Associazioni Sportive Dilettantistiche: chiarimenti su alcune tematiche rilevanti

Pubblicato il 10 aprile 2017



le Associazioni Sportive Dilettantistiche presentano tante complicazioni fiscali vediamone alcune: il superamento del limite di 400mila euro di proventi, il regime Iva dei corsi didattici sportivi, la fiscalità sulle attività a favore dei soci, le attività “decommercializzate”, i frequentatori e/o praticanti...

asdIl superamento del limite di 400 mila euro (250.000 fino al 31/12/2016) (Ris. Agenzia delle entrate, 7 novembre 2006, n. 123/E)

Dal mese successivo a quello in cui l’importo dei proventi conseguiti supera i 400mila euro (250.000 fino al 31/12/2016) si ritorna al regime tributario ordinario, sia per le imposte che per gli adempimenti contabili.

Come noto, le associazioni sportive dilettantistiche possono accedere a un sistema fiscale agevolato, nel rispetto dei requisiti previsti dalla legge.

La L. n. 398/1991 ha previsto, a questo proposito, l’opzione per un particolare regime sia ai fini Iva che ai fini delle imposte sui redditi (la Leggedi bilancio 2017 ha innalzaato il limite a 400 mila euro dall'1 gennaio 2017).

L’art. 90 della L. n. 289 del 2002 ha specificato i requisiti richiesti ai fini della qualificazione giuridica di “associazione sportiva dilettantistica” e “società sportiva dilettantistica”.

Un requisito fondamentale è costituito dal non aver conseguito proventi commerciali per un importo superiore a 400 mila euro (250.000 fino al 31/12/2016) .

Una volta verificata l’esistenza dei requisiti, l’opzione per il regime agevolato viene esercitata nella dichiarazione Iva, e la medesima è vincolante fino a revoca, ma almeno per un quinquennio.

La normativa prevede che nei confronti dei soggetti che nel corso del periodo d’imposta hanno superato il limite di 400 mila euro (250.000 fino al 31/12/2016) cessano di applicarsi le disposizioni di favore con effetto dal mese successivo a quello in cui il limite è superato.

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 123/E del 7 novembre 2006, ha stabilito che il venir meno durante il periodo di imposta dei requisiti necessari per l’applicazione dei regimi agevolativi recati dalla L. n. 398/1991 e successive modificazioni determina l’applicazione del tributo con le modalità ordinarie dal mese successivo a quello in cui sono cessati i menzionati requisiti.

In pratica dall’inizio del periodo d’imposta e fino al mese in cui si verifica il superamento del limite dei 250 mila euro (400.000 dall'1/1/2017) , sia il reddito che l’Iva saranno determinati secondo il regime previsto dalla L. n. 398/1991.

Dal mese successivo all’avvenuto superamento del predetto limite, fino alla fine del periodo d’imposta, si applicherà il regime tributario ordinario sia con riferimento all’applicazione dell’imposta che ai fini degli adempimenti contabili.

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 Associazione affiliata a un ente di promozione sportiva: regime Iva dei corsi didattici sportivi (Ris. Agenzia delle entrate, 14 ottobre 2008, n. 382/E)

Con la risoluzione in esame, l’Agenzia delle entrate ha fornito un’interpretazione dell’art. 10, c. 1, n. 20, del d.P.R. n. 633 del 1972, rispondendo ad un quesito di un ente di promozione sportiva riconosciuto dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano (Coni) che chiedeva di sapere se l’esenzione dall’Iva ai sensi dell’art. 10, c. 1, n. 20, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 sia applicabile ai corsi didattici sportivi riconosciuti dall’anzidetto ente di promozione sportiva, effettuati dalle associazioni e società sportive dilettantistiche ad esso affiliate.

Nella risoluzione in esame, l’Agenzia delle entrate ha sottolineato che, l’art. 10, c. 1, n. 20, del d.P.R. n. 633 del 1972 stabilisce l’esenzione dall’Iva per “le prestazioni educative dell’infanzia e della gioventù e quelle didattiche di ogni genere, anche per la formazione, l’aggiornamento, la riqualificazione e la riconversione professionale, rese da istituti o scuole riconosciuti da Pubbliche Amministrazioni e da Onlus...”.

La predetta norma, prevede, in sostanza, l’applicazione del beneficio dell’esenzione dall’Iva per le prestazioni di natura educativa dell’infanzia e della gioventù o didattica di ogni genere rese da istituti o scuole riconosciute da Pubbliche Amministrazioni.

Relativamente alla modalità del riconoscimento e ai soggetti competenti ad operarlo, l’Agenzia delle entrate ha fornito chiarimenti con circolare n. 22 del 18 marzo 2008.

L’anzidetta circolare n. 22 fornisce, in primo luogo, al paragrafo 3, chiari- menti in merito al riconoscimento di organismi privati che svolgono corsi nelle materie di competenza del Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca (per i quali in passato il riconoscimento veniva operato attraverso l’istituto della presa d’atto, soppresso in forza del decreto legge 5 dicembre 2005, n. 250, convertito nella legge 3 febbraio 2006, n. 27).

Al successivo paragrafo 4, la medesima circolare fornisce chiarimenti in merito agli altri organismi privati operanti in settori diversi da quelli di competenza dell’amministrazione scolastica e, in relazione ai predetti organismi, il documento di prassi specifica che il riconoscimento “continua ad essere effettuato dai soggetti pubblici competenti per materia, con le modalità previste per le specifiche attività educative, didattiche e formative”.

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Si tratta, pertanto, di fattispecie per le quali il riconoscimento è operato non dal Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca ma da altre amministrazioni o altri soggetti pubblici.

La stessa circolare n. 22 chiarisce, inoltre, al paragrafo 5, che sono riconducibili nell’ambito applicativo del beneficio dell’esenzione dall’Iva di cui all’art. 10, c. 1, n. 20, del d.P.R. n. 633 del 1972 le prestazioni educative, didattiche e formative approvate e finanziate da enti pubblici, precisando che l’esenzione è limitata all’attività di natura educativa e didattica specificatamente approvata e finanziata dall’ente pubblico.

In questi casi, lo specifico finanziamento costituisce, in sostanza, una forma di riconoscimento per atto concludente.

Quanto sopra premesso, l’Agenzia delle entrate ritiene, in base ai chiarimenti forniti nei paragrafi 4 e 5 della menzionata circolare n. 22 del 2008, in conformità al parere reso dalla Direzione regionale, che i corsi richiamati nell’istanza non possono fruire dell’esenzione dall’Iva di cui all’art. 10, c. 1, n. 20, del d.P.R. n. 633 del 1972, considerato, in particolare, che gli stessi non sono riconosciuti da un soggetto pubblico con le modalità previste per la specifica attività svolta né risultano specificatamente approvati e finanziati da enti pubblici.

La conclusione è la seguente.

I corsi didattici sportivi effettuati da associazioni o società sportive dilettantistiche affiliate a un ente di promozione sportiva non possono fruire dell’esenzione Iva di cui all’art. 10, c. 1, n. 20, del d.P.R. n. 633 del 1972 considerato che:

a) non opera il riconoscimento da parte di un soggetto pubblico con le modalità previste per la specifica attività;

b) i corsi non risultano specificatamente approvati e finanziati da enti pubblici.

Le attività a favore dei soci (Cass., sez. trib., 9 settembre 2008, n. 22739)

La corrispondenza ai fini istituzionali dell’ente dell’attività esercitata non è provata dal riconoscimento ottenuto dalla federazione d’appartenenza.

La Corte di Cassazione, sezione tributaria, nella sentenza n. 22739 del 9 settembre 2008, ha stabilito che l’effettiva corrispondenza ai fini istituzionali dell’attività esercitata in concreto da un’associazione non deve farsi discendere dalla circostanza che l’associazione sia affiliata ad una federazione.

In pratica, il riconoscimento da parte della federazione non implica necessariamente che le cessioni di beni e le prestazioni di servizi poste in essere dall’associazione siano necessariamente corrispondenti ai fini istituzionali e quindi siano non commerciali.

Il riconoscimento, infatti, implica unicamente la conformità dello statuto associativo ai principi della Federazione, ma non autorizza a presumere la corrispondenza dell’attività in concreto esercitata ai principi stessi, essendo necessaria la verifica dell’attività effettivamente svolta.

Le argomentazioni della Suprema Corte rinvengono il loro fondamento normativo nell’art. 4 del d.P.R. 633/1972.

L’attività consistente in cessione di beni o prestazioni di servizi nei confronti dei propri associati, effettuata verso pagamento di corrispettivi specifici, rientra nell’ambito dell’attività commerciale sebbene esercitata da associazioni riconosciute da federazioni nazionali, qualora non vi sia corrispondenza dell’attività in concreto esercitata ai principi istituzionali.

Le attività “decommercializzate”. I frequentatori e/o praticanti

Le attività “decommercializzate” (articolo 148 comma 3 del t.u.i.r.)

La risoluzione dell’Agenzia delle entrate n. 38/E del 17 maggio 2010 è intervenuta sull’argomento delle attività decommercializzate e dei soggetti nei confronti dei quali tali attività devono essere svolte, con particolare riferimento alla posizione dei “frequentatori e/o praticanti”, ossia i non soci.

Come noto, il comma 3 dell’articolo 148 del t.u.i.r. prevede un regime agevolato in favore di particolari categorie di enti associativi, ivi comprese le asso- ciazioni sportive dilettantistiche, consistente nella decommercializzazione delle attività rese in diretta attuazione degli scopi istituzionali, verso il pagamento di corrispettivi specifici, “nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti, di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale, dei rispettivi associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali”.

I presupposti di non imponibilità

L’art. 148, c. 3, del t.u.i.r. prevede, in sostanza, la non imponibilità, ai fini dell’imposta sui redditi, di talune prestazioni rese da specifiche categorie associative, quando sussistono congiuntamente i seguenti presupposti:

a) le attività agevolate devono essere effettuate dagli organismi associativi tassativamente indicati;

b) le cessioni di beni e le prestazioni di servizi devono essere rese in favore degli “iscritti, associati o partecipanti” ovvero “di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che … fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale, dei rispettivi associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali”;

c) le stesse attività devono essere effettuate “in diretta attuazione degli scopi istituzionali”;

d) le associazioni interessate devono conformare i loro statuti, redatti nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata, a specifiche clausole, individuate dal comma 8 dell’articolo 148 del t.u.i.r., dirette a garantire la non lucratività dell’ente, nonché l’effettività del rapporto associativo;

e) le associazioni interessate devono trasmettere all’Agenzia delle entrate, mediante il Modello EAS, la comunicazione dei dati e delle notizie rilevanti ai fini fiscali.

Ai sensi dell’art. 90, c. 1, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, le disposizioni della legge 16 dicembre 1991, n. 398, e successive modificazioni, e le altre disposizioni tributarie riguardanti le associazioni sportive dilettantistiche si applicano anche alle società sportive dilettantistiche costituite in forma di società di capitali senza fini di lucro.

Al riguardo, con circolare n. 21/E del 22 aprile 2003, è stato precisato che, in forza al citato art. 90 della legge n. 289 del 2002, il regime agevolativo recato dal comma 3 dell’articolo 148 del t.u.i.r. può trovare applicazione anche nei confronti delle società sportive dilettantistiche.

I soggetti nei confronti dei quali devono essere rese le attività

I soggetti nei confronti dei quali devono essere rese le attività svolte dalle associazioni e società sportive dilettantistiche ai fini della fruizione dell’art. 148, c. 3, del t.u.i.r., sono, quindi, in primo luogo, i soci.

La risoluzione dell’Agenzia delle entrate n. 38/E del 17 maggio 2010 precisa che, con riferimento alle attività effettuate dagli enti interessati nei confronti dei frequentatori e/o praticantiche rivestono la qualifica di soci, la disposizione agevolativa in argomento si applica a condizione che i destinatari delle attività risultino “tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali(Coni, Federazioni sportive nazionali, enti di promozione sportiva) e che le attività stesse siano direttamente collegate agli scopi istituzionali, dovendosi escludere la possibilità che vengano sottratti all’imposizione i compensi pagati a fronte di prestazioni accessorie o collegate solo in via indiretta o eventuale agli scopi istituzionali.

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30 novembre 2016

Susanna Beretta