Diario quotidiano dell’8 novembre 2016: pubblicato sul sito di Equitalia il modulo per la rottamazione delle cartelle

Pubblicato il 8 novembre 2016



1) Decreto fiscale: pubblicato sul sito di Equitalia il modulo per la definizione agevolata
2) L’attività di prostituzione é tassabile come redditi diversi
3) La condotta in malafede del dipendente giustifica il licenziamento
4) E’ nulla la cartella di pagamento che viene notificata nella residenza del socio
5) L’impresa consorziata non ha obbligo di fatturazione
6) Cassa previdenza ragionieri: dal 2017 niente più Mav, si paga on line sul sito della CPR
7) Risoluzione del rapporto di lavoro per tacito consenso e per cessione d’azienda
8) Entrate tributarie: 313,4 miliardi nei primi nove mesi dell’anno (+3,7%)
9) Ammortizzatori Sociali in Deroga: ampliamento delle risorse
10) Audizione Orlandi sulla Legge di Bilancio 2017 che ridurrebbe le tasse alle imprese
diario-quotidiano-articoli-91) Decreto fiscale: pubblicato sul sito di Equitalia il modulo per la definizione agevolata 2) L’attività di prostituzione é tassabile come redditi diversi 3) La condotta in malafede del dipendente giustifica il licenziamento 4) E’ nulla la cartella di pagamento che viene notificata nella residenza del socio 5) L’impresa consorziata non ha obbligo di fatturazione 6) Cassa previdenza ragionieri: dal 2017 niente più Mav, si paga on line sul sito della CPR 7) Risoluzione del rapporto di lavoro per tacito consenso e per cessione d’azienda 8) Entrate tributarie: 313,4 miliardi nei primi nove mesi dell’anno (+3,7%) 9) Ammortizzatori Sociali in Deroga: ampliamento delle risorse 10) Audizione Orlandi sulla Legge di Bilancio 2017 che ridurrebbe le tasse alle imprese ****

1) Decreto fiscale: pubblicato sul sito di Equitalia il modulo per la definizione agevolata

È disponibile dal 4 novembre 2016 sul portale www.gruppoequitalia.it il modulo per aderire alla definizione agevolata prevista all’art. 6 del Dl 193/2016.

Il modulo (DA1) é, da lunedì 7 novembre, anche disponibile presso tutti gli sportelli del Gruppo ed i contribuenti avranno tempo fino al 23 gennaio 2017 per aderire alla definizione agevolata.

Il documento dovrà essere consegnato presso gli sportelli Equitalia oppure inviato, insieme alla copia di un documento di identità, all’indirizzo di posta elettronica (email o pec) riportato sul modulo e anche sul portale della società.

Come prevede il dl 193/2016, con la definizione agevolata si può scegliere di pagare in un’unica soluzione o a rate (fino a un massimo di quattro), l’ultima delle quali dovrà essere saldata entro il 15 marzo 2018.

Equitalia invierà, come previsto dal decreto (180 giorni dalla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale) entro il 24 aprile del 2017, una comunicazione ai contribuenti che hanno aderito alla definizione agevolata in cui sarà indicata la somma dovuta insieme ai relativi bollettini con le date di scadenza dei pagamenti.

(Equitalia, comunicato del 4 novembre 2016)

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2) L’attività di prostituzione é tassabile come redditi diversi

I proventi derivanti dall’attività di prostituzione sono soggetti alle imposte sui redditi e vanno a confluire nella categoria dei redditi diversi.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22413 del 4 novembre 2016.

I giudici di legittimità hanno confermato l’interpretazione della Commissione regionale secondo cui in questo caso si è alle prese con un reddito derivante da lavoro autonomo non esercitato abitualmente ovvero dall’assunzione degli obblighi di fare o permettere. La pronuncia suscita delle riflessioni perché si ripercuote, almeno per chi esercita tale professione non in via occasionale, sul dilemma di cosa fare per evitare le sanzioni conseguenti alla sicura infedele/omessa dichiarazione. E' chiaro, infatti, che la non occasionalità della prestazione di lavoro autonomo, impone un obbligo Iva in capo al contribuente.

La Cassazione già intervenuta in merito, con la sentenza n. 20528/2010, aveva già affermato l’imponibilità di tali somme. Anche se non si soffermava sul trattamento fiscale riservato ai suddetti proventi.

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3) La condotta in malafede del dipendente giustifica il licenziamento

Licenziabile il dipendente solo se si è comportato in malafede, non occorre anche che il fatto sia reato.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22486 del 4 novembre 2016, ritiene, infatti, legittimo il licenziamento per condotta contraria alla buona fede anche se il fatto non costituisce reato.

Dunque, secondi la Suprema Corte, il dipendente pubblico che abbia continuato a godere dell’indennità per inabilità oltre i termini previsti per legge, consapevole del ritardo con cui l’ente pubblico avrebbe scoperto tale scorrettezza, commette un illecito disciplinare giustamente sanzionato con il licenziamento. Tale comportamento è contrario ai doveri di buona fede e correttezza ed è punito a livello disciplinare anche se non costituisce reato.

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4) E’ nulla la cartella di pagamento che viene notificata nella residenza del socio

La cartella esattoriale che recupera Iva e Irap va notifica nella sede legale della società.

Difatti, la notifica della cartella di pagamento che recupera a tassazione Iva e Irap deve essere notifica nella sede legale della società e non presso la residenza del socio.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21865 del 28 ottobre 2016, che, tuttavia, ha accolto il ricorso presentato dall’Agenzia delle entrate poiché la, pur vera, nullità della notifica era stata “sanata dalla tempestiva impugnazione della cartella”.

Fatto

La società contribuente aveva impugnato, a seguito del controllo con procedura automatizzata, una cartella di pagamento notificata per recupero di Irap ed Iva non versate, eccependone la nullità della notificazione, perché avvenuta presso la residenza del socio accomandatario e non già presso la sede legale, variata in epoca ampiamente antecedente alla notificazione; a tanto ha aggiunto che malamente la cartella non era stata preceduta da comunicazione d’irregolarità, il che non ha consentito di poter fruire della riduzione ad un terzo delle sanzioni. La Commissione tributaria provinciale ha accolto il ricorso e quella regionale ha respinto l’appello dell’ufficio, puntando sulla “non conformità a legge” della notificazione. Avverso questa sentenza ha proposto ricorso l’Agenzia delle entrate per ottenerne la cassazione, affidato ad un unico motivo.

Sentenza

Con l’unico motivo di ricorso, proposto ex art. 360, 1° co., n. 4, c.p.c., l’Agenzia delle entrate ha denunciato la nullità della sentenza per violazione degli art. 156, 3° co., e 100 c.p.c., mirando sulla nullità della notificazione, in quanto tale sanata dalla tempestiva impugnazione della cartella.

Il ricorso delle Entrare è risultato fondato alla luce dei principi affermati dalle sezioni unite di questa Corte (con le sentenze 20 luglio 2016, n. 14916 e 14917), secondo cui l’inesistenza della notificazione è configurabile, in base ai principi di strumentalità delle forme degli atti processuali e del giusto processo, oltre che in caso di totale mancanza materiale dell’atto, nelle sole ipotesi in cui venga posta in essere un’attività priva degli elementi costitutivi essenziali idonei a rendere riconoscibile un atto qualificabile come notificazione, ricadendo ogni altra ipotesi di difformità dal modello legale nella categoria della nullità. In particolare, i vizi relativi alla individuazione del luogo di esecuzione, anche qualora esso si riveli privo di alcun collegamento col destinatario, ricadono sempre nell’ambito della nullità dell’atto, come tale sanabile, con efficacia ex tunc, o per raggiungimento dello scopo, a seguito della costituzione della parte intimata (anche se compiuta al solo fine di eccepire la nullità).

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5) L’impresa consorziata non ha obbligo di fatturazione

La consorziata non deve fatturare, in proporzione della quota consortile, i proventi che il consorzio è tenuto a ribaltare, e non deve neppure emettere autofattura per i costi specifici delle commesse che il consorzio avrebbe dovuto ribaltare, nonché per i costi di gestione per le commesse eseguite direttamente.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21863 del 28 ottobre 2016.

Fatto

Con un avviso di accertamento relativo all’anno 2002, l’Agenzia delle entrate contestò l’omessa fatturazione di operazioni imponibili nei rapporti tra la contribuente, impresa consorziata al consorzio M. ed il consorzio, recuperando l’iva ed irrogando le sanzioni per violazione degli obblighi di fatturazione di operazioni imponibili, per violazione dell’obbligo di regolare tenuta delle scritture obbligatorie, per violazione degli obblighi di autofatturazione e per la presentazione di una dichiarazione iva infedele. L’Agenzia, in particolare, rilevò che, pur emergendo che la società non aveva partecipato ad alcuna commessa in relazione all’anno in oggetto, la consorziata non aveva fatturato, in proporzione della quota consortile, i proventi che il consorzio avrebbe dovuto ribaltare, né aveva emesso autofattura per i costi specifici delle commesse che il consorzio avrebbe dovuto ribaltare, nonché per i costi di gestione per le commesse eseguite direttamente.

La società consorziata impugnò l’avviso, ottenendone l’annullamento dalla Commissione tributaria provinciale. Quella regionale ha respinto l’appello dell’ufficio, rilevando che la società non poteva fatturare alcunché al consorzio, perché non era stata assegnataria di alcuna commessa, né poteva farsi carico degli oneri comuni, poiché essi non erano stati riaddebitati pro quota alle società consorziate.

Avverso questa sentenza propone ricorso l’Agenzia delle entrate per ottenerne la cassazione, che affida a tre motivi, cui la società replica con controricorso, che illustra con memoria.

La sentenza

La Corte di Cassazione ha, dunque, respinto il ricorso presentato dalle Entrate.

Le sezioni unite di questa Corte hanno chiarito, così fornendo risposta alla questione concernente la rilevanza dello scopo mutualistico, che l’esercizio di un’impresa commerciale ed il relativo intento di lucro non sono inconciliabili con lo scopo mutualistico proprio della cooperativa, dovendosi ormai ritenere superata l’identificazione, da un lato della società con lo scopo di lucro e dall’altro della cooperativa con l’interesse mutualistico.

La società cooperativa ben può quindi avere anche uno scopo di lucro, anche ai fini fiscali. Ciò posto, la distinta soggettività fiscale e l’autonoma responsabilità delle obbligazioni tributarie connesse alle operazioni poste in essere da ciascuna consorziata, nonché dalla società consortile, comportano la necessaria distinzione tra le operazioni realizzate dalla società consortile in esecuzione del patto mutualistico, e quelle costituenti esercizio di un'autonoma attività commerciale della società consortile.

Le sezioni unite hanno, peraltro, specificato che alla possibile coesistenza della causa mutualistica con lo scopo lucrativo non corrisponde automaticamente il riconoscimento dell’effettiva sussistenza di entrambi, in pari misura, in una società consortile. Oltre all’accertamento volto a verificare se il ricorso all'organizzazione consortile sia finalizzato unicamente a conseguire un indebito risparmio fiscale (v. Cass. 23/12/2008, nn. 30055, 30056, 30057), occorre pur sempre esaminare, in base alle modalità attraverso le quali è svolta l'attività della società consortile ed alla loro correlazione con gli scopi di volta in volta perseguiti, i rapporti intercorsi tra la società consortile e la consorziata nella fase di assegnazione dei lavori o dei servizi ai singoli consorziati.

Qualora, il consorzio acquisisca una commessa e proceda autonomamente ad eseguirla, indipendentemente dalla partecipazione delle consorziate, non si deve procedere ad alcun ribaltamento di costi tra tutti i consorziati.

Il ribaltamento di costi e di ricavi rimane doveroso, peraltro, nel caso in cui il consorzio, pur avvalendosi di proprie strutture, svolga servizi complementari, comunque correlati alla finalità mutualistica di utilizzo del servizio consortile.

Nel caso di specie, il giudice d’appello ha accertato che la consorziata non ha partecipato ad alcuna commessa per tutto il periodo considerato, di modo che non è stata documentata tra consorzio e consorziata alcuna operazione.

Non solo: la Commissione tributaria regionale ha accertato altresì che la società non «...poteva farsi carico degli oneri comuni del Consorzio, poiché questi non erano stati riaddebitati pro quota alle società consorziate. E quindi non le erano noti»; là dove l’attribuzione ai vari consorziati delle «quote di ricavi e costi sulla base della quota consortile sottoscritta da ogni singolo consorziato», si legge in sentenza, non è «riferibile all’anno d’imposta qui in discussione».

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6) Cassa previdenza ragionieri: dal 2017 niente più Mav, si paga on line sul sito della CPR

Dal prossimo anno decorrono le nuove modalità di pagamento dei contributi. Difatti, la Cassa di previdenza ragionieri, con un comunicato inviato il 7 novembre 2016 ai propri “associati” ricorda che è stato attivato un nuovo servizio per versare i contributi previdenziali dovuti all’Associazione in modo “semplice e veloce”. Si tratta di una piattaforma informatica, denominata "Pago on line", attiva dal mese di giugno all’interno dell’area riservata del sito: www.cassaragionieri.it. Per accedere all’area riservata è necessario un codice identificativo (Pin), chi non lo possiede ancora può chiederlo direttamente dal sito web cliccando su “Area riservata”.

Utilizzando questo nuovo servizio, si possono versare i contributi dovuti all’Associazione direttamente dal proprio pc, con carta di credito o con bonifico bancario, in un’unica soluzione oppure a rate, propria scelta. La richiesta di rateazione si invia all’Associazione via web, tramite "Pago on line", ed è concessa a condizione che sia assistita da SDD (addebito pre-autorizzato) sul proprio conto corrente.

Tuttavia, non sarà possibile chiedere la rateazione dei contributi dovuti per l’anno in corso.

Fine dei M.av. (addio ai bollettini per pagare in banca)

Finora gli iscritti alla Cassa previdenza hanno versato i contributi tramite il M.av. precompilato inviato alle scadenze stabilite. A partire da gennaio 2017 la Cassa dei ragionieri smetterà di usare il M.av., l’ultimo che verrà inviato sarà quello con scadenza 15 dicembre 2016. L’importo della prima rata dei contributi del 2017 verrà comunicato agli “associati” tramite email pec insieme alle informazioni utili per effettuare il versamento.

Consultazione del pregresso: regolarizzazione

La Cassa poi invita a visionare "Pago on line". All’interno della piattaforma si possono trovare le eventuali somme ancora dovute, distinte per anno, tipologia e scadenza (anno in corso). In poco tempo si potrà regolarizzare la posizione previdenziale.

Sulla home page del sito dell’Associazione, all’interno della notizia "Pagare i contributi alla Cassa è più facile: al via la nuova piattaforma on line", sono pubblicati due video tutorial che illustrano in modo semplice e pratico il funzionamento della piattaforma.

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7) Risoluzione del rapporto di lavoro per tacito consenso e per cessione d’azienda

Non basta il decorso del tempo e il TFR perché sussista il mutuo consenso nella risoluzione del rapporto. La Suprema Corte è intervenuta in merito agli elementi necessari al tacito mutuo consenso alla risoluzione del rapporto di lavoro.

Difatti, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22489 del 4 novembre 2016, ha stabilito che “per aversi tacito mutuo consenso inteso a risolvere o, comunque, non proseguire il rapporto di lavoro non basta il mero decorso del tempo fra il licenziamento e l'impugnazione giudiziale, ma è necessario il concorso di ulteriori e significative circostanze della cui allegazione e prova è gravato il datore di lavoro”.

Cessione del ramo di azienda: Ok al licenziamento per la soppressione delle mansioni

In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22476 del 4 novembre 2016, ha stabilito la legittimità del provvedimento espulsivo nei confronti del dipendente in ragione della soppressione delle sue mansioni a seguito della cessione del ramo di azienda. La Suprema Corte ha considerato il licenziamento come giustificato considerata l’estinzione della posizione lavorativa, perché dopo la cessione non sono più previste le funzioni dell’interessato di progettazione e realizzazione di impianti.

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8) Entrate tributarie: 313,4 miliardi nei primi nove mesi dell’anno (+3,7%)

Nel periodo gennaio-settembre 2016 le entrate tributarie erariali, accertate in base al criterio della competenza giuridica, ammontano a 313.457 milioni di euro, in aumento del 3,7% (+11.211 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2015. Si segnala che quest’anno il canone televisivo è versato a partire dal mese di agosto, mentre con la previgente normativa affluiva all’erario nei primi mesi dell’anno. Al mese di settembre risultano incassati complessivamente 1.076 milioni di euro, somme che, tuttavia, non sono ancora contabilizzate nel Bilancio dello Stato.

Neutralizzando gli effetti sul gettito dei versamenti dell’imposta di bollo, che dal 2016 hanno una diversa modalità di riscossione, e di quelli del canone televisivo, le entrate tributarie nel periodo in esame aumentano del 4,6%.

IMPOSTE DIRETTE

Registrano un gettito complessivamente pari a 170.911 milioni di euro, in aumento del 3,5% (+5.804 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2015. Le entrate IRPEF ammontano a 131.604 milioni di euro (+3,2% pari a +4.083 milioni di euro) per effetto principalmente dell’andamento positivo delle ritenute da lavoro dipendente (+3.0% pari a +3.201 milioni di euro). L’andamento risente sia degli effetti delle disposizioni del D. Lgs. n. 175/2014 relative al modello di versamento delle imposte, che prevedono l’indicazione dell’Irpef al lordo delle compensazioni effettuate (1), sia dell’incremento delle ritenute a titolo di acconto (+17,9% pari a +208 milioni di euro) applicato ai pagamenti delle spese e degli interventi di ristrutturazione edilizia. Il gettito IRES registra un incremento di 1.629 milioni di euro (+9,7%) rispetto allo stesso periodo del 2015. Il risultato riflette l’andamento positivo dei versamenti in autoliquidazione per effetto dell’aumento della redditività in alcuni settori economici che ha più che compensato le minori entrate previste per le agevolazioni concesse con la Legge di stabilità per il 2016 (art. 1, commi da 91 a 94 e 97-c.d. maxi-ammortamento) e per il potenziamento dell'agevolazione ACE (Aiuto alla Crescita Economica) introdotta dal decreto “Salva Italia” (D.L. n. 201/2011).

Registrano una diminuzione del 53,0% le entrate relative alle imposte sostitutive sui redditi da capitale e sulle plusvalenze. Il gettito dell’imposta sostitutiva sul valore relativo dei fondi pensione segna una riduzione di 430 milioni di euro (-38,9%) che riflette in particolare la flessione, nel 2016, dei rendimenti dei prodotti finanziari oggetto di investimento delle quote dei fondi pensione (2). Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, cresce del 10,7% l’imposta sulle riserve matematiche del ramo vita assicurazioni e del 31,3% la ritenuta sugli utili distribuiti dalle persone giuridiche.

IMPOSTE INDIRETTE

Il gettito ammonta a 142.546 milioni di euro, in aumento del 3,9% (+5.407 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2015.

Prosegue il trend di crescita delle entrate dell’IVA che ammontano a 84.707 milioni di euro (+5,8%, pari a +4.664 milioni di euro).

Tra le imposte sulle transazioni, l’imposta di registro segna un incremento dell’11,5%. Mostra invece una variazione negativa rispetto all’analogo periodo del 2015 l’imposta di bollo (-685 milioni di euro) che risente della diversa modalità di compensazione degli acconti introdotte nel 2016. Tale riduzione verrà assorbita con il versamento delle successive rate bimestrali.

Le entrate dell’accisa sui prodotti energetici, loro derivati e prodotti analoghi (oli minerali) si attestano a 17.852 milioni di euro (+0,1%); in aumento il gettito dell’accisa sul gas naturale per combustione (gas metano) che ha generato entrate per 2.559 milioni di euro (+26,2%).

ENTRATE DA GIOCHI

Le entrate relative ai giochi presentano, nel complesso, una crescita del 22,2% (+1.911 milioni di euro).

ENTRATE DA ACCERTAMENTO E CONTROLLO

Il gettito derivante dall’attività di accertamento e controllo si è attestato a 6.171 milioni di euro con un incremento del 2,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, determinato dai maggiori incassi derivanti dai ruoli relativi alle imposte indirette (+17,5%).

Sul sito del Dipartimento delle Finanze è disponibile il Bollettino delle entrate tributarie del periodo gennaio – settembre 2016, corredato dalle appendici statistiche e dalla guida normativa, che fornisce l’analisi puntuale dell’andamento delle entrate tributarie, e la relativa Nota tecnica che illustra in sintesi i principali contenuti del documento. E’ disponibile anche il report “Entrate Erariali F24 ottobre 2016” che analizza l’andamento delle entrate tributarie versate con il modello F 24 relativo al periodo gennaio-ottobre 2016, fornendo una prima anticipazione dell’andamento delle stesse.

(Ministero dell’Economia, comunicato n. 185 del 07 novembre 2016)

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9) Ammortizzatori Sociali in Deroga: ampliamento delle risorse

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha emanato la circolare n. 34 del 4 novembre 2016, con la quale fornisce indicazioni operative per l’ampliamento delle risorse sugli Ammortizzatori Sociali in Deroga, attribuite alle Regioni.

In particolare, la circolare chiarisce la possibilità di derogare ai criteri di cui agli articoli 2 e 3 del D.I. n. 83473 del 1.08.2014, fino al 50% delle risorse attribuite alle Regioni e Province Autonome.

Il decreto legislativo 24 settembre 2016 n.185, recante “disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi 15 giugno 2015, n. 81 e 14 settembre 2015, nn. 148, 149, 150 e 151, a norma dell’articolo 1, comma 13, della legge 10 dicembre 2014, n. 183“, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 235 del 7 ottobre 2016 ed è entrato in vigore il giorno successivo della pubblicazione.

L’art. 2, comma 1, lettera f), punto 1) – Modificazioni al decreto legislativo n. 148 del 2015 – ha aggiunto all’articolo 44 del decreto legislativo n. 148 del 2015, dopo il comma 6, il comma 6-bis, con il quale è stata ampliata, sotto diversi profili rispetto alla previgente disciplina, la possibilità per le Regioni e le Province Autonome di derogare ai criteri di cui agli articoli 2 e 3 del decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze n. 83473 dell’1 agosto 2014.

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10) Audizione Orlandi sulla Legge di Bilancio 2017 che ridurrebbe le tasse alle imprese

Nel corso di un’audizione alla Camera sulla legge di bilancio 2017, avvenuta ieri, il direttore dell’Agenzie delle entrate, Rossella Orlandi ritiene “indiscutibile che la legge metta in campo una serie di modifiche essenzialmente volte a ridurre il prelievo tributario sul reddito d'impresa, attraverso riduzioni di aliquote, incentivi alla capitalizzazione, introduzione di regimi nuovi, proroga di misure agevolative già introdotte nel sistema, sempre nell'ottica di garantire neutralità nelle scelte delle forme organizzative della propria attività e nel rispetto di immanenti esigenze di semplificazione”.

Questi, in particolare, sono i temi trattati:

-Credito d’imposta ricerca e sviluppo;

- L’IRI;

- nuovo regime di cassa per i contribuenti in contabilità semplificata;

La nuova disciplina relativa alla maggiorazione della deduzione di ammortamenti;

- Cessione del credito corrispondente alla detrazione per lavori condominiali;

- Premi di risultato e welfare aziendale;

- Regime opzionale per le persone fisiche che si trasferiscono in Italia.

Audizione alla camera

L'Istat sulla Manovra: da no tax area e 14esima, 1 miliardo per le famiglie. 'aumento della quattordicesima e l'incremento delle detrazioni Irpef, la no tax area, per i pensionati, nel loro insieme, «innalzano di un miliardo di euro il reddito delle famiglie». A dirlo è il presidente dell'Istat Giorgio Alleva, in audizione alla Camera sulla legge di Bilancio.

«L'aumento della quattordicesima risulta concentrato nella parte meno ricca della popolazione - spiega -: più dell'80% della maggiore spesa è destinato a individui che appartengono a famiglie nei primi tre quinti di reddito equivalente e soltanto il 4,5% all'ultimo quinto».

«La misura - aggiunge - interessa complessivamente il 5,2% della popolazione totale, pari a circa 3,1 milioni di persone, con un beneficio medio di 250 euro.

Complessivamente il 57% delle imprese risulta avvantaggiato dalla combinazione» tra riduzione dell'Ires, proroga del super ammortamento e riduzione dell'Ace, cioè «i tre principali interventi» sulla tasse per le imprese. Così il presidente Istat Giorgio Alleva in audizione alla Camera sulla legge di Bilancio.

«L'effetto combinato» di super ammortamento e Ace «implica una leggera redistribuzione del carico fiscale a vantaggio delle grandi imprese, di quelle strutturate, delle esportatrici e di quelle ad alta intensità tecnologica e di conoscenza».

«Il quadro congiunturale del terzo trimestre dell'anno - prosegue nella relazione Alleva - è caratterizzato dal prevalere di segnali di espansione, dopo le difficoltà registrate nei tre mesi precedenti». E aggiunge che «la ripresa» dell'industriale appare consistente e tale da sostenere una crescita economica nel terzo trimestre», "in linea" con l'area euro». Ma «per l'ultima parte del 2016» l'indice anticipatore «non segnala prospettive di ulteriore accelerazione».

Vincenzo D’Andò