Rassegna di giurisprudenza del mese di Gennaio: il problema della debenza dell'IRAP

torri-di-scacchiUlteriore appuntamento mensile per il problema della debenza dell’Irap.

In questa puntata trova spazio anche una sentenza della Suprema Corte che affronta un tema di impugnazione del ruolo per l’Irap, mentre tra le altre, sono menzionate alcune delle ordinanze emesse sul filone della n. 9451

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Impugnabile il ruolo per l’Irap non pagata

La sentenza impugnata ha ritenuto inammissibile l’impugnazione, ritenendo che, poichè lo stesso contribuente aveva dichiarato di dovere l’Irap, non avendola versata, l’Agenzia aveva il potere di liquidare la somma, cosa che ha fatto con l’emissione della cartella esattoriale. Avverso tale liquidazione, secondo la sentenza impugnata, non sarebbe ammissibile l’impugnazione, in quanto il contribuente avrebbe dovuto versare l’imposta e poi agire per il rimborso.

Il ricorrente fa valere la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, e del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis. Il ricorrente ritiene che il fatto di avere dichiarato di dovere l’Irap non esclude il diritto di impugnare l’atto (cartella esattoriale) che ne costituisce liquidazione. Il motivo è fondato. In materia tributaria, l’impugnazione della cartella esattoriale, emessa in seguito a procedura di controllo automatizzato ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36 bis, non è preclusa dal fatto che l’atto impositivo sia fondato sui dati evidenziati dal contribuente nella propria dichiarazione, in quanto tale conclusione presupporrebbe la irretrattabilità delle dichiarazioni del contribuente che, invece, avendo natura di dichiarazioni di scienza, sono ritrattabili in ragione della acquisizione di nuovi elementi di conoscenza o di valutazione (Sez. 5, n. 9872 del 2011).

(Cassazione, sentenza n. 14496/2016)

Beni strumentali, locazioni finanziarie e spese per dipendenti legittimano l’imposizione

L’irap è un’ imposta di carattere reale che colpisce le attività autonomamente organizzate dirette alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi (art. 2, comma 1, D.Lgs. n. 446 del 1997), elemento connaturato nelle imprese, ma che può mancare nelle attività professionali (C.T.R. Lombardia, sez. 2, n. 68/2014), come quella di commercialista che viene in considerazione nell’ipotesi di specie.

E dunque, secondo l’orientamento di legittimità aderente allo spirito normativo e ormai consolidato, l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diversa dall’impresa commerciale costituisce presupposto dell’IRAP qualora si tratti di attività “autonomamente organizzata”. Il requisito dell'”autonoma organizzazione” dell’attività di lavoro autonomo sussiste tutte le volte in cui il contribuente che eserciti l’attività di lavoro autonomo a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse (elemento organizzativo interno); b) impieghi beni strumentali eccedenti le quantità che secondo l’id quod plerumque accidit costituiscono nell’attualità il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività anche in assenza di organizzazione oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui (elementi organizzativi esterni) (Cass., n. 3678/2007; Cass., SS.UU. n. 12111/2009).

In tale contesto, lo svolgimento di una libera professione, come quella di medico, avvocato, commercialista, ragioniere, geometra, consulente etc., dunque, si collocherebbe al di fuori dell’area di applicazione dell’IRAP a condizione che il professionista operi con un minimo di mezzi materiali ma senza l’ausilio di dipendenti, collaboratori e procuratori di ogni tipo, esterni od interni e consistenti beni strumentali. E’ in sostanza “il surplus di attività agevolata dalla struttura organizzativa che coadiuva ed integra il professionista nelle incombenze ordinarie ad essere interessato dall’imposizione che colpisce l’incremento potenziale, o quid pluris,…

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