica degli acquisti pubblici per la quale occorre saper presidiare anche le fasi precedenti e successive a quella dell'aggiudicazione del contratto. Il nuovo sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti introdotto dal Codice dei contratti pubblici - sottolinea il rapporto - "costituisce un'importante novità". Per non restringere ingiustificatamente la concorrenza è "fondamentale un appropriato utilizzo della suddivisione in lotti". Quanto agli investimenti pubblici in infrastrutture è necessario superare definitivamente la logica degli interventi 'a pioggia' concentrando gli sforzi su progetti ben definiti volti a perseguire obiettivi di interesse comune chiaramente individuati. E, in ogni caso, "bisogna intervenire solo quando c'è un fallimento del mercato e previa verifica che il sostegno pubblico costituisca lo strumento più appropriato".

Assonime giudica positivamente il superamento della 'Legge Obiettivo' con l'avvio di una nuova fase di programmazione ordinaria e di lungo termine delle opere, rafforzando la qualità tecnica ed economica delle iniziative. Si tratta ora di dare attuazione a quanto previsto. Se il processo decisionale è ben impostato la fase autorizzatoria "potrebbe essere fortemente semplificata e resa più lineare, con tempi più rapidi per la fruibilità delle opere e minori costi". Ingrediente fondamentale di una buona governance della PA è infine il sistema dei controlli che va modernizzato e reso più organico.

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6) Come cambia la riscossione dal 1° luglio

Con il Decreto fiscale n. 193/2016, poi convertito nella Legge 225/2016, e approvato insieme alla Legge di Bilancio nell'ottobre scorso, è stata prevista la soppressione di Equitalia.

A partire dall'1 luglio 2017 tutti i rapporti giuridici pendenti, comprese le cause in corso, si trasferiranno al nuovo soggetto che ne prenderà il posto, ossia l'Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Questo passaggio porterà in sostanza a una rottamazione delle cartelle inevase, aprendo una sorta di sanatoria su more e sanzioni in favore dei cittadini, che ora dovranno pagare il dovuto e non più gli interessi sullo stesso.

Al fine di garantire la continuità e la funzionalità delle attività di riscossione il nuovo ente subentra, a titolo universale, nei rapporti giuridici attivi e passivi, anche processuali, delle società del Gruppo Equitalia.

Tra le principali novità spicca il potenziamento delle modalità di riscossione del nuovo ente, che avrà più poteri rispetto a Equitalia. Il decreto legge consente, infatti, all'Agenzia delle Entrate-Riscossione di utilizzare banche dati e informazioni già in uso all'Agenzia delle Entrate anche ai fini dell'esercizio delle funzioni relative alla riscossione nazionale. Una procedura non consentita ad Equitalia.

Il pignoramento presso terzi, ha spiegato l'ente, è disciplinato da una norma del 2005, che prevede l'azione diretta da parte di Equitalia sui crediti del debitore detenuti da terzi comprese le eventuali somme sul conto corrente.

La norma prevede l'intervento dell'Autorità giudiziaria in via eventuale laddove il terzo pignorato o il contribuente stesso abbiano elementi validi per contestare l'azione dell'Agente della riscossione. In particolare, Equitalia procede ad azioni esecutive solo dopo che il contribuente non ha dato seguito agli atti che gli sono stati notificati (cartella di pagamento, solleciti di pagamento, avvisi di intimazione), né provvedendo al loro pagamento, neanche in forma rateale, né contestandone il contenuto.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota pubblicata il 12 giugno 2017)

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7) Isi 2016 e agricoltura: click day il entro il 19 giugno

Scade il 19 giugno 2017 alle ore 16.30 il click day per l'invio delle domande di accesso ai finanziamenti dei bandi Inail Isi 2016 e Isi agricoltura 2016. L'INAIL, contestualmente alla possibilità di scaricare il codice identificativo della domanda, ha fornito a ciascuna impresa partecipante data e ora, il link di svolgimento della procedura e una guida con le regole tecniche per la partecipazione. È disponibile sul sito dell'Istituto, infatti, il documento “Regole tecniche e modalità di svolgimento” con le istruzioni per la procedura di invio della domanda online (inoltro del codice identificativo attribuito mediante la procedura di download).

Le imprese possono quindi già scaricare il codice identificativo di 65 caratteri che utilizzeranno durante il click-day e possono già visitare la pagina di pre-accesso alla procedura, anche se rimarrà inattiva fino ad un'ora prima dallo svolgimento del click-day. I richiedenti possono già visitare un'apposita pagina web - raggiungibile all' indirizzo http://demoisi.inail.it/visualizzatore.html - che permetterà loro di verificare le condizioni di visualizzazione al fine di operare un adeguamento alle proprie esigenze del browser, della risoluzione e di ogni altro parametro. La pagina esposta a fini di test avrà le stesse dimensioni in visualizzazione di quella che sarà utilizzata per il click day, mentre il codice html e le scritte presenti potranno essere diverse. Si ricorda che è vietato l’utilizzo di strumenti automatici di invio. In caso contrario è stato determinato il rilascio da parte del sistema di un messaggio di errore.

L'Inail avverte che l'orario di riferimento è quello fornito dai Satelliti Civili, standard di riferimento legale e tecnologico. La sede Inail di riferimento per il click-day è dotata di una antenna GPS per ricevere l’orario certo alla massima precisione possibile con gli standard tecnologici attuali. Gli elenchi in ordine cronologico di tutte domande inoltrate, con evidenza di quelle collocatesi in posizione utile per l’ammissibilità al finanziamento, saranno pubblicati entro sette giorni dal giorno di ultimazione della fase di invio del codice identificativo.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 13 giugno 2017)

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8) Sisma: si auspica la ripresa, intanto aiuti ai commercialisti (anche previdenziali e sulla formazione continua) nei territori colpiti

Sisma, no alla desertificazione dei territori: Non solo far ripartire l’economia, ma creare le condizioni per ripopolare i luoghi. Il grido d’allarme lanciato nel corso degli incontri del Consiglio nazionale dei commercialisti e di Communitas Onlus a Camerino ed Ascoli Piceno. Tra le proposte emerse c’è l’istituzione di una Zona Economica Speciale a fiscalità privilegiata

Garantire il flusso economico del territorio per non vanificare qualsiasi obiettivo di ricostruzione, anche attraverso la proposta dei commercialisti di istituire una Zona economica speciale a fiscalità privilegiata. È questo il grido d’allarme lanciato dai rappresentanti delle istituzioni locali nei due incontri avvenuti ieri a Camerino ed Ascoli Piceno, organizzati dal Consiglio nazionale dei commercialisti per ascoltare le comunità del centro Italia colpite dall’ultimo sisma.

Il CNDCEC, per mezzo del suo braccio operativo Communitas Onlus, ha finora raccolto 128mila euro da destinare a progetti concreti che facciano ripartire l’economia. “I commercialisti – ha affermato il presidente del CNDCEC, Massimo Miani – vogliono mostrare un lato diverso rispetto a quello percepito da tutti e legato prevalentemente al fisco e al pagamento delle imposte. Si tratta di una visione che ci va stretta perché siamo anche altro rispetto a questo.

È prima di tutto con l’attività di consulenza che possiamo dare tanto al mondo imprenditoriale ed al Paese intero. Più volte abbiamo cercato di dare una mano, ma la politica non sempre comprende quanto potrebbe ottenere dalle categorie, non solo professionali. Dico con amarezza che percepiamo belle parole a cui non sempre fanno seguito i fatti. Vogliamo dare un contributo tecnico per il bene del Paese, denunciando le inefficienze che questo sistema fiscale provoca al sistema produttivo. Siamo a disposizione di questo territorio per sviluppare ricerche su tematiche, come le Zone economiche speciali, che lo aiutino a rinascere”.

Secondo il presidente di Communitas, Maria Rachele Vigani, la onlus dei commercialisti non dovrà più limitarsi a raccogliere fondi per i commercialisti in difficoltà, ma dovrà diventare un centro di coordinamento delle attività di carattere sociale di tutti gli Ordini locali di categoria. “La nostra idea – ha spiegato Vigani – è quella di non essere solo un centro di raccolta delle donazioni di tutti i colleghi, ma diventare un centro di coordinamento delle attività locali di interesse per la collettività al fine di aiutare la rinascita dei territori colpiti. La nostra raccolta continua e valuteremo i progetti che i colleghi continuano ad inviarci”.

Giorgio Luchetta, consigliere CNDCEC e vicepresidente Communitas Onlus, ha sottolineato la vicinanza alle comunità colpite. “Quando un’area entra in crisi siamo i primi ad immaginare soluzioni per risolvere i problemi e portare a casa un risultato fattivo come nel caso della No tax area perché in situazioni speciali servono soluzioni altrettanto speciali. Possiamo inventarci quello che vogliamo: incentivi alla produzione, premi, proporre strumenti, ma non abbiamo la possibilità di fare leggi. La politica non può fare finta di ascoltarci. Vogliamo avere norme certe e precise che finora non ci sono state date. Chiedo quindi alle istituzioni locali di segnalare i commercialisti come unici soggetti in grado di proporre soluzioni al fine di metterci nelle condizioni di lavorare”.

Agli incontri non potevano mancare i rappresentanti delle Casse di assistenza e previdenza dei commercialisti e dei ragionieri che hanno fatto il punto sugli aiuti finora prestati ai colleghi colpiti. Sono 18 interventi per la Cassa ragionieri e 36 per la Cassa dottori.
“Siamo vicini ai nostri iscritti – ha detto Luigi Pagliuca, presidente della Cassa ragionieri – non solo nell’attività di previdenza, ma anche in quella di assistenza. Per quanto riguarda il sisma in questione, abbiamo finora erogato un contributo speciale fino a 20mila euro a 19 colleghi in difficoltà. Inoltre, abbiamo deliberato di sospendere il pagamento dei contributi fino al 31 dicembre 2017. Il nostro lavoro è affiancare le aziende ed è quindi assolutamente necessario far ripartire l’economia. L’idea di una Zona franca urbana è positiva perché per continuare ad aiutare il territorio è necessario abbassare le tasse”. “Abbiamo scelto di non fare interventi a pioggia – ha dichiarato Sandro Villani, vice presidente Cassa dottori commercialisti –, ma tarandoli sulla base di certi criteri. Ad oggi sono arrivate 36 richieste. Abbiamo predisposto un modello online che il commercialista deve compilare, ma la Cassa può chiedere ulteriori informazioni per tarare meglio l’intervento nella misura più equa possibile”.

Restando in tema di aiuti, l’Ordine dei commercialisti di Camerino e Macerata ha finora esonerato 63 iscritti dall’obbligo di versamento della quota di iscrizione 2017 perché colpiti dall’ordinanza di sgombero per abitazioni o uffici dichiarati inagibili. “I commercialisti – ha detto il presidente dell'Odcec di Camerino e Macerata, Rosaria Garbuglia – sono stati colpiti due volte. Prima come cittadini e poi come professionisti perché abbiamo hanno dovuto supportare i clienti nei primi momenti quando la normativa era ancora incerta. Abbiamo contattato anche Assosoftware per ottenere una riduzione significativa dei canoni di assistenza dei software e incontrato rappresentanti della divisione regionale dell’Agenzia delle Entrate per cercare di risolvere qualche dubbio rimasto in sospeso. Infine, anche se non è previsto dal Regolamento della formazione professionale continua, andremo incontro ai colleghi in difficoltà su questo tema”.

Camerino è uno dei comuni più pesantemente colpiti dal sisma di tutto il cratere. A testimoniarlo ci sono i numeri snocciolati dal suo sindaco Gianluca Pasqui: su 7mila abitanti abbiamo 6.200 persone in autonoma sistemazione e 500 negli alberghi sulla costa adriatica. Un centro storico chiuso dove non c’è alcuna attività economica. “Il percorso economico va riattivato – dice il sindaco di Camerino, Gianluca Pasqui -. L’emergenza cesserà solo quando gli operatori economici torneranno ad avere la loro attività per produrre profitto e le persone torneranno a vivere in questi territori. Chiedo ai commercialisti di darci il loro supporto perché posseggono le competenze per far scrivere le normative giuste per riattivare l’economia”. A maggior ragione per Camerino che è sede di una realtà universitaria tra le più interessanti e innovative a livello nazionale. Realtà che ha perso 42mila metri quadrati di edifici storici adibiti ad aule per lezioni, laboratori scientifici, biblioteca, uffici amministrativi, rettorato, segreteria, facoltà di giurisprudenza. Malgrado questo, l’offerta formativa dell’anno accademico in corso ha avuto un incremento del 24% rispetto ad un trend nazionale del 4,3%. “In quattro settimane – ha affermato il prorettore UNICAM, Andrea Spaterna – sono ripartiti tutti i corsi di laurea e le attività di ricerca, ma ora contiamo molto sui commercialisti per far ripartire l’economia e tutte le attività commerciali. Ma è prima di tutto necessario ricreare le condizioni per far tornare le persone a vivere qui: servizi, sanità, scuole, trasporti, infrastrutture ed opportunità occupazionali”.

Alla tavola rotonda “I Commercialisti al servizio del territorio - Idee e progetti per ripartire”, svoltasi nel pomeriggio ad Ascoli Piceno, è intervenuto anche il sottosegretario alla Giustizia, Federica Chiavaroli, che ha ricordato come i maggiori strumenti che il governo mette oggi in campo, come il risarcimento per le seconde case, sono il frutto delle esperienze passate. “Il DL 50 – ha spiegato – contiene una grande innovazione rispetto agli interventi legislativi realizzati negli anni passati all’indomani di eventi simili. Si tratta dell’istituzione della ZFU (zona franca urbana) che è fondamentale per far ripartire imprese ed occupazione e sostenere i professionisti che lavorano a fianco delle imprese”.
Perché, come ha sostenuto con forza il presidente dell’Ordine dei commercialisti di Ascoli Piceno, Carlo Cantalamessa, “non si esce dal terremoto con la sola ricostruzione edile, ma ricreando e sviluppando una collettività intorno ai luoghi classici di aggregazione come la scuola, la chiesa, quelli delle attività ludiche. Dopo l’inserimento nel decreto legge 50 della No tax area, da noi sollecitata, ora la nostra proposta riguarda l’istituzione di una ZES (zona economica speciale) a fiscalità privilegiata, paragonabile alle zone franche, ma molto più vantaggiosa”. A sostegno dell’istituzione di questa zona, sottoposta ad un rigido controllo comunitario, c’è un documento della Fondazione nazionale dei commercialisti e un intervento dell’Università di Camerino che ne ha sostenuto la sua applicabilità all’area colpita dal sisma. “Si tratta in sostanza di zone – ha concluso Cantalamessa – nelle quali vengono eliminate per un certo periodo di tempo determinate imposte e sono semplificate le procedure burocratiche e i tempi necessari per fare impresa”.

(CNDCEC, comunicato del 13 giugno 2017)

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9) Bonus Sud: dai Consulenti del lavoro arriva una nuova FAQ

Dopo le ultime FAQ riguardanti l'Incentivo Occupazione Sud, pubblicate nell'approfondimento della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro del 26 maggio scorso, adesso (13 giugno 2017) giungono nuove informazioni sul bonus con il quesito n. 21.

In particolare viene chiesto se è possibile fruire dell'incentivo per la trasformazione di un contratto di lavoro a tempo indeterminato per una lavoratrice con più di 24 anni, a seguito dell'accoglimento dell'istanza di prenotazione delle somme richieste, avvenuta già prima della trasformazione, e successiva autorizzazione ad operare con lo sgravio. La Fondazione Studi ha, quindi, aggiornato il documento con i nuovi chiarimenti pervenuti.

Quesito 21

Alla luce dei chiarimenti intervenuti a seguito di trasformazione di contratto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato di soggetti ultra ventiquattrenni, si chiede se è corretto usufruire del Bonus a seguito di istanza di accoglimento delle somme richieste per la seguente fattispecie:

1. Lavoratrice con età superiore ai ventiquattro anni assunta con contratto a tempo determinato dal 6/05/2014;

2. Trasformazione a tempo indeterminato in data 01/05/2017 (periodo di lavoro pari a 2 anni e 360 giorni circa);

3. Richiesta di prenotazione somme Bonus (prima della trasformazione), regolarmente accolta;

4. Istanza confermata con autorizzazione ad operare lo sgravio.

Si conferma che per le trasformazioni a tempo indeterminato il bonus sud può essere legittimamente fruito se il soggetto, avente un’età uguale o superiore a 25 anni, alla data della medesima trasformazione sia “privo di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi”. Nel caso illustrato il bonus è stato riconosciuto dalle procedure telematiche in quanto il suddetto requisito non viene accertato in tempo reale ma viene autodichiarato dal datore di lavoro, sotto la sua responsabilità. Si precisa, infatti, che il datore di lavoro, all’atto di invio della richiesta telematica di riconoscimento dell’agevolazione, dichiara che la stessa riguarda:

- un lavoratore disoccupato;

- che non abbia avuto nei sei mesi precedenti un rapporto di lavoro con il medesimo datore di lavoro (ad esclusione delle ipotesi di trasformazione a tempo indeterminato)

- che, se di almeno 25 anni di età, sia privo di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi, ai sensi del Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 20 marzo 2013.

Pertanto, se il datore di lavoro è già a conoscenza del fatto che il lavoratore non è in possesso di tutti i requisiti richiesti, deve astenersi dalla fruizione dell’agevolazione, che, altrimenti verrà recuperata ex post mediante i futuri controlli.

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10) Lavori usuranti: le novità dopo la Legge di stabilità spiegate nella circolare del CNCL

Tre i provvedimenti che interessano i lavoratori addetti a mansioni usuranti. I primi due sono contenuti nell'intervento relativo all'anticipo pensionistico (Ape) e si riferiscono a quei lavoratori che potranno accedere all’Ape Sociale (anticipo pensionistico a carico dello Stato) beneficiando anche della cd. “Quota 41” per i lavoratori precoci (almeno 12 mesi di lavoro ante il diciottesimo anno di età), ove ricorrano le condizioni necessarie.

Il terzo provvedimento interviene direttamente sulle vecchie misure di beneficio pensionistico contenute nel D.Lgs. 67/2011, mitigando parte delle novità introdotte dalla manovra "Salva Italia" (D.l. 201/2011 conv. in L. 214/2011) del governo Monti. Quest'ultimo intervento normativo è immediatamente efficace ed è regolamentato dall'Inps con circolare n. 90/17, a differenza dei due interventi precedenti che necessitano della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei DPCM firmati dal Governo lo scorso 22 maggio per rendere operative le misure. Si va lentamente componendo, quindi, il disegno del Legislatore di superare le “salvaguardie” ed introdurre un sistema di flessibilità nell'accesso ai requisiti pensionistici che premi le carriere lavorative cd. svantaggiate o l'atto volontario, autonomo e a costi propri, di anticipare l'uscita dal mondo del lavoro.

La circolare n. 5/2017 della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro analizza le agevolazioni pensionistiche introdotte dall'ultima manovra finanziaria, alla luce delle istruzioni operative Inps, la platea dei beneficiari, le Quote “anticipate” degli addetti a mansioni usuranti e la documentazione necessaria da presentare.

Vincenzo D’Andò