Studi di settore: le “multiattività”

Più di frequente, nell’attuale periodo di crisi, le imprese più che cambiare attività (per evitare di cessarla) mutano la propria natura cominciando ad esercitare anche altri tipi di attività che si affiancano a quella “storica”.

Per venire incontro a questo tipo di evoluzione aziendale, ai fini della gestione degli studi di settore per i contribuenti che esercitano più attività (soggetti definiti “multiattività”), sono state introdotte nel sistema dichiarativo delle semplificazione.

In particolare, sono stati accantonati sia il modello M “Annotazione separata (composizione dei ricavi”, nel quale si indicavano ricavi relativi alle diverse attività esercitate ovvero riconducibili alle diverse unità di produzione o di vendita), sia il modello N “Annotazione separata (dati contabili e del personale a destinazione promiscua” nel quale andavano evidenziati i dati del personale e quelli contabili che non era possibile ripartire tra le diverse attività esercitate ovvero tra unità di produzione o di vendita, ovvero quelli contabili e del personale direttamente afferenti che non era possibile indicare nei modelli relativi ai singoli studi di settore). Il tutto doveva poi condurre all’applicazione dello specifico software “Gerico Annotazione Separata”, che assumeva natura “sperimentale” nel senso che le indicazioni relative a congruità, coerenza e normalità economica potevano essere utilizzate unicamente per la formulazione dei criteri di selezione per l’attività di accertamento.

Semplificazioni evidenziate dall’Agenzia delle entrate con la C.M. 31/E/2008.

Dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2007 l’obbligo di separazione dei ricavi permane anche in presenza di attività da parametri (non marginali), poiché lo stesso è previsto quando per almeno una delle attività svolte trovano applicazione gli studi di settore.

In relazione alle concrete modalità di annotazione separata dei ricavi, il contribuente può utilizzare il metodo ritenuto più idoneo (codici causali, registri sezionali, schede extracontabili, ecc.).

Al fine di operare la separazione dei ricavi è presente all’interno di ogni singolo studio di settore una sezione specifica dedicata a tale scopo.

L’attuale regola da seguire è quella per la quale, in presenza di più attività svolte, trova applicazione lo studio di settore relativo alla “attività prevalente”, da intendere come “quella da cui deriva nel periodo d’imposta la maggiore entità dei ricavi”.

Particolari criteri poi sono stati forniti dal Fisco (C.M. 31/E/2008) per individuare “l’attività prevalente”: I contribuenti che esercitano più attività d’impresa devono preliminarmente valutare se due o più delle attività esercitate sono comprese nello stesso studio di settore; in tale ipotesi, ai fini della determinazione dell’attività prevalente, si devono sommare i ricavi provenienti dalle attività che, seppur contraddistinte da diversi codici d’attività, rientrano nel campo di applicazione del medesimo studio di settore.

Esempi (C.M. 31/E/2008)

1° caso

– attività X (studio A) 100.000 (20%)

– attività Y (studio A) 200.000 (40%)

– attività Z (studio B) 200.000 (40%)

prevalenti le attività comprese nello studio A

Il contribuente applicherà lo studio A e compilerà il relativo modello, con l’indicazione dei dati (contabili ed extracontabili) riferiti all’intera attività d’impresa esercitata

2° caso

– attività X (studio A) 200.000 (20%)

– attività Y (studio A) 550.000 (55%)

– attività Z (parametri) 250.000 (25%)

prevalenti le attività comprese nello studio A

Il contribuente applicherà lo studio A e compilerà il relativo modello, con l’indicazione dei dati (contabili ed extracontabili) riferiti all’intera attività d’impresa esercitata

3° caso

attività X (studio A) 300.000 (20%)

– attività Y (studio B) 750.000 (50%)

– attività…

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