Diario quotidiano del 7 aprile 2017 – le novità per la cessione del quinto dello stipendio e della pensione

Pubblicato il 7 aprile 2017



1) Costo medio orario del lavoro per il personale edile
2) Cessione del quinto dello stipendio e della pensione: nuovo schema convenzionale
3) Garanzia deposito IVA
4) Gestione artigiani e commercianti: ecco gli avvisi bonari della rata scaduta a febbraio 2017
5) Traduttore/interprete escluso da Irap anche se la CTR non valuta le prove del contribuente
6) Cessioni d’azienda: linea “dura” sulla risoluzione dei contratti di lavoro
7) Saggio di interesse per il pagamento differito dei diritti doganali
8) Doppia condanna per chi esercita abusivamente la professione di consulente del lavoro
9) Approvato il decreto per l’abrogazione dei voucher
10) Intermittenti, comunicazioni con l’app dedicata
11) P.a.: esclusione dall’obbligo di comunicazione Iva
12) Attuazione della direttiva sulla gestione collettiva dei diritti d’autore
CT_Facebook_Cover_828x3151) Costo medio orario del lavoro per il personale edile 2) Cessione del quinto dello stipendio e della pensione: nuovo schema convenzionale 3) Garanzia deposito IVA 4) Gestione artigiani e commercianti: ecco gli avvisi bonari della rata scaduta a febbraio 2017 5) Traduttore/interprete escluso da Irap anche se la CTR non valuta le prove del contribuente 6) Cessioni d’azienda: linea “dura” sulla risoluzione dei contratti di lavoro 7) Saggio di interesse per il pagamento differito dei diritti doganali 8) Doppia condanna per chi esercita abusivamente la professione di consulente del lavoro 9) Approvato il decreto per l’abrogazione dei voucher 10) Intermittenti, comunicazioni con l’app dedicata 11) P.a.: esclusione dall’obbligo di comunicazione Iva 12) Attuazione della direttiva sulla gestione collettiva dei diritti d’autore **** 1) Costo medio orario del lavoro per il personale edile Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha emanato Decreto Direttoriale n. 23 del 3 aprile 2017, concernente la determinazione del costo medio orario del lavoro, a livello provinciale, per il personale dipendente da imprese del settore dell’edilizia e attività affini, con decorrenza maggio 2016. L’art. 23 del Decreto legislativo n. 50 del 2016 stabilisce che il costo del lavoro va determinato annualmente, in apposite tabelle, dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, sulla base dei valori economici definiti dalla contrattazione collettiva nazionale tra le organizzazioni sindacali e le organizzazioni dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative, nonché delle norme in materia previdenziale ed assistenziale, dei diversi settori merceologici e delle differenti aree territoriali. Inoltre, sulla base dell’art. 1 del decreto direttoriale n. 23/2017, il costo medio del lavoro così determinato è suscettibile di oscillazioni in relazione a benefici (contributivi, fiscali o di altra natura) di cui l’impresa usufruisce ai sensi delle disposizioni vigenti, nonché con riferimento ad oneri derivanti da interventi relativi a infrastrutture, attrezzature, macchinari e altre misure connesse all’attuazione delle previsioni in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, ai sensi del DLgs. 81/2008. ****** 2) Cessione del quinto dello stipendio e della pensione: nuovo schema convenzionale Con la pubblicazione dei nuovi tassi effettivi globali medi ai fini della legge sull’usura ed alla conseguente modifica delle classi di importo rilevanti per le operazioni di cessione del quinto dello stipendio e della pensione, l’Inps, con il messaggio n. 1446/2017, ha reso noto che stipulerà nuove convenzioni con le società in regime di convenzionamento. Con il recente decreto (n. DT24126 del 27 marzo 2017) il Ministero delle Finanze ha pubblicato i nuovi tassi effettivi globali medi ai fini della legge sull’usura ed i conseguenti tassi soglia vigenti a far data dal prossimo 1 aprile 2017. La novità risiede nel fatto che sono state modificate le classi di importo rilevanti ai fini delle operazioni di cessione del quinto dello stipendio e della pensione, tenuto conto che fino ad oggi dette classi di importo sono state così suddivise: 5.000 euro e che le future classi di importo dei prestiti sono rimodulate secondo i seguenti valori: 15.000 euro. Ciò premesso, l’attuale schema di Convenzione, approvato con determinazione presidenziale n. 43 del 30 marzo 2016 – avente ad oggetto “convenzione finalizzata a disciplinare l’estinzione dietro cessione del quinto della pensione di prodotti di finanziamento concessi a pensionati INPS” - all’art. 10 rubricato “ tassi soglia di riferimento della convenzione INPS” fa specifico riferimento ai parametri che sono stati fino ad oggi vigenti ai fini del calcolo dei tassi soglia convenzionali, precisando che gli stessi possono essere rideterminati sulla base di algoritmi predefiniti. Sulla base del successivo articolo 16 “buona fede nell’esecuzione, recesso e risoluzione della convenzione” secondo cui al quarto capoverso è previsto il recesso unilaterale per intervenute modifiche normative che ne rendono impossibile la prosecuzione, questo Istituto intende avvalersi della facoltà di recesso unilaterale dalle convenzioni finora stipulate con efficacia a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto richiamato, essendo impossibilitato nell’immediatezza agli adeguamenti tecnici e contrattuali. Seguiranno apposite comunicazioni formali a ciascuna delle società interessate. Pertanto tutte le società in regime di convenzionamento potranno stipulare i nuovi contratti di finanziamento a far data dal 1 aprile 2017 in regime di accreditamento. Sarà possibile operare in regime di convenzionamento a seguito dell’approvazione di un nuovo schema convenzionale da parte di questo Istituto. ****** 3) Garanzia deposito IVA Garanzia per estrazione da deposito IVA: La materia viene ora regolata dal DM 23 febbraio 2017, Provvedimento dell’Agenzia delle entrate n. 57215 del 24 marzo 2017, e dal Provvedimento dell’Agenzia delle entrate n. 59277 del 28 marzo 2017. I soggetti che estraggono beni di provenienza extra UE introdotti in deposito IVA con immissione in libera pratica, a partire dal 1° aprile 2017, assolvono l’IVA mediante inversione contabile a norma dell’art. 17 comma 2 del D.P.R. n. 633/72 senza presentare la garanzia se sussistono i seguenti requisiti: - dichiarazioni IVA dei tre periodi d’imposta precedenti l’estrazione correttamente presentate; - corretta esecuzione dei relativi versamenti; - assenza di avvisi di rettifica o di accertamento definitivi per i quali non sia stato eseguito il pagamento delle imposte dovute, per violazioni relative all’emissione o all’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, notificati nel periodo d’imposta in corso ovvero nei tre antecedenti l’operazione di estrazione; - assenza di formale conoscenza dell’inizio di procedimenti penali o di condanne per alcune tipologie di reati. Il rispetto dei requisiti è attestato con dichiarazione sostitutiva di atto notorio conforme al modello approvato dall’Agenzia delle entrate, da consegnare al gestore del deposito all’atto della prima estrazione con validità annuale. Ricevuta la dichiarazione sostitutiva di atto notorio, il gestore del deposito la trasmette all’Agenzia delle entrate via PEC. In assenza dei requisiti di esonero, l’assolvimento dell’IVA con inversione contabile, richiede la presentazione della garanzia all’Agenzia delle entrate a norma dell’art. 38 bis comma 5 del D.P.R. n. 633/72, per l’imposta dovuta e con durata di sei mesi dall’estrazione. La garanzia può essere costituita sotto forma di: - cauzione in titoli di Stato o garantiti dallo Stato; - fideiussione bancaria; - polizza assicurativa. Sono stati approvati i modelli che i soggetti che concedono la garanzia compilano e trasmettono all’Ufficio dell’Agenzia delle entrate competente sulla base della residenza del richiedente. Quest’ultimo ne consegna copia al gestore del deposito all’atto dell’estrazione. ****** 4) Gestione artigiani e commercianti: ecco gli avvisi bonari della rata scaduta a febbraio 2017 Nel cassetto previdenziale degli artigiani e commercianti, a breve, l’Inps procederà a rendere disponibili gli avvisi bonari relativi alla scadenza della rata di febbraio 2017. Quindi, per chi non avesse ancora pagato, occhio all’alert mediante email che viene inviata ai titolari della posizione contributiva e ai loro intermediaria. Lo rende noto l’Inps con il messaggio n. 1503 del 5 aprile 2017. Facendo seguito alla circolare n. 98 del 14 giugno 2013, si comunica l’inizio delle elaborazioni per l’emissione degli avvisi bonari relativi alla rata in scadenza a febbraio 2017 per i lavoratori autonomi iscritti alle gestioni degli artigiani e commercianti. Gli avvisi bonari saranno a disposizione del contribuente all’interno del Cassetto previdenziale Artigiani e Commercianti (di cui al messaggio n. 5769 del 02/04/2012) al seguente indirizzo: Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti – Posizione Assicurativa – Avvisi Bonari. Come di consueto sarà predisposta anche la relativa comunicazione che di solito veniva spedita, visualizzabile al seguente indirizzo: Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti – Posizione Assicurativa – Avvisi Bonari generalizzati. E contestualmente sarà inviata una email di alert ai titolari della posizione contributiva e ai loro intermediari, che abbiano fornito tramite il Cassetto il loro indirizzo di posta elettronica. Qualora l’iscritto avesse già effettuato il pagamento, potrà comunicarlo utilizzando l’apposito servizio presente al seguente indirizzo: Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti – Sezione Comunicazione bidirezionale – Comunicazioni – Invio quietanza di versamento. In caso di mancato pagamento l’importo dovuto verrà richiesto tramite avviso di addebito con valore di titolo esecutivo. *** Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito dell’occupazione e della riconversione e riqualificazione professionale del personale addetto al servizio della riscossione dei tributi erariali. Decreto interministeriale n. 95439 del 18 aprile 2016. Precisazioni. Con la circolare n. 6 dell’11 gennaio 2017 è stata illustrata la disciplina del Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito dell’occupazione e della riconversione e riqualificazione professionale del personale addetto al servizio della riscossione dei tributi erariali, istituito presso l’INPS con D.I. n. 95439/2016. Nella medesima veniva, tra l’altro, evidenziato che l’obbligo contributivo, per il finanziamento delle prestazioni ordinarie erogate dal Fondo di solidarietà di cui si tratta, decorre dal 1° gennaio 2014 e che, sotto il profilo operativo, l’adeguamento dell’aliquota contributiva, pari allo 0,30% delle retribuzioni imponibili, è stato effettuato dal mese di febbraio 2017. Nel fornire indicazioni in ordine alle modalità di denuncia e di versamento dei contributi dovuti dal mese di gennaio 2014 al mese di gennaio 2017, si è precisato, altresì, che le imprese potessero effettuare il versamento delle predette competenze arretrate, entro il giorno 16 del terzo mese successivo a quello di emanazione della circolare in epigrafe. Pertanto, le imprese che non abbiano ancora provveduto al predetto adempimento dovranno procedere al versamento dei contributi di cui si tratta entro il 16 aprile 2017. Ciò premesso, ad integrazione delle istruzioni precedentemente fornite, si precisa che le aziende possono esporre il codice di recupero delle competenze arretrate “M323” nelle denunce aventi competenza gennaio, febbraio e marzo 2017. (Inps, messaggio n. 1518 del 5 aprile 2017) ****** 5) Traduttore/interprete escluso da Irap anche se la CTR non valuta le prove del contribuente E’ comunque escluso dal’Irap l’interprete che lavora in casa senza ausilio di particolari mezzi che possano attestare la presenza della stabile organizzazione. Lo ha stabilito la Corte di cassazione con l’ordinanza n. 7453 del 23 marzo 2017. Nel caso di specie, una contribuente, che svolgeva attività di traduttrice ed interprete, aveva chiesto il rimborso delle somme corrisposte a titolo di contributo IRAP sui redditi conseguiti con il proprio lavoro, ritenendo di non avere un'autonoma organizzazione. In seguito, aveva impugnato il silenzio rifiuto dell’Agenzia delle Entrate, ottenendo rigetto in primo e secondo grado. I Giudici di appello ritenevano, infatti, che non avesse presentato sufficiente prova documentale riguardo l'assenza di una attività autonomamente organizzata. Dalla documentazione, prodotta e versata agli atti, emergeva che la ricorrente svolgesse la sua attività in casa, in assenza di un ufficio, e senza beni strumentali o terzi collaboratori. Tali circostanze trovavano coerenza risultando anche dalla stessa dichiarazione dei redditi, nella quale non erano presenti compensi a terzi o spese per personale dipendente o collaboratore: documentazione che non era mai stata valutata dalla CTR. La Suprema Corte ha quindi accolto le ragioni della ricorrente, poiché “è regola che il lavoratore autonomo che non impieghi beni strumentali e non abbia alcun dipendente non può dirsi dotato di un’autonoma organizzazione (distinta dal lavoro personale) in grado di accrescere i suoi guadagni”, e ritenendo che i giudici di appello non avessero adeguatamente valorizzato la documentazione prodotta dalla contribuente. Infatti, si è riscontrato il fatto che nell’analisi della CTR mancasse completamente la valutazione degli elementi “a discarico” offerti dalla parte contribuente, evitando così anche di cadere nell’eventualità di una “doppia conforme”. *** 6) Cessioni d’azienda: linea “dura” sulla risoluzione dei contratti di lavoro È legittimo il recupero a tassazione della maggiore imposta di registro quando dopo una presunta cessione di un ramo d'azienda vengono risolti tutti i contratti di lavoro. È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza 8795 del 5 aprile 2017, ha respinto il ricorso di un imprenditore romano. Come si deve leggere l'art. 20 del D.P.R. 131/1986 («L'imposta è applicata secondo la intrinseca natura e gli effetti giuridici degli atti presentati alla registrazione, anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente») al cospetto della norma anti abuso di cui all'articolo 10-bis dello Statuto del contribuente? Per la Cassazione (sentenza n. 3562/2017) l'articolo 20 del Testo unico del Registro, non è una norma antielusiva, perché non presuppone l'inesistenza di una causa economica nell'attività posta in essere dal contribuente, ma è una norma che consente di (ri)qualificare l'atto sottoposto a registrazione (o una pluralità di atti unificati da un loro ritenuto collegamento) in ragione della sua «intrinseca portata», vale a dire in ragione «degli effetti oggettivamente raggiunti» dal negozio o dal collegamento tra negozi. ****** 7) Saggio di interesse per il pagamento differito dei diritti doganali E’ stata pubblicata il 6 aprile 2017 sul sito delle Dogane la comunicazione relativa alla fissazione semestrale del tasso di interesse per il pagamento differito dei diritti doganali (periodo dal 13-01-2017 al 12-07-2017). In relazione a ciò, l’Agenzia delle Dogane comunica, per i successivi adempimenti di competenza, che il Ministero dell’economia e delle finanze, sentita la Banca d’Italia, con decreto pubblicato sulla G.U. n. 78 del 03.04.2017, ha fissato, ai sensi dell’art. 79 del testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale, approvato con D.P.R. n. 43/1973, come sostituito dall’art. 5, comma 2, della L. 213/2000, il saggio di interesse per il pagamento differito dei diritti doganali effettuato oltre il periodo di trenta giorni, nella misura dello 0,213 per cento annuo per il periodo dal 13 gennaio 2017 al 12 luglio 2017. Come già anticipato nella nota prot. n. 39641/RU del 5.04.2016 e nella circolare 8/D del 19.04.2016 il tasso di interesse di cui all’art.79 del TULD si applica esclusivamente alle facilitazioni di pagamento inerenti la fiscalità interna e, in applicazione dell’art.86 del medesimo testo unico - maggiorato di 4 punti, ai soli ritardati pagamenti della stessa fiscalità interna. (Agenzia delle Dogane, nota n. 41065/RU del 5 aprile 2017) ****** 8) Doppia condanna per chi esercita abusivamente la professione di consulente del lavoro Doppia condanna all’esercizio abusivo della professione di consulente del lavoro. Il Tribunale Penale di Pesaro, con la sentenza depositata il 14 marzo 2017, ha condannato per esercizio abusivo della professione un Centro di elaborazione dati che, per accreditarsi, aveva dichiarato di essere in possesso del titolo di Consulente del Lavoro. La pronuncia del giudice marchigiano, nel collocarsi nel solco giurisprudenziale consolidato che punisce penalmente chi millanta il possesso di titoli professionali o iscrizioni ad albi, ha altresì riconosciuto il diritto al risarcimento del danno in capo al Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Pesaro-Urbino, che si era costituito parte civile nel procedimento. La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro con il parere n. 4 del 6 aprile 2017 ricostruisce il caso sottolineando come l’accoglimento dell’istanza risarcitoria, avanzata dal CPO dell’Ordine di Pesaro-Urbino, sia di grande interesse, poiché si fonda su princìpi per i quali il danno risarcibile all’Ordine, non è solo quello economico-patrimoniale causato dalla concorrenza sleale subìta dai professionisti iscritti, ma anche quello, di maggior rilievo dal punto di vista sistematico dell'ordinamento, non patrimoniale, derivante dall’interesse – il cui presidio è prerogativa fondamentale del Consiglio dell’Ordine – che la professione (nello specifico di Consulente del Lavoro) sia esercitata da soggetti muniti dei requisiti richiesti dalle norme cogenti per l’esercizio della professione e che dal mancato rispetto di tali fondamentali regole possano derivare ricadute pregiudzievoli per i professionisti legittimamente abilitati all’esercizio. CED e abusivismo: chi si spaccia per consulente del lavoro delinque due volte e deve pure risarcire il consiglio dell’ordine Con una interessante sentenza depositata il 14/03/2017, il Tribunale Penale di Pesaro ha condannato per esercizio abusivo della professione la titolare di un centro di elaborazione dati che per accreditarsi aveva dichiarato il possesso del titolo di consulente del lavoro. La pronuncia del giudice marchigiano, nel collocarsi nel solco giurisprudenziale consolidato che punisce penalmente chi millanta il possesso di titoli professionali o iscrizioni ad albi, ha altresì riconosciuto il diritto al risarcimento del danno in capo al Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Pesaro-Urbino, che si era costituito parte civile nel procedimento. Il reato di esercizio abusivo della professione Nel caso specifico la condannata nella sua qualità di socio amministratore di una S.n.c. attraverso la quale gestiva un Centro di Elaborazione Dati, effettuava comunicazioni telematiche e curava pratiche relative alla gestione del rapporto che ai sensi dell’art. 1 della l.n. 12/79 sono riservate in via esclusiva ai Consulenti del Lavoro iscritti all’Ordine professionale, requisiti che la protagonista della vicenda dichiarava di possedere. L’art. 348 c.p. punisce “chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato”. Con orientamento ormai consolidato la Corte di cassazione ha ritenuto che “integra il reato di esercizio abusivo della professione l'attività di colui che curi la gestione dei servizi e degli adempimenti in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale in mancanza del titolo di consulente del lavoro e dell'iscrizione al relativo albo professionale” (Cass.pen.Sez. VI, 28 febbraio 2013, n. 9725 tra le tante). Il Tribunale di Pesaro, sulla scorta di questi princìpi, ha pronunciato la condanna, verificato che la responsabile aveva esercitato la professione di consulente del lavoro senza essere iscritta nel relativo albo, individuando anche nel suo comportamento concreto la continuità degli atti, strumentali al medesimo disegno criminoso, circostanza che ne giustificava l’aggravio della pena. Anche la dichiarazione non veritiera di possedere il titolo di consulente del lavoro è stata valorizzata dal Tribunale di Pesaro, individuando la falsità in atto pubblico, aggravata dalla sua commissione per eseguire ed occultare un altro reato (l’esercizio abusivo vero e proprio). Quindi il disvalore è duplice, così come i reati, conseguenti all’abuso dell’esercizio di una professione ordinistica regolamentata (nello specifico dalla l.n. 12/79) e, prima ancora, all’aver reso una formale dichiarazione – mendace – circa il possesso del suddetto titolo professionale. La tutela della categoria ed il diritto al risarcimento del Consiglio Provinciale dell’Ordine La sentenza in discorso ribadisce come premesso princìpi affermati e condivisi anche dalla giurisprudenza di legittimità nell’inquadrare la riserva di legge dell’esercizio delle professioni ordinistiche e punire severamente ogni abuso. Di particolare interesse l’accoglimento dell’istanza risarcitoria avanzata dal Consiglio Provinciale dell’Ordine di Pesaro-Urbino, che si era costituito parte civile nel procedimento vantando un diritto risarcitorio in relazione al danno patrimoniale, così come quello non patrimoniale. L’accoglimento della domanda, di sicuro rilievo per quanto premesso, si fonda anch’esso su princìpi non sconosciuti in materia, per i quali, come si evince sin dalla costituzione del Consiglio dell’Ordine territoriale, il danno risarcibile all’Ordine non è solo quello economico-patrimoniale causato dalla concorrenza sleale subìta dai professionisti iscritti, ma anche quello, di maggior rilievo dal punto di vista sistematico del nostro ordinamento, non patrimoniale, derivante dall’interesse – il cui presidio è prerogativa fondamentale del Consiglio dell’Ordine – che la professione (nello specifico di consulente del lavoro) sia esercitata da soggetti muniti dei requisiti richiesti dalle norme cogenti per l’esercizio della professione e che dal mancato rispetto di tali fondamentali regole possano derivare ricadute pregiudizievoli per i professionisti legittimamente abilitati all’esercizio. Ciò ad evitare altrimenti il pregiudizio materiale e di immagine per la categoria professionale della quale l’Ordine è organo e strumento portatore degli interessi esponenziali. Diritto risarcitorio che è ritenuto ammissibile quando non abbia come unico fondamento l'asserita lesione degli interessi morali della categoria ma anche il pregiudizio di carattere patrimoniale che, sia pure indirettamente, sia derivato ai professionisti regolarmente iscritti dalla concorrenza sleale posta in essere in un determinato contesto territoriale dall'autore del fatto (Cass. pen., Sez. IV, 3 giugno 2008, n. 22144). (Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, parere n. 4 del 6 aprile 2017) ****** 9) Approvato il decreto per l’abrogazione dei voucher La Camera ha approvato il disegno di legge di conversione in legge del D.L. 17 marzo 2017, n. 25, recante disposizioni urgenti per l'abrogazione delle disposizioni in materia di lavoro accessorio nonché per la modifica delle disposizioni sulla responsabilità solidale in materia di appalti (C. 4373). Il provvedimento passa ora all'esame del Senato. Voucher: Camera, ok al decreto legge, va al Senato Sì dell'Aula della Camera al decreto legge in materia di lavoro emanato dal governo per "bloccare" il referendum sui voucher Sì dell'Aula della Camera al decreto legge in materia di lavoro emanato dal governo per "bloccare" il referendum sui voucher. Il testo, approvato a Montecitorio con 232 voti a favore, 52 contrari (il centrodestra, la Lega e Civici e innovatori) e 68 astenuti (Il M5S), passa al Senato. (Camera dei deputati, nota del 6 aprile 2017) ****** 10) Intermittenti, comunicazioni con l’app dedicata L’app “Lavoro Intermittente” permette di comunicare le “chiamate”, all’interno del rapporto di lavoro intermittente, per una prestazione lavorativa. L'applicazione può essere scaricata dal portale Cliclavoro e si affianca alle altre due modalità di comunicazione dell’attivazione di un contratto di lavoro intermittente: Il servizio informatico sul portale Cliclavoro Una email, dopo aver scaricato il modello UNI intermittente, all’indirizzo PEC Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. L’App Lavoro Intermittente è disponibile sia per smartphone che per tablet. Una volta scaricata l’app, l’azienda registrata a Cliclavoro effettuata il login e inserisce nella sezione "Invia nuova comunicazione" il codice fiscale del lavoratore, le date di inizio e di fine della prestazione e il codice di comunicazione obbligatoria. Attraverso l’app è anche possibile: - Ricercare le comunicazioni inserite; - Annullare le chiamate inviate; - Registrare il proprio numero mobile per consentire al Ministero del Lavoro di riconoscere chi inserisce le comunicazioni. (Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 5 aprile 2017) ****** 11) P.a.: esclusione dall’obbligo di comunicazione Iva Per l’anno 2016, le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, nonché le amministrazioni autonome, sono escluse dalla comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini IVA di cui al provvedimento del 2 agosto 2013. Per il medesimo anno, i soggetti di cui all’articolo 22 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 sono esclusi dalla comunicazione delle operazioni attive di importo unitario inferiore a 3.000 euro, al netto dell’IVA. Per il medesimo anno, i soggetti di cui all’articolo 74ter del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 sono esclusi dalla comunicazione delle operazioni attive di importo unitario inferiore a 3.600 euro, al lordo dell’IVA. Nell’ottica di progressiva semplificazione degli adempimenti di natura tributaria e al fine di non gravare di ulteriori incombenze gli enti pubblici, il presente provvedimento prevede, in modifica dei provvedimenti del 31 marzo 2015 e del 6 aprile 2016, che le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, nonché le amministrazioni autonome, sono escluse dalla comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini IVA per l’anno 2016. (Agenzia delle entrate, provvedimento n. 68495 del 6 aprile 2017) ****** 12) Attuazione della direttiva sulla gestione collettiva dei diritti d’autore Con il decreto legislativo 15 marzo 2017, n. 35 (in Gazzetta Ufficiale n. 72 del 27 marzo 2017) è stata recepita nel nostro ordinamento la direttiva 2014/26/UE sulla gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multiterritoriali per le opere musicali diffuse online. La direttiva ha introdotto principi uniformi per la gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi, con l’obiettivo di superare le differenze tra le normative nazionali che rendono difficile ai titolari l’esercizio dei propri diritti in altri Stati membri. Il decreto legislativo prevede anzitutto che i titolari dei diritti d’autore e diritti connessi possono affidare a un organismo di gestione collettiva o a un’entità di gestione indipendente di loro scelta la gestione dei loro diritti, delle categorie di diritti o dei tipi di opere e degli altri materiali protetti, per i territori da essi indicati, indipendentemente dallo Stato dell’Unione europea di nazionalità, di residenza o di stabilimento dell’organismo, dell’entità o del titolare stesso. Con riguardo all’attività di intermediazione dei diritti d’autore, viene fatta salva l’esclusiva riservata in Italia alla SIAE dall’articolo 180 della legge 22 aprile 1941, n. 633, ferma restando per i titolari dei diritti la possibilità di rivolgersi a un organismo di gestione collettiva di un altro Stato membro per la gestione dei propri diritti d’autore. Il decreto definisce “organismo di gestione collettiva” un soggetto che, come finalità unica o principale, gestisce diritti d’autore e diritti connessi per conto di più di un titolare di tali diritti, a vantaggio collettivo di questi e che è detenuto o controllato dai propri membri e/o non persegue fini di lucro. Per “entità di gestione indipendente” il decreto intende un soggetto che ha le stesse finalità dell’organismo di gestione collettiva, ma che non è detenuto né controllato dai titolari dei diritti e che persegue fini di lucro. Il decreto legislativo delinea i requisiti di operatività richiesti agli organismi di gestione collettiva e la loro organizzazione interna; ne regola i rapporti con i titolari dei diritti e introduce regole per assicurarne la trasparenza e la responsabilità nei confronti dei membri. In particolare, l’adesione agli organismi di gestione deve basarsi su criteri oggettivi, trasparenti e non discriminatori e devono essere previsti adeguati meccanismi di partecipazione dei membri ai processi decisionali. Viene inoltre disciplinata in dettaglio l’attività di riscossione e gestione dei proventi dei diritti e la distribuzione degli importi dovuti ai titolari. Per finalità di trasparenza sono fissati obblighi informativi a carico di tutte le parti ed è stabilito per gli organismi di gestione collettiva l’obbligo di pubblicare sul proprio sito internet una relazione di trasparenza annuale. Il decreto legislativo disciplina inoltre la concessione da parte degli organismi di gestione collettiva di licenze multiterritoriali per l’esercizio di diritti su opere musicali diffuse online. Tali licenze sono valide in più Stati dell’Unione europea e hanno ad oggetto la riproduzione o la comunicazione attraverso reti di comunicazione elettronica di un’opera musicale. L’obiettivo della direttiva al riguardo è quello di favorire lo sviluppo di piattaforme digitali europee capaci di ottenere più agevolmente licenze in diversi paesi e di semplificare, a vantaggio degli autori, la raccolta dei diritti per le piattaforme online. Per procedere alla concessione delle licenze multiterritoriali agli organismi di gestione sono richieste strutture adeguate al trattamento efficiente e trasparente per via elettronica dei dati, nonché l’offerta per via elettronica delle informazioni che consentano agli interessati di identificare il repertorio musicale online rappresentato. Le controversie aventi ad oggetto diritti d’autore e diritti connessi sono devolute alla cognizione delle sezioni specializzate in materia di impresa: queste ultime, in base al decreto legislativo n. 168/2013, sono già competenti in materia di diritto d’autore. La vigilanza sul rispetto delle disposizioni del decreto legislativo è affidata all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, con poteri di ispezione, di accesso e di acquisizione documentale. La vigilanza sulla SIAE, ente pubblico economico, continua a essere esercitata dal Ministro per i beni e le attività culturali congiuntamente con il Presidente del Consiglio dei ministri. Il decreto legislativo entra in vigore l’11 aprile 2017. (Assonime, nota del 4 aprile 2017) Vincenzo D’Andò