Diario quotidiano del 12 gennaio 2017: niente referendum sull'articolo 18, si al referendum sui voucher

1) Termine per il rimborso Iva anomalo

2) Niente carcere per l’imprenditore se il debito Inps non supera € 10.000

3) Ritenute d’acconto: novità per i condomini

4) CIG in deroga settore Pesca: presentazione istanze annualità 2016

5) Nuove partite Iva: in flessione del 10,6%

6) Soppressione dei Modelli INTRA -2: chiarimenti sulla presentazione

7) Dogane: errato calcolo interessi sui versamenti, niente sanzioni

8) Società: informazioni non finanziarie e sulla diversità

9) La Consulta boccia il referendum sull’articolo 18, sì invece a quello sui voucher e sugli appalti

10) Abrogazione dei trattamenti di mobilità e di disoccupazione speciale per l’edilizia

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1) Termine per il rimborso Iva anomalo
L’istanza di rimborso per l’errato versamento si presenta entro due anni. Lo dice la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 27221 del 28 dicembre 2016.
In caso di errato versamento dell’IVA sulle operazioni di importazione, l’istanza di rimborso deve essere presentata a pena di decadenza entro il termine biennale, decorrente dalla data del versamento stesso.
La Corte di Cassazione sostiene che in caso di cd. “rimborso anomalo” riferito ad IVA assolta sulle importazioni, erroneamente non indicata nella dichiarazione annuale ai fini della detrazione, il termine di decadenza decorre dalla data del pagamento e non già da quello di presentazione della relativa dichiarazione annuale.
Al riguardo i giudici della Suprema Corte hanno precisato che tale ipotesi di rimborso, non rientrando tra quelle specificamente previste dalla disciplina IVA, né contemplata da altre specifiche disposizioni, è soggetta alla previsione dell’art. 21, del decreto legislativo n. 546 del 1992, secondo il quale “la domanda di restituzione, in mancanza di disposizioni specifiche, non può essere presentata dopo due anni dal pagamento ovvero, se posteriore, dal giorno in cui si è verificato il presupposto della restituzione”.
In particolare, nel caso in cui sia stata versata erroneamente l’IVA non dovuta il temine entro il quale va avanzata la richiesta di rimborso è quello biennale, e decorre dal momento in cui è stato effettuato il versamento, in quanto l’errore stesso legittima l’immediato esercizio del diritto al rimborso, non ostandovi preclusione alcuna.
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2) Niente carcere per l’imprenditore solo se il debito Inps non supera € 10.000
Dopo la riforma dello scorso anno (dlgs n. 8/2016) l’imprenditore rischia una condanna per evasione contributiva quando il debito con l’Inps supera i 10 mila euro l’anno e anche se in relazione ad alcune mensilità il reato si è prescritto. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 649 del 9 gennaio 2017, ha respinto il ricorso di un contribuente accusato di non aver versato, nel 2007, contributi per un importo superiore a 10 mila euro.
La terza sezione penale traccia presupposti e differenze del vecchio e del nuovo illecito. In particolare ad avviso degli Ermellini, l’omesso versamento delle ritenute previdenziali integra reato ove l’importo sia superiore a quello di 10 mila euro annui: con questa disposizione, precisano i Supremi giudici, il legislatore non si è limitato semplicemente a introdurre un limite di «non punibilità» delle condotte lasciando inalterato, per il resto, l’assetto della precedente figura normativa (che nessun limite prevedeva), ma ha configurato tale superamento, strettamente collegato al periodo temporale dell’anno, quale vero e proprio elemento caratterizzante il disvalore di offensività che viene a segnare, tra l’altro, il momento consumativo dello stesso; in altri termini, il reato deve ritenersi già perfezionato, in prima battuta, nel momento e nel mese in cui l’importo non versato, calcolato a decorrere dalla mensilità di gennaio dell’anno considerato, superi l’importo di 10 mila euro senza che, peraltro, data la necessaria connessione con il periodo temporale dell…

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