Diario quotidiano dell'1 settembre 2016: spese di ristrutturazione deducibili anche per il conduttore

Indice:

1) Avviso di accertamento: se manca il contraddittorio preventivo l’atto è illegittimo

2) La scoperta di una contabilità in nero archiviata su files informatici inchioda il contribuente

3) Quando l’impresa familiare non paga l’Irap

4) In arrivo 70 giudici ausiliari utili a smaltire le pendenze tributarie

5) SIA: come presentare la domanda

6) White list: aggiornato elenco paesi con scambio di informazioni

7) Cambio appalto e rapporti di lavoro nella Legge europea 2015-2016

8) Spese di ristrutturazione deducibili anche per il conduttore

9) L’attività di somministrazione può essere riconosciuta al socio accomandante di una S.a.s. esercente

10) Cessioni gratuite di alimenti e farmaci: niente comunicazione al fisco per i beni di “modico” valore

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1) Avviso di accertamento: se manca il contraddittorio preventivo l’atto è illegittimo
Avviso di accertamento a tavolino: mancando la fase del contradditorio l’atto è illegittimo.
Che succede se il Fisco ha fatto un accertamento a “tavolino” ?. Sicuramente deve rispettare la fase del contradditorio preventivo, questo ancorché non debba osservare le garanzie dello Statuto dei contribuenti.
E’ quanto sostanzialmente ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17426 del 30 agosto 2016, che ha confermato che l’accertamento a cd. a “tavolino” non deve rispettare le garanzie dello Statuto dei contribuenti, poiché sono applicabili solo in caso di accessi presso la sede. Occorre però verificare se la norma di riferimento preveda il contraddittorio preventivo, poiché in violazione l’atto è illegittimo. Un avviso di accertamento era stato emesso a seguito di indagini finanziarie nel corso delle quali i verificatori avevano rilevato movimentazioni bancarie non giustificate.

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2) La scoperta di una contabilità in nero archiviata su files informatici inchioda il contribuente
Il rinvenimento di una contabilità in nero da il via all’applicazione dell’accertamento di tipo induttivo.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17420 del 30 agosto 2016, ha rimarcato che la scoperta presso un soggetto terzo di una contabilità in nero archiviata su files informatici legittima l’amministrazione a disattendere le scritture contabili e ad accertare con l’induttivo il contribuente coinvolto. La contabilità in nero è un elemento probatorio che, ancorchè presuntivo, basta per fare discendere l’esistenza di operazioni non contabilizzate. Poi i files informatici, in presenza di elementi indiziari consequenziali da cui può dedursi la non veridicità della contabilità, sono comunque utilizzabili anche se rinvenuti presso un soggetto terzo.
È, dunque, legittimo l’accertamento analitico-induttivo fondato sui dati desunti dai file “non ufficiali” presenti nel computer del fornitore del contribuente controllato, se esistono elementi indiziari idonei a indicare che le scritture contabili di tale contribuente verificato siano inattendibili: anche la contabilità “in nero” di un soggetto terzo, infatti, può consentire l’emissione di un accertamento presuntivo nei confronti del contribuente che con questi abbia avuto rapporti.

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3) Quando l’impresa familiare non paga l’Irap
L’impresa familiare non è soggetta ad Irap nel momento in cui il collaboratore (parente) esegua dei compiti di segreteria o meramente esecutivi.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17429 del 30 agosto 2016, che, comunque, ha dato torto all’imprenditore poiché nel caso di specie è emerso che il parente non si limitava a svolgere soltanto compiti marginali.
Dunque, la Suprema Corte ha affermato che il professionista paga l’Irap se impiega un familiare con mansioni e retribuzioni rilevanti, essendo insufficiente che il collaboratore rivesta compiti di segreteria o meramente esecutivi. Nel caso analizzato dai giudici di legittimità il contribuente aveva …

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